Izlet v Ljubljiano – 25.04.2012. Promozionale di orienteering centro storico a Lubiana | 3 – Il dopo-gara

Posted on May 17th, 2012, by Larry

… Segue

Zzi non è ancora arrivato, allora attacco bottone al papà di Nuovo Vanty. Siccome siamo vestiti uguali, ci chiedono se possono farci una foto. Acconsentiamo, ma mettiamo in chiaro che non compriamo niente. Il fotografo ci rassicura che è per una pubblicazione locale e scatta. Tutto questo l’ho dedotto dal tono della conversazione, perché non ho capito una parola. Il papà di Nuovo Vanty, infatti, è bilingue e parla con gli indigeni a velocità supersonica, facendomi intuire solo “ne kupimo” (non compriamo) e lasciandomi a domandarmi perché abbia usato una prima persona plurale anziché duale (“ne kupiva”, suppongo), non essendoci nessun altro vestito da abete nei paraggi.

Faccio un giro per vetrine, poi arriva Zzi e mi faccio portare a cambiarmi. Acquistato nuovamente un aspetto civile, mi avventuro in merceria a comprare i bottoni.

In qualche modo riesco a venire via con 8 bottoni, 6 cerniere lampo e una muta di aghi da macchina, confermandomi il miglior mimo dell’impero austro-ungarico.

Il Celere Capellone ci offre una birra e, rilassati sotto un ombrellone nella piazza principale, facciamo a chi ce l’ha più lungo, cioè, da bravi orientisti, ci confrontiamo i percorsi. Siccome abbiamo tutti fatto la open, c’è poco da confrontare, così passiamo direttamente alla seconda attività preferita dagli orientisti: denigrare le scelte altrui.

Più tardi, i nostri amici rientrano a Trieste, mentre io e Zzi ci fermiamo nella romantica Lubiana anche a cena. Zzi non è molto convinto di farmi cenare fuori e per giunta all’estero, ma io – completamente guarita alla prospettiva della cena – non ho un attimo di indugio e lo conduco con decisione al ristorante.

 

(… Continua)

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Addio, mondo crudele!

Posted on May 16th, 2012, by Larry

Per fortuna non sono una persona coerente, altrimenti dovrei togliermi la vita.

Ieri, infatti, ho compiuto l’atto più nefando che si possa pensare, al pensiero del quale mi sento immonda e indegna di far parte del consesso umano.

 

Antefatto

Quando si è adolescenti, si hanno un sacco di preoccupazioni tremende, tipo: i maschi, il sesso, la ciccia, i maschi, i brufoli, il sesso, i maschi, il trucco, i maschi, la versione di greco, il sesso, la migliore amica, il fidanzato della migliore amica, il sesso, i capelli,  Bon Jovi, i capelli di Bon Jovi  e i maschi. E il sesso, ovviamente.

Ricordo vagamente che gli scopi maggiormente perseguiti nell’adolescenza sono: non farsi bocciare in greco e trovarsi un maschio per fare sesso (a Bon Jovi si rinuncia in partenza).
Sebbene le insidie di un periodo ipotetico con l’ottativo non vadano mai sottovalutate, anche procacciarsi un maschio non è facile, specie se sei selettiva, ma non te lo puoi permettere.
Si escludano quelli che puzzano, che hanno i brufoli, che hanno i capelli unti.
Si escludano anche quelli con i capelli troppo corti.
Via quelli cicci e via i nanetti. Via anche quelli che non parlano bene e quelli che tengono per la sampdoria.

Il ristretto territorio di caccia, guarda caso, coincide quasi esattamente con quello delle altre, solo che “le altre” partono avvantaggiate. Per esempio, si capisce come sono fatte: si capisce qual è il davanti e qual è il didietro, si capisce qual è il sopra e qual è il sotto, si individuano con una certa sicurezza le spalle, il seno, il punto vita, i fianchi e le gambe. Talune sono anche dotate di un viso grazioso.
Nel tuo caso no, nel tuo caso sei un capitello di 170 x 170 intagliato nella panna cotta, tremulo e bianchiccio. Sei pure un po’ irsuta.
Eppure, un maschio te lo devi trovare.

