Trail-O a Genova [o Trilli Trilli Trilli]

Posted on February 18th, 2010, by Larry
Trail-O a Genova [o Trilli Trilli Trilli]

Non avendo potuto prendere parte alla precedente prova di Mestre per misurarmi con la versione praticabile dell’orienteering, aderisco con incontenibile  entusiasmo e palpabile ansia alla gara nel Parco storico di Villa Serra a Comago, frazione di Sant’Olcese [GE].

Proprio non mi trattengo dalla voglia di partecipare e non sto nella pelle, tanto che  alla mattina, gioendo del mite clima rivierasco, mi pento di non avere con me i miei amati indumenti da orientista, che mi avrebbero permesso di godere del tiepido sole e farmi riconoscere come fiera atleta di questo sport sconvolgente.

Giunti sul posto, ci conquista la vegetazione lussureggiante e il dolce tepore del sole già primaverile. Gli atleti sono numerosi e provengono da ogni parte d’Italia e non solo.
Il luogo è così bello che vorrei non dovermene mai andare.

La gara è entusiasmante, grazie al suo percorso si scoprono scorci di vegetazione ricca e ambienti romantici.
Il gioco è facile e divertente.
Venghino, venghino, siore e siore. Si vince sempre, piace e diverte.

MUSSE

Una giornata d’inferno.
Non ne andava dritta una: un umido e un lovego che spaccava le ossa, potevi sventrare uno yak e coprirti con le budella ancora calde e c’avevi freddo lo stesso.
Io c’avevo per il belino di fare la gara; anche se Zzi mi aveva rassicurata che era lungo il sentiero, nel pulito, senza animaletti, io ero sicura che ci fosse una lumaca missile in agguato, pronta a saltarmi al collo.

Per fortuna ad accoglierci c’è il venditore di cavi d’ormeggio [Zzi ha un fornitore in ogni porto], che ci spiega che, invece, nelle belle giornate, quella boscaglia  lugubre è davvero un piacevole giardino. Io, però, mi guardo in giro circospetta aspettandomi da un momento all’altro che esca il mostro della palude e mi mangi.

Noi abbiamo davanti sei ore di macchina, sono le undici e mezzo e non tocca mai a noi.
Perché?
Non le leggono le mail di Zzi che gli chiede di farci partire per primi?
Io faccio fuoco e fiamme e minaccio di torturarli perforandogli i capezzoli con le punzonatrici, Zzi va a spiegare la situazione al sosia di Morozzi che, bontà sua, prende a cuore il nostro caso e lo porta all’attenzione del saggio con la barba.

Il saggio con la barba va e viene, ma non ci dà mai un responso.
A un certo punto Morozzi, che prima ci teneva d’occhio, comincia ad evitarci imbarazzato.
Infine, guadagniamo venti minuti partendo alla fine degli Elite, silenziosi come congiurati, spariamo risposte a caso come neanche al quiz della patente e in qualche modo ne veniamo fuori.

Il gioco, in verità, è pur bello: si segue a passo d’uomo un sentiero pulito e si raggiungono punti di osservazione dai quali si vedono 3/4 lanterne vicine e si deve scegliere quella corrispondente alla descrizione data, chiamandola ” A/B/C/D” da sinistra verso destra. Chiaro. Patti chiari, amicizia lunga.

La risposta fatalmente sbagliata è quella che do a Zzi quando mi chiede “Ti piace?”.
Per mera educazione mi scappa un automatico “sì” e la mia condanna a morte è firmata.
Per l’entusiasmo, Zzi si fa scappare che forse – gli pare – non ha scritto che volevamo partire presto….ora…è Zzi. on sbaglia. Non dimentica.
Se non ricorda di aver fatto significa che non ha fatto.

Per un attimo gli vorrei aizzare contro un cigno mannaro.

Ma a parte che a volte si vedono più lanterne del previsto e non si capisce da che parte bisogna cominciare a contare, o che ci sono file indiane di lanterne che sfido chiunque a dire quale sia più a sinistra, devo ammettere che il gioco è divertente. E poi, suvvia, la domanda carogna è quella che dà pepe al gioco, se è troppo facile non c’è gloria nell’impresa.
Non siamo mica qua per farci mangiare il belino dalle mosche, un po’ d’entusiamo e intraprendenza, che diamine!

.  .  .  .

Ora son qua sul divano che sfoglio il bel libro Land of Hope and Dreams e aspetto un finale a effetto per il post.
Intanto Zzi lo legge in anteprima.
- “Sono contento che ti sia piaciuta la gara, perché non finisci semplicemente dicendo che ti ho già iscritta alla prossima gara in Liguria?”
- “Voglio il divorzio”

Share This PostTrail-O a Genova [o Trilli Trilli Trilli]

Tags: , ,

I love shopping con la bussola

Posted on January 20th, 2010, by Larry
I love shopping con la bussola

>>>   POST AGGIORNATO   <<<

Clicca qui sotto per ascoltare l’audiopost:

Larrycette_I_love_shopping_con_la_bussola

°   °   °   °   °

Gennaio, tempo di saldi e tempo di spese con quel che resta della tredicesima [per chi ce l'ha] e della bustina coi contanti di qualche saggio, amatissimo, parente.

Per gli atleti della nostra giovane, ma rispettabile società, è tempo di rinnovare il guardaroba acquistando la tuta di società.

Ora intendo fare un uso personale del mezzo pubblico [si fa per dire] e approfittare della massiccia frequentazione di orientisti per chiedere a loro – in qualità di esperti -, alle crocette – in qualità di ragazze – e agli altri lettori – in qualità di tachenti – suggerimenti su che taglia di tuta acquistare.

