Trofeo delle Regioni 2010 – Sabato sera [1]

Posted on September 2nd, 2010, by Larry

Il pomeriggio di sabato la montagna esprime la sua caratteristica mutevolezza metereologica.
Io mi interno in camera e viaggio nello Harz, partecipando ad amene passeggiate e allegre bisbocce. Gli altri quasi affogano in piedi in uno dei nubifragi più spettacolari dopo quello in cui ci siamo giocati i due leocorni.
A cena il Celere Capellone ci porta in un posticino che-conosce-lui.
Lui e almeno tre quarti della popolazione della provincia, perché il posto è gremito, e c’è un motivo: è buono ed è l’unico posto dell’altopiano dove si possa cenare dopo le 20,30. La sera precedente i ristoratori di Asiago - con la loro assurda fissazione di chiudere la cucina alle 21 anche se c’è gente che vuol mangiare e il locale è ancora pieno – mi avevano talmente fatto girare le balle che mi han perfino tolto la voglia di parlarne; qui non sono dei campioni di ospitalità, ma mi danno da mangiare, cosa che da sola in genere basta a mettermi di buon umore.
La Costruttiva Consorte ha avuto il buon gusto di non portare la cartina a tavola, così a cena si cena anziché fare a chi ce l’ha più lungo [il percorso, chiaramente]. Il Previdente Presidente è sbigottito dal comportamento della moglie e non si capacita del perché le vacanze in Germania della Fascinosa Figlia e di Larry&Zzi suscitino maggiore interesse che la scelta di percorso tra la nove e la dieci.
Detto per inciso, la miglior scelta di percorso s’è rivelata la mia: dalla piazza sinistra del letto, alla piazza destra, con un unico, fluido, armonioso movimento d’anca, che – compiuto con maestria ed esperienza – produce un suono continuo e pieno di molle del materasso; nessuna fuori tempo, tutte vibrano appena rilasciate e cessano il loro canto quando già si ode la più grave voce della seguente.
A proposito di scelte, è il momento di mettere alla prova la nostra capacità di prendere buone decisioni. Primo o secondo? Entrambi? Sarà troppo? Sarà poco? Sarà medio?
Siccome i maschi della comitiva hanno a tutti i costi voluto fare una deviazione per il centro gare, per consultare dei risultati di cui non fregava niente a nessuno e che per giunta non erano ancora disponibili, siamo arrivati affamatissimi, perciò, sulle prime, siamo stati tentati dal prendere una decisione di comodo e ordinare grigliata per sei. Lucidamente, Zzi e il Celere Capellone fanno notare che non conviene, perché c’è il rischio che, nella confusione del piatto di portata mastodontico, ti portino si e no 4 porzioni effettive, un delirio di contorni insulsi e ti facciano pagare, in base all’ordinazione, per sei, pur in buona fede [della quale, sia chiaro, l’autrice non dubita, ma nel lungo passato da ristoratrice ha più volte esclamato “ohmmerda” nel ritrovarsi in cucina piatti per 8 da destinare al tavolo da 6, avendo appena portato al tavolo da 8 un piatto che – evidentemente – era da 6].
Oltretutto, io le costine d’agnello non le mangio, il pollo se non è disossato mi fa paura, la bistecca potrebbe avere i nervetti.
Ordino salsicce, che sono facili da mangiare anche con il mal di denti, essendo tutto tritato. Sia chiaro che le ho ordinate perché ho la bocca marcia, non perché io ne sia ghiotta. Ah, quanto vorrei potermi nutrire solo di carote crude scondite…ah quanto…Purtroppo, la mia sfortunata condizione odontoiatrica mi condanna ad una triste dieta di salsicce, hamburger, polenta, pizza, kebab, olive ascolane, sofficini, torta sacher, gelato…soprattutto gelato, me l’ha detto il dottore!

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L’orgoglio di Larrycette [VIII prova coppa Italia trail-o, Gallio 28 Agosto 2010]

Posted on August 30th, 2010, by Larry

Innanzitutto mi preme rassicurare i miei “piccoli” orientisti [a un certo punto ero circondata da Zzi/Presidente/Morosodicri; ho cercato conforto in lontananza e ho visto TheSpeaker, mai sentita tanto nana!]: sono riuscita a fare la TortaCP ed è venuta strepitosa; ma non siate gelosi, in fondo non l’ha avuta.

Ciò detto, lascio in sospeso le mie prodezze in cucina e procedo con il dovuto resoconto del trofeo delle regioni, dove il vero trionfatore è stato questo blog.

Dovrei usare più modestia, ma ne sono troppo orgogliosa. Sono trent’anni che vivo basso-profilo, è giunto anche per me il momento delle fontane di Berlucchi e delle cascate di garofani.

Organizzato dai miei timidi lettori dell’Erebus [a proposito: che belle polo! Sono nuove?!?], s’è svolto sull’altopiano Asiago il Trofeo delle Regioni, subito dopo l’ormai tradizionale appuntamento Highlands open [cui non abbiamo partecipato e per il resoconto del quale vi rimando a siti più pertinenti di questo….tipo quello ufficiale, per dire], il trofeo delle regioni.

