La Tartan-cena di Natale 2011 [1]

Posted on January 5th, 2012, by Larry

Come ho già avuto modo di dire, un motivo eccellente per essere una Tartanruga è anche costituito dalle rare – ma intense – cene sociali. Lo scorso 19 dicembre se ne è tenuta una a casa mia.

Per fortuna – in verità purtroppo, ma nel caso specifico per fortuna – le Tartanrughe non sono ancora numerosissime e alcune di loro vivono distante da Trieste, quindi il numero delle partecipanti è stato contenuto a diciassette, diciotto contando Belleguancette, l’ospite ideale in questi casi, perché lavora incessantemente di mandibola, ma occupa pochissimo spazio. È la Smart degli ospiti: è più piccola di una Cinquecento, ma consuma come una vera Mercedes.

Erano, inoltre, assenti causa malattia, le Tartan in prova (nel senso che venivano a mettere alla prova noi, non nel senso che non siamo un’associazione accogliente) Desi, Renata e Marti. Marti non si chiama Martina, Marti si chiama Annamaria, ma ho deciso che la chiamiamo con l’abbreviazione del cognome, sia perché è più indicato a designare il luminare che è, sia perché quarta Anna (sebbene Annamaria) mi incasinerebbe da morire; ho appena smesso di chiamare Daniela “Elena”, quindi le future Anne che desiderano diventare Tartanrughe possono cominciare a pensare al nome con il quale vorranno essere chiamate, altrimenti gliene assegno uno io (del resto, lo faccio anche quando non è necessario… un giorno vi svelerò con quale nomignolo chiamo la Giraffa nell’intimità).

L’evento è stato chiaramente organizzato e promosso come una cena OPQ (ognuno porta qualcosa), ma io non mi sono lasciata ingannare e ho agito come chiunque abbia una ventina di persone a cena: ho saccheggiato il supermercato e ho stipato di cibo ogni angolo della casa. Ancora oggi, a distanza di giorni, apro cassetti e scovo cibarie accantonate per le Tartan.

[Continua...continua veramente, non come Brescia!]

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Tradimento! Invidia! Gelosia! L’anno comincia con un terremoto sul web

Posted on January 1st, 2012, by Larry

Io ho tanti difetti (ma proprio tanti), ma fino a poco fa potevo vantarmi di non avere, fra essi, l’invidia e la gelosia. Le cito insieme perché spesse volte sono simili e una implica sovente l’altra. Per esempio, sono convinta che certe donne siano gelose del marito perché sono consapevoli delle proprie manchevolezze e invidiose del fascino delle altre, altrimenti – a meno che non abbiano sposato il messia dei puttanieri – non avrebbero ragione di temere scappatelle. Prendete Brad Pitt, che – specie ora che ha raggiunto la maturazione - è un soggetto indubbiamente appetibile nonostante le sue sedici mascelle: secondo me Angelina Jolie non è mica gelosa; Jennifer Aniston, quella sì che doveva vivere di tormenti, con quel profilo da corriedale e l’espressione costantemente sospesa fra l’attonito e l’offeso. Infatti la seconda aveva ben donde d’essere invidiosa del fascino della prima (una che – giova ricordarlo – è stata scelta dalla maison Vuitton come volto delle sue recenti campagne stampa nonostante i 13 tatuaggi, non propriamente in linea con il brand) e, sarò semplicistica, ma personalmente sospetto che, se lo avesse avuto, sarebbe ancora la signora Pitt e i gemellini sarebbero i suoi.

Ma non era di questo che vi volevo parlare.
Volevo iniziare l’anno parlandovi di una sorta di Schadefreude al contrario, che sto provando per la prima volta e che mi fa iniziare il 2012 nello sconcerto. È una vergognosa sensazione per cui se un amico raggiunge un obiettivo, lo si manderebbe a cagare perché ci si sente – non si capisce il motivo – quasi defraudati. “Ma è disgustoso” – diranno subito i miei piccoli lettori. Lo è, infatti è un sentimento che non mi capita mai di provare. Anzi, dovrei dire: non mi era mai capitato prima d’ora, ma adesso mi sento minacciata, come Jennifer Aniston durante le riprese di Mr&Mrs Smith

I miei amici hanno una laurea e io no? Evviva, bravi ad aver sgobbato. Vincono un concorso e ottengono una promozione? Se lo sono meritato, sono contenta. Cucinano meglio di me? Speriamo che mi invitino a cena. Cuciono bene? Che bello, magari mi insegneranno e ho regali originali garantiti. Hanno una casa grande e bellissima? Complimenti, mi ricorderò di portare il monopattino quando li vado a trovare. Sono alti cinque centimetri più di me e snelli e tonici? Beati loro, sono felice che tale fortuna sia capitata a qualcuno cui voglio bene. Sono bellissimi e hanno denti perfetti e chiome fluenti? Potrei passare la giornata a guardarli. Sono eleganti nonostante un cappotto di Desigual? La cosa non finirà mai di stupirmi, ma buon per loro.
Insomma, l’invidia non è proprio un sentimento che sono capace di provare, neanche se tutte queste citate – e altre – qualità sono raccolte nella stessa, maculata, persona. Io sono una che sa di avere più di quello che si merita, quindi sta zitta e contenta anche se altri – come spesso accade – hanno più e meglio di lei, però…

…però, tutto ciò premesso, comprenderete che un pochettino mi gira il belino quando una – una a caso – che ha tutte le succitate qualità e scrive già su un apprezzatissimo blog collettivo, non contenta di primeggiare in tutto quello che fa, decide di aggiungere un trofeo alla sua collezione e si apre un fantasmagorico blog tutto suo, che non ci metterà molto a mietere successi, portandomi via il primato nell’unica cosa che facevo, se non meglio, almeno più di lei.

