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	<title>LARRYCETTE &#187; Recensioni Locali</title>
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		<title>Gostilna Za Gradom, Kraljela ulica 10, Semedela [SLO]</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 00:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto facciamo gli auguri alla nostra lettrice Clementina, che ha compiuto 21 anni! Il tempo vola quando ci si diverte, ma – ohibò – son già quattr’anni che Zzi e io siamo sposati [il che significa che lo conosco da sei...e mia madre non ha ancora capito che non è vero che non mangia la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Innanzitutto facciamo gli auguri alla nostra lettrice Clementina, che ha compiuto 21 anni!</strong></em></p>
<p>Il tempo vola quando ci si diverte, ma – ohibò – son già quattr’anni che Zzi e io siamo sposati [il che significa che lo conosco da sei...e mia madre non ha ancora capito che non è vero che non mangia la noce moscata!] ed è tempo di festeggiare.</p>
<p>Siccome l’anniversario di matrimonio – un po’ come il compleanno, il Natale e, per dire, il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale – sono cose il cui verificarsi è facilmente prevedibile e non determinano uno stato di emergenza, non ci facciamo prendere alla sprovvista e stabiliamo per tempo di andare a cena da Darko a Semedella.<br />
Cascasse una bagascia in mare, noi per questo anniversario andiamo da Darko a Semedella.</p>
<p>Io non so se recentemente si son pescate bagasce, ma a noi – dopo che lo abbiamo stabilito – è successo di tutto, tra cui la decurtazione del reddito, un colloquio tanto devastante quanto fallimentare la mattina stessa del 24 Giugno e, naturalmente, l’invasione delle tarme.<br />
Stremati e bucherellati, ci dirigiamo da Darko a Semedella, a costo di doverci vendere i capelli per pagare.</p>
<p>Darko a Semedella altri non è che la blasonatissima</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Gostilna za Gradom, </strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong>Kraljela ulica 10, Semedela</strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong> ( Semedella)</strong></span></p>
<p>O forse è la</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Gostilna pri Gradu (a Semedella)</span></p>
<p>Ma potrebbe anche essere Gostilna za Gradu o Gostilna pri Gradom; è che io non so lo sloveno, non so che caso vada con quale preposizione e, anche se lo sapessi, non saprei la declinazione, quindi è inutile che stiamo qua a spaccare il capello in quattro: chi sa lo sloveno corregga.<br />
Gli altri, prendano la rampa di lancio di recente costruzione all’uscita Semedella della superstrada, la facciano fino in cima, imbocchino la strada in discese più a sinistra nella rotonda nella quale si sono ritrovati e circa a metà – in corrispondenza di alcuni posteggi a pettine sul lato destro della strada – si fermino. Da lì, attraversino la strada e leggano l’insegna.<br />
Poi vadano pure a casa, perché bisogna sempre prenotare con qualche giorno d’anticipo, dubito che ci sia posto arrivando all’improvviso.</p>
<p>Il signor Darko ci bisbiglia [non l'ho mai sentito parlare, lui bisbiglia, al massimo, se deve alzar la voce, sussurra] di accomodarci ad un insidiosissimo tavolo tra una finestra e la porta finestra: praticamente ti entrano insetti da ogni lato, ma Zzi mi fa accomodare distante dalla luce.</p>
<p>Ordiniamo e dopo qualche tempo [neanche troppo, considerando che deve supervisionare tutto il signor Darko in persona] riceviamo il saluto della cucina: quel giorno era una deliziosa zuppetta di ceci, appena pepata, con bocconcini di pesce bianco e fiorellini di timo, rosmarino e aglio. Mmmm, ci potrei fare il bagno, infatti ci mangio insieme un intero porcospino e sono già sazia.<br />
I porcospini sono dei deliziosi panini fatti in casa,  profumati con foglie di salvia, dalla pasta soffice e dalla forma del puntuto mammifero, i cui occhietti e narici sono realizzati con grani interi di pepe. Arrivano in tavola caldi caldi, è impossibile non divorarli, salvo poi avvertire in breve tempo un leggero, ma distinto, senso di pienezza.</p>
<p>Tra i vari antipasti che il signor Darko ci fa intuire di descrivere, questa volta scegliamo scampi marinati nel succo di agrumi e saltati con il mango, serviti con cous-cous di funghetti [io] e cappesante non ho sentito bene come, ma c’entrava una pietra, infatti sono arrivate nel piatto su un sasso. Zzi dice che erano buonissime, ma io ho paura delle cappesante [anche degli scampi, ma sono più buoni e me la faccio passare].</p>
<p>Il mio primo piatto è, per me, un cannellone di solo pesce bianco gratinato con una salsa di pomodoro saporita di erbette e un poco di formaggio. Ha un profumo delizioso e dev’essere squisito. Purtroppo, la temibile terrina di terracotta in cui è servito ne conserva la temperatura vulcanica e io, ingorda, mi sono strinata tre quarti di glottide al primo boccone. Sul finire della pietanza, quando la sua temperatura si aggira su degli accettabili 230 gradi, riesco ad accorgermi che è davvero gustoso. Zzi ha di nuovo scelto bene e ha preso dei sublimi fusi con le ortiche con scampi, porcini, galletti e tartufo. I fusi, lo dico per gli Italiani, sono una tipica pasta istriana corta, simile ai garganelli. Credo che per modellarli sia sufficiente ritagliare dei quadratini (4 x 4  cm ca)  e congiungere una coppia dei loro angoli opposti, ottenendo una specie di cannoncino con le punte; ma potrei anche avere appena detto la più grande bestemmia dell’Impero austro ungarico e stare quindi rischiando l’esilio in Prussia. Impastati con le ortiche [un po’ come tutta la pasta alle ortiche] sono strepitosi e il condimento scelto è equilibrato e gustoso. Sono, credo, la miglior pasta non ripiena che io abbia mai mangiato in vita mia [perché niente – duole ammetterlo – ha mai superato e mai supererà i tortellini di mia madre] e, per giunta, vengono serviti accolti da una sfoglia croccante.</p>
<p>Quando arriva il secondo siamo strasazi, ma talmente entusiasti che siamo disposti a mangiare per allegria.</p>
<p>E, come in ogni storia che si rispetti, sul più bello, quando tutto sembra girare per il verso giusto, ecco che l’imprevisto mette a dura prova i protagonisti: entra una falena.</p>
<p>Ammettiamolo: probabilmente ne sono entrate a decine e io non me ne sono accorta, ma questa l’ho vista e sono andata in acido.</p>
<p>Sarà riuscita la nostra protagonista a continuare serenamente la sua cena?<br />
Sarà riuscito il nostro deuteragonista a difendere l&#8217;amata dalla tremenda minaccia dell’antagonista?</p>
<p>ZZi ha fatto scudo con il suo corpo e mi ha impedito la visione diretta dell’orrendo mostro, che si è insidiosamente andato ad appostare proprio alle sue spalle, ma ne teneva contemporaneamente sotto controllo gli spostamenti che, si sa, sono fulminei e letali, pronto a mettermi in salvo.</p>
<p>Come i più affezionati lettori sapranno, infatti, io sono la splendida principessa di un regno fatato di un&#8217;arancione dimensione parallela, in cui i lepidotteri sono la più atroce minaccia per il mio pacifico popolo [gente saggia e semplice, incapace di fare miracoli e di erigere centrali nucleari o rigassificatori, dedita, nei momenti di sfrenata trasgressione, alla frittura delle acciughe o alla lettura di Benni, ma che almeno sa  che "un po'" si scrive con l'apostrofo e il nome di chi gli ha pagato la casa], essendo essi mostri disgustosi che ci vogliono mangiare e che, a tale scopo, hanno addirittura sottomesso e addestrato alla guerra la già bellicosa razza delle spaventose lumache missile [pare che le tengano alla loro mercè con un anello di totano magico, fritto nella leggendaria padella di Mordor].</p>
<p>Qualche anno fa, il mio buon padre mi ha messa in salvo spedendomi in questa dimensione  e affidandomi al cavaliere Zzi, che è evidente che è una specie di Jedi in incognito [sebbene talvolta la sintassi alla Yoda lo tradisca]. In precedenza aveva messo il mio gemello in una capsula e lo aveva sparato nello spazio a caso; per un po’ non ne abbiamo avuto notizie, poi la portinaia della dimensione numero sei ha detto che su un giornale della parrucchiera c’erano le foto di questo tizio, con questo culo larghissimo e i piedi grandi, che sembrava tanto il mio gemello, che passava le giornate a salvare gli abitanti del pianeta dove era capitato, e non aveva un attimo di pace, e volava e destra e a manca, e parava aerei in caduta libera, e tirava giù gattini dagli alberi, e salvava fanciulle dallo stupro [era anche un galantuomo: si sincerava sempre che fossero consenzienti], e congiungeva ponti prima che ci passasse sopra il treno in corsa, ma non faceva costruire di inutili, e tirava fuori l’euro incastrato nel carrello, e tappava i pozzi di petrolio, sopra, sotto e intorno al mare, e non permetteva a nessuno di saltare le file nei negozi, e schivava gli attacchi dei nemici che cercavano di ucciderlo col castagnaccio, e impediva a chiunque di avere più di una rete televisiva o una testata giornalistica per famiglia. Erano tutti contenti sul pianeta dove era capitato il mio presunto gemello, e tutti gli volevano bene, ma a me è parso un mazzo tremendo e ho optato per il basso profilo. Ogni tanto cuocio i muffin con gli occhi laser, ma solo se sono in ritardo.</p>
