Gioco a punti di Lorenzo: classifica al 17.06.10

Posted on June 17th, 2010, by Larry

Prima di perdere completamente il conto dei punti dei miei piccoli lettori, faccio un primo riepilogo della situazione, così avete modo di controllare e protestare.
A quanto mi risulta, la classifica è la seguente:

Marirosa……………………………5
Markogts…………………………..5
Elisa…………………………………3
Giraffa……………………………..2
AB…………………………………..2
Rem…………………………………1

Sono ancora in palio i seguenti punti:

2 punti riguardo la particolarità della scaletta di Opera out on the Turnpike [domanda (4)]
2 punti riguardo la citazione contenuta nell’ultimo paragrafo di questo post [domanda (1)]
5 punti per la citazione elementare nei commenti di questo post
10 punti per l’enunciazione corretta e completa della regola di croato di questo post; badate bene che AB ha già palesato il meccanismo che si cela dietrolo sconvolgente fenomeno, ma per dieci punti pretendo la regoletta dal libro di grammatica enunciata a memoria con le mani dietro la schiena [e per questo sento che presto la pagherò molto cara].
Forza, che ormai è la risposta è servita su un letto di rucola!

Perdonate le inconsuete stringatezza e sobrietà, ultimamente sono in altre faccende affaccendata [non vale come citazione], che più mi tengono impegnata meglio è, ma ho formidabili propositi per questa estate.
Intanto, vi anticipo che domani sera, con unstrepitosa squadra composta da Zzi, Markogts, MadameK, Fed e Amicadifedprestot’affibbiounnomeepoivedi, parteciperò alla divertentissima corsa dei cinghiali.
Sarà la prima volta che partecipo e non vedo l’ora, dev’essere entusiasmante. Sulla carta è meglio di un concerto di Springsteen, non sto nella pelle dalla gioia di partecipare.
Fossi in CP, ci ripenserei e coglierei subito l’incredibile fortunata opportunità di far parte della banda Spessotto e mi precipiterei a partecipare!!!

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Alto But [2]: due giorni di orienteering nell’alta valle del But, 5 e 6 giugno 2010. Paluzza

Posted on June 15th, 2010, by Larry

L’indomani gli atleti fanno colazione separatamente, attingendo al ben di dio che ha portato la Prof, e si dirigono lesti sul campo di gara di Paluzza. Poi io e Zzi ci svegliamo e alle dieci anche lui e la coppia con la cappa vanno a sostenere l’ultima sfida.

Io resto in casa perché questa volta il mio compito è ancora più arduo e pericoloso: difendere il pasticcio dalle mosche. A parte il fatto che in montagna ci sono mosche grosse come piccioni ed è anche piuttosto facile colpirle, le mosche friulane sono davvero astute (probabilmente l’evoluzione le ha rese scaltre per compensare la stazza) e lavorano in squadra. Una, generalmente la più rumorosa, vola attorno al cibo, senza mai posarvisi, così, l’umano che la tiene d’occhio è infastidito dal rumore, ma ha contemporaneamente la certezza che finché è un volo non è sul cibo. L’altra si avvicina a piedi ai succulenti avanzi e se ne pasce. Poi penso che si scambino i ruoli, tipo Mobile-o, ma non sono sicura, non è che mi sono messa a etichettare le mosche per distinguerle.
Si sappia che io provo ribrezzo per praticamente tutti gli invertebrati, perciò è per me fonte di grande stress emotivo scacciare le mosche. Questi animaletti, infatti, non capiscono che li si sta scacciando, oppure lo capiscono e sono dispettosi, perciò spesse volte aniché fuggire nella direzione opposta a quella di chi le scaccia, gli si gettano contro. Mentre i miei compagni di squadra erano in giro a divertirsi sugli ameni praticelli della Vor Furlanie [Furlania omnia divisa est in partes tres, ma ve le spiego un'altra volta], io subivo continui attacchi da parte di questi orrendi insetti, aggressivi e pericolosi. Però – lo dico per rassicurare coloro che poi di quegli avanzi si sono cibati – ho garantito l’igiene del pranzo degli atleti.

Ora, magari, qualcuno si aspetta che io parli della gara. Per non dire le solite baggianate a vanvera, senza cognizione di causa alcuna, ho realizzato per voi un’intervista a uno dei protagonisti dell’evento.

Zzi, vuol dirci quali sono le sue impressioni sulla gara di domenica a Paluzza?
Mmm.
Grazie. Cercherò di fare domande più stimolanti…come le è sembrato il terreno?

Molto più bello di quello del giorno precedente.
In che senso?
Che mi è piacito di più.Sì ma perché?
Molto più divertente.
Amore, mi sto spazientendo, di cosa vuoi parlare? Ti chiedo il terreno?

Eeehh…vuoi dire il percorso?
Sì, belin, sì, il percorso. Ti chiedo il percorso?

Chiedi il percorso.
Com’era il percorso?

Bella la prima parte, fino alla farfalla, peccato per la parte finale stile corsa campestre.

Cioè?
Mi sono divertito nella prima parte….
Ho capito, non sono mica deficiente, volevo che sviluppassi il concetto di “campestre finale”. Non importa, me la scrivo da sola.

‘nzomma, pare che la parte finale del percorso fosse meno tecnica e non richiedesse spiccate attitudini all’orientamento.
A livello atletico non ho sentito parlare di grandi difficoltà o di terreno particolarmente ostico, a parte dover guadare il Mississippi infestato di alligatori.

