Seconda Tartancoperta: ultima chiamata!

Posted on October 7th, 2011, by Larry

Per prima cosa, poiché oggi è il 7 ottobre (o il 19 Festoso), facciamo gli auguri alla nostra Della Street, che ha compiuto 21 anni!
Con leggero ritardo (il compleanno era ieri) ci rallegriamo anche con Zucchero, Vale e la mia amica Vegetariana quasi australiana: anche loro hanno compiuto 21 anni.

Quindi, come promesso, vi aggiorno sugli sviluppi della seconda tartancoperta; anzi, do la parola direttamente alle Tartanrughe (cioè, rubo il post dal loro blog e ve lo ripropongo pari-pari, come se fosse farina del mio sacco).

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Ecco, come promesso, la foto della seconda tartancoperta finita:

seconda tartancoperta

“Ma è strepitosa” ci sembra di sentirvi esclamare.
Eh, già.
Non dovremmo dirlo noi, ma – wow – è davvero fantastica.

Potete tentare di averla acquistando uno dei biglietti della nostra lotteria (€ 10,00, come la precendente; anche i costi che sosteniamo aumentano, ma sappiamo che è dura per tutti e ci impegniamo a chiedere un contributo ragionevole).
Il vincitore sarà il possessore del biglietto con il numero che sarà il  PRIMO ESTRATTO SULLA RUOTA DI VENEZIA DEL 3 NOVEMBRE 2011.

Il ricavato (ribadiamo: ricavato, cioè tutto quello che riusciremo a raccogliere con la vendita dei biglietti, senza trattenere neanche le spese vive sostenute per la realizzazione) verrà devoluto al centro sociale oncologico di Trieste.

Se volete aiutarci, potete venire ad acquistare un biglietto – certo, se ne vorrete più di uno, noi non vi fermeremo - lunedì 10 ottobre presso la nostra sede di via San Lazzaro 19, tra le 17 e le 19 (così potrete anche assistere a una nostra riunione e conoscerci di persona), oppure potete scrivere a info@letartanrughe.it, lasciando il vostro recapito telefonico per darci modo di contattarvi e prendere accordi.

Poiché molte persone non erano riuscite ad acquistare la coperta precedente, abbiamo dato loro la possibilità di acquistare in anticipo di biglietti per questa, di conseguenza, mentre scriviamo, i biglietti rimasti per questa sono una dozzinai, perciò vi suggeriamo di non por tempo in mezzo e contattarci subito.

Grazie fin d’ora per il vostro contributo e… in bocca al lupo!

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È in Festoso che si pensa a Strascico e a Natalizio!

Posted on October 5th, 2011, by Larry

Buongiorno, miei piccoli lettori.

Oggi è il 17 Festoso.
Festoso è il Larry-mese che va, nel calendario tradizionale, dal 19 settembre al 20 ottobre; si chiama così perché in questi giorni dell’anno si concentrano compleanni e festeggiamenti: si comincia con quello di Aledieli e si conclude con quello di Struccola, una ragazza dolcissima e riccamente farcita.

Io e la Giraffa siamo travolte dalla girandola dei regali, e cuciamo e cuciamo, e cerchiamo e cerchiamo, e scegliamo e scegliamo.
Le scelte non sono facili, perché, purtroppo, per i compleanni di Festoso (i Larry-mesi si scrivono in maiuscolo come in inglese, non pensate che io sbagli!) non potremo approfittare dell’opportunità di regalare un biglietto per la

SECONDA TARTANCOPERTA

04 ottobre 2011

Ebbene sì!
Ne abbiamo fatta un’altra: 12 piastrelle che rappresentano i mesi del calendario tradizionale (io ho fatto proprio ottobre, quello che più corrisponde a Festoso) sapientemente assemblate, imbottite e trapuntate.

Anche voi potete cercare di aggiudicarvela, prossimamente vi saprò dire i dettagli dell’estrazione – prevista per i primi di novembre e presto ufficialmente stabilita – e le modalità di acquisto dei biglietti (ne sono rimasti pochi perché abbiamo dato la prelazione alle persone che non erano riuscite ad accaparrarsi i biglietti della coperta precedente), e magari rendere felicissimo un vostro amico, nato in Strascico (mese in cui, effettivamente, ancora qualcuno che compie gli anni, fra le mie conoscenze, c’è, e che nel calendario tradizionale va dal 21 ottobre al 21 novembre) o all’inizio di Natalizio (quando tutti non fanno che pensare al Natale: 22 novembre – 20 dicembre). Sono sicura, però, che non sarete capaci di separarvene… e allora perché non metterla sotto l’albero per la vostra dolce metà e condividerne il calore nei freddi mesi di Calorico (21 dicembre – 20 gennaio) e Ripresa (21 gennaio – 22 febbraio, quando un’altra discretamente nutrita schiera di gente che conosco compie gli anni).

Presto sul vostro schermo la foto della coperta intera, alla quale non saprete resistere, e le modalità per accaparrarvela!