 

Dovete sapere, cari Piccoli Lettori, che sono sempre alla ricerca di contenuti di qualità per questo blog, al fine di rendere sempre più gradevole la vostra esperienza.
Da un paio di giorni sono impegnata a implorare Dario-sommo-poeta affinché scriva un guest-post per noi.  Non serve che sia bello-bello come questo qui (basta che leggiate le parti in corsivo), va bene anche uno bello-medio.

 

Hanno sedici anni anche loro, hanno vagamente sentito dire che sei una femmina e, se le tue amiche si danno una calmata, forse resta qualcosa anche per te.  
A furia di sparare nel mucchio, qualcuno cade.
Via, non è proprio un amore travolgente, è più un “pensavo che potrei venire  a fare i compiti da te quando devo lasciare la casa libera a mio fratello, ma non oggi, che vado da Valentina”.

Poi, la botta di culo: Valentina – guarda un po’ – ha la mononucleosi.

 

Dario-sommo-poeta non sembra intenzionato a sganciare il guest post facilmente, ma non è proprio un “no”, è più un “supplicami in ginocchio e vedremo”.
Io, che sono campionessa mondiale di tormento del prossimo, inizio un serrato epistolario per estorcergli il prezioso scritto.

 

 

Svolgimento

A questo punto, l’ignaro giovane è praticamente spacciato.
Ti fai trovare pettinata, depilata e vestita da femmina. Per tutta la vita tenterai di eguagliare il tempo-record di preparazione, e non ce la farai mai più, ma ancora non lo sai e irradi fascino e disinvoltura.
Spieghi l’abbigliamento con un fantomatico “appuntamento più tardi” e fai accomodare il bamboccio, che forse ora ha chiuso la bocca.
Offri da bere, da mangiare, da ubriacarsi e da fumare. Insisti che prenda almeno una birra fresca, con questo caldo anomalo.
Ebbene sì: se necessario ‘o famo ‘mbriacà.
Tu  butti giù a collo come un portuale e non fai una piega perché, mentre ti radevi gli stinchi consapevole che la settimana dopo avresti dovuto usare il napalm, buttavi giù grissini a manciate per assorbire l’alcol.

Fai astute e casuali manovre di avvicinamento, infili furtiva una mano fra i riccioli (i riccioli!) con la subdola strategia del cameratismo – tanto i maschi sono tutti boccaloni – e instauri il primo, più difficile contatto; vai a prendere libri e quaderni, dalla pila sfugge inavvertitamente “Piece of Mind” (Dio benedica quell’idiota di tuo cugino);  parli di calcio, menti di riconoscere un fuorigioco, quando lo vedi, ma confessi che preferisci la Formula Uno.
Sei già diventata interessante.

Lo incoraggi a parlare (cazzo, però, proprio boccaloni) e lo ascolti rapita.
Partecipi con misura alla conversazione, appena un pochettino, per farlo sentire compreso, poi assumi di nuovo lo sguardo sospeso  e un po’ idiota di quella che pende dalle sue labbra. Il che è anche facile.
Qual è la strategia migliore? Avvicinarsi languida? No, sembreresti il Tenerone, capirebbe e scapperebbe, non bisogna dare alla preda il tempo di pensare.

Nei film succede che si baciano a tradimento, e quella che non voleva poi ci sta. Vada per la violenza sessuale, tanto sei minorenne.

Però, sei ancora troppo distante, con la rincorsa che ci vuole, se da qui sbagli la mira gli sfondi il setto nasale. Devi essere già abbastanza vicino da potergli prendere la testa e tenerlo fermo.
Ora ti sembra che non ce la potrai fare mai, ma tra meno di dieci anni potresti usare la stessa manovra con un altro e farlo diventare tuo marito. Non ci devi pensare su, lo devi fare e basta.
Discosti la sedia dal tavolo e ti siedi accanto a lui. Hai la coda di paglia e temi che si sia insospettito, ti pare quasi di sentirlo che si allontana, ma afferri il solo libro che lui non ha e proponi di iniziare da quello. C’è cascato: si rilassa e abbassa la guardia.

Il tuo cuore batte talmente forte che non sopravvivrai comunque a questo pomeriggio, tanto vale agire:
“Ommioddio, un insetto!” – “Dove?” – “Là” – “D..”.
L’hai fatto. Hai rischiato di spezzargli l’osso del collo per girargli la testa, ma l’ha baciato. Brava. Comunque vada, è un ottimo esercizio per rafforzare l’autostima e la capacità di prendere decisioni. Hai visto che non era difficile? 

