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	<title>LARRYCETTE &#187; Cucina</title>
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		<title>Le mie ultime vittime, primo piatto [3]</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 14:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel frattempo, l’acqua della pasta non è ancora a bollore. Grazie alla brillantezza dei nostri commensali, l’attesa trascorre piacevolmente, tuttavia, dopo svariati quarti d’ora, sono tentata di sputare nella pentola e dire “Toh! Delle bolle! Buttiamo!”. Opto per la più igienica soluzione del soffiare sotto la superficie con l’ausilio di una cannuccia e butto le [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frattempo, l’acqua della pasta non è ancora a bollore. Grazie alla brillantezza dei nostri commensali, l’attesa trascorre piacevolmente, tuttavia, dopo svariati quarti d’ora, sono tentata di sputare nella pentola e dire “Toh! Delle bolle! Buttiamo!”. Opto per la più igienica soluzione del soffiare sotto la superficie con l’ausilio di una cannuccia e butto le trofiette in un’acqua che bisogna ringraziare il cielo se sfiora i 70 gradi.</p>
<p>Tanto la trofia è una pasta puttana.<br />
Il nome stesso è chiaramente il frutto di un tabù linguistico, l’etimologia bagascia è lampante, la fricativa è stata ovviamente aggiunta per pudore e riguardo verso l’interlocutore, analogamente a quanto accade quando sentiamo qualcuno che [sfreccia, impenna] esclama “porco dito” [e io rimango abbrustolito]. Le trofie le puoi buttare al momento più opportuno, nell’acqua alla giusta temperatura e composizione ideale di minerali disciolti, alla giusta latitudine e con pressione atmosferica adeguata, con il favore degli astri e degli dei, e per giunta puoi stare lì a fissarle che cuociono e assaggiarne costantemente una sì e una no [che ne devi buttare il doppio di quelle che ti servono e ti siedi a tavola stomacato, ma fa niente, nessun sacrificio è troppo per la trofia perfetta], che loro – puttane! – una volta portate in tavola si presenteranno al 60 scotte, al 35 per cento crude e al 5 per cento giuste; quelle giuste si concentreranno esclusivamente nel piatto del cuoco che, ben a conoscenza dell’ineluttabilità della proporzione, mangerà con la consapevolezza che le pietanze dei suoi ospiti fanno anguscia.</p>
<p>Ciononostante, la trofia è come quell’ex-fidanzata stronza che si fa viva raramente con il preciso ed esclusivo intento di usarti e umiliarti: ti frega sempre. Sai benissimo che lo farà anche questa volta e ogni volta in passato ha giurato e spergiurato che non glielo avresti permessoi mai più. Eppure forse questa potrebbe essere la volta buona, il passato è passato, e non si può mai sapere cosa ne può nascere, e tu sei disposto a creare un dio nuovo di zecca e idolatrarlo con grida lancinanti se questa volta lei ti darà anche una piccolissima speranza di poterla riavere. E allo stesso modo ricompri le trofie. “Amore, cosa hai pensato di fare per la cena con i miei genitori?” – “Trofie!”. “Amore, cosa hai pensato di fare per la cena con i nostri amici?” – “Trofie!”. “Amore, cosa hai pensato di fare per la cena con Trinità e Trilli?” &#8211; “Trofie!”. “E che cazzo!”</p>
<p>Per camuffare il più possibile la mia inadeguatezza verso la materia prima, decido di condirle con: abbondante pomodoro fresco tagliato a cubetti di mezzo centimetro di lato[circa sei pomodori, senza i semi – quando userò la parola “dadolata” uccidetemi], tante olive taggiasche [un etto, meno quelle che vi mangiate prima], un bel po’ alici [due scatole] e una cucchiaiata generosissima di pasta d’olive per legare il tutto [meglio due, per dare un po’ di sostanza, che altrimenti è leggerino]. Consiglio di impiegare alici in scatola. Anche qualora non aveste clamorosamente sbagliato la dose delle acciughe acquistate, e ve ne fossero rimaste a sufficienza per la pasta, friggete l’eccedenza e impiegate comunque acciughe in scatola, perché il liquido di governo le ha rese più salate e compatte e si prestano meglio ad essere usate come ingrediente per questo condimento. La dose di condimento suesposta è sufficiente per 450gr di trofie [mi piacciono ben condite]. Se ne ottengono quattro piatti quasi colmi. Mi rassegno al fatto che non ce la potranno fare, ma pazienza, so che sto chiedendo troppo ai loro minuscoli stomaci, quando non ne avranno più voglia, la lasceranno. Una volta tanto non sarà la fine del mondo, e poi… va be’, non è certo “buona” ma un po’ di pasta riscaldata non ha mai ucciso nessuno, casomai la mangio domani….tanto la trofia sarebbe mal cotta comunque!</p>
<p>Trilli e Trinità prendono molto seriamente la loro missione e macinano trofie su trofie. Una forchettata dopo l’altra, con metodo, disciplina e costanza da musicisti, fanno fuori tutto il piatto. Applausi. Io stessa sono allo stremo delle forze, loro, fieri e professionali, non lasciano trasparire alcuna fatica. Io ho il volto madido e credo che da un momento all’altro suderò sangue, loro non sono neanche spettinati. Il mio solo rammarico è di non averli ripresi per mostrarli agli altri miei ospiti quando questi si azzardano ad avanzare qualcosa, o per usarli contro qualche bambino capriccioso.</p>
<p>Il secondo è facile, è tutta scena. Zzi ha fatto le orate al cartoccio, che notoriamente non saziano, sono solo un diversivo per trascorrere il tempo.<br />
Si fanno così [parole di Zzi]: “Si prendono le orate e si cuociono nel cartoccio”. Chiaro ed esaustivo. Un po’ prolisso, forse.</p>


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		<title>Le mie ultime vittime, antipasto [2]</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 20:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Indefessa come una balena che segue la sua rotta, porto in tavola le acciughe nei tre modi principali. Sono infatti molteplici i modi di cucinare le acciughe e si dividono in: Supremo [frisceu co a coa], Principali [fritte impanate, al verde e all’ammiraglia], Secondari [sotto sale, fritte nella sola farina e in tortino] e Ulteriori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Indefessa come una balena che segue la sua rotta, porto in tavola le acciughe nei tre modi principali. Sono infatti molteplici i modi di cucinare le acciughe e si dividono in: Supremo [frisceu co a coa], Principali [fritte impanate, al verde e all’ammiraglia], Secondari [sotto sale, fritte nella sola farina e in tortino] e Ulteriori [tutti gli altri che vi vengono in mente].<br />
