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	<title>LARRYCETTE &#187; Anton Ego</title>
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	<description>oltre la buccia d&#039;arancia</description>
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		<title>Café del Mar, via San Nicolò 3, Trieste</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 21:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>| <strong><em><span style="color: #99cc00;">über Sinn und Bedeutung</span></em></strong> |</p>
<p>Prima o poi dobbiamo testare anche tutta quella sfilza di bar-fotocopia da fighettame di via San Nicolò bassa.<br />
Iniziamo con sistematicità e ci infiliamo, per prima cosa, al</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Café del Mar, via San Nicolò 3, Trieste</span></strong><br />
L&#8217;atomosfera interna è leggermente cupa, l&#8217;istinto è quello di cercare le vasche con le pozioni magiche per sviluppare le foto, poi Zzi mi ricorda che no, pirla, non è una camera oscura, è un bar, e stai attenta a dove metti i piedi!<br />
Guardo bene in terra e, sebbene le luci siano estremamente basse per un locale che somministra alimenti in cui avventori e personale restano vestiti, non c&#8217;è nulla da nascondere, il pavimento è pulito, anche negli angoli.<br />
Occupiamo un tavolino sul retro tanto alto quanto minuscolo, la cui già ridotta superficie è occupata da un lumino più sepolcrale che romantico. Accanto alla macchina del caffè giace, parzialmente mangiucchiato, un toast poggiato direttamente sul marmo del bancone che, però, appena noi clienti prendiamo posto dove può essere visto, sparisce.</p>
<p>Attendiamo la cameriera per un tempo ragionevole, questa, cordiale e sorridente, non ci propone la lista, del resto noi, decisi sulla nostra ordinazione, non gliene diamo modo.<br />
La giovane veste in total look nero, spezzato solo dal grembiule color vinaccia&#8230;non sia mai che le frequenze del verde impressionino le stampe!</p>
<p>Quando chiedo il vodka russian si alza un sopracciglio sul gioviale volto della barista, ma, poiché non chiede delucidazioni, deduco che sappia benissimo cosa voglio.<br />
Io lo so, se me lo chiede, io lo so.<br />
Ma non me lo chiede, e io non glielo dico.</p>
<p>Nell&#8217;attesa ho modo di apprezzare i tovagliolini personalizzati che, sotto al logo a due colori del locale, reca la descrizione &#8220;wine e american bar / stuzzicheria&#8221; e i recapiti.<br />
&#8220;Stuzzicheria&#8221;.<br />
Sticazzi, mi viene da dire.<br />
Cosa diavolo sarà una stuzzicheria? Si direbbe un neologismo creato per analogia con termini quali &#8220;pizzeria&#8221; o &#8220;coltelleria&#8221;.  La prima è un locale in cui si produce e somministra pizza. Nella seconda si vendono e si fa manutenzione ai coltelli, in alcuni casi vi vengono anche realizzati.<br />
Ne deriva che in una stuzzicheria si producano e somministrino/vendano gli &#8220;stuzzichi&#8221; o le &#8220;stuzziche&#8221;. Non mi risulta che questo segno possa essere riferito ad alcun significato. Al massimo, con uno sforzo di immaginazione, posso credere che si riferisca a &#8220;stuzzichini&#8221;.<br />
Al di là del fatto che gli stuzzichini, gratuitamente serviti come accompagnamento o acquistabili singolarmente, in un bar sono una presenza un po&#8217; scontata [tanto varrebbe scrivere allora "coca-coleria", "acquadel rubinetteria", "cappuccineria"], la dicitura corretta dovrebbe allora essere &#8220;stuzzichineria&#8221;.<br />
&#8220;Faccagare&#8221;, diranno subito i miei piccoli lettori. Sono d&#8217;accordo. Anche &#8220;stuzzicheria&#8221;, d&#8217;altro canto, è un ottimo succedaneo del confetto Falqui.</p>
<p>Non tutte le lingue hanno una e una sola parola per indicare un concetto, questo spiega perché, con i mutamenti culturali che portano nuovi concetti nelle società, si ricorra a perifrasi o a prestiti. Non è obbligatorio usare una sola parola per chiamare le cose.<br />
Inoltre, la presenza di stuzzichini in un bar non è, a mio modesto avviso, un mutamento culturale di portata tale da giustificare il conio di una nuova parola, specie così brutta.</p>
<p>Non appena mi si riassorbe la bile, arriva il vassoio con le consumazioni.<br />
Al posto del mio vodka russian c&#8217;è un bicchiere di Coca Cola. Ah, no, è un Black Russian.<br />
Lo faccio notare.<br />
Sconcerto nella barista. Conferma che è un Black Russian. Riconosce che avevo chiesto Vodka Russian. Ora sembra comprendere perché ho usato un senso diverso dal suo per riferirmi ad un significato che &#8211; TA DA! &#8211; è altrettanto diverso.<br />
Spiego cos&#8217;è il Vodka Russian. Risponde che tanto la Russian non ce l&#8217;aveva.<br />
Faccio la faccia di quella che dice &#8220;E allora potevi dirmelo e chiedermi cosa voglio&#8230;.e se fossi stata una i quelle strambe che odiano il caffè?&#8221;, ma taccio.<br />
Fatalmente, sono una creatura estremamente espressiva.</p>
<p>La barista, compresa la gaffe e il peccato di ubris, insiste tantissimo per cambiare la mia consumazione, ma dato che io non sono una di quelle strambe che odiano il caffè e so quanto costa la kahlua, lo bevo lo stesso.<br />
È buono; un po&#8217; abbondante di kahlua [o carente di vodka, punti di vista], ma, proprio per questo, dolce e beverino.</p>
<p>Gli stuzzichini riempiono il tavolo [grazialcazzo, ha il diametro di un 33 giri e, dopotutto, siamo in una stuzzicheria], ma tra essi non ce ne è nemmuno uno che &#8216;faccia fondo&#8217;, eccettuata la fetta di pane tagliata in 4 su cui giacciono i resti smembrati di un pomodoro e di una mozzarella che hanno fatto felici molti altri palati. Ci sono olive, ma non c&#8217;è un piattino dove gettare gli ossi, ci sono peperoncini verdi sott&#8217;aceto, ma nemmeno un tovagliolo di carta dove gettare i piccioli, ci sono arachidi in guscio, ma un cazzo di niente dove mettere le bucce: in men che non si dica il 33 giri è pieno di briciole di arachidi, tovagliolini umidi di resti di peperoncini e ossetti sputazzati.<br />
Per fortuna i bagigi sono pochi e liberiamo presto una coppetta da adibire a pattumiera.</p>
<p>Alla cassa, la barista si scusa ancora per il malinteso e ci ringrazia e saluta molto educatamente.</p>
<p>Non è il tipo di locale che mi piace, ma lo sapevo prima di entrarci; nonostante ciò e nonostante il fatto che neanche qui sia possibile bere un vodka russian [o scegliere un'alternativa!] è un locale privo di doti, ma anche privo di difetti.</p>
<p>In breve</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦ [Un po' camera oscura, un po' boudoir, parecchio stravisto]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦♦ [Fanno di tutto per non darlo a vedere, ma è molto ordinato e pulito!]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦ [Tutto pulito e grazioso, ma neanche una sputacchiera!]<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦ [Uno per la presunzione e uno per la sufficienza]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦♦ [Per la sincera disponibilità a sostituire la consumazione]<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [Sempre 'sto nero...]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦ [Il black russian era di mio gusto, ma obiettivamente leggermente squilibrato]<br />