Il dream-team del FVG è composto, fra gli altri, da ben 5 atleti della nostra giovane ma rispettabile società [Famiglia presidenziale +  Zzi + Celere Capellone], più il mio piccolo lettore Elvio, più il nostro Bellicoso Bresciano. Tutti convocati da Marirosa!

Tra le fila del Trentino -  e nelle loro splendide tute amaranto – posso vantare di aver piazzato la piccola lettrice Cri.

Dulcis in fundo, l’orgoglio di Larrycette: rem, il quale dà lustro a questo blog vincendo la prova di trail-o. Peccato che non mi son portata neanche un adesivo da appiccicargli sul baschetto, avrei fatto un figurone alle premiazioni.

Tutta la kermesse è stata scandita dalle sagaci notazioni di The Speaker, presso il quale, però, temo di essere caduta in disgrazia, perché ha smesso di chiedere di me nonostante il fatto io mi aggirassi per il campo gara con la faccia da Larry di Larrycette ansiosa di essere scoperta; per me, conta comunque come “piccolo” lettore [non avete idea, è veramente “the biggest man you’ve ever seen”] del quale andare fiera.

Ora, se proprio ci tenete, vi frollo le palle con i particolari della gara di trail-o alla quale ho incautamente preso parte; altrimenti, tornate al prossimo post!

L’orienteering è stato definito come ‘una partita a scacchi di corsa’.
Il trail-o è una versione dell’orienteering in cui non si corre; se togli la corsa all’orienteering ti dovrebbero restare gli scacchi, invece ti resta il trail-o. È bello il trail-o, si può fare con la borsetta. È divertente il trail-o, puoi guardare le borsette delle altre. È tranquillo il trail-o, è vietato parlare. È rassicurante il trail-o, si fa su sentieri larghi e facili da percorrere, essendo pensato per far giocare disabili e non sullo stesso “terreno”. È avventuroso il trail-o, si svolge comunque nella natura [sotto questo aspetto è perfettibile, ma sono sicura che se ne possa sviluppare una versione nel cemento] e alla fine puoi dire di aver compiuto l’eroica impresa di non aver urlato neanche dopo che una farfalla t’ha teso un agguato.

Venite a provare il trail-o!

Per vincere a trail-o bisogna essere bravissimi a riconoscere i simboli, ma soprattutto bisogna interpretarne la sintassi; in pratica, più che la risposta, la cosa difficile da capire è la domanda, perché viene posta in simboli da descrizione punti. Una volta che si è stabilita quale, di tutte le domande possibili, sia quella posta dal tracciatore, si può tentare di dare una risposta. In questa fase, la cosa migliore sarebbe immaginare dove starebbe la lanterna richiesta e determinare guardando la realtà se sia una di quelle presenti e quale.
Nel mio caso, il ragionamento per esclusione parte dalla domanda:
Il tracciatore vuol sapere come mi chiamo, quanti anni ho e di che segno sono?
Il tracciatore vuol sapere che tempo fa e se ho viaggiato bene?

Il tracciatore mi sta chiedendo di sposarlo?
Il tracciatore vuole che gli riveli il segreto del kaiserschmarren?

Il tracciatore vuol proprio sapere quale delle 4 lanterne qui presenti è posta sul lato sud dell’edificio? È sicuro? Non è che vuol sapere che numero di scarpe porto e se gliele impresto?
Mmm….allora vediamo….io dico…A. Per forza, c’è un solo edificio nella scena con una sola lanterna. Dico A, è la mia risposta definitiva, punzoniamo. PUNZ!

No! Merda! Magari era Z. Porco belino come ho fatto a cascarci, sarà stata Z….aspe’ vediamo….no, bussola alla mano quello è largo circa il lato sud dell’edificio, se è Z non è evidente, quindi è A.

Poi….Vassoio, gaussiana, telecomando…a questa rispondo dopo, alla fine sparerò la lettera che è comparsa meno volte tra le risposte.
Andiamo avanti: due croci e un ombelico [3]; appoggiare il rastrello a destra [4]; in terra c’è un buco, la Q è rovesciata [5]; fusillo nel gomito alzato [9]; appoggia il telecomando a destra quando scendi dalla gaussiana [10]; mettiti la collana, pettinati e copri l’ombelico [11];….altrimenti resti incinta![15]. PUNZ! PUNZ! PUNZ!. Alla fine ne ho indovinate 6 su 15. Per questo non sono mai diventata ricca giocando la schedina.

Ad ogni modo, tutto è bene quel che finisce bene, anche se lo sforzo fisico di una gara di trail-o è inferiore a quello di scrivere un post, ci danno anche biscottini e tè.

Vince la prova rem, orgoglio di Larrycette!

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Grande festa alla corte di Francia

Posted on August 23rd, 2010, by Larry

C’è nel regno una bimba in più.

