Detto non detto

Posted on March 9th, 2010, by Larry
Detto non detto
Per mia immensa fortuna, il mio ruolo in edicola mi porta molto poco a contatto con il pubblico: per lo più vengo lasciata a imprecare contro “Il Sistema”, “La Sorte Avversa” e “Il Destino Cinico e Baro”, segretamente rinchiusa – non avendo a disposizione un attico – in una stanza appartata [un giorno inizierò a ricevere corrispondenza indirizzata a Bertha Mason].
Per ovvie ragioni di marketing, estetica e buona creanza  è CP il ragazzo immagine della baracca.
Il Destino Cinico e Baro, tuttavia, fa sì che i mattacchioni mi raggiungano anche nell’ala ovest.
Ore nove e cinque di un triste venerdì senza CP:
Dgleeeeeih [non fa drin il nostro telefono, palatalizza completamente le consonanti e arretra leggermente la vocale: fa Dgleeeeih]
- Edicola, buongiorno
- Seeeh, buongiòrno, mi volessi solo saver se  xè arrivado il volume che g’avevo ordinado.
- Non saprei, come si chiama?
- Alòra, el titolo xè…
- No, scusi, vorrei sapere il suo nome per favore
- Xyz
- Vado a vedere, resti in linea, per favore
- Pronto
- Eh!
- Mi spiace, non è ancora arrivato niente, ma dovremmo avere una consegna in giornata, se mi lascia il suo numero se c’è il libro la chiamo.
- No, ma lo g’avè, lo g’ha il giovanotto, el me g’aveva dito che ‘l me ciamava, ma no me g’ha ciamà”
- …perché il libro non è arrivato, la chiamiamo quando arriva
- Ah, ah, bon bon. Alora la me ciama lei?
- Sì…quando…arriva…il libro.
- Ah benon, grazie. / Click
- [al nulla] Arrivederci
Ma prima, alle nove meno cinque dello stesso triste venerdì senza CP perché quello stronzo del mio collega non ha inserito la segreteria:
Dgleeeeeih
- Edicola, buongiorno.
- Sì, alòra, mi volevo solo un’informaziòn, a mi me servissi una cartina grande de Trieste da apénder.
Invito i miei piccoli lettori ad analizzare il testo prodotto dalla gentile signora che ha subito portato letizia nella mia mattina.
1) ‘ntant bon dì.
2) Ce l’hai un nome? Usalo.
3) E quindi?
Dove sta la richiesta? Il parlante dice che necessita di un’informazione, ma poi non pone alcuna alcuna domanda, neppure indiretta.
In seguito afferma di aver potenzialmente [si noti che in triestino condizionale e congiuntivo si scambiano sistematicamente i morfemi] bisogno di una cartina di Trieste di grandi dimensioni, da appendere [informazione, quest'ultima, superflua].
E allora?
Perché mi telefona per dirmelo?
Vuol forse implicare “Buongiorno, sono Pincopallinaper favore vorrei sapere se commercializzate cartine geografiche grandi, tra cui almeno una raffigurante Trieste, al cui acquisto sarei interessata”?
Non lo so, non me lo ha detto.
Ha implicato e – per giunta – lo ha fatto in Triestino, dialetto spesso molto pregnante, ma dallo stile talvolta troppo asciutto per alcune conversazioni.
Ho risposto: “Mi spiace, non posso aiutarla!”
Lei avrà inteso: “Sono spiacente perché non trattiamo cartine geografiche di Trieste grandi da appendere e non sono in grado di soddisfare la sua esigenza”.
Ma io implicavo: “I suoi problemi di lingua, espressione ed educazione sono apparentemente troppo radicati, ampi e complessi affinché possa risolverli un’edicolante!”

A onor del vero, il Triestino avrebbe offerto, in questo caso, una risposta sintetica, ma capace di esprimere tutta la gamma di concetti nella testa del parlante:
Rànzite!

A scuola non te lo dicono, ma è evidente che Grice era triestino.

