Gelaterie Zampolli (Zampega), via Ghega 10 – Guida alle gelaterie di Trieste [2]

So che siete entusiasti per il ritorno di questa promettente saga, ma per prima cosa facciamo gli auguri al Setter, che ha compiuto 21 anni. Per questa ricorrenza, la Giraffa cucina sempre una torta deliziosa, fatta di bignè pieni di panna tenuti insieme da crema di cioccolato. Oggi mi trovate tutto il giorno sotto casa della Giraffa a passare “per caso”.
A proposito: siamo in pieno mese di Festoso, perdonatemi adesso per i compleanni che mi sfuggiranno: ce ne sono troppi!

Data la stagione e la temperatura, che qui a Trieste è precipitata senza neanche darmi il tempo di fare il cambio degli armadi, ho pensato che fosse tempo di tornare a parlare di gelati!

Avevo previsto un rigoglioso sviluppo per questa rubrica, con la complicità dell’estate in città, le cui temperature e il cui paesaggio avrebbero favorito la frequentazione assidua di tutte le gelaterie del circondario, ma, come già sapete, poi è arrivato lui: l’uomo con il trapano dalla parte del manico, per gli amici Il Sadico.

Parlo del dentista che mi ha raspato via mezza mascella e ci ha ricucito sopra la gengiva – invero molto bene, un lavoretto preciso degno della Giraffa – e che mi ha detto “Mangia roba fredda che non devi masticare: mangia gelati per una settimana, almeno”.
E dove sta il sadismo? Dove sta, soprattutto, l’impedimento? – Si chiederanno i miei Piccoli Lettori.
Il sadismo sta nel prescrivere tre sciacqui al giorno con il colluttorio alla clorexidina, che è come fare i gargarismi con l’acquaragia. Significa che per settimane ho avuto in bocca solo il sapore acre e vagamente aromatico della benzina senza piombo, perché dopo il passaggio della clorexidina, il senso del gusto resta alterato per più di dodici ore (lo so perché più di una volta ho saltato gli sciacqui, senza alcun giovamento organolettico), e non c’è speranza di recuperare tra uno e l’altro. Così, anche se ho scrupolosamente coltivato la crescita dei miei culi ingurgitando centinaia di euro di gelato, non ne ho apprezzato né gusto né consistenza. Poi, come pronosticato dal mio sadico dentista veggente, la guarigione è – con mia somma sorpresa – avvenuta, e ho ricominciato a sentire i sapori.
Per festeggiare, mi sono precipitata da Zampega!

Gelateria Zampolli (Zampega), via Ghega 10 – Guida alle gelaterie di Trieste [2]

Per ragioni che mi sono del tutto oscure, a Trieste esistono svariate gelaterie che battono insegna “Zampolli”, anche se ciascuna ha proprietari diversi che non sono neanche parenti.
Per esempio, c’è una gelateria con l’insegna “Zampolli” in viale XX Settembre, e anche il locale in piazza Cavana, dove Toni Lamponi aveva aperto lo scorso anno, reca gli stessi nome e immagine a mosaico sul gradino.

Per ovviare alla possibile confusione, i triestini sono ricorsi alla loro proverbiale capacità di sintesi (grazie alla quale, lo ricorderete, hanno coniato l’espressione “capo in b” per  indicare un “cappuccino in bicchiere”) e hanno ribattezzato questa gelateria “Zampega”, che sta per “lo ‘Zampolli’ di via Ghega”. Presso alcuni è in uso anche la locuzione “Zamporio”, che significa “lo ‘Zampolli’ presso il Conservatorio”, essendo la scuola a un tiro di schioppo.
Prima che la fama di Toni Lamponi ne oscurasse il nome storico, lo Zampolli di Cavana era noto – come immaginerete facilmente – come “Zampana”; non mi risulta, invece, che sia uso chiamare *Zampale lo Zampolli situato in Viale, ma potrebbe essere una mia lacuna.