I reduci sono rientrati accaldati e leggermente abbronzati; mentre tutti consumavamo allegri i gustosi avanzi, Madame K teneva duro, digiuna e affamata, in attesa della meritata premiazione. Quando è rientrata alla base, il Celere Capellone e quel che restava della famiglia presidenziale erano già ripartiti per Gropada (la Costruttiva Consorte, infatti, li aveva preceduti per andare a occuparsi del loro Famelico Felino), mentre noi altri eravamo in procinto di abbandonare l’accampamento…insomma, eravamo tutti in grande trepidazione per il risultato e vivevamo compatti il sentimento di appartenenza alla squadra. Al suo arrivo, però, l’entusiasmo è stato tale che siamo tutti tornati indietro per festeggiarla e fare le foto con la coppa.
Una bella coppetta col gambo rosso.

È proprio carina e volevo ringraziare pubblicamente gli organizzatori per avercela regalata (lo so, l’abbiamo vinta, ce la siamo meritata, ma grazie lo stesso, noi eravamo contenti anche di una stretta di mano, invece abbiamo ricevuto questa bella coppa col gambo rosso e ci fa tanto piacere)….e poi – che c’entra? – anche non fosse bella, è ciò che rappresenta che ci riempie di soddisfazione e siamo proprio felici di questi risultati.

Personalmente, però, sono molto più contenta della medaglia di Zzi, non a causa del risultato individuale, ma per l’oggetto in sé. Essa, infatti, si compone di una parte rettangolare e di una parte discoidale che ruota su un perno inserito nel rettangolo, che reca su una faccia il logo della società organizzatrice e sull’altra l’Angioletto Additante, uno dei simboli del Friuli. Quando dico Friuli, in questo caso, non intendo riferirmi – con approssimazione, come fanno gli italiani – alla Regione FVG, intendo proprio il Friuli, quale insieme delle provincie di Udine e Pordenone.
Quando verrete a darmi tante randellate, passerete per questa terra di temporali e di primule e noterete che su quasi ogni campanile sta un Angioletto Additante. Cosa additi, non so; cioè, si direbbe un segnavento, ma scomodare un angelo per una cosa che poteva fare benissimo un galletto, o addirittura una bandierina, mi pare eccessivo. Ad ogni modo, sulla medaglia che ha vinto Zzi c’è un Angioletto Additante Rotante, che in quanto very furlan mi piace un sacco e passo le giornate a prenderlo a bicellate per farlo girare.
Ora, io non so chi sia il designer della Friuli MTB che ha deciso di fare le medaglie con l’Angioletto Rotante, ma la comunità friulana tutta dovrebbe dargli un premio per aver fatto sì che un po’ di furlanità sia entrata, con onore e soddisfazione, in una casa triestina.

…..

Tanto per tenervi in allenamento, prima di fare il riepilogo della situazione:
C’È UNA CITAZIONE DA 5 PUNTI IN QUESTO POST

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Alto But: due giorni di orienteering nell’alta valle del But, 5 e 6 Giugno 2010. Timau

Posted on June 6th, 2010, by Larry

Interrompiamo momentaneamente il resoconto della trasferta per il chicken challenge per trasmettere le fresche notizie sulla due giorni di Paluzza.

Alla fine della manifestazione la giovane, ma rispettabile, Società Sportiva Dilettantistica GAJA di Gropada (TS) si è aggiudicata il TERZO POSTO e ha vinto una bellissima coppetta con il gambo rosso: il degno epilogo di un fine settimana di trionfi e soddisfazioni (siamo anche gente di ragionevoli pretese).

Zzi e io partiamo con clamoroso ritardo a causa di un inconveniente tecnico: c’ho di nuovo l’armadio pieno di tarme. Come i più attenti sapranno, il mio adorato guardaroba è flagellato dall’ottava piaga d’Egitto; all’arrivo alle gare di orienteering io sono l’unica che ha i vestiti pieni di buchi senza aver fatto la gara o senza avere operato scelte di percorso avventurose: sono partita bucata da casa.
Al nostro arrivo a Sutrio, dove tutta la società alloggia, troviamo gli altri membri che già conversano rilassati, prendendo il fresco sulla scala della casetta affittata. Che bello vederci così affiatati, probabilmente stanno aspettando gli ultimi – noi – per pranzare tutti insieme. No, stanno aspettando la signora della reception perché si sono astutamente chiusi fuori. Cominciamo bene!
L’alloggio è ampio e attrezzato, in un battibaleno ci dividiamo nella camere, senza discutere come i bambini, senza incasinarci nella divisione singole/doppie/triple-famiglie/coppie legali/coppie promiscue e senza spostare diecimila volte le valigie dell’Asceta da una stanza all’altra. Siamo bravi, proprio bravi: è dalle piccole cose che si vede l’efficienza di una squadra. Se queste sono le premesse, siamo a cavallo.
La squadra parte poi compatta verso la località della prima gara, i laghetti di Timau. La zona, infatti, è una specie di riserva naturale di toponomastica friulana e i nomi buffi si sprecano. Purtroppo, non ho potuto seguire la squadra perché mi è stato affidato un più alto compito che mi ha trattenuta nell’appartamento. Mentre io portavo a termine un approfondito studio sulle traiettorie di volo delle mosche, gli atleti della nostra giovane, ma rispettabile società, spopolavano.

Due nostre ragazze (Costruttiva Consorte e Madame K) sono seconda e terza nella categoria Cesso e la Fascinosa Figlia è seconda in una categoria superiore a quella in cui dovrebbe gareggiare. Da segnalare anche la Rutilante Radiologa che arriva e fresca fresca e si aggiudica un podio.

Tra i maschietti, tutti bravi, si sono distinti Zzi, terzo, e il Super Barto (la versione lunga del Barto), secondo.

