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	<title>LARRYCETTE &#187; Orienteering</title>
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	<description>oltre la buccia d&#039;arancia</description>
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		<title>GUEST POST! &gt;&gt;Hungaria Cupa 2010 [2]</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 01:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intanto facciamo gli auguri alla nostra piccola lettrice Lalara, che ha compiuto 21 anni! Dai nostri inviati speciali Markoconlacappa e MadameK, secondo Markoconlacappa. Il giorno dopo tocca la &#8220;Long&#8221;, ma noi siamo tranquilli perché abbiamo  scelto la categoria M21BR, che nella descrizione diceva &#8220;shorter  distances, difficoult navigation&#8221;. Non essendoci la M21C (come  &#8221;Ciompi&#8221;), sembrava la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Intanto facciamo gli auguri alla nostra piccola lettrice <a title="Guarda che lavori carini sa fare Lalara...ma prima finisci di leggere il post!" href="http://lalara.over-blog.com/" target="_blank">Lalara</a>, che ha compiuto 21 anni!</em></h4>
<h4><span style="color: #ff6600;">Dai nostri inviati speciali <a title="È un gran bel blog, ma prima leggi il mio!" href="http://markogts.blogspot.com/" target="_blank">Markoconlacappa</a> e MadameK, secondo Markoconlacappa.</span></h4>
<p>Il giorno dopo tocca la &#8220;Long&#8221;, ma noi siamo tranquilli perché  abbiamo  scelto la categoria M21BR, che nella descrizione diceva  &#8220;shorter  distances, difficoult navigation&#8221;. Non essendoci la M21C (come   &#8221;Ciompi&#8221;), sembrava la soluzione più adatta a noi. Saranno quattro km,   pensiamo, un po&#8217; tanto, ma fattibile.<br />
Andiamo alla descrizione punti e  ci prende l&#8217;infarto: 6,7 km per gli uomini, e 4,5 per le donne. Sarà un  bagno di sangue.</p>
<p>Il bosco è completamente diverso dai nostri: è pulitissimo, le lanterne  si<br />
vedono a centinaia di metri di distanza. Bisogna dimenticare i  sentieri e<br />
andare quasi sempre in bussola. E avere le ghette contro le  ortiche. Io, col<br />
lavaggio del cervello imposto dal nostro Previdente  Presidente &#8220;segui  sempre i sentieri&#8221; &#8220;segui sempre i sentieri&#8221; &#8220;segui  sempre i sentieri&#8221;,  impiego<br />
un&#8217;eternità per fare le 18 lanterne  assegnate. Alla quinta incontro MadameK<br />
che mi dà coraggio. L&#8217;ottava è  sicuramente sbagliata come posizione,  la trovo per sbaglio dove non  doveva esserci, dopo aver imparato a  memoria l&#8217;area. Alla nona, ho già  finito acqua e zuccheri. Alla decima,  sono sicuro di scorgere Montegrisa  all&#8217;orizzonte e sono tentato di  ritirarmi: sarebbe più breve tornare a  TS che all&#8217;arrivo. Isoipse e  lanterne finiscono dopo 129 minuti. Sono ultimo, ma almeno non mi sono  ritirato. MadameK invece è terzultima, ottimo risultato, viste le  distanze assurde.</p>
<p>Dall&#8217;arrivo allo scarico si-card sono due km, e c&#8217;è gente che ancora  corre.<br />
Reprimo la voglia di  sgambettare questi maniaci ipercinetici e  noto con<br />
sgomento che sono già pronte le lanterne per il Trail-O. Giusto  il tempo per<br />
rifocillarci con una salsiccia fritta in un olio che  nemmeno il fido furgone<br />
UAZ (che ci porta l&#8217;acqua alla partenza) sopporterebbe, e si comincia col<br />
Trail-O. Lanterne attaccate a mezzo metro una dall&#8217;altra, difficile  persino<br />
distinguerle. La 9 addirittura è messa a oltre cento metri dal  sentiero: a<br />
questo sport puoi essere paraplegico, ma decisamente non  puoi essere miope.<br />
Scoprirò il giorno dopo di aver imbroccato 8 risposte  su quindici e sono<br />
tredicesimo su una quarantina di loro: inzomma,  senza infamia senza lode.</p>
<p>Ultimo giorno: &#8220;shortened long distance, chasing start&#8221;, che noi   illusoriamente traduciamo in &#8220;percorso breve, partenza libera&#8221;. Il   percorso è breve solo per loro, mentre la partenza è fatta in base alle   classifiche dei giorni precedenti.</p>
<p>Quindi partiamo per ultimi. E quando dico ultimi, intendo che, passato  il &#8220;-3&#8243;,<br />
vedo la gente che comincia a sbaraccare, togliere gazebi,  orologi e<br />
quant&#8217;altro. Morirò nel bosco, con le lanterne ormai rimosse, e  mi ritroveranno all&#8217;Hungaria Cupa dell&#8217;anno prossimo.</p>
<p>La prima lanterna è sul lato opposto della mappa, a 1400 metri dalla   partenza, in linea d&#8217;aria. Sentieri neanche a parlarne. Non chiedetemi   come ho fatto. Ho visto una grande luce, un senso di pace interiore, ho   perso i sensi e mi sono ritrovato alla lanterna numero 1 con  l&#8217;orologio  avanti di mezz&#8217;ora e una strana cicatrice sulla spalla. Da  lì in poi ho  corso con abbastanza convinzione, finendo quintultimo:  vertigini! MadameK  invece ha preferito fare una chiacchierata nel bosco  con un Primierino.</p>
<p>Finita la gara, ci siamo nuovamente rifocillati al  ristoro-per-orientisti-senza-problemi-di-colesterolo e siamo ripartiti  alla volta della terra nàtia. Ultima sosta a Veszprem (così non ci tocca  tornare) e via di corsa a casa.</p>
<div id=":7e">Conclusioni:<br />
-Il bosco ungherese è molto più adatto dei nostri per andare in bussola.<br />
-Le lunghezze dei percorsi, a parità di categoria, sono praticamente doppie.<br />
-Merita partecipare a tutti i giorni dell&#8217;evento per avere un risultato<br />
globale. Ma per farlo bisogna essere molto allenati. Io al massimo qua  potevo fare cinque giorni di Open short.<br />
-Il mobile-O è bello, ma servono cellulari buoni con molta autonomia (oppure bisogna correre più veloci).<br />
-L&#8217;Ungheria mi sta sul beep.</div>


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		<title>GUEST POST! &gt;&gt;Hungaria Cupa 2010 [1]</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 02:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di tutto facciamo gli auguri a Patti Scialfa [la moglie di Springsteen, lo dico per gli orientisti e altra gente che vive fuori dal mondo] che ha compiuto 176 anni. Con tutto il cuore: due di questi giorni!!! ☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼ Dai nostri inviati speciali all&#8217;Hungaria Cupa 201o, Markoconlacappa e MadameK, secondo Markoconlacappa Ci siamo iscritti [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Prima di tutto facciamo gli auguri a Patti Scialfa [la moglie di Springsteen, lo dico per gli orientisti e altra gente che vive fuori dal mondo] che ha compiuto 176 anni.<br />
Con tutto il cuore: <em>due di questi giorni!!!</em></strong></p>
<p>☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼☼</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Dai nostri inviati speciali all&#8217;Hungaria Cupa 201o, <a title="È un gran bel blog, ma prima leggi il mio!" href="http://markogts.blogspot.com/" target="_blank">Markoconlacappa</a> e MadameK, secondo Markoconlacappa<br />
</span></strong></h4>
<p>Ci siamo iscritti a due delle cinque gare dell&#8217;Hungarian Cup, pardòn, Hungaria<br />
Cupa 2010.<br />
La prima cosa che abbiamo imparato appena varcato il confine, infatti, è  che<br />
qualsiasi lingua straniera fa agli ungheresi lo stesso effetto che  l&#8217;aglio fa<br />
ai vampiri: li fa scappare via urlando, e li vaporizza. Un  orientista ungherese<br />
imbranato, fuori carta, fuori tempo massimo, con la  bussola smagnetizzata,<br />
sotto la pioggia, ti interpellerà in  quell&#8217;idioma incomprensibile per avere<br />
quell&#8217;unica informazione che farà  la differenza tra la vita e la morte. E tu,<br />
con fare ultragentile e  accomodante, gli risponderai &#8220;please?&#8221; o &#8220;bitte?&#8221; o<br />
&#8220;prego?&#8221; e&#8230; lo  vedrai sparire, rimpicciolirsi, inorridito, sconvolto all&#8217;idea<br />
che ci  sia gente che non parla ungherese.</p>
<p>Stessa cosa succede, a ruoli alternati, in qualità di turisti a  Budapest, città<br />
calorosa solo da un punto di vista termodinamico.  Abbiamo preferito passare ibprimi tre giorni della settimana tra caldo  afoso a 35°, controllori di<br />
metropolitane in agguato alla fine delle  scale mobili (scene degne di un libro<br />