<p>Insomma che, a causa delle mie vere origini, subisco continui attacchi dai lepidotteri che riescono a eludere i controlli interdimensionali e vengono sulla terra per uccidermi, con lo scopo di mettere fine alla nostra dinastia [di mio fratello non si preoccupano, tanto i suoi fan non lo lascerebbero tornare, anche qualora scoprisse che un trono lo attende]. Questo spiega perché reagisco con terrore alla vista di farfalle e falene: io corro un rischio che voi umani non potreste neanche immaginare. L’altro giorno ho snidato una cellula dormiente di tarme da sotto il letto: erano a decine, incubate in orribili larve vischiose, pronte a nutrirsi prima del mio cappotto di cachemire e poi di me [se fosse il contrario, potrei quasi sopportare, ma capite la tortura psicologica di scoprire il cappotto di cachemire orrendamente mutilato dalle tarme?].</p>
<p>Insomma che mentre Zzi mi difende dal possibile agguato della falena-ninja, il signor Darko ci porta il secondo: io ho preso il tonno Woodstock [perché è cotto sul fumo – l’ha detto Darko, lo giuro!], Zzi il filetto di orata al sale. Sono entrambi ottimi e finché non ci tolgono da davanti i piatti vuoti, mi dimentico completamente di falene-ninja, minacce di morte e regni lontani. Tra l’altro pare che il re e la regina stiano da dio, senza i figli che rompono i coglioni, con le zanzariere nuove e una nuova arma messa recentemente a punto dai nostri migliori scienziati, dal nome esotico e dal meccanismo sofisticatissimo: la ciabatta.</p>
<p>La prosecuzione della nostra stirpe è, a questo punto, realmente messa a repentaglio da Darko stesso, che ci ha saziati con dovizia e ci propone ora dolci irresistibili [nota a margine: il contorno al pesce era la mistura di bietole e patate tipicamente istriana di cui ho già avuto occasione di parlare, rivisitato, signorilmente servito, ma sempre l’istrianissimo patate&amp;blede <em>iera</em>].<br />
Io la faccio finita con un muffin ripieno di cioccolato bianco e fragoline di bosco [non serve dire nulla, immagino], Zzi opta per lo struccalo in straza con i frutti di bosco, il cui unico difetto era quello di aver impedito, con il suo solo essere stato scelto, di provare le altre squisitezze proposte [tra cui la leggendaria panna cotta finta; finta perché in realtà è cioccolato bianco portato alla consistenza del plasma e guarnito con salsa alle fragole, una bontà che manda in coma iperglicemico al secondo cucchiaio].</p>
<p>Per darci la forza di estrarre il portafoglio ci vengono serviti, sapendo a priori che sarebbero andati bene, un pelinkovec e una grappa al mirtillo.</p>
<p>Noi paghiamo, estraiamo le forbici, lasciamo una ciocca di capelli di mancia – perché in fondo siamo signori -  e attendiamo il prossimo anniversario per avere nuovamente abbastanza appetito da affrontare una simile, strepitosa, cena.</p>
<p>E va già bene va, che il pesce non sazia mica, non sazia!</p>


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		<title>Café del Mar, via San Nicolò 3, Trieste</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 21:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>| <strong><em><span style="color: #99cc00;">über Sinn und Bedeutung</span></em></strong> |</p>
<p>Prima o poi dobbiamo testare anche tutta quella sfilza di bar-fotocopia da fighettame di via San Nicolò bassa.<br />
Iniziamo con sistematicità e ci infiliamo, per prima cosa, al</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Café del Mar, via San Nicolò 3, Trieste</span></strong><br />
L&#8217;atomosfera interna è leggermente cupa, l&#8217;istinto è quello di cercare le vasche con le pozioni magiche per sviluppare le foto, poi Zzi mi ricorda che no, pirla, non è una camera oscura, è un bar, e stai attenta a dove metti i piedi!<br />
Guardo bene in terra e, sebbene le luci siano estremamente basse per un locale che somministra alimenti in cui avventori e personale restano vestiti, non c&#8217;è nulla da nascondere, il pavimento è pulito, anche negli angoli.<br />
Occupiamo un tavolino sul retro tanto alto quanto minuscolo, la cui già ridotta superficie è occupata da un lumino più sepolcrale che romantico. Accanto alla macchina del caffè giace, parzialmente mangiucchiato, un toast poggiato direttamente sul marmo del bancone che, però, appena noi clienti prendiamo posto dove può essere visto, sparisce.</p>
<p>Attendiamo la cameriera per un tempo ragionevole, questa, cordiale e sorridente, non ci propone la lista, del resto noi, decisi sulla nostra ordinazione, non gliene diamo modo.<br />
La giovane veste in total look nero, spezzato solo dal grembiule color vinaccia&#8230;non sia mai che le frequenze del verde impressionino le stampe!</p>
<p>Quando chiedo il vodka russian si alza un sopracciglio sul gioviale volto della barista, ma, poiché non chiede delucidazioni, deduco che sappia benissimo cosa voglio.<br />
Io lo so, se me lo chiede, io lo so.<br />
Ma non me lo chiede, e io non glielo dico.</p>
<p>Nell&#8217;attesa ho modo di apprezzare i tovagliolini personalizzati che, sotto al logo a due colori del locale, reca la descrizione &#8220;wine e american bar / stuzzicheria&#8221; e i recapiti.<br />
&#8220;Stuzzicheria&#8221;.<br />
Sticazzi, mi viene da dire.<br />
Cosa diavolo sarà una stuzzicheria? Si direbbe un neologismo creato per analogia con termini quali &#8220;pizzeria&#8221; o &#8220;coltelleria&#8221;.  La prima è un locale in cui si produce e somministra pizza. Nella seconda si vendono e si fa manutenzione ai coltelli, in alcuni casi vi vengono anche realizzati.<br />
Ne deriva che in una stuzzicheria si producano e somministrino/vendano gli &#8220;stuzzichi&#8221; o le &#8220;stuzziche&#8221;. Non mi risulta che questo segno possa essere riferito ad alcun significato. Al massimo, con uno sforzo di immaginazione, posso credere che si riferisca a &#8220;stuzzichini&#8221;.<br />
Al di là del fatto che gli stuzzichini, gratuitamente serviti come accompagnamento o acquistabili singolarmente, in un bar sono una presenza un po&#8217; scontata [tanto varrebbe scrivere allora "coca-coleria", "acquadel rubinetteria", "cappuccineria"], la dicitura corretta dovrebbe allora essere &#8220;stuzzichineria&#8221;.<br />
&#8220;Faccagare&#8221;, diranno subito i miei piccoli lettori. Sono d&#8217;accordo. Anche &#8220;stuzzicheria&#8221;, d&#8217;altro canto, è un ottimo succedaneo del confetto Falqui.</p>
<p>Non tutte le lingue hanno una e una sola parola per indicare un concetto, questo spiega perché, con i mutamenti culturali che portano nuovi concetti nelle società, si ricorra a perifrasi o a prestiti. Non è obbligatorio usare una sola parola per chiamare le cose.<br />
Inoltre, la presenza di stuzzichini in un bar non è, a mio modesto avviso, un mutamento culturale di portata tale da giustificare il conio di una nuova parola, specie così brutta.</p>
<p>Non appena mi si riassorbe la bile, arriva il vassoio con le consumazioni.<br />
Al posto del mio vodka russian c&#8217;è un bicchiere di Coca Cola. Ah, no, è un Black Russian.<br />
Lo faccio notare.<br />
Sconcerto nella barista. Conferma che è un Black Russian. Riconosce che avevo chiesto Vodka Russian. Ora sembra comprendere perché ho usato un senso diverso dal suo per riferirmi ad un significato che &#8211; TA DA! &#8211; è altrettanto diverso.<br />
Spiego cos&#8217;è il Vodka Russian. Risponde che tanto la Russian non ce l&#8217;aveva.<br />
Faccio la faccia di quella che dice &#8220;E allora potevi dirmelo e chiedermi cosa voglio&#8230;.e se fossi stata una i quelle strambe che odiano il caffè?&#8221;, ma taccio.<br />
Fatalmente, sono una creatura estremamente espressiva.</p>
<p>La barista, compresa la gaffe e il peccato di ubris, insiste tantissimo per cambiare la mia consumazione, ma dato che io non sono una di quelle strambe che odiano il caffè e so quanto costa la kahlua, lo bevo lo stesso.<br />
È buono; un po&#8217; abbondante di kahlua [o carente di vodka, punti di vista], ma, proprio per questo, dolce e beverino.</p>
<p>Gli stuzzichini riempiono il tavolo [grazialcazzo, ha il diametro di un 33 giri e, dopotutto, siamo in una stuzzicheria], ma tra essi non ce ne è nemmuno uno che &#8216;faccia fondo&#8217;, eccettuata la fetta di pane tagliata in 4 su cui giacciono i resti smembrati di un pomodoro e di una mozzarella che hanno fatto felici molti altri palati. Ci sono olive, ma non c&#8217;è un piattino dove gettare gli ossi, ci sono peperoncini verdi sott&#8217;aceto, ma nemmeno un tovagliolo di carta dove gettare i piccioli, ci sono arachidi in guscio, ma un cazzo di niente dove mettere le bucce: in men che non si dica il 33 giri è pieno di briciole di arachidi, tovagliolini umidi di resti di peperoncini e ossetti sputazzati.<br />
Per fortuna i bagigi sono pochi e liberiamo presto una coppetta da adibire a pattumiera.</p>
<p>Alla cassa, la barista si scusa ancora per il malinteso e ci ringrazia e saluta molto educatamente.</p>
<p>Non è il tipo di locale che mi piace, ma lo sapevo prima di entrarci; nonostante ciò e nonostante il fatto che neanche qui sia possibile bere un vodka russian [o scegliere un'alternativa!] è un locale privo di doti, ma anche privo di difetti.</p>