Al ritorno degli esausti-ma-entusiasti atleti scopro che il grande tupperware verde che ha trascorso il pomeriggio in sala da pranzo con a me era pieno di dolcetti di pastafrolla buonissimi, che io non ho neanche toccato perché ne ignoravo la presenza. Il rimorso mi devasta e ce ne vogliono tre per fermarmi dal suicidio.

La Costruttiva Consorte mi riferisce che al traguardo lo speaker le ha chiesto di me. Pare che volesse conoscermi. Anche altri orientisti di altre società hanno detto di volermi conoscere…io subodoro la trappola, questi vogliono farmi la pelle per le minchiate che dico, e non mi faccio vedere neanche l’indomani!

Si sono uniti all’allegra combriccola, nel frattempo, anche la Prof e Nuovovanty.
Non avevo mai conosciuto Nuovovanty prima di allora e ne rimango immediatamente stregata. È intelligentissimo, fa delle scelte di percorso astutissime, è bravissimo a leggere la carta, sa tutto di tutto sui simboli ed è veloce come una lepre. In più, ha foltissimi capelli biondi; somiglia vagamente a Vanty Primo [che mi manca moltissimo in questo ameno ritrovo], ma ha una dentatura più regolare. A proposito, avete presente quella storia dell’intelligenza e delle dita dei piedi? Quella secondo la quale chi ha il secondo dito più lungo dell’alluce sarebbe un genio? È una palla. Ora, lo so che già da sola aveva l’aria di essere una panzana, ma mi ha sempre incuriosito scoprire come mai girasse; ho immaginato, cioè, che fosse frequente imbattersi in delle coincidenze che lo lasciassero pensare. Invece no. Posso dirlo non solo perché sia io che mia madre abbiamo il secondo dito più lungo e nessuna delle due brilla per acume (in compenso ci fanno male praticamente tutte le scarpe), ma anche perché ho visto i piedi di Nuovovanty: a triangolo, peraltro molto angolato. Normalissimi piedi a triangolo, di pianta larga, belli lunghi (crescerà!). È evidente che non è il secondo dito la sede dell’intelligenza, forse potrei cominciare a valutare la corrente di pensiero che ritiene sia nella testa…

La serata prosegue con gli orientisti impegnati nella loro attività preferita: si confrontano i percorsi e fanno a chi ce l’aveva più lungo. E la cartina era sbagliata. No, era giusta te son ti che te son mona. No, no, mancava la linea elettrica. Sulla mia c’era. E figurati. E guarda. Ah, merda!
Dopo ore e ore di conversazione asfissiante in cui tutti dicono le stesse cose a tutti, mi pare di aver fatto la gara quattro volte per categoria, ma alla fine conveniamo che la cartina era giusta e il tracciato soddisfacente, le lanterne non troppo nascoste (che sarebbe vietato, ma in Repubblica Ceca manca poco che le sotterrino, poi andiamo a far gare all’estero e facciamo la figura dei poveri fessi), ma nemmeno troppo evidenti (che se no ci scazziamo e diciamo che è corsa campestre….il bello è che il gioco è trovarla; cioè, andiamo a cercarle, ma poi quando le troviamo a momenti ci girano), il terreno bello. Siamo soddisfatti della trasferta. Meno male. No perché esserci sbattuti fin qua e poi manco ci divertiamo mi pare un po’ da abelinati,vediamo di essere contenti altrimenti non vi ci porto più!

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Chicken Challenge 2010, sera prima del prologo

Posted on June 1st, 2010, by Larry

Non so se lo avete mai notato, ma c’è una forchetta nel logo del blog. C’è anche una chiave di sol e – sapendo quanto bene io mi relazioni alla musica – è lecito pensare che per comporre il logo Elisa abbia pescato le letterine dal sacchetto dello Scarabeo e abbia raffigurato il meglio che è riuscita a comporre, tuttavia l’argomento originale del blog era il cibo.
Poiché ultimamente sono andata leggermente fuori tema, ho deciso di sfruttare al meglio la trasferta orientistica per il Chicken Challenge e abboffarmi di qualsiasi cosa, per potervene dare un resoconto.

Per arrivare preparata all’atmosfera austriaca, faccio una Linzer Torte da mangiare in edicola per celebrare la mia partenza. Quando raggiungo Zzi sul luogo dell’appuntamento presento evidenti tracce di marmellata di frutti di bosco (non avevo né mirtilli rossi né lamponi, ancora grazie che non ci ho messo quella di albicocche) agli angoli della bocca, diffusa untuosità ai polpastrelli e pure CP c’ha una patacca sulle braghe. Non credo di avervi mai raccontato come si fa la Linzer Torte. Evidentemente c’è un motivo, non sono mica come la Giraffa che sputtana i suoi segreti ai quattro venti.