di Stephen King, tu con biglietto  giornaliero scaduto da mezz&#8217;ora e tra 20<br />
secondi, inesorabilmente  trascinato dai gradini semoventi, cascherai nelle mani dei controllori  in fondo alla scala, che già ghignano) e traffico completamente bloccato. Come dite, lasciare l&#8217;auto nel parcheggio dell&#8217;albergo e  andare coi mezzi? Certo che lo abbiamo fatto! Ma per raggiungere  l&#8217;albergo dall&#8217;autostrada siamo stati un&#8217;ora (non esagero) per fare due  chilometri. Per il resto abbiamo usato solo mezzi pubblici. Dopo aver  raggiunto il museo &#8220;Memento&#8221; in autobus, sono pronto alla Parigi-Pechino  con i mezzi dell&#8217;ACT, altro che Overland.</p>
<p>A proposito di questo museo sul comunismo, mi chiedo: ve lo vedete voi  un museo sulla Shoah che venda gagliardetti delle SS e dischi con  &#8221;Faccetta nera&#8221; nello shop? Ecco, allora come mai a un museo sui crimini  del comunismo si vendono dischi di vecchie canzoni sovietiche, berretti  militari, tazze e magliette con gli slogan che furono? Ma vabbé, tanto  il museo è posto talmente alla periferia di Budapest (sembra quasi la  periferia di Belgrado), in più sotto falso nome e senza indicazioni  stradali che la faccenda dello shop è di secondaria importanza: il museo  lo possono trovare solo quelli addestrati dal KGB.</p>
<p>Per fortuna che almeno sul cibo non si discute. A Budapest non moriamo  di fame, anzi. L&#8217;ultima cena la consumiamo direttamente alla cukrászda Gerbeaud con un menù a base di Esterhazy, Dobos e omonima Gerbeaud (praticamente  una Sacher svuotata della sana ma inutile marmellata, sostituita con  plurimi strati di cioccolata).</p>
<p>Chiusa la parentesi budapestina, ci spostiamo a Gyor dopo 80 km di  comodo<br />
sterrato (citazione, per Larry), dove un lussurioso albergo con  condizionatore guasto e doccia stile (molto) retrò sarà il nostro campo  base, a 40 km dal campo gara. L&#8217;alternativa più vicina era un campeggio  con latrine chimiche.</p>
<p>Arriviamo con leggero ritardo per il primo appuntamento: il mobile-O. Cellulari non ce ne sono, SIM sì, quindi dobbiamo cambiare le SIM sui  nostri cellulari, che ovviamente non abbiamo pensato di ricaricare  prima. Fortuna che la munifica Mondy sia sempre pronta a svenarsi per  noi, stavolta tramite caricacellulari da auto.</p>
<p>Siamo a Fenyofo, che, nonostante sembri una parola di una canzone di  Jovanotti (&#8220;Io lo fo che non fono folo anche quando fono folo&#8221;), è una  ridente cittadina di venti abitanti (conigli compresi), dotata di UN ripetitore telefonico.<br />
All&#8217;arrivo di 40 coppie di orientisti  cellularo-muniti (e perdipiù parlanti<br />
lingue sconosciute), l&#8217;antenna di  copertura collassa miseramente come un tardo mattone del muro di  Berlino. Impieghiamo un&#8217;oretta buona (e una tacca di preziosi elettroni)  nei tentativi di prendere la linea. Intanto i primierini ci danno  dentro, e nell&#8217;ostile Ungheria sentiamo &#8220;titi vedi al ponte? eco, ti xe masa oltra, titi devi tornar indrio&#8221;. Casa.</p>
<p>Dobbiamo anche scegliere un nome della squadra, e scegliamo una parola<br />
ungherese che vediamo dapertutto, &#8220;Vighyazz&#8221;, che significa  &#8221;attenzione&#8221;. La<br />
coniughiamo &#8211; però &#8211; col nostro stato d&#8217;animo dopo tre  giorni di Ungheria e in attesa delle gare: saremo i &#8220;Vighyazzi amari&#8221;.  Gli ungheresi però o non<br />
capiscono o non apprezzano.<br />
Presa la linea, tocca finalmente a noi: al primo turno, io corro e MadameK  dirige (ruoli &#8220;naturali&#8221; <img src='http://www.larrycette.com/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> ) e tutto fila liscio: al cambio carta e  corridore,<br />
invece, mi faccio prendere dal panico da cartina-in-mano e  mando MadameK<br />
all&#8217;ultima lanterna invece che alla prima. Rinsavisco,  ingrano e portiamo a<br />
casa un dignitoso piazzamento, grazie anche al  fatto che i professionisti<br />
considerano questo un divertissment indegno  della loro catagoria di, appunto, professionisti dell&#8217;orientamento.</p>
<p>☼☼☼</p>
<p>Mi voglio rovinare: 10 punti a chi sa quale celebre ditta è ubicata dopo 70 chilometri di <em>comodo sterrato!</em></p>


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		<title>Sangue. Sudore. Lacrime. Extrem-or 2010, 17-19 Luglio, circa Krajna Vas [2]</title>
		<link>http://www.larrycette.com/sangue-sudore-lacrime-extrem-or-2010-17-19-luglio-circa-krajna-vas-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 06:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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<li><a href='http://www.larrycette.com/chicken-challenge-2010-prima-del-prologo/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Chicken Challenge 2010, sera prima del prologo'>Chicken Challenge 2010, sera prima del prologo</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Prima di tutto facciamo gli auguri alla nostra amica Serenút, che ha compiuto 21 anni.</strong></p>
<p>Durante il secondo giorno di gara, alimentati secondo i più rigidi schemi del nutrizionismo agonistico, i nostri eroi hanno affrontato le più spaventose intemperie: tuoni, fulmini, pioggia, grandine, vento, fango, occhiali appannati.</p>
<p>Come da copione, Zzi si perde alla seconda, il Celere Capellone ci mette un po’ ad entrare in cartina, ma poi si rifà alla grande, Lucy opta per vivere, i coniugi K creano un simpatico diversivo chiudendosi a vicenda fuori dalla macchina.<br />
Zitto zitto, quatto quatto, Rem fa di nuovo una bella gara e sembra divertirsi un sacco.</p>
<p>Quando, in tardissima mattinata, esco di casa io, la giornata si sta facendo soleggiata e limpida. Per pranzo scegliamo ancora una pivovarna, confidando che giungere ad un orario più consono permetta alla nostra amica di non ridursi a muschi e licheni. La scelta cade sul collaudatissimo Orient Express a Divaccia, punto di riferimento delle gite fuori porta triestine, dove c’è sempre posto, ci sono un sacco di pietanze tra cui scegliere, c’è tanta birra. Stavolta le previsioni si rivelano esatte, anzi scopriamo che, dall’ultima volta che ci siamo stati, il locale, pur rimanendo rustico e familiare, è diventato leggermente più raffinato, c’è un’ invitante griglia all’aperto dove si prepara anche il pesce fresco esposto e l’offerta di pietanze è più ampia di quanto ricordassimo. I prezzi sono sempre contenuti e la birra è sempre buona. A volte mi sorprendo ancora di come la Slovenia sia una nazione formidabile, io voglio lei un bene fortissimo, in certi momenti.</p>
<p>Lucy finalmente può sfogarsi sul pesce, noi ci buttiamo sulla vešalica, cioè il filetto di maiale farcito con formaggio e cotto alla brace, per giunta servito su una pagnottina deliziosa con una salsetta salata di glutammato e aromi sospetti che intasa le coronarie solo a guardarla, ma che è tanto saporita e ci sta proprio bene, e un fiocchetto di burro alle erbe sopra, che si sa mai che il piatto non fosse abbastanza nutriente!<br />
Io – che avevo già mangiato circa sei etti di burro spalmato sul pane con il pretesto della tartara di antipasto – sono sufficientemente soddisfatta da rinunciare al dolce. Le M-fogne si danno alla palatschinka [secondo la grafia tedesca, perché wordpress supporta la /s/, ma non la /c/ e la /z/ con <em>il diacritico</em>] al cioccolato. Nel dubbio, ne faccio comunque fuori mezza al povero Zzi, Rem offre a malincuore un boccone a Lucy, quini erige con ammirevole disinvoltura intorno al suo piatto una barricata di bicchieri, centrotavola e cavalli di frisia fatti incastrando le posate. Grappa.</p>
<p>La sera sono talmente provati che non si fanno vivi e vanno a nutrirsi autonomamente a Duino, il cui litorale cercano di raggiungere a piedi dall’alloggio, perché sono atleti.<br />