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 7]: Larry e la bilancia – uno psicodramma

Posted on September 29th, 2011, by Larry

Rapido aggiornamento del 30.09.2011.
Stamattina pesavo 70,8, ma non è di questo che volevo parlarvi.
Oggi facciamo gli auguri a Madame K, che ovviamente ha compiuto 21 anni. Non dimenticatevene, o la sua ira sarà micidiale!

I più accorti avranno notato che da qualche tempo non vengono pubblicati dati sul mio peso.
Eravamo rimasti con la bilancia di casa Larrycette con le pile scariche. Il giorno successivo, Zzi ha prontamente procurato le pile per la bilancia e ci siamo nuovamente pesati.
Dovete sapere che io faccio spesso una simpatica pantomima: mi peso, poi scendo, mi levo l’orologio e mi ripeso, e mi scopro magicamente dimagrita di due etti. “Ma che cazzata è?” – si domanderanno subito i miei piccoli lettori. Riconosco che è fondamentalmente solo una perdita di tempo, ma – che volete farci? – io mi diverto così. Non appena la bilancia ha avuto le batterie nuove, allora, ho fatto la pantomima dell’orologio, solo che quella volta – perbacco! – il peso era sceso di diversi etti. Ci riprovo. Il peso è ora salito di più di un chilo, superando il valore della prima pesata.
Zzi è lì che mi guarda con in mano le pile vecchie, come a dire “non prendertela con me”. Lo peso. Lo ripeso. Lo peso una terza e una quarta volta. Anche per lui l’oracolo non ha una risposta univoca e continua a sparare numeri accazzo. Raggiunto lo strepitoso peso di 38 chili, mi arrendo all’evidenza e decreto la necessità di una nuova bilancia.

Nel fine settimana facciamo la spesa al supermercato grande (che si distingue dal supermercato piccolo – un ossimoro oggi molto diffuso in numerose città – e da quello medio, che poi è il discount-buono, detto genericamente “supermercato” affinché possa essere distinto dal discount-gramo) e compriamo anche la bilancia; a posteriori rammento che Amazon ha un fantastico reparto casa&cucina, nel quale avrei certamente trovato qualche bilancia pesapersone. Travolta dall’impellente necessità di pesarmi il prima possibile, non ragiono e ne compro subito una.
Ho solo un attimo di indecisione fra una digitale “semplice” e una digitale che rileva anche percentuale di grasso, di acqua e di massa muscolare. È ovvio che non è possibile che una stupida bilancia capisca tutte queste cose di me solo pesandomi, quindi non ci casco.
Certo, costa solo 7 euro in più.
Ma che c’entra? Foss’anche regalata,  io mica mi faccio abbindolare con la promessa di prestazioni che perfino un bambino capirebbe che non possono essere effettuate.

Però… come fa a stabilire i valori? Come funzionerà? In fondo sette euro sono un prezzo onesto per La Conoscenza.

Per puro amore di verità, dunque, acquisto la bilancia petulante, con il preciso scopo di scoprirne i segreti più reconditi.
La porto a casa, mi peso, memore dei 69,7 chili del 9 settembre che già fantastico essere divenuti meno di 69.

71,4.
Dev’esserci uno sbaglio.
Scendo, risalgo.
71,4.
Oltre che petulante, cocciuta!
Scendo, risalgo.
71,4.
La smetto.

Tragedia e disperazione!
Che io sia ingrassata, anziché dimagrita?
In effetti, con quello che mangio non ci sarebbe da stupirsi, eppure riesco a respirare anche se mi metto i jeans, quindi un paio d’etti devo averli smaltiti, in qualche modo. Che la bilancia precedente dichiarasse sempre due chili di meno?
Devo sapere: prendo Zzi e lo peso. Anche lui pesa un paio di chili in più rispetto al peso medio ricavato dalle ultime pesate sulla bilancia precedente, il che mi è di grande consolazione.

Non voglio sapere da quando la bilancia che avevo è rotta: se sono sempre pesata due chili in più di quelli che credevo (questo spiegherebbe perché le mie amiche pesavano tutte relativamente “poco” meno di me) o se solo recentemente ho sfondato il tetto dei 75 (sarebbe un record, non ero più arrivata a tanto da quando la felice concomitanza di gastrite&dente rotto mi avevano dimezzata alla fine del 2007; poi non ho praticamente mai più masticato come prima).

Sia come sia, oramai siamo nelle mani della petulante, che ha – per inciso – un evidente debole per Zzi e non manca occasione di lusingarlo, coprendo me di insulti.
Per esempio, oltre a dire che io peso 71,4 e lui appena 78 (può una moglie pesare meno di un decimo in meno del peso di suo marito?), dice anche che lui ha pochissimo grasso, mentre io sono una palla di lardo, che lui è correttamente idratato, mentre io non sono manco in grado di ricordarmi di bere e che lui – ok, non ci voleva una bilancia apposita per scoprirlo – è un tonicissimo fascio di muscoli, mentre io… beh, io… non si capisce come faccia a muovermi, essendo che la quantità di muscolo del mio corpo è a malapena quella che spiega la presenza di cuore e lingua.

Da circa quattro giorni, la petulante si ostina a ribadire il medesimo peso, peraltro irritantemente vicino al mio primo peso scoperto. O io ho smesso di dimagrire (cosa che non posso escludere, ma che mi meraviglia) o la stronza lo fa apposta per farmi un dispetto.