Essendo partiti alle 17,30 (è stato un lungo e commovente addio tra CP e me, per dare un taglio al quale Zzi ha minacciato di partire senza di me), abbiamo consumato la cena già nella terra della Sacher.; in un semplice autogrill, ma pur sempre nella terra della Sacher.
Tempo della sosta: sessanta minuti, di cui meno di venti per mangiare e circa quaranta per scegliere le pietanze, essendo tutte esotiche e interessanti ai miei occhi. Tra le zuppe scelgo quella di asparagi, che si rivelerà salata al limite dell’immangiabile, poi opto per assaggiare un po’ di tutto dal carrello delle insalate; il piatto piccolo costa cinque euro e rotti, il medio circa sette. È un furto e io, paladina del consumatore, fotto il sistema stivando più cose possibili nel piatto piccolo, come ogni Italiano in ferie che si rispetti.
Ci tengo che sappiate che nella vita reale sono un individuo abbastanza normale e insospettabile, e generalmente mi nutro compostamente di bistecche e uova al tegamino, ma per mero senso del dovere nei confronti del blog, ho selezionato le cose più assurde (o che non capivo) e ho assaggiato per voi:

  • zucchini arrostiti con le olive: “che c’è di strano?” diranno subito i miei piccoli lettori; niente, li ho scelti come ancora di salvezza qualora il resto fosse stato da sputare nei vasi da fiori. Ad ogni modo erano pieni di aceto e la loro temperatura a stento superava i tre gradi. Ora mia suocera potrà dire che serve tipica cucina austriaca.
  • Insalata di striscioline di salame Parigi con cipolline sott’aceto, peperoni, rondelle di cipolla, irrorata di aceto (‘nzomma….cioè, quando l’ho scelta ho visto cos’era, quindi non starò qua a lamentarmi, però, se un domani capiterete in un autogrill austriaco e vedrete una cosa del genere e vi verrà la curiosità di provarla perché ‘boh, che ne sai, magari è buona’, ecco, no: magari non è buona per niente)
  • Terrina al basilico: “E che cazzo è?” diranno subito i miei piccoli lettori. Non lo so, si chiama proprio “Basilikumterrine” e non serve sapere il tedesco per capirne il nome, occorre invece un’approfondita conoscenza e un reverenziale rispetto della cultura austrogermanica per concepirne ed accettarne l’esistenza. Per forza che Sissi era magrissima: le davano tutti i giorni questa roba e lei ce la lasciava. Ora lo so che dire che la pizza è famosa e amata in tutto il mondo e la terrina al basilico non varca il Salzkammergut è ironia di bassa lega e so che la storia della superiorità della cucina italiana sulle altre è una puttanata inferiore solo a quella della superiorità delle lingue e delle razze, però…però la terrina al basilico è oggettivamente difficile da mandar giù, e io dovrei ormai sapere quanto limitati e provinciali siano i miei orizzonti, quindi, se non riesco a declinare i loro aggettivi, cosa mi fa pensare di poter mangiare la loro terrina al basilico? Affinché possiate riconoscerla anche senza didascalia, essa si presenta come un aspic appannato; immaginate una grossa panna cotta, per due terzi bianca e nel terzo inferiore color vomito di lumaca (tipo penicillina, ma più brillante, per via della clorofilla di cui la dieta delle lumache è ricca), con macchioline bianche grandi come denti di salamandra. In bocca è viscido e sgusciante come un’anguilla viva, masticarlo è impossibile, in compenso lo si può far filtrare attraverso gli interstizi dentali. Non sa di niente, ma lascia un vago retrogusto di aglio stantio che potrebbe ricordare un pesto cattivo. Alla fine vi scoprite anche dei residui di erbetta tra i denti. Da evitare sempre, specie se intendete proseguire la serata andando a figa.
  • La grande illusione: non so come la chiamino gli autoctoni, so che sembrava insalata russa e l’ho presa. Ho visto che c’era il tonno, e so che non ci andrebbe, ma a me il tonno piace e non ritengo l’insalata russa una pietanza così sopraffina da non poter essere contaminata. E poi è piena di olive. So che non ci andrebbero neppure quelle, ma sono tanto buone e ci stanno bene lo stesso, quindi ben vengano. Faccio la stronza e con nonchalance tiro su quante più olive possibile. Seduta al tavolo ne addento una e scopro che – no – non sono olive. Sono acini d’uva. Io vorrei conoscere il genio del male che in una specie di insalata russa, con carote, piselli, patate, tonno e maionese, ha avuto la bella pensata di mettere gli acini d’uva. Ah, no! Mi correggo! Sembrava un pezzetto di patata bollita, invece è un pezzetto di mela. Certo, ora tutto ha un senso.

Zzi, invece, per non saper né leggere né scrivere, ha preso una zuppa di gulasch e una coscia di gallina al forno e dice che è tutto mediamente buono. Io ho deciso che i miei piccoli lettori saranno comprensivi e la chiudo qua con gli esperimenti; d’ora in poi ordino solo cose che capisco, a costo di dovermi comprare la manzotin al supermercato.

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Gioco a punti di Lorenzo: riscaldamento

Posted on May 26th, 2010, by Larry

Una manciata iniziale di punti tutta in un post solo per far entrare nel meccanismo del gioco anche chi non avesse partecipato a quello precedente.
Noterete che la maggior parte delle risposte si evince da post precedenti (tautologica e autoreferenziale come non mai!), perciò i lettori più fedeli sono effettivamente facilitati (e francamente mi sembra proprio giusto) e allo stesso tempo chi ha competenze specifiche non è di volta in volta il destinatario ideale della domanda.

1) Nel precedente post sul regolamento di questo secondo gioco a premi è, come al solito, celata una citazione.
Si trova nell’ultimo paragrafo e non è evidenziata graficamente (di proposito).
Qual è, da dove viene e chi è l’autore?
[ndS/nota di Sarma/: le citazioni sono il mezzo preferito di Larry per assegnare punti; siccome non ha idee sue, usa le parole degli altri, perciò le vengono via facili. L'aspetto positivo è che avendo si e no tre argomenti, non spazia più di tanto e anche chi non ha i suoi stessi interessi con un po' d'allenamento le becca]

2) Qual è l’accusativo di Kunde?
[ndS: così. Secca. O la sai o non la sai.
Se non la sai, un giorno capiterà qualcosa di adatto anche a te. Larry stessa non la sapeva, ma ha controllato. Fra quattro ore non la saprà più, rispondete presto!]