L’orientista che è in loro [che è assai più prepotente di quello che è in me] li conduce lungo un sentiero che si fa sempre più stretto, ma la musica nella musica e il rumore di stoviglie li persuade di essere nella direzione giusta, e proseguono in direzione del mare nella natura sempre più ostile, finché non giungono sul margine della cava. Davanti ai loro piedi il nulla con le pietre intorno, come polvere sulla polvere e un salto di quindici metri [orientarsi a orecchio è un errore che io stessa ho imparato a non commettere più!]. Dopo una rapida valutazione sull’opportunità di scendere a mare lungo il sentiero che costeggia la cava, vincono la naturale ritrosia dell’orientista a ripercorrere una strada già fatta e vanno a prendere l’automobile come due civili. Sono atleti, mica stupidi.</p>
<p>Il lunedì ha luogo la terza e ultima prova. Stavolta il clima è ideale: soleggiato, ma non torrido. Zzi inverte la rotta e si perde alla penultima – dopo una gara fino a quel momento molto buona –, gli altri esponenti della nostra giovane, ma rispettabile, società si difendono bene, Lucy conclude con onore la sua gara, Rem vince: set, game, match: come un diavolo in un fulmine partecipa per scherzo alla competizione e si classifica primo, portandosi a casa una bottiglia di terrano e un CD di musica slovena capaci di scatenare una danza vertigine [se assunti insieme]. Io apprendo la notizia quasi subito, quando al telefono Zzi mi dice anche “Ascoltami, tu! Si fermano un altro giorno, li ho invitati a cena”. Ottimo, io sono in edicola fino alle 18, non c’è niente in frigorifero, non ho tempo di fare la spesa e tanto meno di cucinare, la casa è la solita latrina, non saprei cosa offrire a una vegetariana, che non stia già mangiando da tre giorni, e ho pure un po’ le mani che sudano.<br />
Però sono contenta. Passato il primo panico sono felice di condividere nuovamente un pasto…tanto sono orientisti, sono persone pratiche e abituate ai disagi, si ospitano così: con grazia plebea.</p>
<p>Di primo trofie col pesto, di secondo formaggi di Basovizza e per dolce li incoccono di tiramisù. È la mia ultima occasione e cerco di prenderli per sfinimento.<br />
Sono giorni, infatti, che cerco di persuaderli a tesserarsi con la nostra giovane, ma rispettabile società, poiché, pur non esistendo un vero e proprio Ori-mercato, ho capito che il miglior contributo alla società che io possa portare è quello di far gareggiare per noi atleti buoni [in aggiunta a quelli che già ci sono], che possano compensare le mie scarse &#8211; in senso qualitativo certamente, ma anche quantitativo &#8211; prestazioni. Cerco anche di farli ubriacare, ma sono atleti, sono assennati e non si lasciano irretire. Conto di farli capitare a tiro del nostro Previdente Presidente che è persuasivo come le sirene di Ulisse e il suo grido bellissimo fa tesserare tutti quanti. Poi, certo, per loro le riunioni di società potrebbero risultare un po’ fuori mano, ma non è che a parte <em>magnar e bèvere</em> si faccia molto altro, durante quegli incontri.</p>
<p>Finisce così, alle 23,30 dell’ultimo giorno di gare, la mia esperienza all’Extrem-or.<br />
Devo dire che mi è piaciuta molto, anche se mi aspettavo una partecipazione maggiore di atleti; probabilmente la prossimità territoriale e cronologica con l’O-O Cup ha un po’ penalizzato l’organizzazione, che peraltro è la stessa dell’O-O Cup, che però ogni anno ama sorprendersi programmando le gare in conflitto con le proprie [e lamentandosi per questo].</p>
<p>Più di tutto mi è piaciuto il filetto di maiale farcito alla brace. L’unico rammarico è stato non essere riusciti a gustare il gelato di Toni, ma confido che dal gennaio prossimo, dopo i tesseramenti 2011, ci saranno più numerose occasioni!</p>
<p style="text-align: center;">◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊</p>
<p>Ve ne siete accorti? C’è una canzone nascosta in questi due post sull’Extrem-or. Non tutta, ma solamente alcuni riconoscibilissimi stralci [versi, mezzi versi, parole chiave] sono stati inseriti qua e là.</p>
<p>Vince dieci punti chi non solo riconosce la canzone, ma ne elenca <strong><em>tutti</em></strong> gli stralci riportati [che non vi dico quanti sono], quindi fate molta attenzione quando rispondete, per non aiutare troppo gli avversari.<br />
È considerata risposta esatta quella che per prima li contiene tutti, quindi &#8211; man mano che darete risposte parziali &#8211; dovrete ripetere l&#8217;elenco.</p>
<p><strong>Rispondete, però!</strong></p>


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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 05:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Soprattutto sudore.</p>
<p>Nella ridente cornice della steppa slovena battuta dal sole e dal vento, molto è stato il sudore versato dai temerari atleti giunti da ogni dove per sfidarsi sulle carte della Lipica Open a metà Luglio, sprezzanti dei quaranta gradi. Del resto, se uno arriva dalla Scozia o dalla Nuova Zelanda, non è che ci si possa aspettare che rinunci a gareggiare perché “è un po’ caldino, oggi”.</p>
<p>Il sangue è quello di MadameK, che si arrabatta lungo la strada prima dell’inizio della prima tappa e si presenta in partenza ferita e contusa come dopo una tre giorni in Boemia.</p>
<p>Le lacrime sono le mie, che per tutto il fine settimana mi sono dovuta alzare alle sei [le sei, piccoli lettori, dico le sei, ovvero quell’ora che esiste solo a Capodanno e in pochi altri giorni particolari e che, comunque, mai segue una dormita, bensì solo la precede] per salutare Zzi che andava alle gare. Il sabato sono stoicamente rimasta in piedi a trafficare, avendo alcune cose da sbrigare [come ritirare il cappotto di lana dal pulisecco – dove ha fatto l’ennesimo trattamento antitarme efficace come una crema gonfiatette - prima che lo regalassero ai nomadi], mentre la domenica ho contribuito attivamente a non surriscaldare il pianeta riducendo al minimo le mie funzioni vitali fino alle nove del mattino.<br />
Io non dormo mai di giorno: o medito [in genere sul divano o in macchina], o salvo il pianeta dal surriscaldamento globale andando in letargo [per questo va bene anche il letto].</p>
<p>Partecipano alla gara, con somma sorpresa di tutti, anche due atleti italiani che non fanno parte della nostra giovane, ma rispettabile, società, che invece avrebbe dovuto essere – stando alle liste di partenza ufficiali – l’unica rappresentante del tricolore a questa manifestazione, che invece gode di grande considerazione all’estero. Insomma: già pregustavo di potermi vantare da queste pagine di aver piazzato tutti i nostri atleti “primi fra gli italiani” nelle rispettive categorie, e invece sono arrivati il mio piccolo lettore Rem e Lucy Van Pelt a rompermi le uova nel paniere.<br />
In compenso, però, la presenza di ospiti italiani mi fornisce il pretesto di rilevare una rapida campionatura dell’offerta gastronomica della zona.</p>
<p>La gara di sabato si svolge su questa cartina:<br />
<a href="http://www.larryetsitalia.net/2010/06/03/lipica-open-09-03-2008-ma/">http://www.larryetsitalia.net/2010/06/03/lipica-open-09-03-2008-ma/<br />
</a>o almeno credo. Ad ogni modo, ci assomiglia molto, la cartina ufficiale dell&#8217;Extrem-or 2010 <em>will be soon available</em> .</p>
<p>Come al solito Zzi si perde alla seconda lanterna, poi fa una discreta gara, ma il risultato, ormai, è andato in vacca. In compenso le zecche, dalle vacche saltano tutte addosso a lui.<br />
I coniugi K – nonostante il caldo e le ferite – si difendono bene e il Celere Capellone fa come sempre valere le sue doti atletiche.<br />
Fine della rappresentanza della nostra giovane, ma rispettabile, società; gli altri sono in ferie, in casa coi piedi a bagno e il ventilatore in faccia o naufragati nell’Adriatico. Oppure sono abbastanza sani di mente da non fare una tre giorni dal nome scoraggiante in piena estate, in piena campagna. C’è qualcuno tra voi che la farebbe?</p>
<p>Lucy, che deve aver equivocato e interpretato l’espressione “extrem-“ come un aggettivo che qualificasse il tipo di gara e non le condizioni meteo in cui si è costretti a gareggiare, opta per vivere e soprassiede.<br />
Rem, che è snello e scattante come una lucertola e deve avere la stessa temperatura del sangue, pare che manco sudi e si piazza bene. Quanto bene non si sa perché le classifiche verranno pubblicate “later”.</p>