Per fare le acciughe all’ammiraglia si prendono tante acciughe quante se ne vogliono mangiare e le si puliscono per bene. Devono essere molto fresche perché vengono cotte dal succo di limone, che non è propriamente un fenomeno di rapidità, per cui bisogna che le carni abbiano un certo delta ti di margine, affinché non giungano alla totale frollatura. Acciughe molto fresche significano relative lische impossibili da rimuovere. Se, infatti, la lisca si stacca agevolmente dalle carni, conviene optare per un’altra preparazione, perché significa che le acciughe hanno almeno un giorno; saranno ottime e innocue per tutte le preparazioni col fuoco, ma inadeguate per il limone, specie perché restando ancora a marinare un giorno, diventano troppo sfatte.<br />
Le acciughe che ho usato io mi hanno fatta impazzire con la loro stupida lisca ben salda nei filetti, ma si sono spappolate lo stesso, perché per preparare le acciughe all’ammiraglia bisogna detenere il sacro segreto della proporzione d’aceto nella marinatura e io – come ho tragicamente dimostrato – non lo detengo. Non basta, infatti, metterle in un piatto coperte di succo di limone e schiaffarle in frigo sotto la pellicola finché non sono cotte [tipicamente 24/36 ore, secondo le dimensioni degli animali], altrimenti quando le tirate fuori sono tutte mollicce e un po’ viscidine. Occorre aggiungere un po’ di aceto bianco alla marinatura, in modo da preservare la tonicità delle carni…”un po’”, non una litrata, altrimenti le acciughe prendono troppo il gusto dell’aceto. Io ne ho messo poco, troppo poco, e così le mie acciughe all’ammiraglia erano mollicce e un po’ viscidine. Trinità e Trilli Campanellino non si sono persi d’animo e le hanno mangiate lo stesso.</p>
<p>Meglio è andata con le acciughe al verde, che si puliscono allo stesso modo delle precedenti [con conseguenti imprecazioni contro quelle stupide lische e altre pavide fughe terrorizzate dal bordo del lavandino alla vista delle interiora dei pesciolini, dacché io le acciughe le pulisco a occhi chiusi, non nel senso che sono abile nel farlo, bensì che ne ho ribrezzo e non guardo] e si cuociono in padella sfumandole col vino bianco e profumandole con aglio e prezzemolo. Si mangiano generalmente calde, ma sono molto apprezzate anche fredde, così ho optato per questa alternativa in modo da potermi interamente dedicare alla frittura delle acciughe impanate.</p>
<p>Ora, non è per vantarmi, ma friggere mi viene bene. A volte penso che non dovrei fare altro. La suprema arte del fritto è come l’orecchio musicale: o ce l’hai o non ce l’hai; se non ce l’hai puoi studiare quanto ti pare, ma sarai sempre una mezza calzetta; se ce l’hai, entro certi limiti puoi anche vivacchiare del talento, ma ti devi applicare con costanza e devozione per approssimarti ad un’eccellenza che resterà, comunque, sempre utopistica. Nessun vero friggitore è mai pienamente soddisfatto dei suoi fritti, ma è contento di vedere la gioia altrui nel fruire del suo operato.<br />
Quando assegnavano l&#8217;orecchio musicale, io ero in coda per l&#8217;arte del fritto.</p>
<p>Le acciughe impanate sono una delle cose più semplici da friggere, è vero, ma io le ho fritte bene. Potevo fare di meglio, è fuor di dubbio, ma ho ugualmente ottenuto un risultato soddisfacente, e cioè che tre dei quattro commensali, mangiandole, hanno pensato “Ciò, ma no te le podevi frizer tute?” La quarta, invece, ha pensato: “Belin, erano da far tutte fritte”.<br />
Sono consapevole dei devastanti danni alla salute che un abuso di fritto comporta e di quanto bassa sia la soglia di questo “abuso”, e so anche che l’olio è un combustibile da non lasciare sul fuoco sotto il solo controllo di un individuo tanto maldestro come me, ma con la debita morigeratezza e i dovuti accorgimenti, è ovvio che sia questa la mia missione. Arrivata ad una certa età, una deve anche imparare ad accettarlo e agire di conseguenza.</p>


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		<title>Gostilna Za Gradom, Kraljela ulica 10, Semedela [SLO]</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 00:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto facciamo gli auguri alla nostra lettrice Clementina, che ha compiuto 21 anni! Il tempo vola quando ci si diverte, ma – ohibò – son già quattr’anni che Zzi e io siamo sposati [il che significa che lo conosco da sei...e mia madre non ha ancora capito che non è vero che non mangia la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Innanzitutto facciamo gli auguri alla nostra lettrice Clementina, che ha compiuto 21 anni!</strong></em></p>
<p>Il tempo vola quando ci si diverte, ma – ohibò – son già quattr’anni che Zzi e io siamo sposati [il che significa che lo conosco da sei...e mia madre non ha ancora capito che non è vero che non mangia la noce moscata!] ed è tempo di festeggiare.</p>
<p>Siccome l’anniversario di matrimonio – un po’ come il compleanno, il Natale e, per dire, il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale – sono cose il cui verificarsi è facilmente prevedibile e non determinano uno stato di emergenza, non ci facciamo prendere alla sprovvista e stabiliamo per tempo di andare a cena da Darko a Semedella.<br />
Cascasse una bagascia in mare, noi per questo anniversario andiamo da Darko a Semedella.</p>
<p>Io non so se recentemente si son pescate bagasce, ma a noi – dopo che lo abbiamo stabilito – è successo di tutto, tra cui la decurtazione del reddito, un colloquio tanto devastante quanto fallimentare la mattina stessa del 24 Giugno e, naturalmente, l’invasione delle tarme.<br />
Stremati e bucherellati, ci dirigiamo da Darko a Semedella, a costo di doverci vendere i capelli per pagare.</p>
