3… 2… 1… contract!

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Come procurarsi una contrattura uno stiramento muscolare da idioti in 5 mosse

Non vi esaltate: non ho trovato lavoro, mi sono solo procurata stiramento in un battibaleno; il titolo l’ho messo quando ancora pensavo che fosse una contrattura. Siccome quest’anno non ho ancora alcun viaggio mirabolante da raccontarvi, perché faremo le ferie in ottobre, ho pensato di deliziarvi con il lamento del cetaceo zoppo.

3… 2… 1… contract! 

Come procurarsi uno stiramento del gastrocnemio come un’idiota

C’è modo e modo di procurarsi uno stiramento.

Lo si può fare compiendo un atto di eroismo, e allora nessuno vi guarderà come si guarda un idiota, perché la nobiltà del gesto e la prontezza con cui è stato compiuto surclassano il gesto maldestro che ha causato l’infortunio.

Ci si può stirare anche con un comportamento stoico, che ignora la fatica fino al suo acme, e allora tutti ammireranno la costanza e la tenacia.

Poi ci si può procurare uno stiramento facendo male un gesto normale, in un contesto quotidiano; quello è il modo degli idioti, ed è in questo che io eccello.

Gli idioti possono procurarsi stiramenti in qualsiasi muscolo.
Per il mio primo stiramento, io ho scelto il gastrocnemio, che è quella bella calotta cicciosa sotto il cavo popliteo, sollecitato praticamente a ogni movimento della gamba. Potrebbe anche essere il muscolo popliteo, però, il dolore è troppo diffuso per identificarne bene l’origine.

Ecco come ho fatto

 

Fase uno: creare la situazione

Per quanto poco e male io corra, tutto si può dire di me tranne che non sia una che si muove.
Sono pigra, è fuor di dubbio, eppur mi muovo. Fit Bit registra una media di sette chilometri al giorno, che non sono niente di epico, ma nemmeno un dato da persona sedentaria.

Come far stirare un muscolo tutto sommato allenato, allora?
Con un movimento inconsulto sotto sforzo.

Per farlo, mi sono iscritta in palestra.

La mia amica Angelina Jolie (vi ricordate la coppia di attori Brangelina, vero?) stava andando in palestra per irrobustire i muscoli delle gambe e alleviare un problema ai legamenti di un ginocchio, con lo scopo di tornare a correre con me.
Tempo un mese e mi sono iscritta anche io nella medesima, lontanissima palestra. L’epopea della palestra ve la racconto – forse – un’altra volta. Fatto sta che il primo agosto mi sono iscritta e ho cominciato ad andarci regolarmente.

… Troppo regolarmente, secondo alcuni (Zzi), che ritenevano che passare da zero a “tutti i giorni” non fosse la cosa più furba, ma io stavo benissimo, non facevo alcuna fatica a fare gli esercizi e non sentivo alcun dolore o alcunché il giorno seguente (tranne un pochettino i pettorali, lo ammetto).

 

Fase due: ignorare le avvisaglie

Giovedì 7 agosto sono andata a correre, dopo tempo immemorabile.
La formazione era nutrita e molto motivante: Zzi, CP e il Sommo Tucidide.
Il percorso era uno dei più belli: il giro di Monrupino.

Quel pomeriggio ero andata in palestra, ma avevo dichiarato subito che volevo “fare braccia” perché sarei di lì a poco andata a correre, ignorando l’attonita espressione di “tu corri???” apparsa sul volto dell’istruttore.

Appena posati i piedi fuori dall’asfalto è iniziato il tracollo.
Ho finito il percorso camminando e facendo lo slalom fra i conati di vomito, stavo come al 35° chilometro della maratona, senza l’attenuante del caso. Camminavo cinque minuti, ripartivo, e non ce n’era.
Dopo venti secondi di corsa lenta e scomposta, camminavo di nuovo per cinque minuti e, quando ripartivo, ancora non ce n’era.

Zzi ha ipotizzato timidamente che forse mi stavo stancando troppo, ma io ho prontamente replicato che non era possibile, che in palestra non mi stanco affatto, sto là due ore perché faccio un accurato riscaldamento e un opportuno recupero fra un esercizio e l’altro, mica mi ammazzo di esercizi. Ciàcolo, al massimo.

La spiegazione che mi do è che mi sia rimasto il pranzo sullo stomaco, che sono fuori allenamento e che fa troppo caldo.
Siccome è tutto vero, non mi rendo conto che forse – ma forse, eh – comincio a essere un po’ stanchina, e l’indomani vado in palestra, anche perché c’è la mia amica.

 

Fase tre: un gesto inutilmente goffo

Si fa presto a dire “da idioti”.

In realtà, lo stiramento come me lo sono procurata io ha anche i tratti genio: fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.