<p>Finalmente entro in scena anche io, perché è l’ora della pappa. Affronto la canicola e mi reco sull’altipiano senza neanche l’ausilio di un veicolo a benzina [Che donna sono! Che eroina! Molto di più di una donna qualsiasi!] e portiamo gli ospiti a mangiare in un posticino tipico noto al Celere Capellone, rinomato per la produzione di formaggi; i formaggi sono un alimento ideale per chi, come la Van Pelt, preferibilmente non mangia carne di mammifero o uccello, ma ha bisogno di proteine e minerali per far fronte al dispendio energetico della gara. Il luogo com’è? Un giardino in leggera collina con una bella vista sul paesaggio bucolico e un po’ di preziosa arietta che ci invita, fiaccati dalla gara, dal caldo e dai continui attacchi delle farfalle killer, ad abbandonarci al relax. Anche il vino, devo dire, contribuisce non poco al congiungimento delle palpebre.<br />
Noi carnivori possiamo godere anche dei salumi: crudo, salame, salame di pecora, pancetta, cotto arrosto con il cren, come ogni in osmica/agriturismo del carso che si rispetti. Qui è possibile gustare anche dei piatti caldi, quel giorno la proposta era un’estiva <em>porzina con patate in tecia</em>, invitante, senza dubbio, ma troppo ardita perfino per noi. La porzina è la porchetta [ci sono – credo – altre regioni che la chiamano “porcina”]; le patate in tecia sono l’emblema della triestinità in cucina: si tratta di patate al tegame fatte insaporire con cipolla e pancetta [leggere, tipica espressione della fresca cucina mediterranea che così limpidamente si esprime un po’ in tutto il nord dell’Adriatico, dove è anche possibile gustare pietanze al limite della macrobiotica come il baccalà mantecato, il gulasch e la gibanica], la cui caratteristica precipua sta nella procedura di preparazione, che prevede espressamente che si attacchino al fondo della padella e bruciacchino. Mescolate di quando in quando, alla fine si presentano come un purè grossolano in cui si ravvisano pezzi di cipolle, pancetta e crosticine secche di patata bruciata. Raccontate così fan schifo, ma a mangiarle sono buone; esprimono, proprio grazie al procedimento necessario per realizzarle, la vera anima di Trieste, alla <em>va’ là e po’ bon, </em>e sono ideali per la massaia che è stata a Barcola tutto il giorno e a fare <em>babezi</em> con le amiche e ora non può prestare attenzione ai fornelli, ma deve sommariamente rigovernare mentre le patate si cucinano da sole [bruciando qua e là].</p>
<p>Il vino è il caro elisir del carso: non fine, non “buono”, ma tremendamente territoriale, rinfrancante e piacevole; lo beve persino Rem, che non è amante del genere.<br />
La scelta dei dolci che offrono a noi è sorprendentemente ampia: strudel di fichi, di pesche e fichi, crostata con la marmellata e crostata con ricotta e noci. Fa più caldo che a Tangeri e se fossimo minimamente evoluti declineremmo la proposta, ma siamo al livello dell’uomo di Neanderthal [non Lucy, naturalmente] e non ci facciamo mancare neanche queste delizie.<br />
I lombardi fremono per andare alla spiaggia, io sono una persona ospitale e di compagnia, ma non sono una martire, e ci separiamo.</p>
<p>La sera li conduciamo in un breve giro in città dove mostriamo frettolosamente loro le nostre principali attrazioni turistiche e più tardi li portiamo a cena da Krizman a Tublje. È una birreria-trattoria che abbiamo scoperto da poco, la cui specialità è la porchetta allo spiedo. “L’ideale per chi non mangia carne! Bel colpo!” diranno subito i miei piccoli lettori. Concordo, ma qui la scelta di pietanze è ampia, alcuni sono a base di pesce, altri di verdure e c’è anche una discreta proposta di primi piatti. Insomma, si mangia di tutto gustando la birra della casa: sulla carta è un piano perfetto. Se non che i nostri eroi giungono solo verso le dieci di sera sul posto, dove tutto è niente, e c’è da ritenersi fortunati se sono rimasti un avanzo di porchetta, del rostbeef  e un piatto di gnocchi. Per fortuna ci sono gli gnocchi…oltretutto, ricordo che Elisa li aveva trovati buoni: sospiro di sollievo. Quando arriva il piatto fumante si consuma la tragedia nell’imbarazzo generale: sono palesemente conditi con il gulasch. Per un po’ facciamo tutti finta di non accorgercene, Lucy compresa, e ciascuno nel suo cuoricino pensa “È tofu! È sicuramente tofu, per il quale la Slovenia è famosa in tutto il mondo…c’è anche il celebre tofu di Celje, da un paio d’anni presidio slow food”. Poi Rem non si tiene più e fa notare l’ovvio, credo con l’intento di far digiunare l’amica e mangiarsi i suoi gnocchi, ma il suo tentativo fallisce perché la Van Pelt non è una fondamentalista vegetariana e li mangia lo stesso, limitandosi a scartare i pezzi di carne, che – l’avrete capito – comunque non restano nel piatto.</p>
<p>Noi altri spazzoliamo la porchetta, le patate e l’ajvar con metodo e disciplina.<br />
Ci scambiamo sguardi complici e quando vengono a ritirare i piatti, con la speranza mal celata di rimandarci a casa, chiediamo in coro il dolcino.<br />
Optiamo per strudel di mirtilli, servito a temperatura stromboliana, e “sposa ubriaca”, che ci spiegano essere una torta al cioccolato con crema e panna. La avremmo scelta solo per il nome. In realtà non c’è la crema, ma uno strato di budino al cioccolato che nel complesso la fa sembrare un bunet con la panna, ma non è niente male. Niente che tolga le scarpe e le calze alle femmine – cosa che, invece, i presupposti lasciavano sperare – ma niente male davvero. Soprattutto, ha il pregio di essere riproducibile, perfettibile e riproponibile a casa per stupire gli ospiti [che mai si aspetterebbero la panna sul bunet].</p>
<p>Durante il viaggio di ritorno sento il bisogno di meditare sul destino del mondo, perciò non so riferire di cosa si sia parlato. So che anche Lucy ha meditato un po’, immagino che gli altri due parlassero di cartine….se avessero parlato di figa mi sarei svegliata, credetemi, perciò non ci siamo persi niente.</p>
<p><em>&#8230;.Segue&#8230;.</em></p>


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		<title>Chicken Challenge 2010, Mittagessen in Abtenau</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[I racconti delle gare del prologo sono qui e qui, adesso parliamo un po' di cibo, per cortesia!] Nella ridente Abtenau consumiamo un pasto frugale seduti nella graziosa piazza principale del paese, con vista sul cancello del camposanto da una parte e sulla minacciosa montagna tempestosa dall&#8217;altra. Ordiniamo due menù del giorno, che si compongono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->[I racconti delle gare del prologo sono<a title="Non hai letto la prima parte del Prologo ad Abtenau? Non sai che ti perdi!" href="http://www.larrycette.com/chicken-challenge-2010-prologo/" target="_blank"> qui</a> e <a title="Non hai letto la seconda parte del Prologo ad Abtenau? Non sai che ti perdi!" href="http://www.larrycette.com/chicken-challenge-prologo-2" target="_blank">qui</a>, adesso parliamo un po' di cibo, per cortesia!]</p>
<p>Nella ridente Abtenau consumiamo un pasto frugale seduti nella graziosa piazza principale del paese, con vista sul cancello del camposanto da una parte e sulla minacciosa montagna tempestosa dall&#8217;altra. Ordiniamo due menù del giorno, che si compongono di zuppa di pomodoro in cornice e una parola lunghissima che non ricordo e che non sono neanche stata in grado di leggere, ma che conteneva dei segni simili a quelli di “gnocchetti” (spätzle) con del [nota del traduttore] formaggio (<em>kas</em>, senza umlaut e senza e, ho scoperto che nella zona è un fenomento frequente) e altre cose [nota del traduttore] arrostite (gebratene) che non ho capito bene, ma sembran cipolle (zwibeln), o gemelli (zwilling), sicuramente dubbi (zweifel), ma forse sono fritte (non mi ricordo mai se gebraten vuol dire fritto o arrosto, ma, tutto sommato, ci importa?) e più probabilmente potrebbero avere qualcosa a che fare con le patate (erdapfel, così, singolare, il plurale è del traduttore perché dire che avevano a che fare con la patata crea aspettative che poi non possono essere soddisfatte). Da bere prendiamo due birre, perché con questi torridi dodici gradi, all&#8217;aperto, ci vuole proprio una bevanda rinfrescante. La zuppa di pomodoro è uguale a quella che si mangia in Istria, solo leggermente più densa e guarnita con la panna acida, la cornice, per l&#8217;appunto. Praticamente è salsa