Konoba Galija – Krk (Liburnija O-Meeting 2014)


Mentre leggete, io sto rischiando l’osso del collo sulle tecnicissime carte della Lipica Open, cui quest’anno – dopo averla sapientemente scansata per otto edizioni di fila – partecipo prendendo parte a cinque gare su cinque, senza alcuna reale motivazione se non il vecchio adagio Nell’acqua che non vuoi bere ci anneghi.
Le imprese mie e dei miei uomini sono pubblicate sul blog del G.U.D.; documentatevi, se ancora non sapete cosa sia il G.U.D e chi siano i miei uomini.

Konoba Galija – Krk

Raggiunta, non senza incertezze, si diceva, la Konoba Galija a Krk di sopra, ci siamo accomodati in un angoletto raccolto e abbiamo ordinato menu da veri sportivi: birra a fiumi, zuppe a base di Vegeta (il glutammato locale, un’istituzione su cui buona parte della cucina croata è fondata), solo vagamente più innocui piatti di pesce e bisteccone ai ferri guarnite – sì – con innocenti funghi, ma trifolati nella pancetta in rapporto 2:1 col profumato dono dei boschi.

La Konoba (è la parola usata, soprattutto sulla costa, per “trattoria”, ma significa anche “capanna”/”cantina”/”rifugio”; esiste anche gostionica, di chiara derivazione latina, da non confondere con gostilna, che è sloveno) è anche pizzeria. Solitamente diffido dei locali che fanno troppe cose, ma in questo caso, vista l’offerta ridotta, ho fatto un’eccezione.
Ho fatto bene, perché l’ampia disponibilità di pasta e il forno a legna comportano che il cestino del pane sia colmo di pagnotelli triangolari, caldi, con la superficie ruvida e asciutta e l’interno soffice e fumante. Quei cosi, insomma, che si fanno mangiare a quattro a quattro per poi farti pentire amaramente di tanta ingestione di carboidrati meno di ventiquattr’ore dopo, quando al primo sentiero in pendenza di pare di correre con i nani appesi alle mutande che ti tirano a terra.

Non ho assaggiato tutto, ma posso valutare almeno quanto segue

 

Zuppa di scampi

Domača ma gustosa (anche troppo).
Del resto, raramente le cose domače non sono gustose.
La cameriera – graziosa, garbata, ma con le fossette e l’aria di quella che sa il fatto suo, cui, quindi, non vanno rotti i coglioni con richieste assurde, tipo sapere cosa c’è nei piatti – porta questi primi in zuppierine di metallo individuali al solo scopo di prodursi al tavolo in un scenografico travaso nelle fondine. Bello è bello, eh, ma al quarto giro ti fai molte domande sull’utilità della manovra e se il beneficio superi realmente l’elevato rischio-patacca che l’acrobazia comporta.

La zuppa presenta una densità sospetta. Temo sia farina, e immagino sarà sicuramente bianca.
Certo, mi sono ingozzata di pane e birra finora, non saranno i due cucchiai di farina nella zuppa a inficiare la mia dieta, ma ho lo stesso la sensazione di essere rimasta fregata per essermi ritrovata nel piatto zuccheri che non volevo.
Poi penso che, tutto sommato, è di gran lunga meglio che la densità sia data dalla farina anziché da altro e attacco la zuppa con rinnovato entusiasmo.
La Vegeta non manca. Gli scampi latitano un po’, poi figurano già nudi (meno male) e in numero di sei… o forse addirittura otto.
Non è sgradevole, ho una fame fottuta nonostante il chilo di torta al cioccolato mangiato neanche un’ora prima e ho bisogno di un diversivo per estraniarmi dagli oridiscorsi: la spazzolo in men che non si dica e mi attacco alla birra, perché mi ha messo una sete micidiale.

