Paura e delirio a Las Veglias – Krk, Liburnija O-Meeting 2014

Forse alcuni di voi sono ansiosi di sapere tutti i particolari dei giorni della Lipica Open. Altri, magari, ne hanno i coglioni pieni dell’orienteering e sono in attesa di conoscere le ricette dell’annunciata cena marchigiana.
Oggi vorrei godermi l’onda lunga del mio inedito periodo di costanza e finire di raccontarvi del weekend a Krk, anche per essere sicura di scontentare entrambe le fazioni del mio pubblico (però gli orientisti si possono sfogare qui).
L’audio in questo post comprende anche i precedenti sullo stesso argomento.

 

Il secondo giorno di Liburnija O-meeting inizia con un orrendo presagio: un bruco sul colletto della mia maglia da orienteering.
Dovete sapere che all’epoca avevo ancora una sola maglia da orienteering, perché la maglia del G.U.D è stata realizzata dopo. “Ma che schifo” – diranno subito i miei piccoli lettori, che sanno quanto puzza una maglia da orienteering dopo trenta secondi che ce l’hai addosso senza neanche aver sudato – “Quindi quando fai le due giorni fuori casa, ti metti sempre la stessa, senza lavarla, orrore!”. Concordo pienamente: orrore. Non sono ancora stata estromessa dal consesso umano perché io non avevo mai partecipato a multi-days  fuori casa, quindi avevo sempre potuto lavare la maglia con tutta calma; solo all’Hungary Cup si era manifestata una simile esigenza, ma con 50 gradi non ti fai tanti problemi a lavare le cose nel lavandino: l’indomani sono asciutte di sicuro.

Insomma, un po’ perché faceva freddo e non mi pareva di essermici decomposta dentro più di tanto, un po’ perché avevo quindici strati e confidavo di non aver impuzzolentito quello più esterno, un po’ perché non ero certa che sarebbe stata pronta per il giorno successivo, non ho lavato la maglia da gara tra una tappa e l’altra del Liburnija O-meeting. Shame on me.

La mattina di domenica apro a fatica i miei miopi occhi nella penombra e vedo un mostro sul muro. La stanza era immacolata, è evidente che lo abbiamo portato dentro noi; verosimilmente, l’ho portato dentro io, perché sono io quella che attraversa i verdi aggrappandosi a tutto quello che trova per non cadere. Mantengo la calma finché non è il momento di prendere la maglia, sul cui colletto, come anticipato, c’è un grasso e peloso bruco, che probabilmente diventerà una farfalla belìzima.
L’urlo isterico e la fuga sul lampadario sono solo l’assaggio di quanto poco io abbia controllo su di me in questo giorno.

La mattina può solo migliorare, infatti facciamo colazione tutti insieme in una pasticceria in centro e mangio baklava; non può che essere bello – mi dico – il giorno che inizia con la baklava.
La baklava, per chi non lo sapesse, è il dolce più dolce del mondo, talmente dolce, che non sembra neanche dolce, perché anestetizza il palato al primo boccone. Consiste di alcuni strati di pasta sfoglia imbevuti di miele e sciroppo, farciti di frutta secca: generalmente noci, ma spesso anche pistacchi. Mi paralizza, perché riesco ad appiccicarmi ovunque e quando ho finito di mangiarla sembro fatta di carta moschicida e non mi posso più muovere, ma ne vado pazza.

Zzi mi pulisce, mi carica in auto e mi porta al centro gara.
Poco prima della partenza, l’orientista più affascinante del mondo mi dona un santino che mi proteggerà durante il percorso. Mi ritirerò alla quarta lanterna, ma è proprio grazie a quel potente talismano – e alla bussola che il medesimo, affascinante orientista mi ha prestato – che ho potuto farlo, altrimenti sarei morta nel vano tentativo di rientrare.

La carta è la stessa del giorno prima, ma i muri, oggi, mi sembrano più insidiosi.

Non mi reggo in piedi, ogni volta che faccio un passo, il terreno sotto di me cede; i camminamenti sono stretti, ripidi, spesso interrotti da rami caduti, frasche, recinzioni arrugginite alte come me da scavalcare. È decisamente troppo al di sopra delle mia capacità motorie.

La carta è perfetta, nonostante le molte zone simili è facilissimo riconoscere i posti e la propria posizione (grazie al cazzo, procedo a 50 minuti al chilometro perché non so dove mettere i piedi, è dura perdere il segno, a questo modo), ma proprio non riesco a procedere, nonostante compia scelte sbagliate dal punto di vista dell’orientamento, ma più sicure sotto l’aspetto della percorribilità.
Dopo due ore di gara il GPS è scarico e non vedo modo di andare dalla 4 alla 5 senza rompermi il collo. In compenso, dalla 4 alla statale, la strada è tutta un prato, e io mi ritiro senza sensi di colpa, così non faccio aspettare, né preoccupare, il resto della cumpa, che sarà già giunta al traguardo e – a momenti – sarà già stata premiata.