Per mia immensa fortuna, il mio ruolo in edicola mi porta molto poco a contatto con il pubblico, per lo più vengo lasciata a imprecare contro “Il Sistema”, “La Sorte Avversa” e “Il Destino Cinico e Baro”, segretamente rinchiusa nell’ala ovest.
Per ovvie ragioni di marketing, estetica e buona creanza  è CP il ragazzo immagine della baracca.
Il Destino Cinico e Baro, tuttavia, fa sì che la triestinaggine mi raggiunga anche qui.
Ore nove e cinque di un triste venerdì senza CP:
“Dgleeeeeih” [non fa DRIN il nostro telefono, palatalizza completamente le consonanti e arretra leggermente la vocale: fa "Dgleeeeih"]
- <<Edicola>>, buongiorno
- Sìììì, buongiòrno, mi volessi solo saver se i xe arrivado il volume che g’avevo ordinado.
- Non saprei, come si chiama?
- Alòra, el titolo xè…
- No, scusi, vorrei sapere il suo nome per favore
- Xyz
- Vado a vedere, resti in linea, per favore
- Pronto
- Eh!
- Mi spiace, non è ancora arrivato niente, ma dovremmo avere una consegna in giornata, se mi lascia il suo numero se c’è il libro la chiamo.
- No, ma lo g’avè, lo g’ha il giovanotto, el me g’aveva dito che ‘l me ciamava, ma no me g’ha ciamà”
- …perché il libro non è arrivato, la chiamiamo quando arriva
- Ah, ah, bon bon. Alora la me ciama lei?
- Sì…quando…arriva…il libro.
- Ah benon, grazie. / Click
- [al nulla] Arrivederci
Ma prima, alle nove meno cinque perché qualcuno non ha inserito la segreteria:
“Dgleeeeeih”
- Edicola, buongiorno.
- Sì, alòra, mi volevo solo un’informaziòn, a mi me servissi una cartina grande de Trieste da apénder.
Invito i miei piccoli lettori ad analizzare il testo prodotto dalla gentile signora che ha subito portato letizia nella mia mattina.
1) ‘ntant bon dì.
2) Ce l’hai un nome? Usalo.
3) E quindi?
Dove sta la richiesta? Il parlante dice che necessita di un’informazione, ma poi non pone alcuna alcuna domanda, neppure indiretta.
In seguito afferma di aver potenzialmente [si noti che in triestino condizionale e congiuntivo si scambiano sistematicamente i morfemi] bisogno di una cartina di Trieste di grandi dimensioni, da appendere [informazione, quest'ultima, superflua].
E allora?
Perché mi telefona per dirmelo?
Vuol forse implicare “Buongiorno, sono Pincopallinaper favore vorrei sapere se commercializzate cartine geografiche grandi, tra cui almeno una raffigurante Trieste, al cui acquisto sarei interessata”?
Non lo so, non me lo ha detto. Ha implicato e – per giunta – lo ha fatto in triestino.
Ho risposto: “Mi spiace, non posso aiutarla!”
Lei avrà inteso: “Sono spiacente perché non trattiamo cartine geografiche di Trieste grandi da appendere”

Ma io implicavo: “I suoi problemi di lingua, espressione ed educazione sono apparentemente troppo radicati e complessi perché possa risolverli un’edicolante!”

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Missing

Posted on March 2nd, 2010, by Giraffa

12 giorni e nessun post (e nessuno pretende che riempia io questo vuoto).
Piccoli Lettori, cos’avremmo mai fatto di male? Possibile che la nostra Eroina non sia incappata, anche suo malgrado, in qualche Larry-avventura nelle ultime settimane? Possibile che non la voglia condividere con noi?? E Sarma, sarà mica in letargo?
Forza Lettori Fedeli, Folli Orientisti, Laboriose Crocette, Passanti Occasionali, lasciate qualche commento brillante, oppure totalmente sgrammaticato, qualsiasi cosa purchè Ella si riaffacci su queste pagine, per bacchettarci, interrogarci o semplicemente sorridere di sè.

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Bandierine della noia

Posted on February 16th, 2010, by Larry
Bandierine della noia

Le detesto.