<p>In breve</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦ [Un po' camera oscura, un po' boudoir, parecchio stravisto]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦♦ [Fanno di tutto per non darlo a vedere, ma è molto ordinato e pulito!]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦ [Tutto pulito e grazioso, ma neanche una sputacchiera!]<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦ [Uno per la presunzione e uno per la sufficienza]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦♦ [Per la sincera disponibilità a sostituire la consumazione]<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [Sempre 'sto nero...]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦ [Il black russian era di mio gusto, ma obiettivamente leggermente squilibrato]<br />
Cibi: ♦♦♦ [Freschi, non abbondanti, ma neppure scarsi, un po' troppo fighetti e inspiegabilmente mancanti di semplici patatine]</p>


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		<title>Bar Cafénoir/Caffè Orizzonte, via Bellini, Trieste</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa abbiamo deciso di interrogare il</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Cafè noir di via Bellini, Trieste,</span></strong></p>
<p>altrimenti noto come il</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Caffè Orizzonte di via Bellini, Trieste</span></strong></p>
<p>La verità è che ha cambiato gestione da poco e ha ancora entrambe le insegne, così io non so quale sia il nome attuale perché non ricordo quale fosse il precedente.</p>
<p>L&#8217;interno è come lo ricordavo, in tota larrish look arancione e marrone.<br />
Prendiamo posto ad un tavolo minuscolo, contornato ad un lato da sedie e dall&#8217;altro da un divanetto pieno di cuscini, spodestati i quali, sprofondiamo col mento sul tavolo.</p>
<p>L&#8217;ambiente è tranquillo, il barista compare presto a prendere le ordinazioni.<br />
Non c&#8217;è un listino, ma non è questo un bar alla moda dove le persone vanno per farsi vedere, è più un posto dove la gente entra perché ha sete, freddo, voglia di caffè o di far la pipì.</p>
<p>Ordiniamo senza menarcelo e io chiedo uno spritz perché sono si e no le cinque del pomeriggio e la cosa più trasgressiva che ordinano i miei commensali è un succo d&#8217;ananas: non mi va di fare la figura dell&#8217;alcolizzata. Non la prima volta.</p>
<p>Lo spritz non è memorabile, ma è fatto bene.<br />
Ci raggiungono nel frattempo LaMinaccia e un suo nuovo amico partenopeo.</p>
<p>Partenopeo è a Trieste da solo tre mesi, e ha già tanti aneddoti da raccontare.<br />
La città e i suoi abitanti, in effetti, sono una miniera di spunti.<br />
Il più ovvio è il caffè.<br />
Prendere un caffè denuncia subito la non triestinità dell&#8217;avventore. Un italiano chiede un caffè, eventualmente un macchiato, specificando caldo o freddo se è proprio un rompiballe. Prima delle otto consumano un cappuccino o un lattemacchiato, sempre se sono rompiballe.</p>
<p>Il triestino chiede un nero, un capo, un capo in bi [chiaro o scuro], un goccia [caldo o freddo].<br />
Ma il bello non è la varietà: è la [non]corrispondenza.</p>
<p>Possiamo accettare di chiamare solo nero l&#8217;espresso [anche se essere corretti dal barista quando chiediamo "un caffè" è onestamente troppo] e imparare che il goccia è il caffè macchiato.<br />
Ma &#8220;capo&#8221; è il diminutivo di cappuccino, che però viene servito in tazza piccola e &#8211; di fatto &#8211; è un caffè macchiato fino all&#8217;orlo [e chiunque dica il contrario è un triestino]; in bi è servito in bicchiere.<br />
Il problema si presenta quando uno vuole un cappuccino vero, chiede un cappuccino e gli arriva questa porzione micragnosa. Se Nanni Loy fosse stato Triestino non avrebbe avuto abbastanza spazio per intingere il cornetto.<br />
Avrebbe &#8211; obietteranno i miei piccoli lettori alabardati &#8211; dovuto chiede un caffèlatte.<br />
Già perché ora il delirio di pidocchiosità triestino esplode. Dopo aver ridotto le dosi del cappuccino, riducono anche quelle del caffèlatte e ne danno 250ml, ovvero la tazza da cappuccino.<br />
Non si sa come si faccia ad avere un caffèlatte, forse bisogna chiedere una caraffa, pare che nessuno abbia mai osato chiedere tanto, oppure è ancora là che cerca di spiegarsi col barista e la nomenclatura non è stata codificata.</p>
<p>Ad ogni modo, questo bar è un posto cosmopolita, i gestori sono garbati e parlano italiano.<br />
Io gli spacco un bicchiere perché sono impercettibilmente goffa e loro non battono ciglio.<br />
Gli stuzzichini sono scarsetti, ma, ripeto non è un bar da aperitivi.</p>
<p>Perciò non lo classifichiamo, non finché non mi viene voglia di andare lì a non bere un vodka russian.</p>


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		<title>Trattoria Antico Spazzacamino, via Settefontane 66, Trieste</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 18:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CLICCA E ASCOLTA: Larrycette_Antico_Spazzacamino Si tratta di un locale aperto da diverso tempo, tanto da essere noto anche – pur per altre ragioni, come ho scoperto in seguito – a persone che abitano a Trieste da meno tempo di me. Si trova in zona ippodromo, ovvero ben lontano dal mare e dalle mete turistiche, ma [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.larrycette.com/wp-content/uploads/2010/01/Larrycette_Antico_Spazzacamino.mp3">CLICCA E ASCOLTA: Larrycette_Antico_Spazzacamino</a></h3>
<p>Si tratta di un locale aperto da diverso tempo, tanto da essere noto anche – pur per altre ragioni, come ho scoperto in seguito – a persone che abitano a Trieste da meno tempo di me.<br />
Si trova in zona ippodromo, ovvero ben lontano dal mare e dalle mete turistiche, ma offre pietanze a base di pesce.<br />
Grazie ad un collega di Zzi e a sua moglie, che ne sono clienti quasi abituali, finalmente proviamo la nota-a-tutti-tranne-che-a-noi<span style="color: #ff6600;"> </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Trattoria Antico Spazzacamino, via Settefontane 66, Trieste</strong></span></p>
<p>La prima impressione è quella di una birreria  con musica dal vivo declinata in salsa triestina – cioè più osteria che pub – arredato con radio e televisori d&#8217;epoca o, più prosaicamente, vecchi.</p>
<p>Accomodandosi, si scopre che, invece, la cucina è molto attiva e propone un menù completo dall&#8217;antipasto al dolce.</p>
<p>Come <em>entrèe</em> scelgo “sardoni marinati”, noti nel resto dello stivale come alici/acciughe all&#8217;ammiraglia. Sono buoni, anche se un paio non sono stati marinati abbastanza a lungo e presentano ancora alcune parti di carni un po&#8217; rosate. Sono guarniti con un&#8217;insalata di cubetti  di pomodoro tagliati finemente, prezzemolo e  abbondante aglio; inaspettato, ma tutto sommato appetitoso. Zzi sceglie cappesante gratinate, delle quali si dice soddisfatto e che immagino gustose avendo assaggiato un po&#8217; di gratinatura dal suo piatto. La mia religione mi impedisce di nutrirmi di cappesante e molluschi in genere: se Dio li ha creati tanto ripugnanti è evidente che non voleva che ce ne cibassimo ed io, timorosa tanto del Suo giudizio quanto del loro aspetto, me ne guardo bene. Gli amici che ci hanno portato a provare questo posto – la Formosa con Furore [nel senso che è molto carina, è di Taiwan e Iddio ci scampi dalla sua ira] e la risposta muggesana a Sting [sua moglie lo vede somigliante, e io tengo troppo alla mia vita per contraddirla] – scelgono cozze al verde e le consumano con molto gusto.</p>
<p>La proposta dei primi piatti si riduce ai soli spaghetti, disponibili, però, con diversi condimenti, tutti di mare; opto per il sugo “barcolana”: acciughe, salsa di pomodoro e capperi. È un gusto decisamente intenso, ma molto piacevole; peccato che i capperi utilizzati siano  sott&#8217;aceto e stonino un po&#8217; con l&#8217;insieme: i capperi sotto sale  si sarebbero armonizzati meglio con i sapori del piatto, ma poiché ho scoperto che qui al nordest non sono pochi a condire il pesce con qualche goccia d&#8217;aceto, concedo l&#8217;eventualità che la scelta sia dettata dal gusto tradizionale e non dal portafoglio e mi godo la specialità tipica.<br />
La Formosa con Furore deve aspettare una decina di minuti ulteriore per la sua pasta fatta in casa [unica deroga agli spaghetti] con l&#8217;aneto e le canocce, perché il servizio si incasina e lo porta prima ad un altro tavolo, ma le scuse profuse [e il tentativo infantile di dare la colpa alla cucina, quando abbiamo visto benissimo che il piatto era pronto, ma si è diretto altrove, dove è stato accolto con estrema sorpresa dai commensali] ci ammorbidiscono facilmente.</p>
<p>Come secondo piatto si può scegliere tra orate da porzione e branzini per due, pescetti fritti, sardoni fritti e fritto misto di mare con pescetti, moli e un&#8217;altra cosa che non mi ricordo, ma che somiglia vagamente ad una sogliola. Quelli che a Genova si chiamano pescetti, qui prendono il nome di ribaltavapori, mentre a Muggia ne hanno già un altro che non posso riportare perché non ho compreso, ma suonava vagamente come “guatto”, “guitto”, “guscio”&#8230;.non lo so! Ad ogni modo, sono quei pesciolini di forma lanceolata, più piccoli di una sigaretta, che vengono fritti e mangiati senza essere puliti, con lisca, occhi e ventraggi, tanto sono piccoli e teneri. Ne ho mangiato uno e l&#8217;ho trovato saporito, ma l&#8217;idea di averne sgranocchiato le interiora mi ha impedito di gettarmi a capofitto sugli altri.</p>
