Brescia, 23 ottobre 2011, Trofeo centri storici [4]

Posted on January 23rd, 2012, by Larry

Di primo mattino mi fa alzare e mi porta in una città umida e lattiginosa, con la stessa luce e gli stessi colori che ha Trieste quando la si guarda attraverso la carta da forno (chi non ha mai guardato Trieste attraverso la carta da forno?).

Io mi sono cambiata in albergo e non scendo dalla macchina fino all’ultimo. Ma proprio “l’ultimo” tanto che ho rischiato di fare una partenza alla Simonelli, cioè quattro o cinque minuti dopo il proprio minuto di partenza da griglia. Per fortuna, invece, quando arrivo al cancello e chiedo “a che minuto siamo?” con fare indifferente, mi rispondono con il mio numero e passo il nastro con calcolata nonchalance.
La gara non è male, è che è strana.
Ovviamente non parlo della mia performance, che per ragioni atletiche è stata pessima, ma mi limito a considerazioni teoriche, come se non fossi uscita sul terreno. Poiché la mia categoria prevedeva la finale, il castello – ovvero la parte cartograficamente impegnativa – è stato lasciato da parte nella prima manche (non può essere definita “di qualificazione”, essendo diciotto le atlete partecipanti, più io), che si è svolta solo in centro.

La partenza è clamorosamente selettiva, perché prevede di percorrere in discesa una scalinata ripida, sconnessa e lucida come la pista del bowling, roba che se per sbaglio metti il piede su uno sputo fai un volo che ti trovano a Mantova.
Forte della mia capacità a leggere la carta, decido di affrontare con rispetto la ripida discesa, certa di recuperare alla grande una volta arrivata in pianura.
Ai piedi della scalinata c’è un fotografo che immortala tutti gli atleti che passano. Io sono quella che è rimasta nella foto di tutti gli altri e, se ci fate caso, confrontando il primo e l’ultimo scatto in cui compaio, si nota che mi sono cresciute le unghie. Io, visto l’andazzo, faccio quella che non è che non sa scendere due gradini, è che le piace farsi fotografare:

Dovete sapere che, come scrittrice, mi ispiro alla tecnica compositiva per cui è famoso Wordsworth e con cui ci hanno fatto due palle così alle superiori: la recollection in tranquility. Dicesi recollection in tranquility la pratica di non scrivere di getto, ancora sotto l’influsso delle emozioni e delle prime impressioni, bensì limitandosi in prima battuta ad osservare la realtà e riflettendo poi a posteriori sui sentimenti che l’esperienza ha suscitato, lasciando che essi si ripresentino nel’animo attraverso il ricordo in un momento di quiete [questa l'ho detta solo per far vedere che anche se non sembra, ce l'ho anche io, il diploma]. Così io ho vissuto l’esperienza “Brescia, 23 ottobre 2011″ e ho atteso il momento di tranquility per recollect le mie emotions nel memory. Ammettiamo pure che momenti di tranquility per fare un minimo di recollection ce li ho avuti, ma magari ho fatto altro. Insomma, ora che è il momento di riflettere sui miei memories… ecco, i memories mi difettano un po’, e non mi ricordo molto della gara, essendo passati più di due mesi.

Ad ogni modo, mi ricordo che per me è stata abbastanza noiosa, perché le scelte di percorso erano poche, e se c’erano erano intuitive. Mi hanno poi anche spiegato che se la fai a velocità pedrotti [si scrive minuscolo perché è un valore, una sorta di unità di misura dell'orienteering: la formula per determinarla è fulviopacor/tempo], le scelte non sono così scontate, ma se la fai a velocità lumaca è ovvio che hai tutto il tempo di notare che in carta non è segnata l’erba fra le fughe delle piastrelle e infilare i vicoli giusti. Nonostante questo, ricordo distintamente di essere clamorosamente andata lunga a un certo punto ed essermi imbattuta in un negozio di pianoforti che nessun altro ha avuto modo di incontrare.

Il mio stile di corsa (si fa per dire) “attento”, tuttavia, mi ha permesso di notare particolari importantissimi, la cui rilevanza andava ben oltre il mero fine della gara: i ristoranti.
Come il mio piccolo lettore Elvio aveva giustamente sospettato non vedendomi arrivare dopo due ore e mezza di gara, infatti, già che ero in giro ho approfittato per fare un sopralluogo sui possibili posti dove pranzare, cercando di memorizzare dove fossero in carta e tirandomi da sola i peggiori accidenti per non essermi portata una matitina.

Non so se sia consentita la matitina nelle gare di orienteering, non so neanche se sia molto vantaggioso, dal punto di vista tattico-agonistico, fermarsi a prendere appunti sulla carta, ma sui pantaloni della tuta della nostra giovane, ma rispettabile società, è applicata una tasca, quindi non vedo perché non mi potrei portare una matitina, che  - se non altro – sarebbe molto utile in questi casi.

Nonostante il traguardo sia nei pressi della partenza e richieda, quindi, anche una prova di scalata per essere tagliato, arrivo alla fine della gara. Non ci arrivo benissimo: ci arrivo rubizza come un ubriaco a ferragosto, tanto madida e affannata che, in confronto, Ermengarda in punto di morte sarebbe parsa una bagnante in spiaggia. “Beh, è normale” – diranno subito i miei piccoli lettori – “tra la salita e lo sprint finale è ovvio che una si affanna”. Non ho fatto alcun sprint finale.
Io non faccio mai lo sprint finale, io cerco di passare il traguardo alla chetichella, di solito mi nascondo il pettorale fino all’ultimo (infatti a Roma ho anche dichiarato il numero sbagliato, ma non vorrei parlarne più), cerco di sembrare una che passa di là per caso, con la camminata composta e l’aria svagata, ma distinta, di Holly Golightly. Oltretutto, avendo camminato fino a un attimo prima, mi pare una presa per il culo, fare lo sprint finale, senza contare il fatto che, come minimo, se azzardo una mezza falcata e sollevo troppo i piedi da terra, inciampo nel filo del microfono dello Speaker, planando sulla Cento a pelle d’orso, forse addirittura rompendo una di quelle costosissime centraline. No, meglio non fare figure magre davanti a tutti, meglio non farsi notare e arrivare al traguardo senza correre.

A Brescia sono arrivata completamente spolmonata, tenuta in vita dall’incazzatura e dal mugugno, facendo gesti minacciosi in direzione di Zzi.
Poi, siccome era presto, Zzi non era entrato in finale e io col cazzo che facevo un altro giro, ho cominciato a chiedere ai lombardi indicazioni sull’outlet Franciacorta che, a giudicare dal nome e dai cartelli sparsi per tutta l’autostrada, non poteva essere lontano.

Continua, prima o poi.