Ad ogni modo, l’aggiornamento della settimana è: Kg 71,1.
Che palle!

 

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ELISA 30

Posted on September 26th, 2011, by Larry

Oggi facciamo tanti – ma tanti – auguri a Elisuccia, che ovviamente ha compiuto 21 anni, ma che oggi riesce perfino a compierne trenta (quindi comunque pochissimi). Splendido traguardo di per sé, questi trent’anni di Elisa sono una doppia soddisfazione: da un lato, perché Elisuccia continua a dimostrarne 21 e può vantarsi in giro della sua vera età anagrafica suscitando stupita invidia, dall’altro c’è di che andarne fieri perché quella appena trascorsa è stata per lei (e la sua famiglia)  la settimana più massacrante della Storia dell’umanità e ho a tratti temuto che non arrivassero ad oggi.

Invece, come sempre accade con le donne (e il maschio, ammettiamolo) di quella casa, Elisa e i suoi hanno affrontato con furlana fermezza le incombenze e le difficoltà, risolvendole una dopo l’altra e trasformandole in successi.

Ieri sera, di ritorno dal trofeo delle regioni 2011, coperti di fango come due porci, abbiamo avuto il privilegio di prendere parte alla cena di compleanno che Elisa e i suoi hanno preparato per festeggiare: il vero evento dell’anno, al quale William e Kate hanno supplicato di poter partecipare, ma sono stati liquidati con “hmpfh, eeh non c’è posto” ["hmpfh" è il tipico sbuffo che Elisa fa quando deve perdere il suo prezioso tempo a spiegare cose evidenti, che poi, per educazione, cerca di confondere trasformandolo in un "eeh" di tentennamento].

Come i più affezionati sapranno, Elisa è la mia Musa del fornello ed è stata la mia salvezza quando, giunta da una città lontana, mi sono trasferita in una terra straniera e in una casa dalle bizzarre abitudini alimentari, abitata da un atleta e da una smilza per vocazione.
Io cercavo il burro, ma c’era solo l’olio, e si poteva usare solo per l’insalata; io volevo friggere, ma era Peccato; io volevo chiamare la pizza, ma i carboidrati a cena erano il Male; io preparavo le lasagne, ma ero tacciata di stregoneria e minacciata di essere arsa sul rogo insieme ai miei talismani di belzebù (la frusta per la panna, le formine dei biscotti, gli ingredienti per le torte) e la mia arma del demonio (lo zucchero).

Poi, è arrivata lei. In verità era arrivata poco prima di me, ma forze maligne ci hanno tenute separate per qualche tempo (anche il fatto che io dormissi fino alle tre del pomeriggio non era di aiuto a socializzare con una studentessa che stava a lezione dalle 8 alle 19), finché Lei, nella sua suprema bontà, non ha manifestato accoglienza e comprensione nei miei confronti, palesandosi come l’angelo salvifico che riportava la speranza nella mia vita.
Quando Zzi e Akira (la smilza:  coccolissima mula, ma su certi terreni proprio non riuscivamo a incontrarci) erano a lavorare, Elisa ed io andavamo a fare la spesa e cucinavamo tutto il proibito, ma grazie alla preziosa saggezza della mia amica friulana e alla sua equilibrata misura, incontravamo ugualmente il favore dei nostri conviventi/coinquilini. Una volta abbiamo perfino fritto. Abbiamo fatto delle frittelle così buone che ce le hanno spazzolate sotto il naso e noi ci siamo rimaste malissimo perché ci figuravamo una scorpacciata che non c’è stata (ma la soddisfazione di veder gli inappetenti farle fuori a quattro palmenti ancora ci sazia).

Quando dico che Elisa ha avuto un ruolo fondamentale nel mio matrimonio, non mi riferisco solo alle ammiratissime bomboniere che sua mamma ci ha fatto (e che lei ha passato notti a confezionare graziosamente, disfacendo i disastri che facevo io, progettando e realizzando, al contempo, le nostre strepitose partecipazioni), ma proprio al fatto che la sua presenza è stata fondamentale per inserirmi nella maniera meno possibile traumatica nella vita quotidiana di Zzi. Zzi ancora è indeciso se ringraziare.

E oggi Elisa compie trent’anni, e a me pare ieri che s’è laureata. Ah, come passa il tempo! Sono questi giovani che ci fanno diventare vecchi, sono loro che non dovrebbero crescere. E invece la nostra piccina è cresciuta e adesso ha trent’anni. Oh, Signùr, Signùr, di questo passo andrà presto in moglie. La nostra piccina sposata… ma ci pensi?
Ah, che malinconia e che commozione.
Prevedendo la mia reazione, Elisuccia e i suoi hanno preparato, per consolarmi:

Uno sfracello di antipasti tiepidi e squisiti, fra i quali:

Quiche di zucchine dell’orto personalmente coltivate da Quello lì;
Salatini con i pinoli e tramezzini assortiti;
Cappelle di fungo ripiene;
Crostone con carne e formaggio;
Peperoni a filetti conditi di segreti e gratinati;
Un paio di altri piatti che passavano e dai quali attingevo cose deliziose, che ora mi sfuggono

Uno dei miei primi piatti preferiti, che mangio solo da loro perché io non lo so fare e che sospetto abbiano fatto per me, e che se così non fosse prego Elisa e i suoi di non farmelo mai sapere:
Gnocchi di zucca.