<p>Io ho scelto sardoni impanati: si distinguono da quelli fritti perché anziché essere a malapena decapitati, sciacquati, infarinati e gettati in olio bollente, sono amorevolmente aperti a libro, privati della testa, mondati della lisca e delle interiora, lavati, asciugati, passati in farina, uovo e pangrattato e sapientemente dorati in padella; ci vuole qualche istante in più, ma ne vale la pena. La porzione che mi viene servita conta ben 10 acciughe, tutte ben pulite e ben cotte. Le carni di questi pesci sono poco sode, ma non sfatte. In Liguria questa caratteristica verrebbe presa per indice di scarsa freschezza del pesce, ma poiché ho constatato più volte che qui a Trieste le alici sono più tenere, o i triestini mandano a Udine il pesce migliore e più fresco e si tengono gli scarti [leggenda metropolitana vuole che i genovesi facciano lo stesso con i mercati di Milano, ma è ovvio che sia una vanteria da milanesi, cui solo loro possono credere veramente, perciò dubito che i triestini – pur nella loro triestinitudine – lo facciano], o – semplicemente – i sardoni non hanno carni compatte come le acciughe. Comunque sia, gusto con piacere il mio piatto di sardoni impanati e mi guardo bene dall&#8217;offrirne ai commensali, che, anzi, dissuado dall&#8217;avvicinarsi innalzando una barricata di bicchieri,  cestini del pane, portatovaglioli, portacandele, e portacandelotti di dinamite intorno al mio piatto.</p>
<p>Al momento del dolce siamo satolli e contenti.</p>
<p>Il tipo di cucina è tutt&#8217;altro che ricercata, ma è gustosa, senza pretese e  &#8211; lo sappiamo già – relativamente economica, perciò perdoniamo volentieri quelle mancanze di attenzioni che, in un locale più presuntuoso, ci avrebbero mandati su tutte le furie; il prendere il cestino del pane avanzato da un tavolo e portarlo direttamente ad un altro, senza nemmeno “fare la finta” di riportarlo in cucina, senza nemmeno aggiungere qualche fetta, tanto per fare un esempio.</p>
<p>Ordiniamo, perciò, anche il dolce, che ci viene detto essere strudel di mele fatto in casa e che attendiamo con entusiasmo.<br />
La porzione, anche in questo caso, è generosa, ed è accompagnata da una ricca spruzzata di panna.</p>
<p>La prima ad assaggiare è la Formosa con Furore, che prima sorride [a proposito, è vero che gli orientali sorridono spesso, ma non significa quasi mai che siano contenti] e poi dice che secondo lei sa “come di Bolognese”. Ora: io di “bolognese” pertinente all&#8217;argomento “alimentazione” conosco solo il ragù, perciò deduco di aver capito male, o che lei voleva dire un&#8217;altra cosa, e assaggio curiosa e carica di aspettative.<br />
Purtroppo, avevo capito benissimo. Del resto lei, che è laureata in Italiano, ha studiato a Siena e parla italiano meglio della maggior parte dei triestini, si esprime perfettamente. Lo strudel sa di ragù alla bolognese. A ben guardare, ci sono degli agglomerati che potrebbero essere minuscole polpette, anche se potrebbe essere il pangrattato appallottolato con zucchero e sughino di mele. Però, il sapore è proprio quello del ragù. Non solo c&#8217;è gusto di carne, ma si sentono chiaramente l&#8217;acidulo del pomodoro, la componente salata, la pienezza del soffritto.</p>
<p>Lo segnaliamo, divertiti, alla cameriera. Da qui, il delirio.</p>
<p>La Formosa con Furore le porge la forchetta affinché lei possa annusare, ma quella se la mette in bocca e assaggia. Tanta disinvoltura con le posate usate dagli sconosciuti mi spaventa un poco, ma la cameriera rassicura subito “scusa, poi te la cambio”. Non sapendo come cavarsi d&#8217;impaccio [presumo perché anche lei sentiva il gusto di ragù] sparisce, ma prima di allontanarsi posa nuovamente sul nostro tavolo la forchetta che ha usato; dopo poco arriva quello che immagino essere il titolare, che stacca un boccone dalla porzione di Zzi, con la forchetta di Zzi, e se lo porta alla bocca con le mani [per non usare la forchetta del cliente, ipotizzo]. Lo trova delizioso. Non sente alcun gusto di ragù. Postula che possiamo sentirne l&#8217;odore perché magari, forse, la pasta era vicino al ragù mentre riposava e ne ha preso l&#8217;odore, ma assolutamente – garantisce – non c&#8217;è ragù nel ripieno. Il braccio di ferro prosegue brevemente:  quattro clienti sentono sapore di ragù, un proprietario no, e dobbiamo cedere, dato che noi ne abbiamo assaggiato appena un boccone e lui ne ha mangiato quasi una porzione intera. Porta via le restanti e torna con il conto, in cui i dolci sono regolarmente inseriti, sebbene rimandati indietro; immagino che per fare il conto abbia guardato nei piatti e constatato che buona parte del dessert era stato consumato, indifferente che lo avesse mangiato lui.<br />
Diversamente da molti altri locali, in cui ordinando antipasto, primo, secondo, dolce e vino per quattro persone spesso si “vince” il liquore digestivo, qui la direzione non offre nulla, credo per poter continuare a mantenere i costi contenuti [i maligni direbbero "per coninuare a permettersi di mettere la carne nello strudel] o forse perché abbiamo osato dubitare della perfezione dello strudel della Tiziana. O forse si sono offesi per la mancia.</p>
<p>Fino al dolce era tutto buono ed abbondante, poi il gusto strano dello strudel [ci fosse o no il ragù nel ripieno, è già abbastanza anomalo che ne avesse il sapore] e – soprattutto – l&#8217;atteggiamento disinvolto nei confronti dell&#8217;igiene, mi hanno fatto rivalutare la cena nel suo insieme [<em>occhio non vedere, paura non avere</em>; ma se occhio vedere...] e anche se non posso dire di essermi trovata male in senso assoluto, non mi sento affatto di consigliare questo locale.<br />
Io stessa , sebbene ansiosa di dare una nuova possibilità a un locale che per diversi motivi ho inizialmente gradito, dubito che ci tornerò presto. Senza i Nas, intendo.</p>


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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 17:58:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Più o meno da quando è online questo nuovo blog, Zzi mi suggerisce di postare una volta al mese la classifica dei post più letti nel mese precedente, così i visitatori saltuari non si perdono le parti salienti. È che io non sono una fan delle classifiche, gerarchiche. Al limite, preferisco le liste, democratiche. A [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più o meno da quando è online questo nuovo blog, Zzi mi suggerisce di postare una volta al mese la classifica dei post più letti nel mese precedente, così i visitatori saltuari non si perdono le parti salienti.</p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">È che io non sono una fan delle classifiche, gerarchiche.<br />
Al limite, preferisco le liste, democratiche.<br />
A lasciarmi fare, finisco nelle le enumerazioni, anarchiche.<span style="background-color: #ffffff;"><br />
La classifica è troppo inglese, roba per Nick Hornby [<em>Alta Fedeltà</em>], la lista è nazionale, da Sandro Veronesi [<em>Caos Calmo</em>].</span></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">L&#8217;enumerazione è particolare &#8211; e universale &#8211; come Stefano Benni [<em>Saltatempo</em>].</span></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">In compenso sono una fan accanita delle operazioni nostalgia, mi piace proprio macerarmi a rivangare i bei tempi andati che più mai torneranno [che non sono quasi mai migliori di quelli attuali, però lo sembrano, specie in piena sindrome premestruale].</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Ispirata dal momento propizio &#8211; e dal<strong> <a title="Il post del GWP di DBT" href="http://www.dailyblogtips.com/group-writing-project-2009-in-review/" target="_blank">Group Writing Project di Daily Blog Tips!</a></strong> &#8211; ho deciso di comporre un menù con <strong>i migliori piatti che ho assaggiato quest&#8217;anno</strong> [non necessariamente per la prima volta]. O, se non i migliori, i primi che mi vengono in mente!</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><strong><em>Menù</em></strong><br />
</span></p>
<p><em>Stappiamo subito:</em> Champagne Les Brun Servenay<em>,</em> 1998<em><br />
</em></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><em>Appetizers &amp; Cisquini </em></span><span style="background-color: #ffffff;">[indispensabili per ingannare il tempo]</span></p>
<p>Prugnette pancettate di Elisa<br />
<a title="Guarda che bravo che è Zzi a fare la focaccia" href="http://www.larrycette.com/focaccia-di-recco/" target="_blank">Focaccia di Recco di Zzi</a><br />
Salsa agliata su pane fatto in casa di Zucchero<br />
Sott&#8217;olii della Nonna di Zucchero<br />
<a title="L'esperienza mistica della rinnovata Birreria Primo" href="http://www.larrycette.com/birreria-primo-via-santa-caterina-trieste-saga-del-vodka-russian-episodio-xiii/" target="_blank">Frittini della [ex] Birreria Primo</a></p>
<p><em>Stappiamo ora:</em> Montevertine, 2005</p>
<p><em>Antipasti</em> [non avrete pensato che volessi saltarli?]</p>
<p>Timballo di riso e verdure di Zucchero<br />
Carne cruda all&#8217;albese del <a title="Really really really slow food" href="http://www.larrycette.com/ristorante-madonna-di-como-madonna-di-como-alba-cn/" target="_blank">Ristorante Madonna di Como</a><br />