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Brescia 23 ottobre 2011, Trofeo centri storici [3]

Posted on January 13th, 2012, by Larry

[Clicca qui per rileggere la puntata più recente della saga di Brescia, recentemente tradotta dal sumero, tanto era vecchia]

“Malaria!” è la mia diagnosi. No, Zzi ha fatto il vaccino e la conosce, e mi assicura che la malaria non colora. “Scarlattina!”, proclamo sicura, come se non avessi appena detto una cazzata. Mi pare di avere la febbre, è sicuramente una malattia esantematica, amore mio stammi lontano, altrimenti ti contagio. Oh, mamma mia, il morbillo in età adulta può essere mortale.

“Secondo me è una reazione allergica”. Zzi vuole giocare al dottor House. Pensiamo a tutto quello che ho mangiato, non c’è niente a cui io sia allergica (semplicemente perché non sono allergica a niente) e non c’è neppure nulla ti tipicamente allergenico, come le fragole, le fave o la frutta a guscio. Cerco di non darlo a vedere, ma sono in preda al panico.
Chiamo la reception e chiedo cosa c’era nella zuppa. Il concierge indaga, ma non è risolutivo: nessun ingrediente segreto, nessuna spezia che non ho sentito: verdura bollita e passata. Non è la zuppa. Mi riservo di imputare la colpa al glutammato, ma non mi pareva ci fosse dado da brodo (e poi, il glutammato fa reazione? E quanto ce ne vuole? Se non sento il sapore del dado, è possibile che ce ne sia comunque una quantità sufficiente a scatenare una reazione? Non lo so, ma mi pare improbabile): come detto, era talmente poco salata da risultare amarognola, cosa che non sarebbe stata se ci fosse stato abbastanza dado.

Provo a chiamare Quello Lì per consulto medico, ma non risponde; forse è di turno in ospedale. Da qui a domattina, quando smonterà, potrei essere morta. Alle dieci – ora indegna per telefonare alla gente – mando un messaggio a Elisa per avere notizie del suo fidanzato-che-non-c’è-mai-quando-serve e uno alla mamma, che sicuramente sa cosa fare.

Dopo poco la mamma richiama. Mi vergogno come se avessi fatto la pipì a letto e le racconto che tecnicamente sto bene, ma sono tutta rossa, ho mal di testa, c’ho trentun anni, paura e non so cosa fare. La mamma ipotizza subito una reazione allergica, mi rassicura e mi fa un sacco di domande su cosa ho mangiato, e cosa ho bevuto e cosa ho inalato, e cosa ha mangiato, bevuto e inalato mio marito, e lui come sta. Rispondo e aggiungo che l’arrossamento si sposta, che ora è meno accentuato sulle spalle, ma è arrivato agli stinchi. “Va via per i piedi, come diceva mia mamma”, afferma lei. La mamma sì che sa il fatto suo. Mi tiene dieci minuti al telefono mentre consulta il suo libro di medicina; forse fa finta, ma lo fa bene e mi tranquillizza molto. Quando ci salutiamo mi pare già di star meglio, anche se il mal di testa è terribilmente peggiorato. “La mamma dice che è una reazione allergica”, dico a Zzi, non senza sollievo. Lui è buono, e non sottolinea che lui lo aveva detto due ore prima.

Nel frattempo, aveva consultato internet e scoperto che sono i sintomi dell’intolleranza ai solfiti contenuti nei vini. Non mi era mai successo, prima d’ora, ma, si sa, le allergie vanno e vengono e poiché si trattava di un bianco è probabile che contenesse più solfiti di quelli mediamente aggiunti ai rossi, che consumo di più. Però, cazzo, una reazione del genere a fronte di un quantità di vino inferiore a quella che si prende di sciroppo per la tosse, un po’ di paura me la fa.

Nel frattempo anche Elisa si è interessata e si è informata sul mio stato di salute (il testo del messaggio era un rassicurante “ho dei sintomi che non conosco”), così a mezzanotte passata, quando Zzi dormiva da un po’ e io stavo quasi per abbioccarmi, Quello Lì richiama, facendoci morire dal soprassalto. Certo, se io spegnessi il cellulare, prima di andare a dormire, queste cose non succederebbero. Anche Quello Lì conferma che si tratta di una reazione allergica e avvalla l’ipotesi dei solfiti.
Sarà.
Sarà, ma secondo me è stato un tentativo di avvelenamento da parte di Zzi per sbarazzarsi di me. Infatti, l’indomani ci ha provato di nuovo, sebbene con diversi mezzi.

 

La saga di Brescia continua, ma chissà quando, e chissà tu dove sarai e cosa farai…. Iscriviti al blog, così riceverai i nuovi post nella tua casella e-mail e non rischierai di perdere gli aggiornamenti. Tanto è gratis, che ti frega?

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Brescia 23 ottobre 2011, Trofeo centri storici [2]

Posted on December 15th, 2011, by Larry

La carta del ristorante non ha prezzi proibitivi e sembra offrire pietanze adeguate alla dieta perciò rimando l’esplorazione delle risorse culinarie bresciane al dopo-gara e decidiamo di nutrirci pigramente in hotel.
Zzi ordina un risotto con i funghi porcini e del pesce spada con i capperi. Io – che non oso neanche domandare se per caso non si serva anche riso integrale – scelgo la minestra di verdure e il trancio di tonno ai ferri, con contorno di “patate o verdure alla griglia” (il menù non specifica un criterio, il cameriere non chiede, io incrocio le dita).

Zzi si concede un bicchiere di vino bianco (Lugana santa Cristina, mica Freschello), cui io, prevedendo di assumere carboidrati con le patate e/o con legumi eventualmente contenuti nella zuppa, assennatamente rinuncio.

Il cameriere – miglior sosia di Enrico Bertolino di tutti i tempi, roba che neanche Enrico Bertolino somiglia tanto a Enrico Bertolino – serve una dose di vino che stimo equivalere a tre: porta, infatti, il bicchiere colmo. Evviva.