Ho provato la tuta di Zzi, che è una M sia di pantaloni che di maglietta, e questo è il risultato [a letto i bambini]:

Davanti

Dietro

Come vi pare?

Secondo me mi sta proprio dimmerda, perdonate il francesismo, sembro una campana per la raccolta differenziata del vetro, potrei far scrivere “non introdurre plastica, ceramica, metallo o altro materiale” al posto del nome della società.
Ora, lo so che se devo indossare questa tuta  perché sono a una gara e non è la situazione per tirarsela da supergnocca [neanche, per assurdo, potendoselo permettere].
Inoltre, sono felicemente maritata e non devo adescare nessuno, quindi non dovrei preoccuparmi tanto di valorizzarmi in ogni circostanza [specie considerando come vado conciata a lavorare certe mattine].
Tuttavia, proprio perché sono felicemente maritata e mi piacerebbe molto restare tale, devo far fronte alla agguerrita concorrenza delle altre atlete, specie delle ragazze dell’est, dai corpi scattanti e dalla spiccata propensione a spogliarsi in pubblico, cercando di “tenermi un po’”, come si suol dire.

Analizziamo insieme i difetti della tuta – anzi, di Larry nella tuta: la tuta in sé non ha difetti – e cerchiamo di minimizzarli.
A me pare un po’ piccola di sotto e grande di sopra [come tutto quello che sta nel mio armadio], quindi la soluzione logica parrebbe essere:
Maglia taglia S
Braghe taglia L

Ma non ne sono persuasa: se prendo la S di maglia mi diventa stretta di fianchi, ed è peggio. Però si accorcia e interessa sempre meno i fianchi, quindi – paradossalmente – potrebbe essere meglio una XS, se esiste.

Le braghe già così sono modello acquancasa, però non sono poi così strette. Se non ci fosse troppa differenza tra una taglia e l’altra potrebbe valere la pena prendere una taglia in meno e spacciarli per trendissmi fuseaux capri [ma il confronto con le altre mi sputtanerà].
E se poi non ci entro?

Che fare?
Cosa acquistare?
Come indossare?

Il ventagli di opzioni è quantomai ampio:

Maglia S + Braghe L, ovvero assecondo le mie forme da Barbapapà, pensando che in fondo ho il corpo di una divinità, pazienza se Buddha.

Maglia XS + Braghe S, ovvero faccio prima a dipingermi la tuta addosso, ma se poi arrivo ultima ho la scusa che ero immobilizzata dalla divisa.

Maglia M + Braghe M, ovvero la stessa taglia di Zzi, che mi dona come una scagazzata di gabbiano nei capelli, ma tanto io mi metterò la tuta si e no una volta all’anno, almeno Zzi ne ricava un cambio completo e posso pure andare in giro a dire che ho la taglia del mio smilzissimo consorte.

Non so cosa scegliere, aiutatemi!
Approfitto per ricordare anche agli altri membri della nostra giovane, ma rispettabile, società, che bisogna comunicare gli acquisti che si intendono fare al Previdente Presidente entro domenica.
Se non sapete come mettervi in contatto con lui, non temete: lui vi telefonerà!

Share This PostI love shopping con la bussola

Tags:

CIOC | Gara nr. 1, Gropada

Posted on January 15th, 2010, by Larry
CIOC | Gara nr. 1, Gropada

Beffarde, le previsioni parlano per tutta la settimana di neve e pioggia, illudendomi fino all’ultimo di venire esonerata per evidente inadeguatezza fisica.

Invece, la mattina di domenica dieci gennaio splende un sole beffardo e non c’è verso di stare al calduccio. Indosso un pile anni novanta che mi difenderà dal freddo, ma non dal ridicolo e monto in macchina alla volta del centro del mondo orientistico:

GROPADA

Gropada è un piccolo centro abitato sul Carso triestino, all’occhio dello stolto privo di particolare rilevanza; in realtà è un polo di attrazione sportiva di importanza internazionale, come la massiccia partecipazione di atleti stranieri dimostra.
Nucleo pulsante di questa realtà, motore immobile degli eventi sportivi di vero rilievo è la dimora del Previdente Presidente.
Qui ci dirigiamo per ricevere istruzioni e contribuire all’organizzazione della più importante gara del calendario: il primo appuntamento del CIOC.
La Costruttiva Consorte prende subito con sè gli elementi più validi: io posso entrare in casa a far compagnia al gatto.
Poco dopo giunge in cucina la Fascinosa Figlia. È fascinosa anche appena sveglia. Si scofana una fetta di pane grande come una federa spalmata con tre etti di burro e un vaso di marmellata. È snella e atletica, forse non mi sta poi così simpatica come credevo.

Mi spiega come registrare gli arrivi degli atleti.
È preparata e chiara nell’esposizione; io non sono altrettanto lucida.
Mi spiega di nuovo.
Mi guarda in faccia e comprende di dover spiegare di nuovo.

Paziente, continua a esemplificare situazioni finché l’arrivo di Vanty le fa tirare un sospiro di sollievo.
Intanto altri validi elementi, tra cui il Retore, l’Asceta, il Meticoloso Mosaicista e lo stesso Previdente Presidente, si producono per l’allestimento dell’arrivo.
La decisione iniziale è di montare il gazebo, che – però – è leggermente ingombrante.
Oltretutto, nonostante la temperatura polare, il sole continua a splendere e procurarci una copertura antipioggia è forse troppo previdente anche per il nostro Presidente.
Prima di rinunciare, però, si fa ancora un tentativo con il gazebo mignon, ma infine si opta per una traversetta obliqua tirata tra il poggiolo e il cancello.

