Impara il Croato con Larrycette

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“Larry” – diranno subito i miei Piccoli Lettori -“sei deficiente sul serio?
A parte il fatto che le tue pallosissime lezioni sono sulla lingua slovena, da quando in qua una lingua è una nazione? Proprio tu, che eviti i ristoranti con le bandierine sul menu, poi?”

Bravi, miei Piccoli Lettori, bravi.
Una soddisfazione dopo l’altra. Grazie.

Non solo condividete con me la convinzione – ovvia, ma non così tanto – che lingua e nazione siano concetti distinti e privi di necessaria corrispondenza, ma vi siete subito accorti del cambiamento di grafica e, soprattutto, di argomento.

La grafica, utilizzata solo per ottenere un esordio d’effetto, cambierà.

L’argomento, invece, è cambiato perché la Lipica Open è passata [Evviva!] e non ci serve più parlare sloveno… cioè, magari prima o poi ci serve di nuovo, ed è un peccato sospendere un ciclo di lezioni che stava avendo un tale successo, ma adesso è più urgente impratichirci con un’altra lingua del gruppo delle lingue slave meridionali: il serbo-croato, altrimenti detto croato-serbo, che poi è la stessa cosa del bosniaco e del montenegrino.

E perché di punto in bianco ci occupiamo del serbo-croato?
Perché, a fine mese, Zzi e io ci recheremo a una gara di orienteering in Slavonia (non chiedetemi come ha fatto a incastrarmi, se n’approfitta perché lo amo), e ci servirà parlare serbo-croato.
Inoltre, sono appena stata castagnata dalla maestra di sloveno (leggete i commenti alla lezione tredici e quattoridici-bis), è meglio cambiare argomento nonchalance.

E voi cosa c’entrate? Niente, in effetti, ma mi piace vessarvi.

 

Serbo, croato, serbo-croato?

O croato-serbo? E perché non bosniaco? E perché non montenegrino?
Già, perché? Non c’è un perché, sono la stessa cosa. La questione della denominazione e della presunta ripartizione della lingua parlata nei territori della ex-Jugoslavia è delicato e controverso dal punto di vista politico, mentre dal punto di vista linguistico non ci sono cazzi: sono la stessa lingua.

È ovvio che a livello diatopico ci sono delle differenze di lessico e di espressione, ma non sono differenze che inficiano la comprensione del testo. In anni recenti, con lo scopo di enfatizzare la distinzione fra le varianti locali, sono state coniate nuove parole che permettessero di non usare i vocaboli di matrice “troppo estranea” (in Serbia si evitano i turcismi tipici della variante bosniaca, in Croazia si preferiscono lemmi di etimologia slava, anziché internazionale, più diffusi in Serbia, per esempio), ma si tratta di una tendenza politica decisa a tavolino, ancora lontana dal separare – se mai ci riuscirà – le diverse varianti sotto l’aspetto prettamente linguistico.

Se volete approfondire rapidamente l’argomento – cosa che vi consiglio con tutto il cuore di fare, perché è incasinato, doloroso eppure avvincente come un romanzo di Steinbeck  – potete leggere questo articolo dell’OBC.
Poi, se volete anche sapere come questo è cominciato, andate su FuCine MuTe e leggete il resoconto della testimonianza di Azra Nuhefendic, che dovrebbe essere pubblicato in settimana.

So che venite su Larrycette per cazzeggiare, perciò ora cazzeggeremo!

 

Si diceva, dunque, che serbo, croato, montenegrino e bosniaco sono la stessa lingua, che può essere chiamata anche croato-serbo o serbo-croato. Per pura pigrizia, io – d’ora in poi – la chiamerò come l’ho sempre chiamata: serbo-croato.
Inoltre, la Slavonia, che è una regione boscosa e affascinante della Croazia settentrionale, prossima al confine con l’Ungheria, è sufficientemente vicina a Belgrado, capitale della Serbia, da permetterci una scappatina là, perciò può essere che mi venga in mente di sottolineare quelle poche varianti che conosco, quindi, se parlerò di “croato” o di “serbo” sarà solo per dare sfoggio di bolso nozionismo ed enumerare quelle due o tre differenze che mi ricordo.