Zampega, si diceva, produce un gelato che incontra molto i miei gusti: è ricco, concentrato, assai simile al gelato che si trovava, fino a una quindicina d’anni fa, nelle più rinomate pasticcerie artigianali. Una pallina ti sazia come un pasto – e meno male, perché costa come il tartufo – ed è un concentrato di gusto.
Nonostante questo, non è mai stato un problema scofanarsi tre baléte per dessert. Tanto perché capiate quanto mi piace il gelato qui prodotto, sappiate che, prima di sposarci, Zzi e io vivevamo nel quartiere di San Vito, ma frequentavamo spesso questo Zampolli nonostante la relativa distanza; quando è stato il momento di comprare casa, fu proprio il fatto che questa gelateria fosse così vicina a farci propendere per questo appartamento piuttosto che per altri apparentemente equivalenti.
Certo, poi è arrivato Toni, ma io non sono mai stata il tipo che rinnega i vecchi amori.

 

Il gelato di Zampega (Zampolli in via Ghega)

 

L’ambiente e i locali

La gelateria si compone di un locale relativamente grande, tant’è che dispone di una porta e due vetrine.

L’ampio bancone a vetrina, uguale a quello delle mega-gelaterie che negli anni Ottanta ci facevano sognare durante le vacanze nelle località di villeggiatura (ve li ricordate? Quelli con sessanta gusti di tutti i colori, che passavamo ore a leggere stentatamente, per poi ordinare sempre e comunque cremacioccolatestracciatella), sta a sinistra, mentre a destra numerosi piccoli tavoli permettono di consumare anche seduti il proprio gelato.
In mezzo, c’è un sacco di spazio per stare in piedi ad aspettare il proprio turno, poiché il locale è frequentatissimo.

Dietro al banco, una scaffalatura in legno scuro e un listino prezzi con le letterine mobili di plastica gialla su pannello in panno nero fanno pensare che questa gelateria non sia – per davvero – ancora uscita dagli anni Ottanta.
Il banco, tuttavia, è palesemente un elettrodomestico recente, così come i frigoriferi sulla parete di fondo, che ospitano le torte-gelato e le specialità monoporzione come gli stecchi, i bicchierini o le cassate.

Anche la macchina da espresso Illy contribuisce a conferire un’atmosfera di  modernità e rinnovamento, e nel complesso il locale ha l’aria autentica dell’esercizio dal gusto dell’epoca in cui è nato, che si è evoluto il necessario, senza snaturarsi.

Non manca la leggendaria macchina Carpigiani per montare ed erogare la panna. Non c’è posteggio, ma il centro di Trieste si gira a piedi e numerosi autobus fermano nella via. La gelateria è proprio la porta dietro gli stronzi in divieto di sosta.

 

I gelati e gli ingredienti

La varietà di gusti è sterminata, ma a ben guardare ciò non è l’effetto di una produzione visionaria di gusti improbabili, bensì dalla preparazione di specialità che altro non sono che l’abbinamento esperto degli ingredienti più classici.

Non manca, comunque, un’offerta di gusti alla frutta che eccede la stagionalità, perciò dubito che questa gelateria si fornisca tutto l’anno da produttori locali, ma al tempo stesso non escludo che lo faccia quando possibile.
Il latte e la panna usati sono di marca Granarolo; lo so perché vedo molto spesso il camioncino refrigerato del distributore effettuare la consegna di buon mattino.

Purtroppo non ho modo di spiare nella spazzatura (quando lo farò, aiutate Zzi: uccidetemi), quindi non ho raccolto molte altre informazioni sugli altri ingredienti.
Ove necessario, sono impiegate materie prime di provenienza specifica, come i pistacchi di Bronte e le mandorle di Avola.
Accanto a questi gusti, si trovano creazioni più elaborate come “crostata” (una sorta di crema ricca d’uovo, variegata con la marmellata e arricchita da pezzetti di frolla), “Mozart” (cioccolato fondente con il marzapane e il liquore) e “Duplo” (nocciola variegato al cioccolato con pezzetti di wafer… almeno così mi pare, non l’ho mai preso).

Non manca una selezione di semifreddi, per i quali non vado matta, ma fra i quali va segnalato il gusto “millefoglie”: una sorta di panna montata gelata con scaglie di pasta sfoglia. Zzi mi ha insegnato che si abbina divinamente al gelato al caffè, che qui è intenso e poco dolce. Attenzione: mi riferisco proprio al gelato al caffè e non alla panera, che c’è, ma che non si abbina ugualmente bene con il gusto millefoglie, perché, essendo un altro semifreddo, non “pulisce” adeguatamente il palato.