Da Larrycette

Apprezzo molto il passato di verdure perché è estremamente semplice e dietetico, tanto da essere quasi poco appetitoso. Non cattivo – forse leggermente amaro, credo a causa delle zucchine e del parco impiego di sale – di certo, ma non ricco e cremoso come quando viene fatto con abbondanti patate e legumi, o insaporito con una generosa manciata di parmigiano. Alcuni lo potrebbero considerare un po’ troppo morigerato, quasi tirchio, ma trovo che per il ristorante di un albergo sia invece la scelta giusta, perché chi lo sceglie facilmente lo fa per esigenze particolari (magari è a dieta o non sta bene e deve ugualmente rimettersi in viaggio) ed è un giusto riguardo non annidarvi “nutrienti occulti” che presumibilmente volevano essere evitati. Ad ogni modo è più che gradevole. Visto che il carico di carboidrati è fin qui contenuto, che c’è una bella atmosfera di cenetta romantica , che è pur sempre il nostro anniversario e che ce n’è in abbondanza, prendo un sorso del vino di Zzi. Un sorso molto piccolo davvero e uno soltanto, perché comunque mangerò le patate e forse un pezzetto di pane che è, sì, bianco, e per questo è il carboidrato del demonio, ma ha i semini di papavero di cui sono ghiotta e – sempre in considerazione dell’eccezionalità della serata – in dosi omeopatiche non potrà danneggiarmi. Non più di mezzo boccone della dimensione di un’oliva, però, perché ho già assaggiato cinque o sei chicchi dei risotto di Zzi per potervene riferire (buono, ma un po’ scarso di funghi, a mio gusto).
Arrivano i secondi e scopro con gioia che il contorno servito con il trancio di tonno sono le verdure alla griglia: zucchine, melanzane e peperoni squisiti; non grigliati e messi a marinare nell’olio, come capita talvolta di trovare in quei posti dove preparano in anticipo le pietanze, ma scottati, impiattati e profumati con un filo d’olio crudo: davvero deliziosi (lo so che non si direbbe, ma sono ghiotta di verdure alla griglia, è che mi scazzo a grigliarle). Mangio con gusto il trancio di tonno, che è molto spesso ed è rimasto poco cotto all’interno. Il pesce è buono solo perfettamente cotto o totalmente crudo, solamente il tonno – che, lo ricordiamo, è la mucca del mare – dà soddisfazione anche cotto ibrido come il filetto di manzo. Questo non fa eccezione e, data la penuria di carboidrati nel mio pasto e tutte le altre ragioni sopra addotte, decido che il piatto va coronato con un altro microscopico sorso di vino. Che soddisfazione!
Tornati in camera mi accorgo che il vino ha fatto il suo dovere e ho le guance paonazze. Mi succede anche con due sorsi di birra: avvampo subito.
Accendiamo la TV e io mi metto già sotto le coperte perché ho un po’ freddo; deve dipendere dal clima umido. Pensavo di fare la maglia guardando il telefilm, ma nonostante il passare del tempo ho talmente freddo che non ho voglia di tirar fuori il busto dalle coltri, dalle quali spunto solo dal naso in su. Anche Zzi è venuto sotto le coperte per scaldarmi, ma è più mobile di me, che sto dura come uno stoccafisso per non spostare neppure un centimetro quadrato di pelle su una porzione di letto non calda. Ogni tanto, Zzi mi guarda. Com’è premuroso.
Guarda sotto le coperte. Buh?
Mi guarda. Che tenero.
Riguarda sotto le coperte. Ha perso qualcosa?
“Scusa un attimo” – mi fa, e mi scopre.
Mi vedo, e sono come al ritorno da un giorno al mare: faccia, collo, spalle e petto sono di un bel rosso vivo, tinta “macinata per ragù”. Le braccia sono rosse fino ai gomiti in modo uniforme, poi presentano chiazze sparse grandi come una moneta nella parte più bianca, fino ai polsi. Le mani sono di nuovo maculate. La pancia non è quasi interessata dal fenomeno, solo qualche macchiolina sparsa sul terzo lardino, mentre le cosce sono di nuovo arrossate, ma solo sopra. La cosa buffa è che il rossore non si presenta sulla pelle a contatto con gli indumenti, quindi ho il segno della biancheria come se avessi preso il sole in due pezzi.

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Brescia 23 ottobre 2011, Trofeo Centri Storici [1]

Posted on December 6th, 2011, by Larry

Le cartine e le considerazioni sensate sulla gara si trovano sul blog orientistico di Zzi; per le cazzate, proseguire con fiducia.

 

Forse non tutti sanno che Zzi e io ci siamo conosciuti il 23 giugno, anche se consideriamo il nostro anniversario ufficiale il 24 perché ci siamo dati il primo bacino dopo la mezzanotte, e per questo quando abbiamo deciso la data del matrimonio abbiamo optato per il 24.

Ciò non di meno, anche il 23 di ogni mese ci scambiamo gli auguri e, se ci capita l’occasione di fare qualcosa di speciale, non è inusuale che – a seconda dell’opportunità – si scelga questa data.

Se è vero che non festeggiamo ogni mese, è anche vero che evitiamo di fare cose per qualche verso spiacevoli in queste date, in modo da garantirci giornate più serene possibile. È ovvio che non possiamo evitare l’imprevedibile, ma se possiamo facciamo a meno di quelle piccole cose noiose – la fila in posta, la spesa la supermercato, il dentista – che ci portano via tempo che potremmo passare insieme, rimandandole a giorni diversi.
Quando mi amava, di 23 e di 24 non si andava a correre, a meno che non fossi io a esprimerne il desiderio (evento mai accaduto nella nostra dimensione).
Adesso sospetto che Zzi voglia sbarazzarsi di me, perché lo scorso 23 ottobre non solo mi ha portata a una gara di orienteering, ma mi ha pure fatto gareggiare, anziché lasciarmi a pisolare in macchina come quando non può proprio fare a meno di tirarmi appresso, giocando perfino in extremis la carta “sbologna tua moglie allo speaker”.

Sospetto, inoltre, di essere scampata a un tentativo di avvelenamento.

Giungiamo a Brescia la sera precedente alla manifestazione, alloggiando in uno di quei pazzeschi albergoni da congressi superlusso che stanno appena fuori dall’autostrada e che, se beccati al momento giusto, costano come pensione coi cessi in comune. Alla reception intrattengo il consorte e il concierge con uno dei miei più collaudati numeri di magia: la sparizione del portafoglio di Zzi.
Si svolge così: siccome si è rotto il Telepass neppure due ore prima, dopo essere già entrati in autostrada, al casello passiamo dalla porta con il biglietto e paghiamo con la carta di credito. Ripartendo, Zzi mi dà la carta di credito e il portafoglio per riporre la prima nel secondo e il secondo nella mia borsa, mentre lui tiene il volante. Eseguo. Un rapido gesto della mano, e con i miei poteri magici il portafoglio non c’è più. Non è un banale trucco da prestigiatori, è vera magia perché non solo il portafoglio è stato spedito in un’altra dimensione (forse quella in cui io mi sveglio alla mattina alle 5 e prego Zzi di portarmi a correre sotto la pioggia, io lavo e lui sporca come in tutte le coppie normali, ho raggiunto il meritato successo con la mia sartoria cubista e abbiamo una gatta di nome Estrema Riluttanza, per poter uscire di casa e dirci “Ti lascio con Estrema Riluttanza”), ma tutti coloro che erano presenti alla scena – compresa me che ne sono attrice – hanno subito l’effetto del mio potente psicofluido e credono che il portafoglio sia stato riposto nella mia borsetta. Al momento di consegnare i documenti per la registrazione in hotel, il portafoglio, ovviamente, non si trova nella borsetta, e comincia la parte comica del numero, in cui i membri della coppia cercano il portafoglio dapprima nelle rispettive tasche e borse, poi in quelle dell’altro, convinti che il partner abbia tralasciato qualcosa, poi in auto, due volte a testa, e infine si imbarcano in una cronoricostruzione al contrario degli eventi, per capire dove l’oggetto scomparso possa essere finito, ignari del prodigio di cui sono protagonisti.
Intuita la gravità della situazione, le due metà della coppia continuano a cercare, ma solo in apparenza: ora l’attività principale di ciascuna è scaricare la responsabilità sull’altra. Il numero si chiude – come vuole la tradizione del cabaret – con la risoluzione del mistero quando tutto sembra perduto.

