Agende 2012: piano B

Posted on December 12th, 2011, by Larry

Il nuovo anno è alle porte, e ancora non si è parlato di agende Larrycette. Speravo non ve ne accorgeste, ma siete Piccoli Lettori molto accorti e lo avete notato.
Quest’anno l’agenda di Larrycette non c’è.

Non c’è perché mancano i contenuti speciali: dopo un prodotto editoriale scoppiettante come è stata l’agenda 2011, niente mi pareva in grado di soddisfare le aspettative create e ho preferito soprassedere piuttosto che dare alle stampe un pallido surrogato. In fondo, anche Born to Run ha avuto una lunga gestazione e non conosco nessuno che gli preferisca la brodaglia allungata che Human Touch e Lucky Town costituiscono: non è che uno compone capolavori tutti gli anni, meglio lavorare con cura e dare alla luce solo opere meritevoli.

Poiché sono, con mia stessa sorpresa, una donna di eccezionale lungimiranza, circa un anno fa vi ho dato l’opportunità di scegliere con attenzione l’agenda che avrebbe avuto il difficile compito di rimpiazzare quella di Larrycette, e per giunta di risparmiare. Come chi la possiede sa bene, l’agenda Larrycette 2011 dura fino a fine gennaio 2012 permettendo, in questo modo, di acquistare l’agenda 2012 dopo che l’anno è iniziato, e quindi a prezzo ridotto.

Ma non è tutto. Oggi Larrycette viene a voi nella sua veste di Paladina del Consumatore e vi segnala un’occasione d’oro.

Per quelli che, infatti, non sono stati abbastanza saggi o veloci da aggiudicarsi un’agenda Larrycette, o per quelli che pur potendo aspettare non resisteranno (tipo me, per dirne una), segnalo una promozione assassina di Amazon sulle agende Moleskine 2012: c’è lo sconto del 25%  su tutte le Moleskine, comprese le strepitose edizioni speciali con i Peanuts e con Pacman.

Ora lo so che io sono Larrycette e non posso non andare in giro con la mia agenda fino all’ultimo, ma – diamine – le avete viste? Sono un colpo basso alla mia già debolissima forza di volontà (vi ho mai parlato del mio feticcio per i prodotti di cartoleria in generale e per agende e quaderni in particolare?). Credo che vivrò l’anno due volte solo per poterle usare entrambe.
Come faccio?
Quale scelgo?
Questa? Questa?
Mi sa che sono io che ho bisogno di consigli per gli acquisti. Aiuto!

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Springsteen a Trieste l’11 giugno 2012: Larrycette è in pericolo?

Posted on November 22nd, 2011, by Larry

Stavolta Tsitalia c’è andato solo vicino.
Peccato, perché di solito le imbrocca con maggiore precisione, invece per questo tour ha sbagliato di un centinaio di chilometri. Bruce Springsteen non suonerà a Udine il prossimo giugno, bensì a Trieste (sarà allo stadio Nereo Rocco l’11 giugno 2012, lo dico per le sei o sette persone al mondo che ancora non lo sanno. A proposito: dormire sul mio divano costa 50 euro).

La sopravvivenza di questo blog, dunque, è – ora sì – messa seriamente a repentaglio, perché fare il fan di Springsteen è un lavoro, per giunta molto serio e che non permette distrazioni, e io, sebbene abbia oramai acquisito una certa esperienza, lo faccio con molto scrupolo. C’è il rischio, quindi, che il tempo e le energie da dedicare a questo blog diventino insufficienti. Per esempio: devo andare in coda.

Non è questa, però, la principale fonte di rischio per questo blog. Tutta la mia vita, infatti, potrebbe essere a una svolta colossale e non garantisco di potervene dare testimonianza.
Prima dell’11 giugno 2012 a Trieste ci fu l’11 giugno 1999 a Genova, dove allora risiedevo. Pare, allora, che Bruce Springsteen tenda a suonare nelle città dove risiedo; è un’ipotesi interessante, ma secondo me non è esatta. Osservate le date: coincidono.
La spiegazione più plausibile, invece, è un’altra: tredici anni fa Bruce si è perdutamente innamorato di me (come è ovvio, del resto), ma non era certo di dove io stessi, così ha iniziato a cercarmi. Purtroppo l’averlo seguito per mezza Europa non ha giocato a mio favore, poiché ha confuso le acque (anche se escludo che mi abbia presa per svedese) ma lui, mosso dalla forza incontrastabile dell’Amore, ha continuato a fare indagini e a cercarmi e, finalmente, dopo tredici anni mi ha trovata.
Nora Ephron ha già scritto una sceneggiatura su questa nostra commovente e romantica storia, Tom Hanks farà la parte di Springsteen, mentre per la mia si stanno ancora scannando Meg Ryan e Julia Roberts. A Nicholas Cage – per ovvie ragioni di somiglianza – il ruolo di Zzi.

E così l’11 giugno 2012 Bruce Springsteen mi dichiarerà il suo amore davanti agli 80.000 del Nereo Rocco e io dovrò effettuare la difficile scelta fra lui e Zzi [Zzi, invece, saprebbe benissimo cosa scegliere tra me e Springsteen, ma non tocca a lui. Tiè]. Sarò indecisa ed emozionata, e allora Bruce tenterà di persuadermi suonando Zero e Blind Terry e mi dirà “Larry come on, tonight is the night – pack your bags baby” (Qua forse il film – finora realistico come un documentario – prende una piega demenziale, in cui io faccio i bagagli e per rendere l’idea di tutto quello che mi porterei dietro, i montatori riutilizzano le immagini dei profughi istriani, moltiplicando le masserizie al computer per avvicinarsi alla realtà) .