3) Qual è la misura minima che una roccia deve avere per essere cartografata?
[ndS: è scritto nel blog]

4) Cos’ha di particolare la scaletta di questo concerto?
[ndS: il concerto è Opera out on the Turnpike, cercate il post relativo sul blog di Zzi se nel frattempo il link non fosse più funzionante. Occorre conoscere un minimo Springsteen, per rispondere, ma non serve essere un fan.
Non dovrebbe essere nulla che non si possa evincere da Wikipedia.
La particolarità - non da strapparsi i capelli - è un dato di fatto, ma se volete aprire una tavola rotonda sulla bellezza delle scalette degli anni '70 e compiangerci perché siamo troppo giovani e troppo Europei per averle vissute, siamo qua apposta]

5) Qual è l’ingrediente segreto del Kaiserschmarren?
[ndS: tipico esempio di domanda-trabocchetto. Ogni tanto le fa, ma solitamente lo dice. Nella fattiscpecie, sono almeno le due le risposte accettabili per questa domanda]

Sono tutti quesiti semplici, valgono 2 punti cadauno.
Il bottino di dieci punti viene spartito tra i primi di ciascuna domanda a rispondere esattamente.

Se il primo che risponde (quindi senza aiuti dati dall’esclusione di risposte errate) osa dare una risposta a tutte e cinque e disgraziatamente indovina, si aggiudica 20 punti!
Coraggio.

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Gioco a punti di Lorenzo: un altro gioco a premi di Larrycette.com

Posted on May 25th, 2010, by Larry

Come vi sarà stato difficile non notare, qui alla redazione di Larrycette.com abbiamo (io, Sarma, Larry, le vocine nella testa di Larry) deciso di rovinarci e di lanciare un altro gioco a premi.
Sicuramente si vincerà il formidabile portachiavi inizialmente pensato per il precedente contest (a noi blogger ci schifa chiamarli col loro nome: “concorsi”; noi lanciamo constest(s)), poi sostituito – su richiesta dell’interessata – con una crema per le mani alla camomilla.
Non escludo – anzi spero – di aumentare il valore del premio se il gioco avrà successo e se aumenteranno gli iscritti e i lettori del blog, ma è presto per far promesse.

Il regolamento per partecipare è sempre lo stesso. I nuovi lettori lo trovano qui.

La scadenza indicativa è il 10 Agosto. Chi, al termine del gioco, avrà totalizzato più punti sarà il vincitore.
ATTENZIONE: La scadenza è mobile: il gioco finisce quando nascerà il figlio di una mia piccola lettrice e di un mio piccolo lettore (auditore, veramente, lei gli legge quello che scrivo perché lui non ne ha voglia), che per ragioni di privacy per il momento credo sia opportuno mantenere nell’anonimato.
Vista la data indicativa, per praticità alluderemo d’ora in poi al nascituro (o nascitura, in teoria, ma fidatevi: nascituro) con “Lorenzo” anche se il suo nome non è ancora stato scelto.

Precisazioni utili:

Io non so contare: se qualsiasi concorrente ritiene di ravvisare errori, imprecisioni o brogli nell’assegnazione/computazione dei punti, ha il diritto/dovere di segnalarlo in un commento pubblico.
Se li ravvisa un lettore che non sta ancora giocando o che non vuole giocare, lo prego fin d’ora di farsi coraggio e fare una segnalazione pubblica.

Per le contestazioni sull’eventuale imprecisione fuorviante dei quesiti (io cerco di essere il più chiara e imparziale possibile, ma – si sa – gli impliciti della comunicazione dicono più del “detto”), in linea di massima vige la regola del cartografo: se un altro concorrente ha trovato la soluzione, vuol dire che ci si poteva arrivare.
Casi particolari verranno valutati singolarmente, ma speriamo che non capitino!

“I tuoi amici, i tuoi lettori e – in generale – chi ti conosce meglio sono avvantaggiati” diranno subito i miei piccoli lettori.
Sì, mi pare inevitabile.
Come è inevitabile che quelli alti siano avvantaggiati sull’autobus perché sono fuori tiro d’ascella e che quelle fighe siano avvantaggiate a piedi perché per farle passare si ferma il traffico.
Io farò in modo di porre quesiti alla presunta portata di tutti (cioè: “qual è l’accusativo singolare di Kunde?” e non “di che colore è la borsa che mi ha regalato Trappola?”), ma il fatto che io stessa non conosca ciascuno dei miei lettori me lo rende di fatto impossibile.
Conto di ovviare a questo inconveniente variando il più possibile l’argomento dei quesiti, voi cercate di capire i miei limiti.

Infine, una riflessione ovvia: è un gioco.
Cioè, è per definizione una cosa che si fa per divertirsi.
Se ritenete che il regolamento vi soddisfi, sarò felice di vedervi partecipare e spero che siate tanti.

Se pensate che sia macchinoso, che celi un complotto per favorire chissà quale mio amico (al quale -  non si capisce il motivo – non potrei semplicemente fare un regalo, ma per il quale architetto tutta questa pantomima del blog), che sia una sordida manovra per sviluppare il blog dalla quale non volete farvi strumentalizzare, invece, vi suggerirei di astenervi, più per la vostra serenità che per la riuscita del gioco.
In fondo, si tratta solo di un portachiavi (forse)!