di pomodoro uscita dalla bottiglia e riscaldata, ma non è mica cattiva e anche se è appena mezzogiorno e un quarto e abbiamo fatto una monumentale colazione solo due ore prima, la mangiamo con gusto perché è bella calda. Gli spätzle sono di patate (ah, ecco), conditi con burro e formaggio (ah, ecco) e gratinati al forno (mmm forse&#8230;) e guarniti con dei ricciolini marroni che si rivelano essere cipolle fritte (ah! Ecco!). Sono buoni, le cipolle fritte non c&#8217;entrano un cazzo, ma sono gradevoli; basta mangiarle prima, a mo&#8217; di stuzzichino, e poi dedicarsi agli gnocchetti al forno, e tutto risulta squisito. Solo che sono porzioni da naufraghi, uno che ha la fortuna di nutrirsi quotidianamente (non necessariamente 3 volte al giorno, anche una sola) non può finire tutti gli gnocchetti, essendo il piatto costituito da un grazioso tegamino a due manici, diametro diciotto, con bordi inclinati verso l&#8217;esterno alti quattro dita, pieno al colmo, con altezza massima della pietanza dal fondo di circa 8/10 centimetri, al netto delle cipolle fritte. Siccome sono una fogna ne mangio metà, ma devo lasciare il resto. Io odio sopra ogni cosa avanzare il cibo, è un genere di spreco che non sopporto (non che altri mi piacciano, ma quello del cibo mi è proprio odioso), ma questo piatto è davvero imbattibile. Zzi, che non per niente è il mio eroe, lo mangia tutto. La sua tecnica consiste in un approccio metodico e costante, io, invece, mi faccio prendere da un iniziale entusiasmo e mi <em>incoccono</em> dopo il primo quarto. Quando la cameriera ci toglie i piatti, mi sgrida perché non l&#8217;ho finito, io mi scuso tanto e le spiego che era proprio abbondante, che mangio meno di quello che sembra, alludendo al mio fisico non proprio nervoso e cercando di buttarla sul ridere. Lei non ride. Devo avere un tedesco pessimo. Prende il piatto di Zzi e mi fa notare che lui lo ha mangiato tutto. Eh, lo so, io non ce la facevo, mi spiace. Mi spiace veramente, ma non è che posso sentirmi male perché voi mettete troppi spätzle nei piatti. Anche le vecchie qua a fianco ne hanno avanzato molti, vorrà pur dir qualcosa&#8230;</p>
<p>Ora, io non è che sappia proprio il tedesco, so leggere i suoni, so qualche parola fondamentale e qualche frase utile in viaggio (tipo “willst du mit mir ins Bett kommen”, ma ormai non saprei che farmene e non sono mai stata particolarmente certa della sua esattezza, forse è solo una traduzione letterale dell&#8217;italiano, ma raggiunge lo scopo), perciò molte volte devo farmi ripetere quello che la gente mi dice. No, no. Ho proprio capito bene: mi chiede se non poteva mangiare Zzi gli gnocchetti che ho avanzato io. Selbverstendlich nicht, ma non sono abbastanza pronta e chiedo solo il conto.</p>


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		<title>Chicken Challenge, prologo [2]</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 06:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per prima cosa facciamo gli auguri alla nostra Nini, che ha compiuto ventun anni! Sabato 29 Maggio, Chicken challenge prolog [continua da qui] Quindi proviamo il mobile-o: uno sta alla partenza/arrivo e legge la carta al telefono, l&#8217;altro va in giro a punzonare senza carta, solo grazie alle indicazioni che riceve, al termine del suo [...]


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<li><a href='http://www.larrycette.com/chicken-challenge-2010-mittagessen-in-abtenau/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Chicken Challenge 2010, Mittagessen in Abtenau'>Chicken Challenge 2010, Mittagessen in Abtenau</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em><strong>Per prima cosa facciamo gli auguri alla nostra Nini, che ha compiuto ventun anni!</strong></em></p>
<p><span style="color: #00ff00;"><strong><strong>Sabato 29 Maggio, Chicken challenge prolog</strong><br />
<em>[continua da<a title="Non hai letto la prima parte del prologo? Non sai che ti perdi!" href="http://www.larrycette.com/chicken-challenge-2010-prologo/" target="_blank"> qui</a>]</em></strong></span></p>
<p>Quindi proviamo il mobile-o: uno sta alla partenza/arrivo e legge la carta al telefono, l&#8217;altro va in giro a punzonare senza carta, solo grazie alle indicazioni che riceve, al termine del suo percorso prende una nuova carta e si vendica del primo lettore mandandolo in giro alla cieca. È bellissimo: i puri orientisti storceranno il naso perché “vuoi mettere la soddisfazione della lettura della carta” e “vuoi mettere che gusto riconoscere nella realtà quello che vedi sulla mappa?” &#8211; tutto vero – ma la figata di girare liberi e tranquilli e andare a punzonare a colpo sicuro di lanterna in lanterna non se la possono immaginare; certo, per punzonare a colpo sicuro di lanterna in lanterna bisogna essere teleguidati da Zzi, che ha una capacità di lettura della carta molto spiccata ed è preciso nelle indicazioni. Quando ci siamo scambiati i ruoli le cose non sono filate così lisce ma non è mica colpa mia se lui non capisce le mie indicazioni!<br />
L&#8217;unico inconveniente è che per stare in contatto si spende, perciò si può fare solo avendo quei piani tariffari forfaittari che di solito le compagnie telefoniche offrono ai propri clienti verso i propri clienti; oppure, per essere motivati ad un buon piazzamento, lo si fa tra un cellulare italiano e uno sloveno ed ecco che se non completi il percorso in due minuti ti sei prosciugato la scheda. È un sistema un po&#8217; drastico, ma di indubbio stimolo per i concorrenti. Anche questo è un tipo di gara che sarebbe divertente proporre, perché migliora la capacità di lettura delle carta, costringe ad interpretare la carta con esattezza ed oggettivare il proprio pensiero, evitando il facile meccanismo del “beh, tanto poi quando ci arrivo lo vedo”; anche chi riceve le informazioni ha la sua parte, infatti  è utile che descriva cosa vede per poter essere continuamente localizzato sulla carta e individuare i particolari del paesaggio che possono essere cartografati (ad esempio dire “c&#8217;è una parete rocciosa alla mia destra” solo quando ha dimensioni superiori al metro di altezza, non ad ogni manciata di ghiaia in cui si inciampa) è un ottimo allenamento. Ora, voi capite che devo comunque essere stata una discreta navigatrice avendo pilotato un muto. Ad ogni modo, ci siamo divertiti un sacco, non vediamo l&#8217;ora di giocare di nuovo. Il fatto che richieda agli atleti di sostenere dei costi, però, potrebbe costituire una sana menata dal punto di vista organizzativo, quindi se qualche altra società ci frega l&#8217;idea fa niente. Anzi, ci piacerebbe un sacco che qualche società prendesse la bella iniziativa di organizzare una “mobile”. Per dire (per dire), fino a Vicenza ci si potrebbe arrivare. Uh, come sarebbe bello che qualche società di orienteering non più distante di Vicenza organizzasse una “mobile”! Ci andrei proprio volentieri (Fino al 9 Luglio sono impegnata, poi, a parte il 7 Agosto che c&#8217;ho un matrimonio a Genova, si può fare)!</p>


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		<title>Chicken Challenge 2010, prologo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 16:19:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 29 Maggio, Chicken challenge prolog Il prologo della corsa delle galline si è svolto ad Abteau, dove hanno avuto luogo quattro promozionali. Per essere precisi: tre promozionali e un giro in segway. Il segway è quel veicolo del demonio che si pilota con il solo spostamento del peso corporeo sulla piattaforma sulla quale si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color: #00ff00;"><strong>Sabato 29 Maggio, Chicken challenge prolog</strong></span></p>
<p>Il prologo della corsa delle galline si è svolto ad Abteau, dove hanno avuto luogo quattro promozionali. Per essere precisi: tre promozionali e un giro in segway.<br />
Il segway è quel veicolo del demonio che si pilota con il solo spostamento del peso corporeo sulla piattaforma sulla quale si sta in piedi, dalla quale si diparte un manubrio meramente decorativo, grazie al quale non si impartisce alcun comando al trabiccolo. Io mi sono fatta dare precise istruzioni, che ho stranamente compreso, ci sono salita sopra, ho eseguito quanto dettomi, ho riscontrato che l&#8217;<em>ordegno </em>era difettoso e non faceva quello che volevo e sono scesa. Zzi lo ha domato e ha portato fieramente a termine il suo giro di pista. I quindicenni davano spettacolo producendosi in acrobazie circensi in mezzo al campo.</p>