Risolutivo lo striscione con scritto “finish” che indicherà agli atleti dove consegnare il cartellino. La scelta della collocazione dello striscione è strategica ed efficace, pare che la casetta sia stata costruita apposta per ospitarlo. La realizzazione grafica è precisa, accattivante e significativa.
L’affissione poteva venire meglio.
La scala su cui l’impavido Vanty sale per legare lo striscione ai comignoli scende repentinamente alla temperatura di quattro gradi sottozero; io provo anche a tenerla ferma [non è molto stabile e l'asfalto irregolare non ci è d'aiuto], ma mi si congelano istantaneamente le mani e costituiamo immediatamente un gruppo scultoreo plastico, ma scarsamente efficiente.
Vanty ha un sacco di buone qualità, ma tra esse mi risulta difficile riconoscere l’abilità nel fare i nodi. Non è neppure sceso dalla scala che lo striscione è già caduto. La Fascinosa Figlia interviene e risolve, come sempre.

Tiriamo un nastro tra due pali della luce ai lati della strada e diciamo che è la linea del traguardo. Io passo mezza mattinata a passeggiarci sopra come Rain Man nel terrore che si sollevi e qualcuno ci inciampi.
Non capisco perché a orienteering non si possa fare il segno per terra con i maglioni, come a calcio.

Dell’organizzazione di partenza e segreteria non posso riferire perché ho sentito dire che nei locali del circolo che ci ospita mancano luce e riscaldamento e – francamente – se fossi stata disposta ad affrontare i disagi per l’amore della cronaca, avrei fatto il reporter di guerra; faccio l’edicolante e la mia impresa più pericolosa è  friggere, non intendo metter piede in un ambiente tanto ostile.

In qualche modo la gara inizia e io e i giovani aspettiamo fiduciosi che arrivi qualche atleta. Quando arriva il primo piombiamo nella consueta spirale di panico, ma ci riprendiamo subito e iniziamo a registrare pettorali e tempi di arrivo.
Per fortuna arriva la notizia che ci siamo persi due bambine nel bosco, così un nuovo brivido ci percorre la schiena.

Tra i primi ad arrivare, il Bellicoso Bresciano, atleta di un’altra società, famoso e stimato in tutta la regione. È ferito perché c’era del filo spinato vicino ad una lanterna, probabilmente nascosto dalla neve quando Zzi e il Previdente Presidente hanno disposto i punti di controllo.
Perfetto, avevamo proprio bisogno di una nuova preoccupazione; io mi immagino le bambine a brandelli nel filo spinato, ma tengo per me la riflessione. A giudicare dagli sguardi tra la Costruttiva Consorte e la Fascinosa Figlia, qualcosa del genere è balenato anche sotto le loro frangette.

Dopo circa un’ora ci incasiniamo col cronometro: niente di rilevante ai fini del risultato per gli atleti e la classifica, ma noi viviamo due secondi di puro terrore; meno male, erano quasi quindici minuti che stava andando tutto liscio.

Tutto procede poi regolarmente e a ridosso dell’ora di pranzo gli atleti sono quasi tutti arrivati.
Io comincio a sfregarmi le mani perché finalmente si mangia e confido che la Generosa Genitrice del Celere Capellone non abbia mandato suo figlio a mani vuote.

Arriva Zzi, celestiale visione, e mi dice “Vieni con me”.
Che romantico! Dove mi porterà?
Sul suo cavallo bianco in un castello riscaldato come una sauna con un comodo divano e un tavolo imbandito di tramezzini e bignè?
No, macché, mi mette in mano la cartina della gara e mi dice “Andiamo a ritirare le lanterne, portami tu”.

Mi vengono le ossa molle e mi trascino nel bosco.
Al nostro ritorno, in pieno pomeriggio, stremati, dopo che alcuni se ne erano già andati [è saltata all'occhio l'assenza di Vanty, sparito con la solita tecnica ninja della saponetta, ansioso di andare chissà dove, chissà da chi], tento una botta di dignità rifiutando, a parole, il cibo che ci veniva offerto, essendo che saremmo stati noi i soli a mangiare. Poi mi viene offerta la squisita crostata della Generosa Genitrice ed è talmente invitante [e talmente poca, maledetti orientisti!], che ripongo la dignità là dove l’ho sempre tenuta – cioè nella coscienza di qualcun altro – e mi abboffo di pane e prosciutto, componendo panetti con due dita e ficcandomeli in bocca con movimenti sicuri e armoniosi come quelli di un solfeggio. Mentre manduco a quattro palmenti con la sobrietà che mi contraddistingue, apprendo, che – in nostra assenza – ci siamo quasi fatti arrestare il Presidente.
Mentre Zzi mi pratica la quarta manovra di Heimlich in dieci minuti, scopro che le forze dell’ordine competenti della zona sono venute a fare un sopralluogo, attirate da un volantino promozionale casualmente capitato nelle loro mani, e hanno riscontrato che la manifestazione non era stata opportunamente denunciata.
…..
Eh, però, belin.
Organizziamo gare in continuazione, anche nazionali, e poi caschiamo su ’ste cose? Lo sanno tutti che quando si fa una manifestazione bisogna avvertire le istituzioni. E sì che non è la prima che facciamo e tutte le altre volte siamo stati impeccabili.
Insomma….passi perdersi le bambine nel bosco [a proposito: quando Zzi le ha trovate non erano affatto spaventate, piuttosto erano scoglionate per il fatto che non stessero giocando con la loro cartina, e se lo sono tolto di torno in quattro e quattr'otto], passi approfittare del filo spinato lasciato in giro per eliminare fisicamente i minacciosi atleti delle altre società, ma farsi castagnare sulla burocrazia proprio non è da noi.
Oltretutto, di queste faccende di solito si occupa la Costruttiva Consorte, competente e putuale, ma qua non sembra aver costruito un bel nulla.
Proprio non me la spiego.