E dunque io sono lì, in mezzo al pit e agli sguardi invidiosi di fan di ogni sesso, età, etnia, religione e credo calcistico, sospesa tra i due amori della mia vita.
Chi sceglierò?

 

 

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Ancora Agonizzante Avenezia

Posted on November 18th, 2011, by Larry

Io non VolevoVincereVenezia.
Tutto sommato, a me, bastava espugnarla. Oddio, “espugnarla” è una parola grossa, mi sarei accontentata benissimo di insinuarmici; che, poi, diciamocelo, anche uscirne viva sarebbe stata una grande vittoria.

L’anno scorso, più che Venezia sembrava Caporetto, sia perché il mio animo di runner mal si conciliava con il mio corpo di lottatrice di sumo, sia perché il tracciato era una dadolata [ndr - uso di proposito una delle parole che più detesto] di coglioni mai vista: un percorso che passerà alla storia, non solo dell’orienteering, quanto soprattutto del turismo, per aver reso noioso girare per Venezia.

Pensavo che non potesse andare peggio, invece così è stato: nel 2011 non ho neanche partecipato, a causa dello stato di forma nel quale tuttora verso, molto prossimo al deambulare con la flebo. Sono pentita di non aver fatto gareggiare il mio bidet con la mia Si-card: avrebbe fatto un buon risultato rispetto a quello cui posso aspirare in questo momento.

“Di che ti lamenti?” – diranno subito i miei Piccoli Lettori – “In fondo tu detesti correre e gareggiare, hai sicuramente preferito girovagare per le calli vestita da persona civile, beandoti delle vetrine luccicanti”. Non vi sbagliate: lo avrei senz’altro preferito (specie la parte in cui sono vestita da persona civile, alla faccia degli orientisti che girano senza neanche la borsetta).
Invece, il mio dentista aveva deciso qualche giorno prima che bisognava assolutamente mettere la vite per il dente finto, e ha fatto scempio delle mie fauci. Ma come (direte voi)? Dopo un anno che vai in giro sdentata, c’era proprio bisogno di farlo due giorni prima di Venezia? Con tutto quello che hai da fare al lavoro? Senza preavvisarti e senza farti prendere antibiotico prima?
No che non ce n’era bisogno, si poteva benissimo aspettare ancora un po’, ma dato che gli ho detto che ho molto da fare in edicola e che ho bisogno di stare bene, e ho osato rammentargli che, invece, saranno più o meno sei mesi che aspetto il bite di cui abbiamo preso il calco sì e no tre volte perché ogni volta il tecnico se lo perdeva, ha pensato bene di devastarmi.
Ricordate, Piccoli Lettori: mai discutere con il dentista prima dell’intervento. Egli ha il trapano dalla parte del manico.

Dimostrata la sua superiorità a colpi di bisturi e punti, il mio dentista mi congeda con un po’ di antidolorifico e un sacchetto di ghiaccio sulla guancia, che tengo su fino a casa. Quando mi guardo allo specchio, scopro che sembro due gemelle siamesi attaccate per il collo, sono talmente gonfia che praticamente ho due teste (e due culi, ma quelli ci sono sempre stati).
Il gonfiore passerà solamente il mercoledì successivo (dicesi sei-giorni-sei più le ultime ore del giovedì, roba da tribunale dell’Aia) e a Venezia mi reco con nel bagaglio più Oki che belletti.
Non passo dei bei momenti.

Sabato sera ceniamo alla Taverna san Trovaso, che è una garanzia, ma io non me la godo per niente, tormentata dalle mie ferite. In compenso, se anche solo uno degli accidenti tirati al mio dentista lo ha colpito, lui sta peggio di me.

Trascorro la mattina della gara a compiangermi in albergo, senza la forza di muovere un passo fuori. Solo il sopraggiungere dell’ora del checkout mi stimola a trascinarmi fuori, con l’espressione da derelitta, e arrancare miserabile fino alle transenne dell’arrivo.
Su di esse vedo raccolta una nutrita folla.
Eccheccazzo, sono orientisti, mica Springsteen, fa bisogno di accalcarsi alla transenna? Eccheppalle, e adesso io dove mi metto?
Individuo una fessura tra un bambino coi ricci e una vecchia, confido nella superiorità fisica su almeno uno dei due e tento di incunearmi. La vecchia si intenerisce per la mia condizione e mi fa posto, ma appena mi appoggio alla transenna, non vede più niente perché è alta un metro e dieci [essendo le transenne collocate parallele al tratto di arrivo, per vedere arrivare i concorrenti si guarda alla propria destra, non di fronte, e la sventurata vecchia s'è ritrovata alla mia sinistra], così si sposta alla ricerca di postazioni più favorevoli. Io sono attraversata da un fugace senso di colpa per averla esiliata, ma mi passa subito appena apprezzo la possibilità di allargare le braccia.