Un secondo strepitoso, uno dei modi che preferisco di fare l’arrosto, che io non faccio mai perché ha l’aria di essere faticoso e non provo neanche a informarmi:
Arrosto con le prugne e le albicocche secche, che non avete idea di che morbido e gustoso e profumato e avvolgente e consolante sia

…con l’apparentemente semplice, ma in realtà laboriosissimo, e irresistibile contorno di:
Patate al forno sublimemente dorate
Cipolline borettane in agrodolce, per l’accaparramento delle quali ho ingaggiato un duello con il titolare di Elisa, lasciandolo in prognosi riservata (perché gli amici di Elisa sono miei amici e li rispetto).

Era molto buona anche la torta, sebbene non provenisse da nessuna delle miracolose manine delle Donne di Quella Casa. A voler fare un appunto, la scritta era piuttosto ermetica; per carità, griciana e era griciana, fedelissima alla legge della quantità “fornisci esattamente l’informazione necessaria, né più, né meno”, però era un po’ inusuale per una torta di compleanno. Fosse stato un voto su un registro, avrei capito, ma così… su una torta…
Anche Rosi ne era perplessa e aveva addirittura pensato di rifarla, ma poi ha optato per lasciare la torta come stava e dar modo agli amici più stretti intervenuti alla festa di prendere un po’ in giro la festeggiata.

Io ho subito pensato che ciò mi autorizzasse automaticamente a prenderla in giro in Larryvisione per la scritta che recitava:

 

ELISA 30

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23 settembre 2011

Posted on September 23rd, 2011, by Larry

Oggi dovremmo fare gli auguri a Bruce Springsteen, che ha compiuto 21 anni quarantun anni fa, ma vorrei invece condividere con voi una riflessione di carattere sociale (anche l’aggiornamento sulla dieta seguirà, è stata una settimana a dir poco rocambolesca).

Recentemente sono stata colta da profonda tristezza e un certo disgusto, avendo avuto modo di vedere per la strada una coppia attempata.

Lui era vestito in maniera sciatta, portava una canottiera da muratore sotto il giubbotto col colletto foderato di agnello, perché evidentemente non ha abiti per la mezza stagione e ai primi freddi si copre con quello che ha, modulando come può la pesantezza dei capi.
Lei, coi capelli freschi di parrucchiere di un colore vistoso e troppo chiassoso per una donna di quell’età, era tutta vestita di nero in pieno giorno, chiaro segno di mancanza di gusto e di ignoranza delle più elementari regole dell’abbigliamento, e sfoggiava spavalda una borsa di Hermés grigia (temo che il total look pece fosse volto a far risaltare la borsa… meschinetta!).

Già così il quadro strideva, ma dopo qualche istante ho notato che una scarpa dell’uomo aveva la suola scollata.
Dunque: la moglie non si fa mancare nessun capriccio e il marito rinuncia al necessario, al punto da andare in giro con le scarpe rotte. Mi si è stretto il cuore.
Vorrei poter fare qualcosa per questo poverino… non so, dargli dei soldi, ma senza offenderlo, magari in cambio di qualche piccolo servizio… certo, niente di faticoso per un uomo non più giovane… va bene anche se canta una canzoncina, per dire.
E al tempo stesso, e soprattutto, vorrei salvarlo dall’influenza nefasta di quella donnaccia che lo ha irretito, facendola finalmente uscire dalla sua vita e restituendogli dignità e autonomia.

Ho una foto della coppia di cui parlo, giudicate voi stessi se la situazione non è gravissima e se non è giunto il momento di un intervento risolutivo per salvare questo disgraziato:

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GUEST POST by MARKOGTS: i Pierogi [2]

Posted on September 20th, 2011, by Larry

Continua l’appassionante reportage di MARKOGTS!

La mensa consiste in un banco con la solita rastrelliera-binario per far scorrere i vassoi. Solo che normalmente la rastrelliera-binario è lunga una decina di metri, qui invece è lunga due metri sì e no. Non penserete mica che il cibo sia subito pronto, no? Soliti occidentali colonialisti, pretendete che il cibo appaia al vostro schioccare delle dita. Qua no, qua vi mettete in fila (comunque non c’è nessuno, nemmeno all’ora di punta, ma la fila si fa per tradizione), arrivate davanti al bancone, ordinate e… vi sedete ad aspettare. Più che una mensa, un ristorante senza camerieri. E cosa ordinate? Il menù è in bella vista, se solo sapessi il polacco…

La “Mizeria” a 2 zloti per 150 grammi la escludo perché ne posso avere molta di più, gratis, in Italia.
Cosa prendo? Cosa non prendo? Ma lì leggo “pierogi”! Arquilliani! Agli arquilliani piaceva! Eppoi, fa molto curturale mangiare cibo locale, chiedo ai miei accompagnatori se i pierogi sono cibo locale, loro mi confermano che trattasi di cibo locale e allora decido di fare l’intellettuale-di-sinistra-che-mangia-a-km-zero-solo-cibo-locale-maledette-multinazionali-OGM.