Il mistero sembra destinato a restare irrisolto, poi mi guardo intorno e vedo la Dimora presidenziale invasa da carte, mappe, documenti, cime, fogli, cordicelle, striscioni, funi, gazebo, tettoie,  lanterne, punzonatrici, bussole, spranghe, sartie, nastro bianco e rosso, nastro giallo e nero, nastro adesivo di tutte le forme e tenute, borse, brandelli di filo spinato e fango. Tantissimo fango sulle piastrelle bianche.
La Costruttiva Consorte avrà un bel da fare, non appena avrà finito di spostare sedie e tavoli al circolo e di pulire anche quegli [enormi] ambienti.

Un’ipotesi inizia a formarsi nella mia mente foderata di prosciutto: vuoi vedere che è stato tutto un astuto stratagemma della Costruttiva Consorte, così ci inimichiamo le autorità e la prossima volta col cavolo che ci danno il permesso di piantare di nuovo tutto ’sto casino in casa sua?

Share This PostCIOC | Gara nr. 1, Gropada

Tags: ,

La gaja cena [3]

Posted on December 24th, 2009, by Larry
La gaja cena [3]

[Continua da: La gaja cena 2]

La Costruttiva Consorte del Previdente Presidente ci richiama alla disciplina  – approfittando un po’ della debolezza post prandiale -  e affrontiamo l’ordine del giorno.
È il momento di votare il nuovo presidente.
L’elettorato spontaneamente propone l’elezione della Generosa Genitrice del Celere Capellone, autrice dello squisito pasticcio, ma non si può rifilare l’incarico in contumacia.
Eleggiamo allora il Pasticcio stesso, ma subito dopo ci accorgiamo che ce lo siamo mangiato.
In mancanza di altri candidati, rieleggiamo il Previdente Presidente.

La Costruttiva Consorte, appena riconfermata Forsgliédi, distribuisce la sopresa della serata [almeno, per me era una sorpresa, ma a giudicare dalla faccia, anche Vanty non è che se fosse al corrente]: le meravigliose magliette della società: bellissime polo blu scuro con il nome della società ricamato in oro sul cuore.
Proprio belle.
Finalmente qualcosa di portabile.
Così adesso non ci sentiamo più inferiori alla Semiperdo, che c’ha la tuta da gara e la tuta da passeggio [quest'ultima di un dignitoso blu navy abbondantemente ricamata, la prima agghiacciante come tutte le tute da gara tranne la nostra]: anche noi possiamo andare in giro come una squadra senza sembrare un branco di fedifraghi cacciati di casa ancora in pigiama.

Alla decima caraffa di terrano siamo tutti più conviviali [tranna la Fascinosa Figlia, che deve studiare perché l'indomani ha tre interrogazioni e Vanty, cui ho fatto la domanda trabocchetto "Bevi?" pronta a coprirlo di sberle, che si è saggiamente astenuto dovendo guidare] e i padroni di casa approfittano della diffusa rilassatezza per rifilare avanzi di cannelloni insieme ad affettuosi saluti e auguri.

Vanty sguscia via senza cannelloni come una saponetta, tento di inseguirlo, ma quando finisco di percorrere il vialetto – sarà che è leggermente più allenato di me, sarà che potrei essere sua madre e peso almeno il doppio – tutto ciò che vedo di lui sono le luci di posizione che sfrecciano via veloci fino a diventare un puntino rosso, vago come una lanterna nel verde tre.
Ce ne andiamo anche noi, prima di dover riportare a casa la teglia piena.

Share This PostLa gaja cena [3]

Tags: ,

La gaja cena [2]

Posted on December 23rd, 2009, by Larry
La gaja cena [2]

[continua da:  La gaja cena 1]

La casa al quattrocinquesei è nuova nuova e accogliente,  chiara della luce tenera degli addobbi natalizi e tiepida. Ma da dove viene questo dolce calore? Non vedo termosifoni, né stufa.Vedo, in compenso, un capannello di persone che cercano di avvicinarsi a qualcosa infilandosi gli uni tra gli altri e scalzandosi a vicenda, come fanno i cuccioli di nidiate numerose con le mammelle insufficienti della mamma stremata.
“C’è Springsteen!” ho subito pensato, optando per la spiegazione più ovvia. Sorprendentemente, invece, si trattava della stufa, ugualmente apprezzata, in quel momento.

A tavola arriva ogni ben di Dio, tra cui si distinguono il baccalà mantecato preparato dal Retore in persona e la mozzarella di Basovizza, che pochissimi, dopo di me, riescono ad assaggiare.
Il Previdente Presidente ci porta, intanto, i saluti di coloro che non sono potuti venire. Illustre assente l’Infallibile Insegnante, solitamente molto partecipe delle attività della società, ma bloccata questa volta dall’influenza, mentre del secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, nessuna notizia. Immagino che anche lui sia stato mietuto dal morbo, cagionevole ed esposto com’è alle infezioni [del resto, quando si va in giro a spezzare cuori alle rosse con tanta disinvoltura, la mononucleosi è il minimo che ti possa capitare], quand’ecco suona il campanello e il giovane atleta compare sull’uscio. In clamoroso ritardo. A mani vuote. In un’altra situazione, farei finta di non conoscerlo. Non appena anche gli ultimi attesi avvertono del ritardo, dandoci implicitamente il permesso di cominciare senza di loro, la tavola viene ulteriormente imbandita.