Sto un po’ lì; dopo una decina di minuti ho preso confidenza con l’ambient, estraggo dalla borsetta i ferri
e mi metto a fare a maglia.
Vi ho mai parlato delle mie produzioni a maglia?
No, vero?
Capite da soli, allora, che non ho risultati molto brillanti.
E mentre sono lì che faccio la maglia, ascolto lo speaker. Non The Speaker, uno messo lì a far lo speaker. Diceva le solite cose da speaker, senza particolare verve, ma gli va riconosciuto che la gara di Venezia dura un’enormità e le cose da speaker da dire prima o poi finiscono, o son sempre quelle. Egli era affiancato da uno speaker straniero.
A giudicare dalla voce, è il papa. Parla inglese con spiccato accento tedesco e ha una vocetta piuttosto acuta. Quando accenna due parole di italiano è identico a Ratzinger, a un certo punto ero pronta a ricevere la benedizione. Invece no, non è Ratzinger, è Poetsch, il diabolico tracciatore dell’anno precedente, che mi perseguita.
Si attende l’arrivo di un atleta altoatesino, il cui tempo potrebbe rovinare il risultato di Alessio Tenani, attualmente al primo posto. Se l’altoatesino (aveva un nome, tipo Scagaus, ma non lo ricordo esattamente) arriva nei prossimi 10 minuti, – ci informano gli speaker in svariate lingue – Tenani è secondo. Arriva un sacco di gente, fra cui una bimbetta tonda che non poteva avere più di due anni, che procedeva sola al traguardo correndo su quelle sue improbabili gambette poco usate. ”Se l’atleta altoatesino arriva nei prossimi cinque minuti, Tenani è secondo”. Arrivano cani e porci. “Se l’atleta altoatesino arriva nei prossimi due minuti e mezzo, Tenani è secondo”. Se giocavo arrivavo anche io. Nonostante il tifo smaccato dei commentatori per l’atleta altoatesino, questi non riesce a battere Tenani, anzi arriva diversi minuti dopo. Intervistato, spiega che sì, mah, buh, lui zi zta cià preparanto per l’anno pro’simo e che qvella ti Fenetsia è una cara che fa “un pho’ cho’sì”. Ha detto proprio “un po’ così”. Quando ho sentito che fa Venezia “un po’ così” ho perfino alzato gli occhi dai ferri per vedere in faccia il fenomeno e a momenti mi faccio scappare un faffanchulo davanti a orecchie innocenti. Dieci minuti dopo, si scopre con suprema meraviglia che l’atleta altoatesino ha fatto punzonatura mancante. Peccato. Poverino.
Capita, quando si fanno le gare “un po’ così”.

Purtroppo gli speaker l’hanno tanto gufata a Tenani che più tardi sarà un altro a piazzarsi prima di lui per meno di trenta secondi.

Sorte analoga tocca al nostro Darietto, che nonostante i commenti demotivanti di rem ha fatto un risultato pazzesco, ma non abbastanza pazzesco per lui. Non mi risulta si sia ancora ripreso, mentre io sono molto fiera dei risultati dei miei piccoli lettori, che mi fanno vincere a man bassa il campionato di Fanta-O che gioco con le vocine nella mia testa.

Finalmente, con la flemma che lo contraddistingue, arriva anche Zzi.
Quest’anno è particolarmente in forma, infatti impiega solo due minuti e mezzo a riconoscermi dopo aver tagliato il traguardo, durante i quali cerca di evitarmi vagando per tutta la riva e guardandomi con disgusto. Vi ricordo che in tutto ciò io ho due teste, non è stato il solo che mi ha rifuggita.

Per fortuna la  giornata prende una piega migliore quando, tornando al treno, Zzi mi regala una bellissima penna stilografica arancione (vi ho mai parlato del mio feticcio per le penne stilografiche? Non c’è molto da dire, mi piacciono un sacco, tutto qua) e degli strepitosi, sontuosissimi, sofficissimi gomitoli di alpaca arancione a striaturine verde scuro. Lui sì che conosce i miei gusti, la sera prima erano bastati appena 35 minuti attaccata alla vetrina del negozio chiuso per fargli intuire il mio desiderio.

Ho anche fatto delle foto a dei vestiti costosissimi e mal fatti, talmente mal fatti che non ci credevo e volevo attestarne l’esistenza, perché sapevo che non mi avreste mai creduto, ma questo è un argomento da sartine e crocette, e lo tengo in serbo per loro!

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 8]: dove eravamo rimasti

Posted on November 7th, 2011, by Larry

Eravamo rimasti all’arrivo in casa Larry&Zzi di un’infida macchina di tortura psicologica: la bilancia nuova.

Per chi se lo fosse perso, a differenza dell’incoraggiante e accondiscendente bilancia precedente, la bilancia nuova, impietosa, rivela il mio peso reale e non il medesimo dato diminuito di due chili (il che, ai fini del calcolo della perdita di peso è irrilevante, ma sul piano dell’umore è tutto un altro paio di maniche). Inoltre, la serpe in seno non presta – come colei che l’ha preceduta – alcuna attenzione all’aspetto psicologico del percorso di dimagrimento e si ostina a comunicare freddi e sconfortanti dati reali, anziché indulgere alla bugia a fin di bene per motivare la paziente. Non dà, cioè, un peso inferiore solo perché è passato qualche tempo dalla pesata precedente, perciò – di fatto – non ho avuto grandi aggiornamenti da comunicarvi, non essendo, neppure nominalmente, il mio peso variato in maniera apprezzabile. Nonostante SiS (Serpe in Seno) abbia fatto di tutto pur di farmi desistere dal mio proposito di seguire la dieta GIFT, ho proseguito indefessa per la mia strada, lastricata di gallette integrali.