Lo so che non posso, perché se ne stanno lassù e non fanno del male a nessuno, ma le odio lo stesso.
Per giunta, sono inattaccabili: al contrario degli ultravasi non costituiscono un danno per l’ambiente, non hanno richiesto la morte di alberi innocenti, non consumano energia elettrica, non ingombrano il passaggio.
Ma io le aborro: garrule, festose, variopinte, svolazzanti bandierine carnevalesche tese sopra le principali vie del centro.

Non le posso vedere.
Non penso neppure che siano malvagie, nel loro essere bandierine.
Insomma, sono bandierine, stanno lì, colorano, si muovono a seconda de vento. È questo il lavoro della bandierina, e loro lo fanno come si deve.

È che non sopporto il carnevale.
Non mi piaceva neanche da bambina, sebbene la festa in classe non mi dispiacesse affatto.
So che è una festa di antiche tradizioni, con aspetti culturali non trascurabili; so che rappresenta il sovvertimento dell’ordine sociale  e lo spirito creativo innato nell’uomo, che attraverso il caos reinventa la realtà  [Bakhtin]; so che nasconde istanze psicanalitiche di trasformazione nell’altro e di oggettivazione e presa di distanze dell’abietto [Kristeva].
Conosco tutte le giustificazioni di nobilitazione del carnevale e suppongo di avere torto sotto svariati aspetti.

Ma io fatico a non vedere altro che una massa di bambini irritanti e adulti insopportabili che intasa la città, ora vagando rincretinita dall’euforia a comando, ora marciando implotonata in una sfilata ridicola e terrificante assieme, nella sua demenzialità.

È un’opinione.
Secondo me è giusta, ma scommetto che c’è un sacco di gente che la ritiene sbagliata, specie al di là del rio Ospo.

È che ho scelto la città sbagliata per fare resistenza passiva al carnevale, mi sembra di andare in giro come un’appestata, come Caino col marchio in fronte…come uno con la sciarpa della Juve a Firenze.

Poi in edicola arriva Trilli Campanellino con un vassoio di crostoli – dal quale io produco sei quintali di briciole e una collante molto potente che ho in buona parte spalmato su documenti importanti – e mi riservo di considerare eventuali aspetti positivi del carnevale.

Ma dovrò comunque scavarmi un tunnel sotterraneo con la tessera-sconti della libreria per arrivare a casa indenne.
Magari non rapidamente, ma indenne.

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C’è sempre una prima volta, o “La Rigojanci” [part uàn]

Posted on January 29th, 2010, by Larry
C’è sempre una prima volta, o “La Rigojanci” [part uàn]

Per il compleanno di Zzi ho voluto preparargli il suo dolce preferito, che non avevo mai preparato prima di ieri:

la Rigojanci.

La rigojanci è l’unico dolce triestino che possono mangiare anche gli italiani [o qualunque altro gruppo etnico/sociale] senza restarne uccisi.
Infatti è una ricetta ungherese.
È simile ad un semifreddo al cioccolato con una base di pan di spagna al cioccolato, ma – si sa – niente di ciò che è triestino è uguale a qualcosa di preesistente: tutto è unico ed esclusivo, perciò guai a dire che la rigojanci è un semifreddo tra due strati di pan di spagna.
Di conseguenza, immagino che su wikipedia sia in corso una discussione per la cancellazione di questa pagina sovversiva e mendace.
Il dolce è stato inventato dal violinista Rigò Jancsi, che sedusse e sposò una ricchissima ereditiera americana, che per lui lasciò il marito, un principe belga.
Ciò spiega perchél dolce sia noto tutto il mondo come “rigò jancsi” ; ma il Triestino traslittera i prestiti come il serbo [in cui non esiste il weekend, bensì il vikend] e nella mezzaluna òstile - licenza poetica – tra le risorgive del Timavo e il Rio Ospo questo dolce si chiama, e si scrive, come si pronuncia.

Non è difficile da fare, non ci vuole neanche troppo tempo.
È che io ne ho avuto proprio poco, indicativamente dalle 14, ora un cui sono solitamente libera da impegni lavorativi, alle 18, ora in cui dovevo al più tardi uscire di casa.
“Quattro ore”, diranno subito i miei piccoli lettori, “non sono mica poche”. No, ma non abbiamo fatto i conti con ‘lbonazzo.

