[Sabato 25 Settembre, ore 9:15 - versione definitiva]

Buongiorno miei piccoli lettori.
Per prima cosa facciamo gli auguri alla nostra amica Paolina, che ha compiuto 21 anni.

Ecco di seguito la versione definitiva della diretta di ieri sera, mondata il più possibile dei refusi che l’avevano deturpata fino a questo momento

18:40 – Ha smesso di piovere da non molto, ma la gara è ancora in forse.

18:45 – Ad uso e consumo della Giraffa: non è che ho bidonato la lezione di Cucito per dedicarmi all’Orienteering [non sia mai, mica sono impazzita], è che credevo di stare in ufficio fino alle 19,30, ma sono stata sbattuta fuori anzitempo. Ho avuto, quindi, la scellerata idea di chiamare subito Zzi per dirglielo, ma lui era dietro l’angolo e non ho potuto esimermi dal seguirlo sul luogo del misfatto.

18:50 – In diretta dal Caffè Verdi: Zzi è in questo momento al telefono con il Previdente Presidente [dietro l'angolo del palazzo anche lui] perché è indeciso sul da farsi e ha bisogno di una scusa infantile per fiondarsi a casa a cambiarsi. per la gara.

18:56 – Zzi si fionda a casa a cambiarsi.

19:07 – Cerco di rimorchiare il barista e iscriverlo alla nostra giovane, ma rispettabile società. Il mio fascino non attacca, ma l’Orienteering in quanto tale interessa eccome. Speriamo bene, sarebbe un altro furlano in società e diventeremmo veramente transfrontalieri!

Pare, dunque, che la gara si faccia.
Quando siamo arrivati in piazza, ormai più di un’ora fa, sembrava che si dovesse rinunciare, ma il Previdente Presidente è – mentre scrivo – in giro che mette lanterne.
Io speravo di andare a casa, allargare le braccia davanti ai miei Piccoli Lettori invocando la forza maggiore, e rovinare sul divano con libro e birra, possibilmente in canottiera, calzettoni [perché in fondo in canottiera ho freddo]e bigodini.
Non che io sia un tipo da bigodini [sono a malapena un tipo da capelli], ma concorrono all’atmosfera di svacco e abbruttimento che ho cominciato a desiderare man mano che si profilava possibile.

19:15  – L’ispirazione scarseggia, Marko con la K legge il giornale, sua moglie è andata a fare una commissione e Zzi non è ancora di ritorno.
“Esci dal bar e vai a raccontarci cosa succede al ritrovo”, diranno subito i miei Piccoli Lettori.
No, ve lo scordate, non siamo neanche dotati di un gazebo, ci sono a malapena un tavolo da osmica e una panca, entrambi fradici, sui quali non intendo posare né il mio monumentale deretano, né il mio delicato portatile, già messo seriamente a repentaglio dall’olio che gronda dalle olive che ci hanno servito con le bevande.

19:21 – Vi ho mai cantato le lodi delle olive del Caffè Verdi?
Ricordo di essermi dilungata su quanto mi piaccia il locale in sè per una serie di motivi che vi rimando a vedere nel post dedicato, ma non ricordo di essermi soffermata sulle olive.
Sono buonissime.
Secondo me sono inoculate con l’eroina, perché creano un’elevata dipendenza e danno una gioia indescrivibile. Sono squisite. Sono deliziose. Sono condite con il finocchietto, che rivela in questo impiego la sua ragione di esistere [perché "Le olive di Kalamata sono il modo con cui Dio si fa perdonare il finocchietto"].
Potrei mangiarne un bidone. Una volta l’ho fatto e da quel giorno, quando mi vedono arrivare in lontananza, i baristi le ritirano dal bancone e cingono quest’ultimo di filo spinato.

19:29 – Arriva Zzi.
È vestito in una maniera tale che mi induce a far finta di non conoscerlo.
Anche Madame K, da poco rientrata, osserva che il look non è proprio il più mondano.
Il nostro – anzi, col cavolo che lo spartisco, mi correggo: il mio - indossa: maglietta arancione con la foto interna di Born to Run [quella che Bruce si tiene la testa...che ammòre!] stampata in casa in occasione del concerto di Udine del 2009, che non nasconde le numerose lavatrici cui è stata sottoposta; scarpe da sterrato rosse perché quelle da asfalto non ce le siamo ancora comprate; braghine corte di maglina grigia modello “ora di ginnastica alle medie”.

19:47 – Zzi se ne va dal bar. Parte tra i primi e Cesare ha detto che forse stavolta si riesce a fare una partenza puntuali. Non ci crede nessuno, ma pare sgarbato farglielo capire, quindi Zzi si è incamminato come se veramente la sua corsa dovesse iniziare alle 20.
Al bar sono molto umani e acconsentono a tenergli la moglie fino al suo ritorno. Siccome siamo a piedi, non può lasciarmi in macchina col finestrino a metà come fa di solito.

19:58 – Ho una mezza idea di avventurarmi in piazza a vedere che aria tiri, ma guardando fuori noto che le persone hanno gli ombrelli aperti e ci ripenso subito.
Nel frattempo il bar s’è meritatamente popolato e sono colta dalla tremenda ansia che qualche inutile professore d’orchestra mi porti via l’ultimo tramezzino con la frittata.
Lo so che potevo svegliarmi prima, che ho avuto tempo fino ad ora e se adesso me lo portano via e resto senza devo solo biasimare me stessa, ma – che volete farci? I tramezzini sono come le persone: non ti accorgi di quanto ci tenevi finché non spariscono.