<p>Darko a Semedella altri non è che la blasonatissima</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Gostilna za Gradom, </strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong>Kraljela ulica 10, Semedela</strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong> ( Semedella)</strong></span></p>
<p>O forse è la</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Gostilna pri Gradu (a Semedella)</span></p>
<p>Ma potrebbe anche essere Gostilna za Gradu o Gostilna pri Gradom; è che io non so lo sloveno, non so che caso vada con quale preposizione e, anche se lo sapessi, non saprei la declinazione, quindi è inutile che stiamo qua a spaccare il capello in quattro: chi sa lo sloveno corregga.<br />
Gli altri, prendano la rampa di lancio di recente costruzione all’uscita Semedella della superstrada, la facciano fino in cima, imbocchino la strada in discese più a sinistra nella rotonda nella quale si sono ritrovati e circa a metà – in corrispondenza di alcuni posteggi a pettine sul lato destro della strada – si fermino. Da lì, attraversino la strada e leggano l’insegna.<br />
Poi vadano pure a casa, perché bisogna sempre prenotare con qualche giorno d’anticipo, dubito che ci sia posto arrivando all’improvviso.</p>
<p>Il signor Darko ci bisbiglia [non l'ho mai sentito parlare, lui bisbiglia, al massimo, se deve alzar la voce, sussurra] di accomodarci ad un insidiosissimo tavolo tra una finestra e la porta finestra: praticamente ti entrano insetti da ogni lato, ma Zzi mi fa accomodare distante dalla luce.</p>
<p>Ordiniamo e dopo qualche tempo [neanche troppo, considerando che deve supervisionare tutto il signor Darko in persona] riceviamo il saluto della cucina: quel giorno era una deliziosa zuppetta di ceci, appena pepata, con bocconcini di pesce bianco e fiorellini di timo, rosmarino e aglio. Mmmm, ci potrei fare il bagno, infatti ci mangio insieme un intero porcospino e sono già sazia.<br />
I porcospini sono dei deliziosi panini fatti in casa,  profumati con foglie di salvia, dalla pasta soffice e dalla forma del puntuto mammifero, i cui occhietti e narici sono realizzati con grani interi di pepe. Arrivano in tavola caldi caldi, è impossibile non divorarli, salvo poi avvertire in breve tempo un leggero, ma distinto, senso di pienezza.</p>
<p>Tra i vari antipasti che il signor Darko ci fa intuire di descrivere, questa volta scegliamo scampi marinati nel succo di agrumi e saltati con il mango, serviti con cous-cous di funghetti [io] e cappesante non ho sentito bene come, ma c’entrava una pietra, infatti sono arrivate nel piatto su un sasso. Zzi dice che erano buonissime, ma io ho paura delle cappesante [anche degli scampi, ma sono più buoni e me la faccio passare].</p>
<p>Il mio primo piatto è, per me, un cannellone di solo pesce bianco gratinato con una salsa di pomodoro saporita di erbette e un poco di formaggio. Ha un profumo delizioso e dev’essere squisito. Purtroppo, la temibile terrina di terracotta in cui è servito ne conserva la temperatura vulcanica e io, ingorda, mi sono strinata tre quarti di glottide al primo boccone. Sul finire della pietanza, quando la sua temperatura si aggira su degli accettabili 230 gradi, riesco ad accorgermi che è davvero gustoso. Zzi ha di nuovo scelto bene e ha preso dei sublimi fusi con le ortiche con scampi, porcini, galletti e tartufo. I fusi, lo dico per gli Italiani, sono una tipica pasta istriana corta, simile ai garganelli. Credo che per modellarli sia sufficiente ritagliare dei quadratini (4 x 4  cm ca)  e congiungere una coppia dei loro angoli opposti, ottenendo una specie di cannoncino con le punte; ma potrei anche avere appena detto la più grande bestemmia dell’Impero austro ungarico e stare quindi rischiando l’esilio in Prussia. Impastati con le ortiche [un po’ come tutta la pasta alle ortiche] sono strepitosi e il condimento scelto è equilibrato e gustoso. Sono, credo, la miglior pasta non ripiena che io abbia mai mangiato in vita mia [perché niente – duole ammetterlo – ha mai superato e mai supererà i tortellini di mia madre] e, per giunta, vengono serviti accolti da una sfoglia croccante.</p>
<p>Quando arriva il secondo siamo strasazi, ma talmente entusiasti che siamo disposti a mangiare per allegria.</p>
<p>E, come in ogni storia che si rispetti, sul più bello, quando tutto sembra girare per il verso giusto, ecco che l’imprevisto mette a dura prova i protagonisti: entra una falena.</p>
<p>Ammettiamolo: probabilmente ne sono entrate a decine e io non me ne sono accorta, ma questa l’ho vista e sono andata in acido.</p>
<p>Sarà riuscita la nostra protagonista a continuare serenamente la sua cena?<br />
Sarà riuscito il nostro deuteragonista a difendere l&#8217;amata dalla tremenda minaccia dell’antagonista?</p>
<p>ZZi ha fatto scudo con il suo corpo e mi ha impedito la visione diretta dell’orrendo mostro, che si è insidiosamente andato ad appostare proprio alle sue spalle, ma ne teneva contemporaneamente sotto controllo gli spostamenti che, si sa, sono fulminei e letali, pronto a mettermi in salvo.</p>
<p>Come i più affezionati lettori sapranno, infatti, io sono la splendida principessa di un regno fatato di un&#8217;arancione dimensione parallela, in cui i lepidotteri sono la più atroce minaccia per il mio pacifico popolo [gente saggia e semplice, incapace di fare miracoli e di erigere centrali nucleari o rigassificatori, dedita, nei momenti di sfrenata trasgressione, alla frittura delle acciughe o alla lettura di Benni, ma che almeno sa  che "un po'" si scrive con l'apostrofo e il nome di chi gli ha pagato la casa], essendo essi mostri disgustosi che ci vogliono mangiare e che, a tale scopo, hanno addirittura sottomesso e addestrato alla guerra la già bellicosa razza delle spaventose lumache missile [pare che le tengano alla loro mercè con un anello di totano magico, fritto nella leggendaria padella di Mordor].</p>