Cibi: ♦♦♦ [Freschi, non abbondanti, ma neppure scarsi, un po' troppo fighetti e inspiegabilmente mancanti di semplici patatine]</p>


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		<title>Ristorante Madonna di Como, Madonna di Como [Alba], CN</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dispetto del nome, la località Madonna di Como è una frazione di Alba [CN]. Il paese è costituito essenzialmente dalla chiesa, nel cui retro è situato il ristorante, bar, tabaccheria. L&#8217;arredamento è decisamente ruspante, con le pareti tappezzate di quelle finte pergamene da bancarelle con i motti popolari e avvisi del tenore “per colpa [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">A dispetto del nome, la località Madonna di Como è una frazione di Alba [CN].<br />
Il paese è costituito essenzialmente dalla chiesa, nel cui retro è situato il ristorante, bar, tabaccheria.<br />
L&#8217;arredamento è decisamente ruspante, con le pareti tappezzate di quelle finte pergamene da bancarelle con i motti popolari e avvisi del tenore “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Uno di questi cartelli suona ironicamente sinistro: “mangiando a Madonna di Como il tempo si ferma un po&#8217;”.<br />
Infatti, qui, un pranzo richiede almeno tre ore. Una delle quali trascorsa in piedi come fessi col portafogli in mano davanti alla cassa, senza che per questo il proprietario accenni a far di conto.<br />
Sapendolo, prenotiamo per le 12,30, sebbene il padrone ci assicuri che non ci sia alcun bisogno di prenotare perché da lui “non ci va nessuno”. Infatti è pieno e quando arriviamo i tavolini da due sono finiti. Scegliamo quello da quattro di fronte al banco, a quindici centimetri dal fancoil. La tovaglia di cotone a quadrettoni è corredata di coprimacchia in carta usa e getta, ma il tovagliolo è in stoffa e, sebbene piatti e posateria siano piuttosto semplici, i bicchieri cantano.<br />
Intorno a noi, sugli scaffali, appese ai muri, sui davanziali e, in generale, su ogni sporgenza che aggetta dal muro più di otto centimetri, le bottiglie della ricchissima cantina, molte della quali non in vendita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Appena arrivati, il padrone ci offre come aperitivo un dolcetto Ratti, che accompagniamo con qualche fetta di salame del contadino, “fatto come una volta”. Per il palato cittadino, abituato a prodotti industriali e raffinati [nel senso di trattati come attraverso una raffineria, non nel senso di sopraffini] è troppo fresco, troppo grasso, troppo sfaldato.  Praticamente è  porco crudo ed è una prelibatezza, succulento e bisognoso di masticazione, caldo delle parti grasse e fresco di pepe. Per il pasto scegliamo una bottiglia di nebbiolo, sempre Ratti. La cameriera viene in nostro soccorso proponendoci anche l&#8217;acqua, che il padrone non aveva minimamente preso in considerazione, avendo invece accuratamente disposto per pane e grissini. È che lui a queste miserie non bada.<br />
Arriva ora la carica degli antipasti: l&#8217;offerta è ampia, ma le dosi sono esagerate e dobbiamo limitarci a due scelte, consapevoli che una sarebbe più che sufficiente [“il bue che dà del cornuto all'asino”, mi par di sentir commentare]. Scegliamo la carne cruda e la lingua. La carne cruda all&#8217;albese è una pietanza molto facile a prepararsi: si prende la carne – magra – e la si batte a coltello, tritandola  finemente; vale anche passarla nel tritacarne a manovella. Dopo di che, la si mette in una ciotola e la si porta in tavola. Così: senza puttanate di sottaceti, senape e aglio, come nella tartara. Ciascun commensale potrà condirla a piacimento. In stagione, alcuni la consumano con una grattatina di tartufo. A me piace così, nuda, senza aggiunte, con il solo gusto di muscolo e sangue. Ne mangiamo una cuffa, dopo la quale siamo già sazi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il padrone si intrattiene con i clienti mentre questi pranzano e a noi fa l&#8217;onore di ostendere i tartufi sotto al naso. Zzi è molto colpito, io ho quasi i conati dal tanfo.<br />
Mentre ancora ci stiamo palleggiando la mucca tritata che abbiamo in tavola, ci viene servita la lingua con la salsa verde. La salsa verde che preparano in Langa è diversa da quella genovese: presenta delle componenti rosse, che hanno tutta l&#8217;aria di essere peperoni, tuttavia è ugualmente appetitosa e invoglia anche questa alla scarpetta col pane [giusto per non riempirsi lo stomaco inutilmente].<br />
A questo punto siamo satolli, ma ci vergogniamo a  non ordinare altro. Zzi prende i taglierini all&#8217;uovo fatti in casa, con la grattata di tartufo. A occhio e croce – considerando che la pasta all&#8217;uovo  ha una scarsissima resa in cottura – saranno mezzo chilo, forchettata più, forchettata meno. Io prendo il capriolo in umido cotto nel vino. È tenerissimo. Chissà com&#8217;era carino da vivo, chissà che  musetto dolce, che sguardo vispo; chissà com&#8217;era liscio il suo pelo e com&#8217;erano scattanti le sue zampette&#8230;chissà cosa stava facendo quando il cacciatore gli ha spanto il cervello per tutto il bosco. Provo una profonda riprovazione verso di me, ho disprezzo della mia mollezza d&#8217;animo e del mio egoismo. Ma ho molta gratitudine verso la cuoca che ha così bene onorato le spoglie dell&#8217;animale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sono passate le tre e – essendo praticamente ora di merenda – ordino il misto di dolci della casa, così ho modo di assaggiare: il bunet, il tipico budino casalingo al cioccolato  tipico del Piemonte; la panna cotta, anche questa fatta in casa, come chiaramente si evince dalla consistenza rilassata, dal gusto intenso e dalla grassezza prossima a quella dello strutto; il salame di cioccolato, quasi più buono del mio, fatto con molte nocciole, che lo rendono dolce e piacevolmente “lubrificato”; la torta di nocciole delle Langhe, un <em>cugno </em><span style="font-style: normal;">[triestino: lett. “cuneo”, nel senso di blocco di pietra molto solido, per estensione detto di cosa o persona pensante] di antimateria grande come una scatoletta di fiammiferi, ma pesante come un bidone di polonio. Nonostante l&#8217;alto valore nutritivo, questa torta è molto buona e appetitosa perché poco dolce e dalla consistenza sorprendentemente pulita in bocca.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">Il padrone ha cercato di farci arrestare all&#8217;alcol test offrendoci svariati digestivi, ma noi siamo stati fermi sulle nostre posizioni e abbiamo continuato a chiedere il conto. Prima di dover diventare sgarbati, il padrone si è ricordato che abbiamo davanti cinquecentoquaranta chilometri e, mosso a compassione, ha sparato una cifra qualsiasi, che noi gli abbiamo corrisposto senza batter ciglio, pur di essere rilasciati. È stato, comunque, un riscatto molto onesto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">Usciti alle quattro passate, perdiamo ancora un po&#8217; di tempo [tanto ne abbiamo] per aspettare un mio caro amico, al quale diamo il consueto nome di fantasia, Defe di Defe&amp;Tardu, che voglio a tutti i costi salutare. Per la prima volta in dieci anni lo vedo senza l&#8217;amico Tardu e al fianco di una bella ragazza, che chiamerò Kimmy. È molto carina, pesa circa un terzo di me, ma mi arriva comunque al mento, veste sobriamente e porta calzature femminili, ha lineamenti molto graziosi e sguardo espressivo.<br />