“Ci stai dicendo che la Giraffa (Angelina Jolie)ha un nuovo blog tutto suoòo?” Diranno subito entusiasti e increduli gli ancora-per-poco-miei Piccoli Lettori (Brad Pitt).

Sì, cazzo, sì.
So che dopo aver visitato questo mirabile connubio di ingegneria informatica del Giraffo e gusto raffinato della Giraffa  non tornerete mai più, perciò ciao, statemi bene e godetevi

La Giraffa… a piedino libero

 

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Gubana & Putizza: l’una è l’identità segreta dell’altra?

Posted on December 31st, 2011, by Larry

Molti di voi avranno presente l’eterna lotta fra il panettone e il pandoro per aggiudicarsi lo scettro di re della tavola di Natale. A parte il fatto che secondo me, per la gioia del Sadico, vince a man bassa il torrone, oggi non vi parlo di nessuno dei tre, ma di altri due dolci che impazzano sulle tavole imbandite per le feste della Gente Unica:

Putizza e Gubana

La putizza è un dolce di pasta soffice e di forma circolare, riccamente farcito con un ghiotto composto di frutta secca ed essiccata e liquore.

La gubana è un dolce di pasta soffice e di forma circolare, riccamente farcito con un ghiotto composto di frutta secca ed essiccata e liquore.

È rinsemenita? Si domanderebbero i miei piccoli lettori, se non fossero avvezzi alle mie scarse facoltà mentali.
Se siete confusi, lasciate che vi mostri di cosa stiamo parlando.
La putizza:

La gubana:

 

Capito la differenza?
Ve lo faccio rivedere:
La gubana:

La putizza:

 

Putizza. Gubana. Gubana. Putizza.
Potrei invertire le foto, e non ve ne accorgereste. Anzi, avrei potuto usare due volte la stessa foto e non ve ne saresti accorti.
A tal proposito: le foto appaiono per gentile concessione di Gambetto di Gambettonellazuppa.blogspot.com , che ha sbaragliato la concorrenza di svariati altri blogger culinari per la qualità dei suoi contenuti e del suo italiano, e della Giraffa, cui ho fregato la foto dal blog (del resto, se le frego i soldi dalla carta di credito, cosa volete che sia una foto da un blog?).

Tornando alle protagoniste delle feste della Gente Unica, vi assicuro che anche il loro sapore e la loro consistenza sono identici. Certo, assaggiandole in orizzontale, probabilmente le si potrebbe distinguere, ma fra l’idea platonica di putizza e l’idea platonica di gubana c’è la stessa differenza di sapore che ci può essere fra i diversi esemplari delle stesse.

Naturalmente – ed è per questo che la vostra coraggiosa piccola scrittrice rischia la vita – né i friulani né i giuliani sarebbero mai disposti ad ammetterlo. Ciascuno sostiene con forza la teoria (fondata quanto quella di Van Helman su topi e camicie) che il proprio dolce sia unico e diverso da quello dei vicini, non mancando di sottolinearne la maggior bontà e le origini più antiche.

Secondo me, invece, sono esattamente la stessa cosa e ci vuole uno testardo come un friulano o facilone come un triestino per non accorgersene.

Perché vi dico tutto ciò?
Dove sto andando a parare?

Da nessuna parte in particolare, volevo solo concludere l’anno parlando di cibo, per fare l’originale.

Buon anno, Piccoli Lettori. Mangiate, bevete, oziate o divertitevi, che dal 2 gennaio ricomincia la dieta.
AUGURI!

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Il mondo di Quark: la Peragnocca

Posted on December 29th, 2011, by Larry

La Peragnocca è una creatura che si può presentare sotto svariati aspetti, generalmente umanoidi. Tutte le sue manifestazioni, però, sono caratterizzate da scarso intuito e facilità a farsi mettere nel sacco.

Un famoso esempio di Peragnocca è Larry a cena da Suban la sera del suo ultimo compleanno, quando – per il secondo compleanno di seguito (quindi, non esattamente una situazione imprevedibile) – Zzi le fa trovare un tavolo per quattro, parzialmente già occupato dai migliori amici (nel 2010 toccò ai Giraffi, nel 2011 a Elisa&Quellolì): Zzi e gli amici avevano complottato alle spalle di Larry per intere settimane senza che costei ne avesse il minimo sospetto. Tutti, tranne lei, sapevano.

Oggi si aggiunge alla galleria delle Peregnocche la nostra seconda autrice (forse essere autrici di questo blog è condizione sufficiente a rendere Peregnocche): la Giraffa.

Ricorderete, infatti, che qualche tempo fa vi informai della vantaggiosa offerta di Amazon sulle Moleskine (offerta che peraltro, se vi occorre, è ancora in atto) e chiesi il vostro consiglio a riguardo. La Piccola Lettrice di recente acquisizione Tati diede il via a un produttivo dibattito, al quale partecipò anche la Giraffa, cascando a pie’ pari nel mio astuto tranello. Grazie all’assist da manuale di Tati, infatti, cercai di far esporre alla Giraffa le sue preferenze e lei, in piena modalità Peragnocca, le spiattellò in pubblico tanto chiaramente e rapidamente che di più non potevo proprio sperare.