<p>Qualche anno fa, il mio buon padre mi ha messa in salvo spedendomi in questa dimensione  e affidandomi al cavaliere Zzi, che è evidente che è una specie di Jedi in incognito [sebbene talvolta la sintassi alla Yoda lo tradisca]. In precedenza aveva messo il mio gemello in una capsula e lo aveva sparato nello spazio a caso; per un po’ non ne abbiamo avuto notizie, poi la portinaia della dimensione numero sei ha detto che su un giornale della parrucchiera c’erano le foto di questo tizio, con questo culo larghissimo e i piedi grandi, che sembrava tanto il mio gemello, che passava le giornate a salvare gli abitanti del pianeta dove era capitato, e non aveva un attimo di pace, e volava e destra e a manca, e parava aerei in caduta libera, e tirava giù gattini dagli alberi, e salvava fanciulle dallo stupro [era anche un galantuomo: si sincerava sempre che fossero consenzienti], e congiungeva ponti prima che ci passasse sopra il treno in corsa, ma non faceva costruire di inutili, e tirava fuori l’euro incastrato nel carrello, e tappava i pozzi di petrolio, sopra, sotto e intorno al mare, e non permetteva a nessuno di saltare le file nei negozi, e schivava gli attacchi dei nemici che cercavano di ucciderlo col castagnaccio, e impediva a chiunque di avere più di una rete televisiva o una testata giornalistica per famiglia. Erano tutti contenti sul pianeta dove era capitato il mio presunto gemello, e tutti gli volevano bene, ma a me è parso un mazzo tremendo e ho optato per il basso profilo. Ogni tanto cuocio i muffin con gli occhi laser, ma solo se sono in ritardo.</p>
<p>Insomma che, a causa delle mie vere origini, subisco continui attacchi dai lepidotteri che riescono a eludere i controlli interdimensionali e vengono sulla terra per uccidermi, con lo scopo di mettere fine alla nostra dinastia [di mio fratello non si preoccupano, tanto i suoi fan non lo lascerebbero tornare, anche qualora scoprisse che un trono lo attende]. Questo spiega perché reagisco con terrore alla vista di farfalle e falene: io corro un rischio che voi umani non potreste neanche immaginare. L’altro giorno ho snidato una cellula dormiente di tarme da sotto il letto: erano a decine, incubate in orribili larve vischiose, pronte a nutrirsi prima del mio cappotto di cachemire e poi di me [se fosse il contrario, potrei quasi sopportare, ma capite la tortura psicologica di scoprire il cappotto di cachemire orrendamente mutilato dalle tarme?].</p>
<p>Insomma che mentre Zzi mi difende dal possibile agguato della falena-ninja, il signor Darko ci porta il secondo: io ho preso il tonno Woodstock [perché è cotto sul fumo – l’ha detto Darko, lo giuro!], Zzi il filetto di orata al sale. Sono entrambi ottimi e finché non ci tolgono da davanti i piatti vuoti, mi dimentico completamente di falene-ninja, minacce di morte e regni lontani. Tra l’altro pare che il re e la regina stiano da dio, senza i figli che rompono i coglioni, con le zanzariere nuove e una nuova arma messa recentemente a punto dai nostri migliori scienziati, dal nome esotico e dal meccanismo sofisticatissimo: la ciabatta.</p>
<p>La prosecuzione della nostra stirpe è, a questo punto, realmente messa a repentaglio da Darko stesso, che ci ha saziati con dovizia e ci propone ora dolci irresistibili [nota a margine: il contorno al pesce era la mistura di bietole e patate tipicamente istriana di cui ho già avuto occasione di parlare, rivisitato, signorilmente servito, ma sempre l’istrianissimo patate&amp;blede <em>iera</em>].<br />
Io la faccio finita con un muffin ripieno di cioccolato bianco e fragoline di bosco [non serve dire nulla, immagino], Zzi opta per lo struccalo in straza con i frutti di bosco, il cui unico difetto era quello di aver impedito, con il suo solo essere stato scelto, di provare le altre squisitezze proposte [tra cui la leggendaria panna cotta finta; finta perché in realtà è cioccolato bianco portato alla consistenza del plasma e guarnito con salsa alle fragole, una bontà che manda in coma iperglicemico al secondo cucchiaio].</p>
<p>Per darci la forza di estrarre il portafoglio ci vengono serviti, sapendo a priori che sarebbero andati bene, un pelinkovec e una grappa al mirtillo.</p>
<p>Noi paghiamo, estraiamo le forbici, lasciamo una ciocca di capelli di mancia – perché in fondo siamo signori -  e attendiamo il prossimo anniversario per avere nuovamente abbastanza appetito da affrontare una simile, strepitosa, cena.</p>
<p>E va già bene va, che il pesce non sazia mica, non sazia!</p>


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		<title>Risotto tracagnotto</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 21:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette per Celiaci]]></category>
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		<description><![CDATA[Grande cavallo di battaglia di Larry e Zzi e prova del fuoco di chiunque accetti un invito a casa nostra è il risotto tracagnotto. Anche il Previdente Presidente e la sua Costruttiva Consorte sono passati sotto questa forca caudina, mentre la loro Figlia, astuta almeno quanto Fascinosa, ha saggiamente preferito di prepararsi per un&#8217;interrogazione. Abbiamo, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande cavallo di battaglia di Larry e Zzi e prova del fuoco di chiunque accetti un invito a casa nostra è il risotto tracagnotto.<br />
Anche il Previdente Presidente e la sua Costruttiva Consorte sono passati sotto questa forca caudina, mentre la loro Figlia, astuta almeno quanto Fascinosa, ha saggiamente preferito di prepararsi per un&#8217;interrogazione.</p>
<p>Abbiamo, quindi, somministrato alla coppia presidenziale, una pietanza che, se volete, potete preparare così:</p>
<p>Fate un delicato soffritto di cipolla nel burro e, non appena la cipolla si sarà ammorbidita, fateci tostare il riso.<br />
Il riso si dosa in una tazzina da caffè per commensale, più una per la pentola dopo i tre commensali.<br />
Non so se dai 6 commensali si aggiungono due tazzine, per girare sei tazzine di risotto ci vuole una piccola betoniera, per otto credo occorra noleggiare una vasca del greggio.</p>
<p>Poi si comincia ad aggiungere brodo per portarlo a cottura.<br />