<p>Le altre gare organizzate sono una sprint, che decliniamo garbatamente, Zzi per salvaguardare la caviglia in vista della gara dell&#8217;indomani, io per manifesta allergia allo sforzo, una mobile-o e una labirynth-o. Cominciamo da quest&#8217;ultima, che sulla carta è una puttanata: bisogna punzonare le lanternine disposte in un labirinto allestito in un quadrato di 20 per 20 metri. Ovviamente non vale scavalcare e ovviamente bisogna arrivare sul punto, non vale punzonare dalla parte opposta della “siepe”. Resta una puttanata. Puttanata una ceppa – scusate la terminologia tecnicistica. Non ci sono punti notevoli in cartina, che è un quadrato giallo con righe rosa praticamente tutte uguali: l&#8217;unica cosa che permette di capire come vada tenuta è il triangolo della partenza e anche così, basta distrarsi per non calpestare un bambino ed ecco che bisogna ricominciare a visualizzare il percorso. È impestatissimo, eppure è divertentissimo, è perfino più carino – qui lo dico e qui lo nego – del trail-o. In nord Europa questa variante viene praticata nelle scuole, così quando i bambini si danno all&#8217;orienteering nei boschi sono già dei fenomeni e a diciannove anni vincono il vincibile. Bisogna assolutamente che lo importiamo anche in Italia, manderò Zzi a parlare con il Previdente Presidente per organizzare una gara anche da noi.<br />
Se qualche altra società la organizza prima è una copiona perché l&#8217;ho letteralmente visto prima io.</p>


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		<title>Alto But [2]: due giorni di orienteering nell&#8217;alta valle del But, 5 e 6 giugno 2010. Paluzza</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 21:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose da Larry]]></category>
		<category><![CDATA[Far Furlany]]></category>
		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;indomani gli atleti fanno colazione separatamente, attingendo al ben di dio che ha portato la Prof, e si dirigono lesti sul campo di gara di Paluzza. Poi io e Zzi ci svegliamo e alle dieci anche lui e la coppia con la cappa vanno a sostenere l&#8217;ultima sfida. Io resto in casa perché questa volta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>L&#8217;indomani gli atleti fanno colazione separatamente, attingendo al ben di dio che ha portato la Prof, e si dirigono lesti sul campo di gara di Paluzza. Poi io e Zzi ci svegliamo e alle dieci anche lui e la coppia con la cappa vanno a sostenere l&#8217;ultima sfida.</p>
<p>Io resto in casa perché questa volta il mio compito è ancora più arduo e pericoloso: difendere il pasticcio dalle mosche. A parte il fatto che in montagna ci sono mosche grosse come piccioni ed è anche piuttosto facile colpirle, le mosche friulane sono davvero astute (probabilmente l&#8217;evoluzione le ha rese scaltre per compensare la stazza) e lavorano in squadra. Una, generalmente la più rumorosa, vola attorno al cibo, senza mai posarvisi, così, l&#8217;umano che la tiene d&#8217;occhio è infastidito dal rumore, ma ha contemporaneamente la certezza che finché è un volo non è sul cibo. L&#8217;altra si avvicina a piedi ai succulenti avanzi e se ne pasce. Poi penso che si scambino i ruoli, tipo Mobile-o, ma non sono sicura, non è che mi sono messa a etichettare le mosche per distinguerle.<br />
Si sappia che io provo ribrezzo per praticamente tutti gli invertebrati, perciò è per me fonte di grande stress emotivo scacciare le mosche. Questi animaletti, infatti, non capiscono che li si sta scacciando, oppure lo capiscono e sono dispettosi, perciò spesse volte aniché fuggire nella direzione opposta a quella di chi le scaccia, gli si gettano contro. Mentre i miei compagni di squadra erano in giro a divertirsi sugli ameni praticelli della Vor Furlanie [Furlania omnia divisa est in partes tres, ma ve le spiego un'altra volta], io subivo continui attacchi da parte di questi orrendi insetti, aggressivi e pericolosi. Però – lo dico per rassicurare coloro che poi di quegli avanzi si sono cibati – ho garantito l&#8217;igiene del pranzo degli atleti.</p>
<p>Ora, magari, qualcuno si aspetta che io parli della gara. Per non dire le solite baggianate a vanvera, senza cognizione di causa alcuna, ho realizzato per voi un&#8217;intervista a uno dei protagonisti dell&#8217;evento.</p>
<p><em>Zzi, vuol dirci quali sono le sue impressioni sulla gara di domenica a Paluzza?</em><br />
Mmm.<em><br />
Grazie. Cercherò di fare domande più stimolanti&#8230;come le è sembrato il terreno?</em><br />
Molto più bello di quello del giorno precedente.<em><br />
In che senso?</em>Che mi è piacito di più.<em>Sì ma perché?</em><br />
Molto più divertente.<em><br />
Amore, mi sto spazientendo, di cosa vuoi parlare? Ti chiedo il terreno?</em><br />
Eeehh&#8230;vuoi dire il percorso?<em><br />
Sì, belin, sì, il percorso. Ti chiedo il percorso?</em><br />
Chiedi il percorso.<em><br />
Com&#8217;era il percorso?</em><br />
Bella la prima parte, fino alla farfalla, peccato per la parte finale stile corsa campestre.</p>
<p><em>Cioè?</em><br />
Mi sono divertito nella prima parte&#8230;.<br />
<em>Ho capito, non sono mica deficiente, volevo che sviluppassi il concetto di “campestre finale”. Non importa, me la scrivo da sola.</em></p>
<p>&#8216;nzomma, pare che la parte finale del percorso fosse meno tecnica e non richiedesse spiccate attitudini all&#8217;orientamento.<br />
A livello atletico non ho sentito parlare di grandi difficoltà o di terreno particolarmente ostico, a parte dover guadare il Mississippi infestato di alligatori.</p>
<p>I reduci sono rientrati accaldati e leggermente abbronzati; mentre tutti consumavamo allegri i gustosi avanzi, Madame K teneva duro, digiuna e affamata, in attesa della meritata premiazione. Quando è rientrata alla base, il Celere Capellone e quel che restava della famiglia presidenziale erano già ripartiti per Gropada (la Costruttiva Consorte, infatti, li aveva preceduti per andare a occuparsi del loro Famelico Felino), mentre noi altri eravamo in procinto di abbandonare l&#8217;accampamento&#8230;insomma, eravamo tutti in grande trepidazione per il risultato e vivevamo compatti il sentimento di appartenenza alla squadra. Al suo arrivo, però, l&#8217;entusiasmo è stato tale che siamo tutti tornati indietro per festeggiarla e fare le foto con la coppa.<br />
Una bella coppetta col gambo rosso.</p>
<p>È proprio carina e volevo ringraziare pubblicamente gli organizzatori per avercela regalata (lo so, l&#8217;abbiamo vinta, ce la siamo meritata, ma grazie lo stesso, noi eravamo contenti anche di una stretta di mano, invece abbiamo ricevuto questa bella coppa col gambo rosso e ci fa tanto piacere)&#8230;.e poi – che c&#8217;entra? &#8211; anche non fosse bella, è ciò che rappresenta che ci riempie di soddisfazione e siamo proprio felici di questi risultati.</p>
<p>Personalmente, però, sono molto più contenta della medaglia di Zzi, non a causa del risultato individuale, ma per l&#8217;oggetto in sé. Essa, infatti, si compone di una parte rettangolare e di una parte discoidale che ruota su un perno inserito nel rettangolo, che reca su una faccia il logo della società organizzatrice e sull&#8217;altra l&#8217;Angioletto Additante, uno dei simboli del Friuli. Quando dico Friuli, in questo caso, non intendo riferirmi – con approssimazione, come fanno gli italiani – alla Regione FVG, intendo proprio il Friuli, quale insieme delle provincie di Udine e Pordenone.<br />
Quando verrete a darmi tante randellate, passerete per questa terra di temporali e di primule e noterete che su quasi ogni campanile sta un Angioletto Additante. Cosa additi, non so; cioè, si direbbe un segnavento, ma scomodare un angelo per una cosa che poteva fare benissimo un galletto, o addirittura una bandierina, mi pare eccessivo. Ad ogni modo, sulla medaglia che ha vinto Zzi c&#8217;è un Angioletto Additante Rotante, che in quanto very furlan mi piace un sacco e passo le giornate a prenderlo a bicellate per farlo girare.<br />
