Portadescrizione punti: il Tutorial per cucirlo da sé [fotoromanzo]

Lo so, fa paura.
Portadescrizione-punti” è una parola che non avrei mai voluto scrivere. Neanche conoscere, ora che ci penso, visto l’insidioso mondo cui è legata, ma scriverla è terribile.
Come si scrive, intanto?
Portadescrizionepunti? Porta descrizionepunti? Porta-descrizione punti? Non continuo con le combinazioni possibili perché sono una marea, ma avete capito il mio dramma: non conosco la grafia di una parola che uso. È che in fondo, non è proprio una parola: è un cazzo di lemma specifico di un socioletto specifico e limitatissimo, che non merita di entrare nel vocabolario, ma il dato di fatto è che si usa, io sono mio malgrado un parlante di quel socioletto e mi devo arrendere alla sua esistenza.
Se una parola esiste, si deve poterla scrivere.

Intanto: a che categoria appartiene?
È un sostantivo che indica un oggetto atto a far ricadere l’azione espressa verbo a sinistra del composto sull’oggetto enunciato a destra del composto, come portavivande, lavastoviglie, appendiabiti, mangianastri.
Per analogia, “porta-” starà attaccato a quel che segue, allora.

… ma cosa segue?
Ho sempre visto scrivere staccato “descrizione punti”, senza trattino. Mi sembrerebbe, però, un composto endocentrico di due sostantivi, con testa a sinistra: concettualmente è la descrizione dei punti che si trovano in gara, grammaticalmente ha le caratteristiche della testa (sostantivo femminile singolare). E allora, perché non è scritto tutto attaccato, come “capotreno” che è il capo del treno?
Non capisco, ma mi adeguo alla grafia diffusa, e creo, dunque: portadescrizione punti.

Non si può guardare; mi viene voglia di mettere almeno un trattino fra -descrizione e +punti+, per far capire che è tutta una parola, poiché attaccando -descrizione a porta- si accentua l’impressione che punti sia una parola staccata. Descrizione-punti, però, non è attestato da nessuna parte, così come non esiste descrizionepunti (di portadescrizionepunti, del resto, non avrei sopportato la vista), perciò, non mi resta  che rassegnarmi e accettare che la grafia è portadescrizione punti.

Una vota riuscita a fare capire come si scrive, cucirmene uno da me è stata la cosa più semplice.


Portadescrizione punti. Tutorial per cucirlo da sé

A cosa serve un portadescrizione punti

Nella vita, a niente.
Nessuna persona normale dovrebbe possedere un portadescrizione punti, poiché esso è un oggetto che – come dice la parola – serve a portare con sé la descrizione dei punti di controllo di una gara di orienteering, quindi è auspicabile non averne bisogno.
Se avete bisogno di un porta descrizione punti, vuol dire che siete orientisti, o partner di orientisti, che non è la stessa cosa, ma, dopo un po’, ha analoghe conseguenze.
Vi compatisco.

 

Descrizione punti… cioè…?

Per i Piccoli Lettori innocenti: la descrizione punti, come dice la parola, è uno schemino che dà informazioni sulla collocazione delle lanterne del proprio percorso in una gara di orienteering.
Se è vero che – in pura teoria – se uno è bravo de cagarse [è sempre terminologia specifica del socioletto – ndr], arriva sul punto anche solo guardando la carta e non gliene frega di meno di sapere se la lanterna è presso una roccia, un albero o in una buca, perché giunge talmente preciso che non può non vederla, all’atto pratico può essere utile sapere se la lanterna sta, per esempio, al lato sud o nord di un masso. Senza andare tanto per il sottile – giacché quando arrivi in zona punto e c’è un masso, la briga di fare tutto il giro per vedere se la lanterna è nascosta dall’altra parte te la prendi comunque -, che lanterna stia in una dolina o in una buca è un’informazione cruciale per non remenarsi nei paraggi con lo sguardo sempre troppo alto per scorgere qualcosa di arancione.
Tutte queste informazioni sono espresse in geroglifici che solo gli orientisti sono capaci di divinare.