A questo punto il nostro pezzo di carne dovrebbe essersi intenerito a puntino, non dovrebbe essere più necessario trattenerlo con la forza.
Provi ad aprire un occhio, piano piano. Lui li ha chiusi, buon segno. Apri anche l’altro. Ora senza mani.

Ho detto “senza mani”, coraggio, lasciagli andare le orecchie.
Potrebbe staccarsi, ma è un rischio che bisogna correre, e comunque è sempre meno pericoloso che levar le mani dal manubrio della bicicletta.
Non si stacca. È libero e non si stacca. Provi anche ad allontanarti leggermente, per essere sicura che non sia rimasto impigliato nella cintura, ma non si stacca proprio.

È il momento di dare un senso alla depilazione.

 

Dario-sommo-poeta e io avviamo un produttivo dibattito sulla scrittura: io sostengo che è come la musica e la matematica: ci sono aree del cervello preposte, in alcuni funzionano meglio che in altri.

Lui (poi capirò perché: è uno di loro) ritiene che sia l’esercizio costante a dare risultati.
Convengo che sia vero anche questo, probabilmente è un insieme delle due cose, in misura variabile, a seconda del soggetto, sulla cui formazione agiscono, in questo come in altri ambiti, genetica e ambiente.

Come sono saggia.
Che eloquio misurato e piacevole, che contenuti profondi, che rispetto della posizione altrui, eppure, che ferma sicurezza espositiva.
Il mio interlocutore ne sarà conquistato.

No, perché va bene essere modesti, va bene essere consapevoli dei propri limiti, va bene riconoscere che i Grandi Maestri sono altri e va bene anche aspirare continuamente a migliorarsi, ma almeno le parole so maneggiarle, padroneggio – se non lo stile – la grammatica italiana con una certa disinvoltura, non faccio errori d’ortografia, né di sintassi (anzi, sono spietata con quelli degli altri): non è la vetta, ma è pur sempre un punto rispettabile del percorso.

Insomma, il difficile era agganciarlo, ora lo devo solo convincere, ma sono certa che cadrà ai miei piedi retorici soggiogato dalla mia oratoria.
Oppure lo prenderò per sfinimento, come feci con l’ingegnere della patente.

 

Tragico epilogo

Il giovane si è lasciato docilmente condurre in camera da letto e non si scompone neppure davanti al poster di Ligabue.
Sono le 4 e i tuoi genitori non torneranno prima delle 6; in ogni caso, la porta è chiusa a chiave e anche se non lo fosse non è che vi potete fermare adesso.
Probabilmente i tuoi genitori ti troveranno i segni sul collo, o sarai sputtanata da qualche indizio in camera tua, ma non accadrà che fra due ore, adesso non ha la minima importanza.
Lo spogli.
Ti spoglia.

Ti guarda inorridito, si ricompone e se ne va senza parlare, tra il disgustato e l’offeso.
Ti guardi anche tu: mestruazioni. 

 

Gli mando un’altra e-mail, spiritosissima, do per scontato che scriverà il guest-post, ma lo blandisco di suppliche ancora un po’.
E in quella e-mail scrivo una cosa, una cosa talmente orrenda che me ne vergognerò tutta la vita, e non vivrò mai abbastanza per espiare. Poi, quando morirò, andrò all’inferno, e l’inferno è un posto dove la gente comunica solo con messaggini scritti con la K e mette gli apostrofi tra qual ed è.

La mia vita è rovinata e non ha più senso.

 

Postfazione
Quando ieri, sconvolta dall’accaduto, ho iniziato a scrivere questo post, l’ho fatto per confessare il mio orrendo peccato ed espiarlo con il biasimo della società.
Poi, come tutti i peccatori, ho cominciato a perdonarmi e ci ho ripensato, decidendo che non saprete mai che delitto tremendo io abbia commesso: vi basti sapere che è tremendo.
Lo sappiamo solo io, Zzi e Darietto, della cui discrezione, essendo egli un galantuomo, ho l’assoluta certezza.

 

S.O.S. TATI

Posted on May 7th, 2012, by Larry

(Tati, ti prego, salva questa phalenopsis!)