Dopo che il gioco è stato decretato fallito, l’aiutante del mago fa un gesto casuale, già fatto, e trova all’improvviso l’oggetto dato per perso, in un posto dove prima non c’era.
Sollievo e divertimento fra il pubblico.
Applauso liberatorio.

 

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Trofeo “Tour di Springsteen in Europa 2012″: carta e tracciato Elite

Posted on December 5th, 2011, by Larry

Avrei voluto aggiornarvi più prontamente sul tracciato di gara per gli Elite, ma le date del tour europeo 2012 di Springsteen si aggiungono tanto da rapidamente da non permettermelo. Per gli aggiornamenti dell’ultim’ora, le notizie su date e modalità di vendita, e informazioni di carattere puramente utile (quisquilie, dunque) conviene sempre fare riferimento a Tsitalia (www.larryetsitalia.com).

Vediamo ora la situazione aggiornata ad oggi delle date del tour europeo di Bruce Springsteen dell’estate 2012

In rosa chiaro sono marcate le lanterne comuni al percorso già noto, in fucsia le tappe nuove.

La prima cosa che salta agli occhi rispetto alla cartina precedente, è che il tipografo non ha avuto bisogno di fare il giro dal golfo di Genova per collegare la 1 e la 2, segno che i cerchietti non sono collocati negli stessi posti sulle due cartine, il che ci fa subito pensare che una delle due sia sbagliata, se non entrambe.

Notiamo subito un allungamento del percorso nelle prime tratte: da Colonia, infatti, non si va di filato a Berlino, ma ci si allontana verso ovest, al Pink Pop Festival che si tiene a Landgraaf in Olanda (giuro che Landgraaf è in Olanda, per pochi chilometri, ma è Olanda), dove peraltro Bruce era già stato.

Dopo il ristoro di Parigi, poi, un’altra variazione, questa volta molto ampia: prima un altro festival – prova sempre dura, roba per i fan più tenaci – in Danimarca (località Roskilde; sembra Copenhagen, sulla cartina, invece è Roskilde), poi un’altra tratta lunga fino a Zurigo e da là un altro estenuante passaggio nella steppa bavarese fino a Praga.

Dopo Praga si rientra nel tracciato di gara comune a tutte le categorie di fans; la tappe seguenti, infatti, sono le popolari Londra e Dublino, ma la novità è che in quest’ultima località è richiesta doppia punzonatura, infatti è stata aggiunta una data (quella che in carta è rappresentata come un ristoro, in effetti, è una pinta di Guinness).
Quindi, dopo il noto attraversamento di montagne impervie e mare ostile, ultime serate in Scandinavia, anche qui con due concerti raddoppiati in tre città. Solo Oslo resta un appuntamento singolo, mentre a Bergen e Goteborg si terranno due concerti (doppia punzonatura e ristoro).

Totale: 30 concerti.
Volete vedere che l’unica volta che decidiamo di fare il summer tour (aka Trofeo Tour di Springsteen in USA estate 2012) in America è anche l’unica volta che lui è troppo stanco per continuare a far concerti in agosto?

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Trofeo “Tour di Springsteen in Europa 2012″: carta e tracciato

Posted on November 27th, 2011, by Larry

Come recentemente accaduto con gli argomenti Springsteen & Dieta, ecco un altro post in cui si tirano le fila del blog e se ne compone il grande puzzle. Oggi, infatti, vediamo come siano strettamente correlati anche gli argomenti Springsteen & Orienteering.

Man mano che escono le date del tour di Bruce Springsteen in Europa nella primavera/estate del 2012 [per stare aggiornati a riguardo ci si iscrive a Bruce Springsteen's Bootleg Collection, io mi occupo solo delle ciance], infatti, provo un indescrivibile senso di consolazione al pensiero che Jon Landau non fa il tracciatore di orienteering, perché, se lo facesse, rischierebbe di far rimpiangere Poetsch.

Guardate voi stessi il tracciato che si compone collegando nella giusta successione le date attualmente confermate del Tour Senza Nome e Senza Disco che Bruce Springsteen terrà in Europa a primavera 2012:

 

Facciamo ora alcune considerazioni alla Stegal (ma più brevi) sul percorso.

La partenza è da Siviglia, che non è propriamente un luogo comodo da raggiungere poiché la maggior parte dei voli che vi atterrano provenendo da fuori della Spagna prevedono almeno uno scalo. Venezia-Siviglia con Lufthansa, ad esempio, oltre a costare uno sfracello, richiede dalle 4 alle 8 ore di viaggio.
Dovrebbero dirlo nel comunicato-gara, così uno si organizza, anche perché – essendo il Tour di Springsteen – la partenza è “di massa”, quindi arrivarci preparati è cruciale.

La prima tappa è Barcellona, quindi una tratta media abbastanza chiara che può essere anche percorsa tutta sotto costa (si allunga, ma si evita il dislivello), molto utile per entrare in carta. Ma non fatevi illusioni: è la sola concessione all’atleta.
La seconda lanterna, infatti, è collocata a Francoforte [mi scuso con i cartografi - che saranno sull'orlo dell'infarto - per come ho collegato i due punti, ma non sapevo in che altro modo non incrociare la 11]: c’è, dunque, subito una tratta lunga, con molteplici scelte di percorso e tantissimo dislivello, dovendo per forza valicare i Pirenei e, da un lato il massiccio del Giura e i Vosgi, dall’altro le Alpi due volte. Anche la vegetazione complica la traversata, facendosi molto fitta nella Foresta Nera e nei pressi del lago di Costanza. Infine, l’atleta è provato anche dallo sbalzo climatico poiché in maggio la Spagna costiera è già torrida mentre la Germania continentale può ancora avere condizioni meteo ostili e il raffreddore è quasi assicurato.
Dopo Francoforte c’è un punto di velocità a Colonia e poi un’altra tratta media fino a Berlino.