Male che vada ci ho provato. Ho visto dei Mc-Donalds per strada…

Resta il fatto che non so cosa aspettarmi esattamente. Dopo la scena degli arquilliani c’erano solo bacoli (it. cimici) dappertutto. Speriamo bene. Cinque minuti ed è pronto. Orgogliosi, i miei accompagnatori mi portano il piatto.
…Di minestra di fagioli. Resto un po’ sorpreso, identifico la sostanza come il “borsch”, pure cibo locale, ma non mi sembra molto “pirogoso”. Scoprirò solo il giorno dopo che pranzare senza una minestrina, in Polonia, è peccato mortale. Ciò spiegherà anche la presenza del borsch nel buffet della colazione degli alberghi (ho detto: colazione).

Chiarito che si tratta sostanzialmente di un “primo”, lo mangio di gusto (mi fa schifo la minestra, ma illudendomi che è cibo locale, la trangugio; le fette di salame galleggianti nel liquido aiutano a non farlo sembrare un cibo sano e dunque immangiabile).
Dopodiché arrivano finalmente gli agognati pierogi.

E che volete che vi dica? Sono dei fagottini, o dei tortelloni, di pastella con dentro varie cose, tra cui carne macinata, cipolla, spezie, anche in variante formaggiera e/o vegetariana. Probabilmente vengono bolliti in acqua, ma di sicuro, prima di finire nel piatto, incontrano più burro di Maria Schneider.

Insomma, pensate che facciano schifo? O, messa in altri termini, pensate che potrebbero mai essere consigliati da un dietologo? Sono squisiti, ti viene sempre il dubbio se tagliarli per gustarli più lentamente ma rovinare quel delicato equilibrio tra superficie pastellosa e volume carnoso o ficcarteli in bocca in un colpo solo, perdendo però un po’ di quell’aplomb da intellettuale di sinistra di cui sopra.

Se posso fare un appunto, tendono ad asciugare la bocca. Bisogna umettare bene, non ho però avuto tempo di sperimentare per trovare l’agente imbibente migliore. Nel dubbio, consiglio di cominciare la ricerca con una Żywiec.

https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/%C5%BBywiec_Brewery

Il finale richiede un caffè alla turca, rigorosamente da non mescolare, ma da assaporare con calma, aspettando un paio di minuti che si raffreddi, poi un paio di minuti che si sciolga lo zucchero, poi un paio di minuti che si depositino i fondacci…

Paghiamo il dovuto (poco) e torniamo sui nostri passi. Abbiamo ancora tanto di lavoro da fare e, quando finiremo, l’unico fornitore di cibo aperto sarà un McDonalds.

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 6]: una (delle) parentesi – Yogurt fatto in casa (2)

Posted on September 19th, 2011, by Larry

Provo covandolo un pochino, poi opto per travasarlo nel contenitore di pirex dove lo unirò al latte, affinché disperda prima il freddo.
“Ignorante” diranno subito i miei piccoli lettori. “Non è il freddo che si scambia fra i materiali, solo il calore passa da uno all’altro”. Ho vagamente sentito parlare di questa credenza da nerd, intendevo dire che travasandolo confidavo che ricevesse più in fretta calore dall’ambiente circostante. Nel dubbio, l’ho covato ancora un po’, così ho ceduto calore dalle mie cosce, che si sono raffreddate, non perché abbiano ricevuto freddo, ma perché hanno perso calore (contenti?).

Nel frattempo il mezzo litro di latte, che disperde calore con una certa celerità, era diventato a malapena tiepido, così l’ho scaldato di nuovo. L’ho scaldato tre volte prima di stufarmi di aspettare che lo yogurt fosse caldo. Infine, ho deciso che lo yogurt era alla temperatura giusta e ho saggiato col dito. Mmm. Non mi pare tanto caldo. Meglio, non choccherà i bacillini.

Procedo a versare il latte nello yogurt un cucchiaio per volta.  Un cucchiaio di latte nello yogurt, e mescolo bene. Un altro cucchiaio di latte nello yogurt,  e mescolo bene. Il gioco è bello, ma è lungo. Verso sul piano della cucina mediamente mezzo cucchiaio ogni due, quindi, tutto sommato, me la sbrigo, per ché il latte finisce presto.

Invaso la mistica mistura nei vasetti di vetro da conserva, puliti e asciutti, ai quali – dopo più di tre anni dalla jam session savorgnana – restituisco una ragione di vita, togliendo a Zzi ogni speranza di sbarazzarsene.