Differenze che peraltro, come dicevo, sono praticamente irrilevanti.
Sarebbe un po’ come dire che tedesco e austriaco sono lingue diverse perché gli abitanti della Germania chiamano l’attraente tubero Kartoffel, mentre quelli dell’Austria parlano di Erdapfel (calco di merda – pardon – calco morfologico di pomme de terre).

 

L’alfabeto cirillico

L’unica differenza fra la variante croata (e bosniaca) e quella serba (e montenegrina) sensibile al punto da incasinare la comprensione è nell’alfabeto. In Serbia, infatti, si usa il cirillico, e se – come noi – pensate di passare da uno stato all’altro dei Balcani, bisogna proprio che lo sappiate leggere, altrimenti qualche problema potrebbe davvero sorgere.

Ve lo mostro di seguito; è carinissimo, io lo trovo pazzescamente bello da vedere, ma state attenti all’ordine delle lettere – che è un po’ diverso – e ai grafemi che sono uguali a quelli dell’alfabeto latino, ma si leggono diversamente.

In rosso ci sono i caratteri cirillici (stampatello maiuscolo e minuscolo; il corsivo è un trauma che forse vi risparmierò, tanto non troverete cartelli stradali in corsivo); in nero ci sono i corrispondenti grafemi in alfabeto latino, usati nelle varianti croata e bosniaca. In grigio ho indicato la pronuncia con l’alfabeto fonetico internazionale (IPA), giusto per non cadere in qualche insidioso tranello.

Provate a scrivere il vostro nome in cirillico. Non è delizioso?
Ora cercatevi su Google un qualsiasi testo in cirillico serbo (una pagina a caso di Wikipedia, ad esempio; badate che sia serbo perché, ovviamente, lingue diverse hanno alfabeti diversi e grafemi diversi, proprio come accade con le lingue che usano l’alfabeto latino), cercate di leggere ad alta voce e provate anche voi l’elettrizzante sensazione di subnormalità che io sento ogni volta che mi mettono una cartina in mano!

 

PS: il sole che splende beffardo questa mattina su Trieste – non ve lo potete neanche immaginare.

5 thoughts on “Impara il Croato con Larrycette

  1. The Speaker

    So che non è in tema… ma nel delirio della febbre di ieri è stato (s)confortante:
    – sentire il telecronista italiano parlare della vittoria “in casa” di Kostelic a Kranjska Gora; quando si è accorto che KG è in Slovenia e Kostelic è croato, è iniziata una arrampicata sugli specchi per giustificare il fatto che però… insomma… sono due nazioni vicine… ed i tifosi festeggiano lo stesso… insomma: anche gli italiani festeggiano per le vittorie francesi, visto che eravamo tutti quanto sotto il Romani Impero, no?
    – d’altra parte l’evento sportivo precedente (mondiali di pattinaggio da Debrecen) era stato imperlato da due citazioni non da poco: “il pattinatore cecoslovacco” e “la nazionale ucragna”

    Per la serie: forza Larry, facci sognare questo Est ancora troppo sconosciuto!!!

  2. Giulio GMDB

    Arrivare ad un bivio con i cartelli solo in cirillico ed il navigatore che ti mostra una deliziosa videata bianca perchè il paese non è cartografato, è un’esperienza elettizzante. Soprattutto se, come era successo a noi, eravamo in moto sotto la pioggia…

  3. Larry Post author

    Aspetto “motocicletta” a parte, una parte, che non condivido, di me invidia moltissimo questa vostra esperienza.

  4. Pingback: Quarta al traguardo | LARRYCETTE

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