‘lbonazzo è un educato e piacevolissimo ragazzo friulano [lapalissiano], studente di architettura e fortunato neomoroso di Bellefossette, la giovane sorella di Elisa.
Quando Bellefossette l’ha incontrato, probabilmente perché ancora alle prime fasi della conoscenza e per esigenze di sintesi, ne ha inizialmente solo descritto l’aspetto estetico; dai pochi tratti forniti, Elisa ed io abbiamo concluso che fosse un bonazzo e, poiché all’epoca ancora ne ignoravamo il nome, ci riferivamo a lui come a “‘lbonazzo” [con l'articolo eliso attaccato], così ho pensato che potesse essere un gradito soprannome. Per niente sessista, oltretutto.
Ad ogni modo, detto da una che potrebbe esse sua madre, è un soprannome meritato.

È un biondo occhiazzurrato coi denti dritti come un attore  americano, ma non con la faccia da bamboccetto tipo – che ne so – Tobey Maguire in Spiderman, più scanzonato, tipo William Holden, ma con lo sguardo più furbo, alla Bruce Willis, ma non così figliodiputtana, più posato, più affidabile, tipo Matt Damon, ma non in Dogma, più in Salvate il soldato Ryan, ma con uno sguardo più sereno, tipo Val Kilmer, ma con l’aria meno arrogante, tipo Mark Hamill; prima di diventare un cavaliere Jedi, però, non esageriamo!
Diciamo come il principe Filippo della Bella addormentata nel bosco, per brevità.

‘lbonazzo ed io non ci siamo mai incontrati prima; io sono molto curiosa, e voglio conoscerlo un po’. Lui mi sgama subito, ma si concede paziente, tirando fuori tutto il repertorio da “primo incontro con un parente della morosa”. È ben vestito, parla con garbo, ha molti argomenti, simula interesse per qualsiasi puttanata io dica [ne dico tante anche nella vita normale], accenna appena al suo rapporto con Bellefossette, giusto per sottolineare le sue buone intenzioni, ma non mette in piazza gli aspetti personali, elegante e discreto come un vero principe. Insiste e riesce nel pagarmi il caffè.

Meno male che anche la più piccola delle due figlie dell’Artista Ceramista ha trovato un buon partito!

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I love shopping con la bussola

Posted on January 20th, 2010, by Larry
I love shopping con la bussola

>>>   POST AGGIORNATO   <<<

Clicca qui sotto per ascoltare l’audiopost:

Larrycette_I_love_shopping_con_la_bussola

°   °   °   °   °

Gennaio, tempo di saldi e tempo di spese con quel che resta della tredicesima [per chi ce l'ha] e della bustina coi contanti di qualche saggio, amatissimo, parente.

Per gli atleti della nostra giovane, ma rispettabile società, è tempo di rinnovare il guardaroba acquistando la tuta di società.

Ora intendo fare un uso personale del mezzo pubblico [si fa per dire] e approfittare della massiccia frequentazione di orientisti per chiedere a loro – in qualità di esperti -, alle crocette – in qualità di ragazze – e agli altri lettori – in qualità di tachenti – suggerimenti su che taglia di tuta acquistare.

Ho provato la tuta di Zzi, che è una M sia di pantaloni che di maglietta, e questo è il risultato [a letto i bambini]:

Davanti

Dietro

Come vi pare?

Secondo me mi sta proprio dimmerda, perdonate il francesismo, sembro una campana per la raccolta differenziata del vetro, potrei far scrivere “non introdurre plastica, ceramica, metallo o altro materiale” al posto del nome della società.
Ora, lo so che se devo indossare questa tuta  perché sono a una gara e non è la situazione per tirarsela da supergnocca [neanche, per assurdo, potendoselo permettere].
Inoltre, sono felicemente maritata e non devo adescare nessuno, quindi non dovrei preoccuparmi tanto di valorizzarmi in ogni circostanza [specie considerando come vado conciata a lavorare certe mattine].
Tuttavia, proprio perché sono felicemente maritata e mi piacerebbe molto restare tale, devo far fronte alla agguerrita concorrenza delle altre atlete, specie delle ragazze dell’est, dai corpi scattanti e dalla spiccata propensione a spogliarsi in pubblico, cercando di “tenermi un po’”, come si suol dire.