Siccome io non sono un’orientista, ignoro la maggior parte dei significati dei simboli IOF, e uso la descrizione punti solo per controllare il codice della lanterna (il numero identificativo della centralina, anch’esso presente) ed essere sicura di punzonare la mia, o convincermi di essere su quella sbagliata, come accaduto a Valeriano.
Ma ce lo aveva già spiegato Darietto prima di diventare uno scrittore di bestseller, ora che ci penso…

 

Perché non ne avevo ancora uno

Perché mi vergogno come una ladra.
Per me le gare sono uno strazio, un’umiliazione mai provata in altre occasioni.
Mi vergogno a mettermi il costume da orientista – sebbene sia fierissima di indossare i colori da cassonetto della nostra giovane, ma rispettabile società, beninteso -, mi vergogno ad avere la bussola da fighi (grandissima innovazione, invero, grazie alla quale ho una mano in più per aggrapparmi a un ramo prima di finire a pelle d’orso sulle pietre), mi vergogno a mettermi il pettorale come se fossi un’atleta, mi vergogno a mettere le scarpe da sterrato (altra innovazione salvavita, ad essere onesti), insomma, mi vergogno a bardarmi di tutto punto da orientista coi risultati che ho.

Il portadescrizione punti è una cosa che serve a quelli fighissimi per leggere la descrizione correndo, arrivare sul punto con sicurezza e punzonare al volo. Per come la vedo io, se non sei Lalessilaltro, ce ne cresce e avanza di un giro di scotch sull’avambraccio.
Nel mio caso, è fin troppo avere il foglietto attaccato a rovescio sulla maglia con la spilla da balia (soluzione praticissima adottata con successo dai più per molto tempo, a dire il vero, basta che non piova, che non entri in un rigagnolo, che non ti tuffi nel lago e che non sudi), poiché, anche qualora mi fermassi a srotolare la carta per leggere la descrizione stampata su di essa e perdessi svariati minuti per ripiegarla ritrovare il segno, l’esito della mia prestazione non cambierebbe.
E quindi io mi vergogno a conciarmi da Orientista Convinta con tanto di porta descrizione punti, che poi c’è gente che mi fa le foto e mi sfotte.
E quindi non lo voglio.

 

Perché ora me ne sono cucita uno

Perché mi prendono tutti per il culo quando mi fisso la descrizione punti al braccio con il nastro adesivo, sto tre ore a plastificarla altrimenti dopo tre minuti mi si spappola sul braccio per il mio stesso sudore, sto altre due ore ad avvolgermi lo scotch sul braccio, buttandone via tre quarti perché si arriccia, e mi riduco il braccio a una salamella perché stringo troppo e ho le sacche di ciccia che sbocciano tra un giro di nastro e l’altro.

 

Come ho cucito il mio strepitoso portadescrizione punti (#patiteci)

 

 

Occorrente per cucire un portadescrizione punti

Uno scampolo del cotone con la fantasia preferita.
Non è indispensabile che sia cotone, ma è più facile da cucire e più piacevole da tenere addosso.
Qui ho usato un cotone americano con fantasia a francobolli di carta di un terreno carsico e il logo di una società sportiva di Padriciano.
La suddetta società ha concesso l’uso del logo a condizione che precisassi che non si tratta della società per la quale sono tesserata e che non ha in alcun modo a che fare con me.

Badate di usare una stoffa che non stinga, non sbavi e non si restringa quando la lavate.
Serviranno due strisce da 9 x 22 cm più due da 9 x 12, regolatevi di conseguenza per la quantità.
Potete risparmiare e fare il retro e/o l’interno con un cotone tinta unita, ma poi, quando andate in giro per tutto il ritrovo col portadescrizione al braccio per fare “patiteci” ai vostri amici che non ce l’hanno, non fa lo stesso effetto, e ci patiscono meno.

Una cerniera da 20 cm.
Possibilmente di un colore che c’entri qualcosa.

Spugna per imbottire.
Potete usare anche imbottitura sintetica, che è senz’altro più facile da lavorare, tuttavia la spugna svolge un’eccellente funzione di assorbimento del sudore che si rivelerà utilissima in gara.
Io l’ho usata doppia, quindi occorrono nuovamente due strisce da 9 x 22 cm più due da 9 x 12.

Non usate spugna colorata, altrimenti quando lavate il portadescrizione punti stinge e ve lo macchia.
Potete tagliare un asciugamano cui non tenete, purché sufficientemente vecchio.