E fu così che ogni mio dubbio fu fugato.
Per non farla sentire da meno, inscenai una pantomima anche per la consegna del suo regalo, che feci precedere da una coppia di quaderni Moleskine (peraltro comprati coi suoi soldi, ma è una lunga storia) e una tripletta di mutande di Snoopy. Pretesi che mescolasse i primi due regali fino a che non si fosse creato il terzo. Fu un po’ lungo, ma di innegabile effetto.

Ehi!

Basta!

Smettetela di pensare alla Giraffa con le mutande di Snoopy, per l’amor del cielo!

 

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1° Trofeo Regali di Natale per Zzi, Casa di Larry&Zzi, 25.12.2011

Posted on December 25th, 2011, by Larry

 

Buona Natale, miei Piccoli Lettori, buon Natale a tutti voi, anche ai fortunati che sono in viaggio per Taneto di Gattatico e questa sera assisteranno al concerto di Natale di Vinicio, mentre io sono a casa con la febbre e il naso incontinente; sotto sotto vi detesto, ma vi auguro lo stesso un buon Natale.
Siccome, a causa delle mie condizioni di salute, non siamo andati a Genova – con discreto disappunto di mio papà, che aveva appena finito di farmi il patè di fegato quando ha saputo che non sarei scesa a mangiarlo –  ho atteso questa mattina per consegnare a Zzi la carta del

1° Trofeo Regali di Natale per Zzi, svoltosi meno di sei ore fa in Casa Larry&Zzi.

Alla griglia di partenza si presenta un sazio Zzi, in piena forma grazie alla nutriente colazione di Natale a base di salmone, parmigiano, muesli, miele e dolcetti turchi.
Giudice di gara, responsabile della partenza, responsabile di arrivo, cartografo, tracciatore e segretario delle iscrizioni: Larry. Noto, per inciso, che riesco perfettamente a gestire una gara in tutte le sue fasi; se gli iscritti non si mettono a fare i capricci, Gropada 2012 filerà liscia come l’olio.

Ecco la carta:

Da Larrycette

Si parte dalla sedia al tavolo della sala, dove, terminata la colazione, Zzi riceve stupito la carta. Si aspettava un regalo e riceve un foglio. A momenti ci resta male, poi capisce.
La prima lanterna è quella che richiede più tempo perché l’atleta perde cinque minuti buoni a ridere, tergersi le lacrime dagli occhi e godere dei dettagli della carta, apprezzandoli moltissimo. Seguono altri due minuti di ringraziamenti e lodi sperticate. Meno male che gioca da solo!
Io mi sento il colossale difetto per non aver fatto la descrizione punti, in compenso la carta è fatta talmente bene che basta puntare il centro del cerchio e trovare la lanterna senza ombra di dubbi.

Per fortuna di entrambi, l’atleta opta per raggiungere il primo punto facendo il giro dal corridoio, anziché aprendo una breccia con la dinamite nel muro divisorio e nella libreria ad esso addossata. All’interno dell’oggetto notevole che sta al centro del cerchietto (una delle scatole di cartone di cui la stanza in mezzo è disseminata) Zzi trova un sacchettino di fave triestine. Vi racconto un’altra volta delle fave triestine dell’insana passione di Zzi nei loro confronti.

Di nuovo in corridoio e in un battibaleno Zzi è sulla lanterna 2, che si trova dietro l’oggetto notevole nell’angolo. Questa volta l’oggetto è il nostro pianoforte. La rappresentazione vi parrà poco proporzionata, se considerate che il corridoio è largo poco più di due poster appesi per lungo, ma di fatto il nostro pianoforte è un pianetto giocattolo rosso lacca. È uguale-uguale a quello che Vinicio usava sul palco per Il paradiso dei calzini ed è rosso come quello di Schroeder, così l’ho preteso per i miei 30 anni. Essendo alto sì e no trenta centimetri e largo a dir tanto quaranta, nasconderci dietro un pacchetto, senza che sia visibile a chi passa, non è stata impresa semplice, così ho optato per uno dei tomi meno voluminosi e  ci ho messo i Buddenbrook. 

Segue una tratta breve per la lanterna tre, collocata nella libreria in corridoio. Tale lanterna è stata per giorni fonte di ansia e agitazione per la sottoscritta, poiché ho arditamente deciso di collocare il pacchetto fra i vari libri, manuali e riviste che sono ospitati su questi scaffali senza nasconderlo, confidando che le cose lasciate in bella vista non vengono notate. Così è stato, ma ho avuto un gran da fare a distogliere Zzi dall’osservazione accurata di questa libreria. Quando, uscendo tranquilla dal bagno, l’ho trovato che leggeva le coste dei libri su questi scaffali per scegliersene uno da leggere a letto e mi ci sono gettata addosso urlando “a terraaah”, scaraventandolo al suolo sotto il mio dolce peso giurando che avevo sentito degli spari, temo di averlo vagamente insospettito, ma non si è dato poi troppo pensiero della mia originalità.
In questo pacchetto ha trovato un libro di un autore impronunciabile e intrascrivibile che si intitola “Isn’t it obvious?” ed è – come ho detto a CP per sintetizzare il genere – una pippa di marketing. Nonostante il titolo irritante (se è così ovvio, perché ci hai scritto un libro? E perché te lo dovrei comprare? E se ci fossi già arrivata da sola, dato che è ovvio? Tu me frega!) e l’argomento non fra i più stimolanti, sapevo che a Zzi sarebbe piaciuto, gliel’ho comprato di nascosto su Amazon, vivendo giorni di puro terrore temendo che scoprisse l’acquisto usando l’account (per comprare il mio regalo, per esempio; probabilità tutt’altro che remota, dunque).