Nel recarmi al centro gara, incontro Freccia Argento e l’Impavida Informatica che rincasano, perché hanno già finito la gara. Si sincerano premurosamente delle mie condizioni di salute, poi mi dicono che Zzi non è ancora arrivato. Le saluto e mi dirigo all’arrivo alla velocità della luce, cosa che mi riesce molto bene non perché sia diventata veloce, ma perché prendo uno strappo da un croato qualunque, mai visto prima, sulla cui macchina sono salita perché aveva la lanterna appesa al retrovisore. Non parlerò mai più male delle lanterne appese al retrovisore. Restano orribili, ma hanno la loro utilità.

Arrivo giù e Zzi non c’è.
Ho paura che gli sia successo qualcosa di brutto, perché il terreno era insidioso, perché era partito con una caviglia infiammata e perché è atletico, ma non agilissimo, e secondo me, date queste condizioni, anche se sei uno assennato e per niente competitivo come Zzi, e magari hai già capito che non fa per te e stai tornando indietro per ritirarti, è un attimo volare da tre metri sulle pietre aguzze.
Tra il mio arrivo e quello di Zzi passo i 30 minuti peggiori della mia vita.
Sciaguratamente, faccio passare i 30 minuti peggiori della vita anche agli astanti, che ancora non so come si siano trattenuti dall’affogarmi.
Io, francamente, al loro posto mi sarei affogata.
Sorvolo sui dettagli umilianti, specie per non ricordarli a coloro che erano presenti e non far tornare loro la voglia di affogarmi… non si sa mai.

Chiuso il capitolo “orienteering”, si può finalmente aprire quello “bisboccia”, che è poi il vero motivo per cui ogni anno rinnovo la tessera della FISO.
A pranzo ciascuno mangia al sacco gli avanzi che non sono stati consumati a colazione, poi noi quattro membri della nostra giovane, ma rispettabile, società facciamo ancora un giro a Krk, beviamo una birra in un locale nella piazza principale con delle splendide fondamenta e torniamo a casa a fare la pizza, perché l’appuntamento è con tutti a cena, per ingozzarci del prelibato carboidrato.

Io faccio un impasto di farina integrale e uno di farina integrale di farro, dai quali ricaviamo in totale quattro pizze.
La Regina della Bussola e Molly Weasley arrivano con due teglie di impasto già steso, che anche solo a una prima vista è invitantissimo, perché è perfettamente lievitato e promette uno sconfinato piacere. La Fantastica Farmacista ci pittura tutte quante, perché non solo si presenta con una pizza enorme, anch’essa finalista ai campionati mondiali di lievitazione, già guarnita con sfiziose verdure, ma tira fuori dalla borsa una profumatissima crostata con doppia marmellata, che si rivelerà essere buonissima, come, del resto, l’aspetto lasciava ampiamente presagire.

Ancora non abbiamo portato niente in tavola e io ho già la sensazione di essere di troppo nella mia cucina, ma non è niente in confronto a quello che accadrà dopo, quando Molly Weasley prenderà il controllo del mio forno e tirerà fuori da esso, con cronometrica regolarità, pizze su pizze cotte a puntino.
A me è stato affidato il compito di tagliare la mozzarella; quando si dice “un ruolo di responsabilità”.

8 thoughts on “Paura e delirio a Las Veglias – Krk, Liburnija O-Meeting 2014

  1. Larry

    Come ha acutamente osservato la Regina delle Viper… ehm – volevo dire – “della Bussola”, Zzi non è uno da temponi, non è il tipo che finisce una gara così in venti minuti.
    Ci ha messo tanto perché era lunga, era difficile ed è stato prudente.
    E ha fatto bene.
    Se mi diventa uno da temponi e mi finisce le long sotto l’ora, quando arriva, se non si è fatto male, je meno io!!!

  2. Pingback: Liburnija O-meeting, day 1 – Krk, 01.03.2014 «

  3. Gil

    Molly Weasley, che notoriamente non usa nè Internet nè i forni a microonde, chiede di sapere chi è Molly Weasley.
    Immagino che nulla abbia a che fare con Holly Golightly …

  4. Larry Post author

    È la madre di Ron e degli altri sei Weasley, quella che manda strillettere e fa maglioni, suocera di Harry Potter.
    È una donna molto più rispettabile di Holly Golightly!

  5. Pingback: Lipica Open 2014 [1] | LARRYCETTE

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