Pare essere andata un po’ meglio a Gilberto, l’unico ad aver scelto la zuppa di pesce.
Io l’avevo scartata perché temevo mi arrivasse un piatto pieno di gusci e mostri marini, che non mi piacciono e non avrei saputo come gestire (siede di fronte a me il Principe Consorte, non posso scegliere cose difficili da maneggiare, tipo – che so? – gli spaghetti); egli riceve, invece, un brodo chiaro, dall’aria innocua, popolato di pezzetti di alimenti già puliti, pronti da mangiare. Certo, nove decimi di questi pezzetti sono carote, e la cosa ha, nell’insieme, l’aspetto della minestra di Geriatria, ma sulla facilità di assunzione non ci piove.

Tra una portata e l’altra, ci raggiungono l’Impavida Informatica e Freccia Argento. Entrambe ordinano insalata. Sono forti, sono in forma, che bisogno hanno di ordinare insalata? Con il sesto panetto di pane bianco metto a tacere la vocina nella mia testa che stava per dirmi che loro sono in forma e sono forti perché ordinano insalata e, nel dubbio, la affogo con un sorso di birra del volume dello stagno di Gropada.

 

Piatto dei Boduli

I boduli, mi spiega la regina della Bussola, che lo ha appreso durante la sua precedente trasferta croata alle gare sulla vicina isola di Cherso in occasione della prima Kvarner Bay Challenge, sono, nel dialetto locale, gli avari o i pezzenti, quelli, cioè, che, per un motivo o per l’altro, non spartiscono niente. È il termine dispregiativo con cui gli abitanti di Fiume e della costa definivano, anticamente, quelli della Bodulia, ovvero l’isola di Krk, poiché erano braccianti molto poveri sfollati sull’isola. Pare che oggi gli abitanti di Veglia siano molto fieri della definizione che li distingue, ma io non la userei con leggerezza.

Nel piatto – che è proposto come antipasto – ci sono tutte le specialità dell’isola: prosciutto crudo, formaggio, acciughe sotto sale, insalata di polpo, olive. Dovrebbero esserci anche delle acciughe marinate, che mancano all’appello, inoltre, per quel poco che me ne intendo, le olive sono greche, ma il formaggio è buono, il polpo pure, il prosciutto tagliato spesso e salato come nella migliore tradizione istriana e le acciughe salate sembrano nate per morire in mezzo a una pagnottina bollente. Solo di un fiocchetto di burro si sente la mancanza.

Alla fine de secondo sono a metà della seconda birra e posso attaccare i broccoli.
Sono semplici broccoli lessi, non c’è molto da dire a riguardo; bisogna esserne degli estimatori, e io lo sono. L’olio in tavola è saporito e li valorizza come meritano. Ammetto di essere stata un po’ spavalda a ordinarli, essendomi incocconata di panetti non mi è rimasto molto posto nello stomaco per loro, ma in cuor mio so che, se fossero uova sode, troverei loro tutto lo spazio del mondo, quindi mi armo di un tozzo di pane e li spazzolo con diligenza.
Non disdegno di assaggiare, nel frattempo, le bietole di Zzi, che – trovandoci noi in Croazia – non sono semplici bietole lesse o al tegame, ma sono mischiate con una pari quantità di patate lesse e generosamente insaporite con l’aglio. I menu non lo specificano mai, tanto è dato per scontato che sia questo il solo modo di consumarle, io me lo dimentico sempre e non le ordino, salvo poi far fuori metà di quelle di Zzi (che però, pure lui, mica me lo ricorda quando ordiniamo).

Quando tiro su la testa del piatto, tutti commensali hanno l’aria sazia e mi fissano in attesa che io finisca per poter levare le tende, perciò neanche oso chiedere se non vogliano prendere un dolcino.

È tutta colpa loro, quindi, se la mia recensione della Konoba Galija deve fermarsi qui.

2 thoughts on “Konoba Galija – Krk (Liburnija O-Meeting 2014)

  1. rem

    forse il modo più veloce per contattarvi è scrivere un messaggio qua :-)

    Tragedia
    Emergenza
    I need help
    leggete la email o gli sms please!!!!

  2. Pingback: Liburnija O-meeting, day 2 – Krk, 02.03.2014 «

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