Ho pensato di interrompere la serie orientistica per dare un po’ di movimento all’home-page, altrimenti sembra che ci sia sempre lo stesso post, anche se siamo giunti ormai alla quarta puntata.

Non crediate che abbia scritto male il titolo di questo post: sto proprio chiamando in mio soccorso la mia piccola lettrice Tati, che – come avrete già scoperto dall’elenco dei blog a fondo pagina - è un’esperta di orchidee.
Questa è una delle sue:

Ho pensato, quindi, di scriverle un’e-mail per chiederle un suggerimento personalizzato per il mio caso disperato, poi ho pensato che i miei piccoli lettori stessero morendo dalla voglia di essere messi a parte delle mie disavventure botaniche.

Dovete sapere, infatti, che io ho il pollice merda.

 

 

Ogni vegetale in mia presenza manifesta in breve tempo segni di cedimento e muore orrendamente nel giro di poco, nonostante le cure amorevoli di Zzi, che – invece – è decisamente portato. Anche l’insalata va a male prima se sono io a riporla in frigo.

Al contrario, Zzi, è un provetto botanico e si prende cura con amore di queste silenziose creature, che gli sono così affini caratterialmente. Ultimamente s’è intrippato con i bonsai… ma magari il filone vivaistico del blog lo inauguro un’altra volta!
A dispetto della sua attitudine e del suo interesse, dicevo, con le orchidee proprio non ci acchiappiamo, facendone sistematicamente strage.

 

Storia di una phalaenopsis.

Vittima della nostra inettitudine e della nostra ostinazione è stata, ormai mesi addietro, una phalaenopsis comprata al banchetto dell’Unicef in occasione della festa dei nonni.
Questo tipo di orchidee, oltre che essere poco costose rispetto agli altri membri della loro famiglia, si direbbe anche piuttosto facile da far sopravvivere, a giudicare dall’esponenziale diffusione.
Non c’è negozio che non sfoggi una phalaenopsis in vetrina, fiorita e rigogliosa; non c’è ristorante o albergo che non la esibisca nel proprio ingresso, non c’è conoscente che non la ostenti in ogni angolo della sua casa.
Eppure, la nostra non ce l’ha fatta ed è puntualmente perita, credo per annegamento.

Sulla coltura di queste orchidee, infatti, ciascuno ha la sua teoria: c’è chi dice che non vanno annaffiate, ma solo nebulizzate, chi dice che vanno abbeverate per immersione del vaso, chi ammonisce di bagnarle abbondantemente e di rado, chi frequentemente, ma in dosi omeopatiche, chi di seguire una via di mezzo fra i due comportamenti chiosando con “tanto lo capisci da te quando è il momento”.

Noi le abbiamo provate tutte, evidentemente sempre al momento sbagliato, causando il decesso della sventurata che, fra le trenta e più piantine messe in vendita al succitato banchetto dell’Unicef, è stata scelta da me.

Poiché ha ancora foglie succulente, non abbiamo il coraggio di dichiararne la morte e confidiamo che sia in una specie di coma, che, però, siamo consapevoli di non essere in grado di invertire.

 

Lancio dunque un appello a Tati: salva questa orchidea!

Dicci dove potare, dicci come tagliare, dicci quando invasare, dicci se concimare, dicci se rinvasare.
Soprattutto, partiamo dai fondamentali: dicci quanto annaffiare e dicci dove collocare.

Oltretutto, non paghi delle molte vite spezzate, abbiamo recentemente preso un’altra orchidea, al momento in cui scrivo ancora viva, giurando che sia l’ultima se non riusciamo a tenerla in vita almeno sei mesi (ci diamo obiettivi realistici).
Sebbene si direbbe di una specie diversa (ha petali più appuntiti e di color rosso fiammante), smettere di andare a tentativi potrebbe giovare alla sua coltivazione.

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Larrycette per la Giraffa – Pochette per Gianna 2012

Posted on April 26th, 2012, by Larry

Come forse alcuni di voi sapranno, la suocera della Giraffa era Pollyanna e se da un lato, come è ovvio, la sua mancanza strazia i suoi familiari e addolora chi ha avuto il privilegio di conoscerla, dall’altro la ricordiamo sempre con gioia perché il bene che ci ha voluto e l’insegnamento che ci ha dato ci ha reso tutti più felici e migliori; per questo, la Giraffa ha deciso di festeggiarne il compleanno (che sarebbe caduto proprio oggi) con un’iniziativa benefica che l’avrebbe inorgoglita.