Analizziamo insieme i difetti della tuta – anzi, di Larry nella tuta: la tuta in sé non ha difetti – e cerchiamo di minimizzarli.
A me pare un po’ piccola di sotto e grande di sopra [come tutto quello che sta nel mio armadio], quindi la soluzione logica parrebbe essere:
Maglia taglia S
Braghe taglia L

Ma non ne sono persuasa: se prendo la S di maglia mi diventa stretta di fianchi, ed è peggio. Però si accorcia e interessa sempre meno i fianchi, quindi – paradossalmente – potrebbe essere meglio una XS, se esiste.

Le braghe già così sono modello acquancasa, però non sono poi così strette. Se non ci fosse troppa differenza tra una taglia e l’altra potrebbe valere la pena prendere una taglia in meno e spacciarli per trendissmi fuseaux capri [ma il confronto con le altre mi sputtanerà].
E se poi non ci entro?

Che fare?
Cosa acquistare?
Come indossare?

Il ventagli di opzioni è quantomai ampio:

Maglia S + Braghe L, ovvero assecondo le mie forme da Barbapapà, pensando che in fondo ho il corpo di una divinità, pazienza se Buddha.

Maglia XS + Braghe S, ovvero faccio prima a dipingermi la tuta addosso, ma se poi arrivo ultima ho la scusa che ero immobilizzata dalla divisa.

Maglia M + Braghe M, ovvero la stessa taglia di Zzi, che mi dona come una scagazzata di gabbiano nei capelli, ma tanto io mi metterò la tuta si e no una volta all’anno, almeno Zzi ne ricava un cambio completo e posso pure andare in giro a dire che ho la taglia del mio smilzissimo consorte.

Non so cosa scegliere, aiutatemi!
Approfitto per ricordare anche agli altri membri della nostra giovane, ma rispettabile, società, che bisogna comunicare gli acquisti che si intendono fare al Previdente Presidente entro domenica.
Se non sapete come mettervi in contatto con lui, non temete: lui vi telefonerà!

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Questione di codice

Posted on January 19th, 2010, by Giraffa

Avete presente le difficoltà dei pinguini di Madagascar quando non capiscono il codice?

Ecco, io a volte con la mia amica mi sento così… Lei mi chiede se mi serve qualcosa nel mitico (per me che non ci sono mai stata!) supermercato di Capodistria, io le rispondo di no, che prima o poi riusciremo ad andarci insieme ed allora sì che sarà un gran problema x i nostri mariti trascinarci via dal reparto dolci (nel senso di ingredienti per).

Ma nel giro di qualche ora mi ritrovo sotto casa una borsa con qualche genere di prima necessità (e di molto conforto)

E’ tutto fantastico, ma c’è qualcosa che sbaraglia qualsiasi concorrenza: Prinzessinnen Juwelen, ovvero tre tipi di granella decorativa terribilmente inutile ma anche terribilmente rosa. Insomma, dovrebbe essere un prodotto giraffico!!

Ringrazio pubblicamente, non da parte di Bruttino, che comincia a preoccuparsi di come faremo a traslocare… stiamo pensando di dare una stanza alle glasse!

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Prefazione

Posted on January 13th, 2010, by Larry
Prefazione

L’anno nuovo è anche foriero di sobrietà e continenza verbale, infatti – non potendo ridurre il numero di parole per post per via della grafomania che mi strazia l’esistenza – ho diluito la frequenza dei post.
Non lo faccio per tirarmela, ma non trovo molto significativo raccontare cosa faccio anche quando non faccio niente di rilevante [il che presuppone freghianamente che quanto pubblicato finora sia, per contro, rilevante, e direi che più che una presupposizione si tratta di una grossa presunzione], perciò finché le mie avventure si riducono a fissare il soffitto col dito nell’ombelico, comprenderete che non ve ne metta a parte, sapendo che la cronaca non vi entusiasmerebbe.