Già.
È proprio come pensate.
È inutile che andiate a ripescare e a rinfacciarmi con quanta sicumera avevo assicurato che fosse un maschietto, l’ho già fatto per conto mio.
Vi farà piacere sapere che mamma e bimba stanno bene, nei limiti di quanto si possa star bene ritrovandosi ALL’IMPROVVISO genitali femminili al posto di quelli maschili.
Voglio dire: mettetevi nel pannolino di Lorenzo. Son nove mesi che siete Lorenzo, poi finalmente nascete e - SURPRISE! – è sparito tutto. Sì, insomma, non sarà stata l’attrezzatura di John Olmes, ma eravate all’inizio, c’erano delle discrete speranze…e invece un cazzo! Anzi no, neanche quello.
Dalla rassicurante pancia della mamma avete sentito fantasticare e avete immaginato strepitosi bavaglini a betoniere, entusiasmanti corredini a dinosauri e vi siete figurati un fulgido futuro di macchinine, gru, escavatrici, meccano e spade laser. Più avanti, sareste stati un Lorenzo felicissimo perché avreste potuto giocare a calcio con la mamma [yeah!], e non sarebbe mai stato un problema distruggere un vaso a pallonate o tornare coperti di fango come il mostro della palude. A Natale sarebbe arrivata l’autopista Polystil. La zia Larry avrebbe sempre avuto tempo per giocare con il vostro Nintendo - pardon – …per giocare insieme a voi col Nintendo e avrebbe fatto di voi un madrelingua italiana.
Avreste potuto parlare di figa senza sembrare invidiosi.
Sareste stati capaci di guidare una macchina e di posteggiarla.
Avreste potuto fare il bassista.
Non avreste mai avuto un pelo superfluo.
Non avreste mai avuto la cellulite.
Non avreste mai avuto le tette piccole.
Non avreste mai sentito il bisogno di un paio di scarpe [o di un tatuaggetto, si diceva].

E invece il papà ha fatto lo spiritoso per nove mesi, voi – con me – vi siete illusi e adesso… TRACCHETE!
Un futuro in balia della zia Giraffa, vestitini tutti fiocchi e falpalà, corredi rosa fino alle nozze, cuoricini ovunque, ballerine a betoniere e principesse a profusione, lezioni di violino o di piffero [che diciamocelo, non sono propriamente strumenti da rimorchio], saggi di danza, e a Natale una Winx. O, peggio, la Baby Mia. Io odiavo Baby Mia. Mia madre l’ha usata per anni come minaccia: “Guarda che se non stai brava Babbo Natale di porta la Baby Mia”. Mi cagavo sotto.
Potreva essere tutto semplice e invece ti ritrovi dolcemente complicata, col belino girato senza motivo 3 giorni al mese, insoddisfatta del tuo aspetto anche se sei la versione gnocca di Milla Jovovich e condannata al mal di piedi.

E non ti chiami neanche Lorenzo!

Attualmente la classifica si presenta così:

Marirosa….42
Elisa………..26 [Novembrini]
rem…………25 [Lo Spettacolo]
Susi…………22 [Triforza]
Giraffa…….17 [Zazzarazzaz]
AB…………..7
Nini…………5
Elvio……….2
Cri………….1

Inizialmente pensavo di dividere i punti tra Susi e Marirosa, che ha correttamente specificato il nome del protagonista del videogioco, tuttavia – leggendo attentamente – la domanda non chiedeva “il nome del protagonista”, bensì “chi riunisce la triforza”, perciò la risposta di Susi è da considerarsi completamente corretta.
Questo – brivido – ci dà il margine per un possibile ribaltone.

Provvedo a contattare i genitori e far scegliere loro, tra quelli proposti, il nome che avrebbero potuto dare al pargolo se non si fossero dimenticati di fargli un pezzo.
Avranno comprensibilmente di meglio da fare, quindi non agitatevi se non dichiaro presto il vincitore….anche perché comunque vi terrei sulle spine di proposito!

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La vendetta delle mie ultime vittime [2]

Posted on August 11th, 2010, by Larry

La seconda cosa che dico a CP la mattina dopo è quanto fossero buoni i pansotini alla rucola di Trilli, spiegandogli che erano talmente buoni da poter sopportare la rucola.
Con la rucola, come ricorderanno i miei primissimi lettori, ho infatti un rapporto conflittuale:

Ne sono stata esasperata negli anni in cui era di gran moda e qualsiasi cosa ti venisse servita nel piatto era adagiata su un letto di rucola.
Come ingrediente, tuttavia, se accortamente gestito, sono costretta a riconoscerne l’opportunità. Ad esempio, la aggiungo volentieri alla focaccia col formaggio, suscitando le ire dei puristi. La mangio con una certa soddisfazione con il prosciutto di cervo e poco aceto balsamico. Poi basta, per me se la rucola si estingue dal pianeta il danno è meramente botanico.
Invece i pansotini alla rucola di Trilli sono tanto buoni, perché la rucola vi risulta aromatica e non prepotente. Inoltre, la pasta è tirate eccellentemente, al giusto spessore, grazie al quale si ha soddisfazione nel mordere un involucro che “si fa sentire” senza essere troppo spesso e dar l’impressione di esser solo pasta, anzi cedendo al punto giusto per rivelare il ricco ripieno. Mi son proprio piaciuti.