Torta salata di porri di Elisa</p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><em>Primi piatti </em>[leggeri!]</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Pasta al mojito di CP<br />
Zuppa di zucca della Giraffa<br />
Zuppa di birra di <a title="La genuina triestinità delle birrerie slovene" href="http://www.larrycette.com/pivovarna-mahnic-kolodvorska-ulica-4-kozina-slo/" target="_blank">Mahni</a></span><a title="La genuina triestinità delle birrerie slovene" href="http://www.larrycette.com/pivovarna-mahnic-kolodvorska-ulica-4-kozina-slo/" target="_blank">č</a></p>
<p><em>Stappiamo ancora:</em> Boscoña 2000</p>
<p><em>Secondi piatti</em> [finalmente si mangia!]</p>
<p><a title="La frugale cena con cui è iniziato il 2009" href="http://www.larrycette.com/tutto-in-una-notte-tutto-lultima-notte/" target="_blank">Goulasch di Capodanno</a> [vale, perché non è stato consumato il 31/12/2008, bensì il 5/1/2009 in quanto inspiegabilmente avanzato; riproposto a ottobre, ma meno buono]<br />
<a title="Quel che non ammazza ingrassa, ovvero: le tipiche pietanze ceche" href="http://www.larrycette.com/cinque-punto-uno/" target="_self">Formaggio fritto alla ceca</a> [<em>senza</em> i, ovvero alla maniera della Repubblica Ceca, non fritto senza guardare! Memorabile, per molte ragioni]<br />
Salsicce nostrane cotte nel terrano della birreria Vecio Canal [le ha mangiate Zzi, io ne ho assaggiato un pezzo e l'ho trovato squisito, condito col "tre a zero" del Genoa sul doria]</p>
<p><em>Contorni</em> [per variare un po']</p>
<p>Chifeletti di Siora Rosa [seguirà recensione completa, aspetto che finisca la ristrutturazione]<br />
Patate in tecia [il contorno del <a title="Il non memorabile goulasch di ottobre" href="http://www.larrycette.com/goulasch/" target="_blank">goulasch di ottobre</a>]<em><br />
</em></p>
<p><em>Stappiamo in fine: </em>Porto Rol Roi, 2002</p>
<p><em>Dolci</em></p>
<p>Sacher della mamma di Josephine<br />
<a title="Qui vedi la torta più buona del mondo" href="http://www.larrycette.com/tutto-in-una-notte-tutto-lultima-notte/" target="_blank">Torta più buona del mondo</a>, alias torta di <a title="Qui scopri in che periodo è opportuno essere nei paraggi" href="http://www.larrycette.com/aaat-tenti/" target="_blank">compleanno del Generale</a><em><br />
</em><a title="Puoi leggere la ricetta, ma poi dovremo ucciderti" href="http://www.larrycette.com/kaiserschmarren-schmeckt-gut/" target="_blank">Kaiserschmarren</a><br />
Torta di compleanno del Setter<br />
<a title="L'uomo che cambierà per sempre la vostra idea di gelato" href="http://www.larrycette.com/pubblicita-manifesta/" target="_blank">Gelato di Toni</a><br />
Tiramisù di Elisa<br />
&#8230;okay, forse i dolci sono un po&#8217; tanti, ma, se i miei ospiti non si presentano a mani vuote, io cosa ci posso fare?<br />
<em> </em></p>
<p>Chissà cosa ci riserverà il nuovo anno?<br />
&#8230;.chissà&#8230;</p>
<p><em><br />
</em></p>


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		<title>Ristorante Madonna di Como, Madonna di Como [Alba], CN</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:35:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">A dispetto del nome, la località Madonna di Como è una frazione di Alba [CN].<br />
Il paese è costituito essenzialmente dalla chiesa, nel cui retro è situato il ristorante, bar, tabaccheria.<br />
L&#8217;arredamento è decisamente ruspante, con le pareti tappezzate di quelle finte pergamene da bancarelle con i motti popolari e avvisi del tenore “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Uno di questi cartelli suona ironicamente sinistro: “mangiando a Madonna di Como il tempo si ferma un po&#8217;”.<br />
Infatti, qui, un pranzo richiede almeno tre ore. Una delle quali trascorsa in piedi come fessi col portafogli in mano davanti alla cassa, senza che per questo il proprietario accenni a far di conto.<br />
Sapendolo, prenotiamo per le 12,30, sebbene il padrone ci assicuri che non ci sia alcun bisogno di prenotare perché da lui “non ci va nessuno”. Infatti è pieno e quando arriviamo i tavolini da due sono finiti. Scegliamo quello da quattro di fronte al banco, a quindici centimetri dal fancoil. La tovaglia di cotone a quadrettoni è corredata di coprimacchia in carta usa e getta, ma il tovagliolo è in stoffa e, sebbene piatti e posateria siano piuttosto semplici, i bicchieri cantano.<br />
Intorno a noi, sugli scaffali, appese ai muri, sui davanziali e, in generale, su ogni sporgenza che aggetta dal muro più di otto centimetri, le bottiglie della ricchissima cantina, molte della quali non in vendita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Appena arrivati, il padrone ci offre come aperitivo un dolcetto Ratti, che accompagniamo con qualche fetta di salame del contadino, “fatto come una volta”. Per il palato cittadino, abituato a prodotti industriali e raffinati [nel senso di trattati come attraverso una raffineria, non nel senso di sopraffini] è troppo fresco, troppo grasso, troppo sfaldato.  Praticamente è  porco crudo ed è una prelibatezza, succulento e bisognoso di masticazione, caldo delle parti grasse e fresco di pepe. Per il pasto scegliamo una bottiglia di nebbiolo, sempre Ratti. La cameriera viene in nostro soccorso proponendoci anche l&#8217;acqua, che il padrone non aveva minimamente preso in considerazione, avendo invece accuratamente disposto per pane e grissini. È che lui a queste miserie non bada.<br />
Arriva ora la carica degli antipasti: l&#8217;offerta è ampia, ma le dosi sono esagerate e dobbiamo limitarci a due scelte, consapevoli che una sarebbe più che sufficiente [“il bue che dà del cornuto all'asino”, mi par di sentir commentare]. Scegliamo la carne cruda e la lingua. La carne cruda all&#8217;albese è una pietanza molto facile a prepararsi: si prende la carne – magra – e la si batte a coltello, tritandola  finemente; vale anche passarla nel tritacarne a manovella. Dopo di che, la si mette in una ciotola e la si porta in tavola. Così: senza puttanate di sottaceti, senape e aglio, come nella tartara. Ciascun commensale potrà condirla a piacimento. In stagione, alcuni la consumano con una grattatina di tartufo. A me piace così, nuda, senza aggiunte, con il solo gusto di muscolo e sangue. Ne mangiamo una cuffa, dopo la quale siamo già sazi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il padrone si intrattiene con i clienti mentre questi pranzano e a noi fa l&#8217;onore di ostendere i tartufi sotto al naso. Zzi è molto colpito, io ho quasi i conati dal tanfo.<br />
Mentre ancora ci stiamo palleggiando la mucca tritata che abbiamo in tavola, ci viene servita la lingua con la salsa verde. La salsa verde che preparano in Langa è diversa da quella genovese: presenta delle componenti rosse, che hanno tutta l&#8217;aria di essere peperoni, tuttavia è ugualmente appetitosa e invoglia anche questa alla scarpetta col pane [giusto per non riempirsi lo stomaco inutilmente].<br />
A questo punto siamo satolli, ma ci vergogniamo a  non ordinare altro. Zzi prende i taglierini all&#8217;uovo fatti in casa, con la grattata di tartufo. A occhio e croce – considerando che la pasta all&#8217;uovo  ha una scarsissima resa in cottura – saranno mezzo chilo, forchettata più, forchettata meno. Io prendo il capriolo in umido cotto nel vino. È tenerissimo. Chissà com&#8217;era carino da vivo, chissà che  musetto dolce, che sguardo vispo; chissà com&#8217;era liscio il suo pelo e com&#8217;erano scattanti le sue zampette&#8230;chissà cosa stava facendo quando il cacciatore gli ha spanto il cervello per tutto il bosco. Provo una profonda riprovazione verso di me, ho disprezzo della mia mollezza d&#8217;animo e del mio egoismo. Ma ho molta gratitudine verso la cuoca che ha così bene onorato le spoglie dell&#8217;animale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sono passate le tre e – essendo praticamente ora di merenda – ordino il misto di dolci della casa, così ho modo di assaggiare: il bunet, il tipico budino casalingo al cioccolato  tipico del Piemonte; la panna cotta, anche questa fatta in casa, come chiaramente si evince dalla consistenza rilassata, dal gusto intenso e dalla grassezza prossima a quella dello strutto; il salame di cioccolato, quasi più buono del mio, fatto con molte nocciole, che lo rendono dolce e piacevolmente “lubrificato”; la torta di nocciole delle Langhe, un <em>cugno </em><span style="font-style: normal;">[triestino: lett. “cuneo”, nel senso di blocco di pietra molto solido, per estensione detto di cosa o persona pensante] di antimateria grande come una scatoletta di fiammiferi, ma pesante come un bidone di polonio. Nonostante l&#8217;alto valore nutritivo, questa torta è molto buona e appetitosa perché poco dolce e dalla consistenza sorprendentemente pulita in bocca.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">Il padrone ha cercato di farci arrestare all&#8217;alcol test offrendoci svariati digestivi, ma noi siamo stati fermi sulle nostre posizioni e abbiamo continuato a chiedere il conto. Prima di dover diventare sgarbati, il padrone si è ricordato che abbiamo davanti cinquecentoquaranta chilometri e, mosso a compassione, ha sparato una cifra qualsiasi, che noi gli abbiamo corrisposto senza batter ciglio, pur di essere rilasciati. È stato, comunque, un riscatto molto onesto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">Usciti alle quattro passate, perdiamo ancora un po&#8217; di tempo [tanto ne abbiamo] per aspettare un mio caro amico, al quale diamo il consueto nome di fantasia, Defe di Defe&amp;Tardu, che voglio a tutti i costi salutare. Per la prima volta in dieci anni lo vedo senza l&#8217;amico Tardu e al fianco di una bella ragazza, che chiamerò Kimmy. È molto carina, pesa circa un terzo di me, ma mi arriva comunque al mento, veste sobriamente e porta calzature femminili, ha lineamenti molto graziosi e sguardo espressivo.<br />
