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	<title>LARRYCETTE &#187; Roma</title>
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	<description>oltre la buccia d&#039;arancia</description>
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		<title>Cronache romane [3]</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 21:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 12,30, ancora in aperta campagna anziché a tre minuti da Termini, mi sono trasformata in un Klingoln. Un&#8217;altra peculiarità che distingue la prima classe sono i controllori. Uno e settanta per cinquanta / cinquantacinque chili, more, ma di carnagione chiara, occhi grandi e dolci, chioma soffice. Penso che siano considerate una giustificazione del prezzo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La puntata precedente completa è qui" href="http://www.larrycette.com/cronache-romane-2/" target="_blank"><span style="color: #888888;">Alle 12,30, ancora in aperta campagna anziché a tre minuti da Termini, mi sono trasformata in un Klingoln.</span></a></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Un&#8217;altra peculiarità che distingue la prima classe sono i controllori.<br />
Uno e settanta per cinquanta / cinquantacinque chili, more, ma di carnagione chiara, occhi grandi e dolci, chioma soffice.<br />
Penso che siano considerate una giustificazione del prezzo maggiorato, sarebbe in linea con le logiche manageriali di conduzione del paese.</p>
<p>I passeggeri sembrano apprezzare. Specie questo distinto signore con il completo blu. Sì quello con quella fede gialla enorme, sì.<br />
Ultimo giro del carrello.</p>
<p>Piccolo  Costantino è un impiegato modello, ci riprova.<br />
Mi chiede se mi ha lasciato la salvietta e io gli dico che sì, grazie, ho già la salvietta.<br />
Per un attimo sono tentata dal restituirgliela spiegandogli che non mi importa se è gratis, non mi serve, non la voglio, è uno spreco gratuito e se una salvietta non fa differenza, una salvietta per passeggero è un esborso significativo per le Ferrovie dello Stato e un attentato  all&#8217;ambiente. Ma Piccolo Costantino probabilmente lo sa già, lo sa da solo, probabilmente concorderebbe con me, ma non potrebbe comunque farlo finché tiene i suoi addominali sotto il gilet rosso. Lo pagano per distribuire snack e salviettine, non per fare disobbedienza civile; la sua giornata dev&#8217;essere sufficientemente pesante anche senza che io inneschi una polemica ad uso e consumo del blog. Oltretutto, non è niente che non abbia già detto Baricco.</p>
<p>L&#8217;altoparlante annuncia 31 minuti di ritardo.<br />
Arriverò in Edicola come una sciattona, con i capelli bagnati, ma sarà sempre meglio che non fare la doccia.<br />
In compenso, potrò farmi rimborsare il biglietto.<br />
Mi informo e scopro che – Ta Da – ora che il servizio è stato implementato e che si percorre una tratta ad alta velocità, il rimborso è previsto solo dopo un&#8217;ora di ritardo: è previsto che ci metta di più.</p>
<p>Approdata a Termini sembro Totò e Peppino giunti a Milano, vestita da Armaduk mentre tutti gli altri indossano al massimo uno spolverino sbottonato.</p>
<p>Faccio appello a tutte le mie doti di persuasione e convinco il tassista a portarmi direttamente all&#8217;hotel, anziché farmi fare un giro per Roma a spese dell&#8217;Edicola.</p>
<p>Nella mia ingenuità penso che, prima che scorretto, sarebbe stupido, con tutto il tempo e le migliori occasioni che avrò.<br />
Mi pento, ora, di non aver investito un po&#8217; dei miei risparmi e il tempo di truccarmi per dare almeno uno sguardo alla capitale.</p>