20:05 – GIANLUCA!!!
Vi ricordate il violinista del Verdi che il 2 Marzo del 2009 aveva il cuore spezzato e praticamente non ha suonato per tutta l’opera perché continuava a farsi i cazzi suoi col telefonino? Quello che fa il coglione in mezzo all’orchestra – che già da sola è la personificazione multipla dello scazzo, ma, con i tagli del monistro Bondi, vorrei vedere voi a lavorare con entusiasmo – e distrae tutte le violiniste? Quello che ho deciso che si chiama Gianluca, perché Gianluca è un nome da meccanico, o da calciatore, e lui ha l’anda di quello che anche se è un mezzo cesso [perchè è troppo basso per fare il cesso intero] spala via la figa dalla porta di casa come se fosse Fonzie con la maglia dello United?
È appena entrato!

Mi pare abbia gli occhiali diversi, ma di solito lo scruto dal loggione e qualche particolare sfugge. È uno degli uomini più minuscoli che abbia mai visto, eppure anche al bar catalizza l’attenzione col suo savoir faire, e tutti stanno a pendere delle sue bave per sentire quale brillante facezia ne sgorgherà.
Ci provo anche io, ma non sento. Già lo sto fissando come se stesse parlando con me, i miei piccoli lettori mi perdoneranno se ho il pudore di non approssimarmi.
Ecco, è uscito a fumare, anche avessi avuto una strategia di avvicinamento, ora la possibilità di attuarla è svanita.

20:15 – Osservo con apprensione il mio tramezzino con la frittata, consapevole che potrebbe essere l’ultima volta che lo vedo.

20:26 – Sono sopravvissuta all’assalto delle vecchie [come avrete intuito c'è teatro] e approfitto per mandare una e-mail in cui imploro Elisa di perdonarmi per l’imperdonabile [si noti la tautologia] ritardo con cui [non] sto portando a termine una cortesia che mi ha chiesto.
È che ho un disperato bisogno di lei per il logo delle TartanRughe e mi sento atrocemente in colpa, perché lei i piaceri me li fa subito nonostante abbia una vita più intensa della mia.
Ma il punto è proprio questo: lei che è una donna capace e organizzata riesce a fare mille e una cosa contemporaneamente; io, che sono Larry, è già tanto se riesco a lavarmi la faccia e i denti nello stesso giorno.

20:35 – Arriva Zzi!!!

20: 36 – Sparisce Zzi.

20:41 – Zzi torna con la maglietta di Bruce e uno dei baristi [non l'aspirante orientista, l'altro, quello con l'anda da Clark Kent] la collega al compleanno di ieri.
Il Caffè Verdi è promosso all’istante locale ufficiale di Larrycette.com!
Adesso mangio il tramezzino e mi faccio raccontare la gara, così magari comincio a parlarne un pochino.

*Qua si inserisce il commento della Giraffa*

20:55 – Zzi mi rivela che dal mio tavolino del Caffè Verdi si vede benissimo la lanterna 100. Come a dire che mi sono persa tutti gli arrivi.
Ecco il resoconto della gara, testuali parole di Zzi:

“Bella”.

Ci aggiungo del mio:
Tracciato interessante, con molte scelte di percorso possibili, grazie anche alla particolare disposizione urbanistica della città, che – come solo poche altre [vedi Genova, vedi Venezia] – permette di creare percorsi mai banali.  Si parte da via dell’orologio, dalle parti della birreria Kapuziner, e subito ci si butta nei “caruggi” di Cavana [una delle mie zone preferite, insieme al ghetto], dove in altre circostanze [ma non necessariamente "altre"] ci si può fermare per un panino di cotto caldo di Masè. Al tracciatore deve essere venuta sete, così si passa in piazzetta Barbacan, da Euterpe e Clio, locale celebre per essere stato frequentato da Vinicio Capossela e perché ci ha suonato Nic; quindi, dopo un giretto digestivo “su per le alte”, dalle parti di San Giusto, è il momento di un cordiale al Torcucherna, altro locale storico della movida Triestina, che non incontra particolarmente i miei favori più per ragioni d’atmosfera e frequentazione che per oggettive carenze, contro il quale non ho nulla, ma di cui faccio semplicemente a meno…ciò non toglie che sia un must delle serate mondane di molti indigeni e non si poteva certo escluderlo dal tracciato. Infine, proprio perché siamo triestinazzi e ci piace bisbocciare a oltranza, è di rigore la tappa da Marino nel ghetto. O alla Taverna del ghetto. O alla piadineria del ghetto. O al ristorante con i tavolini bianchi di cui non ricordo il nome, ma è nel ghetto. Nel ghetto ci sono un sacco di locali alla moda, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
L’arrivo è in piazza Unità, tra la prefettura e il triste palco, orfano di musicisti a causa della pioggia; praticamente l’arrivo è al Caffè Verdi.
A proposito, anche il tramezzino con la frittata è buonissimo.

21:12 – Volevamo andarcene prima del diluvio, ma è tardi.
Intanto ci ha raggiunti la Costruttiva Consorte, che ci aggiorna sui risultati:

Primo: Formidabile Furgonato.
Secondo: Diciottenne che non ci riguarda
Terzo: Zzi

21:19 – Lo stereo suona Moon River. Piove. Voglio un gatto rosso e un amante che mi baci sotto il diluvio.

21:23 – Piove, ma un po’ meno. È il momento di mandare a nanna i baristi e la loro formidabile bici da corsa nuova; mi sa che mi faccio un giro nel loro filosofico cesso e pago il mio debito con la giustizia.
Grazie per esservi sintonizzati [non avete fiatato, Giraffa a parte, ma io ho vi ho tenuti d'occhio, ho visto che siete accorsi, e lo apprezzo parecchio].
Buona serata, herzlichen Grüßen.

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