È con la quinta lanterna, a San Sebastian, che si hanno, allo stesso tempo, la prima inversione di direzione e la prima tratta lunga, dunque una doppia sfida per il fan, atletica e tecnica, alle prese con il primo “ritorno” e un terreno nuovamente ricco di dislivelli e bacini idrici. Da San Sebastian si raggiunge il punto più a ovest della carta, Lisbona, che, a causa della distanza e del fatto che il concerto si terrà all’interno di un festival, potrebbe costituire per molti una punzonatura mancante. Da là occorre compiere un repentino cambio di direzione e percorrere un’altra tratta infinita per andare a Milano (e ridaje con Pirenei e Alpi obbligatori: è la terza volta e non siamo neanche a metà tour), poi subito due punti vicini e in rapida successione: Firenze e Trieste. L’orientista, però, non deve perdere la concentrazione, perché questa sequenza veloce fa compiere un’altra inversione di direzione e il ritorno in Spagna, che – considerata come nazione nella sua interezza – costituisce una sorta di farfalla, sulla cui durezza atletica non mi soffermo neanche più.

Tanto per farci valicare i Pirenei per la quinta volta (mi meraviglia manchi una data in Andorra, a questo punto), la lanterna seguente è a Montpellier. Anche qui il fan rischia di fare punzonatura mancante perché, nonostante la posizione non sia delle peggiori, i biglietti di prato costano 79 euro contro i circa 50 delle date italiane, e forse alcuni non si arrischieranno ad avventurarcisi.
Con il chiaro intento di fiaccare il morale del fan che sta vivendo ora l’euforia di trovarsi a metà del tour, il tracciatore più figlio di bagascia della Storia colloca a questo punto del tracciato un’altra tratta lunga – parecchio lunga – e ci manda a Sunderland, ameno centro abitato della costa orientale britannica, nei pressi del confine con la Scozia. Qui si avvantaggia l’atleta più bravo a fare gli azimut, poiché la tattica migliore sembra essere puntare Calais e andare a bussola fin là, poi diritto quasi perfettamente a nord fino alla lanterna. Non sono previsti attraversamenti obbligati o custoditi per la Manica, ma il comunicato gara non vieta l’utilizzo di natanti.

Dopo due tappe a breve distanza in direzione sud, entrambe in Inghilterra (Manchester e l’isola di Wight, un altro festival), si rientra in continente, a Parigi. Qui l’organizzazione – bontà sua – ha previsto un ristoro, infatti vi si terranno due concerti in giorni contigui. Il ristoro è necessario perché la tappa seguente è Vienna, per il momento la data più a est, una tratta molto “corribile” in cui emergeranno gli atleti fisicamente più preparati: il terreno è abbastanza pianeggiante e la vegetazione, nonostante le numerose aree boschive attraversate, poco invadente per via della ormai inoltrata stagione estiva (siamo arrivati, infatti, al 17 luglio). Subito dopo, invece, sono nuovamente gli atleti più esperti e concentrati ad avere la meglio, perché la diciottesima lanterna richiede ancora lucidità e nervi saldi: ennesima inversione di direzione, noiosissimo quarto passaggio in Germania, terzo attraversamento della Manica e tappa a Londra, dunque anche secondo transito in Inghilterra, dove eravamo solo poche lanterne fa: ditemi voi se non c’è della malignità in tutto questo!

Con l’attraversamento del Mare d’Irlanda si entra nell’ultima frazione del tour, quella in cui non sono concessi cedimenti fisici o distrazioni mentali, pena il cattivo esito della gara. Dublino è la diciannovesima lanterna, dalla quale bisogna fare appello a tutte le proprie forze e raggiungere Oslo (al cambio, più di novanta euro), con due mari e le montagne scozzesi nel mezzo. Da Oslo si va a Bergen, ma… Attenzione! Fra le due città c’è un’aspra catena montuosa e la strada più facilmente percorribile passa dalla costa che, essendo notoriamente frastagliata di fiordi norvegesi (probabilmente a causa del fatto che siamo in Norvegia!), moltiplica i chilometri da percorrere.
Infine, neppure il percorso verso la Cento permette uno sprint, perché il finish è (per il momento) situato a Goeteborg, il che significa altri monti, altri fiordi, altri guadi.
Finisce, dunque, il tour europeo 2012 di Bruce Springsteen – tour per il momento ancora senza disco e senza nome, il che mi fa tremare al pensiero di un disco più impresentabile di Working on a dream - costituendo il solo caso di gara di orienteering per la cui fine, che già si annuncia epica, essendo in Svezia, ci si dispera.

Ce la faranno i nostri eroi Larry&Zzi a completare il percorso?
No, completarlo è decisamente al di sopra delle nostre possibilità, anche perché ci stiamo preparando per il Trofeo Tour di Springsteen in USA d’Estate, anche se c’è molta incertezza circa la sua organizzazione, che supponiamo essere, se non più facile, senz’altro più suggestivo, ma sicuramente faremo qualche tappa per tenerci in allenamento.
E anche quest’anno, grazie al mio nume tutelare Bruce Springsteen, mi salvo dall’O-Ringen!

 

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Springsteen a Trieste l’11 giugno 2012: Larrycette è in pericolo?

Posted on November 22nd, 2011, by Larry

Stavolta Tsitalia c’è andato solo vicino.
Peccato, perché di solito le imbrocca con maggiore precisione, invece per questo tour ha sbagliato di un centinaio di chilometri. Bruce Springsteen non suonerà a Udine il prossimo giugno, bensì a Trieste (sarà allo stadio Nereo Rocco l’11 giugno 2012, lo dico per le sei o sette persone al mondo che ancora non lo sanno. A proposito: dormire sul mio divano costa 50 euro).

La sopravvivenza di questo blog, dunque, è – ora sì – messa seriamente a repentaglio, perché fare il fan di Springsteen è un lavoro, per giunta molto serio e che non permette distrazioni, e io, sebbene abbia oramai acquisito una certa esperienza, lo faccio con molto scrupolo. C’è il rischio, quindi, che il tempo e le energie da dedicare a questo blog diventino insufficienti. Per esempio: devo andare in coda.