Quindi la odio.<br />
Lei, invece, strepitosa nella sua superiorità, è verso di me molto cordiale e affatto invadente. Quando si allontana per rispondere al cellulare, offre il fianco: “C&#8217;ha la suoneria di Tiziano Ferro”, constato acida [che per noi rocchettari è un po' come per uno della lega averci la morosa abruzzese, cioè terrona e dipietrista in un colpo solo].<br />
Ma l&#8217;innamorato la difende “Ma sì, ma no, ma è una fan di Bon Jovi, è una fan di Bruce&#8230; È fan di Springsteen, sai?”<br />
“E quanti concerti ha visto?”<br />
“Neanche uno.”<br />
“&#8230;.”<br />
“Va beh, ma le piace!”. È proprio amore, e mi si contorcono le budella. Il tempo è tiranno ed è bene portare in salvo l&#8217;adorabile Kimmy prima che io mi tolga gli occhiali e glieli conficchi con tutta la mia forza nella giugulare: “Ciao, piacere d&#8217;averti conosciuta. Se lo fai soffrire, ti ammazzo”.</p>


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		<title>Birreria Primo, via Santa Caterina, Trieste [saga del vodka russian, episodio XIII]</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Post aggiornato A causa dello sciopero della fame, questo aperitivo avrà luogo in forma ridotta. O, almeno, queste erano le intenzioni. Prima della gara di orienteering a Venezia, infatti, dato l&#8217;imminente impegno fisico, occorreva controllare un po&#8217; la dieta, evitando stravizi. Io ho continuato a pasteggiare a pizza per tutta la settimana precedente, come se [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ff9900;"><em>Post aggiornato</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">A causa dello sciopero della fame, questo aperitivo  avrà luogo in forma ridotta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">O, almeno, queste erano le intenzioni.<br />
Prima della<a title="Il disastro al trentesimo MOV" href="http://www.larrycette.com/xxx-mov" target="_blank"> gara di orienteering a Venezia</a>, infatti, dato l&#8217;imminente impegno fisico, occorreva controllare un po&#8217; la dieta, evitando stravizi.<br />
Io ho continuato a pasteggiare a pizza per tutta la settimana precedente, come se niente fosse &#8211; approfitto per nascondermi dietro un dito e dare a CP la colpa della mia pessima resa in gara [sappiamo tutti che non è così, ma fingiamo almeno per un momento].<br />
Zzi ha tagliato vino, birra e pizza con la disciplina che lo contraddistingue, perciò l&#8217;aperitivo si è tenuto nell&#8217;improbabile serata di martedì, termine ultimo per l&#8217;assunzione di alcol.<br />
Compresi nella missione di testare tutti i locali, ma vincolati al centro città da commissioni inderogabili [Larry &amp; Giraffa a fare shopping compulsivo all'emporio stoffe, per riaversi dall'estenuante riunione Unicef prenatalizia], andiamo a provare la</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="color: #ff6600;">Birreria Primo, via Santa Caterina, Trieste</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non ci avevo mai messo piede prima, ma la ricordo vagamente – essendoci passata davanti diverse volte – come un ambiente rustico e legnoso, piuttosto conforme al prototipo di birreria.<br />
Sfortunatamente, ha voluto darsi una svecchiata e adesso ha più l&#8217;aria di un parrucchiere alla moda [forse sono i parrucchieri alla moda a sembrare bar di Manhattan], con le pareti bianche, i tavoli di impiallacciato rivestito rovere moro [che sarebbe l'essenza che il “marrone-nero” Ikea vuole imitare], arredi verde fastidio, banconiere gnocche.<br />
Non solo belle, proprio aggnoccolate anche nell&#8217;allestimento di acconciature e trucco, in abiti aderenti e valorizzanti, abbronzate e poco sorridenti, sebbene garbate e disponibili, come si confà alla gnocca DOC.<br />
La vera gnocca, infatti, non ride mai. Personalmente, fossi figa come loro, sarei contenta solo di quello e riderei dalla mattina alla sera senza ulteriore motivo, ma la gnocca DOC è sempre cupa, è afflitta dal peso insostenibile della bellezza, è sempre travagliata dalla responsabilità di tanto splendore. Inoltre, essendo molto desiderata, deve darsi un contegno per non passare da sciacquetta ed effettuare una severa scrematura, mostrandosi scostante e irraggiungibile. Da qui il luogo comune che le belle siano stronze. Probabilmente è un pregiudizio ingiusto e fomentato dall&#8217;invidia, ma meglio così. Almeno ce n&#8217;è un po&#8217; per tutte, altrimenti, se oltre che finaliste del trofeo <em>golden potatoe</em> fossero anche dolci e simpatiche a prima vista, a noi ravatti non resterebbe un fico secco e – per quanto inizialmente ben selezionata – la specie si estinguerebbe. Invece così, la provvida Natura dà anche a noi la nostra occasione di accoppiarci [delle rare eccezioni di patate simpatiche e della mia capacità di conoscerle e farmele amiche mi vanterò un'altra volta].</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prendiamo posto attorno ad un tavolo rotondo e ordiniamo. Così: a sentimento, perché la lista non ci viene neanche proposta [e certo, preoccupata com'è ad esser figa, non può mica tenere a mente che magari uno vorrebbe scegliere]. La Giraffa chiede un succo d&#8217;ananas, io il solito [devo ripetere, ma non è il teatro di Epidauro, quindi imputo l'iniziale incomprensione all'acustica] e Zzi “un rosso”.  La gnocca d&#8217;argento si rivolte smarrita alla gnocca d&#8217;oro, la quale da dietro il bancone enumera i tipi di vino rosso a disposizione, mantenendo, però, il più stretto riserbo sull&#8217;azienda agricola [!]. Affidandosi alla proverbiale fortuna, Zzi punta sul merlot. Vino e succo ci vengono portati relativamente presto, accompagnati da stuzzichini contati, ma prelibatissimi: crocchette di riso, quadretti di pizza, vere patate fritte [e che altro aspettarsi nel reame della <em>pomme-de-terre</em>?]. Il vodka russian dà chiaramente problemi; certo, attendere qualche istante per le altre due consumazioni e servirci contemporaneamente non avrebbe guastato, ma la pantomima inscenata fa trascorrere piacevolmente l&#8217;attesa. La gnocca d&#8217;argento si consulta prima con quella d&#8217;oro, poi con il latifondista [il padrone della piantagione di patata]; poi la gnocca di bronzo viene spedita verso le cucine. Pensiamo che vada a consultare un manuale, o internet [nel secondo caso sudo freddo, perché nella mia presunzione immagino che googlando “vodka russian” si apra Larrycette]. Dopo poco si avvicina al nostro tavolo la gnocca di latta.<br />