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Parla con élja [2] – Errata corrige

Posted on May 22nd, 2010, by Larry

Dopo opportuna verifica, accogliamo le correzioni di Markogts, che nominiamo volontario per la revisione dei contenuti sull’uso della lingua.
Per la partecipazione e l’interesse dimostrati, e per la responsabilità che gli appioppo, gli assegno 5 punti senza colpo ferire (Tra qualche giorno ricapitolerò il regolamento del gioco a punti “di Lorenzo”, ora non ne ho voglia).

Con riferimento al precedente post della serie “Parla con élja”, facciamo presente che:

In triestino non esiste distinzione tra frutto e albero: è tutto maschile. Perciò, se qualcuno vi offre un pero, state tranquilli: non sta cercando di impalarvi.
Fa eccezione l’arancia, che è femminile e si chiama naranza (z sorda).
Sui nomi della frutta ci soffermeremo a suo tempo.

Le ore sono contate a vanvera: ovvero prendono – come in  serbo-croato – il verbo singolare anche se sono plurali. Solo che il serbo-croato ha un suo (discutibile) criterio, il triestino lo fa così, solo per non rischiare di esprimersi correttamente. Osserviamo:
“La scusi, che ora xe?” Il numero del soggetto concorda con il numero del predicato.
Ma anche: “che ore xe”, con il soggetto al plurale e il verbo al singolare.

I Croati dicono (come i Serbi, i Montenegrini, i Kosovari, i Bosniaci, gli Erzegovini, i Vojvodni e forse anche qualche altra popolazione dei balcani ben decisa a distinguersi dalle altre, ma che dovrà rassegnarsi al fatto di avere almeno la lingua in comune):
“Koliko je sati” con il verbo al singolare e il genitivo plurale (irregolare, deduciamo, dato che tutti sappiamo che il genitivo plurale in croato è per tutti i generi -a). Ma anche se fosse un genitivo singolare, la tragedia si consuma nella risposta:
Sada je jedan sat = ora è l’una
Sada su tri sata = sono le tre
Sada je deset sati = sono le dieci

Avete capito? No? È normale, vuol dire che siete sani di mente.
Tenete presente che sat è un sostantivo maschile che non prende l’allungamento al plurale (cioè non diventa satovi, a meno che non significhi “orologi”).
Tenete presente che in croato si conta con il genitivo partitivo (cioè non “ho cinque uova”, bensì “ho cinque di uova”).
Tenete presente che il maschile al genitovo singolare fa -a e al genitivo plurale fa -a, ma evidentemente ogni tanto può fare anche -i.
Tenete presente che per quanto io sia cialtrona, le succitate espressioni sono tutte morfologicamente corrette e non ci sono errori di battiruta!

DIECI PUNTI al primo che osservando gli esempi è in grado di enunciare completamente la regola per dire l’ora in croato (serbo, montenegrino, bosniaco…).
Fossi in voi comincerei a pensarci e cercherei di rispondere prima che Fed torni da Mostar!

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Parla con élja | Fonetica, le vocali [2]

Posted on May 18th, 2010, by Larry

Pare che i friulani (ma dubito solo loro) sostengano che il triestino non sia una lingua (o un dialetto), bensì semplicemente un difetto di pronuncia.

Ad un primo ascolto, in effetti, l’affermazione è condivisibile, specie quando si è di fronte ad una pronuncia molto strascicata e greve sulla bocca di soavi fanciulle (purtroppo la storia che Trieste è piena di figa – perdonate il tecnicismo – è tragicamente vera)  che non dovrebbero andare oltre il francese essendo l’Italiano per i cavalli.

Lasciando da parte le sensazioni personali, si scopre che – prodigio! – anche il triestino ha una fonetica. Claudicante, forse, approssimativa, se volete, ma ce l’ha; e io posso provarlo.

VOCALI

Graficamente rappresentate come 5, le vocali del triestino sono almeno 7, ma io ne ho contate 9, 10 se consideriamo il dittongo.

A – centrale, come l’italiano “pappa”

Ahnj – leggermente arretrata, ma non propriamente una schwa, vagamente nasale e chiusa da un delicatissimo colpo di glottide.

Non ha un corrispondente in italiano ed è un suono che non viene usato nella pronuncia di vocaboli di senso compiuto. Di fatto è una particella enclitica che segue tipicamente “sì” e “no” (più sovente “sì”), ma anche locuzioni più complesse; in origine sembra avesse valore rafforzativo, ma la sua capillare diffusione e l’impiego sistematico lo hanno appannato.
Se nel discorso diretto potrebbe essere in alcuni casi assimilabile al “eh” pleonastico di alcune varietà del nord dell’Italiano (si pensi a scambi come “Ma amore, non mi vuoi bene?” “Ma sì, eh, però quando mi sfasci un fanale in posteggio per la quinta volta mi gira il belino lo stesso”), l’ipotesi cade nel discorso indiretto, ove viene curiosamente spesso mantenuto.

È intuitivo con qualche esempio pratico:

Discorso diretto:

“Te volessi un bicer de vin?” (“Gradiresti un bicchiere di vino?” nb: sui modi verbali ci soffermeremo più avanti)
“Si ahnj” (“Grazie, volentieri”)

“La g’ha de ‘mpizar?” (“Mi scusi, avrebbe forse da accendere?”)
“E no ahnj” (“Purtroppo no, mi spiace”)

“La scusi, che ore son?” (“Chiedo scusa, sa dirmi che ore sono?”)
“Non so ahnj” (“Mi spiace, non lo so”)

Discorso indiretto:

“Te g’ha visto ‘l mato? No’’l dovessi vegnir?” (“Hai notizie del nostro amico? Non sarebbe dovuto venire?”)
“’l me g’ha dito de si ahnj” (“Mi aveva detto di sì”)