Non è questa, però, la principale fonte di rischio per questo blog. Tutta la mia vita, infatti, potrebbe essere a una svolta colossale e non garantisco di potervene dare testimonianza.
Prima dell’11 giugno 2012 a Trieste ci fu l’11 giugno 1999 a Genova, dove allora risiedevo. Pare, allora, che Bruce Springsteen tenda a suonare nelle città dove risiedo; è un’ipotesi interessante, ma secondo me non è esatta. Osservate le date: coincidono.
La spiegazione più plausibile, invece, è un’altra: tredici anni fa Bruce si è perdutamente innamorato di me (come è ovvio, del resto), ma non era certo di dove io stessi, così ha iniziato a cercarmi. Purtroppo l’averlo seguito per mezza Europa non ha giocato a mio favore, poiché ha confuso le acque (anche se escludo che mi abbia presa per svedese) ma lui, mosso dalla forza incontrastabile dell’Amore, ha continuato a fare indagini e a cercarmi e, finalmente, dopo tredici anni mi ha trovata.
Nora Ephron ha già scritto una sceneggiatura su questa nostra commovente e romantica storia, Tom Hanks farà la parte di Springsteen, mentre per la mia si stanno ancora scannando Meg Ryan e Julia Roberts. A Nicholas Cage – per ovvie ragioni di somiglianza – il ruolo di Zzi.

E così l’11 giugno 2012 Bruce Springsteen mi dichiarerà il suo amore davanti agli 80.000 del Nereo Rocco e io dovrò effettuare la difficile scelta fra lui e Zzi [Zzi, invece, saprebbe benissimo cosa scegliere tra me e Springsteen, ma non tocca a lui. Tiè]. Sarò indecisa ed emozionata, e allora Bruce tenterà di persuadermi suonando Zero e Blind Terry e mi dirà “Larry come on, tonight is the night – pack your bags baby” (Qua forse il film – finora realistico come un documentario – prende una piega demenziale, in cui io faccio i bagagli e per rendere l’idea di tutto quello che mi porterei dietro, i montatori riutilizzano le immagini dei profughi istriani, moltiplicando le masserizie al computer per avvicinarsi alla realtà) .

E dunque io sono lì, in mezzo al pit e agli sguardi invidiosi di fan di ogni sesso, età, etnia, religione e credo calcistico, sospesa tra i due amori della mia vita.
Chi sceglierò?

 

 

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Trofeo delle regioni 2011, 24-25 settembre 2011, Liguria (ebbene sì) [2]

Posted on October 25th, 2011, by Larry



Bon, ora dove cazzo è andato?
Il Brioso Ballerino l’ha visto poco fa che stava bene, di quanto cazzo si è perso in mezzo percorso? Che si sia fatto male dopo che è stato visto? Sarebbe una sfiga tremenda.
No, per fortuna è più probabile che si sia perso.
Senti che aria, tra un po’ piove di nuovo e lui è infognato nel bosco. Doveva essere qui venti minuti fa. Avrà fatto uno di quei begli errori da dieci minuti su e giù sullo stesso punto a girare intorno a una lanterna senza vederla. Ci scommetto. Che pippa!
Che poi il signorino va a giocare, e io qua morta di umido che mi cago addosso perché penso che gli sia successo qualcosa, e lui là avanti e indietro intorno a un sasso.
Cambia gioco! Non sei capace a trovare le lanternine? Non fa niente, non occorre che ti ostini, gioca a calcio. No, il calcio è pericoloso, c’è troppo contatto fisico, meglio qualcosa che surriscaldi meno gli animi. Pallavolo. La pallavolo è bella, ognuno se ne sta nel suo pezzettino di campo, nessuno va addosso a nessuno. No, però ti puoi far male lo stesso, metti che scivoli, metti che prendi un pallonata in faccia. Nuoto. Non pallanuoto, che ti possono affogare, nuoto e basta, ognuno nella propria corsia. Certo, l’acqua non è quello che si dice un elemento sicuro, e poi starebbe sempre bagnato, rischia di buscarsi un malanno se non si asciuga bene i capelli. Vediamo… golf? Il golf è tranquillo, si svolge nel verde civilizzato di campi ben rasati e dissodati. Oddio, il colpo della strega è sempre in agguato e sei comunque circondato da gente fornita di numerose mazze di ferro… senza contare la natura ostile che nasconde insidie ad ogni passo (un lombrico, una farfalla).

Cirulla! La cirulla – o ciapachìnse – è uno sport che non richiede grandi sforzi fisici, né contatto con l’avversario: al massimo ci si copre di insulti.
È deciso: l’anno prossimo ci tesseriamo con la federazione di cirulla.

Mentre penso a questa buona idea e al cazziatone che gli farò appena torna, Zzi finalmente spunta all’orizzonte, così io non sono pronta a scattargli foto. e l’unica che riesco a fare ritrae una nuca scura su uno sfondo verde indefinito. Ma l’importante è che sia arrivato.
Come al solito, non mi vede.
Secondo me lo fa apposta, ma lui sostiene di no. Sostiene, invece di essere talmente concentrato e stanco da non rendersi conto di quello che gli succede attorno, perciò, anche se io e Zucchero urliamo “nudo-nudo” al di là del nastro dell’arrivo (non è un esempio a caso: lo abbiamo fatto), lui non se ne accorge e impiega un paio di minuti buoni a riconoscere, fra quelle dei presenti, la faccia che vede ogni mattina sul cuscino accanto al suo. Ad ogni modo, io non me lo lascio scappare e mi ci attacco come una pattella. Anche perché, senza Zzi che mi dà la manina, non sono in grado di percorrere la discesa che riconduce al centro gara e all’automobile. Prima di andare a procacciarci il cibo, salutiamo lo Speaker, con il quale ironizziamo sul clima carnico di questo ultimo lembo di Liguria, urtando, forse, l’orgoglio degli indigeni. Figgeu, cioveva ch’o Segno a la mandava, cio in peau ‘negavimo tûtti.

Lo svantaggio di annotare e divulgare i progressi della mia dieta attraverso il blog (non temete, ne parleremo, non ho ceduto per un attimo; non ho perso un etto – ma è marginale – l’importante è la costanza) è che c’è un sacco di gente che sa cosa posso e non posso mangiare. Fin qui nulla di male, non fosse che quando sei lì per scofanarti una xiatta de polenta co o tocco e due luganeghe, Darietto – da dietro alla medesima xiatta di polenta più grande di lui – ti fa notare che “qui non c’è niente che puoi mangiare”.
Cazzo.
E se io avessi voluto fare uno strappo? E se avessi deciso che sono stata grassa 30 anni e per un giorno non farà differenza, quindi posso benissimo ricominciare a dimagrire da domani? Oramai gli occhi del mondo – o, almeno, quelli di Darietto – sono sui miei fianchi e con la morte nel cuore ordino una costina di maiale e spinaci al burro.
Devo dire che m’è andata di lusso perché la costina era dignitosa (forse la stessa costina mangiata al calduccio, in un locale con quattro pareti, più spazio, meno rumore e una tovaglia sarebbe sembrata addirittura “buona”), mentre gli spinaci erano pazzeschi. Generosamente conditi di burro e parmigiano, gli ortaggi degli dei celavano (manco tanto, ce n’era in abbondanza e si vedevano facilmente) l’asso nella manica della cucina ligure, l’ingrediente discreto, ma onnipresente, che rende tutte le preparazioni prelibate e pregiate (anche preziose, considerando che non ha un costo propriamente simbolico): o pigneu. O pigneu o l’è quell’afàre gianco e piccin ch’o sta drento e pigne. Besogna anna-a a raccatta-a e pigne, poi e  se portan a casa e se arvan. Drento se piggian i pigneu, che servan a faa in sacco de roba. Se adovian pe’ fa-a o pesto, se mettan int’o polastro quande o se cuxinna int’a pignatta, in gianco o co a tomata, se mettan de dato a o castagnaccio (ma o meximo a no a l’è ‘na bonna raxion pe mangiàlo) e se mettan int’o pan doce e  - me paa – in’e fritelle de San Giovanni. Servan anche pe fa-a un atro doce zeneize: e pignolate, che son comme di amaretti, ma g’han i pigneu ao posto de e mandorle e son tutte coverte de pigneu. Praticamente son pigneu tegnui inscemme co o suc-còu. Son bonne. E costan un occio da a testa, ma son bonne.