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		<title>Cronache Romane [2]</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 04:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In verità Franco era salito a Padova, ma prima stavo cercando di capire perché il wifi del boaro in Hugo Boss funzionasse e il resto del treno imprecasse cambiando continuamente porta alla chiavetta. Era anche questi un tipo buffo. Curato che doveva avere iniziato a prepararsi la sera prima per arrivare alle 8 e mezza [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color: #888888;"><a title="Qui la puntata precedente completa!" href="http://www.larrycette.com/cronache-romane-1/" target="_blank"><span style="color: #800000;">In verità Franco era salito a Padova, ma prima stavo cercando di capire perché il wifi del boaro in Hugo Boss funzionasse e il resto del treno imprecasse cambiando continuamente porta alla chiavetta.</span></a></span><br />
Era anche questi un tipo buffo.<br />
Curato che doveva avere iniziato a prepararsi la sera prima per arrivare alle 8 e mezza così patinato, aveva esposta davanti a sé mercanzia tecnologica d&#8217;ogni sorta e dirigeva importanti trattative economiche con le parole assertive del leader autorevole, ma con un inconsueto garbo. “Pronto, ciao, ascolta, volevo portare alla tua attenzione la questione della roba per il Brasile&#8230;Sì perché loro vogliono la consegna per ieri come al solito, il punto è che li possiamo accontentare se risolviamo la situazione con la Marzia”. Tradotto: “Buongiorno, mi spiacerebbe se stessi disturbando, ma non posso dirtelo altrimenti tu percepiresti la mia chiamata come una fonte disturbo, invece così mi percepisci come un cafone, ma sei contento di sentirmi; volevo dirti che dovresti sentire la Marzia e chiederle se riusciamo a fornire Giorgi entro i tempi consuetamente assurdi che ha scritto sull&#8217;ordine, ma c&#8217;è il problema che se non ti fai perdonare l&#8217;ultima carognata quella non muove un dito per venirci incontro e la capisco”. Buffamente, all&#8217;improvviso, nelle sue telefonate crolla il palco e sistematicamente si chiudono in modo imprevedibile “E no, hai ragione. No, no, non è colpa tua, è colpa mia, hai ragione”.<br />
Sbigottita, non mi perdo una sillaba delle conversazioni del manager passivo, a parte quando un dialetto veneto non meglio identificato, ma troppo stretto, me le rende invise e mi lascio cullare dalla dolce cantilena dei nursers.</p>
<p>Perché dovete sapere, o miei piccoli lettori pezzenti, che in prima classe si viaggia meglio che in aereo, continuamente vezzeggiati e coccolati, ma con il finestrino più grande.<br />
Scarti del cast di un programma della DeFilippi spingono un carrello riccamente assortito ed elargiscono ad ogni passeggero una bibita e uno snack monoporzione: intravedo Tuc Saiwa e Krumiri Bistefani, in un florilegio di imballi che salvaguardano l&#8217;igiene hic et nunc del passeggero e  condannano la Terra a intossicazione cronica.<br />
Io come al solito non ho sete e la mia vescica traboccante non mi invoglia a prendere un bicchiere di quei dolci coloranti liquidi di cui altrimenti sono ghiotta, e rifiuto garbatamente.<br />
Sgomento nel fratello basso di Costantino.<br />
“Niente di niente?” &#8211; “Niente, grazie”.<br />
“Neanche un caffè, un tè caldo?” &#8211; “A posto, grazie!”</p>
<p>“Le lascio comunque una salviettina” &#8211; “Va be&#8217;”</p>
<p>Rifiutato il quotidiano [ho già letto quello del boaro in Hugo Boss, che sedeva nel mio stesso senso di marcia una fila di fronte a me, ma spostato di un posto, perciò mi offriva visibilità totale sulla facciata di destra], sfioriamo la comica quando una mini Carfagna coi riccioli [forse li prendono bassi perché si adattano meglio agli spazi angusti dei treni e sono salvaguardati dalla natura dal doversi prestare a spostare le valigie dei passeggeri] mi sorprende con un vassoio sotto il naso e trilla “Signora, gradisce un biscottino?”. Al mIo diniego le si crepa il sorriso e son tentata di prenderlo per non farcela rimanere male, ma le sue caviglie affusolate la portano subito da un altro cliente. Non ha battuto ciglio. Devono averle fatto notare la somiglianza con la bella Ministra e lei, civettuola, la asseconderà con ogni mezzo.</p>