Siamo già tutti soddisfatti di quanto assaggiato fin’ora, ma nonostante questo scateniamo le fauci ansiosi di assaggiare la leggendaria iota del Previdente Presidente.
Questa preparazione – una zuppa tradizionale triestina con fagioli, crauti, parti di porco, cumino e ingredienti segreti vari – è il cavallo di battaglia della cucina del Presidente e pare non manchi mai ai suoi convivi; leggenda vuole che sia stata esportata anche a Barcellona, con somma soddisfazione dei controllori alle frontiere.
È davvero ottima, a stento mi trattengo dal leccare il piatto. Cioè, a stento Zzi  – minacciando il divorzio – mi trattiene dal leccare il piatto.

Il primato del Previdente Presidente, però, è subito insidiato dal pasticcio della Generosa Genitrice del Celere Capellone.
La Generosa Genitrice del Celere Capellone era già nota, all’interno della nostra società, ma non credo unicamente lì, come autrice di torte sopraffine, ragion per cui, alle gare cui il Celere Capellone partecipa, i nostri atleti hanno la tendenza a snobbare il ristoro, limitandosi a servirsi di qualche bevanda, buttandosi a capofitto sulla delizia gentilmente offerta dalla Generosa Genitrice, strategicamente tenuta nascosta dagli stessi atleti disposti a falange macedone attorno ad essa, con le bussole sguainate, pronti ad aggredire qualunque intruso si avvicini [e anche un po' ostili gli uni con gli altri, a dirla tutta].
Questo pasticcio ["pasticcio" è lo sbrigativo appellativo triestino - un giorno vi racconterò i drammi della gastronomastica giuliana - trattasi in realtà di lasagne al forno alla bolognese in piena regola] presenta tutte le caratteristiche dell’archetipo ideale: è alto più di dieci centimetri, è generosamente condito con abbondante ottima besciamella, è composto all’ottanta per cento di carne. È una specie di miracolo della fisica: c’è molto più sugo a base di carne che pasta, ma nonostante questo sta insieme lo stesso. È il primo piatto ideale per coloro che non amano la pastasciutta, ma hanno appena finito di mangiare la zuppa; praticamente è un secondo, è molto difficile distinguerlo da uno spezzatino, solo l’occhio allenato al particolare dell’orientista può individuare in esso le tracce di pasta [peraltro anch'essa buona, sottile al punto giusto].

Quando è il momento dei miei cannelloni siamo stremati e io, Zzi, il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, e la Fascinosa Figlia del Previdente Presidente, ci dividiamo una porzione in quattro; fa le parti la Fascinosa Figlia, bara clamorosamente e rifila a me e Zzi un cannellone intero, tenedo per sé un quarto di boccone, da dividere con il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società [Vanty, per gli intimi].

[continua con: La gaja cena 3]

Share This PostLa gaja cena [2]

Tags: ,

La gaja cena [1]

Posted on December 22nd, 2009, by Larry
La gaja cena [1]

Io ero molto titubante sulla partecipazione alla cena della nostra giovane, ma rispettabile società sportiva di orienteering, poiché avevo paura che ci nascondessero le pietanze in giardino e ci dessero una cartina per trovarle. Il che avrebbe comportato che il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, il Previdente Presidente e la sua Fascinosa Figlia si sarebbero ingozzati come tacchini, gli altri si sarebbero nutriti adeguatamente e io sarei morta di stenti in una landa desolata e gelida, completamente fuori carta.

Rassicurata sulle modalità tradizionali del convivio, attivo subito l’interrutore del panico all’interrogativo “e noi cosa portiamo?”.
Voi Piccoli Lettori ci starete ridendo su, ma la situazione è al limite dell’emergenza: ci sono poche istruzioni e quelle poche sono discordanti. Porta il dolce. Porta il primo. Porta il salame di cioccolato, ma senza cioccolato. Porta il primo, m che non vada in forno perché non c’è il forno [scatta l'esaurimento nervoso]. Porta quel cazzo che ti pare, basta che la pianti di domandare.
Ho provato a informarmi sul numero dei partecipanti; ho accettato che la stima più precisa fosse da 10 a 20 [come a dire da epsilon a più infinito] e ho deciso di far tutto.

Incautamente ho manifestato questo proposito a Zzi, che ha chiuso la cucina col lucchetto tutta la settimana e mi ha nascosto il portafogli per impedirmi di fare la spesa.
Ho provato ad andare a cucinare dalla Giraffa, ma era stata allertata e si è finta assente.
Il pomeriggio del giorno stesso della cena mi accingo a inandiare cannelloni, salame e torta, ovvero un primo, un dolce, un dolce [apparentemente] senza cioccolato.

La preparazione procede senza grossi intoppi, a parte i cannelloni che si rivelano essere pochissimi e alle quattro e mezza mi tocca ricominciare a fare l’impasto. Ma tanto io sono cintura nera di crepes e non mi scompongo.
Quando Zzi arriva a casa e trova la cucina ridotta come il Meazza dopo un concerto di Vasco, invece, si scompone eccome e reagisce violentemente: alza entrambe le sopracciaglia e va a levarsi il cappotto.

Il ritrovo è alle 19,00 al quattrocinquesei di uno di quei paesotti del carso triestino che io non sarei in grado di distinguere l’uno dall’altro neanche se ci fossi nata, figuriamoci individuarne la posizione geografica rispetto alla città. Il che significa che, per quanto ne so io, il luogo potrebbe trovarsi a cinque minuti di macchina come a un’ora [okay, no,  impossibile: la provincia sarebbe finita...diciamo 40 minuti].
Assumo che sia uno dei posti vicini e finisco di incartare i cannelloni alle 18,50. È un miracolo che la carta non abbia preso fuoco a contatto con la teglia incandescente.
Tanto alle impronte digitali non ci tenevo mica.
La serata è piacevolmente invernale, i cannelloni sono diventati gelidi prima di arrivare in macchina e giunti sul posto il termometro dà meno cinque, ma voglio pensare che sia un mitomane.