Gli spinaci, dicevo, erano veramente deliziosi e sono soddisfattissima del mio pranzo. Guai a voi se mi raccontate quant’era buona la polenta con le salsicce.
Poco prima che sia il momento di andarsene viene giù la ramata d’acqua (CuH2O) più massiccia della Storia da dopo che ci siamo giocati il liocorno, che mette in difficoltà svariate vetture alle prese con la salitina di fango per uscire dal posteggio. Una di esse era la nostra. Gli indigeni sanno il fatto loro e aiutano tutti a venirne fuori, o spiegando la manovra, o mettendosi al volante, o trainando le vetture. Dopo alcuni tentativi, Zzi porta fuori l’Air Force One (il Previdente Presidente viaggiava con noi, come ricorderete) e possiamo far ritorno a nord est.

Tra cinque ore c’è la cena per i trent’anni di Elisa e io sono vestita da orientista e coperta di fango dalla testa ai piedi.

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Trofeo delle regioni 2011, 24-25 settembre 2011, Liguria (ebbene sì)

Posted on October 20th, 2011, by Larry

 Prima gli auguri delle settimane 41 e 42:  ad Architetta Sartina Provetta (16/10) e Strucola (20/10) congratulazioni per aver compiuto 21 anni.
A Belleguancette  (19/10) tanti auguri e tanta invidia: lei ha fatto UNO.

Quest’anno il trofeo delle regioni si è svolto in Liguria, regione dalla grande tradizione orientistica. È quim infatti, che anni addietro (nnon poi così tanti) mossi i miei primi – già rivelatori della mia attitudine – passi in questo formidabile sport.

Noi non ce ne facciamo mancare una e partecipiamo con entusiasmo, grazie a Marirosa che convoca nella rappresentativa regionale mezzo blog (l’altro mezzo è sparpagliato nella rappresentativa di altre regioni e ha partecipato comunque). Partiamo da Trieste con il Previdente Presidente e il Celere Capellone. Il Brioso Ballerino (tofkaa: the orientist formerly known as asceta) segue in treno. Arriviamo il venerdì nel tardo pomeriggio e ciascucno raggiunge le rispettive sistemazioni. Il sabato mattina, Zzi raggiunge gli altri atleti e insieme partono alla volta di Casa del Romano per la prova di Trail-O.
Io mi do al Fanta-O e creo la mia squadra virtuale, alla fine del trofeo, guardo come sono andati i singoli atleti e stilo una classifica di società di Fanta-O, e guardo se vinco. Siccome gioco da sola, vinco. Mi piacerebbe giocare a Fanta-O con qualcun altro, ma poi non so più se vinco, quindi non lo insegno a nessuno

Stegal67 vince la prova di Trailo-O, bene anche rem che arriva terzo. Zzi non brilla, ma tanto Zzi lo tengo in squadra lo stesso perché faccio dei favoritismi. In Open A il Celere Capellone si piazza subito terzo e Larrycette già domina le manifestazione. Nel pomeriggio affronto anche io una sfida impegnativa, soprattutto dal punto di vista psicologico: mi faccio tagliare i capelli da mia madre, che li taglia bene, ma cede al perfezionismo e, a furia di spuntatine, mi riduce la chioma a una caschetto da Gemma Pontini… è la seconda volta che mi caèpita in pochi mesi, devo smetterla di tagliarmi i capelli.
Corrono la staffetta:… Gli atleti rientrano tardi a Genova perché il Brioso Ballerino va oltre il temop massimo di novanta minuti e incontra qualche difficoltà a rientrare dopo che sono state rimosse le lanterne.

Domenica la sveglia suona alle sei e mezza: dev’esserci un contatto, un errore umano, un malinteso col destino. No, Zzi mi dice “lasciami la luce accesa quando esci”, il che – non serve essere Grice – implica che io debba uscire dalla stanza e, di conseguenza, dal letto. Abbandono a malincuore le lenzuola a pasticcini – i soli dolci che tocco da qualche tempo ormai – e mi avvio in cucina felpata come un ninja per non svegliare i miei genitori. “Ciao Nanetto!” mi infartua mia madre, che esce allo scoperto dal bagno, dove immagino sia rimasta appostata tutta la notte solo per farmi venire un colpo di primo mattino – “La caffettiera è pronta, devi solo accenderci il fuoco!” – escalama con la sua voce sussurrata, che, in termini di emissione di decibel, equivale all’impatto sonoro di un quartetto di fiati balcanico. Facciamo una parca colazione a base di prosciutto arrosto senese, caffelatte, yogurt e frutta.È un miracolo che riesca a tenerla nel mio stomaco sulla strada per Fontanarossa.

Raggiunta l’amena località, parcheggiamo in un’area dedicata. Siccome arriviamo tra i primi ci tocca andare a mettere la macchina in fondo in fondo – luogo altrimenti noto come in stramonazze ai parlanti triestini – e comprendo finalmente il senso di “beati gli ultimi”.
L’allestimento del centro gara promette bene. “Ma c’erano appena due cessi”, obietteranno i più superficiali. Sì, ma il cesso è un optional di rilevanza relativa (specie se non ti scappa), mentre era degna di nota l’ampiezza della griglia e la quantità di roba da mangiare che veniva continuamente scaricata sui tavoli dell’area attrezzata, una sorta di megaveranda, una superficie saldamente coperta pavimentata, con due lati aperti e due chiusi, chiaro reperto del passaggio di un ingegnere, un architetto o almeno un geometra.