La sarta dai lunghi femori, infatti, ha creato otto strepitose pochette, il cui ricavato andrà in beneficenza (e potete giurarci, e se non volete giurarci tornate fra qualche giorno a controllare), che vi suggerisco di non farvi scappare.

Altre due sono state realizzate dalla nostra maestra Michelangela.

Cosa c’entra Larrycette in tutto questo?
Per prima cosa è un’iniziativa ammirevole che penso vi interessi e mi è parso un buon servizio darne notizia ai miei piccoli lettori.

In secondo luogo, la Giraffa – per ragioni imperscrutabili -ha voluto che scrivessi io il post di presentazione del progetto e delle creazioni.
Onoratissima, non me lo sono fatta chiedere due volte.

Inoltre, così facendo, mi sono accaparrata subito gli indispensabili porta-passaporto, con cui faremo colpo su Bruce non appena metteremo piedi negli States (perché è ovvio che Bruce è là che ci aspetta al controllo passaporti).

Volete saperne di più? Ovvio!

Precipitatevi a leggere il mio aggiornamento odierno, eccezionalmente su altri schermi: progetto Pochette per Gianna 2012 @La Giraffa.me

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Gostilna Križman, Tubljie (SLO)

Posted on April 19th, 2012, by Larry

Il fine settimana appena trascorso è stato denso di eventi e ispirazioni, grazie alla presenza a Trieste di due mie muse: Ale & Eli.

Con loro torniamo a far visita a una Gostilna poco distante dal confine di Fernetti – no, scusate, Pesek – no, scusate, Fernetti – no, scusate, Rabujese, no, dunque… Lazzaretto no, Sezana no… quello dove c’è anche la birreria Flora, lo stesso che si fa per andare da Mahnič… qual è? Pesek? Bon, quèl!

Non è la prima volta che ci andiamo, e una delle precedenti avevamo portato con noi proprio Eli, che aveva apprezzato; inoltre, per Ale era una novità, così siamo partiti felici alla volta della mistica casa arancione con lo spiedo di fuori.

Lo spiedo è vuoto e spento, ma non è necessariamente un cattivo segno, anzi: vuol dire che il porco è già cotto.

Non posso recensire ampiamente i primi, perché Eli non lo ha ordinato e noi altri tre abbiamo tutti preso jota. Tutte le jote erano buone, però. Ale non la aveva mai mangiata e l’ha gradita molto, e ne ha dato una definizione che farà accapponare la pelle ai triestini, ma che mi torna molto utile per far spiegarlo al mio pubblico occidentale: “una brovadina in brodo”.
Ora è tutto molto più chiaro, vero? Sapete tutti cos’è la brovada, no?

La jota è buona, non superlativa come quella che cucina il nostro Previdente Presidente,  ma si difende alla grande. È calda, e con il freddo che fa, in questo 14 aprile, ci vuole proprio; e poi, come dice Ale, “apre lo stomachino”.
Eli la redarguisce, perché il secondo sarà abbondante e farà fatica a finirlo, ma Ale, nella sfrontatezza dei suoi vent’anni, non le dà particolarmente retta.

Arrivano i secondi e Ale deve riconoscere che Eli è una sorella saggia, che sa cosa è meglio per loro. Nonostante questo, non si lascia intimidire e attacca con metodo cevapcici, raznici, pollo fritto, filetto di maiale, filettino di manzo, porchetta e contorni; solo la salsiccia viene ceduta a Zzi – che la accoglie generoso – perché indigesta. A giudicare dalle espressioni delle sorelle limoges, il piatto misto di carne è buono. Io chiedo se hanno il filetto di manzo servito sulla fetta di pane tostata e imburrata, guarito di verdurine cotte, che ho mangiato tempo addietro e ricevo una risposta affermativa.
Mi viene servito, a onor del vero, un filetto di manzo squisito, effettivamente adagiato su una fetta di pane dorata, che potrebbe addirittura essere fritta. È buono, ma non è come lo ricordavo: il pane non è abbrustolito come la volta precedente e la carne è un po’ più cotta, quindi non impregna il pane di sughino sanguinolento, ma solo lo ammolla con la sua umidità. Il filetto è ottimo e il piatto è decisamente godibile, ma non sceglietelo per scoprire un modo sfizioso di gustare il filetto ai ferri, ma solo per mangiare dell’ottimo filetto, un po’ più apporcellato del consueto.