Il silenzio recente, invece, è dovuto a vicesitudini talmente concitate e rocambolesche che non ho avuto modo di farne un putuale resoconto. C’è, infatti stata la prima gara del CIOC, organizzata dalla nostra giovane, ma rispettabile società, e tutta la famiglia [noi 2] è stata coinvolta.

In tutto questo turbinare sportivo, anche intrighi affettuos-sentimentali mi hanno tenuto distanti dallo schermo: qualcuno mi ferisce e delude e decido che non ci voglio avere più niente a che fare; vengo clamorosamente fraintesa e ferisco e deludo MIO MALGRADO un’altra persona [solo che nel mio caso ho ragione io, qualora ve lo steste domandando], la quale si scazza tremendamente nei miei confronti e mi fa temere di non voler avere più niente a che fare con me facendomi sentire incompresa e lasciandomi nuovamente ferita e delusa [oltre che letteralmente cagata sotto perché ha fama di serbare più rancore di me e sono già ai barbiturici immaginando la mia vita deprivata di questa presenza];  rischio il divorzio investendo Zzi di tutti i particolari delle vicessitudini, dicendo a lui quello che dovrei dire agli altri, facendomi con lui le mie ragioni e informandolo in tempo reale di tutte le congetture che stavo formulando, e delle loro antitesi, ugualmente possibili.

Perciò, a ben guardare, qualcosa da raccontare lo avrei.
Sono anche persuasa del fatto che un po’ di gossip e di intrigo farebbe bene a queste pagine, manterrebbe viva la curiosità del lettore, credo che fare i nomi dei protagonisti e scendere nei particolari intimi delle vicende – prima ancora di sviscerarne gli aspetti psicologici del gioco di specularità dei ruoli – farebbe venire l’acquolina in bocca.

Pazienza.
Questo è uno stupido blog di ricette – peraltro spesse volte apocrife – con divagazioni su altri pochi futili argomenti.
È su di me nella misura in cui ne sono autrice e riflette competenze [poche] e pensieri [confusi], ma non sono io il mio argomento preferito [cioè sì, in realtà lo sono, ma non ammetterò mai di essere così meschina] perciò non registrerà ciò che ritengo di carattere privato [per quanto inconsueto sia, a volte, il mio concetto di privato], così come restano fuori più serie considerazioni che – sgomento! – faccio, ma non ritengo pertinenti a queste pagine.
Non è un reality.
Piuttosto è la mia sit-com e si va in onda preparati e tirati a lucido, con le ciglia finte e inquadrati solo dal basso, che slancia un casino.

Perciò, dopo questa lunga pausa, siamo pronti per mandare in onda la prossima puntata, che ha per protagonista un dolce seducente e infingardo.
Prossimamente su queste pagine la Linzer Torte: restate sintonizzati!

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Buoni propositi

Posted on December 31st, 2009, by Larry
Buoni propositi

CLICCA E ASCOLTA “Buoni propositi”

Non ho mai compreso fino in fondo il perché, ma questo è tradizionalmente il tempo di bilanci e di buoni propositi: mi adeguo e faccio il bilancio dei buoni propositi dei varii inizi d’anno.

Ecco gli ultimi dieci fallimenti:

Diventare vegetariana [basta anche risparmiare solo i mammiferi]: disatteso dal 2009

Imparare a suonare [basta anche male] uno strumento musicale: disatteso dal 2008

Imparare il Croato [basta anche male come il Tedesco]: disatteso dal 2007

Praticare sport regolarmente [basta anche biliardo]: disatteso dal 2006

Stirare regolarmente [basta anche solo i miei indumenti]: disatteso dal 2005

Cucinare meno [basta anche per non più del doppio dei commensali]: disatteso dal 2004

Non comprare scarpe dolorose [basta anche dolorose solo dopo la prima ora]: disatteso dal 2003

Conseguire una laurea [basta anche in lingue]: disatteso dal 2002

Imparare a guidare [basta anche come una donna]: disatteso dal 2001

Imparare il Tedesco [basta anche approssimativo come l'Inglese]: disatteso dal 2000

Buttar giù un po’ di culo [basta anche una chiappa sola]: disatteso dal 1999

Infine, ecco il fallimento più eclatante, la debolezza per la quale vengo redarguita da che ho memoria, la capacità che non ho e che per quanto mi sforzi mai avrò [e che negli altri esercita su di me un fascino irrezzistibile].