Realizzo che non dispongo di una scatola per riporre i vasetti, né ho a portata di mano una coperta per incubarli.
Vado a prendere una coperta. Dannazione, ha le tarme. Crisi di nervi-lampo, perché ho i piccini che prendono freddo.
Vado a prendere un vecchio maglione di mia madre. L’ha fatto sua madre tra il ’73 e il ’75, quando mia madre andava a sciare, è bellissimo: è in lana idrorepellente arancione, con un motivo geometrico nero sul davanti: un po’ Charlie’s Angel, un po’ Charlie Brown. C’è anche il berrettino con il pon-pon coordinato. Lo scorso anno le tarme me lo hanno divorato irreparabilmente, facendoci un buco irrecuperabile su una spalla, ma l’ho tenuto lo stesso perché mi piace da matti, e gli ho anche fatto fare il trattamento anti-tarme al lavasecco, per preservare quel che ne resta. Decido che è il momento di restituirgli un’esistenza da incubatrice di yogurt.
Ha le tarme.
Seconda crisi di nervi lampo e maledizioni al lavasecco inefficace.

Punto, allora, la scatola delle Stoffe Senza Destino, ovvero quelle stoffe che – generalmente insieme alla Giraffa, ma anche in completa autonomia – compro perché mi piacciono, senza sapere cosa farci. La maggior parte è cotone Ikea, ma c’è sicuramente una lana tipo principe di Galles di quando credevo che avrei cucito dei pantaloni. Apro la scatola e chi ti trovo? Le maniche di pile del vestito di pile. Ecco a cosa serve essere disordinati: si trova sempre quello che serve, anche quando non si è consapevoli di cercarlo! Dato che il vestito di pile non è venuto esattamente come me lo aspettavo, decido che il vero scopo delle sue maniche è di incubare lo yogurt e così metto i piccini a riposare infilati in esse.

Li ho lasciati in incubazione sette ore e mezza – quando avrebbero dovuto bastarne sei – e sembravano vasi di Vinavil, ma ero chiaramente sulla strada giusta, pertanto ho riprovato dopo pochi giorni, usando un vasetto del mio yogurt per inoculare i bacilli nel latte e – con mia stessa sorpresa – stando un po’ più attenta alle temperature (ma sempre con 7 ore di incubazione) lo yogurt è risultato perfettamente compatto.
Disgraziatamente, l’ho preparato lunedì, quindi ho dovuto aspettare fino a giovedì per mangiarlo (martedì no latte, mercoledì namminchia).  In compenso, ieri ne ho fatto scorpacciate, alla faccia del “variare il menù” e “non creare accumuli”.

A Natale regalerò a tutti maniche di pile e quando mi guarderanno tra il deluso e il compatimento, dirò ai miei amici “Non sei contento? È una yogurtiera!”
Fatelo anche voi!!!

 

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 6]: una (delle) parentesi – Yogurt fatto in casa (1)

Posted on September 16th, 2011, by Larry

La dieta GIFT prevede di farsi lo yogurt in casaaaa???
Diranno subito i miei piccoli lettori.
Ma no, rilassatevi, la dieta Speciani[imparate a chiamarla così, non incaponitevi con "GIFT "] suggerisce – al massimo – di consumare a colazione una cosa buonissima che viene chiamata “coppa yogurt” e che è in pratica un müsli integrale  rinforzato, con aggiunta di frutta fresca e secca, ma non è di questo che voglio parlarvi ora: avevo promesso un aggiornamento sull’evoluzione dello yogurt e – miracolo – eccoci già a festeggiare il primo risultato accettabile.

Prima, però, devo – come ogni venerdì – riferire della pesatura del manzo. Suppongo di pesare circa 69 chili, etto più, etto meno. Ho una bilancia digitale [deficiente! Costa di più, è meno affidabile e inquina, diranno subito i miei piccoli lettori; hanno ragione, è stato un acquisto scellerato, ma fu uno dei primi regali che feci a Zzi, per consentirgli di constatare quanto fosse secco, la scelsi perché era bella e sarebbe stata bene in qualsiasi bagno avessimo potuto avere e tutto sommato non me ne pento] e credo sia venuto il momento di cambiarle le pile. Stamattina mi sono pesata tre volte e il valore indicato è stato – non ricordo in che ordine – uno strepitoso 68,8, un ragionevole 69,2, un terrificante 69,9. Stimo, quindi, di stare sotto i sessantanove e mezzo, ma sopra i sessantotto e otto. In settimana cambio le pile e venerdì prossimo vi do un dato più esatto.

Tornando alla mia creazione, l’ultimo esperimento ha dato esito ad uno yogurt eccessivamente fluido, più simile allo yogurt da bere, ma comunque più denso del latte in cui lo avevo sciolto: chiaro segno che un minimo di processo c’era stato. Odore e sapore, invece, erano ottimi. Da qui a incoronarmi imperatrice dei lactobacilli e signora indiscussa di tutti i processi di fermentazione (vino compreso, sebbene non lo abbia mai fatto) il passo è stato breve.

Ecco come si fa [non trovo più la fonte, sappiate per il momento che non è farina del mio sacco]: si prende un litro di latte e lo si fa bollire per sterminare i bacilli che non ci servono.
Si aspetta che torni a 40-45 gradi, postulando che ci impieghi mezz’ora e prendendo la temperatura con un termometro da cucina (se ci mettete quello da culo o da ascella esplode e lo yogurt al mercurio non fa proprio benissimo) o con un dito. Si prende un vasetto di yogurt bianco precedentemente lasciato intiepidire a temperatura ambiente, lo si scioglie lentamente e con cautela nel latte e si invasa. Poi si mettono i vasetti avvolti in una coperta a riposare 6 ore in una scatola. Lì – al riparo da sguardi indiscreti – i bacilli proliferano e mandano in vacca il vostro latte, che diventa yogurt e va messo in frigo, altrimenti continua a fermentare. Pare duri circa una settimana in frigo.