Terminato il sopralluogo e testata l’efficienza del 50% dei bagni, me ne torno in macchina ad aspettare con pazienza. C’è un bel tiepidino e me ne sto con tutte le portiere spalancate, anche perché, se si tiene un solo finestrino aperto, l’automobile si riempie di insetti che sbattono disgustosi contro il parabrezza, mentre se l’unica cosa chiusa è il bagagliaio, gli insetti o snobbano la vettura o vi transitano fugacemente, attraversandola da parte a parte. Dopo qualche tempo, il tepore diminuisce perché dispettose nuvolette fanno giocare il sole a nascondarello. Trascorsa un’ora, in cielo non ci sono che nubi, alcune scure. Dopo un’altra ora ‘ste cazzo di nuvole di merda hanno formato un banco compatto che scarica una ramata d’acqua che levati. Lo speaker è sensibilmente preoccupato per la propria incolumità, circondato com’è da materiale elettrico. Non appena la pioggia cessa, mi dirigo all’arrivo, dove Zzi dovrebbe essere giunto da qualche minuto.

Non c’è. Meglio, mi sarebbe dispiaciuto non vederlo arrivare.

Ora mi metto qui – penso -  e aspetto che spunti da là dietro.
Tra un po’ spunta.
Spunta sicuro.
Ec… no, non è lui. Non c’assomiglia manco per niente.
Che ore sono? A che ora partiva? Ora lo vado a chiedere allo Speaker.
Ma no, non facciamo i rompicoglioni. Starà arrivando.
Adesso arriva.
Non c’è nulla di cui preoccuparsi, non si è mai fatto niente, starà benone.
Adesso guardo da un’altra parte e conto fino a venti; quando mi giro lo vedo…uno…
…diciassette, diciò, ciannò, veventi!
Uffa, no, non ancora.
Magari si è fatto male. Magari è caduto in una dolina (una delle numerosissime doline che punteggiano il terreno della Liguria), si è fatto male e non riesce a tornare su… e nessuno se ne accorge perché non parla!
Ma no, che stupidaggine. Oltretutto diverse categorie hanno percorsi simili, anche se si fosse fatto male – e non sarà così – qualcuno prima o poi lo vedrebbe.
E se si è fatto male fuori carta?
Impossibile, non sarà finito fuori carta. Non è un portento di atletica, ma non è neanche l’ultimo dei fessi, è improbabile che vada fuori carta in Italia.
Adesso spunta. Tre, due, uno e spunta.
Ancora niente, in compenso spunta Marirosa, alla quale esprimo velata preoccupazione, che mi rassicura “Non te ne liberi”.
Arriva il Brioso Ballerino.
Gli chiedo notizie.
“È dietro di me, ora arriva”.
Ah, sollievo.
Adesso mi metto qui e lo aspetto che spunta. Perché adesso spunta sicuro.

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Staffetta FVG – Piancavallo 4 settembre 2011

Posted on September 5th, 2011, by Larry

Pensavate che ora mi mettessi a parlare solo di dieta?
Mannòoooh, miei Piccoli Lettori. Non temete! C’è anche l’orienteering! Che culo, eh?

Purtroppo – lo dico per chi è già stufo – i post sulla dieta saranno comunque i più frequenti, altrimenti il concetto di Larry-ality si indebolisce un po’,  ma contemporaneamente cercherò di aggiornarvi anche sul resto delle cazzate che faccio, per accontentare un po’ tutti.

Circa il capitolo Orienteering, non posso non vantarmi dei risultatoni della nostra giovane, ma rispettabile, società, e in particolare dei membri di questo blog e di questa famiglia, ottenuti alla gara di Piancavallo il 4 settembre, organizzata dalla Corivorivo. Per tutti i piccoli lettori a ovest di Brescia, “Co rivo, rivo” vuol dire “Quando arrivo, arrivo”. È un nome bellissimo per una società sportiva, specie di orienteering, che ha un solo altro serio concorrente per la palma di nome più bello, anch’esso in FVG: la Semiperdo.

Zzi comincia male lasciando a casa la crema per le mani che Marirosa ha vinto qualche mese fa su questo blog, io dormo troppo per accorgermene e finirò per spedirla anche a lei. Approfitto per fare un appello e prego Marirosa di mandarmi un’e-mail con l’indirizzo a cui spedire. Ho scoperto in seguito che Marirosa non ha preso parte alla manifestazione.

Zzi continua così così, impiegando 15 minuti a trovare la prima lanterna, dopo che il suo primo frazionista – Marko con la K – aveva fatto un tempo più che rispettabile. Poi Zzi si riprende, fa i migliori intertempi della categoria, e la formidabile accoppiata, bandiera e orgoglio di questo blog, si piazza UNO sul podio. Zzi è contento perché finalmente avrà una medaglietta d’oro, è la sua prima, non vede l’ora di riceverla. Solitamente non siamo amanti dei premi simbolici, quali le medaglie, anzi preferiamo piuttosto un premio piccolo, ma concreto, tuttavia il primo posto è il primo posto, e in questi casi anche un dischetto di latta giallo dà la sua soddisfazione.
Nella stessa categoria, la nostra giovane, ma rispettabile società conquista anche un bronzo, grazie al Giovane Rampante e al Retore, e un altro primo posto ci viene dalla coppia Costruttiva Consorte e Madame K. Anche il Previdente Presidente e il Dinamico Matematico conquistano il podio: sono terzi assoluti e campioni regionali.

Le premiazioni hanno avuto luogo precisamente quando il galletto ordinato da Zzi è arrivato caldo in tavola, ma la soddisfazione del risultato ripaga anche del pranzo freddo. Felice, il nostro orientista preferito, scandaglia il pesante sacchetto ricevuto in premio:

- un brick di succo di frutta alla pesca.
- una barretta ai cereali.
- un pacchettino di Loacker “napolitaner”
- un pacchetto di Tuc
- una carta del FVG, stampata su carta riciclata (dall’odore è Fedrigoni, ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte) con interessanti notizie enogastronomiche relative alle varie zone della regione
- un depliant stampato su embossed da 100gr con gli itinerari enogastronomici della zona di Piancavallo e delle dolomiti friulane
- un catalogo del FVG, stampato su non-si-capisce patinata matt, con una panoramica dell’offerta turistica della regione
- un catalogo del FVG, sullo stesso supporto del precedente, dedicato ai capoluoghi di provincia [pomposamente definiti tutti "città d'arte"... considerando che in Italia tutto, anche la mia cantina, ha un certo qual pregio artistico, si potrebbe aprire un dibattito sull'opportunità di questa definizione]
- una mappa turistica e stradale

Ovviamente non è che si giochi per il premio, si gioca per giocare e il premio non è che il ricordo di un risultato ottenuto e di una giornata di divertimento, e non si può certo dire che il sacchetto non contenesse tante cose valide, ma fa ridere che, per una volta che Zzi voleva la medaglietta, abbia ricevuto tutto tranne quella!

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