Zzi, dopo che ha sperato per una settimana di trovare l’agnello, si deve accontentare della porchetta. Dev’essere buona, perché non me la offre con la consueta insistenza. Sia chiaro, me l’ha offerta e l’ha offerta alle nostre muse, ma dopo che la abbiamo rifiutata si è immerso nel piatto con raccolta devozione e ne ha spazzolato il contenuto.
Del resto, non era stato fortunato con i contorni. Chiediamo un contorno di patate al forno e uno di verdure cotte miste: arrivano spinaci e piselli, la criptonite di Zzi (entrambi).

Riscuotono, però, grande successo le patate. Sono così croccanti, dorate e saporite che non capiamo come possano essere fatte al forno. Secondo noi sono fritte, ma vengono spacciate per cotte al forno per ragioni di marketing. Probabilmente quelle vendute come fritte sono uguali, solo a forma di bastoncino.
Propongo di ordinarle per fare un confronto, ma il mio popolo non è con me.

Riscuoto, invece, maggior favore quando chiedo i dolci. La casa propone: baklava, sposa ubriaca, fragole con panna, fragole senza panna. Non esattamente una scelta vasta, ma, d’altro canto, che bisogno c’è di avere una carta dei dolci quando si ha la baklava?

Zzi e io ci affrettiamo a ordinarla, Ale & Eli si informano, invece sulla sposa ubriaca. Rassicurate dalla descrizione “è torta cioccolato, panna”, la ordinano.

Giungono due porzioni di dolce grandi come mattoni, ciascuna composta da uno strato di pandispagna al cioccolato, uno strato di qualcosa al cioccolato di aspetto e consistenza del bunèt, uno strato di panna. Ora che la vedo, mi ricorda qualcosa. 

Sono troppo assorta nella mia mezza porzione di antimateria al miele per badare ai dolci che mi stanno di fronte; io ho, infatti, con la baklava, un rapporto molto stretto ed esclusivo. Anche le nostre amiche, però, sono soddisfatte. Ridono e si divertono, senza sembrare più tanto sazie come prima. Raccontano facezie e ridono felici, punzecchiandosi affettuosamente. Che spasso. Ah, che risate.

L’unica cosa che ci è oscura è come mai abbiano chiamato la torta “sposa ubriaca”. Non è mica alcolica. Mentre ce lo domandiamo, continuiamo a chiacchierare allegramente. Ale & Eli sono proprio brillanti, stasera. Particolarmente, Ale è in vena di racconti spiritosi, Eli un po’ li subisce, ma ride fino alle lacrime. Non avevo mai visto Eli ridere tanto, ma dice che è sempre così quando c’è Ale.

Poi, un lampo di lucidità attraversa la testolina mezza rasata di Ale. Più che altro, una zaffata del suo stesso alito di distilleria le arriva alle narici e capisce che la torta è inzuppata eccome.
Assaggio io.
Ammazza se è inzuppata, per poco non mi stende con un boccone, non so come abbiano fatto a trangugiarne mezza yarda e ad essere ancora in piedi. Allegre, ma in piedi.

Al bancone, uscendo, ci offrono una grappa di mirtillo, che io prendo per liquore di terrano (va detto che hanno lo stesso gusto e lo stesso colore). È dolce, e la tiriamo giù come se fosse Zuegg. In fondo ai bicchieri restano dei piccoli mirtilli che la dicono lunga sulla qualità del liquore, ma nessuna di loro due è abbastanza presente da farci caso, e non sarò certo io a sputtanarmi da sola.

Al ritorno, approfittando del fatto che Zzi non aveva praticamente bevuto, conosceva la strada e del fatto che gli passa il sonno guidando, troviamo ognuna il nostro finestrino e ci spalmiamo contro una guancetta.

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Ultimo giorno saldi Hostgator

Posted on March 31st, 2012, by Larry

Siamo arrivati alla fine del periodo promozionale in cui è possibile acquistare – tramite Larrycette.com e inserendo il codice promozionale larrycetteprimavera2012 – un anno di

spazio web su Hostgator con lo sconto di $ 9.94, equivalenti a più di due mesi di utilizzo.