È una ragazza carina, snella e dall&#8217;aspetto pulito, ma è pallida, ha un&#8217;acconciatura pragmatica, nessun trucco, si presenta in jeans e camicia della sua taglia [non della figlia] e porta gli occhiali. Sa di Harry Potter relegato a vivere nel sottoscala. Infatti è sveglia. Non sa cosa sia un vodka russian, ma cerca di non darlo a vedere tentando di convincermi che voglio un black russian; bluffa benino, ma io sono scoglionata dalla clientela di fighettame che ha riempito il locale e sono troppo agguerrita per farmi incantare. Lei incassa il pistolotto della culona saccente sulla Schweppes russian “quella con l&#8217;etichetta rossa con su scritto &#8216;russian&#8217;” senza aggiungere acredine al dialogo, anzi, intuisce al volo il mio genere e propone alternative pertinenti. Accetto uno screwdriver, che prepara spremendo le arance con le sue manine, non versando il succo dal cartone, e che mi arriva al tavolo in un battibaleno. Sono colpita. Certo, c&#8217;avesse messo pure la vodka, anziché mostrare l&#8217;etichetta al bicchiere, sarebbe stato perfetto, ma tutto credo che non si possa avere.<br />
Arrivano poi Bruttino e La Minaccia, facendosi largo tra il popolo in libertà all&#8217;aperitivo, il solito irritante pout-pourri di aspiranti farabutti ed ex-ragazze immagine [il trattino è al posto giusto: non sono più ragazze, non è che sono scese dalle zeppe], incapaci di distinguere il costoso dall&#8217;elegante, anche se ogni tanto, diamogliene atto, qualche borsetta la imbroccano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sempre nel rispetto della rigorosa dieta dell&#8217;atleta, al secondo giro ordino un rum cooler; lo ripeto tre volte, ci incasiniamo con il numero degli spritz, facciamo fare la strada quattro volte alla gnocca d&#8217;oro &#8211; che ha già mal di piedi, e sono appena le otto, ma non per questo ci manda a qual paese come avrei già fatto io al suo posto &#8211;  e alla fine ci arriva un Cuba libre [per giunta senza bottiglietta a parte]. Ci metto un po&#8217;, ma poi realizzo che a Trieste il Cuba libre si chiama “rùmie&#8217;koja” [scritto rum &amp; cola] e capisco l&#8217;equivoco. Rifilo il Cuba a Bruttino e gli soffio lo spritz da sotto il naso.<br />
Lo spritz è proprio buono. Abituati come siamo agli <em>slonc</em> che ci rifilano un po&#8217; dappertutto, questo, dosato opportunamente e sprizzato con la soda vera anziché con la minerale [o – almeno – con la minerale appena aperta!] ci sembra quasi strano.<br />
Per ultimo arriva Josephine.<br />
Noi facciamo appena in tempo a salutarlo e a sbafarci tre quarti delle sue patatine, poi ci dileguiamo  perché Zzi deve correre a casa ad aggiornare il sito della nostra giovane, ma rispettabile, società di orienteering, in vista dell&#8217;imminente gara nel parco di San Giovanni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p>In breve</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦♦ [Sembra il parrucchiere di via Torino, ma suppongo che fosse così che voleva sembrare]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦♦ [Grazie al ca..., è nuovo!]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦♦ [Si sono dotati di una preparata - anche se la tengono nascosta - e, ove carente, propositiva]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [Sempre 'sto nero...]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦♦ [Il vino era buono, lo spritz anche; mancano l'eccellenza per la poca vodka nello screw e il cuba senza bottiglietta a parte]<br />
Cibi: ♦♦♦♦ [Buoni buoni, ma - maledizione - portati in tavola contati]</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">


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		<title>Ristorante &#8220;Al ritrovo marittimo&#8221;, Trieste</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
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		<description><![CDATA[Va beh, cari piccoli lettori, vedo che le lingue straniere non sono il vostro forte. Non svelo la soluzione casomai qualcuno venisse folgorato da un&#8217;intuizione tardiva, ma procedo ugualmente, che il blog langue. Martedì 13 Zzi e io ci siamo visti a pranzo e abbiamo provato per voi il ristorante Al ritrovo marittimo, di via [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Va beh, cari piccoli lettori, vedo che le lingue straniere non sono il vostro forte. Non svelo la soluzione casomai qualcuno venisse folgorato da un&#8217;intuizione tardiva, ma procedo ugualmente, che il blog langue.</p>
<p>Martedì 13 Zzi e io ci siamo visti a pranzo e abbiamo provato per voi il ristorante <span style="color: #ff6600;"><strong>Al ritrovo marittimo,</strong></span> di via Lazzaretto Vecchio [quella di Saba, sì, esiste davvero!].<br />
È un ristorante che offre il pescato del giorno a prezzi non esattamente popolari, ma tutt&#8217;altro che proibitivi.<br />
L&#8217;arredamento è un po&#8217; &#8220;folk&#8221;: alberi di navi e reti da pesca che pendono qua e là, ma pare che anche i ristoranti più esclusivi non resistano alla tentazione di drappeggiare bandierine e granchietti in ogni angolo, perciò direi che dobbiamo apprezzare il fatto che qui &#8211; tutto sommato &#8211; i proprietari si sono trattenuti.<br />
Il tavolo è apparecchiato con tovaglietta all&#8217;americana intrecciata, doppia forchetta, doppio bicchiere, rametto di rosmarino [va beh, mica sono tutti come me che odiano i vasetti sul tavolo, un po' d'ornamento pare sia d'obbligo]. Il pane arriva in piccoli setacci di legno, che sfidano l&#8217;onestà degli avventori con il loro aspetto delizioso e le loro dimensioni &#8220;da borsetta&#8221;.<br />
Il vino è proposto anche a bicchiere, con prezzi che oscillano tra i due e i quattro euro al calice: una soluzione molto adatta alla pausa pranzo, sia in termini etilici che economici.<br />
Io scelgo insalata di folpetti [penso "piccoli polpi", in Italia: l'ittionomastica è una disciplina difficile da padroneggiare, anche a causa del fatto che le specie di pesci cambiano leggermente a seconda della zona perciò la corrispondenza non è mai esatta e l'uso di termini dialettali è spesso giustificabile]: il folpetto, come il polpo &#8211; donde derivo la parentela &#8211; del resto, è una bestiolina infame perché si presenta durissimo la maggior parte delle volte. Un ottimo sistema per renderlo tenero è congelarlo. Un altro è batterlo per fracassargli &#8220;il nervo&#8221;. Bisogna saper batterlo, se no è un attimo fracassargli le carni. I miei folpetti erano teneri, molto gustosi e accompagnati equilibratamente con sedano, aglio, prezzemolo e poca dadolata di pomodoro.<br />
L&#8217;olio di condimento era molto aromatico, credo fosse di San Dorligo [per i non triestini: un vicino comune della provincia di Trieste, prossimo al confine con la Slovenia, tant'è che è ufficialmente bilingue e viene chiamato "Dolina" dai parlanti sloveno; da qualche anno vi si produce un olio d'oliva pregiato, ma poco diffuso, per via della produzione limitata].<br />
Zzi sceglie un affettato di pesce spada leggermente affumicato, servito con qualche strisciolina di pomodoro secco. Ho assaggiato il pesce: compatto e gustoso, con un&#8217;affumicatura marcata, ma non invadente. Essendo una maniaca sessuale del pomodorino secco non posso esprimermi sull&#8217;abbinamento, che io troverei appetitoso anche con il caffè e latte.<br />