[Continua con: La gaja cena 2]

Share This PostLa gaja cena [1]

Tags: ,

Da Elisa il giorno di Ravosa, prologo

Posted on December 17th, 2009, by Larry
Da Elisa il giorno di Ravosa, prologo

Qualche giorno fa Zzi e io siamo stati ospiti di Elisa e Quellolì.
Zzi ha preso con sé Quellolì e ha cercato con tutte le sue forze di smarrirlo nei boschi, con la scusa di una gara promozionale di orienteering.

Per essere certo di sbarazzarsene, lo ha portato alla gara di campionato regionale di Ravosa, il cui terreno, stando alla cartina, non era propriamente alla portata di tutti.
Inoltre, la sorte era dalla nostra parte perché, oltre alla pioggia copiosa che aveva reso il bosco una distesa di sabbie mobili, la gara concomitava buffamente con una di motocross.
I mie Piccoli Lettori forse sono poco esperti di orienteering, perciò mi preme sottolineare che non è questa una situazione usuale; di solito l’orientista in gara non si aspetta di incontrare veicoli a motore. Addirittura, le gare in città prevedono la chiusura del traffico e/o l’obbligo di attraversare la strada presso varchi controllati indicati in carta, proprioper evitare che l’atleta, concentrato nell’agone, si faccia arrotare da un tir.
Comprenderete ora che evento singolare sia una gara di motocross nello stesso campo gara di una gara di orienteering e che occasione rara e preziosa di toglierci Quellolì dai piedi una volta per tutte. Certo, a momenti la Fascinosa Figlia del Previdente Presidente della nostra giovane, ma rispettabile, società rimane falciata dalle moto nel tentativo di attraversare il loro traguardo, prossimo com’era a quello dei podisti, ma sono rischi calcolati.
Niente di fatto, invece, neanche un tragico incidente e, a fine gara, a Zzi tocca caricarsi nuovamente in macchina Quellolì, infilato in un sacco della spazzatura [con la testa fuori, purtroppo] perché – complici la poca esperienza e la cartina a detta di molti “un po’ imprecisa” – è finito [una piccola soddisfazione, almeno] in un campo di letame.

Quando gli atleti – l’uno sudato virilmente e coperto di gloriose ferite sanguinanti, l’altro sudato come un maiale, coperto di merda e vestito col sacco della rumenta – sono arrivati a casa, Elisa ed io eravamo più stremate di loro, avendo spignattato tutta la mattina.

Oltre al Formidabile Pasticcio, l’infaticabile locomotiva furlana, nonostante l’impiccio della mia presenza tra i suoi fornelli, ha preparato:

Torta salata di porri e crostini con il lardo di colonnata [hai visto mai che sia poca roba]

Arrosto con la panna

Patate gratinate con le cipolle

Crostata con la crema pasticcera

Per fortuna c’era anche quella bjele frute della sorella di Elisa che ha portato qualche pasticcino, salvandoci dal deperimento.

Share This PostDa Elisa il giorno di Ravosa, prologo

Tags: , , ,

“Where the streets have no name”, un romanzo d’appendice – puntata 2

Posted on December 11th, 2009, by Larry
“Where the streets have no name”, un romanzo d’appendice – puntata 2