Ora, io non so chi sia il designer della Friuli MTB che ha deciso di fare le medaglie con l&#8217;Angioletto Rotante, ma la comunità friulana tutta dovrebbe dargli un premio per aver fatto sì che un po&#8217; di furlanità sia entrata, con onore e soddisfazione, in una casa triestina.</p>
<p>&#8230;..</p>
<p>Tanto per tenervi in allenamento, prima di fare il riepilogo della situazione:<br />
C&#8217;È UNA CITAZIONE DA 5 PUNTI IN QUESTO POST</p>


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		<title>Alto But: due giorni di orienteering nell&#8217;alta valle del But, 5 e 6 Giugno 2010. Timau</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 22:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Honeymooners]]></category>
		<category><![CDATA[Far Furlany]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[Laghetti del Timau]]></category>
		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>
		<category><![CDATA[Paluzza]]></category>

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		<description><![CDATA[Interrompiamo momentaneamente il resoconto della trasferta per il chicken challenge per trasmettere le fresche notizie sulla due giorni di Paluzza. Alla fine della manifestazione la giovane, ma rispettabile, Società Sportiva Dilettantistica GAJA di Gropada (TS) si è aggiudicata il TERZO POSTO e ha vinto una bellissima coppetta con il gambo rosso: il degno epilogo di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>Interrompiamo momentaneamente  il resoconto della trasferta per il chicken challenge per trasmettere le fresche notizie sulla due giorni di Paluzza</strong>.</p>
<h3>Alla fine della manifestazione la giovane, ma rispettabile, Società Sportiva Dilettantistica GAJA di Gropada (TS) si è aggiudicata il TERZO POSTO e ha vinto una bellissima coppetta con il gambo rosso: il degno epilogo di un fine settimana di trionfi e soddisfazioni (siamo anche gente di ragionevoli pretese).</h3>
<p>Zzi e io partiamo con clamoroso ritardo a causa di un inconveniente tecnico: c&#8217;ho di nuovo l&#8217;armadio pieno di tarme. Come i più attenti sapranno, il mio adorato guardaroba è flagellato dall&#8217;ottava piaga d&#8217;Egitto; all&#8217;arrivo alle gare di orienteering io sono l&#8217;unica che ha i vestiti pieni di buchi senza aver fatto la gara o senza avere operato scelte di percorso avventurose: sono partita bucata da casa.<br />
Al nostro arrivo a Sutrio, dove tutta la società alloggia, troviamo gli altri membri che già conversano rilassati, prendendo il fresco sulla scala della casetta affittata. Che bello vederci così affiatati, probabilmente stanno aspettando gli ultimi – noi – per pranzare tutti insieme. No, stanno aspettando la signora della reception perché si sono astutamente chiusi fuori. Cominciamo bene!<br />
L&#8217;alloggio è ampio e attrezzato, in un battibaleno ci dividiamo nella camere, senza discutere come i bambini, senza incasinarci nella divisione singole/doppie/triple-famiglie/coppie legali/coppie promiscue e senza spostare diecimila volte le valigie dell&#8217;Asceta da una stanza all&#8217;altra. Siamo bravi, proprio bravi: è dalle piccole cose che si vede l&#8217;efficienza di una squadra. Se queste sono le premesse, siamo a cavallo.<br />
La squadra parte poi compatta verso la località della prima gara, i laghetti di Timau. La zona, infatti, è una specie di riserva naturale di toponomastica friulana e i nomi buffi si sprecano. Purtroppo, non ho potuto seguire la squadra perché mi è stato affidato un più alto compito che mi ha  trattenuta nell&#8217;appartamento. Mentre io portavo a termine un approfondito studio sulle traiettorie di volo delle mosche, gli atleti della nostra giovane, ma rispettabile società, spopolavano.</p>
<p>Due nostre ragazze (Costruttiva Consorte e Madame K) sono seconda e terza nella categoria Cesso e la Fascinosa Figlia è seconda in una categoria superiore a quella in cui dovrebbe gareggiare. Da segnalare anche la Rutilante Radiologa che arriva e fresca fresca e si aggiudica un podio.</p>
<p>Tra i maschietti, tutti bravi, si sono distinti Zzi, terzo, e il Super Barto (la versione lunga del Barto), secondo.</p>
<p>Al ritorno degli esausti-ma-entusiasti atleti scopro che il grande tupperware verde che ha trascorso il pomeriggio in sala da pranzo con a me era pieno di dolcetti di pastafrolla buonissimi, che io non ho neanche toccato perché ne ignoravo la presenza. Il rimorso mi devasta e ce ne vogliono tre per fermarmi dal suicidio.</p>
<p>La Costruttiva Consorte mi riferisce che al traguardo lo speaker le ha chiesto di me. Pare che volesse conoscermi. Anche altri orientisti di altre società hanno detto di volermi conoscere&#8230;io subodoro la trappola, questi vogliono farmi la pelle per le minchiate che dico, e non mi faccio vedere neanche l&#8217;indomani!</p>
<p>Si sono uniti all&#8217;allegra combriccola, nel frattempo, anche la Prof e Nuovovanty.<br />
Non avevo mai conosciuto Nuovovanty prima di allora e ne rimango immediatamente stregata. È intelligentissimo, fa delle scelte di percorso astutissime, è bravissimo a leggere la carta, sa tutto di tutto sui simboli ed è veloce come una lepre. In più, ha foltissimi capelli biondi; somiglia vagamente a Vanty Primo [che mi manca moltissimo in questo ameno ritrovo], ma ha una dentatura più regolare. A proposito, avete presente quella  storia dell&#8217;intelligenza e delle dita dei piedi? Quella secondo la quale chi ha il secondo dito più lungo dell&#8217;alluce sarebbe un genio? È una palla. Ora, lo so che già da sola aveva l&#8217;aria di essere una panzana, ma mi ha sempre incuriosito scoprire come mai girasse; ho immaginato, cioè, che fosse frequente imbattersi in delle coincidenze che lo lasciassero pensare. Invece no. Posso dirlo non solo perché sia io che mia madre abbiamo il secondo dito più lungo e nessuna delle due brilla per acume (in compenso ci fanno male praticamente tutte le scarpe), ma anche perché ho visto i piedi di Nuovovanty: a triangolo, peraltro molto angolato. Normalissimi piedi a triangolo, di pianta larga, belli lunghi (crescerà!). È evidente che non è il secondo dito la sede dell&#8217;intelligenza, forse potrei cominciare a valutare la corrente di pensiero che ritiene sia nella testa&#8230;</p>
<p>La serata prosegue con gli orientisti impegnati nella loro attività preferita: si confrontano i percorsi e fanno a chi ce l&#8217;aveva più lungo. E la cartina era sbagliata. No, era giusta te son ti che te son mona. No, no, mancava la linea elettrica. Sulla mia c&#8217;era. E figurati. E guarda. Ah, merda!<br />
Dopo ore e ore di conversazione asfissiante in cui tutti dicono le stesse cose a tutti, mi pare di aver fatto la gara quattro volte per categoria, ma alla fine conveniamo che la cartina era giusta e il tracciato soddisfacente, le lanterne non troppo nascoste (che sarebbe vietato, ma in Repubblica Ceca manca poco che le sotterrino, poi andiamo a far gare all&#8217;estero e facciamo la figura dei poveri fessi), ma nemmeno troppo evidenti (che se no ci scazziamo e diciamo che è corsa campestre&#8230;.il bello è che il gioco è trovarla; cioè, andiamo a cercarle, ma poi quando le troviamo a momenti ci girano), il terreno bello. Siamo soddisfatti della trasferta. Meno male. No perché esserci sbattuti fin qua e poi manco ci divertiamo mi pare un po&#8217; da abelinati,vediamo di essere contenti altrimenti non vi ci porto più!</p>


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		<title>Chicken Challenge 2010, sera prima del prologo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Honeymooners]]></category>
		<category><![CDATA[Larrycette]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Chicken Challenge 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>
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		<description><![CDATA[Non so se lo avete mai notato, ma c&#8217;è una forchetta nel logo del blog. C&#8217;è anche una chiave di sol e – sapendo quanto bene io mi relazioni alla musica – è lecito pensare che per comporre il logo Elisa abbia pescato le letterine dal sacchetto dello Scarabeo e abbia raffigurato il meglio che [...]