Devo ammettere, però, che non mancano i benefici collaterali: pane e pasta integrali mi hanno regalato un pelo soffice e lucido come un collie (anche l’aver imparato a dosare la maschera capelli Just, in effetti, è d’aiuto) e anche il mio mento prominente mette in mostra meno brufoli del solito (il che si potrebbe interpretare come una normalizzazione ormonale).

Finalmente qualche giorno fa ho riscontrato un leggero calo ponderale, ma non fidandomi della SiS – che sono certa sarebbe capace di illudermi brevemente con un peso fasullo per il semplice gusto di gettarmi nella disperazione alla, veritiera, pesata successiva – ho preferito attendere che il trend si consolidasse. Oggi posso annunciare urbi et orbi che addì 4 novembre 2011 alle otto del mattino, il vostro amato quartino di bue pesava “appena” 68,3 chilogrammi, con l’asciugamano bagnato in testa (ma senza orologio).

Applausi.
Più forti.

Purtroppo non manca la nota dolente. A causa di uno stop forzato (di cui non vi posso spiegare la ragione, che – credetemi – in realtà non volete sapere, essendo una cosa molto splatter, ma vi assicuro che non è stata una scusa per non andare a correre) dal – mi si conceda qui l’iperbole – consueto allenamento, il rapporto tra massa grassa e massa magra è peggiorato, perciò c’è il rischio che, una volta che migliorerò di nuovo questo valore, metta di nuovo su qualche etto.

La verità è che sono un po’ indulgente sulle porzioni.
Seguo scrupolosamente le linee guida della dieta, perciò non mangio farine bianche da quasi tre mesi (tranne due micropanini – in due pasti diversi – a Brescia il 23 ottobre, il che significa che neppure per il mio compleanno mi sono concessa distrazioni) e non butto giù niente di diverso da vegetali crudi fra un pasto e l’altro. In cuor mio, sapendo di avere avuto, fino all’inizio della dieta, una condotta alimentare propriamente esemplare, confidavo che la distribuzione armonica dei nutrimenti nel corso della giornata, l’eliminazione di qualsiasi cosa zuccherata e degli snack fuori pasto sarebbero bastate a farmi rapidamente diminuire di peso. In fondo, nel 1997 avevo già fatto qualcosa del genere e aveva funzionato.
Non ho fatto i conti con l’anagrafe. Ho un vezzoso ciuffo di capelli color nebbia proprio alla sommità della testa, le pieghe intorno alla mia bocca non spariscono più dopo che ho smesso di ridere e le mie tette… beh, comincio ad apprezzarne la leggerezza e le dimensioni a dir poco contenute, grazie alle quali posso sfruttare il lavoro della resistenza dell’aria, perché i miei tessuti hanno smesso di fare il loro dovere da un pezzo. Non deve meravigliare che anche il mio metabolismo non risponda al trattamento con la prontezza dell’adolescenza.

Dunque il buon proposito, ora che mi sono abituata ai principi della dieta e li seguo con una certa facilità, è di ridurre le porzioni, specie – forse solo – quelle della cena. Se, infatti, la colazione è sicuramente adeguata, il pranzo potrebbe migliorare, ma tutto sommato non è sbagliato, la cena è decisamente indulgente e spesse volte troppo abbondante, però la cena è il mio pasto preferito, perché è il più tranquillo, ed è difficile liquidarla con le porzioni striminzite del monopiatto, senza contare che per me solo la pancia piena è capace di dare quella sensazione di benessere e relax che fa gustare al meglio il divano.

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È in edicola, a fascicoli: Impara lo Sloveno con Larrycette [1]

Posted on October 31st, 2011, by Larry

Occhiello: qualsiasi argomento è buono per non parlare della dieta.
Sommario: aggiungiamo un’altra lingua alla lista di quelle che non so.

Benvenuti, Piccoli Lettori, ad un altro – appassionante – ciclo a puntate che prima o poi verrà piantato lì inconcluso, come tutti i precedenti.
Scopo principale di questa nuova rubrica è forzarmi a tenere in ordine gli appunti del corso serale, obbligandomi a ripassarli da una lezione all’altra ricopiandoli; potevo fare dei documenti di Google e averli ugualmente disponibili dappertutto [è più facile che abbia un computer davanti che il quaderno in borsa], ma poi ho pensato che avrebbero costituito dei post di sicuro interesse per i miei lettori e non ho voluto privarvene.

No, branco di malfidenti che non siete altro, non è perché non ho tempo di aggiornare il blog con altri argomenti e no, non è perché non ho niente altro da raccontare.

Perché lo Sloveno?
Perché la Slovenia è più vicina della Croazia e dell’Austria, in caso un domani volessi espatriare senza compromettere la comodità di recarmi a riunione di Tartanrughe.
Inoltre in Slovenia si mangia bene (anche in Croazia, in effetti; se no, perché Mangiare in Istria?) e ci sono supermercati convenienti. Frequentandola spesso, è ora di cominciare a interagire con gli indigeni, i quali, rivolgendosi a me con il loro italiano, se non perfetto, migliore di quello di molti nostri compatrioti, mi fanno sentire una bifolca patentata a non essere in grado di ricambiare l’ospitalità espressiva (con l’aggravante di essere io quella fuori posto).