Giraffa! Elisa! State raccogliendo il guanto?

Poiché io avevo preventivamente atterrito Trilli con l’elenco delle “cose che non mangiamo, che non ci piacciono, che ci piacciono ma non le possiamo mangiare, che mangeremmo ma non ne abbiamo voglia, che di solito mangiamo ma stavolta no solo per metterti in difficoltà”, sono stupita dalla varietà del menù, ulteriormente vincolato dal colore. Il secondo, infatti, è un tenerissimo arrosto che si scioglie in bocca, guarnito da verdurine che hanno cotto [uso intransitivo del verbo cuocere, nel senso di “essere arrivato a cottura”, l’azione è svolta dall’alimento ed è terminata nel passato, non è che l’alimento ne ha cucinato un altro] insieme ad esso, donando e ricevendo gusti e profumi e conferendo al piatto un certo qual colore verde. Sono molto ammirata.

Il dolce è budino di criptonite con trucioli di wengè…insolito…
Ah, no! È bavarese alla menta con riccioloni di cioccolato fondente! Meno male! Perbacco, è deliziosa [specie per me che sono una grande fan della menta, sempre che questa stupida moda di metterla in ogni dove, proprio ove un tempo veniva messa la rucola, non mi stufi nei prossimi venti minuti]. I padroni di casa si schermiscono [non fanno altro, in effetti], e straparlano di una superficie irregolare che proprio non va bene. Sarà. Per me è perfetta, vorrei io svegliarmi domattina ed esser capace di fare una bavarese alla menta così. Ora che ci penso, vorrei svegliarmi domattina e avere delle cosce con una superficie “irregolare” come questa bavarese. Ad ogni modo non ne avanzano, quindi vuol dire che nemmeno loro la trovano così male. Peccato, perché io mica ci avevo schifo a finire le loro coppette.

Tra i tanti digestivi messi a disposizione [che accettiamo solo per avere la scusa di trattenerci un altro po’, non perché ci sia bisogno di sgropparsi] c’è anche un amaro alla rucola.

Questo è un po’ troppo. Trinità ce lo magnifica, ma non mi frega. Per un attimo, quando si serve, penso che, se lo beve lui, questo amaro alla rucola dev’essere l’elisir di infinita saggezza [o bono-da-morì], ma pur essendo un’ accanita fan di Trinità, non ne sono seguace al punto da seguirlo in ogni azione suicida, e decido che assurgerò all’infinita saggezza un’altra volta. Già scegliendo un più rassicurante pelinkovec la mia saggezza è adeguatamente esercitata.

Infine, i nostri strepitosi ospiti sono riusciti a metterci alla porta. Ora che ci penso, non so se avrò molte altre occasioni di bere l’elisir di saggezza infinita, può essere che non compiano più il tragico errore di invitarci a cena da loro e non oserei biasimarli.

Eppure già questa serata è stata foriera di grandi gioie e grande onore.
Giraffa! Elisa! C’avete tanti di quei guanti che ora potreste metter su un banchetto.

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La vendetta delle ultime vittime [1]

Posted on August 8th, 2010, by Larry

Non solo mangiano come idrovore, ma cucinano anche benissimo e abbondantemente.
Trilli e Trinità sono decisamente i miei nuovi ospiti preferiti, in entrambi i sensi del termine. Giraffa, Elisa, raccogliete il guanto!

All’indomani della tragica disfatta degli arancioni perpetrata per mezzo della turpe mano che snacchera, ci consoliamo con il gradito invito a casa Trinità.
Il loro appartamento è delizioso, raccolto, ordinato, luminoso, pieno di libri. Ci sono libri in ogni dove, credo anche in letto, sembra la casa della Bella e la Bestia e pare che non siano tutti qua.
Si vede che sono studiati!

Con loro vive una belva feroce, violenta, aggressiva, sospettosa del prossimo e diffidente, pronta ad azzannare ogni malcapitato, un cane chiassoso e maleducato che spadroneggia per le stanze e terrorizza gli ospiti…naturalmente lo dico per ridere, quello che abbiamo visto è un bel cucciolo buonissimo e composto, solo che in realtà, quando sono andati a prenderlo, hanno rifilato loro un peluche e non se ne sono ancora accorti. Un cane vero avrebbe una vita un po’ più movimentata, questo degno erede di Has Findanken al massimo sembra che sbatta le palpebre, ma dev’essere un riflesso nell’occhio di plastica.

Ci hanno preparato una cena speciale: tutta verde.