Zzi ordina i bigoli in salsa, ottimi, specie per la consistenza della pasta, che è difficile azzeccare [il bigolo è medaglia di bronzo di paste stronze, prima di lui solo la trofia genovese e, regina incontrastata delle stronze d'acqua bollente, l'orecchietta pugliese].<br />
Io bisso l&#8217;antipasto e, in barba ai sette gradi che ci sono fuori, scelgo un altro piatto freddo: tartara di ombrina con crostini, che ho trovato squisita, ma &#8211; si sa &#8211; io ho un debole per carne e pesce crudi.<br />
Ad ogni modo, vi piaccia o no il pesce crudo, la mia tartara era freschissima, i crostini opportunamente dorati e, ordinandola, si vince il diritto ad avere la bottiglia d&#8217;olio a tavola. Impippandomene dell&#8217;opinione degli altri avventori, finita la tartara mi sono sfondata di pane&amp;olio.<br />
Burp.<br />
Non ho avuto la forza di ordinare il dolce. Peccato perché il posto prometteva bene.<br />
Non so quanto ammontasse il conto con precisione, tuttavia i prezzi in menù erano tutti compresi tra gli 8 e i 15 euro, perciò il conto è presto fatto.<br />
L&#8217;acqua somministrata è di marca Fonte Guizza; non credo che si trovi fuori dalla regione, è una buona acqua di sapore simile alla Lurisia o alla San Bernardo.<br />
Il caffè è Illy.<br />
Nota sul bagno: l&#8217;allestimento della toilette è volutamente spartano, con piastrelle quadrate e porte in legno bianche stile &#8220;cesso delle medie&#8221;. I lavabo sono due, incassati in una grande credenza con piano di marmo e tanto di sportelli di legno che, dato che non abbiamo i piedi in una pozza d&#8217;acqua e sapone, evidentemente celano i tubi alla vista.<br />
Ogni tanto si incastra la porta del bagno delle femmine, quindi se vi capita di aspettare per un quarto d&#8217;ora che si liberi e, pur bussando, non sentite provenire alcun rumore, non temete: non c&#8217;è un cadavere, è solo la rotella che si è bloccata, i proprietari sanno cosa fare in questi casi, basta segnalarlo.<br />
Tenete per voi la pur interessante ipotesi del cadavere.</p>
<p>°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°<br />
DOMANDA DA TRE PUNTI:<br />
<strong><br />
In quale poesia Umberto Saba nomina via del Lazzaretto Vecchio?</strong></p>


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		<title>[Repost] Caffè di Piazza Verdi, piazza Giuseppe Verdi, Trieste [saga del vodka russian, episodio VII]</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 14:45:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari piccoli lettori, mi sono accorta adesso che questo post non era completo. Siccome amo le cose fatte con cura [spostatevi, o il mio naso allungato bucherà lo schermo e vi si pianterà in un occhio], lo ripubblico completo. Dài, su: che il prossimo esce domani! °°°°°° Con le pive nel sacco ci alziamo dal [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;">Cari piccoli lettori,<br />
mi sono accorta <em>adesso</em> che questo post non era completo.<br />
Siccome amo le cose fatte con cura [spostatevi, o il mio naso allungato bucherà lo schermo e vi si pianterà in un occhio], lo ripubblico completo.<br />
Dài, su: che il prossimo esce domani!</span></p>
<p>°°°°°°</p>
<p>Con le pive nel sacco ci alziamo dal <a title="La mia esperienza all'Audace" href="http://www.larrycette.com/caffe-audace-piazza-unita-ditalia-trieste-saga-del-vodka-russian-episodio-vi" target="_blank">Caffè Audace</a> e ci dirigiamo mesti verso casa, tuttavia la mia voglia di aperitivo non è placata. L&#8217;aperitivo, come tutti i pasti, non è mera soddisfazione gastrorganolettica, bensì è un piccolo rituale che &#8211; se non eseguito con tutti i crismi &#8211; non è abbastanza soddisfacente. Un aperitivo in un locale in cui ci si trva a disagio è più o meno l&#8217;equivalente di un pranzo da soli alla mensa aziendale: non che non sfami, ma la domenica in famiglia coi tortelli e le pastine è tutta un&#8217;altra storia.</p>
<p>Quindi, da vera grande artista, compenso l&#8217;insoddisfazione sentimentale lasciatami dalla fredda esperienza precedente con una dose aggiuntiva di alcol, che decidiamo di assumere al</p>
<p>Caffè di Piazza Verdi, piazza Giuseppe Verdi, Trieste.</p>
<p>Si tratta di un bar palesemente diurno, spudoratamente impostato su colazioni e pause pranzo,  trendy quanto una longuette antracite. Già mi sta simpatico. Il locale è ben nascosto sotto le impalcature del Tergesteo, ma la gragnuola di tavolini deserti davanti all&#8217;ingresso del Verdi ne denuncia sfacciatamente la presenza. Se si eccettuano i giorni di spettacoli, la clientela è composta in prevalenza &#8211; in barba alla posizione strafighetta tra piazza Unità, piazza della Borsa e il teatro dell&#8217;opera &#8211; dagli operai del cantiere e da altre genti meccaniche e di piccol affare. Insomma, gente normale che il caffè lo ordina allungato con la grappa, non con l&#8217;acqua calda. Già lo adoro.<br />
Inoltre, è visibilmente ristrutturato da poco e l&#8217;arredamento è semplice, ma scelto con attenzione. Piccola chicca: le coppette in cui vengono serviti i salatini non sono le solite ciotoline colorate dell&#8217;Ikea, abbinate ad minchiam anche nei locali più costosi, sono quelle di Guzzini, verde acido e arancione, coordinate con discreto criterio ai tovagliolini.<br />
Non ci vuole molto, osserveranno giustamente i miei piccoli lettori, e non costituisce un vero vantaggio per il cliente. Vero, ma proprio perché non ci vuole niente, perché è tanto difficile, altrove, trovare persone che lavorano con cura?</p>
<p>Sappiamo, per pregresse frequentazioni preoperistiche, che non viene effettuato il servizio al tavolo, perciò ci dirigiamo sicuri al banco e ordiniamo. C&#8217;è un ragazzo che, a farlo vecchio, avrà 23 anni, ben rasato, con i capelli corti, gli occhiali di Clark Kent e la camicia bianca e in ordine come i suoi denti. L&#8217;ho notato perché &#8211; troppa grazia &#8211; sorride sempre.<br />
Sorride anche quando la culona gli chiede il vodka russian e lui è innegabilmente carente; non ha la schweppes russian, solo tonica, lemon e ginger ale, mi spiega. Scelgo di nuovo la tonica [per non mischiare!] e Superman ci invita ad accomodarci: non c&#8217;è nessun altro e siamo così i fortunati vincitori del servizio al tavolo.</p>
<p>Fuori si sta da Dio. Non vola una mosca, cinquanta metri alle nostre spalle la gente sgomita per farsi vedere con uno spritz annacquato [credo, ma verificherò a breve] in mano e rosicchia pane raffermo avanzato dai piccioni [questo si vede passando]. Noi siamo spalmati su un tavolino sufficientemente grande per pranzare, c&#8217;è una bella luce, una bella facciata da ammirare e sbancando le aiuole delle rive si vedrebbe il mare anche da seduti.<br />
Il mio nuovo supereoe mi conquista definitivamente portandomi una <em>cuffa </em>di olive nere condite, a occhio e croce due etti, che a comprarla in gastronomia ci devo pensare quattro volte, più patatine e noccioline d&#8217;ordinanza.<br />
Si dimentica i tovagliolini, è vero, non è perfetto neppure lui, ma recupera portandoli con il secondo giro di stuzzichini, quando ci serve la pasta fredda.<br />
Per il vodka tonic non lo so, mi sono dimenticata di assaggiare, ma per il gin tonic ha usato Beefeater.<br />