Se qualcun altro ne vuole approfittare, oggi è l’ultimo giorno.

Dettagli in più sono nel post originale.

Red polka dots, or “confessions of a damaged mind”

Posted on March 27th, 2012, by Larry

Perché, ammettiamolo, ci vuole una mente malata come la mia per vedere nella stoffa rossa a pois bianchi uno e un solo progetto, ovviamente suicida.

Ecco di seguito cosa ho in animo di fare.

La prima parte del piano consiste nel catapultarmi dalla Volpe Rossa e comprare ancora un po’ di questa stoffa perché a Vicenza ne ho comprata solo un metro e mezzo, in quanto non ho considerato né che le stoffe americane sono alte appena 110 cm, né che io sono lievemente “fuori sagoma” rispetto ai modelli canonici, quindi necessito a prescindere di qualche palmo di stoffa in più.

Quindi dovrò procacciarmi un cartamodello affidabile e semplice che mi permetta di realizzare un modello vintage-chic come questo, ma che non costi 35 dollari, spese di spedizione escluse:

 

Con i fat quarter delle stoffe coordinate che ho acquistato ho in animo di realizzare la cintura, la pochette e, perché no, far rifasciare le scarpe, anche se in questi giorni tutte le vetrine propongono decolleté rosse di vernice alle quali è un delitto dire di no. Praticamente non ci si merita di avere i piedi, se non li si mette dentro quelle scarpe.

Ecco come mi sono immaginata l’insieme:

Da

Ed ecco quale temo che sarà il risultato:

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Bottino vicentino

Posted on March 23rd, 2012, by Larry

Lo avevo promesso e non mi faccio aspettare. È tempo di mostrare i miei acquisti vicentini, affinché possiate fra non molto prendermi per il culo e rinfacciarmi che non ho ancora combinato niente (o “un cazzo” a seconda di quanto grave e protratta sia la mia inoperosità).

Ecco una rapida carrellata dei tesori che mi sono portata a casa:

Da Abilmente 2012

Siccome sono una persona di cuore, ho pensato anche e soprattutto a Zzi e ho comprato PER LUI i seguenti articoli:

Strepitosa stoffa per arredo con stampa a mappa di Londra. Non so ancora cosa farci: forse delle tovagliette americane (che non usiamo mai), forse una borsa per i ricambi dell’orienteering (che verrebbe troppo piccola), forse una busta per bussola e Si-card (che verrebbe troppo grossa), forse dei cuscini (che starebbero male con il resto della casa)… non è rilevante, l’importante era averla.

Da Abilmente 2012

Indispensabili stampini in silicone (che detesto usare, perché non sono capace) con soggetti marinareschi. Erano costosissimi, ma potevo non portarmi a casa le balene?

Da Abilmente 2012

Stoffa per arredo con stampa a fogli di giornale raffiguranti dive glamour (praticamente due soggetti in uno, troppo conveniente!), da subito destinata alla produzione di cuscini per il divano.

Da Abilmente 2012

A Vicenza impazzava anche la superba stoffa a libri, della stessa trama grossa per arredo della precedente (di gran moda quest’anno), ma, per mia sfortuna, quando mi sono decisa ad acquistarla era esaurita dappertutto.
L’impareggiabile Giraffa, però, l’ha scovata a Gorizia e me ne ha portato mezzo metro, così ho potuto fare i cuscini per il divano con la stoffa librosa e riconvertire quella con i giornali alla più nobile creazione di una borsa perché, si sa, le borse non bastano mai, e perché di questo passo dovremo comprare un altro divano per ospitare i cuscini.

Sapendo che ho mezzo metro di stoffa, e che la pezza è alta 2,80 metri, quale modello di borsa mi suggerite?
Essendo una stoffa piuttosto grossa, ne approfitterei per fare una borsa capiente, diciamo approssimativamente 60 x 40 x 20 cm.
Sartine! Crocette! Sotto con le proposte!

 

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I nostri nuovi cuscini

Posted on March 20th, 2012, by Larry

Infiammata dal sacro fuoco del cuscino trasmessomi dall’operosissima Giraffa, ho subito messo a frutto la stoffa che lei stessa mi aveva portato da una sua sortita a Gorizia (perché il bottino di Vicenza, evidentemente, non bastava).