Quindi la odio.<br />
Lei, invece, strepitosa nella sua superiorità, è verso di me molto cordiale e affatto invadente. Quando si allontana per rispondere al cellulare, offre il fianco: “C&#8217;ha la suoneria di Tiziano Ferro”, constato acida [che per noi rocchettari è un po' come per uno della lega averci la morosa abruzzese, cioè terrona e dipietrista in un colpo solo].<br />
Ma l&#8217;innamorato la difende “Ma sì, ma no, ma è una fan di Bon Jovi, è una fan di Bruce&#8230; È fan di Springsteen, sai?”<br />
“E quanti concerti ha visto?”<br />
“Neanche uno.”<br />
“&#8230;.”<br />
“Va beh, ma le piace!”. È proprio amore, e mi si contorcono le budella. Il tempo è tiranno ed è bene portare in salvo l&#8217;adorabile Kimmy prima che io mi tolga gli occhiali e glieli conficchi con tutta la mia forza nella giugulare: “Ciao, piacere d&#8217;averti conosciuta. Se lo fai soffrire, ti ammazzo”.</p>


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		<title>Birreria Primo, via Santa Caterina, Trieste [saga del vodka russian, episodio XIII]</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Ego]]></category>
		<category><![CDATA[Bar a Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>

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<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ff9900;"><em>Post aggiornato</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">A causa dello sciopero della fame, questo aperitivo  avrà luogo in forma ridotta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">O, almeno, queste erano le intenzioni.<br />
Prima della<a title="Il disastro al trentesimo MOV" href="http://www.larrycette.com/xxx-mov" target="_blank"> gara di orienteering a Venezia</a>, infatti, dato l&#8217;imminente impegno fisico, occorreva controllare un po&#8217; la dieta, evitando stravizi.<br />
Io ho continuato a pasteggiare a pizza per tutta la settimana precedente, come se niente fosse &#8211; approfitto per nascondermi dietro un dito e dare a CP la colpa della mia pessima resa in gara [sappiamo tutti che non è così, ma fingiamo almeno per un momento].<br />
Zzi ha tagliato vino, birra e pizza con la disciplina che lo contraddistingue, perciò l&#8217;aperitivo si è tenuto nell&#8217;improbabile serata di martedì, termine ultimo per l&#8217;assunzione di alcol.<br />
Compresi nella missione di testare tutti i locali, ma vincolati al centro città da commissioni inderogabili [Larry &amp; Giraffa a fare shopping compulsivo all'emporio stoffe, per riaversi dall'estenuante riunione Unicef prenatalizia], andiamo a provare la</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="color: #ff6600;">Birreria Primo, via Santa Caterina, Trieste</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non ci avevo mai messo piede prima, ma la ricordo vagamente – essendoci passata davanti diverse volte – come un ambiente rustico e legnoso, piuttosto conforme al prototipo di birreria.<br />
Sfortunatamente, ha voluto darsi una svecchiata e adesso ha più l&#8217;aria di un parrucchiere alla moda [forse sono i parrucchieri alla moda a sembrare bar di Manhattan], con le pareti bianche, i tavoli di impiallacciato rivestito rovere moro [che sarebbe l'essenza che il “marrone-nero” Ikea vuole imitare], arredi verde fastidio, banconiere gnocche.<br />
Non solo belle, proprio aggnoccolate anche nell&#8217;allestimento di acconciature e trucco, in abiti aderenti e valorizzanti, abbronzate e poco sorridenti, sebbene garbate e disponibili, come si confà alla gnocca DOC.<br />
La vera gnocca, infatti, non ride mai. Personalmente, fossi figa come loro, sarei contenta solo di quello e riderei dalla mattina alla sera senza ulteriore motivo, ma la gnocca DOC è sempre cupa, è afflitta dal peso insostenibile della bellezza, è sempre travagliata dalla responsabilità di tanto splendore. Inoltre, essendo molto desiderata, deve darsi un contegno per non passare da sciacquetta ed effettuare una severa scrematura, mostrandosi scostante e irraggiungibile. Da qui il luogo comune che le belle siano stronze. Probabilmente è un pregiudizio ingiusto e fomentato dall&#8217;invidia, ma meglio così. Almeno ce n&#8217;è un po&#8217; per tutte, altrimenti, se oltre che finaliste del trofeo <em>golden potatoe</em> fossero anche dolci e simpatiche a prima vista, a noi ravatti non resterebbe un fico secco e – per quanto inizialmente ben selezionata – la specie si estinguerebbe. Invece così, la provvida Natura dà anche a noi la nostra occasione di accoppiarci [delle rare eccezioni di patate simpatiche e della mia capacità di conoscerle e farmele amiche mi vanterò un'altra volta].</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prendiamo posto attorno ad un tavolo rotondo e ordiniamo. Così: a sentimento, perché la lista non ci viene neanche proposta [e certo, preoccupata com'è ad esser figa, non può mica tenere a mente che magari uno vorrebbe scegliere]. La Giraffa chiede un succo d&#8217;ananas, io il solito [devo ripetere, ma non è il teatro di Epidauro, quindi imputo l'iniziale incomprensione all'acustica] e Zzi “un rosso”.  La gnocca d&#8217;argento si rivolte smarrita alla gnocca d&#8217;oro, la quale da dietro il bancone enumera i tipi di vino rosso a disposizione, mantenendo, però, il più stretto riserbo sull&#8217;azienda agricola [!]. Affidandosi alla proverbiale fortuna, Zzi punta sul merlot. Vino e succo ci vengono portati relativamente presto, accompagnati da stuzzichini contati, ma prelibatissimi: crocchette di riso, quadretti di pizza, vere patate fritte [e che altro aspettarsi nel reame della <em>pomme-de-terre</em>?]. Il vodka russian dà chiaramente problemi; certo, attendere qualche istante per le altre due consumazioni e servirci contemporaneamente non avrebbe guastato, ma la pantomima inscenata fa trascorrere piacevolmente l&#8217;attesa. La gnocca d&#8217;argento si consulta prima con quella d&#8217;oro, poi con il latifondista [il padrone della piantagione di patata]; poi la gnocca di bronzo viene spedita verso le cucine. Pensiamo che vada a consultare un manuale, o internet [nel secondo caso sudo freddo, perché nella mia presunzione immagino che googlando “vodka russian” si apra Larrycette]. Dopo poco si avvicina al nostro tavolo la gnocca di latta.<br />
È una ragazza carina, snella e dall&#8217;aspetto pulito, ma è pallida, ha un&#8217;acconciatura pragmatica, nessun trucco, si presenta in jeans e camicia della sua taglia [non della figlia] e porta gli occhiali. Sa di Harry Potter relegato a vivere nel sottoscala. Infatti è sveglia. Non sa cosa sia un vodka russian, ma cerca di non darlo a vedere tentando di convincermi che voglio un black russian; bluffa benino, ma io sono scoglionata dalla clientela di fighettame che ha riempito il locale e sono troppo agguerrita per farmi incantare. Lei incassa il pistolotto della culona saccente sulla Schweppes russian “quella con l&#8217;etichetta rossa con su scritto &#8216;russian&#8217;” senza aggiungere acredine al dialogo, anzi, intuisce al volo il mio genere e propone alternative pertinenti. Accetto uno screwdriver, che prepara spremendo le arance con le sue manine, non versando il succo dal cartone, e che mi arriva al tavolo in un battibaleno. Sono colpita. Certo, c&#8217;avesse messo pure la vodka, anziché mostrare l&#8217;etichetta al bicchiere, sarebbe stato perfetto, ma tutto credo che non si possa avere.<br />
Arrivano poi Bruttino e La Minaccia, facendosi largo tra il popolo in libertà all&#8217;aperitivo, il solito irritante pout-pourri di aspiranti farabutti ed ex-ragazze immagine [il trattino è al posto giusto: non sono più ragazze, non è che sono scese dalle zeppe], incapaci di distinguere il costoso dall&#8217;elegante, anche se ogni tanto, diamogliene atto, qualche borsetta la imbroccano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sempre nel rispetto della rigorosa dieta dell&#8217;atleta, al secondo giro ordino un rum cooler; lo ripeto tre volte, ci incasiniamo con il numero degli spritz, facciamo fare la strada quattro volte alla gnocca d&#8217;oro &#8211; che ha già mal di piedi, e sono appena le otto, ma non per questo ci manda a qual paese come avrei già fatto io al suo posto &#8211;  e alla fine ci arriva un Cuba libre [per giunta senza bottiglietta a parte]. Ci metto un po&#8217;, ma poi realizzo che a Trieste il Cuba libre si chiama “rùmie&#8217;koja” [scritto rum &amp; cola] e capisco l&#8217;equivoco. Rifilo il Cuba a Bruttino e gli soffio lo spritz da sotto il naso.<br />
Lo spritz è proprio buono. Abituati come siamo agli <em>slonc</em> che ci rifilano un po&#8217; dappertutto, questo, dosato opportunamente e sprizzato con la soda vera anziché con la minerale [o – almeno – con la minerale appena aperta!] ci sembra quasi strano.<br />