“Sta a veder che ora vado da la mula e ghe domando de vegnir fora a zena con mi doman” (“Osserva come mi faccio coraggio e invito a cena quella ragazza”)
“Bon, ti domandighe, ma te vederà che la te dirà de no ahnj” (“La tua intraprendenza è lodevole, ma temo che declinerà”)

E aperta – come in “pesca”

E chiusa -  come in “pesca”

Scelleratamente il triestino inverte con perniciosa regolarità la e aperta con quella chiusa rispetto all’italiano, rischiando di avere gente che pratica un frutto per hobby o che si mangia un’intera attività, con ami, lenze ed esche vive. Dev’essere infernale. Questo non accade solo perché in triestino i due suddetti vocaboli non esistono (Ove possibile, infatti, il triestino predilige l’infinito sostantivato, perciò “’ndemo a pescar” e non “’ndemo a *pesca”. Inotre, il frutto si chiama *persiga; il singolare è andato in disuso, attualmente esiste solo al plurale col vin).

EI dittongo – è la pronuncia di /e/ in alcuni contesti. Si pronuncia [ei:] minimizzando il più possibile il passaggio tra una vocale e l’altra. In pratica è una /e/ chiusa fino al punto oltre il quale non sarebbe più possibile chiamarla /e/.
È il caso dell’articolo determinativo maschile singolare “El”, che in alcune varianti rionali suona “Eilj”  (per la jotazione della liquida alveolare si rimanda al paragrafo sulle consonanti).

I – anteriore alta, come l’italiano “pizza”

Non dà particolari problemi, salvo il fatto di venire allungata in alcuni contesti, non facilmente categorizzabili.
Poiché, comunque, la quantità di questa vocale non determina variazioni di significato, possiamo – per semplificare – considerare che esista una sola /i/

O aperta – come in “botte”

O chiusa – come in “botte”

Anche in questo caso, si rischia di ricevere percosse anziché litri di vino, ma nonostante questo, il triestino impavido persevera nell’aprire e chiudere le vocali al contrario, a sfregio.

Il vocabolo che meglio esemplifica le differenze fonetiche tra queste vocali tra italiano e triestino è:
ascensore
: tutte chiuse in italiano, tutte aperte in triestino.

Si noti, per inciso, che in questo vocabolo emerge anche l’anarchia fonetica sul tratto [+/- sonoro] della /s/: sorda in italiano, sonora in triestino, perciò avremo:
it.: [a ∫eŋsore]
ts.:[a
εŋzɔrε]

U anteriore bassa, come la U dell’italiano “zuppa”. Se accentata si distingue ancora per quantità:

U breve: anteriore bassa, con accento breve ascendente – come nell’inglese “full”
U lunga
: anteriore bassa, con accento lungo discendente – come nell’italiano “duro”
I puristi sostengono che vi siano contesti in cui il variare della quantità di questa vocale determini variazione di significato:

“cul” (culo) è un sostantivo ed è anche un aggettivo (indica qualcosa “di cattiva qualità” / “di scarso valore”)

“Ciò, varda che no te la g’ha pe’l cul” (sostantivo, /u/ lunga. Lett: “Ehi, guarda che non ti presta attenzione”)

“Ciò, g’ho comprà un telefonìn de ventinove euro, ma’l me par un po’ cul” (aggettivo in posizione predicativa, /u/ breve. Lett.: ”Ho acquistato un cellulare per 29 euro, ma mi pare abbia funzionalità limitate”)

In genere il contesto esclude equivoci e la conversazione non è inficiata da eventuali inesattezze nella pronuncia.

I neofiti non si scoraggino: tanto il triestino medio è istintivamente ostile verso chi gli si rivolge “in lingua”, tanto ha simpatia per chi si sforza di riprodurne l’idioma, perciò non preoccupatevi se la vostra pronuncia non è perfetta.

Certo, non appena volterete le spalle vi sparlerà dietro e vi taccerà di “foresto”, ma lo farà con leggera benevolenza.


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Posted on May 16th, 2010, by Larry

Ve ne siete accorti?
È Maggio!

È il mese della rinite allergica, della dichiarazione dei redditi e dei primi eritemi solari.
Se il clima per il momento ci ha risparmiato la prima e gli ultimi, dalla seconda non c’è scampo; lo sanno bene i miei piccoli lettori commercialisti, che per un po’ non vedranno la luce del sole.

Come ogni anno, un dubbio mi toglie il sonno: a chi destinare il cinque per mille?
Con l’otto per mille è più facile: ci sono poche confessioni che possono aggiudicarselo perciò, facendo salomonicamente a turno, nell’arco di una vita contributiva si sostengono tutte degnamente [perché Gesù ci insegna che se sei un buon cristiano non è che puoi fare differenza tra prossimo di serie A e di serie B, tra bisognosi simpatici e antipatici, vanno aiutati tutti anche se non sono – letteralmente – della nostra stessa parrocchia].

Gli enti meritevoli del 5 per mille sono quasi più degli anni di dichiarazione dei redditi, specie considerando che la nostra generazione fa il 730 da molto (ma molto) meno tempo dei nostri genitori, per non pensare al fatto che i fortunati che hanno un reddito da dichiarare sono sempre meno.
Comprenderete che sento una responsabilità tremenda, se sbaglierò ad assegnare il cinque per mille un ente di grande utilità e/o rilievo socio-culturale sarà drammaticamente depauperato. Destinarlo ad uno significa negarlo ad innumerevoli altri, perciò ogni anno mi arrovello cercando di individuare quello al quale è “più necessario” destinarlo (partendo dall’assunto che sia utile per tutti e necessario per i più).

