Cena delle Tartanrughe – Casa della Giraffa, Trieste

Convincermi a far parte delle Tartanrughe è stata una delle ottime cose che devo alla Giraffa per numerose e più valide ragioni umane, ma la soddisfazione e la contentezza che mi sono state lasciate dalla cena di Natale del club sono un pur utilitaristico motivo per il quale suggerisco a tutti e a tutte di unirsi a noi: se non lo volete fare per la beneficenza, vi assicuro che ne vale la pena per la panza!
Grazie al fatto che la nuova casa della Giraffa può contenere sei volte la basilica di San Pietro in Vaticano,  abbiamo optato per un incontro conviviale a casa sua, in cui ciascuna portava qualcosa e potevamo stare insieme a lungo senza gravare eccessivamente sulla padrona di casa e senza farci cacciare a calci da alcun locale.

Io arrivo, trafelata come al mio solito, poco prima delle otto e reco meco la torta di porri insegnatami da Elisa e una teglia di lasagne col radicchio, anch’esse frutto di anni di osservazione scientifica del comportamento di Elisa ai fornelli. Sul posto c’è già Annamora, che se l’è cavata raccontando in giro che non sa cucinare e accapparrandosi la fornitura delle bevande…furbastra!
Trattandosi di organizzazione Giraffa, tutto è già preparato alla perfezione, il forno è caldo e vuoto, pronto ad accogliere le pietanze che arriveranno, la tavola riccamente apparecchiata, la cucina funzionalmente attrezzata. Nonostante questo, la componente di scompiglio che porto io riesce a mandarci in acido per qualche fugace, interminabile istante, anche perché – riconosciamolo – alcune Tartanrughe sono arrivate alla spicciolata nei minuti segunti, mentre altre si sono diabolicamente aspettate e sono arrivate tutte insieme con il loro carico di “cose da mettere in forno per prime”.
Codice rosso e priorità assoluta agli antipasti di Annabionda, che vanno consumati per primi. Per ingannare l’attesa, però, facciamo fuori la mia torta di porri e un’altra torta salata, assai più delicata e pregiata, fatta da Barbara con zucchine e – a memoria – prosciutto. È finalmente il momenti degli antipastini di Annabionda, semplici involtini di salumi e verdure o frutta secca passati rapidamente in forno, la cui eccezionalità stava negli indovinati, appetitosi abbinamenti, che non rivelerò perché ho un sacco di ospiti ai quali proporli con orgoglio, spacciandoli per miei. Mi sono talmente piaciuti [e alle altre come a me] che ho dovuto lanciarmi in cucina a servire i primi per avere una scusa valida per far sparire il mio piatto dal mio posto, in modo che non si vedesse che la quantità di stecchini sul bordo superava di gran lunga quella degli altri [messi insieme]. Prima, però,  ci ha dato grande soddisfazione un’ultima torta salata, preparata da Larossa, la quale ha recentemente seguito un corso di cucina, con evidente profitto, e ha preparato una torta di pasta brisée farcita con prosciutto, funghi e salsa mornay. Nessuna è stata in grado di estorcerle la ricetta precisa, così ho dovuto avventarmi sulla torta come se non ci fosse stato un domani, consapevole che non ne avrei mangiata per chissà quanto tempo.
I cannelloni di Danielena e Claudia erano così buoni che ne ho perfino portato un via un pezzo dal piatto della Giraffa dopo che l’avevo mandata in cucina con una scusa infantile. Una menzione d’onore va al pasticcio di radicchio della mamma di Sonia, la quale, poverina, poiché era appena tornata da una vacanza a New York, non ha avuto tempo di preparare qualcosa lei stessa; son disgrazie che capitano, va compatita. Non era solo un buonissimo pasticcio – nessuna pietanza era da meno – ma era anche stato portato già ben caldo in un contenitore con su scritto il contenuto, vincendo la palma della semplificazione e facendosi due fan in cucina [dove, a un certo punto, nonostante l’impostazione asburgica della Giraffa, pareva scoppiata una bomba]. Al momento delle verdure  della Maestra siamo ben che sazie, eppure sono così appetitose che facciamo lo “sforzo” di assaggiarne almeno un pochino e il gusto ci ripaga dell’impegno profuso.
I dolci suscitano la ola: Danielena e Claudia hanno portato un tronchetto da manuale, con tanto di foglioline di ostia, addirittura più buono che bello; la Giraffa ha fatto la Torta del compleanno del Generale. È uno dei suoi piece de resistence [okay, lo so, lei ha solo pieces de resistence, le viene bene tutto], nonché una delle mie preferite tra le sue Dolcezze. È una torta di pan di spagna alto si e no venti centimetri e sezionato in 3 parti [o 4, ora non ricordo bene se c’è anche uno strato basso] e farcita con marmellata “di un gusto che non posso rivelate altrimenti la Giraffa mi ammazza”, crema “che non posso meglio specificare altrimenti la Giraffa mi ammazza”, cioccolata “in una forma che non posso descrivere altrimenti la Giraffa mi ammazza” e infine glassata con la glassa della Sacher. Questo si può dire perché non è un segreto che la Giraffa usi la glassa pronta di[ W]Manner. Manner dovrebbe, come minimo, fornire gratuitamente la Giraffa per l’ottimo lavoro di testimonial che fa al suo prodotto.

La cosa entusiasmante della cena, oltre ai cibi buonissimi che abbiamo gustato in piacevole compagnia, è stata anche la lodevole iniziativa delle Tartanrughe di scambiarsi un piccolo dono. Personalmente sono stata umiliata da creazioni deliziose, alle quali ho contraccambiato con un segnalibro magnetico dell’Unicef. Sono molto soddisfatta del dono che ho scelto, poiché è grazioso e poiché – essendo un prodotto Unicef – è in pieno stile Tartan, tuttavia la realizzazione artigianale delle loro creazioni le pone a un livello superiore. Ad ogni modo, il ricco bottino che ho portato a casa si è composto di: coppia di presine natalizie, gatto spaventatarme [non nel senso che è brutto, tutt’altro, ma nel senso che è pieno di lavanda], gingillo poinsettiforme,  gingillo soffice con agrifoglio, metro da sarta su rocchettone di legno e sacchetto di Dolcezze della Giraffa da portare a casa e condividere con chi si ama, che solo il fortissimo sentimento che provo per Zzi mi ha impedito di scofanarmi da sola, per strada, tornando a casa all’una del mattino.
Ripensando a quanto fossero buoni e quanto in fretta siano terminati condividendoli…sono proprio una buona moglie, sono!

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