Poi, i nostri vicini ricevono ogni mattina il Primorski, un quotidiano locale in lingua slovena, che il postino lascia nelle inferriate del portone e i cui titoli leggo ogni mattina, ma senza comprenderli.
Non so se vi ho mai detto che sono affetta da una forma acutissima di cazzialtruite ebdomadarica, per cui non resisto all’impulso di leggere i periodici degli altri. Mi capita più intensamente con i quotidiani, ma non disdegno settimanali, mensili e talvolta libri. Fondamentale è che la pubblicazione sia già in lettura, altrimenti l’impulso è contenibile (infatti, al Primorski dei vicini getto un’occhiata alla parte visibile senza rallentare il mio percorso); ma se qualcuno sta leggendo qualcosa, non riesco a fare a meno di leggere con lui. Io sono quella che sull’autobus vi si piazza dietro e legge il vostro quotidiano, perfino se è il Giornale, perfino se è in Ungherese (quest’ultima scena è realmente accaduta a Budapest, la storia de il Giornale, ovviamente, è un’iperbole). Io sono quella che al bar sposta la Gazzetta sul tavolo accanto per fare spazio, ma che si contorce per leggere il trafiletto di fondo non appena un altro avventore la apre. Io sono quella che dal parrucchiere (le rare volte che ci va) si porta un libro, ma che non appena la signora dietro di lei sfoglia un magazine patinato tutto diete e borse, fa i miopi occhi a fessura per indovinare il titolo dell’articolo, rovesciato nel gioco di specchi, disdegnando la pila di riviste altrettanto patinate che le sorge accanto. Io, insomma, sono quella cagacazzi tremenda che non vi lascia sfogliare la vostra rivista in pace e già godo all’idea di rubare un titolo in più dai giornali degli altri, facilmente, ogni mattina, prima ancora dei legittimi destinatari.

Infine, la Slovenia è meravigliosa terra di boschi (chi alla parola “verde” pensa all’Irlanda non è, evidentemente, mai stato in Slovenia) e natura rigogliosa, ma un nume beffardo le ha inflitto un tremendo contrappasso per questa sua sfrontata beltà e l’ha resa anche terra martoriata dalle gare di orienteering. Qui se ne tengono di tecnicissime e blasonatissime, tanto da richiamare atleti dall’estero. Capirete bene che se il tuo “estero” si risolve in cinquanta chilometri, le probabilità di risparmiarcele precipitano a una su un googol.

Così abbiamo deciso che era giunta l’ora di espugnare questo idioma melodioso, ma non esattamente orecchiabile, e sia io che Zzi ci siamo iscritti a un corso di lingua serale. Non potendo raccontare a lui le mie disavventure – perché vi ha assistito – ho deciso di infliggerle a voi.
Contenti, neh?

 

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Indovinate:

Posted on October 13th, 2011, by Larry

È il 13 ottobre: chi ha compiuto 21 anni?

Non si vince niente, è solo per ere un po’ le acque dat che i biglietti sono andati sold out  da giorni e non vorrei che pensaste che ce ne siano ancora con conseguente delusione al mio diniego di fornirveli.

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 7]: Larry e la bilancia – uno psicodramma

Posted on September 29th, 2011, by Larry

Rapido aggiornamento del 30.09.2011.
Stamattina pesavo 70,8, ma non è di questo che volevo parlarvi.
Oggi facciamo gli auguri a Madame K, che ovviamente ha compiuto 21 anni. Non dimenticatevene, o la sua ira sarà micidiale!

I più accorti avranno notato che da qualche tempo non vengono pubblicati dati sul mio peso.
Eravamo rimasti con la bilancia di casa Larrycette con le pile scariche. Il giorno successivo, Zzi ha prontamente procurato le pile per la bilancia e ci siamo nuovamente pesati.
Dovete sapere che io faccio spesso una simpatica pantomima: mi peso, poi scendo, mi levo l’orologio e mi ripeso, e mi scopro magicamente dimagrita di due etti. “Ma che cazzata è?” – si domanderanno subito i miei piccoli lettori. Riconosco che è fondamentalmente solo una perdita di tempo, ma – che volete farci? – io mi diverto così. Non appena la bilancia ha avuto le batterie nuove, allora, ho fatto la pantomima dell’orologio, solo che quella volta – perbacco! – il peso era sceso di diversi etti. Ci riprovo. Il peso è ora salito di più di un chilo, superando il valore della prima pesata.
Zzi è lì che mi guarda con in mano le pile vecchie, come a dire “non prendertela con me”. Lo peso. Lo ripeso. Lo peso una terza e una quarta volta. Anche per lui l’oracolo non ha una risposta univoca e continua a sparare numeri accazzo. Raggiunto lo strepitoso peso di 38 chili, mi arrendo all’evidenza e decreto la necessità di una nuova bilancia.