Alla lanterna 4 il tracciatore brilla di astuzia e prevede un’inversione di direzione, tanto che l’atleta si confonde e va dritto alla cinque. Lo fermo.
“Ma gli organizzatori non possono interferire con la gara e dare suggerimenti ai concorrenti, neanche se fossero indicazioni rese necessarie da errori della carta, figuriamoci se atte a compensare lo stordimento del concorrente” – diranno subito i miei piccoli lettori dalle concezioni antiquate. Chiedete in giro cosa è successo a Ravosa lo scorso novembre, poi ne riparliamo!
Intanto il nostro eroe ha trovato dietro il cartonato di Devils&Dust (rifugium peccatorum di svariati strafanicci di casa Larry&Zzi, fra cui la valigetta con l’album del matrimonio, svariati fat quarters che cadono dal bracciolo del divano e nessuno si prende la briga di andare a recuperare, spilli, sacchetti e un pezzo di gommapiuma rettangolare che è lì da anni e che non ho ancora usato, ma che mi ostino a non buttare via perché “prima o poi tornerà utile”) un pacchetto grande come un mattone, pesante come un mattone. “È un mattone!” diranno subito i miei piccoli lettori.  Questa volta avete indovinato: è Guerra e Pace, comprato alla libreria San Marco dopo essere sgattaiolata fuori dalla lezione di tedesco, camminando rapida e rasente i muri come un agente segreto e dopo molte raccomandazioni al libraio di non farsi scappare con mio marito che ci siamo visti.

Ecco ora lo sprint finale. La tratta è lunga, ma la scelta di percorso è relativamente semplice (sempre grazie al fatto che l’atleta ha deciso di lasciare in piedi i muri divisori) e si arriva alla “cento” con rapidità. Ovviamente, l’ultima lanterna è sotto l’albero (cartografato con un disco verde sul mobile rosso, anche se è un abete di plastica), ma poiché il pacchetto era troppo ingombrante per non essere notato fra gli altri, l’ho infilato nel cassetto delle posate, che – di fatto – è sotto l’albero. Anche in questo caso, attimi di angoscia ai pasti.
Nell’ultimo pacchetto non c’è un libro, ma un dono utile (credetemi, ne aveva un disperato bisogno) e spiritoso: le ciabatte dell’orientista. Sono delle semplici ciabatte di pezza, accortamente scelte nel colore “verde Gropada” e personalizzate con l’applicazione di una lanternina patchwork. Non ve le mostro perché le parole “applicazione” e “patchwork” sono usate a sproposito e rischio il linciaggio da parte delle Tartan e delle lettrici sartine, mentre così posso prendermi meriti che non ho.
L’atleta, spossato dall’agone, ha subito indossato l’ultimo dono, ma, ancora satollo della colazione e con la prospettiva del pranzo di Natale, ha inspiegabilmente rifiutato il ristoro!

 

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Brescia 23 ottobre 2011, Trofeo centri storici [2]

Posted on December 15th, 2011, by Larry

La carta del ristorante non ha prezzi proibitivi e sembra offrire pietanze adeguate alla dieta perciò rimando l’esplorazione delle risorse culinarie bresciane al dopo-gara e decidiamo di nutrirci pigramente in hotel.
Zzi ordina un risotto con i funghi porcini e del pesce spada con i capperi. Io – che non oso neanche domandare se per caso non si serva anche riso integrale – scelgo la minestra di verdure e il trancio di tonno ai ferri, con contorno di “patate o verdure alla griglia” (il menù non specifica un criterio, il cameriere non chiede, io incrocio le dita).

Zzi si concede un bicchiere di vino bianco (Lugana santa Cristina, mica Freschello), cui io, prevedendo di assumere carboidrati con le patate e/o con legumi eventualmente contenuti nella zuppa, assennatamente rinuncio.

Il cameriere – miglior sosia di Enrico Bertolino di tutti i tempi, roba che neanche Enrico Bertolino somiglia tanto a Enrico Bertolino – serve una dose di vino che stimo equivalere a tre: porta, infatti, il bicchiere colmo. Evviva.