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<li><a href='http://www.larrycette.com/chicken-challenge-2010-mittagessen-in-abtenau/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Chicken Challenge 2010, Mittagessen in Abtenau'>Chicken Challenge 2010, Mittagessen in Abtenau</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Non so se lo avete mai notato, ma c&#8217;è una forchetta  nel logo del blog. C&#8217;è anche una chiave di sol e – sapendo quanto bene io mi relazioni alla musica – è lecito pensare che per comporre il logo Elisa abbia pescato le letterine dal sacchetto dello Scarabeo e abbia raffigurato il meglio che è riuscita a comporre, tuttavia l&#8217;argomento originale del blog era il cibo.<br />
Poiché ultimamente sono andata leggermente fuori tema, ho deciso di sfruttare al meglio la trasferta orientistica per il Chicken Challenge e abboffarmi di qualsiasi cosa, per potervene dare un resoconto.</p>
<p>Per arrivare preparata all&#8217;atmosfera austriaca, faccio una Linzer Torte da mangiare in edicola per celebrare la mia partenza. Quando raggiungo Zzi sul luogo dell&#8217;appuntamento presento evidenti tracce di marmellata di frutti di bosco (non avevo né mirtilli rossi né lamponi, ancora grazie che non ci ho messo quella di albicocche) agli angoli della bocca, diffusa untuosità ai polpastrelli e pure CP c&#8217;ha una patacca sulle braghe. Non credo di avervi mai raccontato come si fa la Linzer Torte. Evidentemente c&#8217;è un motivo, non sono mica come la Giraffa che sputtana i suoi segreti ai quattro venti.</p>
<p>Essendo partiti alle 17,30 (è stato un lungo e commovente addio tra CP e me, per dare un taglio al quale Zzi ha minacciato di partire senza di me), abbiamo consumato la cena già nella terra della Sacher.; in un semplice autogrill, ma pur sempre nella terra della Sacher.<br />
Tempo della sosta: sessanta minuti, di cui meno di venti per mangiare e circa quaranta per scegliere le pietanze, essendo tutte esotiche e interessanti ai miei occhi. Tra le zuppe scelgo quella di asparagi, che si rivelerà salata al limite dell&#8217;immangiabile, poi opto per assaggiare un po&#8217; di tutto dal carrello delle insalate; il piatto piccolo costa cinque euro e rotti, il medio circa sette. È un furto e io, paladina del consumatore, fotto il sistema stivando più cose possibili nel piatto piccolo, come ogni Italiano in ferie che si rispetti.<br />
Ci tengo che sappiate che nella vita reale sono un individuo abbastanza normale e insospettabile, e generalmente mi nutro compostamente di bistecche e uova al tegamino, ma per mero senso del dovere nei confronti del blog, ho selezionato le cose più assurde (o che non capivo) e ho assaggiato per voi:</p>
<ul>
<li>zucchini arrostiti con le olive: 	“che c&#8217;è di strano?” diranno subito i miei piccoli lettori; 	niente, li ho scelti come ancora di salvezza qualora il resto fosse 	stato da sputare nei vasi da fiori. Ad ogni modo erano pieni di 	aceto e la loro temperatura a stento superava i tre gradi. Ora mia 	suocera potrà dire che serve tipica cucina austriaca.</li>
<li>Insalata di striscioline di salame 	Parigi con cipolline sott&#8217;aceto, peperoni, rondelle di cipolla, 	irrorata di aceto (&#8216;nzomma&#8230;.cioè, quando l&#8217;ho scelta ho visto 	cos&#8217;era, quindi non starò qua  a lamentarmi, però, se un domani 	capiterete in un autogrill austriaco e vedrete una cosa del genere e 	vi verrà la curiosità di provarla perché &#8216;boh, che ne sai, magari 	è buona&#8217;, ecco, no: magari non è buona per niente)</li>
<li>Terrina al basilico: “E che 	cazzo è?” diranno subito i miei piccoli lettori. Non lo so, si 	chiama proprio “Basilikumterrine” e non serve sapere il tedesco 	per capirne il nome, occorre invece un&#8217;approfondita conoscenza e un 	reverenziale rispetto della cultura austrogermanica per concepirne 	ed accettarne l&#8217;esistenza. Per forza che Sissi era magrissima: le 	davano tutti i giorni questa roba e lei ce la lasciava. Ora lo so 	che dire che la pizza è famosa e amata in tutto il mondo e la 	terrina al basilico non varca il Salzkammergut è ironia di bassa 	lega e so che la storia della superiorità della cucina italiana 	sulle altre è una puttanata inferiore solo a quella della 	superiorità delle lingue e delle razze, però&#8230;però la terrina al 	basilico è oggettivamente difficile da mandar giù, e io dovrei 	ormai sapere quanto limitati e provinciali siano i miei orizzonti, 	quindi, se non riesco a declinare i loro aggettivi, cosa mi fa 	pensare di poter mangiare la loro terrina al basilico? Affinché 	possiate riconoscerla anche senza didascalia, essa si presenta come 	un aspic appannato; immaginate una grossa panna cotta, per due terzi 	bianca e nel terzo inferiore color vomito di lumaca (tipo 	penicillina, ma più brillante, per via della clorofilla di cui la 	dieta delle lumache è ricca), con macchioline bianche grandi come 	denti di salamandra. In bocca è viscido e sgusciante come 	un&#8217;anguilla viva, masticarlo è impossibile, in compenso lo si può 	far filtrare attraverso gli interstizi dentali. Non sa di niente, ma 	lascia un vago retrogusto di aglio stantio che potrebbe ricordare un 	pesto cattivo. Alla fine vi scoprite anche dei residui di erbetta 	tra i denti. Da evitare sempre, specie se intendete proseguire la 	serata andando a figa.</li>
<li>La grande illusione: non so come 	la chiamino gli autoctoni, so che sembrava insalata russa e  l&#8217;ho 	presa. Ho visto che c&#8217;era il tonno, e so che non ci andrebbe, ma a 	me il tonno piace e non ritengo l&#8217;insalata russa una pietanza così 	sopraffina da non poter essere contaminata. E poi è piena di olive. 	So che non ci andrebbero neppure quelle, ma sono tanto buone e ci 	stanno bene lo stesso, quindi ben vengano. Faccio la stronza e con 	nonchalance  tiro su quante più olive possibile. Seduta al tavolo 	ne addento una e scopro che – no – non sono olive. Sono acini 	d&#8217;uva. Io vorrei conoscere il genio del male che in una specie di 	insalata russa, con carote, piselli, patate, tonno e maionese, ha 	avuto la bella pensata di mettere gli acini d&#8217;uva. Ah, no! Mi 	correggo! Sembrava un pezzetto di patata bollita, invece è un 	pezzetto di mela. Certo, ora tutto ha un senso.</li>
</ul>
<p>Zzi, invece, per non saper né leggere né scrivere, ha preso una zuppa di gulasch  e una coscia di gallina al forno e dice che è tutto mediamente buono. Io ho deciso che i miei piccoli lettori saranno comprensivi e la chiudo qua con gli esperimenti; d&#8217;ora in poi ordino solo cose che capisco, a costo di dovermi comprare la manzotin al supermercato.</p>


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