✎ Caffè San Marco, via Battisti, Trieste [saga del vodka russian, episodio IX]

Stufa di farmi umiliare dalle cameriere di mezza città, e anche un po’ consapevole che i miei piccoli lettori potrebbero iniziare a stancarsi di resoconti lievemente ripetitivi, ho deciso di andare sul sicuro, pronta ad accettare il fatto di dover dare un taglio all’appuntamento del venerdì.

Mi sono fatta portare, allora, al

Caffè San Marco, via Battisti, Trieste

Il San Marco è uno dei numerosi caffè storici della città, è su tutte le guide, qui dentro si sono scritti libri di lettura e di Storia, nel senso che mentre si popolava di intellettuali che componevano qui i loro romanzi, diventava anche emblema e focolaio della resistenza alla dominazione austriaca.
Oggi ai suoi tavoli si siedono molti turisti, pensionate di ritorno dal teatro, scrittori famosi e aspiranti tali, studenti radical chic, nerd analogici di Storia o di Filosofia, uomini con una donna sulla quale fare colpo, donne con uomini cui dimostrare che a far colpo su di loro son cazzi.
Prevalentemente è vuoto.

Mediamente è un po’ più costoso di un bar qualsiasi, ma decisamente più economico di altri locali storici, come il Pedrocchi o – nemmeno a pensarci – i caffè veneziani. La manutenzione dell’ambiente, il servizio impeccabile e la qualità di cibi e bevande somministrati giustificano per buona parte la spesa. Il margine è il prezzo dell’esperienza emozionale; del resto, uno mica ci va perché ha sete, uno ci va perché è il San Marco. Come a Portofino: mica ci si va per il mare!
Magniloquente? Certo. Rococò? Palese. Autocelebrativo? Indubbio. A tratti pacchiano? Difficile negare.
O lo detesti o lo veneri, come si fa con tutte le cose esagerate. Me compresa.

Ci accomodiamo e dopo un tempo non troppo breve e non troppo lungo il cameriere ci offre la lista, ma noi ordiniamo decisi.

“Fate il vodka russian?”
“Sìii”

E lo dice portando istintivamente il mento verso il collo, inclinando lievemente la spalla davanti a sè.
Senza mancare di rispetto al cliente, comunica involontariamente il suo pensiero: “Certo che facciamo il vodka russian, perché non dovremmo fare il vodka russian, che c’è di strano o di difficile a fare il vodka russian? Perché lo domandi?”
Io avvampo, mi si spalanca un sorriso che fermano solo le orecchie, passo dal cerasuolo all’amaranto in un respiro.
“Evviva, Zzi! Lo sapevo che qui lo trovavo”

Il cameriere torna subito, ma non ha alcun vassoio in mano e subito mi pervade la sgradevole sensazione di mi dispiace, il suo numero è terminato, ma le ho portato da provare un 39 , tipica dei negozi di scarpe in periodo di saldi.

“Mi dispiace, la Schweppes russian è terminata, ma le ho portato la lista per scegliere qualcos’altro”.

In breve

Il locale e le cose
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ????? [Può piacere o non piacere, questo io non lo discuto, ma nel suo genere è il modello che gli altri imitano]
Cura e manutenzione degli ambienti:  ?????
Qualità suppellettili: ???? [Un bicchiere è pur sempre un bicchiere, l’eccellenza la prende solo lo squilibrato che mi fa bere nei Baccarat]
Cura e pulizia degli oggetti: ?????
Il personale
Competenza: ????? [sanno cosa ho chiesto e tanto basta!]
Gentilezza/disponibilità: ????? [educatissimi e disinvolti il minimo necessario per non essere ridicoli]
Cura e pulizia: ????? [pettinato, rasato e vestito di tutto punto]
I prodotti somministrati
Bevande:  ????? [ottima vodka, non ho visto la bottiglia, ma azzardo Stolichnaia, fine ed equilibrata – mi informerò]
Cibi: ???? [pochi; lo so che non si va al San Marco per incoconarsi di schifezzine, ma questi stuzzichini sono così appetitosi e freschi che darne uno a testa è sadismo: meno un rombetto per vendetta!!!]

3 thoughts on “✎ Caffè San Marco, via Battisti, Trieste [saga del vodka russian, episodio IX]

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