Per ultimo arriva Josephine.<br />
Noi facciamo appena in tempo a salutarlo e a sbafarci tre quarti delle sue patatine, poi ci dileguiamo  perché Zzi deve correre a casa ad aggiornare il sito della nostra giovane, ma rispettabile, società di orienteering, in vista dell&#8217;imminente gara nel parco di San Giovanni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p>In breve</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦♦ [Sembra il parrucchiere di via Torino, ma suppongo che fosse così che voleva sembrare]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦♦ [Grazie al ca..., è nuovo!]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦♦ [Si sono dotati di una preparata - anche se la tengono nascosta - e, ove carente, propositiva]<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [Sempre 'sto nero...]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦♦ [Il vino era buono, lo spritz anche; mancano l'eccellenza per la poca vodka nello screw e il cuba senza bottiglietta a parte]<br />
Cibi: ♦♦♦♦ [Buoni buoni, ma - maledizione - portati in tavola contati]</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">


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		<title>Pivovarna Mahnič, Kolodvorska ulica 4, Kozina [SLO]</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Birrerie]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 31 Ottobre era il compleanno di mia suocera. Per favore, non cominciate a sghignazzare, Piccoli Lettori, e non fate battute scontate su Halloween e le streghe. Non sono divertenti. E poi il parallelismo suocera/strega in questo caso è fuori luogo. Darei un rene perché Zzi fosse figlio della regina Grimilde. Dato che &#8211; strano [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 31 Ottobre era il compleanno di mia suocera.<br />
Per favore, non cominciate a sghignazzare, Piccoli Lettori, e non fate battute scontate su Halloween e le streghe. Non sono divertenti.<br />
E poi il parallelismo suocera/strega in questo caso è fuori luogo. Darei un rene perché Zzi fosse figlio della regina Grimilde.<br />
Dato che &#8211; strano ma vero &#8211; ci sono suocere peggiori della mia e so che il blog ne conta almeno una, mi consolo pensando che poteva andare peggio e procedo con il resoconto del posto dove siamo andati a pranzo per festeggiare:</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Pivovarna Mahnič, Kolodvorska ulica 4, Kozina [SLO]</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-812" title="Recensioni_Birrerie" src="http://www.larrycette.com/wp-content/uploads/2009/11/Recensioni_Birrerie-300x108.jpg" alt="Recensioni_Birrerie" width="300" height="108" /></span></p>
<p>Ovvero la birreria Mahnič a Kozina.<br />
Da qualche tempo la famiglia d&#8217;origine di Zzi ha cambiato abitudini e preferisce festeggiare fuori casa le ricorrenze, è più pratico per tutti. Stranamente, la birreria Mahnič è uno dei pochi posti che abbiamo fatto conoscere ai familiari di Zzi ad essere stato approvato.<br />
Esso presenta, infatti, quella caratteristica che per la maggior parte dei triestini [e non solo] è fondamentale affinché il locale sia promosso, ovvero deve permettere di affermare &#8211; con il tono soddisfatto di quello che la sa più lunga degli altri &#8211; &#8220;Ciò, se magna tanto, se paga poco, ahr ahr&#8221; [certi triestini ridono come Gambadilegno]. Non importa se le pietanze non sono delle più raffinate o se le materie prime non sono sempre di primissima scelta: se il conto di sei persone è equivalente a quello di due in autogrill e i commensali hanno dovuto allentare la cintura, è il posto perfetto. Grazie al cielo, la maggior parte delle trattorie/birrerie in Slovenia serve sì piatti caserecci e pesanti, ma sani, gustosi e tutto sommato genuini. Mahnič non fa certo eccezione.<br />
Come primo piatto scelgo la zuppa alla birra, una specialità piuttosto diffusa in Slovenia, di cui però non ho ancora trovato una ricetta che mi soddisfi [ho provato a farla una paio di volte, sembrava sciacquatura di botte], che quindi ordino frequentemente quando ne ho l&#8217;occasione. Spesso viene servita in un panino cavo, qui è impiattata in una normale zuppiera, ma guarnita con abbondanti palline fritte.<br />
Le palline fritte sono, come dice il nome, palline fritte. Sono confezionate, nei supermercati sloveni vengono vendute in confezioni grandi come quelle del riso per cani, sembra che gli indigeni non siano in grado di mangiare alcuna minestra se non ci galleggiano dentro le palline fritte. Hanno colore e dimensione dei ceci, ma sono di pane; è che sono talmente piccole e talmente fritte che sono solo crosticina. Sono unte da morire, se ne cade una sul tovagliolo lo rende subito trasparente. Forse sono pasticche di colesterolo concentrato. Non importa, sono buonissime e le sorbo insieme al brodo masticandole a malapena.<br />
La Nonna ha preso zuppa di funghi; me la fa assaggiare, la trovo saporita e cremosa, ma un po&#8217; &#8220;Maggi&#8221;. C&#8217;è un forte gusto di dado/glutammato che non mi convince, anche il prezzo è molto basso e mi fa pensare ad un&#8217;abbondante base liofilizzata. Del resto, se uno va da Mahnič non è certo un salutista integralista.<br />
Come piatto principale scelgo uno strucolo di formaggio, perché non ho voglia di stare a spiegare ai miei suoceri che ho ricominciato a mangiar carne [d'altronde ai miei genitori non avevo neppure detto di avere smesso]. È il cosiddetto &#8220;strucolo in strazza&#8221; ovvero un rollè di pasta farcito di ricotta fatto bollire stretto in una salvietta. È servito guarnito con il sugo dell&#8217;arrosto: molto appetitoso, ma molto poco vegetariano. Devo spazzolarlo in tutta fretta, prima che i commensali se ne rendano conto. Per eliminare ogni prova, faccio anche la scarpetta. Il sugo è un po&#8217; salato e &#8211; di nuovo &#8211; ha un forte gusto di dado da brodo [o di "vegeta", il vendutissimo insaporitore a base di infiniti tipi di sale, nessuno salutare, e qualche erbetta], ma lo strucolo è molto buono, ben cotto e della giusta consistenza.<br />
Zzi sceglie il piatto di salsicce alla birra, che si compone di una salsiccia bianca, tipo &#8220;Norimberga&#8221;, una rossiccia lievemente piccante, un&#8217;altra bianca diversamente aromatizzata e &#8211; clamorosa caduta &#8211; una &#8220;vienna&#8221; [un wurstel, per i lettori italiani] ripiena di formaggio. Io le odio. Le trovo uno dei prodotti simbolo del junk-food, smaccatamente industriali, un prodotto che non si prende neanche la briga di sembrare sano, l&#8217;equivalente di una barra d&#8217;uranio con la maionese.<br />
In compenso l&#8217;ajvar e la senape sono buonissimi. Certo, anche qui, non siamo davanti a preparazioni salutari e quanto a junk-food, sulla senape si potrebbe a lungo parlare. Tuttavia, nell&#8217;economia di un piatto &#8220;porcelloso&#8221; sono importanti e non è scontato che abbiano un gusto equilibrato.<br />
Infine, per dolce ci dividiamo uno strucolo di ricotta, fatto &#8211; proprio come piace ai triestini &#8211; con la ricotta ranzida. A me, pur volendolo valutare nell&#8217;0ttica del dolce tradizionale, non ha fatto certo impazzire, mentre Zzi l&#8217;ha trovato squisito.<br />
La birra è leggera, torbita, con poche bollicine e decisamente acidula.<br />
È un tipo di birra che incontra parecchio il mio palato, ma non intendendomene non so dire se sia &#8220;fatta bene&#8221; o meno.<br />
Specie in considerazione dei prezzi contenuti, Mahnič è un locale dove tornare per un pasto sostanzioso, in un&#8217;ambiente pulito, accogliente, ma molto rilassato, ideale &#8211; più che per cene da coppiette &#8211; per rimpatriate tra amici chiassosi, gustando pietanze semplici e saporite.<br />
Non è un posto per gourmet.</p>


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		<title>Bar Circus, via San Lazzaro, Trieste [saga del vodka russian, episodio XII]</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 12:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccoci al resoconto dell&#8217;aperitivo di martedì scorso, al quale hanno partecipato anche alcuni Piccoli Lettori, che, come da sondaggio, ha avuto luogo al Bar Circus, via San Lazzaro, Trieste Si sono aggiudicati un punto presenza [in ordine alfabetico]: CP, Ghatto, Giraffa, Nini, Zzi. Zzi e io arriviamo puntuali, ma CP e Giraffa sono più puntuali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al resoconto dell&#8217;aperitivo di martedì scorso, al quale hanno partecipato anche alcuni Piccoli Lettori, che, come da sondaggio, ha avuto luogo al<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong>Bar Circus, via San Lazzaro, Trieste</strong></span></p>
<p>Si sono aggiudicati un punto presenza [in ordine alfabetico]: CP, Ghatto, Giraffa, Nini, Zzi.<br />
Zzi e io arriviamo puntuali, ma CP e Giraffa sono più puntuali di noi e giungendo dal fondo della via li vediamo là, piantati come due pennoni davanti ai tavolini del locale pieni anche all&#8217;esterno, anche se è martedì, anche se è già buio, anche se sono solo le 18,30.<br />
Dato che i due stanno interagendo, noi rallentiamo il passo, per non spaventarli e non rompere il delicato equilibrio: voi arrivereste a cuor leggero a interrompere una dobermann e un alano [paragone non casuale] mentre si stanno annusando?</p>
