Da Elisa il giorno di Ravosa, la crostata con la crema pasticcera

Posted on December 21st, 2009, by Larry

Mentre preparava la torta di porri, l’infaticabile Elisa ha cucinato anche la semplice, ma irresistibile, crostata con la crema pasticcera.

In sé non è niente di imprevedibile: si prepara la frolla per la crostata, si prepara la crema pasticcera, si stende la prima in una teglia, si versa la seconda nella prima e si inforna tutto, avendo guarnito con qualche pinolo.
Fatta.

Fatta una cippa, ci vogliono una maestria e una padronanza delle tecniche talmente elevate che alcuni non le raggiungono in una vita di spignattamenti, ma Elisa è molto dotata, lei ha quello che in gergo si chiama “fornello assoluto”.

La frolla: è un impasto di farina, zucchero, tanto burro e poco uovo.
Su internet si trovano sicuramente molte ricette per prepararla, con piccole differenze nelle dosi e nel procedimento, ciascuna delle quali si proclamerà essere la vera ricetta della frolla.

A me non importa sapere chi sia la madre di tutte le frolle, mi importa sapere quale variabile è meglio applicare per una resa ottimale della preparazione. [Non per niente sono la Queen of shortbread, come mi incoronò colui che non mi ha insegnato a suonare la chitarra.]
Per questo sono stata molto attenta quando Elisa ha preparato l’impasto, certa che adottasse qualche accorgimento speciale.
Ha fatto così: ha pesato la farina e l’ha versata in un recipiente capace. Ha pesato e aggiunto lo zucchero. Ha pesato, tagliato e ripesato il burro, lo ha fatto a tocchetti e lo ha aggiunto. Ha puntato il dito verso qualcosa di indefinito fuori dalla finestra dal quarto piano e ha esclamato “Guarda! C’è Springsteen”. Quando mi sono girata di nuovo verso di lei, stava già impastando; sicuramente ha aggiunto uovo, ma quanto? E sale? E lievito?
In questo modo ha ottenuto una pasta piuttosto elastica e docile, che ha steso in una sfoglia di circa mezzo centimetro e ha disposto in una teglia, bucherellandone il fondo.

La crema pasticcera: è un composto di farina, zucchero, tanto latte e un po’ di uovo.
Non ci sono molte variabili perché variando troppo le proporzioni, cambiano tragicamente la consistenza e il sapore. Conoscere e prevedere il comportamento degli ingredienti in reciproco rapporto dà modo, per contro, di ottenere la giusta crema per la giusta preparazione; ad esempio, una crema fluida nei cannoli di sfoglia li rende difficili da mangiare. Saperlo è molto utile, specie in occasione di feste e ritrovi, quando gli ospiti non vanno messi in imbarazzo. O quando si vuole mettere in ridicolo la gatta morta che fa la sensualona e anziché cacciarseli in bocca e masticarli come le persone normali, prima succhia via la crema puntando un uomo [mai il proprio] con sguardo allusivo; in questi casi, una crema troppo fluida le schizza matematicamente in gola e la strozza, costringendola a tossire a bocca aperta, sputazzando poco invitanti resti di cibo, e anche stavolta avrete sventato un adulterio!

La cottura: lievitando, la frolla tende a gonfiarsi un po’, quindi raramente la torta assume la forma di un grande cestino – che invece dovrebbe avere – assomigliando piuttosto a una borsa dell’acqua calda riempita troppo. Per questo  buona norma, quando si preparano torte con guarnizioni che non richiedono cottura, come una crostata di frutta o con la crema già cotta, cuocere il fondo separatamente, tenendolo basso disponendovi sopra un peso leggero, ben distribuito e che faccia passare moderatamente il calore dall’alto: tipicamente in foglio di carta d’alluminio con qualche manciata di legumi secchi [che vengono di volta in volta riposti separatamente e conservati allo scopo].

Elisa, sempre in virtù del fornello assoluto, può permettersi di farcire la pasta cruda e infornare tutto insieme, anche perché guarnisce la superficie con avanzi di pasta buttati lì a caso, che crudi sembrano bruttissimi, ma che, a cottura terminata, formano un reticolato molto grazioso.
Prima di informare, si arricchisce la torta cospargendone la superficie con i pinoli.
Si apre la prima bustina [80 gr.] e si constata che è sufficiente. Ci si scambiano sguardi maliziosi. Si guarda con concupiscenza la seconda bustina.
Si fanno considerazioni sul fatto che una potrebbe bastare. Si osserva che, del resto, dell’altra non si ha bisogno nell’immediato e che a star lì non ci guadagnano. Si guarda la superficie della torta. La seconda bustina. La torta. La bustina. La faccia di Larry.
Si esclama “crepi l’avarizia” e si aggiunge la seconda bustina, si decora con gli avanzi di pasta e si inforna.
Riflettevo sul perché Elisa e io [e la Giraffa, a dirla tutta] non parliamo mai dei tempi di cottura di quello che prepariamo: è perché tanto stiamo cucinando mille altre cose e non ci schiodiamo certo dalla cucina in breve tempo!

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  1. susina Says:

    col cavolo che non lo dite perchè tanto state spignattando, non lo fate perchè sapete che è un dettaglio fondamentale e ci sono persone come me che stando incollate alla porta del forno pensando: ora apro, ora apro, riescono a bruciare tutto. uffi :-P
    susidicogoleto

  2. Larry Says:

    Firulì firulà [faccio finta di non sapere di cosa parli]

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