Nona cena regionale: l’Umbria. Dessert: Schiacciata con l’uva

 

Non fanno più nemmeno i calendari di una volta: febbraio è già finito e io sono ancora qua che mi remeno con le ricette umbre. Da domani useremo questo foglio del calendario (se non lo avete ancora fatto, scaricate gratis il calendario di Larrycette 2014 a questo link), entrando senza scampo nel mese più orientistico dell’anno. Tenetevi forte perché sto per sparare una cartuccia grossa, a proposito.

… ma adesso non pensiamo alle cose brutte e dedichiamoci al dessert della cena regionale dedicata all’Umbria che, però, purtroppo, è lungi dall’essere una cosa bella…

[Il puntino azzurro al centro denuncia che l’immagine è uno screenshot, ne consegue che non ho ancora imparato a esportare i file da Illustrator, a proposito di #epicfail]

 

Ok, mi avete sgamata: il menu di questa cena regionale dedicata all’Umbria è veramente composto male.
La regola del bon ton vuole che le pietanze che compongono un menu non presentino due volte lo stesso ingrediente principale o caratterizzante – lo so anche io – e con questo dessert ripropongo nel piatto l’uva. Se ci aggiungiamo che il primo piatto e l’antipasto erano a base di polenta, ne deduciamo che con due elementi ho messo su una cena, e non si fa.
Invoco le attenuanti generiche del poco tempo a disposizione e della necessità di scegliere ricette per me nuove, ma di sicuro successo, per l’incolumità dei miei graditi ospiti (la Fantastica Farmacista e il Proficuo Professore, per chi se lo fosse scordato nel frattempo).

Anche per il dolce, quindi, ho scelto una ricetta a prova di Sponge Bob, solo che io – evidentemente – sono meno dotata si Sponge Bob, perché ho portato in tavola una vera schifezza. Non credo che ci sia nessuno, al mondo e tantomeno in Umbria, capace di mangiare una roba simile. La schiacciata con l’uva è senz’altro un’altra cosa, rispetto a quella che è uscita dal mio forno.

Faccio pubblica ammenda per non aver dedicato a questo dolce la consueta attenzione; riconosco che, durante la sua preparazione, ero distratta in una conversazione telefonica con un giovane padawan, che stavo affettuosamente iniziando ai dolci segreti della sintassi, attività che ha a più riprese assorbito le mie energie.

Tra una smanceria e l’altra ecco cos’ho inandiato

 

Nona cena regionale: l’Umbria.

Dessert: Schiacciata con l’uva

Ingredienti

Uva nera: un chilo
Uovo: uno (dovevo capire qua che non poteva fare per me un dolce con un solo uovo!)
Farina: 350 grammi – io ho usato farina integrale
Zucchero: 120 grammi – io ho usato mascobado
Latte: 150 millilitri
Olio
Sale

 

Procedimento

Durante la prima fase della preparazione parlavo al telefono sulla linea di casa e leggevo un testo sul cellulare, quindi non ho potuto scattare foto, anche perché non avevo più mani per farlo.
A un certo punto, uno Zzi salvifico è arrivato con la Cùl Pix e ho potuto testimoniare come si prepara la schiacciata con l’uva, o qualcosa che ci assomiglia.

Si sgrana l’uva, si lavano e asciugano delicatamente gli acini ✓[fatto].
In una terrina si sbattono l’uovo, 60 grammi di zucchero e 6 cucchiai di olio ✓ [fatto].
 Si aggiungono il sale, la farina setacciata (l’ho setacciata, l’ho setacciata… sapete bene che quando ho ospiti mi piego senza batter ciglio a questi riti scaramantici), il latte a temperatura ambiente ✓ [fatto].
 Si amalgamano bene gli ingredienti ✓ [fatto].
 Si incorpora al composto metà dell’uva, leggermente schiacciata con le mani ✓ [fatto].
 Si unge d’olio una teglia e ci si distribuisce sopra il composto ✓ [fatto].
 Si distribuisce sopra l’uva rimasta (un po’ schiacciata pure questa) ✓ [fatto].
 Si cosparge la superficie con un filo d’olio e lo zucchero rimasto ✓ [fatto].
 Si inforna a 180° per circa un’ora ✓ [fatto].
Si serve fredda ✓ [fatto].

È una merda. Almeno: a me questa schiacciata con l’uva è venuta una merda, anche se ho fiducia nel fatto che in Umbria la facciano meglio.
I miei coraggiosi e nobili ospiti hanno rischiato il blocco intestinale per mangiarla e hanno addirittura osato dire che non era male, ma vi assicuro che era una cosa che difficilmente si sarebbe potuta definire edibile.

È probabile che sia stata io a fare qualcosa di sbagliato, tuttavia la ricetta ha dei passaggi che mi fanno pensare non sia stata riportata con maniacale precisione.
Per queste dosi di pasta, infatti, viene richiesto un chilo di uva, ma – pur con tutta la buona volontà di schiacciarcene dentro il più possibile – ne avanza metà. O al Corsera i raspi dell’uva pesano come il piombo, e da un chilo d’uva ricavano tre etti di acini, o qualcuno ha fatto casino con le dosi, magari anche altrove.

Anche il procedimento presenta un punto contraddittorio.
Perché cazzo mai devo lavare a asciugare gli acini con tanta delicatezza, se poco dopo li devo schiacciare con le mani?
Eh? Eh? Perché? Perché? Per non macchiare la salvietta?
Ma, se la schiaccio con le mani, poi mi macchio il grembiule. Dunque la spiegazione del procedimento è viziata dalla lobby dei produttori di grembiuli, che mirano a farceli consumare attraverso più numerosi lavaggi?
Cosa c’è sotto?
Semplice incuria nel redigere il ricettario?
Io non credo!
Larrycette: la cucina casual© che non ha paura di fare domande scomode! (!!11!! – così, oggi mi sento “utente facebook”).

Questa cena è finita così, ma non temete: ne ho già un’altra in caldo.

 

One thought on “Nona cena regionale: l’Umbria. Dessert: Schiacciata con l’uva

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