Da Larrycette

Apprezzo molto il passato di verdure perché è estremamente semplice e dietetico, tanto da essere quasi poco appetitoso. Non cattivo – forse leggermente amaro, credo a causa delle zucchine e del parco impiego di sale – di certo, ma non ricco e cremoso come quando viene fatto con abbondanti patate e legumi, o insaporito con una generosa manciata di parmigiano. Alcuni lo potrebbero considerare un po’ troppo morigerato, quasi tirchio, ma trovo che per il ristorante di un albergo sia invece la scelta giusta, perché chi lo sceglie facilmente lo fa per esigenze particolari (magari è a dieta o non sta bene e deve ugualmente rimettersi in viaggio) ed è un giusto riguardo non annidarvi “nutrienti occulti” che presumibilmente volevano essere evitati. Ad ogni modo è più che gradevole. Visto che il carico di carboidrati è fin qui contenuto, che c’è una bella atmosfera di cenetta romantica , che è pur sempre il nostro anniversario e che ce n’è in abbondanza, prendo un sorso del vino di Zzi. Un sorso molto piccolo davvero e uno soltanto, perché comunque mangerò le patate e forse un pezzetto di pane che è, sì, bianco, e per questo è il carboidrato del demonio, ma ha i semini di papavero di cui sono ghiotta e – sempre in considerazione dell’eccezionalità della serata – in dosi omeopatiche non potrà danneggiarmi. Non più di mezzo boccone della dimensione di un’oliva, però, perché ho già assaggiato cinque o sei chicchi dei risotto di Zzi per potervene riferire (buono, ma un po’ scarso di funghi, a mio gusto).
Arrivano i secondi e scopro con gioia che il contorno servito con il trancio di tonno sono le verdure alla griglia: zucchine, melanzane e peperoni squisiti; non grigliati e messi a marinare nell’olio, come capita talvolta di trovare in quei posti dove preparano in anticipo le pietanze, ma scottati, impiattati e profumati con un filo d’olio crudo: davvero deliziosi (lo so che non si direbbe, ma sono ghiotta di verdure alla griglia, è che mi scazzo a grigliarle). Mangio con gusto il trancio di tonno, che è molto spesso ed è rimasto poco cotto all’interno. Il pesce è buono solo perfettamente cotto o totalmente crudo, solamente il tonno – che, lo ricordiamo, è la mucca del mare – dà soddisfazione anche cotto ibrido come il filetto di manzo. Questo non fa eccezione e, data la penuria di carboidrati nel mio pasto e tutte le altre ragioni sopra addotte, decido che il piatto va coronato con un altro microscopico sorso di vino. Che soddisfazione!
Tornati in camera mi accorgo che il vino ha fatto il suo dovere e ho le guance paonazze. Mi succede anche con due sorsi di birra: avvampo subito.
Accendiamo la TV e io mi metto già sotto le coperte perché ho un po’ freddo; deve dipendere dal clima umido. Pensavo di fare la maglia guardando il telefilm, ma nonostante il passare del tempo ho talmente freddo che non ho voglia di tirar fuori il busto dalle coltri, dalle quali spunto solo dal naso in su. Anche Zzi è venuto sotto le coperte per scaldarmi, ma è più mobile di me, che sto dura come uno stoccafisso per non spostare neppure un centimetro quadrato di pelle su una porzione di letto non calda. Ogni tanto, Zzi mi guarda. Com’è premuroso.
Guarda sotto le coperte. Buh?
Mi guarda. Che tenero.
Riguarda sotto le coperte. Ha perso qualcosa?
“Scusa un attimo” – mi fa, e mi scopre.
Mi vedo, e sono come al ritorno da un giorno al mare: faccia, collo, spalle e petto sono di un bel rosso vivo, tinta “macinata per ragù”. Le braccia sono rosse fino ai gomiti in modo uniforme, poi presentano chiazze sparse grandi come una moneta nella parte più bianca, fino ai polsi. Le mani sono di nuovo maculate. La pancia non è quasi interessata dal fenomeno, solo qualche macchiolina sparsa sul terzo lardino, mentre le cosce sono di nuovo arrossate, ma solo sopra. La cosa buffa è che il rossore non si presenta sulla pelle a contatto con gli indumenti, quindi ho il segno della biancheria come se avessi preso il sole in due pezzi.

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Agende 2012: piano B

Posted on December 12th, 2011, by Larry

Il nuovo anno è alle porte, e ancora non si è parlato di agende Larrycette. Speravo non ve ne accorgeste, ma siete Piccoli Lettori molto accorti e lo avete notato.
Quest’anno l’agenda di Larrycette non c’è.

Non c’è perché mancano i contenuti speciali: dopo un prodotto editoriale scoppiettante come è stata l’agenda 2011, niente mi pareva in grado di soddisfare le aspettative create e ho preferito soprassedere piuttosto che dare alle stampe un pallido surrogato. In fondo, anche Born to Run ha avuto una lunga gestazione e non conosco nessuno che gli preferisca la brodaglia allungata che Human Touch e Lucky Town costituiscono: non è che uno compone capolavori tutti gli anni, meglio lavorare con cura e dare alla luce solo opere meritevoli.

Poiché sono, con mia stessa sorpresa, una donna di eccezionale lungimiranza, circa un anno fa vi ho dato l’opportunità di scegliere con attenzione l’agenda che avrebbe avuto il difficile compito di rimpiazzare quella di Larrycette, e per giunta di risparmiare. Come chi la possiede sa bene, l’agenda Larrycette 2011 dura fino a fine gennaio 2012 permettendo, in questo modo, di acquistare l’agenda 2012 dopo che l’anno è iniziato, e quindi a prezzo ridotto.

Ma non è tutto. Oggi Larrycette viene a voi nella sua veste di Paladina del Consumatore e vi segnala un’occasione d’oro.