Ecco i nostri nuovi cuscini, realizzati con la stoffa “a libri” che tanto bramavo:

So che le mie piccole lettrici sono tutte sartine più esperte di me e che non è questa una delle priorità dei miei piccoli lettori orientisti, twitteri o fan di Springsteen, ma poiché il mio pubblico è vasto e poliedrico ho realizzato un foto-reportage sulla produzione di questi cuscini. Definirlo tutorial è pretenzioso, ma può ugualmente dare l’idea di come farli.

Prossimamente verrà inviato gratuitamente per e-mail a tutti gli iscritti al sito, quindi, se volete vederlo, non vi resta che mettere la vostra e-mail nel box qua sotto.
Buona giornata (ps: haffattorosalitaaaah)

 

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Vento di novità nel web triestino: saldi Hostgator!

Posted on March 19th, 2012, by Larry

A Trieste, lo avrete visto dai telegiornali, lo scorso inverno c’è stato parecchio vento.

In parte è anche il travolgente vento di novità che sta attraversando il web triestino dall’inizio dell’anno.

Il 2012 è cominciato con il nuovo sito delle Tartanrughe: sempre colorato e divertente, ma più leggibile e navigabile grazie al nuovo tema, arricchito dei link ai blog personali deo soci.

Poi è arrivato subito il carico da novanta: la Giraffa ha aperto il suo primo blog individuale, lagiraffa.me: qui il suo debole per le cose “da femmina” è assecondato magistralmente da un Giraffo ingegnere ed esperto informatico in stato di grazia, che ha creato un tema esclusivo sullo strepitoso design della mitica Rosi.

Marzo ci ha regalato lo sbarco in rete di un’altra Tartanruga, la sarta professionista Michelangela.
Accanto a un blog miscellaneo  (l’atelier di Artù), la nostra insuperabile maestra di cucito ha aperto un sito di carattere più professionale, ma sempre personale e divertente da leggere: michelangela.me (anche in questo caso, gli applausi per il logo vanno a Rosi).

Perché vi dico ciò?
In parte perché sono siti bellissimi e, anche se non siete appassionati di cucito&ricamo e stronzate da femmine, dovreste darci almeno un’occhiata, così vi appassionerete; in parte perché sono solo i più recenti esempi di siti in WordPress, per fare i quali è necessario disporre di uno spazio web.

Ci sono diversi servizi che offrono spazio web, ma quello con cui mi trovo meglio è Hostgator, infatti, oltre che averlo scelto per Larrycette, l’ho consigliato alla Giraffa, a Michelangela, a molti altri e presto ci farò migrare le Tartanrughe.
Anche Zzi si trova molto bene con questo servizio, infatti lo ha scelto più di una volta, così abbiamo pensato di offrire ai nostri Piccoli Lettori uno

sconto di  $ 9,94 sull’acquisto di uno spazio web su Hostgator.

L’abbonamento base – che è quello che usiamo noi – costa meno di 4 dollari al mese, il che significa che approfittando dello sconto di Larry&Zzi avrete, in pratica, più di due mesi regalati.

Non voglio imbonirvi con slogan tipo “offerta speciale” o “occasione imperdibile”, ma è importante che vi faccia notare che si tratta di uno sconto che offriamo noi, quindi l’unico modo di fruirne, se desidererete farlo, è cliccare l’apposito banner a lato e inserire il codice sconto, altrimenti non vi viene riconosciuto lo sconto e dopo non ci si può far niente.

Lo avremmo volentieri offerto anche alle nostre amiche, ma la possibilità di farlo è spuntata fuori solo adesso. Inoltre, l’offerta è limitata e dura solo fino a fine marzo.

Quindi, se state pensando ad aprirvi un sito in WordPress, il nostro consiglio è di basarvi su Hostgator, e pertanto siamo felici di darvi la possibilità di risparmiare il costo di un paio di mesi.

Per approfittare dello sconto di $ 9,94 su Hostgator, cliccate entro fine marzo sul banner di Hostgator che trovate a lato e inserite il codice sconto larrycetteprimavera2012 (tutto minuscolo, tutto attaccato).

Buon web da Larry&Zzi!

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