Foglio di plastica
È sufficiente un pezzetto da 22 x 9 cm.

4 o 5 centimetri di elastico.

Il portadescrizione punti di qualcun altro per copiare.

 

Procedimento

Si inizia misurando il portadescrizione punti-modello per scoprire che dimensioni debbano avere i pezzi di stoffa, siccome l’ho già fatto io, potete saltare il passaggio e fidarvi delle misure espresse nell’elenco dell’occorrente.

 

Si tagliano imbottitura e stoffa ricavando i rettangoli delle misure desiderate.
Poiché la pezza me lo permetteva e poiché mi faceva tornava comodo in previsione della forma che avrebbe avuto la pezza avanzata, ho preferito tagliare una striscia lunga e piegarla, ma nulla vi impedisce di tagliare un rettangolo da piegare sul lato lungo o due strisce da sovrapporre: dipende tutto dalla forma della vostra pezza e dall’avanzo che volete conservarne.

 

Poi si fa lo stesso con il cotone e con la plastica.
Sempre per ragioni di economia dell’avanzo (che è una religione, per chi cuce), io ho fatto due strisce di 9 x 33, che poi ho tagliato a 22 cm per ottenere le due piccole da 9 x 12.

Ho recuperato la plastica dall’involucro di non ricordo cosa (forse era una confezione di mutande).
Io ho un lievissimo disturbo del comportamento per cui conservo qualsiasi cosa non si decomponga e non puzzi lasciandola là, perché “potrebbe servire a qualcosa”. Finora questo pezzo di plastica morbida è l’unica cosa che, in tanti anni, ho effettivamente riutilizzato, ma ho una vasta collezione di preziose parti di ricambio (che gli stolti chiamano scioccamente “spazzatura”) che sono sicura che un giorno userò, se vivrò a sufficienza.

Se siete così cicale da non aver conservato delle buste di plastica, potete fottere in ufficio una di quelle bustine trasparenti per archiviare i documenti, ma non prendete quelle moderne, goffrate, che non si appiccicano, altrimenti non leggerete bene i punti in gara: cercate quelle lisce e attaccaticce che andavano negli anni Ottanta, ne devono pur essere rimaste un po’, da qualche parte.

 

Questi pezzi di stoffa vanno sovrapposti in modo che, una volta cuciti per tre lati e rivoltati come un calzino, si presentino in ordine utile (cioè con la spugna all’interno e la plastica all’esterno), mostrando il loro lato bello (disegni a vista).

Dopo infiniti tentativi e controlli, ho concluso che la successione corretta è:
– cotone col dritto in su
– plastica
– cotone col dritto a faccia in giù
– spugna

Fidatevi e andiamo avanti.

 

Si fa la stessa cosa con il rettangolino di avanzi (almeno, per me erano avanzi).
In effetti non serviva sovrapporre i rettangoli più grandi prima, mi sono un po’ incasinata, ma viene lo stesso…

 

Si ferma tutto con gli spilli, in modo che, passando sotto la macchina da cucire,  non si spostino.
Vi dico già che la spugna è insidiosissima da cucire e tende a farsi deformare dal trascinamento del piedino.
La plastica, poi, è impossibile da tenere ferma e vi verrà una crisi di nervi solo per mettere i primi due spilli.
ATTENZIONE!
La plastica, ovviamente, una volta trapassata dalla punta dello spillo, resta bucata, non si “rimargina” come la stoffa, quindi, se non volete un portadescrizione punti in braille, dovete badare a spillare il meno possibile e il più lateralmente possibile.
Proprio per la spiccata scivolosità della plastica, io ho ben presto deciso che un portadescrizione punti crivellato di buchini sarebbe andato benissimo lo stesso, e ho spillato come se non ci fosse stato un domani; era, comunque, mio dovere farvi riflettere sulla cosa.

 

Bisogna prima cucire la stratificazione di rettangoli piccoli, che – vista la ridotta superficie – risulta praticamente un cubo.
Se avete a disposizione un morsetto da falegname, usatelo per tenere fermi ‘sti cazzo di rettangoli di stoffe.
Gli strati di rettangoli piccoli vanno cuciti sui due lati lunghi e su uno corto.