Per quelli che, infatti, non sono stati abbastanza saggi o veloci da aggiudicarsi un’agenda Larrycette, o per quelli che pur potendo aspettare non resisteranno (tipo me, per dirne una), segnalo una promozione assassina di Amazon sulle agende Moleskine 2012: c’è lo sconto del 25%  su tutte le Moleskine, comprese le strepitose edizioni speciali con i Peanuts e con Pacman.

Ora lo so che io sono Larrycette e non posso non andare in giro con la mia agenda fino all’ultimo, ma – diamine – le avete viste? Sono un colpo basso alla mia già debolissima forza di volontà (vi ho mai parlato del mio feticcio per i prodotti di cartoleria in generale e per agende e quaderni in particolare?). Credo che vivrò l’anno due volte solo per poterle usare entrambe.
Come faccio?
Quale scelgo?
Questa? Questa?
Mi sa che sono io che ho bisogno di consigli per gli acquisti. Aiuto!

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Brescia 23 ottobre 2011, Trofeo Centri Storici [1]

Posted on December 6th, 2011, by Larry

Le cartine e le considerazioni sensate sulla gara si trovano sul blog orientistico di Zzi; per le cazzate, proseguire con fiducia.

 

Forse non tutti sanno che Zzi e io ci siamo conosciuti il 23 giugno, anche se consideriamo il nostro anniversario ufficiale il 24 perché ci siamo dati il primo bacino dopo la mezzanotte, e per questo quando abbiamo deciso la data del matrimonio abbiamo optato per il 24.

Ciò non di meno, anche il 23 di ogni mese ci scambiamo gli auguri e, se ci capita l’occasione di fare qualcosa di speciale, non è inusuale che – a seconda dell’opportunità – si scelga questa data.

Se è vero che non festeggiamo ogni mese, è anche vero che evitiamo di fare cose per qualche verso spiacevoli in queste date, in modo da garantirci giornate più serene possibile. È ovvio che non possiamo evitare l’imprevedibile, ma se possiamo facciamo a meno di quelle piccole cose noiose – la fila in posta, la spesa la supermercato, il dentista – che ci portano via tempo che potremmo passare insieme, rimandandole a giorni diversi.
Quando mi amava, di 23 e di 24 non si andava a correre, a meno che non fossi io a esprimerne il desiderio (evento mai accaduto nella nostra dimensione).
Adesso sospetto che Zzi voglia sbarazzarsi di me, perché lo scorso 23 ottobre non solo mi ha portata a una gara di orienteering, ma mi ha pure fatto gareggiare, anziché lasciarmi a pisolare in macchina come quando non può proprio fare a meno di tirarmi appresso, giocando perfino in extremis la carta “sbologna tua moglie allo speaker”.

Sospetto, inoltre, di essere scampata a un tentativo di avvelenamento.

Giungiamo a Brescia la sera precedente alla manifestazione, alloggiando in uno di quei pazzeschi albergoni da congressi superlusso che stanno appena fuori dall’autostrada e che, se beccati al momento giusto, costano come pensione coi cessi in comune. Alla reception intrattengo il consorte e il concierge con uno dei miei più collaudati numeri di magia: la sparizione del portafoglio di Zzi.
Si svolge così: siccome si è rotto il Telepass neppure due ore prima, dopo essere già entrati in autostrada, al casello passiamo dalla porta con il biglietto e paghiamo con la carta di credito. Ripartendo, Zzi mi dà la carta di credito e il portafoglio per riporre la prima nel secondo e il secondo nella mia borsa, mentre lui tiene il volante. Eseguo. Un rapido gesto della mano, e con i miei poteri magici il portafoglio non c’è più. Non è un banale trucco da prestigiatori, è vera magia perché non solo il portafoglio è stato spedito in un’altra dimensione (forse quella in cui io mi sveglio alla mattina alle 5 e prego Zzi di portarmi a correre sotto la pioggia, io lavo e lui sporca come in tutte le coppie normali, ho raggiunto il meritato successo con la mia sartoria cubista e abbiamo una gatta di nome Estrema Riluttanza, per poter uscire di casa e dirci “Ti lascio con Estrema Riluttanza”), ma tutti coloro che erano presenti alla scena – compresa me che ne sono attrice – hanno subito l’effetto del mio potente psicofluido e credono che il portafoglio sia stato riposto nella mia borsetta. Al momento di consegnare i documenti per la registrazione in hotel, il portafoglio, ovviamente, non si trova nella borsetta, e comincia la parte comica del numero, in cui i membri della coppia cercano il portafoglio dapprima nelle rispettive tasche e borse, poi in quelle dell’altro, convinti che il partner abbia tralasciato qualcosa, poi in auto, due volte a testa, e infine si imbarcano in una cronoricostruzione al contrario degli eventi, per capire dove l’oggetto scomparso possa essere finito, ignari del prodigio di cui sono protagonisti.
Intuita la gravità della situazione, le due metà della coppia continuano a cercare, ma solo in apparenza: ora l’attività principale di ciascuna è scaricare la responsabilità sull’altra. Il numero si chiude – come vuole la tradizione del cabaret – con la risoluzione del mistero quando tutto sembra perduto.

Dopo che il gioco è stato decretato fallito, l’aiutante del mago fa un gesto casuale, già fatto, e trova all’improvviso l’oggetto dato per perso, in un posto dove prima non c’era.
Sollievo e divertimento fra il pubblico.
Applauso liberatorio.