Le attrattive di uno spogliatoio di orientisti possono essere molteplici, ma terminato il censimento delle nazionalità in base alle pettinature e portata a termine l’accurata indagine sulla sodezza [soditudine? sodaggine? sodomia?] dei culi largamente messi in esposizione dai rappresentanti delle diverse nazioni, la conversazione iniziò a languere e Larry&Zzi decisero di fare un giretto; rigorosamente nei paraggi, dato che tutta la città era campo gara.
Vanamente Larry tentò di caricare il cellulare all’unico sportello PostaMat visto una volta scesa dal treno; vanamente Zzi cercò di convincerla ad andare a fare di nuovo pipì, prima della partenza, perché con l’umidità le sarebbe scappata.
Larry, invece, confidava in uno dei più evidenti dei suoi superpoteri: i tessuti uroassorbenti. Quando inizia ad avvertire lo stimolo della pipì, infatti, può concentrarsi e riassorbirla nei tessuti. Prova ne è il fatto che dopo un po’ di tempo non le scappa più e si dimentica di farla. In genere ciò accade intorno alle dieci del mattino in ufficio, ma siccome il bagno è lontano circa tredici passi, soprassiede e il secondo impulso pisciarolo non arriva prima delle 15. Come tutti i superpoteri, ha una controindicazione: il secondo stimolo è fulminante e concede un’autonomia di venti/trenta minuti al massimo, trascorsi i quali, se non ha trovato neanche una siepe dietro la quale accucciarsi, inizia a piangere pur di eliminare liquidi in qualche modo.
Un altro potere eccezionale di Larry è il superingombro. In condizioni particolari [feste, colloqui di lavoro, sale di biblioteche, incontri speciali in generale] è in grado di aumentare a dismisura il volume che occupa nello spazio, riuscendo a urtare goffamente molte persone e cose – anche contemporaneamente – provocando i danni di una piccola scossa di terremoto.
Molto spesso, e in quasi tutte le situazioni, manifesta anche le manidimerda. Si tratta di un potere curioso, che, come si deduce facilmente osservandone la fenomenologia, serve a raccogliere meglio le cose che cadono in terra; quando la gravità fa i dispetti a Larry e le strappa di mano gli oggetti più impensabili [generalmente cibi o liquidi dall'alto potere macchiante], lei esclama “Manidimerda” e si china a raccogliere l’oggetto. È evidente che se non attivasse il potere, ciò non sarebbe possibile.
Al rientro,  seduto su un’ancora,  il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della loro società, li attendeva per raggiungere con loro l’accampamento.
Quando vi scoprirono degli intrusi forestieri, Larry fece ricorso al suo potere più noto, la flemma gandhiana, grazie alla quale si limitò ad insultarlo in tutte le lingue conosciute – vive e morte -  e in un paio di dialetti.
Cacciato l’intruso, i membri della giovane, ma rispettabile, società sportiva  – che nel frattempo erano diventati più numerosi, grazie alla comparsa, praticamente dal nulla, di altri due atleti, il Retore e l’Asceta – diedero inizio ai preparativi. Tutti indossarono il costume da albero di Natale. Larry, già pronta, ne approfittò per avvantaggiarsi dei benefici della crema al ginepro. Non si tratta di un superpotere, ma di una delle supercremette Just. Just [IPA: ['just]] l’azienda, produttrice di prodotti per la cura della persona, svizzera [l'azienda, non la persona, i prodotti funzionano su qualsiasi etnia, sebbene gli abbronzanti non diano il meglio di sé su soggetti di colore, checché ne dica il Presidente del Consiglio], che utilizza materie prime naturali altamente concentrate, di cui Larry&Zzi sono fedeli adepti. La crema al ginepro, oltre a profumare di Martini cocktail [cioè, odora di distilleria, ma dopo le prime applicazioni il cerchio alla testa smette di manifestarsi], ha la proprietà di riscaldare le parti dove viene  applicata, richiamando sangue. Abitualmente, Larry ne fa un uso smodato per combattere la cellulite alla radice del problema [motivo per cui ha spesso il culo rosso come quello di un babbuino, che, date le dimensioni, viene più spesso scambiato per una mongolfiera della CocaCola], ma a Venezia scelse di farne un uso più appropriato, spalmandosela su spalle, braccia e gambe per scongiurare freddo, crampi e contratture. Funzionò, ma i balsamici effluvi della crema ebbero un effetto inebriante sui compagni di società maschi, che non erano abituati al prodotto.
La loro performance era dunque a rischio?
E Zzi come reagì all’applicazione del ginepro?

°  °  °  °  °  °  °

Per saperlo, cari Piccoli Lettori, dovrete attendere la pubblicazione della prossima puntata del romanzo d’appendice.
Intanto provate a vincere sei punti: il ginepro è conosciuto per le molte proprietà e per gli usi alimentari. È, tra le altre cose, l’ingrediente segreto di un famoso cavallo di battaglia della cucina di Larry. Quale?
Non serve essere stati miei ospiti per poter rispondere, ma quasi tutti coloro che lo sono stati hanno assaggiato questa pietanza.
Fatevi sotto!

Share This Post“Where the streets have no name”, un romanzo d’appendice – puntata 2

Tags: ,

“Where the streets have no name”, un romanzo d’appendice – puntata 1

Posted on November 25th, 2009, by Larry

Andare a Venezia in automobile, dovendo anche tornare, con una gara impegnativa nelle gambe, è da suicidi, specie considerando che l’auto va comunque lasciata a chilometri dal ritrovo, l’arsenale, e che abitavano talmente vicini alla stazione che il tempo che avrebbero impiegato a raggiungerla a piedi era pressoché quello necessario ad uscire dal posteggio.
Perciò non c’era nulla da obiettare nella scelta di prendere il treno per andare alla gara. Sulla scelta del treno da prendere, al contrario, si è molto discusso. Alla fine, come in vero Larry avevo ampiamente presagito, optarono per l’interregionale Del Paranoico delle 5.32.
“Perché il previdente presidente non viene e dobbiamo ritirare noi la busta di società”, aveva spiegato Zzi. “Perché ci sono più di trecento società e ci sarà la fila per la busta”, aveva aggiunto. “Perché dalla stazione all’arsenale è una passeggiata bella, ma lunga”, aveva continuto. “Perché hanno anticipato la prima partenza alle 9.30”, aveva insistito. “Perché Venezia al mattino presto è deserta e suggestiva”, affondava. “Perché costa undici euro di meno”, la convinse.
Alle 4.50 dal comodino di Zzi iniziò a provenire un suono irritante come il controcanto di Patti Scialfa, ma meno stridulo. Zzi accese la luce e spese la sveglia.

Larry partì conciata da gara, ovvero come l’anno precedente, ma con la maglietta della gara di San Giovanni, che per giunta era nera con il disegno arancione, in perfetto pendent. Mancava solo una forchetta tatuata sulla fronte e sarebbe stata in costume completo da Larrycette.

Zzi per il viaggio vestì normalmente, poi avrebbe corso al limite dell’osceno come sempre.
Con loro un’atleta della loro giovane, ma rispettabile, società sportiva, presumibilmente intortata da Zzi a prendere il Treno Del Paranoico, con la scusa che era la prima della società a partire, ma senza considerare il fatto che la sua partenza fosse comunque intorno alle dodici.
Gli atleti sani di mente li avrebbero raggiunti con i treni successivi.


La città era tutt’altro che deserta, la partenza anticipata aveva spinto molti a prendere altri treni Del Paranoico, o addirittura a pernottare in loco la notte prima, così, quando i tre arrivarono, i romantici scorci erano già deturpati dalla presenza disturbante delle tute da orienteering.