Nel fine settimana facciamo la spesa al supermercato grande (che si distingue dal supermercato piccolo – un ossimoro oggi molto diffuso in numerose città – e da quello medio, che poi è il discount-buono, detto genericamente “supermercato” affinché possa essere distinto dal discount-gramo) e compriamo anche la bilancia; a posteriori rammento che Amazon ha un fantastico reparto casa&cucina, nel quale avrei certamente trovato qualche bilancia pesapersone. Travolta dall’impellente necessità di pesarmi il prima possibile, non ragiono e ne compro subito una.
Ho solo un attimo di indecisione fra una digitale “semplice” e una digitale che rileva anche percentuale di grasso, di acqua e di massa muscolare. È ovvio che non è possibile che una stupida bilancia capisca tutte queste cose di me solo pesandomi, quindi non ci casco.
Certo, costa solo 7 euro in più.
Ma che c’entra? Foss’anche regalata,  io mica mi faccio abbindolare con la promessa di prestazioni che perfino un bambino capirebbe che non possono essere effettuate.

Però… come fa a stabilire i valori? Come funzionerà? In fondo sette euro sono un prezzo onesto per La Conoscenza.

Per puro amore di verità, dunque, acquisto la bilancia petulante, con il preciso scopo di scoprirne i segreti più reconditi.
La porto a casa, mi peso, memore dei 69,7 chili del 9 settembre che già fantastico essere divenuti meno di 69.

71,4.
Dev’esserci uno sbaglio.
Scendo, risalgo.
71,4.
Oltre che petulante, cocciuta!
Scendo, risalgo.
71,4.
La smetto.

Tragedia e disperazione!
Che io sia ingrassata, anziché dimagrita?
In effetti, con quello che mangio non ci sarebbe da stupirsi, eppure riesco a respirare anche se mi metto i jeans, quindi un paio d’etti devo averli smaltiti, in qualche modo. Che la bilancia precedente dichiarasse sempre due chili di meno?
Devo sapere: prendo Zzi e lo peso. Anche lui pesa un paio di chili in più rispetto al peso medio ricavato dalle ultime pesate sulla bilancia precedente, il che mi è di grande consolazione.

Non voglio sapere da quando la bilancia che avevo è rotta: se sono sempre pesata due chili in più di quelli che credevo (questo spiegherebbe perché le mie amiche pesavano tutte relativamente “poco” meno di me) o se solo recentemente ho sfondato il tetto dei 75 (sarebbe un record, non ero più arrivata a tanto da quando la felice concomitanza di gastrite&dente rotto mi avevano dimezzata alla fine del 2007; poi non ho praticamente mai più masticato come prima).

Sia come sia, oramai siamo nelle mani della petulante, che ha – per inciso – un evidente debole per Zzi e non manca occasione di lusingarlo, coprendo me di insulti.
Per esempio, oltre a dire che io peso 71,4 e lui appena 78 (può una moglie pesare meno di un decimo in meno del peso di suo marito?), dice anche che lui ha pochissimo grasso, mentre io sono una palla di lardo, che lui è correttamente idratato, mentre io non sono manco in grado di ricordarmi di bere e che lui – ok, non ci voleva una bilancia apposita per scoprirlo – è un tonicissimo fascio di muscoli, mentre io… beh, io… non si capisce come faccia a muovermi, essendo che la quantità di muscolo del mio corpo è a malapena quella che spiega la presenza di cuore e lingua.

Da circa quattro giorni, la petulante si ostina a ribadire il medesimo peso, peraltro irritantemente vicino al mio primo peso scoperto. O io ho smesso di dimagrire (cosa che non posso escludere, ma che mi meraviglia) o la stronza lo fa apposta per farmi un dispetto.

Ad ogni modo, l’aggiornamento della settimana è: Kg 71,1.
Che palle!

 

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 6]: una (delle) parentesi – Yogurt fatto in casa (2)

Posted on September 19th, 2011, by Larry

Provo covandolo un pochino, poi opto per travasarlo nel contenitore di pirex dove lo unirò al latte, affinché disperda prima il freddo.
“Ignorante” diranno subito i miei piccoli lettori. “Non è il freddo che si scambia fra i materiali, solo il calore passa da uno all’altro”. Ho vagamente sentito parlare di questa credenza da nerd, intendevo dire che travasandolo confidavo che ricevesse più in fretta calore dall’ambiente circostante. Nel dubbio, l’ho covato ancora un po’, così ho ceduto calore dalle mie cosce, che si sono raffreddate, non perché abbiano ricevuto freddo, ma perché hanno perso calore (contenti?).

Nel frattempo il mezzo litro di latte, che disperde calore con una certa celerità, era diventato a malapena tiepido, così l’ho scaldato di nuovo. L’ho scaldato tre volte prima di stufarmi di aspettare che lo yogurt fosse caldo. Infine, ho deciso che lo yogurt era alla temperatura giusta e ho saggiato col dito. Mmm. Non mi pare tanto caldo. Meglio, non choccherà i bacillini.

Procedo a versare il latte nello yogurt un cucchiaio per volta.  Un cucchiaio di latte nello yogurt, e mescolo bene. Un altro cucchiaio di latte nello yogurt,  e mescolo bene. Il gioco è bello, ma è lungo. Verso sul piano della cucina mediamente mezzo cucchiaio ogni due, quindi, tutto sommato, me la sbrigo, per ché il latte finisce presto.