Io sono di quelle che aggiungono il brodo a poco a poco, ma ho molta stima delle veggenti che buttano la bulaccata di brodo e lo lasciano lì. È che io non sono in grado di predeterminare quanto liquido ci vorrà.</p>
<p>Dopo cinque minti di cottura si mettono le noci sgusciate e mondate della pellicina marrone.<br />
Per mondare i gherigli, si immergono in acqua bollente per qualche istante e  si spellano con l&#8217;aiuto di un coltello a punta o di uno stuzzicadenti. Tanto, come sempre, le impronte digitali sono un segno distintivo sopravvalutato.<br />
Quando ne avrete mondate tre quarti, potete anche decidere che d&#8217;ora in poi la pellicina darà quel non so che al piatto rinunciare al quale sarebbe un delitto.</p>
<p>Dopo altri cinque minuti aggiungete le mele renette.<br />
Il trucco dello chef è farle a fettine ampie, ma sottilissime, con lo sbucciapatate. Si disfano in cottura, ma se non si disfano sono molto coreografiche.</p>
<p>A cottura ultimata, mantecate con  cubetti di fontina precedentemente messi in ammollo nella panna fresca e la panna fresca dell&#8217;ammollo.</p>
<p>Coprite in modo che non di disperda il calore nei due minuti in cui va fatto riposare.</p>
<p>Il piatto è pronto; ota il difficile è impiattarlo perché la fontina si è completamente sciolta e ha formato una ragnatela fitta e resistente tra chicco e chicco: prendete una porzione nel cucchiaio di servizio e tutto il risotto cercherà di venirvi dietro o, alternativamente, di tenere con sé la parte che state cercando di portargli via, ingaggiando una lotta disperata dalla quale, solitamente, esce vincitore.</p>
<p>Preliminari a parte, è un piatto facile e di ottima resa, ma non si può dire che sia veloce.<br />
Come dice Bon Jovi, <em>good things come to those who wait</em>, ma qua non si tratta di aspettare con il dito nel bunigolo, si tratta di <em>all day working that hard line</em>, come dice Springsteen!</p>


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		<title>Albume di famiglia [Tre]</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 13:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[Montare le chiare a neve è una scienza esatta. Più volte mi avete sentito affermare con tracotanza che io monto le chiare a neve a mano, con una frusta a fili che sembra quella del maitre chocolatier dei Lindor finita sotto un trattore. È ora di svelarvi il mio segreto [per una volta che ne [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-492 alignleft" title="Uovo" src="http://www.larrycette.com/wp-content/uploads/2009/08/Uovo.jpg" alt="Uovo" width="149" height="225" /></p>
<p>Montare le chiare a neve è una scienza esatta.<br />
Più volte mi avete sentito affermare con tracotanza che io monto le chiare a neve a mano, con una frusta a fili che sembra quella del maitre chocolatier dei Lindor finita sotto un trattore.<br />
È ora di svelarvi il mio segreto [per una volta che ne avevo uno, dannazione].</p>
<p>Non che io sia chissà che fenomeno, è che proprio ho un pessimo rapporto con gli sbattitori elettrici.<br />
Conosco una che in gioventù li fondeva come burro sui ravioli, io, invece, proprio non riesco a farmi ubbidire.<br />
Metto le chiare nell&#8217;apposito recipiente, aziono la diavoleria moderna, immergo la diavoleria moderna e aspetto.<br />
Aspetto e guardo.<br />
<em>&#8216;n zuccede gnente</em>.</p>
<p>Aspetto ancora.<br />
Guardo ancora.<br />
E ancora niente.</p>
<p>E così finché lo sbattitore non inizia a fare un rumore come di sorpresa dell&#8217;uovo di Pasqua e capisco che si è staccato un pezzetto al suo interno e ha bisogno di riposo.</p>
<p>Allora prendo la frusta a fili, prendo altre chiare &#8211; che se l&#8217;albume è indignato, è indignato e non monta più &#8211; e le monto a mano.<br />
Il segreto per montare a mano è il recipiente ampio, la casa grande e il polso del segaiolo. Indispensabili per cominciare sono il recipiente ampio e la casa grande, il polso verrà da sé, perché ci vuole almeno una ventina di minuti.<br />
Durante questo tempo è importante svagarsi passeggiando tra le stanze, guardando fuori dalla finestra, parlandovi allo specchio.</p>
<p>Attenzione: avete entrambe le braccia e le mani impegnate, quindi non potete accendere la TV; del resto, se fosse già accesa vi irriterebbe perchè il rumore della frusta disturberebbe l&#8217;ascolto e la spegnereste a calci.<br />
Per lo stesso motivo, non potete venire al PC. Al massimo potete scrollare a culate la scrivania in modo che il mouse vibri e sparisca il salvaschermo, così potrete vedere che ci sono 6 e-mail non lette, di cui almeno una molto urgente, e che la barra di msn è diventata arancione e c&#8217;è scritto 5; l&#8217;unica persona che siete certi vi sia venuta a cercare è quella che speravate tanto di sentire, ma che da un po&#8217; di tempo fa la preziosa, e adesso che la state trascurando per quegli stupidi albumi, di sicuro impiegherà lustri a perdonarvi. Garantito.</p>
<p>Nel frattempo le chiare fanno dapprima una lieve schiumetta, tipo inquinamento in mare, e man mano si addensano e crescono di volume. È come osservare un&#8217;eclissi: da un lato dà soddisfazione perché qualcosa succede e invita a perseverare, dall&#8217;altro sfibra i nervi perché l&#8217;attesa infinita.</p>
<p>In genere, al quinto minuto prude il naso, al decimo scappa la pipì. Al quarto d&#8217;ora suonano alla porta, è Capossela in canottiera e lucine di Natale, ma si scazza e se ne va.<br />
Al ventesimo suonano di nuovo, è Springsteen in giacca e crocifisso, ma si scazza e se ne va.<br />
Al trentesimo, l&#8217;arbitro fischia il rigore per loro.<br />
Vi scazzate e usate le chiare così come sono.</p>
<p>Di solito vanno più o meno bene.</p>


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		<title>Due ricche porzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