Si schermiscono negando la paternità dell’idea, ma io ne sono entusiasta lo stesso. Sono sempre di più i miei ospiti preferiti e già nella mia testa è partito l’elenco delle cose arancioni che si possono portare in tavola: scampi marinati nel succo di agrumi e saltati con il mango, zuppa di pesce, orata all’arancia oppure con le verdure e una salsa di zafferano un po’ “aiutata” da una goccia di pomodoro [che tanto poi non si sente]; oppure insalata di pollo con finocchio e arance, zuppa/gnocchi/risotto con la zucca [non sono alternative: ovviamente è un tris di primi], anatra all’arancia/carrè di maiale con le albicocche; e come dolce [un rigore a porta vuota] tiramisù alle pesche, gelato a un frutto qualsiasi, crepes suzette, torta di carote, una crostata con una marmellata arancione qualunque, la torta al cioccolato per antonomasia con una glassa di galak chimicamente colorata, budino alla papaia [ci sarà pure un modo di farlo]…Marillenknödel a tutto pasto!

Quando Sarma batte il gong e mi riporta nella dimensione in cui si muove il resto del mondo, ho nel piatto due profumati pomodori al forno, farciti di formaggio filante [sembra mozzarella, è buono come la mozzarella, ma non fa l’acquetta come la mozzarella, non so a che incantesimo Trilli l’abbia sottoposto] gratinati e decorati con le erbette aromatiche. Mmmh che buoni, sembrano pizza, ma senza sensi di colpa.

C’è anche del tzatziki-o-come-si-scrive [quante cazzo di dentali ha ‘sta merda di un neogreco?], da mangiare con del pane buonissimo, semplice, alle olive e ai pomodorini, che arriva in tavola caldo e fragrante come appena sfornato.
Ciò dipende essenzialmente dal fatto che è realmente appena sfornato, fatto in casa, con amore e sapienza, dalle sante manine di Trinità. Ne sono definitivamente conquistata, è la prima cosa che racconto a CP la mattina successiva, non faccio altro che parlare di Trinità e del suo delizioso pane, interrompendomi solo per magnificare Trinità e il suo delizioso pane alla Giraffa.
Non so se vi ho mai parlato di Trinità e del suo delizioso pane….

Faccio fuori da sola l’intero cestino del delizioso pane di Trinità e quando Trilli mi mostra la teglia con nuove pagnotte appena sfornate a stento trattengo la commozione.

Per poter assaggiare anche loro un po’ di pane, i padroni di casa ci servono il primo: pansotini alla rucola conditi con “erbette” [in senso genovese, cioè “ortaggio in foglia che non capisco mai se è bietola o spinacio, ma forse è un misto e mi pare che ci sia anche della boraxa”] e pomodori ciliegini. I pansotini hanno una graziosissima forma di stellina e – udite udite – sono fatti in casa dalle fatate manine di Trilli; più che una famiglia, è un’associazione a delinquere.

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Lo Spettacolo

Posted on August 6th, 2010, by Giraffa

Cari piccoli lettori, che siate crocettine, sartine, orientisti, fan di Springsteen in astinenza, cuoche provette, quelli lì o quelle là, librai, edicolanti o altro, unitevi a me per celebrare la reunion dei Litfiba!
Lo so che ho scarse possibilità di trovare fra voi dei malinconici del gruppo fiorentino, ma sono sicura che qualcuno c’è e sta attendendo come me il concerto di Majano di domani 7 agosto 2010. E non pensate che con Qualcuno io intenda Bruttino, che si è rassegnato a regalarmi i biglietti (surprise, surprise…) dopo che gli avevo parlato del concerto un giorno sì ed uno no per circa tre mesi…. Ma è davvero contento di portarmi, anche se temo che mi terrà in ultimissima fila, dopo il chiosco dei gadget e quello delle frittelle, rinfacciandomi il mio fantomatico svenimento dell’ultimo concerto. Che palle, non sono più una svenevole adolescente!!
In ogni caso, dato che nemmeno l’idea di una Giraffa che si accascia sulle note di Fata Morgana vi fa mostrare un po’ di entusiasmo, eccovi una piccola botta di adrenalina:
10 punti, indivisibili, al primo che commenta indicando le 2 canzoni di Piero Pelù solista che sono citate nell’indimenticabile e ormai profetica “Litfiba tornate insieme” degli Elio e le storie tese.

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Le mie ultime vittime, secondo, dolce, epilogo [4]

Posted on August 5th, 2010, by Larry

Siccome il secondo è inconsistente, lo accompagnamo con pomodori con l’origano e cetrioli. Il cetriolo è la verdura più indigesta del creato, è incredibile che sia quasi tutta acqua. Mi domando cosa sia la parte che non è acqua e perché non abbiano ancora pensato ad usarlo come combustibile, sono certa che sprigionerebbe un’energia di fantastiliardi di megatoni. Li mangiano; con gusto, per giunta.