 

Quindi, si rivolta il tutto e si cuce l’ultimo lato sul dritto.
“Ma fa cagare” – diranno subito i miei Piccoli Lettori.
Ce ne battiamo il culo, tanto poi non si vede.

 

È ora il momento di tornare ai nostri rettangoli grandi, quelli con la plastica (nei piccoli la plastica non c’è, non occorre specificarlo, neh?).
Siccome ci stavamo dimenticando di inserire la polsiera (i rettangoli piccoli sono la polsiera, lo avevate capito?), bisogna ora riaprire gli strati a panino e inserire la polsiera tra il primo strato di stoffa (faccia in su) e lo strato di plastica.

La polsiera va collocata a circa un terzo dell’altezza del portadescrizione punti, per avere qualche chance di ritrovarsela al polso anziché al gomito.
Si richiuda tutto, lasciando gli strati nell’ordine originale, si spilli secondo sentimento e necessità e si cucia.

 

Ora bisogna cucire i due lati corti e uno dei lati lunghi.

In tale lato lungo resta fissata la polsiera, quindi è bene badare al fatto che il il lato corto cucito a vivo della polsiera (quello che fa cagare) resti celato per sempre in questa cucitura.

 

A questo punto, si mozzino gli angoli, si taglino i fili vaganti, si rifili la stoffa eventualmente eccedente (succede se si è cucito storto, non che sia il mio caso) e si rivolti la creatura.

 

TA-DAH.
Ha funzionato.
Siente sbalorditi, eh?
… mai quanto me!

 

Ora manca solo la chiusura, che ho deciso di risolvere brillantemente con l’applicazione di una cerniera, arte nella quale eccello.

Probabilmente, ad averci pensato prima, si poteva seguire un procedimento simile a quello che la Giraffa usa per le pochette e attaccarla con la macchina in una fase precedente, ma io non solo mi sono posta il problema solo adesso, ma sono anche impedita ad attaccare le cerniere a macchina, quindi la applico ora a mano, ché faccio prima.

Le cerniere si attaccano col punto indietro, cioè si va avanti con l’ago solo sul rovescio, mentre sul dritto lo si infila nello stesso punto un cui è uscito, affinché non resti filo a vista.
Ciò è possibile grazie alla trama fittissima della cerniera, che fa sì che – contrariamente alle apparenze – ago e filo non passino mai precisamente nel punto in cui sono spuntati fuori in un verso (altrimenti uscirebbero dalla trama senza cucire le parti).

 

Cucire a mano nella plastica non è così orribile come pensavo, ma bisogna stare attenti a non cucire troppo vicino al bordo, altrimenti il filo strappa la plastica. Poiché la plastica non ha trama, per sicurezza ho passato qualche punto fuori.

… Tanto poi si sporcherà e non se ne accorgerà nessuno.

 

 

Con un pezzetto di elastico, si fissa la polsiera alla cerniera, in modo che formi il bracciale.
Questo accorgimento serve a infilarsi il portadescrizione punti al polso senza amputarsi la mano sinistra, altrimenti non passa.
Si può fare una polsiera più larga – è ovvio – ma poi il portadescrizione punti non aderisce, è scomodo e non è mai girato nel verso che serve per leggere.

 

 

Proprio finito-finito non è.
Bisognerebbe fare un’asolina e applicare un bottoncino, in modo da poter far aderire tutta la polsiera al braccio, nascondendo l’elastico.
Già così, però, si può usare.

Inoltre, quando non si è in gara, questa meravigliosa creazione può essere usata come pratico astuccio per riporre bussola e si-card.

 

 

3 thoughts on “Portadescrizione punti: il Tutorial per cucirlo da sé [fotoromanzo]

  1. The Speaker

    Per un po’ sono riuscito a seguirti. Poi, come mi succedeva da bambino quando dovevo fare qualunque cosa fosse descritta nel quattordicesimo volume dell’enciclopedia dei “Quindici”, mi sono perso alla grandissima. Ci patisco pure io ma, essendo dotato della stessa manualità di un oritteròpo, mi tocca patirci senza poter fare di meglio… :-(

  2. Pingback: Come si riconosce un'orientista | RunLovers

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