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		<description><![CDATA[Avrete notato [altrimenti notatelo adesso], che da qualche giorno la lista dei link in basso a destra si sta &#8211; finalmente &#8211; allungando. Oggi intendo portare la vostra attenzione su &#8220;Due ricche porzioni&#8221;. Può non sembrare una mossa astuta, questa di promuovere il blog di un altro: con tutta la fatica che ci è voluta [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrete notato [altrimenti notatelo adesso], che da qualche giorno la lista dei link in basso a destra si sta &#8211; finalmente &#8211; allungando.</p>
<p>Oggi intendo portare la vostra attenzione su &#8220;Due ricche porzioni&#8221;.<br />
Può non sembrare una mossa astuta, questa di promuovere il blog di un altro: con tutta la fatica che ci è voluta a radunare il mio manipolo di Piccoli Lettori, invitarli ad andare a leggere altre pagine è un po&#8217; un&#8217;autorete, ma io ho cieca fiducia nella fedeltà dei miei Piccoli Lettori [ e se i miei lettori mi abbandoneranno, non sarà certo perché io ho mostrato loro questo nuovo fantastico blog, che prima o poi avrebbero scoperto anche da soli].</p>
<p>Si tratta di un blog sul &#8220;mangiare&#8221;, cioè sul nutrirsi con la massima resa per il minimo sforzo.<br />
È dedicato a chi conosce e apprezza la buona cucina, ma non se la può &#8211; per ragioni principalmente di tempo che di denaro &#8211; permettere tutti i giorni.<br />
È l&#8217;altra faccia della cucina, ovvero quella fatta con le minestrine in busta e le pietanze surgelate, di cui si farebbe volentieri a meno, ma che spesso è necessaria, raccontata con il brillante caustico umorismo da&#8230;<br />
&#8230;.</p>
<p><a title="Due ricche porzioni: un blog apparecchiato per uno" href="http://duericcheporzioni.wordpress.com/" target="_blank">L&#8217;ex vegetariano di via Imbriani</a></p>
<p>Compie oggi un mese il suo<em> blog apparecchiato per uno</em> &#8220;<a href="http://duericcheporzioni.wordpress.com/">Due ricche porzioni</a>&#8221; e io, tempestiva come sempre, vi invito caldamente a leggerlo e frequentarlo.<br />
Dopo <em>Larrycette</em>, naturalmente.</p>


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		<title>La gaja cena [3]</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 13:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Continua da: La gaja cena 2] La Costruttiva Consorte del Previdente Presidente ci richiama alla disciplina  &#8211; approfittando un po&#8217; della debolezza post prandiale -  e affrontiamo l&#8217;ordine del giorno. È il momento di votare il nuovo presidente. L&#8217;elettorato spontaneamente propone l&#8217;elezione della Generosa Genitrice del Celere Capellone, autrice dello squisito pasticcio, ma non si [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a title="Ti sei perso anche questo?" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-2/" target="_blank">[Continua da: La gaja cena 2]</a></em></p>
<p>La Costruttiva Consorte del Previdente Presidente ci richiama alla disciplina  &#8211; approfittando un po&#8217; della debolezza post prandiale -  e affrontiamo l&#8217;ordine del giorno.<br />
È il momento di votare il nuovo presidente.<br />
L&#8217;elettorato spontaneamente propone l&#8217;elezione della Generosa Genitrice del Celere Capellone, autrice dello squisito pasticcio, ma non si può rifilare l&#8217;incarico in contumacia.<br />
Eleggiamo allora il Pasticcio stesso, ma subito dopo ci accorgiamo che ce lo siamo mangiato.<br />
In mancanza di altri candidati, rieleggiamo il Previdente Presidente.</p>
<p>La Costruttiva Consorte, appena riconfermata <em>Forsgliédi, </em>distribuisce la sopresa della serata [almeno, per me era una sorpresa, ma a giudicare dalla faccia, anche Vanty non è che se fosse al corrente]: le meravigliose magliette della società: bellissime polo blu scuro con il nome della società ricamato in oro sul cuore.<br />
Proprio belle.<br />
Finalmente qualcosa di portabile.<br />
Così adesso non ci sentiamo più inferiori alla Semiperdo, che c&#8217;ha la tuta da gara e la tuta da passeggio [quest'ultima di un dignitoso blu navy abbondantemente ricamata, la prima agghiacciante come tutte le tute da gara tranne la nostra]: anche noi possiamo andare in giro come una squadra senza sembrare un branco di fedifraghi cacciati di casa ancora in pigiama.</p>
<p>Alla decima caraffa di terrano siamo tutti più conviviali [tranna la Fascinosa Figlia, che deve studiare perché l'indomani ha tre interrogazioni e Vanty, cui ho fatto la domanda trabocchetto "Bevi?" pronta a coprirlo di sberle, che si è saggiamente astenuto dovendo guidare] e i padroni di casa approfittano della diffusa rilassatezza per rifilare avanzi di cannelloni insieme ad affettuosi saluti e auguri.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Vanty sguscia via senza cannelloni come una saponetta, tento di inseguirlo, ma quando finisco di percorrere il vialetto &#8211; sarà che è leggermente più allenato di me, sarà che potrei essere sua madre e peso almeno il doppio &#8211; tutto ciò che vedo di lui sono le luci di posizione che sfrecciano via veloci fino a diventare un puntino rosso, vago come una lanterna nel verde tre.<br />
Ce ne andiamo anche noi, prima di dover riportare a casa la teglia piena.</p>


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		<title>La gaja cena [2]</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 13:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>

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		<description><![CDATA[[continua da:  La gaja cena 1] La casa al quattrocinquesei è nuova nuova e accogliente,  chiara della luce tenera degli addobbi natalizi e tiepida. Ma da dove viene questo dolce calore? Non vedo termosifoni, né stufa.Vedo, in compenso, un capannello di persone che cercano di avvicinarsi a qualcosa infilandosi gli uni tra gli altri e [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a title="Leggi, è indispensabile!" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-1/" target="_blank">[continua da:  La gaja cena 1]</a></em></p>
<p>La casa al quattrocinquesei è nuova nuova e accogliente,  chiara della luce tenera degli addobbi natalizi e tiepida. Ma da dove viene questo dolce calore? Non vedo termosifoni, né stufa.Vedo, in compenso, un capannello di persone che cercano di avvicinarsi a qualcosa infilandosi gli uni tra gli altri e scalzandosi a vicenda, come fanno i cuccioli di nidiate numerose con le mammelle insufficienti della mamma stremata.<br />