È diventata una questione di principio. Nessuno è mai uscito meno che stremato da casa mia. Certo, per non spaventarli e non bruciarmi subito la possibilità di averli di nuovo come ospiti, ho optato per un menù eccezionalmente leggero, ma questi sono ossi duri.
Finalmente è il momento del gelato di Toni, il mio gelato preferito. Ho avuto in passato occasione di magnificare questo gelataio e i suoi prodotti, ora non lo faccio più perché ha sempre un sacco di clienti e io sono gelosa. Per giunta, quando ci vado io, ha sempre finito tutto e c’è da stare allegri se sono rimasti tre gusti micragnosi.

Porto in tavola la fredda delizia e torno ratta in cucina.

Ah, gli ingenui! Sereni si servono dello squisitode ssert [altrimenti non allittera], ignari del colpo basso che sta per raggiungerli.
Sebbene delusa da una ricotta che non ha tenuto il volume e s’è afflosciata come una messa in piega in un bagno turco, porto trionfante in tavola le mie madelaines alle pesche farcite con  ricotta montata con la marmellata d’arance e guarnite con una spolverata di riccioli di cioccolato fondente [sempre per dare un po’ di nutrimento].

Ci siamo, ce l’ho fatta!

Teneramente si fanno coraggio dandosi la mano sotto il tavolo e guardandosi con occhi che dicono “Scusa, amore mio, non lo sapevo, giuro sull’Olimpo che non ti ci porterò mai più e sono pronto a dare la vita per non costringerti a mangiare un solo altro boccone” e “No, mio adorato, non è colpa tua, sono io che mi sono fatta fregare, avrei dovuto capire dal fatto che è una che riesce a mangiare un Germknödel dopo un toast che non era del tutto a piombo. Se sopravviveremo a questo incubo, il senso di colpa non mi abbandonerà mai!”, e altre struggenti frasi che si sentono solo sul finale di certi film, quando l’eroe e l’eroina sono alla mercé del malvagio di turno, che ha architettato per loro una morte lunga  e dolorosa, grazie al cui farraginoso e demenziale meccanismo, sempre impreciso, riescono a ribaltare la situazione, venendo tratti in salvo da quello che sembrava morto due scene prima, giusto un momento dopo che si sono dichiarati il reciproco amore. Infatti Zzi, loquace come un cadavere, a sorpresa si alza [eppur si muove] e mette in tavola una selezione di digestivi, grazie alla quale strappa da morte certa gli eroi, che hanno pure mangiato il dolcetto.
Non hanno avanzato una briciola in tutta la cena.

Congratulazioni. Coriandoli. Trombette e bandierine.
Trinità e Trilli sono i primi che hanno portato a termine con successo tutti i livelli del videogioco.
È finita, hanno liberato la principessa Toadstool, riunito la Triforza, sparato a tutti gli alieni…io non ho altro da portare in tavola e loro sono ancora in piedi.

Chapeau!

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Per 10 punti: chi riunisce la Triforza e per liberare quale principessa?

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Una bici è una dama

Posted on August 3rd, 2010, by Larry

…e come tale va trattata.

Di conseguenza, ogni tanto ha bisogno anche di qualche cura estetica. Sebbene avrebbero potuto essere realizzate con maggiore precisione e devozione, sono fiera di mostrarvi le migliorie che ho apportaro al Falcon [diminutivo Millennium Falcon, l'ammasso di ferraglia più veloce della galassia, il nome della mia bicicletta]:

Prima della cura

Trattamento iniziale:

Seconda colorazione, per ottenere la nuance più fashion:

Dettagli glamour – il clacson a forma di belinottera [*]

Dettagli glamour – un tatuaggetto

Eh?

Dico io: non è stupenda?

Ci sono, in questo post, tre citazioni che non riguardano Guerre Stellari [non avrete veramente creduto che la citazione da indovinare fosse quella].
Do quindici punti a chi le becca [5 punti per citazione, se siete così fessi da farvele soffiare da qualcun altro!]

Note a piè di porco:
Belinottera: animale marino voluminoso e poco intelligente, un po’ belina e un po’ balenottera. È il nomignolo che mi dà Zzi nell’intimità.

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GUEST POST! >>Hungaria Cupa 2010 [2]<<

Posted on July 31st, 2010, by Larry

Intanto facciamo gli auguri alla nostra piccola lettrice Lalara, che ha compiuto 21 anni!

Dai nostri inviati speciali Markoconlacappa e MadameK, secondo Markoconlacappa.

Il giorno dopo tocca la “Long”, ma noi siamo tranquilli perché abbiamo  scelto la categoria M21BR, che nella descrizione diceva “shorter  distances, difficoult navigation”. Non essendoci la M21C (come  ”Ciompi”), sembrava la soluzione più adatta a noi. Saranno quattro km,  pensiamo, un po’ tanto, ma fattibile.
Andiamo alla descrizione punti e  ci prende l’infarto: 6,7 km per gli uomini, e 4,5 per le donne. Sarà un  bagno di sangue.