Invaso la mistica mistura nei vasetti di vetro da conserva, puliti e asciutti, ai quali – dopo più di tre anni dalla jam session savorgnana – restituisco una ragione di vita, togliendo a Zzi ogni speranza di sbarazzarsene.

Realizzo che non dispongo di una scatola per riporre i vasetti, né ho a portata di mano una coperta per incubarli.
Vado a prendere una coperta. Dannazione, ha le tarme. Crisi di nervi-lampo, perché ho i piccini che prendono freddo.
Vado a prendere un vecchio maglione di mia madre. L’ha fatto sua madre tra il ’73 e il ’75, quando mia madre andava a sciare, è bellissimo: è in lana idrorepellente arancione, con un motivo geometrico nero sul davanti: un po’ Charlie’s Angel, un po’ Charlie Brown. C’è anche il berrettino con il pon-pon coordinato. Lo scorso anno le tarme me lo hanno divorato irreparabilmente, facendoci un buco irrecuperabile su una spalla, ma l’ho tenuto lo stesso perché mi piace da matti, e gli ho anche fatto fare il trattamento anti-tarme al lavasecco, per preservare quel che ne resta. Decido che è il momento di restituirgli un’esistenza da incubatrice di yogurt.
Ha le tarme.
Seconda crisi di nervi lampo e maledizioni al lavasecco inefficace.

Punto, allora, la scatola delle Stoffe Senza Destino, ovvero quelle stoffe che – generalmente insieme alla Giraffa, ma anche in completa autonomia – compro perché mi piacciono, senza sapere cosa farci. La maggior parte è cotone Ikea, ma c’è sicuramente una lana tipo principe di Galles di quando credevo che avrei cucito dei pantaloni. Apro la scatola e chi ti trovo? Le maniche di pile del vestito di pile. Ecco a cosa serve essere disordinati: si trova sempre quello che serve, anche quando non si è consapevoli di cercarlo! Dato che il vestito di pile non è venuto esattamente come me lo aspettavo, decido che il vero scopo delle sue maniche è di incubare lo yogurt e così metto i piccini a riposare infilati in esse.

Li ho lasciati in incubazione sette ore e mezza – quando avrebbero dovuto bastarne sei – e sembravano vasi di Vinavil, ma ero chiaramente sulla strada giusta, pertanto ho riprovato dopo pochi giorni, usando un vasetto del mio yogurt per inoculare i bacilli nel latte e – con mia stessa sorpresa – stando un po’ più attenta alle temperature (ma sempre con 7 ore di incubazione) lo yogurt è risultato perfettamente compatto.
Disgraziatamente, l’ho preparato lunedì, quindi ho dovuto aspettare fino a giovedì per mangiarlo (martedì no latte, mercoledì namminchia).  In compenso, ieri ne ho fatto scorpacciate, alla faccia del “variare il menù” e “non creare accumuli”.

A Natale regalerò a tutti maniche di pile e quando mi guarderanno tra il deluso e il compatimento, dirò ai miei amici “Non sei contento? È una yogurtiera!”
Fatelo anche voi!!!

 

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 6]: una (delle) parentesi – Yogurt fatto in casa (1)

Posted on September 16th, 2011, by Larry

La dieta GIFT prevede di farsi lo yogurt in casaaaa???
Diranno subito i miei piccoli lettori.
Ma no, rilassatevi, la dieta Speciani[imparate a chiamarla così, non incaponitevi con "GIFT "] suggerisce – al massimo – di consumare a colazione una cosa buonissima che viene chiamata “coppa yogurt” e che è in pratica un müsli integrale  rinforzato, con aggiunta di frutta fresca e secca, ma non è di questo che voglio parlarvi ora: avevo promesso un aggiornamento sull’evoluzione dello yogurt e – miracolo – eccoci già a festeggiare il primo risultato accettabile.

Prima, però, devo – come ogni venerdì – riferire della pesatura del manzo. Suppongo di pesare circa 69 chili, etto più, etto meno. Ho una bilancia digitale [deficiente! Costa di più, è meno affidabile e inquina, diranno subito i miei piccoli lettori; hanno ragione, è stato un acquisto scellerato, ma fu uno dei primi regali che feci a Zzi, per consentirgli di constatare quanto fosse secco, la scelsi perché era bella e sarebbe stata bene in qualsiasi bagno avessimo potuto avere e tutto sommato non me ne pento] e credo sia venuto il momento di cambiarle le pile. Stamattina mi sono pesata tre volte e il valore indicato è stato – non ricordo in che ordine – uno strepitoso 68,8, un ragionevole 69,2, un terrificante 69,9. Stimo, quindi, di stare sotto i sessantanove e mezzo, ma sopra i sessantotto e otto. In settimana cambio le pile e venerdì prossimo vi do un dato più esatto.

Tornando alla mia creazione, l’ultimo esperimento ha dato esito ad uno yogurt eccessivamente fluido, più simile allo yogurt da bere, ma comunque più denso del latte in cui lo avevo sciolto: chiaro segno che un minimo di processo c’era stato. Odore e sapore, invece, erano ottimi. Da qui a incoronarmi imperatrice dei lactobacilli e signora indiscussa di tutti i processi di fermentazione (vino compreso, sebbene non lo abbia mai fatto) il passo è stato breve.