&#8220;C&#8217;è Springsteen!&#8221; ho subito pensato, optando per la spiegazione più ovvia. Sorprendentemente, invece, si trattava della stufa, ugualmente apprezzata, in quel momento.</p>
<p>A tavola arriva ogni ben di Dio, tra cui si distinguono il baccalà mantecato preparato dal Retore in persona e la mozzarella di Basovizza, che pochissimi, dopo di me, riescono ad assaggiare.<br />
Il Previdente Presidente ci porta, intanto, i saluti di coloro che non sono potuti venire. Illustre assente l&#8217;Infallibile Insegnante, solitamente molto partecipe delle attività della società, ma bloccata questa volta dall&#8217;influenza, mentre del secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, nessuna notizia. Immagino che anche lui sia stato mietuto dal morbo, cagionevole ed esposto com&#8217;è alle infezioni [del resto, quando si va in giro a spezzare cuori alle rosse con tanta disinvoltura, la mononucleosi è il minimo che ti possa capitare], quand&#8217;ecco suona il campanello e il giovane atleta compare sull&#8217;uscio. In clamoroso ritardo. A mani vuote. In un&#8217;altra situazione, farei finta di non conoscerlo. Non appena anche gli ultimi attesi avvertono del ritardo, dandoci implicitamente il permesso di cominciare senza di loro, la tavola viene ulteriormente imbandita.</p>
<p>Siamo già tutti soddisfatti di quanto assaggiato fin&#8217;ora, ma nonostante questo scateniamo le fauci ansiosi di assaggiare la leggendaria iota del Previdente Presidente.<br />
Questa preparazione &#8211; una zuppa tradizionale triestina con fagioli, crauti, parti di porco, cumino e ingredienti segreti vari &#8211; è il cavallo di battaglia della cucina del Presidente e pare non manchi mai ai suoi convivi; leggenda vuole che sia stata esportata anche a Barcellona, con somma soddisfazione dei controllori alle frontiere.<br />
È davvero ottima, a stento mi trattengo dal leccare il piatto. Cioè, a stento Zzi  &#8211; minacciando il divorzio &#8211; mi trattiene dal leccare il piatto.</p>
<p>Il primato del Previdente Presidente, però, è subito insidiato dal pasticcio della Generosa Genitrice del Celere Capellone.<br />
La Generosa Genitrice del Celere Capellone era già nota, all&#8217;interno della nostra società, ma non credo unicamente lì, come autrice di torte sopraffine, ragion per cui, alle gare cui il Celere Capellone partecipa, i nostri atleti hanno la tendenza a snobbare il ristoro, limitandosi a servirsi di qualche bevanda, buttandosi a capofitto sulla delizia gentilmente offerta dalla Generosa Genitrice, strategicamente tenuta nascosta dagli stessi atleti disposti a falange macedone attorno ad essa, con le bussole sguainate, pronti ad aggredire qualunque intruso si avvicini [e anche un po' ostili gli uni con gli altri, a dirla tutta].<br />
Questo pasticcio ["pasticcio" è lo sbrigativo appellativo triestino - un giorno vi racconterò i drammi della gastronomastica giuliana - trattasi in realtà di lasagne al forno alla bolognese in piena regola] presenta tutte le caratteristiche dell&#8217;archetipo ideale: è alto più di dieci centimetri, è generosamente condito con abbondante ottima besciamella, è composto all&#8217;ottanta per cento di carne. È una specie di miracolo della fisica: c&#8217;è molto più sugo a base di carne che pasta, ma nonostante questo sta insieme lo stesso. È il primo piatto ideale per coloro che non amano la pastasciutta, ma hanno appena finito di mangiare la zuppa; praticamente è un secondo, è molto difficile distinguerlo da uno spezzatino, solo l&#8217;occhio allenato al particolare dell&#8217;orientista può individuare in esso le tracce di pasta [peraltro anch'essa buona, sottile al punto giusto].</p>
<p>Quando è il momento dei miei cannelloni siamo stremati e io, Zzi, il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, e la Fascinosa Figlia del Previdente Presidente, ci dividiamo una porzione in quattro; fa le parti la Fascinosa Figlia, bara clamorosamente e rifila a me e Zzi un cannellone intero, tenedo per sé un quarto di boccone, da dividere con il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società [Vanty, per gli intimi].<a title="Un po' di pazienza: esce domani!" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-3/" target="_blank"><br />
</a><em></em></p>
<p><em><a title="Un po' di pazienza: esce domani!" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-3/" target="_blank">[continua con: La gaja cena 3]</a></em></p>


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		<title>La gaja cena [1]</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io ero molto titubante sulla partecipazione alla cena della nostra giovane, ma rispettabile società sportiva di orienteering, poiché avevo paura che ci nascondessero le pietanze in giardino e ci dessero una cartina per trovarle. Il che avrebbe comportato che il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, il Previdente Presidente e la sua Fascinosa Figlia si sarebbero ingozzati come tacchini, gli altri si sarebbero nutriti adeguatamente e io sarei morta di stenti in una landa desolata e gelida, completamente fuori carta.</p>
<p>Rassicurata sulle modalità tradizionali del convivio, attivo subito l&#8217;interrutore del panico all&#8217;interrogativo &#8220;e noi cosa portiamo?&#8221;.<br />
Voi Piccoli Lettori ci starete ridendo su, ma la situazione è al limite dell&#8217;emergenza: ci sono poche istruzioni e quelle poche sono discordanti. Porta il dolce. Porta il primo. Porta il salame di cioccolato, ma senza cioccolato. Porta il primo, m che non vada in forno perché non c&#8217;è il forno [scatta l'esaurimento nervoso]. Porta quel cazzo che ti pare, basta che la pianti di domandare.<br />
Ho provato a informarmi sul numero dei partecipanti; ho accettato che la stima più precisa fosse da 10 a 20 [come a dire da epsilon a più infinito] e ho deciso di far tutto.</p>