<p>Il walzer del carrello s&#8217;è fatta una sottile guerra di nervi tra me e il Piccolo Costantino.<br />
Ad ogni fermata il carrello passa a rifocillare i passeggeri [che, in teoria, essendo appena passati davanti ad almeno tre bar e dodici distributori automatici, si presumono soddisfatti, ma – sorprendentemente – sono tutti affamati e assetati e attendono scalpitanti e felici la ricca merenda in omaggio]. Ad ogni passaggio gli getto uno sguardo distratto. Piccolo Costantino incrocia i miei occhi e accenna un sorriso sempre meno aperto, ma io mi riscuoto come da un pensiero assorto e rifiuto con la consueta garbata fermezza.</p>
<p>A Ferrara è salita una signora che ha fatto il gesto di pagare e i benevoli boys le hanno spiegato che la prima consumazione è gratuita. Lei si è scusata spiegando che viaggia una volta all&#8217;anno e deve essersi sentita un po&#8217; provincialotta. A me è parsa l&#8217;unica che – nel dubbio – non ha provato a fottere.</p>
<p>Vedo riflesso nel finestrino Piccolo Costantino che, mentre illustra il meccanismo del rancio alla Regina del Ragù, mi guarda, in attesa di un mio ripensamento, come a dire “So che non hai ancora preso niente, quindi se cambi idea è ancora gratis”. Assorta al limite del trance, insisto a guardare altrove e, dopo aver esaurito le scuse per attardarsi in zona, gli avvenenti Umpa Loompa proseguono la distribuzione dei generi di conforto.</p>
<p>Intanto sperimento i benefici dell&#8217;alta velocità.<br />
Il ritardo di 15 minuti è diventato di 25, in compenso mi scoppiano le orecchie in continuazione, è come far su e giù dal Beigua con la frequenza di un&#8217;altalena.<br />
Dopo Firenze mi sento avvampare in viso e ho le orecchie in fiamme. Dopo qualche chilometro, forse già in Lazio, sento gonfiarsi la vena in mezzo alla fronte. Alle 12,30, ancora in aperta campagna anziché a tre minuti da Termini, mi sono trasformata in un Klingoln.</p>


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		<title>Cronache romane [1]</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 04:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parto con l&#8217;Eurocity delle 6,35, che è quello che una volta mi riportava a Genova. Quando entrambi eravamo giovani lui era un Eurostar, ora siamo entrambi conciati molto peggio, ma lui costa di più. Per sicurezza, parte con cinque minuti di ritardo, non sia mai che a Mestre abbiamo il tempo di fare la pipì. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Parto con l&#8217;Eurocity delle 6,35, che è quello che una volta mi riportava a Genova. Quando entrambi eravamo giovani lui era un Eurostar, ora siamo entrambi conciati molto peggio, ma lui costa di più.</p>
<p>Per sicurezza, parte con cinque minuti di ritardo, non sia mai che a Mestre abbiamo il tempo di fare la pipì.</p>
<p>Gli orologi dei binari 4 e 5 di Mestre sono proprio buffi: il binario 5 è avanti di meno di un minuto, ma abbastanza da avere la lancetta sensibilmente più in avanti di quello del binario 4, ed entrambi sono in ritardo di almeno 5 minuti sull&#8217;obliteratrice. Chissà se il campionario è tutto qui, o ci sono, sparse tra i numerosi orologi di una stazione, altri orari disponibili per i capitreno per stornare le proteste dei viaggiatori di Eurostar, desiderosi di ricevere il rimborso per il ritardo superiore ai 25 minuti, mostrando loro che – contrariamente a quanto asserito dagli strumenti di misurazione del tempo a bordo del treno – sono trascorsi a malapena 20 o 22 minuti dall&#8217;orario di arrivo previsto.</p>