<p>Prendiamo posto all&#8217;interno, la musica è un po&#8217; alta e non è il massimo, ma suppongo sia il genere che &#8220;piace a tutti&#8221; e i saluti che provengono da dietro al bancone si levano sul frastuono; un po&#8217; mi scazza che ci diano del tu anche se siamo tutti ultratrentenni, ma suppongo che al resto della clientela piaccia essere trattata da <em>ggiòvane</em>, perciò cerco di apprezzare.<br />
I tavolini sono tutti riservati [mioddìo!], ma possiamo accomodarci purché lasciamo libero il posto alle 19,30. Apprezziamo la disponibilità e occupiamo un posto che possa accogliere anche Nini e Ghatto al loro arrivo.<br />
L&#8217;ambiente è scarsamente illuminato e soverchiamente arredato, con locandine di film e fotografie celebri di divi di Hollywood. Niente di innovativo, ma nemmeno di sgradevole.<br />
Il cameriere arriva presto e, dopo un iniziale silenzioso tentennamento, prende la comanda professionalmente. La Giraffa e CP &#8211; seduti accanto credo per approfittare di un momento di distrazione dell&#8217;altro e sputarsi vicendevolmente nei bicchieri &#8211; mi vengono dietro, mentre Zzi sceglie il solito gin tonic.<br />
Non ci facciamo illusioni, ora il cameriere &#8211; un metrosexual con i capelli come le penne di un gracchio corallino &#8211; tornerà scusandosi e dicendo che non hanno la russian. È questione di pochi minuti.<br />
Infatti, dopo poco, l&#8217;emulo di Stefano Gabbana si ripresenta al tavolo, ma ha fra le mani un vassoio pieno. Io subito mi scazzo, pensando che se non hai quello che ti chiedo non devi arrivartene con un&#8217;alternativa di testa tua, poi inizio a concepire l&#8217;inconcepibile: al Circus di via San Lazzaro è possibile bere quello che per ora è il l&#8217;unico vodka russian di Trieste.<br />
Certo, non per tutti. Sono rimaste due sole bottigliette di Schweppes russian, perciò CP deve fare il cavaliere e virare sulla tonica.<br />
Ma diamine: sapevano cosa fosse e ce ne hanno addirittura serviti due.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Noi quattro reagiamo come ebeti, incantati davanti alle bottigliette rosa come se ci stesse apparendo la Madonna di Međugorje su un vassoio di latta. Ci siamo quasi rimasti male.<br />
Quando la Giraffa assaggia finalmente questo long drink, ci rimane male per davvero; CP tira un sospiro di sollievo ad avere scampato tanto dolciume e si guarda bene dal proporle di fare cambio. Io me lo tengo perchè dopo tutti &#8216;sti mesi a cercarlo, ho il buongusto di non provare neanche a sbolognarlo in giro, ma mi solleva che siano intanto arrivati Nini e Ghatto per regalarne qualche sorso; del resto, se nessun bar lo serve, è perché nessuno lo ordina; se nessuno lo ordina, un motivo ci sarà.<br />
Dico così per fare la figa davanti ai miei Piccoli Lettori, in realtà &#8211; proprio perché zuccheroso al limite dello stomachevole e dal profumo dolciastro di caramella del droghiere &#8211; sotto sotto a me piace.<br />
Alle 19,30, puntuali come Cenerentoli, smammiamo da un locale che, per mere ragioni di gusto personale, non mi ha conquistata, ma non ha neanche mostrato pecche imperdonabili.<br />
La verità, credo, è che questo posto mi sta sulle balle perché mi ha rotto il giocattolo!</p>
<p>In breve</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Il locale e le cose</span><br />
Aspetto degli ambienti [nel suo genere]: ♦♦♦♦ [Iperarredato, già visto e pacchiano, ma completo e coerente con il suo stile]<br />
Cura e manutenzione degli ambienti:  ♦♦♦ [È un po' buio, ma mi pare tutto a posto]<br />
Qualità suppellettili: ♦♦♦<br />
Cura e pulizia degli oggetti: ♦♦♦<br />
<span style="color: #ff6600;">Il personale</span><br />
Competenza: ♦♦♦♦♦ [Certo, si fa presto a sapere cos'è un vodka russian quando lo servi, ma non possiamo mica penalizzarli perché erano preparati!<br />
Gentilezza/disponibilità: ♦♦♦♦ [salutano forte e salutano tutti!]<br />
Cura e pulizia: ♦♦♦ [Sempre 'sto nero...]<br />
<span style="color: #ff6600;">I prodotti somministrati</span><br />
Bevande:  ♦♦♦♦♦ [Lo so, i long drink sono insbagliabili, ma - di nuovo - hanno dato la risposta esatta e si beccano un voto alto, anche se il gin di Zzi era da dimenticare]<br />
Cibi: ♦♦♦♦ [Quadrotti di pizza e sfogliatine coi semini di papavero per noi primi quattro avventori, pizza e cous cous per Nini e Ghatto. Sfizioso, anche se sempre in ridotte dosi triestine]</p>
<p>Probabilmente non il miglior locale visitato, ma l&#8217;unico che si possa consigliare per un vodka russian e, in ogni caso, apprezzabile sotto molti aspetti.<br />
A parte quello di avermi rotto il giocattolo, ovviamente.</p>


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		<title>E adesso interroghiamo&#8230;Interroghiamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 12:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose da Larry]]></category>
		<category><![CDATA[Bar a Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Non lo so. SCEGLIETE VOI! È aperto il sondaggio per scegliere il prossimo locale al quale chiedere un vodka russian. Sono ancora molti i locali del centro di Trieste [la città con il più alto rapporto bar/abitanti al mondo] che Larrycette deve ancora testare, da dove volete che ricominci? Ecco una prima rosa in cui [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo so.</p>
<h3><span style="color: #ff6600;"><strong>SCEGLIETE VOI!</strong></span></h3>
<p><strong>È aperto il sondaggio per scegliere il prossimo locale al quale chiedere un vodka russian</strong>.</p>
<p>Sono ancora molti i locali del centro di Trieste [la città con il più alto rapporto bar/abitanti al mondo] che <em>Larrycette</em> deve ancora testare, da dove volete che ricominci?</p>
<p>Ecco una prima rosa in cui scegliere [e una breve descrizione, perché voglio che ci mettano il becco anche i non triestini].</p>
<p>-  <span style="text-decoration: underline;">Bar Stella</span>. Non ci ho mai messo piede, ma ci passo davanti tutti i giorni: ci vedo universitari fancazzisti sotto i 25  che bevono in piedi e quarantenni che fumano svaccati vestiti da ragazzini. Non ci ho mai visto mangiare nessuno, ma c&#8217;è la lavagnetta coi panini. Tutte le mattine alle 8.50 lava il suo pezzetto di strada [ho idea che alla sera si vomiti alla grande] e le mie caviglie.  È molto alla moda, per questo mi sa che è un posto nel quale bisogna implorare per due noccioline.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">Bar dall&#8217;altra parte della strada rispetto al bar Stella di cui ignoro il nome, ma è proprio di fronte al Fabbricante di Chiavi.</span> Neppure qui ho mai messo piede, ha un&#8217;aria dimessa e squallidotta, ma è praticamente in piazza Unità, un po&#8217; di gente ai tavoli si siede&#8230;non sarà letale dargli una chance, credo.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">Caffè degli Specchi</span>. Storico caffè triestino, meta obbligata delle vecchiette pre e post opera, pre e post messa, pre e post parrucchiere. Mi sa che è talmente caro che si paga in organi, ma è tanto &#8220;chic&#8221;.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">La Portizza</span>. No, mi rifiuto. Lo nomino solo per far vedere che non me lo sono dimenticato, ma ci sono  i lavori, è senza tavolini e io l&#8217;aperitivo in piedi sul marciapiedi in mezzo ad aspiranti candidate del PdL non lo prendo!!!</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">Via Roma Quattro</span>. Altro posto da imprenditori rampanti e ragazze immagine, ma almeno ha i tavolini. È molto gettonato a tutte le ore, addirittura all&#8217;aperitivo c&#8217;è un&#8217;Audi Q7 che viene da Bologna pur di rompere il cazzo sulle strisce!</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">Bar Circus</span>. Epicentro dell&#8217;aperitivo disinvolto. Qui e negli altri locali di questa via questa via [san Lazzaro] vanno a bere universitari e under 40 cui piace, sì, fare i fighetti con l&#8217;aperitivo, ma meno ossessionati dal &#8220;farsi vedere&#8221;. Quanto meno, si accontentano di pavoneggiarsi fra più umili.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">Quello tra il Circus e il Goppion.</span> Altro posto che non so come si chiami; ci sono stata una volta, prima di intestardirmi sul vodka russian, e l&#8217;ho trovato un po&#8217; sporchino, ma abbiamo dato seconde chance a cani e porci, perché negarla a costoro?</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">La corte [credo].</span> È quello infilato in un cancello di via Reti, tipico posto da quindicenni che fumano di nascosto e da coppie clandestine. C&#8217;è tanto posto dove sedersi e il barista sembra il dottor House. Ci ho preso qualche aperitivo un paio d&#8217;anni fa e non era malaccio.</p>
<p>Ci sarebbero poi tutti i locali di Viale XX Settembre, di via San Nicolò, del Canale e di Città Vecchia, ma per adesso scegliete tra quelli sopra, altrimenti finiamo per perdere il filo.</p>
<p>Il test avrà luogo <strong>MARTEDÌ 27 OTTOBRE intorno alle 18.30/19.00.</strong> Eventuali piccole variazioni dipenderanno dalla disponibilità dei partecipanti e verranno rese note.<br />
<strong>TUTTI SIETE I BENVENUTI.</strong></p>
<p>Intanto scegliete dove mandarci!</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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