 

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Trofeo “Tour di Springsteen in Europa 2012″: carta e tracciato Elite

Posted on December 5th, 2011, by Larry

Avrei voluto aggiornarvi più prontamente sul tracciato di gara per gli Elite, ma le date del tour europeo 2012 di Springsteen si aggiungono tanto da rapidamente da non permettermelo. Per gli aggiornamenti dell’ultim’ora, le notizie su date e modalità di vendita, e informazioni di carattere puramente utile (quisquilie, dunque) conviene sempre fare riferimento a Tsitalia (www.larryetsitalia.com).

Vediamo ora la situazione aggiornata ad oggi delle date del tour europeo di Bruce Springsteen dell’estate 2012

In rosa chiaro sono marcate le lanterne comuni al percorso già noto, in fucsia le tappe nuove.

La prima cosa che salta agli occhi rispetto alla cartina precedente, è che il tipografo non ha avuto bisogno di fare il giro dal golfo di Genova per collegare la 1 e la 2, segno che i cerchietti non sono collocati negli stessi posti sulle due cartine, il che ci fa subito pensare che una delle due sia sbagliata, se non entrambe.

Notiamo subito un allungamento del percorso nelle prime tratte: da Colonia, infatti, non si va di filato a Berlino, ma ci si allontana verso ovest, al Pink Pop Festival che si tiene a Landgraaf in Olanda (giuro che Landgraaf è in Olanda, per pochi chilometri, ma è Olanda), dove peraltro Bruce era già stato.

Dopo il ristoro di Parigi, poi, un’altra variazione, questa volta molto ampia: prima un altro festival – prova sempre dura, roba per i fan più tenaci – in Danimarca (località Roskilde; sembra Copenhagen, sulla cartina, invece è Roskilde), poi un’altra tratta lunga fino a Zurigo e da là un altro estenuante passaggio nella steppa bavarese fino a Praga.

Dopo Praga si rientra nel tracciato di gara comune a tutte le categorie di fans; la tappe seguenti, infatti, sono le popolari Londra e Dublino, ma la novità è che in quest’ultima località è richiesta doppia punzonatura, infatti è stata aggiunta una data (quella che in carta è rappresentata come un ristoro, in effetti, è una pinta di Guinness).
Quindi, dopo il noto attraversamento di montagne impervie e mare ostile, ultime serate in Scandinavia, anche qui con due concerti raddoppiati in tre città. Solo Oslo resta un appuntamento singolo, mentre a Bergen e Goteborg si terranno due concerti (doppia punzonatura e ristoro).

Totale: 30 concerti.
Volete vedere che l’unica volta che decidiamo di fare il summer tour (aka Trofeo Tour di Springsteen in USA estate 2012) in America è anche l’unica volta che lui è troppo stanco per continuare a far concerti in agosto?

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Trofeo “Tour di Springsteen in Europa 2012″: carta e tracciato

Posted on November 27th, 2011, by Larry

Come recentemente accaduto con gli argomenti Springsteen & Dieta, ecco un altro post in cui si tirano le fila del blog e se ne compone il grande puzzle. Oggi, infatti, vediamo come siano strettamente correlati anche gli argomenti Springsteen & Orienteering.

Man mano che escono le date del tour di Bruce Springsteen in Europa nella primavera/estate del 2012 [per stare aggiornati a riguardo ci si iscrive a Bruce Springsteen's Bootleg Collection, io mi occupo solo delle ciance], infatti, provo un indescrivibile senso di consolazione al pensiero che Jon Landau non fa il tracciatore di orienteering, perché, se lo facesse, rischierebbe di far rimpiangere Poetsch.

Guardate voi stessi il tracciato che si compone collegando nella giusta successione le date attualmente confermate del Tour Senza Nome e Senza Disco che Bruce Springsteen terrà in Europa a primavera 2012:

 

Facciamo ora alcune considerazioni alla Stegal (ma più brevi) sul percorso.

La partenza è da Siviglia, che non è propriamente un luogo comodo da raggiungere poiché la maggior parte dei voli che vi atterrano provenendo da fuori della Spagna prevedono almeno uno scalo. Venezia-Siviglia con Lufthansa, ad esempio, oltre a costare uno sfracello, richiede dalle 4 alle 8 ore di viaggio.
Dovrebbero dirlo nel comunicato-gara, così uno si organizza, anche perché – essendo il Tour di Springsteen – la partenza è “di massa”, quindi arrivarci preparati è cruciale.

La prima tappa è Barcellona, quindi una tratta media abbastanza chiara che può essere anche percorsa tutta sotto costa (si allunga, ma si evita il dislivello), molto utile per entrare in carta. Ma non fatevi illusioni: è la sola concessione all’atleta.
La seconda lanterna, infatti, è collocata a Francoforte [mi scuso con i cartografi - che saranno sull'orlo dell'infarto - per come ho collegato i due punti, ma non sapevo in che altro modo non incrociare la 11]: c’è, dunque, subito una tratta lunga, con molteplici scelte di percorso e tantissimo dislivello, dovendo per forza valicare i Pirenei e, da un lato il massiccio del Giura e i Vosgi, dall’altro le Alpi due volte. Anche la vegetazione complica la traversata, facendosi molto fitta nella Foresta Nera e nei pressi del lago di Costanza. Infine, l’atleta è provato anche dallo sbalzo climatico poiché in maggio la Spagna costiera è già torrida mentre la Germania continentale può ancora avere condizioni meteo ostili e il raffreddore è quasi assicurato.
Dopo Francoforte c’è un punto di velocità a Colonia e poi un’altra tratta media fino a Berlino.