Ecco come ho fatto io: ho fatto bollire mezzo litro di latte perché pensavo che non venisse niente e non volevo buttare via un litro intero di latte.
Non disponendo di un termometro da cucina e resistendo stoicamente all’impulso di comprare qualsiasi ravatto per usarlo una sola volta, ho testato la temperatura con un dito, tanto non è la prima volta che mi cancello le impronte digitali ai fornelli, e per giunta ho quasi 31 anni e ne ho ancora dieci: sono decisamente in vantaggio.
Realizzo che mezzo litro di latte raffredda più rapidamente di un litro, perché è a malapena tiepidino. Realizzo anche che per avere un vasetto di yogurta temperatura ambiente, estrarlo dal frigo è di grande aiuto.
Cerco di scaldare lo yogurt con lo sguardo. Io dispongo di un famoso sguardo inceneritore, che uso solitamente quando i miei interlocutori mi contrariano. Avvicino le palpebre tenendole tese finché praticamente non vedo più niente. Corredo il tutto con espressione arcigna, che ottengo serrando le labbra e portando avanti il mento. Tipo così:

Stranamente resistono al mio sguardo inceneritore Zzi, CP, la Giraffa, il Giraffo, Zucchero, Josephine, Elisa, Quellolì, tutti gli orientisti e – ho scoperto – anche lo yogurt. Sono sicura, comunque, che il resto del mondo andrebbe in cenere, se solo io glielo puntassi contro.

 

 

 

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GUEST POST by MARKOGTS: i Pierogi [1]

Posted on September 13th, 2011, by Larry

Oggi ospitiamo il nostro esperto MARKOGTS, che ha anche un blog tutto suo, pieno di cose interessanti che bisognerebbe sapere. Per Larrycette è Marko con la K, e oggi ci fa un resoconto approfondito della sua esperienza polacca con i pierogi.
Cosa sono i pierogi? – Diranno subito i miei piccoli lettori.

I pierogi sono una cosa talmente buona che ho deciso che, se faccio un figlio, lo chiamo Pierogo. È un bel nome! Sentite come suona bene: “Ciao Pierogo!”, oppure “No, amore, non so dov’è Pierogo, credevo che fosse con te”, o ancora “Pierogo, porco belino, metti a posto la tua stanza o quant’èvverIddio non esci più finché non compi trent’anni!” 

Se la spiegazione non vi basta, ecco cosa ci racconta MARKOGTS:

Le probabilità che io e Larry andassimo nello stesso Paese nella stessa estate erano circa una su 42. E 42 guardacaso è la risposta. La domanda invece era: marKo, scriveresti un guest post sui pierogi? Ed eccomi qua. Mancandomi l’ispirazione, provo a cominciare con le 5W del giornalismo anglosassone.

Perché i pierogi? Perché pensavo fosse cibo alieno. Vi ricordate la scena dove Gentle Rosenbaum incontra l’ambasciatore arquilliano nel risotrante russo e, tutto entusiasta, gli dice che ha ordinato i pierogi? Senonché i piatti vengono serviti dalla piattola vestita da Edgar, ma Orione si salva e si nasconde nell’obitorio. Insomma, se non avessi visto Men in Black, me ne sarei sbattuto altamente dei pierogi, ma visto che mi piace il cinema d’essai, mi ritrovo a mangiare queste sciccherie.

Dove i pierogi? Anche se uno penserebbe subito al pianeta Arquillia, pare invece che i pierogi (che ovviamente noi colti piccoli larry-lettori pronunciamo “piroghi”) siano tipici della Polonia, a un Lot di distanza da qui, che è comunque molto meno che dalla Galassia di Orione.

Ora voi immaginerete che il vostro inviato speciale assaggi le specialità locali in ristoranti d’alta classe, a spese della bloggatrice incaricante. Ma ditemi voi, se volete conoscere il cibo polacco, quello che i polacchi mangiano davvero, ogni giorno, tra un rosario e una preghiera per Karol, preferireste un ristorante cinque stelle o una mensa aziendale? Ebbene sì, io mi vanto di aver potuto mangiare in una vera mensa aziendale polacca. E mica una mensa qualsiasi. Stiamo parlando della mensa aziendale di una utility energetica polacca, come le nostre Acegas e Estenergy, una “azyegasz – voskhod energiesz”, per capirci.

 In altre parole, stiamo parlando di una piccola Chernobyl a carbone realizzata dagli orgogliosi cantieri Lenin (giuro) che, da mostro inquinante quando sovieto-statale, diventa uno splendore di ecologia privata trasudante verde ed ecocompatibilità da tutti i pori (e siti internet) quando acquistata e gestita da altruisti e disinteressati “privati”. Ecocompatibile salvo per un paio di macchioline giallo-nere qua e là e una corrosione di qualsiasi struttura metallica che neanche il cattivo di Robocop quando si schianta contro la cisterna di acido, ma non faremo mica i cumunisti schizzinosi e nostalgici, no?