Non furono gli orientisti [solitamente molesti come campeggiatori , in quanto quasi sempre campeggiatori] ad esser disturbanti, questa volta, ancora morti di sono com’erano; furono proprio le loro tute a non poter farsi guardare. Sebbene negli anni più recenti si sia assistito ad un restyling, le tute da orienteering sono per lo più dei pigiamoni informi, dai colori spudorati. La foggia è quella dei sacchi per i rifiuti condominiali, le fantasie ricordano vagamente le scenografie di Drive In, ma meno sobrie.
Fanno eccezione quelle della società di Larry e Zzi, che sono bellissime: sono vestiti da albero di Natale, con tanto di ghirlanda intorno al petto. Tra le altre società italiane, si salvano ancora la Nord Est Tarcento, che va in giro con la bozza scartata della tuta dell’Inter, l’Orienteering Tarzo, trendissima con pantaloni aderenti neri e giacchine avvitate bianche e rosse, e il C.C.O. Roma, con divisa bianca e blu che fa sembrare gli M18 aitanti cadetti della marina. Degli altri non è carino sparlare…i più sembrano vestiti con le bandiere del palio di Siena, e per quanto certi si siano fatti venire l’ittero nello sforzo di abbigliarsi, sempre vestiti da orientisti sono!

Giunti al luogo del raduno, Larry e Zzi scoprirono che c’era un’altra palestra dove sistemarsi, situata a piano terra anziché nel ventre di Venezia e provarono così l’ebbrezza di accomodarsi su degli spalti, anziché su un pavimento già lurido, e respirare aria anziché miasmi di zaini. Praticamente un cinque stelle. Il tempo di fare la coda per il bagno [già alle 9.00 visibilmente provato] e Zzi era di nuovo all’accampamento, fornito di busta di società.

E ora, che fare?

Share This Post

Tags: ,

Orienteering | XXX MOV

Posted on November 16th, 2009, by Larry
Orienteering | XXX MOV

Che secondo me sta per: “XXX [irripetibile], minchia odio Venezia”.
Lo dico perché ho perso.

A orienteering normalmente non si “perde”: uno vince e gli altri no; il che non è esattamente come – dico per dire – prenderle due a zero dal Cagliari, è piuttosto l’amara constatazione di non essersi preparati abbastanza e di non essere all’altezza della competizione.
Di queste cose, solitamente, mi me ne battô ô belin int’i scöggi.
Vale a dire: non ho un animo sportivo, non mi interessa affatto il mio risultato o il mio miglioramento atletico.
Lo faccio perché Zzi si diverte e io mi ostino a voler capire cosa ci sia di tanto entusiasmante, con lo spirito di quella che assaggia il risotto al nero di seppia:
già lo sa che una cosa con quell’aspetto lì non può piacerle veramente, ma spera in una rivelazione improbabile.

Venezia è diverso.
Venezia è una figata.
Venezia è la gara dalla quale suggerirei di cominciare per provare l’orienteering [se mai fossi talmente fuori di me da suggerire di provare l'orienteering].

Insomma, Venezia è il morso del vampiro: fatta una volta, diventi un orientista tuo malgrado.

Venezia è la gara che più di altre dà modo a quelli che hanno testa di rifarsi su quelli che hanno gambe, che poi è lo spirito dell’orienteering. Per quanto “quelli bravi” filino via come DeLorean, io l’orientista medio me lo immagino come uno che alle medie, a ginnastica, lo prendevan tutti per il culo, e ora vive il suo riscatto grazie all’astuzia. Apro una parentesi che porterà milioni di iscritti alla FISO: questo ragionamento potrebbe essere valido fino alla mia generazione. Ora l’orienteering è più di moda nelle scuole e sono molti i partecipanti adolescenti, tutti svegli e atletici.
E ora i miei piccoli lettori si domanderanno: hepperchémmài questa parentesi dovrebbe portare nuovi iscritti? Per il messaggio tra le righe, che è “non è più come dieci anni fa: adesso è pieno di figa, appena maggiorenne!!!”

Tornando alla gara di Venezia [e comunque sia detto che sono carini anche i maschietti, specie quelli del CCR di Roma e il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società], il tessuto urbano della città rende la gara sufficientemente tecnica da favorire i bravi lettori di cartina, poiché non solo non è facile individuare nel dedalo di vicoli e canali la scelta di percorso migliore, ma occorre anche valutare rapidamente quanto il percorso scelto sia corribile. Ovvero: lo sanno tutti che per andare da Architettura all’arsenale si fa San Polo – Rialto – San Marco – Rive, ma quanto veloce si può andare scansando turisti, cani dei turisti, passerelle dell’acqua alta, gente che bivacca sulle passerelle dell’acqua alta, ambulanti, distese di borsette degli ambulanti, espositori di cartoline, e fumatori di sigaro? [ndr - È statisticamente provato che ogni concorrente di orienteering incontra durante ogni gara in centro storico almeno un fumatore di sigaro, in genere appostato dietro un angolo e pronto a soffiarti il fumo in faccia non appena passi ansando con la bocca spalancata. Io e il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, riteniamo che siano disposti lungo il percorso dalla FISO stessa. Probabilmente le categorie più basse incontrano fumatori di pipa, gli esordienti di banali sigarette].

L’impossibilità di tenere una velocità costante e i numerosi ponti, rendono la gara piuttosto impegnativa dal punto di vista atletico, quindi interessante anche per veri atleti, ma non proibitiva né pericolosa come certe gare in bosco in cui o sei agile o cadi nel burrone.

E poi la cartina è precisa, il percorso è tracciato bene, ci sono sempre un sacco di scelte che si possono fare, non ci sono tratti noiosi…insomma, bisogna proprio essere pippa-pippa per arrivare quartultima.

Share This PostOrienteering | XXX MOV

Tags: , ,