Da Soli – on the road

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[[NOTA BENE: PER EVITARE DI SVELARE L’OGGETTO DELLA NARRAZIONE, IN QUESTO RACCONTO L’AUTRICE FA USO DI ALCUNI MISTERIOSI NOMI DI FANTASIA, ALTRIMENTI LA NINI CAPISCE CHE GHATTO LE HA GIA’ PRESO I BIGLIETTI PER IL CONCERTO DI FEBBRAIO E ADDIO SORPRESA]]

Il 24 dicembre mi era parsa una giornata perfetta, avendola iniziata acquistando, presso il teatro Vattelapesca della mia città, i biglietti per il concerto di Tal dei Tali [approfondisci!].
Questo Natale, infatti, non ci siamo recati a Genova dai miei gentori, perché abbiamo deciso di trascorrere la sera della vigilia con i miei suoceri e, contemporaneamente, approfittare per riposarci e stare in casa, col non trascurabile vantaggio di risparmiare qualche soldino.

Il 26 Dicembre, emblemi di coerenza, prenotiamo i biglietti per il tradizionale concerto di Natale di Tal dei Tali in un circolo arci della provincia di Reggio Emilia. Tra viaggio, biglietti e pernotto spendiamo come se avessimo regalato uova di Fabergeè, ma per fortuna ce la siamo cavata con pidocchiosissime marmellate fatte in casa e ce lo possiamo permettere.

La mattina del 27 stabilisco il record personale di permanenza in un supermercato, praticamente faccio cadere le cose nel carrello con il solo spostamento d’aria che provoco correndo fra gli scaffali, ci nutriamo con pastiglie per astronautie ci mettiamo in macchina.
Io sono un gomitolo di euforia cardata con la tensione, non spiccico parola per tutto il viaggio se non per cantare la discografia di Tal dei Tali.

Arrivati sul posto ci facciamo cacciare dal locale perché è chiuso e apre alle diciannove. Mentre ce ne andiamo arriva una macchina da pappone con dentro uno che potrebbe essere Tal dei Tali [o il suo sosia, che per me non fa differenza alcuna]. Guida col cappello. Non dirò mai più niente su quelli che guidano col cappello.
Alle sette meno cinque siamo di nuovo lì, ma grazie a Dio non siamo i primi. Mi guardo intorno, è stranissimo andare a un concerto e non incontrare nessuno che conosciamo. Per fortuna Zzi era in accordo con un utente di dvdtree che ci raggiunge di lì a poco.
Tutti intorno sembrano tranquilli e anche noi ci rilassiamo e prendiamo l’aperitivo, grazie al quale mi sfondo di stuzzichini; tanto sono già ingrassata di sei chili, sembro un barbapapà. Stai a vedere che saranno questi tre chili di frittata, questa teglia e mezza di pizza e queste quattro dozzine di olive ascolane a fare la differenza. E’ che quando sono emozionata perdo l’appetito.

Verso le otto/otto e mezza iniziamo a salire le scale con fare normale; fischiettando indifferenti ci mettiamo in coda davanti alla porta di accesso alla zona del concerto. Non conosco il posto, non so dove andare, non c’era su internet una cazzo di cartina, non ho un piano d’azione e sono agile e scattante come un comodino. Giuro che mi metto a dieta.
Zzi è appogiato alla parete, serafico e a braccia conserte. Gli mancano solo le infradito, poi è Goemon. Aprono la porta, il pubblico fluisce diligentemente, ma rapidamente, lungo una balconata e giù da una scala, che fa un po’ di intasamento. Io non faccio in tempo a capire da che parte voltarmi, che Zzi fa “Di qua” e mi porta giù da una scala che nessuno percorre. Ora, io vorrei fargli notare che se nessuno ci va sarà perché non conduce da nessuna parte, ma poi mi sovviene che sui percorsi e sui posizionamenti ai concerti ha sempre ragione, ripenso al pit di Mannheim e mi mordo la lingua. Tanto, casomai, se finiamo dietro, glielo potrò sempre rinfacciare in una lite qualsiasi, fra una dozzina d’anni. Faccio appena in tempo a finire queste elucubrazioni che ho i gomiti sul palco.
Cremo il credito del cellulare mandando – molto matura, complimenti! – messaggini alle mie amiche per vantarmene; mi meriterei che mi cadesse una cassa sulla testa, ma….oops! Sono talmente vicino che le casse sono dietro di me.

Tal dei Tali ha uno strano nasino: visto di profilo è normale, visto di fronte la narice sinistra è storta o, meglio, ha l’area cava parzialmente invasa da una minuscola escrescenza carnosa perfettamente semicircolare, che crea una breve ombra – come una virgola – sulla punta del naso; sembra quasi che la parte terminale della cartilagine sia stata tagliata e si sia cicatrizzata storta.
Io lo so perché ero lì sotto.
Tal dei Tali ha gli incisivi superiori scuri. Non tanto ingialliti dal fumo, proprio scuri, come se fossero piombati. In compenso sono piccoli e perfettamente dritti; nonostante questo sputazza un po’, parlando.
Io lo so perché ero li sotto.
Tal dei Tali ha la pelle del viso liscia e chiara, con poche rughe di espressione intorno agli occhi e la fronte tesa come quella di un bambino; suda come un verro, sarà per via del copricapo.
Io lo so perché ero lì sotto
Tal dei Tali ha le mani snelle e nodose e riesce a tenere alzata la falange del pollice tenendo falangina e falangetta parallele. Le unghie sono piatte ed eccezionalmente ordinate.
Io lo so perché ero lì sotto
Mi hanno raccontato che ha anche suonato e cantato e raccontato storie, ma io ero troppo presa dalle falangi e dalle cartilagini nasali e non ho prestato grande attenzione.

Ad ogni modo, della serata praticamente non ho memoria, l’eccessiva emozione ha rimosso i ricordi; so solo che più tardi, a concerto terminato, mentre era lì che autografava dischi e si ingozzava [ma con che stile!] di panetti col crudo, mi ha rivolto la parola.

Mi ha detto:

“Eh?”

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