L’impianto, come oltre il 90% degli impianti termoelettrici in Polonia, è alimentato a carbone, e, nota per i più tecnici, nel caso in esame hanno trasformato la centrale termoelettrica in cogenerativa per fare finta di essere efficienti e “puliti”. Purtroppo, cogenerante o meno, il carbone resta sempre il peggior combustibile al mondo, peggio anche del nucleare (ed è pure radioattivo).

Voi direte, ma il ragazzo non è che sta andando fuori tema? Non si parlava di pierogi? Beh, per fare un paragone, chiedere a me di parlare di pierogi è come chiedere a un sonar geologico di identificare un sommergibile: se non sa cos’è, lo identifica come un movimento magmatico (citazione facile). Così io, non sapendo cosa dire dei pierogi, la meno un po’. E poi comunque il polacco inquina anche te, digli di smettere.

Alla mensa aziendale si accede dopo aver superato due o tre gabbiotti di controllori che, stravaccati, leggono giornali sotto a calendari di donne nude (se solo Karol lo sapesse…ormai i rosari vengono usati solo come surrogato dell’ABS sulle Polonez. Non ci sono più i polacchi di una volta… Ettecredo, vedessi le polacche di oggi!). Si apre poi la porta che permette di passare dalla zona colletti blu alla zona colletti bianchi. Le pareti, da nudo intonaco/calcestruzzo, diventano quelle belle pareti laccate con pittura a olio, ultralavabile, marron-beige-tristezza che era tipica a scuola, ve la ricordate? I caloriferi di ultimo grido li vedete in questa foto.

(Scommetto che un bravo architetto potrebbe venderli a migliaia di euro l’uno come ultimo grido del design minimalista, meglio se dietro una tenda, così, tanto per peggiorare quel poco che resta di scambio termico.)

Continua!
Tornate per vedere come prosegue l’appassionante reportage di MARKOGTS

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Dieta GIFT metodo Speciani: un Larry-ality [puntata 5]: l’imprevisto è sempre in agguato

Posted on September 10th, 2011, by Larry

Ieri era giornata namminchia e a pranzo ho tenuto fede al mio proposito mattutino, così ho ordinato il roast-beef con le patate.
Siccome da Siora Rosa sono esageratamente disponibili e si lasciano rompere i coglioni per la qualsiasi cosa, chiedo di dividere il contorno in mezza porzione di patate e mezza di pomodori , così mangio le verdure (un po’ poche, invero) e riduco i carboidrati a una dose abbondante, ma accettabile.

Lo so che mangiare il pomodoro con la carne fa venire l’acetone, e allora è inutile che ce lo meniamo a disintossicarci dai lieviti; convengo che è un po’ incoerente, ma a me il pomodoro con la carne piace un casino, e poi non è che tutte le volte che mangio carne la accompagno con il pomodoro: è stata un’eccezione, per godermi a pieno il pranzo fuori con Zzi.

Ad ogni modo, il mio piano era perfetto: carne, patate, pomodoro; nessuna traccia di lievito da nessuna parte, uno schema infallibile da replicare (pomodoro a parte) in tutti i giorni namminchia, facilmente esportabile fuori dalle mura di casa, un provetto monopiatto GIFT, anzi, forse l’archetipo dei monopiatti GIFT!
La patate avevano un aspetto delizioso e un profumo squisito.
Anche gusto e consistenza erano sublimi, ma la soddisfazione è durata poco: erano rosolate nel burro [che - lo dico per i non adepti alla dieta - di per sé non è categoricamente bandito, ma è un latticino e va evitato nelle giornate namminchia e in quelle no-latte, ovviamente].

Ora: se una prende da Siora Rosa “patate arroste” se lo deve aspettare che ci sia il burro. Anzi, ci sarebbe ben donde di che aversene se non ci fosse, essendo ingrediente indispensabile di una ricetta ben riuscita e fedele alla tradizione. Scema io, che non ci ho pensato prima e non ho chiesto le patate semplicemente bollite.

Così, con la morte nel cuore, ho passato i sublimi tuberi a Zzi – che stranamente non ha fatto storie – e ho mangiato solo la carne coi pomodori, tenendo per me appena due spicchietti delle dorate delizie, giustificandomi con “se no, i carboidrati, dove li prendo?”. È infantile, ma, se aveste assaggiato le patate, capireste.

Quindi, per adesso, non sono ancora riuscita a fare un vero giorno namminchia, sebbene le quantità di sostanze “proibite” ingerite siano sempre state prossime ad ε.
Chissà se la prossima settimana riuscirò nell’intento?

Di certo non nel weekend: stamattina mi sono strafogata di coppa yogurt e in questo momento in cucina, avvolti in un amorevole giaciglio di pile, stanno cercando di fermentare due vasetti di yogurt fatto in casa, del quale vi renderò debitamente conto non appena avrò ottenuto un risultato accettabile [temo non sia questa volta].

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