Il bosco è completamente diverso dai nostri: è pulitissimo, le lanterne  si
vedono a centinaia di metri di distanza. Bisogna dimenticare i  sentieri e
andare quasi sempre in bussola. E avere le ghette contro le  ortiche. Io, col
lavaggio del cervello imposto dal nostro Previdente  Presidente “segui sempre i sentieri” “segui sempre i sentieri” “segui  sempre i sentieri”, impiego
un’eternità per fare le 18 lanterne  assegnate. Alla quinta incontro MadameK
che mi dà coraggio. L’ottava è  sicuramente sbagliata come posizione, la trovo per sbaglio dove non  doveva esserci, dopo aver imparato a memoria l’area. Alla nona, ho già  finito acqua e zuccheri. Alla decima, sono sicuro di scorgere Montegrisa  all’orizzonte e sono tentato di ritirarmi: sarebbe più breve tornare a  TS che all’arrivo. Isoipse e lanterne finiscono dopo 129 minuti. Sono ultimo, ma almeno non mi sono ritirato. MadameK invece è terzultima, ottimo risultato, viste le distanze assurde.

Dall’arrivo allo scarico si-card sono due km, e c’è gente che ancora  corre.
Reprimo la voglia di  sgambettare questi maniaci ipercinetici e  noto con
sgomento che sono già pronte le lanterne per il Trail-O. Giusto  il tempo per
rifocillarci con una salsiccia fritta in un olio che  nemmeno il fido furgone
UAZ (che ci porta l’acqua alla partenza) sopporterebbe, e si comincia col
Trail-O. Lanterne attaccate a mezzo metro una dall’altra, difficile  persino
distinguerle. La 9 addirittura è messa a oltre cento metri dal  sentiero: a
questo sport puoi essere paraplegico, ma decisamente non  puoi essere miope.
Scoprirò il giorno dopo di aver imbroccato 8 risposte  su quindici e sono
tredicesimo su una quarantina di loro: inzomma,  senza infamia senza lode.

Ultimo giorno: “shortened long distance, chasing start”, che noi  illusoriamente traduciamo in “percorso breve, partenza libera”. Il  percorso è breve solo per loro, mentre la partenza è fatta in base alle  classifiche dei giorni precedenti.

Quindi partiamo per ultimi. E quando dico ultimi, intendo che, passato  il “-3″,
vedo la gente che comincia a sbaraccare, togliere gazebi,  orologi e
quant’altro. Morirò nel bosco, con le lanterne ormai rimosse, e  mi ritroveranno all’Hungaria Cupa dell’anno prossimo.

La prima lanterna è sul lato opposto della mappa, a 1400 metri dalla  partenza, in linea d’aria. Sentieri neanche a parlarne. Non chiedetemi  come ho fatto. Ho visto una grande luce, un senso di pace interiore, ho  perso i sensi e mi sono ritrovato alla lanterna numero 1 con l’orologio  avanti di mezz’ora e una strana cicatrice sulla spalla. Da lì in poi ho  corso con abbastanza convinzione, finendo quintultimo: vertigini! MadameK  invece ha preferito fare una chiacchierata nel bosco con un Primierino.

Finita la gara, ci siamo nuovamente rifocillati al ristoro-per-orientisti-senza-problemi-di-colesterolo e siamo ripartiti alla volta della terra nàtia. Ultima sosta a Veszprem (così non ci tocca tornare) e via di corsa a casa.

Conclusioni:
-Il bosco ungherese è molto più adatto dei nostri per andare in bussola.
-Le lunghezze dei percorsi, a parità di categoria, sono praticamente doppie.
-Merita partecipare a tutti i giorni dell’evento per avere un risultato
globale. Ma per farlo bisogna essere molto allenati. Io al massimo qua  potevo fare cinque giorni di Open short.
-Il mobile-O è bello, ma servono cellulari buoni con molta autonomia (oppure bisogna correre più veloci).
-L’Ungheria mi sta sul beep.
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GUEST POST! >>Hungaria Cupa 2010 [1]<<

Posted on July 29th, 2010, by Larry

Prima di tutto facciamo gli auguri a Patti Scialfa [la moglie di Springsteen, lo dico per gli orientisti e altra gente che vive fuori dal mondo] che ha compiuto 176 anni.
Con tutto il cuore: due di questi giorni!!!

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Dai nostri inviati speciali all’Hungaria Cupa 201o, Markoconlacappa e MadameK, secondo Markoconlacappa

Ci siamo iscritti a due delle cinque gare dell’Hungarian Cup, pardòn, Hungaria
Cupa 2010.
La prima cosa che abbiamo imparato appena varcato il confine, infatti, è  che
qualsiasi lingua straniera fa agli ungheresi lo stesso effetto che  l’aglio fa
ai vampiri: li fa scappare via urlando, e li vaporizza. Un  orientista ungherese
imbranato, fuori carta, fuori tempo massimo, con la  bussola smagnetizzata,
sotto la pioggia, ti interpellerà in  quell’idioma incomprensibile per avere
quell’unica informazione che farà  la differenza tra la vita e la morte. E tu,
con fare ultragentile e  accomodante, gli risponderai “please?” o “bitte?” o
“prego?” e… lo  vedrai sparire, rimpicciolirsi, inorridito, sconvolto all’idea
che ci  sia gente che non parla ungherese.