<p>I potenti mezzi dell&#8217;Edicola mi fanno viaggiare in prima classe che, in effetti, è più pulita e leggermente più spaziosa della seconda.</p>
<p>Le differenze, però, non si fermano qui. Quando per prima salgo sulla carrozza sorprendo l&#8217;addetto delle pulizie nell&#8217;atto di terminare il proprio intervento. Ad ogni stazione fa la ronda e si assicura che chi sale trovi il proprio posto in condizioni impeccabili; qualche crudele strategia di marketing ha optato per la visibilità di questo ruolo a scapito della dignità dell&#8217;uomo che lo svolge, costretto in un imbarazzante completo pantaloni e polo gialli [vistose scritte blu sulla schiena].</p>
<p>Rispetto alla seconda classe, la frequentazione lascia un po&#8217; a desiderare.<br />
Ricordavo con tenerezza trentenni morte di sonno che avevo deciso essere segretarie, studenti di cui si poteva capire la facoltà solo dalle scarpe, uomini di mezza età ai quali di volta in volta affibbiavo un passato e una storia diversi, tanto quando attaccavano bottone scoprivo sempre che non ci avevo indovinato.<br />
Qua ci sono solo infelici con vestiti noiosamente impeccabili ed equipaggiamento tecnologico al limite del ridicolo; ma non fa niente, tanto il co-viaggiatore di prima classe non si trasforma in compagno di viaggio, non dovrò fare conversazione con nessuno di costoro.</p>
<p>Noi viaggiatori di prima siamo fieri della nostra autarchia, spostiamo fieramente le nostre valigie e non ci azzardiamo a sfiorare quelle degli altri. Afferrarle con destrezza e accomodarle sul ripiano è roba che fanno solo gli immigrati seduti in corridoio.</p>
<p>Per la prima volta in vita mia mi interrogo sulla necessità delle intercettazioni telefoniche.<br />
Intendo dire: che bisogno c&#8217;è di collegarsi alle linee degli utenti quando ci si può sedere qui e ascoltare dettagliatamente le strategie politiche, aziendali e sentimentali di chiunque sieda nella stessa carrozza?</p>
<p>In questo momento – Santa Maria Novella – uno che non vedo ha invitato il proprio interlocutore a prendere un caffè al Senato, dopo averlo ammorbato con considerazioni assortite sul blocco del traffico, aveva iniziato un paio di frasi con “no, ma lì bisogna&#8230;” e “sì, però tu devi&#8230;”, ma aveva chiosato con “poi te sei il sindaco e fai quello che vuoi, ma&#8230;”.<br />
È appena sceso il mi passeggero favorito, Franco, uno che credo dialogasse con un trafficante d&#8217;organi, perché dal suo telefono provenivano preoccupate frasi di Maurizio a proposito di un casino che ha combinato Paolo e che adesso lui non sapeva come fare perché non è che quelli aspettano, gli aveva detto che si poteva fare, che era tutto a posto, ma poi Paolo s&#8217;è messo in mezzo e adesso lui non sa cosa dire, perché tanto a quelli non gliene frega niente se è stato Paolo o è stato lui.<br />
È andato avanti così per una decina di minuti, poi Franco, sempre con una gamba dei calzoni arrotolata fino alla fine del femore, a scoprirgli un ginocchio peloso, ma calzini pregiati, ha preso a tranquillizzarlo e a spiegargli che per prima cosa doveva chiamare Paolo – ma lui con Paolo non ci voleva parlare – e che adesso stesse un attimo ad ascoltare e lo facesse parlare, doveva chiamare Paolo e farsi dire esattamente cosa aveva detto lui agli amici Giorgio e poi di richiamarlo.<br />
Peccato che sia sceso, perché era da Ferrara che la vicenda mi stava appassionando.<br />
In verità Franco era salito a Padova, ma prima stavo cercando di capire perché il wifi del boaro in Hugo Boss funzionasse e il resto del treno imprecasse cambiando continuamente porta alla chiavetta.</p>


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