E ha voluto due euro di meno della contessa-che-non-si-abbassa-a-pulire-i-tavoli.</p>
<p>In breve [La parte che mancava]</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦♦ [la mobilia è nuova, non innovativa, ma moderna e funzionale]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦♦<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦♦♦ [specie in rapporto a locali più pretenziosi]<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦♦<br />
Il personale<br />
Competenza: ♦♦♦ [la sapeva, era solo emozionato!]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦ [di più diventa imbarazzante]<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦♦♦ [visto che non servono miracoli per prendere voti alti]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦♦  [perché ci ha fatto scegliere il gin]<br />
Cibi: ♦♦♦ [freschi e abbondanti, anche se forse poco vari]</p>
<p>Bene: abbiamo trovato la squadra da battere.</p>


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		<title>Caffè Audace, Piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, episodio VI]</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 12:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Ego]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>
		<category><![CDATA[vodka russian]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci giunti ad un&#8217;altra tappa della nostra grande missione. Questa volta vogliamo testare un locale molto stimato e alla moda, uno dei ritrovi top della Trieste da bere. Rotta per il Caffè Audace, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste. Sono storicamente due i locali che si contendono la piazza [anche se i vicini tavolini del bar dell'Hotel [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci giunti ad un&#8217;altra tappa della nostra grande missione. Questa volta vogliamo testare un locale molto stimato e alla moda, uno dei ritrovi <em>top della </em>Trieste da bere. Rotta per il</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Caffè Audace, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste.</strong></span></p>
<p>Sono storicamente due i locali che si contendono la piazza [anche se i vicini tavolini del bar dell'Hotel Duchi d'Aosta insidiano questo bipartistimo], l&#8217;Audace, grazie a un recente rinnovo, è il più trendy.<br />
Capitiamo in un pomeriggio in cui il locale ospita un evento mondano: una sfilata di bastoni da passeggio [potere del Dottor House]; la nostra sosta è conseguentemente un poco funestata dai preparativi che, per quanto ci ha riguardato, si sono tradotti in un soundcheck estenuante della base musicale su cui una cantante timida provava Moonlight shadow allo sfinimento.<br />
Ora dovete sapere che Moonlight shadow è il mio trauma infantile. La so tutta. Con buona probabilità, è la sola canzone non-di-Springsteen che so. E non posso esimermi dal cantarla. È una specie di sindrome da musical, parte Moonlight shadow e parto anche io. Chiunque mi abbia sentita cantare potrebbe confermare che è uno spettacolo agghiacciante, se ci fosse qualcuno sopravvissuto per raccontarlo, quindi comprenderete che l&#8217;atmosfera non ha contribuito alla piacevolezza dell&#8217;esperienza; ma questo non ha nulla a che vedere con il servizio e il locale.</p>
<p>Il tavolino che scegliamo è sporco di acqua e di bricioline nere [sembra bratta di caffè, ma sarebbe ben singolare!]. Poco male: quando verranno a prendere l&#8217;ordinazione, puliranno.<br />
La cameriera è in nero totale, come una vedova. La sua bellezza e il suo fascino sono accentuati dallo sguardo severo e dai modi alteri, che trasmettono superiorità ad ogni sospiro. Immaginate Patty Pravo col palmare delle ordinazioni. Solo, mora e con i capelli raccolti. Molto raccolti. Il che è positivo, se non fosse che sono tutti arruffati in un mucchietto lanuginoso che chiamare chignon è esagerato. Mi viene in mente <em>Caos Calmo</em> e quel personaggio secondario e meraviglioso, la fidanzata di un collega del protagonista [non si sa bene se sciroccata o lucidamente crudele] che porta all&#8217;esaurimento nervoso il compagno dicendo frasi sconvolgenti e negando con terrificante naturalezza di averle mai pronunciate. Attraverso questa figura e un esempio del suo comportamento, Veronesi trasmette al lettore una delle Grandi Verità dell&#8217;Universo: &#8220;Se una si fa la coda di cavallo vuol dire che ha i capelli lerci&#8221;.</p>
<p>Ad essere giusti, la cameriera non dava l&#8217;impressione di avere i capelli sporchi. Sembrava piuttosto, anche osservando la pelle del viso brillante e le gote rosa, che fosse appena arrivata dalla spiaggia e che i capelli, semplicemente, non si fossero ancora asciugati del tutto.<br />
Non sarà il massimo della professionalità, ma è pur sempre indice di pulizia.</p>
<p>La lista non usa, non viene neppure ipotizzato di portarne una. Mi adeguo.<br />
Ordino il vodka russian, la cameriera se lo fa ripetere e quando è certa di aver sentito bene dice &#8220;Non so cosa sia&#8221;. Io &#8211; che sono una stronza &#8211; ravviso supponenza nel suo tono, ma mi dico che sbaglio e che sicuramente ha voluto ironizzare sulla sua stessa competenza. Dài sì: è stata spiritosa, a modo suo.<br />
Glielo spiego e ricevo in risposta una scrollatina di mento. Non so interpretarla.<br />
Nel frattempo il tavolo resta sporco.</p>
<p>Quando arrivano le ordinazioni, prendo due salviette e mi pulisco da sola il tavolino sotto gli occhi della cameriera, che sta lì impalata ad aspettare i soldi.<br />
Trovo che questo sia perfino peggio degli ossetti sputazzati di venerdì scorso. È già poco professionale che il tavolino sia sporco all&#8217;arrivo del cliente, specie considerando il tono e il prestigio che il locale vuole darsi, ma è comprensibile che non si possano avere occhi dappertutto. Non accorgersi dell&#8217;inadeguatezza del tavolo al momento [prolungato] dell&#8217;ordinazione comincia ad essere grave. Lasciare che sia il cliente a pulire alla bell&#8217;e meglio un tavolino che non ha sporcato [perché le ordinazioni sono appena arrivate e, comunque, anche se fosse il cliente ad aver sporcato, è sempre apprezzabile mostrarsi cooperativi] è un comportamento indifendibile.</p>
<p>Anche l&#8217;ordinazione di Zzi è un long drink, perciò abbiamo due consumazioni alcoliche all&#8217;ora dell&#8217;aperitivo. La &#8220;ricompensa&#8221; in stuzzichini è una coppetta di patatine e una di noccioline.<br />
Scarso, ma il locale è fighetto, non si viene qua per strafogarsi.<br />
Le signore accanto hanno una birra piccola e un succo di frutta. Il loro scontrino, ci scommetto, è di importo inferiore al nostro, ma si vede che hanno indovinato la combinazione vincente perché hanno ricevuto anche una coppetta di salatini e un panino mignon a testa.<br />
Anche i turisti tedeschi dall&#8217;altra parte, con una birra [grande] a testa, vincono la terza coppetta [non vedo il contenuto] e il panino mignon.<br />
Si vede che gli stiamo sul culo, perché ci hanno pure dato le patatine vecchie.<br />