È con la quinta lanterna, a San Sebastian, che si hanno, allo stesso tempo, la prima inversione di direzione e la prima tratta lunga, dunque una doppia sfida per il fan, atletica e tecnica, alle prese con il primo “ritorno” e un terreno nuovamente ricco di dislivelli e bacini idrici. Da San Sebastian si raggiunge il punto più a ovest della carta, Lisbona, che, a causa della distanza e del fatto che il concerto si terrà all’interno di un festival, potrebbe costituire per molti una punzonatura mancante. Da là occorre compiere un repentino cambio di direzione e percorrere un’altra tratta infinita per andare a Milano (e ridaje con Pirenei e Alpi obbligatori: è la terza volta e non siamo neanche a metà tour), poi subito due punti vicini e in rapida successione: Firenze e Trieste. L’orientista, però, non deve perdere la concentrazione, perché questa sequenza veloce fa compiere un’altra inversione di direzione e il ritorno in Spagna, che – considerata come nazione nella sua interezza – costituisce una sorta di farfalla, sulla cui durezza atletica non mi soffermo neanche più.

Tanto per farci valicare i Pirenei per la quinta volta (mi meraviglia manchi una data in Andorra, a questo punto), la lanterna seguente è a Montpellier. Anche qui il fan rischia di fare punzonatura mancante perché, nonostante la posizione non sia delle peggiori, i biglietti di prato costano 79 euro contro i circa 50 delle date italiane, e forse alcuni non si arrischieranno ad avventurarcisi.
Con il chiaro intento di fiaccare il morale del fan che sta vivendo ora l’euforia di trovarsi a metà del tour, il tracciatore più figlio di bagascia della Storia colloca a questo punto del tracciato un’altra tratta lunga – parecchio lunga – e ci manda a Sunderland, ameno centro abitato della costa orientale britannica, nei pressi del confine con la Scozia. Qui si avvantaggia l’atleta più bravo a fare gli azimut, poiché la tattica migliore sembra essere puntare Calais e andare a bussola fin là, poi diritto quasi perfettamente a nord fino alla lanterna. Non sono previsti attraversamenti obbligati o custoditi per la Manica, ma il comunicato gara non vieta l’utilizzo di natanti.

Dopo due tappe a breve distanza in direzione sud, entrambe in Inghilterra (Manchester e l’isola di Wight, un altro festival), si rientra in continente, a Parigi. Qui l’organizzazione – bontà sua – ha previsto un ristoro, infatti vi si terranno due concerti in giorni contigui. Il ristoro è necessario perché la tappa seguente è Vienna, per il momento la data più a est, una tratta molto “corribile” in cui emergeranno gli atleti fisicamente più preparati: il terreno è abbastanza pianeggiante e la vegetazione, nonostante le numerose aree boschive attraversate, poco invadente per via della ormai inoltrata stagione estiva (siamo arrivati, infatti, al 17 luglio). Subito dopo, invece, sono nuovamente gli atleti più esperti e concentrati ad avere la meglio, perché la diciottesima lanterna richiede ancora lucidità e nervi saldi: ennesima inversione di direzione, noiosissimo quarto passaggio in Germania, terzo attraversamento della Manica e tappa a Londra, dunque anche secondo transito in Inghilterra, dove eravamo solo poche lanterne fa: ditemi voi se non c’è della malignità in tutto questo!

Con l’attraversamento del Mare d’Irlanda si entra nell’ultima frazione del tour, quella in cui non sono concessi cedimenti fisici o distrazioni mentali, pena il cattivo esito della gara. Dublino è la diciannovesima lanterna, dalla quale bisogna fare appello a tutte le proprie forze e raggiungere Oslo (al cambio, più di novanta euro), con due mari e le montagne scozzesi nel mezzo. Da Oslo si va a Bergen, ma… Attenzione! Fra le due città c’è un’aspra catena montuosa e la strada più facilmente percorribile passa dalla costa che, essendo notoriamente frastagliata di fiordi norvegesi (probabilmente a causa del fatto che siamo in Norvegia!), moltiplica i chilometri da percorrere.
Infine, neppure il percorso verso la Cento permette uno sprint, perché il finish è (per il momento) situato a Goeteborg, il che significa altri monti, altri fiordi, altri guadi.
Finisce, dunque, il tour europeo 2012 di Bruce Springsteen – tour per il momento ancora senza disco e senza nome, il che mi fa tremare al pensiero di un disco più impresentabile di Working on a dream - costituendo il solo caso di gara di orienteering per la cui fine, che già si annuncia epica, essendo in Svezia, ci si dispera.

Ce la faranno i nostri eroi Larry&Zzi a completare il percorso?
No, completarlo è decisamente al di sopra delle nostre possibilità, anche perché ci stiamo preparando per il Trofeo Tour di Springsteen in USA d’Estate, anche se c’è molta incertezza circa la sua organizzazione, che supponiamo essere, se non più facile, senz’altro più suggestivo, ma sicuramente faremo qualche tappa per tenerci in allenamento.
E anche quest’anno, grazie al mio nume tutelare Bruce Springsteen, mi salvo dall’O-Ringen!

 

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