Perché Google è Dio

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… e ci conviene imparare a pregare.

 

 

Vi ricordate gli sketch di Corrado Guzzanti e Marina Massironi nel programma tv L’Ottavo Nano, quelli con i personaggi dei telepredicatori Snack e Gnola?
Avevano un tormentone:

[Ho preso questa fantastica gif da Needforcolor]

 

Lo stesso si potrebbe dire di Google, e tra poco vi racconterò perché questo motore di ricerca vada temuto e quali prodigi possa fare per noi in cambio di piccoli sacrifici umani, ma oggi più che mai è opportuno andare con ordine.


 


… Riprendiamo…

UAU, che culo, Larry!

Voi Piccoli Lettori non siete nuovi a post che non c’entrano niente con il tema del blog (tema del blog? Quale tema de blog? Da quando questo blog ha un tema?), ma oggi esco dal seminato alla grande e vi parlo di social media e comunicazione a Trieste.

Grazie allo sfacciato culo di aver detto – su un social – la cosa giusta al momento giusto, ma soprattutto grazie a Rosy Russo di UAUAcademy, che mi ha generosamente invitata, ho avuto l’opportunità di seguire due corsi di valore inestimabile sull’uso del web: Personal branding con Riccardo “Skande” Scandellari e Social-media marketing con Rudy Bandiera.
Ritengo che i nomi dei relatori la dicano lunga sulla qualità dei seminari.

Ora non voglio farvi una sintesi di quello che è stato detto (avrebbe ben poco senso, e la sintesi non è mai stata il mio forte), ma lasciatemi sfogare l’entusiasmo e gioire di quello che ho imparato.
In fondo, se fossi una bambina che fa la ruota mi fareste il piacere di guardarmi, no?

 

 

“Mamma, guarda! So fare la ruota!”

Non l’ho mai detto in vita mia: non ho mai imparato a fare la ruota (e se l’avessi fatto, l’avrei mostrata a mio padre).

Ho provato una soddisfazione simile negli ultimi due giorni, quando sono tornata a casa con una marea di informazioni finalmente organizzate in modo da acquisire senso e permettermi di riuscire, anziché frustrarmi di tentativi casuali.

Scandellari e Bandiera, infatti, non si inventano niente, non arrivano con la formula che ti cambierà la vita e, tutto sommato, non sono neanche poi così innovativi.
Su internet, poi, sembravano più alti.
Sono sistematici, sono analitici, sono competenti e sono aggiornati. E lo sono in modo chiaro e facile da seguire.


 

L’utilità dei seminari che hanno tenuto il 28 e 29 ottobre alla UAUAcademy di Trieste risiede solo in parte nelle informazioni che hanno dato, nel senso che molte delle cose che hanno insegnato le avevo già sentite (del resto Gesù non è morto di freddo) e sono, per giunta, disponibili in rete, senza neanche troppo sbattimento (i mati i gà dei blog dove i te conta le robe, basta andar su skande.com e rudybandiera.com e légger).

Volendo proprio sapere tutto senza imbarcarsi in una spedizione archeologica fra i contenuti dei loro blog, ci sono i libri “Fai di te stesso un brand” (di Skande) e “Rischi e opportunità del web 3.0” (di Rudy Bandiera), che sono un po’ i testi sacri di questa religione.

 

Il valore delle loro conferenze sta piuttosto nella totale fruibilità del loro insegnamento; non parlo solo dell’ovvia possibilità di interagire e chiedere chiarimenti, ma di poterli osservare e assorbire il loro modo di ragionare e analizzare i fatti.

Metà di quello che ti porti a casa viene dalle loro bocche (con uno sforzo molto inferiore a quello del leggere libri e blog e filtrarne e organizzarne autonomamente le informazioni), l’altra metà viene dalle occhiate, dai ghigni, da dove il loro sguardo punta prima della penna laser… non è come spiarli sul lavoro per rubare loro i trucchi del mestiere, ma è la cosa che ci picchia più vicino.
Del resto, alla fine dei seminari è evidente che anche questo mestiere non ha trucchi: si studia e ci si applica; ovvio che chi lo fa da vent’anni ha già scoperto parecchio e possiamo permetterci di dare per assodato ciò che dice.

 

Impara l’internet (in UAUAcademy) e coi social fanne parte

Ma perché dovremmo imparare la comunicazione digitale, se non facciamo questo mestiere?

Perché – e con questo arriviamo al titolo del post – siamo immersi, anche nostro malgrado, nel mondo di internet e dei social-media.
Conoscerlo per averne il massimo controllo possibile è diventato indispensabile per chiunque; non è più una questione di sì o no, di dentro o fuori, ma solo di “quanto dentro”.

Mettete il vostro nome e cognome in Google e guardate cosa viene fuori.
Io – che non ho la fortuna di chiamarmi Paola Rossi – lo faccio spesso, per controllare che non siano in alcun modo associati a questo blog e conservare, così, un minimo di credibilità quando mando in giro il curriculum (certo, poi apro bocca e crolla il palco, ma almeno al colloquio ci arrivo).

Conoscere i meccanismi del web per governarli e dare la corretta immagine di sé (ed eventualmente della propria attività), anche se ci si occupa di tutt’altro nella vita, è utile allo stesso modo in cui è necessario conoscere il significato delle luci del semaforo anche se non si fa il tassista di mestiere.

Per questo sono rimasta molto meravigliata della scarsa partecipazione di triestini a questi corsi.
Ovviamente i corsi erano sold-out perché la reputazione di relatori e organizzatrice (il marchio UAUAcademy esiste da poco, ma Rosy Russo è nel settore da anni ed è anche a lei che si deve #TriesteSocial) era una combinazione letale, ma la percentuale di “foresti” mi ha sconvolta.