Lo so che non sembra possibile che l&#8217;Audace serva patatine vecchie, con tutti i clienti che ha, tuttavia erano indubbiamente stantie. Penso semplicemente perché, per praticità, le coppette vengono preparate in anticipo, il che non giova alla croccantezza delle patate. Sempre in considerazione del tipo di locale e del livello di servizio che vuole offrire, rimane una scelta discutibile perché inficia la qualità complessiva offerta alla clientela in virtù di un risparmio di tempo obiettivamente troppo ridotto [e tutto a vantaggio del personale] e poco percepito dal cliente perché il gioco valga la candela.<br />
Anche perché, a questo punto, sorge l&#8217;interrogativo: se non puliscono i tavoli, se non scacciano i piccioni [a dire il vero lo fanno, anche pure un lungo bastone per farlo, ma non sono abbastanza tempestivi a sparecchiare e gli uccelli si fiondano come avvoltoi sulle noccioline ancora nelle coppette], se non fanno avanti e indietro con le liste, se non preparano abbastanza panini mignon per tutti e se non consultano il manuale per scoprire cosa sia un vodka russian&#8230;cos&#8217;altro diamine hanno da fare se non riempire coppette di patatine?</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;">In breve:</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;"><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦ [è all'aperto, un allestimento come tanti]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦ [Non mi pare che pulire il tavolo sia una pretesa fuori dal mondo]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦ [Le stoviglie sembran pulite]<br />
Il personale<br />
Competenza: ♦ [siamo ignoranti e ce ne vantiamo!]<br />
Gentilezza/disponibilità: &#8230;ma per piacere&#8230;<br />
Cura e pulizia: ♦♦ [in nero e spettinata]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦  [e ci sarebbe solo mancato che non ci fosse la bottiglietta a parte! In un posto così è scontata]<br />
Cibi: Scarsi e stantii</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;">Rettifico: <em>adesso </em>ho un punto zero per una futura classifica</p>


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		<title>Bar Piazza Grande, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, epiodio V]</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 12:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Ego]]></category>
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		<description><![CDATA[Oramai l&#8217;ho presa come una missione e comincio a battere la città palmo a palmo con sistematico rigore. Anche tra qualche ora rinnoverò il tentativo in qualche altro bar, sempre del centro, ma sono ancora indecisa su chi sarà il prossimo esaminato. Se avete suggerimenti, avete circa tre ore per darmeli. La volta scorsa è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai l&#8217;ho presa come una missione e comincio a battere la città palmo a palmo con sistematico rigore.<br />
Anche tra qualche ora rinnoverò il tentativo in qualche altro bar, sempre del centro, ma sono ancora indecisa su chi sarà il prossimo esaminato. Se avete suggerimenti, avete circa tre ore per darmeli.</p>
<p>La volta scorsa è stata qulla del Caffè Piazza Grande, Piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste.<br />
Si tratta di quello quasi in capo di piazza, con i tavolini paralleli al palazzo del Municipio.<br />
Anche qui i piccioni che ammorbano i tavolini sono parecchi, ma il cameriere è solerte nello scacciarli e posso farmelo bastare: se volevo un posto totalmente asettico andavo a bere bromuro in sala operatoria.</p>
<p>Il cameriere non comprende subito l&#8217;ordinazione, mi chiede di ripetere, ma è perplesso.<br />
Si scusa molto spiegando che fa questo lavoro da poco tempo e mi prega di spiegare di cosa si tratti. Lo facco, capisce, ringrazia e si scusa di nuovo.<br />
Perfetto.<br />
Certo, ora verrà fuori dicendo che non hanno la schweppes russian, ma non importa: ha mostrato l&#8217;atteggiamento di chi intende fornire il cliente con quanto desiderato, perciò &#8211; anche qui &#8211; esultiamo di fronte al mai scontato rispetto  per i clienti e per la propria professionalità.<br />
In alternativa scelgo un vodka tonic e l&#8217;ordinazione arriva presto.</p>
<p>Gli stuzzichini sono diminuiti rispetto all&#8217;ultima volta che siamo stati qui, ci sono patatine, olive, salatini, ma manca il piattino con i crostini.<br />
Eh va be&#8217;, c&#8217;è la crisi.<br />
Le olive sono servite nella solita coppetta trasparente su due piattini da caffè impilati: no per portare la coppetta, l&#8217;altro come sputacchiera.<br />
Nel prenderli sento che traballano molto, ma non ci faccio molto caso, essendo notoriamente goffa. Poi alzo quello con la coppetta per liberare la sputacchiera.<br />
Orrore e raccapriccio.<br />
Nel piattino di sotto ci sono già tre ossi di oliva.</p>
<p>Che schifo.<br />
Lo so che a tavola non si dice &#8220;che schifo&#8221;, ma &#8211; cribbio &#8211; che schifo!<br />
Ossicini sputati da chissà chi nella MIA sputacchiera.<br />
Lo so che i bar riciclano,  ma la speranza è sempre che riciclino con la &#8220;diligenza del buon padre di famiglia&#8221;. Insomma, il fatto che <em>si sappia</em> che tutti gli esseri umani prima o poi fanno la pipì, non autorizza la gente ad andare al cesso con la porta aperta&#8230;non so se ho reso l&#8217;idea.</p>
<p>A questo punto la mia capacità di valutazione è leggermente inficiata da questo episodio, sul quale proprio fatico a sorvolare.</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;">In breve:</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;"><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦ [è all'aperto, un allestimento come tanti]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  Chissà? C&#8217;è poco da sperare&#8230;<br />
Qualità suppellettili: ♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: Meno dieci alla enne<br />
Il personale<br />
Competenza: ♦♦♦ [apprezziamo il desiderio di imparare]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [ovviamente il cameriere indossa una polo nera, ma è in ordine]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦  [la bottiglietta a parte c'era, ma c'era anche un piattino di ossi succhiati di fianco e se penso in quanti bicchieri può aver nuotato il mio limone ho i brividi]<br />
Cibi: Sporchi e scarsi</p>
<p style="color: #666666; width: 505px; padding-bottom: 10px;">Almeno adesso ho un punto zero per una futura classifica</p>


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		<title>Bar Rex, piazza della Borsa, Trieste [saga del vodka russian: episodio 1]</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 12:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Ego]]></category>
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		<description><![CDATA[È venerdì, la giornata mondiale dell&#8217;aperitivo, perciò trovo opportuno inaugurare la serie sui bar, altrimenti detta &#8220;Chi bisogna scoparsi in questa città per avere un vodka russian?&#8221;. Bar Rex, piazza della Borsa, Trieste. È sera [mi pare le 23 passate], siamo di ritorno dall&#8217;operetta [eh, lo so, lo so: siamo sempre all'operetta, ma lo facciamo [...]