Ecco come si fa [non trovo più la fonte, sappiate per il momento che non è farina del mio sacco]: si prende un litro di latte e lo si fa bollire per sterminare i bacilli che non ci servono.
Si aspetta che torni a 40-45 gradi, postulando che ci impieghi mezz’ora e prendendo la temperatura con un termometro da cucina (se ci mettete quello da culo o da ascella esplode e lo yogurt al mercurio non fa proprio benissimo) o con un dito. Si prende un vasetto di yogurt bianco precedentemente lasciato intiepidire a temperatura ambiente, lo si scioglie lentamente e con cautela nel latte e si invasa. Poi si mettono i vasetti avvolti in una coperta a riposare 6 ore in una scatola. Lì – al riparo da sguardi indiscreti – i bacilli proliferano e mandano in vacca il vostro latte, che diventa yogurt e va messo in frigo, altrimenti continua a fermentare. Pare duri circa una settimana in frigo.

Ecco come ho fatto io: ho fatto bollire mezzo litro di latte perché pensavo che non venisse niente e non volevo buttare via un litro intero di latte.
Non disponendo di un termometro da cucina e resistendo stoicamente all’impulso di comprare qualsiasi ravatto per usarlo una sola volta, ho testato la temperatura con un dito, tanto non è la prima volta che mi cancello le impronte digitali ai fornelli, e per giunta ho quasi 31 anni e ne ho ancora dieci: sono decisamente in vantaggio.
Realizzo che mezzo litro di latte raffredda più rapidamente di un litro, perché è a malapena tiepidino. Realizzo anche che per avere un vasetto di yogurta temperatura ambiente, estrarlo dal frigo è di grande aiuto.
Cerco di scaldare lo yogurt con lo sguardo. Io dispongo di un famoso sguardo inceneritore, che uso solitamente quando i miei interlocutori mi contrariano. Avvicino le palpebre tenendole tese finché praticamente non vedo più niente. Corredo il tutto con espressione arcigna, che ottengo serrando le labbra e portando avanti il mento. Tipo così:

Stranamente resistono al mio sguardo inceneritore Zzi, CP, la Giraffa, il Giraffo, Zucchero, Josephine, Elisa, Quellolì, tutti gli orientisti e – ho scoperto – anche lo yogurt. Sono sicura, comunque, che il resto del mondo andrebbe in cenere, se solo io glielo puntassi contro.

 

 

 

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 5]: l’imprevisto è sempre in agguato

Posted on September 10th, 2011, by Larry

Ieri era giornata namminchia e a pranzo ho tenuto fede al mio proposito mattutino, così ho ordinato il roast-beef con le patate.
Siccome da Siora Rosa sono esageratamente disponibili e si lasciano rompere i coglioni per la qualsiasi cosa, chiedo di dividere il contorno in mezza porzione di patate e mezza di pomodori , così mangio le verdure (un po’ poche, invero) e riduco i carboidrati a una dose abbondante, ma accettabile.

Lo so che mangiare il pomodoro con la carne fa venire l’acetone, e allora è inutile che ce lo meniamo a disintossicarci dai lieviti; convengo che è un po’ incoerente, ma a me il pomodoro con la carne piace un casino, e poi non è che tutte le volte che mangio carne la accompagno con il pomodoro: è stata un’eccezione, per godermi a pieno il pranzo fuori con Zzi.

Ad ogni modo, il mio piano era perfetto: carne, patate, pomodoro; nessuna traccia di lievito da nessuna parte, uno schema infallibile da replicare (pomodoro a parte) in tutti i giorni namminchia, facilmente esportabile fuori dalle mura di casa, un provetto monopiatto GIFT, anzi, forse l’archetipo dei monopiatti GIFT!
La patate avevano un aspetto delizioso e un profumo squisito.
Anche gusto e consistenza erano sublimi, ma la soddisfazione è durata poco: erano rosolate nel burro [che - lo dico per i non adepti alla dieta - di per sé non è categoricamente bandito, ma è un latticino e va evitato nelle giornate namminchia e in quelle no-latte, ovviamente].

Ora: se una prende da Siora Rosa “patate arroste” se lo deve aspettare che ci sia il burro. Anzi, ci sarebbe ben donde di che aversene se non ci fosse, essendo ingrediente indispensabile di una ricetta ben riuscita e fedele alla tradizione. Scema io, che non ci ho pensato prima e non ho chiesto le patate semplicemente bollite.

Così, con la morte nel cuore, ho passato i sublimi tuberi a Zzi – che stranamente non ha fatto storie – e ho mangiato solo la carne coi pomodori, tenendo per me appena due spicchietti delle dorate delizie, giustificandomi con “se no, i carboidrati, dove li prendo?”. È infantile, ma, se aveste assaggiato le patate, capireste.

Quindi, per adesso, non sono ancora riuscita a fare un vero giorno namminchia, sebbene le quantità di sostanze “proibite” ingerite siano sempre state prossime ad ε.
Chissà se la prossima settimana riuscirò nell’intento?

Di certo non nel weekend: stamattina mi sono strafogata di coppa yogurt e in questo momento in cucina, avvolti in un amorevole giaciglio di pile, stanno cercando di fermentare due vasetti di yogurt fatto in casa, del quale vi renderò debitamente conto non appena avrò ottenuto un risultato accettabile [temo non sia questa volta].

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