Da Zampolli in via Ghega trovate, in stagione, anche ottime granite: al caffè, alla frutta, ma soprattutto alla mandorla e… sì! Si può ordinare la granita mezza al caffè e mezza alla mandorla e farci pure mettere la panna sopra.

Il personale

È cortese ed efficientissimo.
Sebbene la gelateria sia molto frequentata, si aspetta sempre poco per essere serviti, perché dietro il banco si muovono con destrezza in media quattro persone. Sono tutti cortesi e professionali, e non perdono tempo in chiacchiere.

Ho notato, poi, una cosa che mi ha sempre fatto buona impressione. Dopo la chiusura stagionale, le dipendenti sono sempre le stesse, e in un periodo in cui i datori di lavoro non fanno che offrire contratti a scadenza e rinnovare in continuazione le “risorse umane” affinché costino il meno possibile, mi fa un gran piacere trovare un esercizio che, pur non essendo quel che si dice un colosso dell’economia mondiale, fa lo sforzo di dare un impiego stabile. Spero di non essere smentita alla prossima riapertura.

Il prezzo e… i saldi!

È maggiore che altrove, ma è pure fermo da un paio d’anni almeno.

Zampolli fu il primo a portare il prezzo della pallina a € 1,30 (un euro e trenta, belin!), mi pare nel 2011, quando la media era un euro e dieci e non mancavano posti che ancora la vendevano ad un euro.
Da allora, però, il prezzo non è più aumentato, e ora sono parecchie le gelaterie a domandare un euro e venti.
A voler essere proprio pigne in culo, la baléta de Zampegha xé un poco striminzida, ma francamente, considerando la grandezza dei locali, le attrezzature, il numeroso personale e la bontà del gelato (che lascia presumere l’impiego di ottime materie prime), se costasse meno mi verrebbero grossi sospetti.

*Nota per i non-triestini: come forse ho già detto (ma forse no), a Trieste l’unità di misura di vendita del gelato è la pallina, e non il volume di cono o coppetta; il gelato, quindi, si compra a numero di palline e non a “cono grande/medio/piccolo”, tranne che nelle gelaterie in franchising (tipo Bellamia e Grom).

 

L’ultimo giorno prima della chiusura stagionale, però, il gelato costa il 50%.

Non so se è una cosa che potevo dire.
Non ho mai visto reclàme dell’iniziativa all’interno del locale, io l’ho saputa da un informatore fidato, per proteggere la cui incolumità non ne riferirò il nome, e forse non è stata una mossa astuta spiattellarlo ai quattro venti, perché a questo modo il gelato finirà prima.

E qual è l’ultimo giorno prima della chiusura? – diranno subito i miei piccoli lettori.
Eh, magari saperlo con precisione: ora non ricordo se sia intorno al patrono o all’Immacolata, ad ogni modo non è un giorno fisso dell’anno. Bisogna andare a mangiare il gelato tutti i giorni e, quando te lo fanno pagare la metà, gustarlo molto bene e tornare a fare incetta con il camion-frigo!

Valutazione:
Immagine: 4 palle
Ambiente: 5 palle
Varietà di gusti: 6 palle
Materie prime: 4 palle
Sapore e consistenza del gelato: 6 palle  

VALUTAZIONE COMPLESSIVA:
Spettacolare (perché gusto e qualità contano più dell’ambiente e dell’immagine)

Questa sera ho nuovamente appuntamento con il Sadico, e prevedo settimane di afflizione, ma non disperate: nei giorni scorsi, Zzi mi ha portata a visitare un’altra gelateria di Trieste e possiamo ragionevolmente sperare di vedere un altro post di questa serie entro Natale!

 

 


 

Ehi, ma questa gelateria chiude da novembre a marzo, diranno subito i miei Piccoli, attenti lettori.

Vero, ma, se avete deciso di venire a Trieste in quel periodo, trovate luoghi e locali per consolarvi nella mia guida

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