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<li><a href='http://www.larrycette.com/bar-piazza-grande-piazza-unita-ditalia-trieste-saga-del-vodka-russian-epiodio-v/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Bar Piazza Grande, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, epiodio V]'>Bar Piazza Grande, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, epiodio V]</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È venerdì, la giornata mondiale dell&#8217;aperitivo, perciò trovo opportuno inaugurare la serie sui bar, altrimenti detta &#8220;<em>Chi bisogna scoparsi in questa città per avere un vodka russian</em>?&#8221;.</p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>Bar Rex, piazza della Borsa, Trieste.</strong></span></p>
<p>È sera [mi pare le 23 passate], siamo di ritorno dall&#8217;operetta [eh, lo so, lo so: siamo sempre all'operetta, ma lo facciamo per tenere d'occhio il violinista piacione], ci accomodiamo in uno dei tavolini esterni.<br />
Il locale è fighetto, ma con moderazione; del resto è un bar da aperitivi e dopo-cena, sotto questo punto di vista non ha nulla di sbagliato, sono io che sono un tipo da birreria. L&#8217;arredo è neutro, se si ignorano i discutibili carotoni luminosi che cambiano colore, che peraltro vengono sovente lasciati spenti, non so bene se per risparmiare o per pudicizia.<br />
Ordino.<br />
La cameriera &#8211; correttamente vestita con pantaloni neri, t-shirt a mezza manica [rossa, ma la sera nessuno è fiscale sull'hccp, e poi è un rosso chiaro!], davantino e capelli raccolti &#8211; mi chiede se con o senza ghiaccio. Servire un long drink senza ghiaccio credo sia vietato dalla convenzione di Ginevra, perciò suppongo ci siano i presupposti del malinteso, tuttavia non sarà lei a preparare la consumazione: sarà il barman a domandare delucidazioni, se necessarie. Non vedendola tornare a fare domande imbarazzanti, ritengo che la mia richiesta sia stata compresa.</p>
<p>Ritengo male, perché mi viene servita una vodka liscia con ghiaccio.<br />
Mi scuso, devo essermi espressa male, volevo un vodka russian.<br />
Si scusa, ma non capisce, quella è una vodka Russian.</p>
<p>Capisco io, sono dispiaciuta, è un equivoco: non volevo un<span style="text-decoration: underline;">a</span> vodka Russian [ovvero una vodka liscia uscita da una bottiglia etichettata <em>Russian</em>], bensì <span style="text-decoration: underline;">un </span>vodka russian, ossia un long drink banale banale, con tanto ghiaccio, una vodka qualsiasi e una bottiglietta di Schweppes russian di fianco.</p>
<p>La faccenda è piuttosto semplice: se chiedete un vodka tonic vi somministrano vodka+Schweppes tonica; parimenti, ordinando un vodka lemon arriva vodka+Schweppes lemon.<br />
Il vodka russian non fa eccezione e &#8211; come qualsiasi ricerca su Google, manuale per barman da 99 centesimi  e barista a ovest di Monfalcone potrebbe confermare &#8211; trattasi di vodka+Schweppes russian. Non ci va nemmeno la fettina di limone perché la Schweppes russian è alla pesca. È quella con l&#8217;etichetta rossa. Quella con scritto &#8220;russian&#8221;, non è difficile!</p>
<p>Capisce, si scusa, me lo vuole cambiare.<br />
Non occorre, figuriamoci, basta che mi porti un bicchiere grande col ghiccio e una bottiglietta di Schweppes russian.<br />
Si scusa di nuovo [datti pace, Maria Vergine, hai sbagliato una consumazione, non hai iniettato glucagone a un diabetico!] e dice che arriva subito.<br />
In un battibaleno si rimaterializza con bicchierone, carriolata di scuse [!] e&#8230;</p>
<p>&#8230;Schweppes tonica.<br />
Io decido che avevo proprio voglia di un vodka tonic, sorrido, mi scuso a mia volta se non sono stata chiara da subito e la chiudo qua.<br />
Ma ho ancora voglia di bere un vodka russian.</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em>In breve:</em></strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose<br />
</span>Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦♦<br />
Cura e manutenzione degli ambienti: ♦♦♦<br />
Qualità suppellettili: ♦♦ [io òòòdio i bicchieri con lo sponsor per qualunque cosa costi più di un succo di frutta]<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦♦ [se sono sporchi non si vede...bravi!]<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦ [il secondo è dato sulla fiducia: se è sempre pieno di gente un motivo ci sarà!  ]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦♦ [ma ho interagito solo con la cameriera ai tavoli]<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦♦ [è pure una bella ragazza, fa presto a sembrare curata!]<span style="color: #ff6600;"><br />
I prodotti somministrati</span><br />
Bevande: NC [non posso valutare come fanno il vodka tonic perché ho miscelato da sola la Schweppes con la dose di vodka che avevo e ignoro quanta e quale mettano solitamente nel long drink che uno ordina]<br />
Cibi: NC [neanche una patatina vecchia! Li giustifico data l'ora]<span style="color: #ff6600;"> </span></p>


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<li><a href='http://www.larrycette.com/bar-piazza-grande-piazza-unita-ditalia-trieste-saga-del-vodka-russian-epiodio-v/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Bar Piazza Grande, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, epiodio V]'>Bar Piazza Grande, piazza Unità d&#8217;Italia, Trieste [saga del vodka russian, epiodio V]</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ma dove andremo a finire?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 12:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ristorante triestino propone in questi giorni una prestigiosa e costosa degustazione, ritengo a scopo formalmente divulgativo: &#8220;Il pesce conservato&#8221; M*****a! Come a dire: tonno in scatola e acciughe sotto sale. No, per carità, appetitoso è appetitoso, specie le acciughe sotto sale, magari in un sofisticatisimo abbinamento con un tozzo di pane e tanto bel [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ristorante triestino propone in questi giorni una prestigiosa e costosa degustazione, ritengo a scopo formalmente divulgativo:</p>
<div>&#8220;Il pesce conservato&#8221;</div>
<div>M*****a!</div>
<div>Come a dire: tonno in scatola e acciughe sotto sale.</div>
<div>No, per carità, appetitoso è appetitoso, specie le acciughe sotto sale, magari in un sofisticatisimo abbinamento con un tozzo di pane e tanto bel burro.</div>
<div>Però, via, farci una degustazione in ristorante, mi pare quasi una speculazione.</div>
<div>Diciamo pure una presa per il culo, dài!</div>
<div>Sarebbe come se l&#8217;AIS, con la scusa di farti capire com&#8217;è un vino cattivo, ti proponesse ai suoi costosissimi corsi una verticale di Tavernello.</div>
<div>Non son mica robe che si fanno!</div>


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		<title>Tacche sul fucile&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anton Ego]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;e buchi di cellulite sulle cosce. A grande richiesta [delle vocine nella mia testa], la classifica delle gelaterie dalle quali vale la pena farsi crivellare le chiappe: A Trieste: - Zamporio [Zampolli presso il Conservatorio - e non avrai altro Zampolli all'infuori di que'] - Oro Puro [Piazza Belvedere] A Genova: - La Carla [dal [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e buchi di cellulite sulle cosce.<br />
A grande richiesta [delle vocine nella mia testa], la classifica delle gelaterie dalle quali vale la pena farsi crivellare le chiappe:</p>
<p>A Trieste:</p>
<p>- Zamporio [Zampolli presso il Conservatorio - <span style="font-style: italic;">e non avrai altro Zampolli all'infuori di que'</span>]<br />
- Oro Puro [Piazza Belvedere]</p>
<p>A Genova:</p>
<p>- La Carla [dal Gaslini]<br />
- Giorgelato [via San Vincenzo]<br />
- La Primula [Lungomare di Camogli]</p>
<p>Altrove<br />
- Il Nuovo Fiore a Riccione, ma non ci vado dall&#8217; 87<br />
- Desenzano del Garda, quello nella via principale, vai a ricordarti come si chiama<br />
- Centro commerciale Le Corti Venete di Verona, il chioschetto nel mezzo, inaspettatamente buono!!!</p>
<p>Non memorabile, ma eccezionalmente piacevole il gelato mangiato col Furlan all&#8217;aeroporto di Barcellona, reduci dai concerti e ancora pieni di cibo e di alcol, mentre guardavamo passare una sfilata di disgraziati, a tutt&#8217;oggi rimasta senza spiegazioni razionali</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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