<p>Incautamente ho manifestato questo proposito a Zzi, che ha chiuso la cucina col lucchetto tutta la settimana e mi ha nascosto il portafogli per impedirmi di fare la spesa.<br />
Ho provato ad andare a cucinare dalla Giraffa, ma era stata allertata e si è finta assente.<br />
Il pomeriggio del giorno stesso della cena mi accingo a <em>inandiare</em> cannelloni, salame e torta, ovvero un primo, un dolce, un dolce [apparentemente] senza cioccolato.</p>
<p>La preparazione procede senza grossi intoppi, a parte i cannelloni che si rivelano essere pochissimi e alle quattro e mezza mi tocca ricominciare a fare l&#8217;impasto. Ma tanto io sono cintura nera di crepes e non mi scompongo.<br />
Quando Zzi arriva a casa e trova la cucina ridotta come il Meazza dopo un concerto di Vasco, invece, si scompone eccome e reagisce violentemente: alza <em>entrambe</em> le sopracciaglia e va a levarsi il cappotto.</p>
<p>Il ritrovo è alle 19,00 al quattrocinquesei di uno di quei paesotti del carso triestino che io non sarei in grado di distinguere l&#8217;uno dall&#8217;altro neanche se ci fossi nata, figuriamoci individuarne la posizione geografica rispetto alla città. Il che significa che, per quanto ne so io, il luogo potrebbe trovarsi a cinque minuti di macchina come a un&#8217;ora [okay, no,  impossibile: la provincia sarebbe finita...diciamo 40 minuti].<br />
Assumo che sia uno dei posti vicini e finisco di incartare i cannelloni alle 18,50. È un miracolo che la carta non abbia preso fuoco a contatto con la teglia incandescente.<br />
Tanto alle impronte digitali non ci tenevo mica.<br />
La serata è piacevolmente invernale, i cannelloni sono diventati gelidi prima di arrivare in macchina e giunti sul posto il termometro dà meno cinque, ma voglio pensare che sia un mitomane.</p>
<p><a title="Un po' di pazienza: esce domani!" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-2/" target="_blank"><em><br />
</em></a></p>
<p><a title="Un po' di pazienza: esce domani!" href="http://www.larrycette.com/la-gaja-cena-2/" target="_blank"><em>[Continua con: La gaja cena 2]</em></a></p>


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		<title>Da Elisa il giorno di Ravosa, prologo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 13:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa&Quellolì]]></category>
		<category><![CDATA[Furlany Forever]]></category>
		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa Zzi e io siamo stati ospiti di Elisa e Quellolì. Zzi ha preso con sé Quellolì e ha cercato con tutte le sue forze di smarrirlo nei boschi, con la scusa di una gara promozionale di orienteering. Per essere certo di sbarazzarsene, lo ha portato alla gara di campionato regionale di Ravosa, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Zzi e io siamo stati ospiti di Elisa e Quellolì.<br />
Zzi ha preso con sé Quellolì e ha cercato con tutte le sue forze di smarrirlo nei boschi, con la scusa di una gara promozionale di orienteering.</p>
<p>Per essere certo di sbarazzarsene, lo ha portato alla gara di campionato regionale di Ravosa, il cui terreno, stando alla cartina, non era propriamente alla portata di tutti.<br />
Inoltre, la sorte era dalla nostra parte perché, oltre alla pioggia copiosa che aveva reso il bosco una distesa di sabbie mobili, la gara concomitava buffamente con una di motocross.<br />
I mie Piccoli Lettori forse sono poco esperti di orienteering, perciò mi preme sottolineare che non è questa una situazione usuale; di solito l&#8217;orientista in gara non si aspetta di incontrare veicoli a motore. Addirittura, le gare in città prevedono la chiusura del traffico e/o l&#8217;obbligo di attraversare la strada presso varchi controllati indicati in carta, proprioper evitare che l&#8217;atleta, concentrato nell&#8217;agone, si faccia arrotare da un tir.<br />
Comprenderete ora che evento singolare sia una gara di motocross nello stesso campo gara di una gara di orienteering e che occasione rara e preziosa di toglierci Quellolì dai piedi una volta per tutte. Certo, a momenti la Fascinosa Figlia del Previdente Presidente della nostra <a title="Scopri la nostra giovane, ma rispettabile, società sportiva" href="http://www.origaja.it/index.html" target="_blank">giovane, ma rispettabile, società</a> rimane falciata dalle moto nel tentativo di attraversare il loro traguardo, prossimo com&#8217;era a quello dei podisti, ma sono rischi calcolati.<br />
Niente di fatto, invece, neanche un tragico incidente e, a fine gara, a Zzi tocca caricarsi nuovamente in macchina Quellolì, infilato in un sacco della spazzatura [con la testa fuori, purtroppo] perché &#8211; complici la poca esperienza e la cartina a detta di molti &#8220;un po&#8217; imprecisa&#8221; &#8211; è finito [una piccola soddisfazione, almeno] in un campo di letame.</p>
<p>Quando gli atleti &#8211; l&#8217;uno sudato virilmente e coperto di gloriose ferite sanguinanti, l&#8217;altro sudato come un maiale, coperto di merda e vestito col sacco della rumenta &#8211; sono arrivati a casa, Elisa ed io eravamo più stremate di loro, avendo spignattato tutta la mattina.</p>
<p>Oltre al <a title="Venti punti in palio!" href="http://www.larrycette.com/20-formidabili-punti-per-il-formidabile-pasticcio/" target="_blank">Formidabile Pasticcio</a>, l&#8217;infaticabile locomotiva furlana, nonostante l&#8217;impiccio della mia presenza tra i suoi fornelli, ha preparato:</p>
<p><a title="Online il 19 dicembre!" href="http://www.larrycette.com/da-elisa-il-gi%E2%80%A6torta-di-porri" target="_blank">Torta salata di porri</a> e crostini con il lardo di colonnata [hai visto mai che sia poca roba]</p>
<p>Arrosto con la panna</p>
<p>Patate gratinate con le cipolle</p>
<p><a title="Online il 21 dicembre!" href="http://www.larrycette.com/da-elisa-il-gi…ema-pasticcera/" target="_blank">Crostata con la crema pasticcera</a></p>
<p>Per fortuna c&#8217;era anche quella <em>bjele frute</em> della sorella di Elisa che ha portato qualche pasticcino, salvandoci dal deperimento.</p>


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