Stessa cosa succede, a ruoli alternati, in qualità di turisti a  Budapest, città
calorosa solo da un punto di vista termodinamico.  Abbiamo preferito passare ibprimi tre giorni della settimana tra caldo  afoso a 35°, controllori di
metropolitane in agguato alla fine delle  scale mobili (scene degne di un libro
di Stephen King, tu con biglietto  giornaliero scaduto da mezz’ora e tra 20
secondi, inesorabilmente  trascinato dai gradini semoventi, cascherai nelle mani dei controllori  in fondo alla scala, che già ghignano) e traffico completamente bloccato. Come dite, lasciare l’auto nel parcheggio dell’albergo e  andare coi mezzi? Certo che lo abbiamo fatto! Ma per raggiungere  l’albergo dall’autostrada siamo stati un’ora (non esagero) per fare due  chilometri. Per il resto abbiamo usato solo mezzi pubblici. Dopo aver  raggiunto il museo “Memento” in autobus, sono pronto alla Parigi-Pechino  con i mezzi dell’ACT, altro che Overland.

A proposito di questo museo sul comunismo, mi chiedo: ve lo vedete voi  un museo sulla Shoah che venda gagliardetti delle SS e dischi con  ”Faccetta nera” nello shop? Ecco, allora come mai a un museo sui crimini  del comunismo si vendono dischi di vecchie canzoni sovietiche, berretti  militari, tazze e magliette con gli slogan che furono? Ma vabbé, tanto  il museo è posto talmente alla periferia di Budapest (sembra quasi la  periferia di Belgrado), in più sotto falso nome e senza indicazioni  stradali che la faccenda dello shop è di secondaria importanza: il museo  lo possono trovare solo quelli addestrati dal KGB.

Per fortuna che almeno sul cibo non si discute. A Budapest non moriamo  di fame, anzi. L’ultima cena la consumiamo direttamente alla cukrászda Gerbeaud con un menù a base di Esterhazy, Dobos e omonima Gerbeaud (praticamente  una Sacher svuotata della sana ma inutile marmellata, sostituita con  plurimi strati di cioccolata).

Chiusa la parentesi budapestina, ci spostiamo a Gyor dopo 80 km di  comodo
sterrato (citazione, per Larry), dove un lussurioso albergo con  condizionatore guasto e doccia stile (molto) retrò sarà il nostro campo  base, a 40 km dal campo gara. L’alternativa più vicina era un campeggio  con latrine chimiche.

Arriviamo con leggero ritardo per il primo appuntamento: il mobile-O. Cellulari non ce ne sono, SIM sì, quindi dobbiamo cambiare le SIM sui  nostri cellulari, che ovviamente non abbiamo pensato di ricaricare  prima. Fortuna che la munifica Mondy sia sempre pronta a svenarsi per  noi, stavolta tramite caricacellulari da auto.

Siamo a Fenyofo, che, nonostante sembri una parola di una canzone di  Jovanotti (“Io lo fo che non fono folo anche quando fono folo”), è una  ridente cittadina di venti abitanti (conigli compresi), dotata di UN ripetitore telefonico.
All’arrivo di 40 coppie di orientisti  cellularo-muniti (e perdipiù parlanti
lingue sconosciute), l’antenna di  copertura collassa miseramente come un tardo mattone del muro di  Berlino. Impieghiamo un’oretta buona (e una tacca di preziosi elettroni)  nei tentativi di prendere la linea. Intanto i primierini ci danno  dentro, e nell’ostile Ungheria sentiamo “titi vedi al ponte? eco, ti xe masa oltra, titi devi tornar indrio”. Casa.

Dobbiamo anche scegliere un nome della squadra, e scegliamo una parola
ungherese che vediamo dapertutto, “Vighyazz”, che significa  ”attenzione”. La
coniughiamo – però – col nostro stato d’animo dopo tre  giorni di Ungheria e in attesa delle gare: saremo i “Vighyazzi amari”.  Gli ungheresi però o non
capiscono o non apprezzano.
Presa la linea, tocca finalmente a noi: al primo turno, io corro e MadameK  dirige (ruoli “naturali” :-P ) e tutto fila liscio: al cambio carta e  corridore,
invece, mi faccio prendere dal panico da cartina-in-mano e  mando MadameK
all’ultima lanterna invece che alla prima. Rinsavisco,  ingrano e portiamo a
casa un dignitoso piazzamento, grazie anche al  fatto che i professionisti
considerano questo un divertissment indegno  della loro catagoria di, appunto, professionisti dell’orientamento.

☼☼☼

Mi voglio rovinare: 10 punti a chi sa quale celebre ditta è ubicata dopo 70 chilometri di comodo sterrato!

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