Imparare a scrivere….meno! Disatteso quotidianamente dal millenovecentoottantasette.

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Le soluzioni di mesi di interrogativi

Posted on December 27th, 2009, by Larry

Buona Sacra Famiglia, miei Piccoli Lettori.

Approfitto vigliaccamente di questi giorni di vacanza, in cui fatico ad immaginarvi davanti allo schermo, mentre più facilmente vi penso abbioccati su qualche divano con le labbra ancora impiastricciate di torrone, per pubblicare finalmente la soluzione alle domande rimaste senza risposta.

Lo faccio quando non ci siete perché – sebbene mi faccia sempre piacere leggere i vostri commenti e vedervi partecipi del blog – spero che questo post passi inosservato e non attiri su di me le vostre ire e su queste pagine i vostri insulti.

Ma andiamo in disordine:

I dieci punti extra per la domanda sulla logica indovinata dalla Giraffa potevano essere vinti spiegando che la sequenza esplica parte della legge di Grimm, ovvero la scoperta della corrispondenza sistematica tra le consonanti dell’Indoeuropeo e del proto germanica.
Le occlusive sonore diventano occlusive sorde, le occlusive sorde diventano fricative sorde.
Mancano dalla serie le occlusive aspirate sonore [ovvero [b], [d], [g] ciascuna con una [h] in posizione di potenza, che non sono in grado di riportare con l’editor di WP], che sono diventate o occlusive sonore o fricative sonore [indisegnabili, andate a vedervele su wikipedia].
Riconosco che chi ha fatto poca fonetica possa non riconoscere immediatamente dei suoni nei simboli delle sequenze e quindi trovare l’enigma un po’ più difficoltoso, tuttavia stiamo pur sempre parlando di una cosa scoperta dal tale che ha dovuto farsi aiutare da suo fratello per scrivere Cappuccetto Rosso. Potevate farcela.

Per aggiudicarsi i punti di San Martino, invece, bisognava conoscere molto bene la cosmogonia larriana, sapere il blog a menadito ed essersi fatti i cazzi miei e dei miei amici per lungo tempo. Non tutti i lettori avevano le stesse possibilità, perciò sono contenta che non sia stata indovinata.
La Giraffa, comunque, aveva sicuramente tutti gli strumenti per dire che: la Martina Sessantanove è la figlia di The River Sessantanove [ove sessantanove è ovviamente il cognome], la Martina Rosa è – secondo la stessa logica – una che di cui assumiamo che il cognome sia Rosa, la Martina in seconda è – con un poco più di fantasia – una che si chiama Martina di secondo nome….guarda caso, proprio la Giraffa [per questo avrebbe vinto dieci punti meno degli altri].

Resta ancora la domanda che vi ha fatto arrovellare per mesi.
Tutti vi siete logorati a pensare e ripensare l’errore, a domandarvi dove stesse e tutti avete ammesso, chi prima, chi dopo, di non riuscire a trovarlo.
E allora – miei Piccoli, timidi, Lettori – tutto questo non vi ha suggerito nulla?
Non vi è venuto il dubbio che se nessuno trova una cosa, molto probabilmente è perché la cosa non c’è?
Nel sintagma “People of Athens: waiting for the metro” non c’è nessun errore.
Speravo che foste abbastanza sicuri del vostro Inglese da asserirlo con fermezza o – almeno – da ventilare l’ipotesi.
Il mio sogno sarebbe stato che vi fermaste a riflettere su quanto opportuna fosse la scelta del termine “metro”, utilizzato per le metropolitane delle città dell’Europa continentale, anziché “underground”, mezzo di trasporto americano, o “tube”, prettamente londinese, ma anche sapervi solidamente preparati mi avrebbe dato una certa soddisfazione.
Il primo che pensa “non vale” poteva osare prima.
Il primo che pensa “che stronza” ha pienamente ragione.

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È pur sempre Natale

Posted on December 26th, 2009, by Larry

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