I triestini, che sono sempre in giro a instagrammare selfie con Joyce e pinnare spritz… i triestini, che ti seppelliscono di Like appena posti una foto di Piazza Unità… i triestini, che retwittano l’orgoglio del Capo in B fino al Canada… proprio i triestini non son venuti a imparare come presentarsi in modo ottimale sui social, a seconda del singolo social, come far crescere le proprie connessione e fidelizzarle e altre attività intelligenti che si possono fare in rete, importanti per chi ha un’attività propria, ma che possono tornare utili da un momento all’altro a chiunque.

Questo resta, per me, il grande mistero di questi corsi, quindi mi permetto di esortare i miei concittadini a tenersi informati sulle attività di UAUAcademy iscrivendosi alla newsletter (c’è il modulo in calce all’homepage), così la prossima volta che organizzano qualche figata del genere, non se la perdono (magari iscrivetevi anche se non siete di Trieste, non si sa mai).

 

La conversione di Larrycette

… non temete, non ci sarà.

Larrycette resterà un blog inutile, dispersivo, senza un vero tema centrale che non sia “quel che mi va”, con titoli ganzissimi per me e i miei Piccoli Lettori, ma totalmente infruttuosi per i motori di ricerca e un pubblico umano meno che affezionato, un blog “ordinato” come casa mia, cioè con tutto in giro perché così “è a portata di mano”, consapevole che chi arriva per la prima volta ci mette un po’ a trovare le cose.
Un blog “sbagliato”, insomma.

Larrycette resta tale (fino al prossimo restyling!) perché posso permetterlo, proprio in virtù del fatto che non è riconducibile alla mia identità e per amore dei miei dieci Piccoli Lettori, ai quali piaccio così da sette anni, che non tradirò per compiacere amanti passeggeri.

Per amor di verità, sappiate che ho già messo mano al materiale che sta andando in giro con il mio nome, applicando il più possibile gli insegnamenti di Skande e Rudy Bandiera appena appresi in UAUAcademy, per migliorare i miei affari e la mia reputazione, assicurarmi di comunicare quello che voglio trasmettere, o per lo meno, almeno all’inizio, non sputtanarmi da sola.

Quindi sì, mentre qua faccio la figa con l’atteggiamento dell’anticonvenzionale a oltranza, altrove mi allineo alle regole prima che posso, con il preciso scopo di attrarre quanti più “amanti passeggeri” possibile.

 

… ma dato che, se siete qui, siete qui per Larrycette, ecco le ricette dei dolcini che ho portato ai corsi!

 

UAU cupcakes

Diciamocelo, erano un po’ asciutti, non hanno spopolato, ma io so perché: c’era bora, li ho fatti il giorno prima e – così piccoli – si sono seccati.
Se li rifate a casa e li mangiate entro poche ore vi delizieranno.

1. Mandare il forno a 180°

2. Nel robot da cucina o con lo sbattitore elettrico impastare:

  • 150 grammi di yogurt intero
  • 150 grammi di olio di mais
  • 150 grammi di zucchero mascobado
  • 300 grammi di farina
  • 50 grammi di cacao in polvere
  • 2 uova
  • un pizzico di sale
  • una bustina di lievito istantaneo per dolci

3. Versare il composto nei pirottini (circa a metà, altrimenti, lievitando durante la cottura, deborderà prima di essere diventato solido)

4. Infornare per meno di 15 minuti se li fate piccoli come i miei, per non meno di venti se li fate di dimensioni standard. Fate la prova dello stecchino ogni tanto.

 

UAU cookies

Non se ne è accorto nessuno, ma anche i cookies riproducevano il logo di UAUAcademy: ce n’erano un po’ a forma di U e un po’ a forma di fumetto/A, solo che il cookie – per la sua natura burrosa – tende a deformarsi in cottura, facendo perdere molto del significato che dovrebbe veicolare… ma l’importante è che fossero buoni, no?

1. Mandate il forno a 180°

2. In una terrina, impastate:

  • 150 grammi di burro (non serve che sia gelido, non complichiamoci la vita!)
  • mezza tazzina da caffè di olio di mais
  • 100 grammi di zucchero dulcita
  • una manciata di gocce di cioccolato
  • 300 grammi di farina (era integrale, ve ne siete accorti?)
  • 2 uova
  • mezza bustina di lievito istantaneo per dolci
  • una presa generosa di sale

3. Ricavate i biscotti dall’impasto; come detto, si deformano con il calore della cottura, quindi evitate di impazzire tagliandoli con la formina riproducente la Porta del Brandeburgo: modellate un rotolo di impasto e tagliatelo a fettine per ottenere dei dischi.

4. Imburrate una teglia e disponetevi i dischi di impasto

5. Infornate e tenete d’occhio. Dischi di impasto di circa sei centimetri di diametro e cinque millimetri di spessore dovrebbero cuocere in circa otto minuti, ma molto dipenderà da quanto bruciacchiati vi piacciano.

Non dovrei dirlo io, ma… che buoni, maiàl!

 

Ora che mi sono bullata a dovere della bella esperienza e che ho svelato dove si impara a diventare ricca e famosa, non mi resta che ricordarvi di recuperare gli insegnamenti persi leggendo i libri e di iscrivervi alla newsletter UAUA per non perderveli più.

 

 

One thought on “Perché Google è Dio

  1. Pingback: Cupcake: ricetta facile per UAUAcademy | Larrycette

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