Vediamo ora chi sono i primi candidati che mi vengono in mente:

Unicef: Eh, l’Unicef è l’Unicef, salva migliaia di vite ogni giorno, sconfigge le malattie, porta l’istruzione, sostenere l’Unicef è un dovere morale; non dimentichiamoci che senza l’Unicef il mondo non avrebbe avuto Audrey Hepburn e questo è forse, da solo, un motivo per sentirsi in debito. Aggiungete quelli seri e vedrete che non si può non dare il 5 per mille all’Unicef!

Emergency: Eh, Emergency è Emergency, più bisogno di loro praticamente nessuno, lo dice anche la parola. Mica ci si può tirare indietro.

MSF: Eh, MSF è MSF, non è che siccome non gli sparano (continuamente) addosso come a Emergency non vanno sostenuti nel loro operato.

Fondazione Just: Eh, è facile pensare che sia una delle tante fondazioni onlus che le aziende mettono in piedi per darsi una patina di “sociale” e poter orientare le campagne marketing sulla beneficenza, aumentando i profitti; probabilmente lo è anche, ma il dato di fatto è che – come molte altre, suppongo -  raccoglie fondi e li devolve alla ricerca scientifica su malattie rare, generalmente infantili, o acquista apparecchiature che dona agli ospedali. Per me è sufficiente per voler contribuire.

Ricerca scientifica e medica: ne va del bene di ognuno, come negarglielo?

FISO: dico la FISO perché l’orienteering è mio malgrado il mio sport, ma tutti gli sport minori andrebbero sostenuti (ora, così, su due piedi, faccio fatica a farmi venire in mente uno sport minore dell’orienteering, ma, insomma, ce ne saranno). Lo sport una cosa giusta; personalmente ne farei volentieri a meno, ma riconosco che sia in sé positivo, sia dal punto di vista fisico (salvo infortuni) che – soprattutto – morale, perché insegna la disciplina, la correttezza e l’impegno costante.

Teatri ed enti lirici: avevano già le pezze al culo, ora con il nuovo decreto la prospettiva più rosea è la canna del gas; poi ci lamentiamo che non esiste intrattenimento intelligente, o che il biglietto del teatro costa troppo o che non c’è mai niente che “ne valga la pena” nel teatro della nostra città….sciuscia e sciorbi no se peu, bezogna che ghe demmo unn-a man!

Io, quest’anno, ho deciso di fare disobbedienza civile e destinarlo all’Università.

Sono convinta che la soluzione per evitare i fantomatici sprechi negli atenei non sia tagliare loro i fondi, ma piuttosto controllare come essi vengano investiti; se l’amministrazione è davvero cattiva, non diventerà virtuosa tutto ad un tratto solo perché ha meno mezzi, ma risparmierà su quegli aspetti che non le danno una contropartita.

Il fatto è che le Università non hanno i soldi per assumere di ruolo i professori, i quali vengono ingaggiati di anno in anno, con conseguente discontinuità dell’offerta didattica (per non parlare di esami che non si possono più dare l’anno seguente).
Non hanno nemmeno i soldi per comprare i libri da tenere nelle loro biblioteche.
I professori tagliano a metà i fogli protocollo da distribuire in classe negli esami scritti per risparmiare sulla carta (che è ecologico, per carità, ma si può essere ecologici altrove!)

“Studiare” nel senso di “istruirsi” diventa inesorabilmente più difficile, creando una situazione che va favore di quella classe dirigente che si avvantaggia di un elettorato incapace di conoscere, comprendere e discernere.

L’ignoranza, si sa, è l’oppio dei popoli.

Quindi scelgo di sostenere l’Università per pura protesta contro i tagli all’istruzione.

Perché spiego tutto ciò? Si chiederanno subito i miei piccoli lettori.
Per propaganda? No. Cioè, non nel senso più immediato, non per invitarvi a imitare la mia scelta.

In realtà volevo chiedervi due cose:

1) Così, solo per il gusto di farmi i cazzi vostri: voi a chi lo destinate? E perché?

2) Se non avete idee che vi sembrano migliori e siete proprio indecisi, o se per voi fa lo stesso, ce lo potreste mica dare all’Unicef?
No, perché forse non l’avete pensata in questo modo, ma io ho appena lasciato morire un bambino in Angola perché gli ho negato cinque euro di vaccino e mi sento un po’ colpa…..non è una bella sensazione, io lo dico per voi, poi fate come volete.

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10.05.10: è nata una Stitcher!

Posted on May 11th, 2010, by Larry

Fiocco rosa in casa LaRiccia!

Auguri alla neonata Crocetta e congratulazioni alla Wondermamma, la mia piccola lettrice Rosy LaRiccia, la mia grafica preferita, autrice della splendida copertina dell’agenda e del libro di Larrycette.

Non so nulla della piccina: la Giraffa è ancora troppo fuori di sé dalla gioia per dare notizie rilevanti, credo che la produzione compulsiva di bavaglini stia registrando un picco, o forse è già in viaggio per Ricciaville [purtroppo Ricciaville è molto lontana da Giraffopoli] al mantra “Ballerine”.

Non so e e quando riavremo la Giraffa su questi schermi, già prima della nascita era piena di entusiasmo e felicità per questa bimba [lei stravede per le bambine; io ricordo con dolore un'incursione alla fiera di Vicenza in cui la nostra sola missione era "stoffa a principesse per Rosy", che - buffamente - non è una fantasia così diffusa!], dubito che adesso avrà tempo e attenzioni per cose futili come “il resto”.
Ad ogni modo mi unisco alla felicità della mamma e della zia, è sempre bello quando viene al mondo una creatura! [specie se non è la mia]

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