Venerdì compio la mia prima settimana completa in una palestra in quasi 34 anni di vita, sono lì seduta che sposto ghisa con le caviglie e conto le alzate come gli avemaria, quando mi si avvicina l’istruttore:

– Te gà còrso? Come xè ‘ndà?
– (cinque) Ara, no sta a dirme, ghe contavo prima a éla [indico con il mento Angelina Jolie, dalla parte opposta della sala]: (sei) no gò rivà a far un passo, iero copàda (sette).
– Te sarà stanca…
– Nooooo! (otto) Mi non credo, sa? Iera tanto che no corévo, dopo xè caldo, gaverò magnà troppo (nove)
– Eh, bon, pol darse, allora, se no te corévi da tanto…
– (dieci) No corevo da un’eternità, gò fatto due gare de orienteering la sétimàna scorsa, (undici) ma gò caminà tutto el tempo (dodici!)
– Perché te se tieni?
– Me gà ciapà un crampo

No iera un crampo – pardon! – Non era un crampo, ma ci ho messo un po’ a capirlo. Diciamo un paio di giorni.

 

Fase quattro: mantenimento e acutizzazione dello stiramento tramite negazione

Logica vorrebbe che quando uno si procura uno stiramento, lo curasse al fine di guarire al più presto. Io no, io l’ho ignorato, o almeno ci ho provato.

Siccome non mi ero mai stirata niente prima, non l’ho riconosciuto subito.
Quasi quasi ero là là per adottare la famosa tecnica del “ci corro sopra, se non è grave passa da solo”, ma siccome sono vecchia ipocondriaca, non ero così sicura che non fosse grave, e ho optato per una via di mezzo ignava: non mi strapazzo, ma neanche mi riguardo.
Così, sabato e domenica Zzi e io siamo andati in bicicletta in Friuli, con la Fantastica Farmacista e il Proficuo Professore.

Pedalare non faceva male, faceva male solo quando la gamba “tornava”, cioè quando spingevo il pedale con la gamba buona e quella posata sul pedale opposto saliva, chiudendo l’angolo del ginocchio.
Siccome andare in bicicletta ancora mi massacra i genitali nel senso più letterale dell’espressione (l’attività in sé, in realtà, mi piace molto, ma o perché non ci so andare o perché peso troppo, stare sulla sella è una delle cose più dolorose che mi vengano in mente), non ci resisto su più di 10/15 chilometri al massimo, il che, in questo caso, è stato un bene, perché mi ha impedito di danneggiarmi oltre.

Intanto io, piuttosto che ammettere di essermi procurata un infortunio in palestra spostando ghisa senza scopo alcuno, inizio a diagnosticarmi cisti di Baker e altre patologie fantasiose.

 

Fase cinque: diagnosi e cura tramite sondaggio d’opinione

Morale che arriviamo a lunedì e io ammetto che forse non è il caso di andare in palestra, neanche “con l’autobus, solo per fare braccia”, come avevo ipotizzato fino alla sera prima.

Tutti gli interpellati, fra cui nientepopodimeno che Quellolì, avevano diagnosticato una contrattura, così passo la mattina a cercare rimedi in rete e a farmi compatire su Twitter.
La sentenza è sempre quella: riposo, riposo, riposo.
Impacchi di argilla, sì, applicazioni calde, sì, massaggi fra qualche tempo, sì: sono tutte cose che aiuteranno il recupero, ma sono meri coadiuvanti. La cura è il riposo. Ora, io non sono una che si deve far pregare per non fare un cazzo dalla mattina alla sera fissando il soffitto dal divano col dito nel bunigolo, però – belin – mi sono appena iscritta in palestra, c’ho la Rampigada Santa tra 40 giorni e sono gli ultimi giorni dell’estate con la bicicletta nuova: proprio non poteva succedermi un’altra volta?

Intanto, martedì mattina sono comunque andata in palestra. Lì, Angelina Jolie, che nella realtà è una massaggiatrice con solide basi di fisiologia, mi ha dato una palpatina e ha decretato “stiramento”.
La prospettiva di guarigione è lievemente meno bigia, ma la cura è la medesima, solo più restrittiva, perché pare che sia a tanto così dal farmi uno strappo, e allora sì che sarebbero cazzi.

Ho passato il mercoledì incarognita sul Divano di Dolore, muovendomi, con sempre più acuto dolore, solo per espletare le funzioni essenziali.
Deambulo – a stento! – con una gamba piegata e una tesa, sembro il nonno di Angus Young.

 

Per inciso: il muscolo gastrocnemio – quello che quando a Trivial Pursuit mi chiedono dove si trova, io penso subito “nella pancia” – è anche quello che serve ad azionare il pedale della macchina da cucire, tornata dalla riparazione e in garanzia per soli 45 giorni, quindi da usare allo sfinimento per far emergere eventuali altre magagne.

Ma mi sa che di “sfinimento” (per non aver fatto un cazzo, ricordiamolo), qua, ce n’è uno solo.

3 thoughts on “3… 2… 1… contract!

  1. The Speaker

    No comment! Cosa non si farebbe per farsi tampinare dall’aitante istruttore della palestra… Comunque se vuoi ti presento un’altra che corre, fa la Color Run!

    Firmato: uno che in bicicletta neanche 100/150 metri!

  2. Pingback: 3 days in Slovenia, WB «

  3. Pingback: Toto-rampigada: vinci un buono sconto da 360bikestore | Larrycette

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