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	<title>LARRYCETTE &#187; Triestinità</title>
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		<title>Parla con élja [2] &#8211; Errata corrige</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 13:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gioco a premi]]></category>
		<category><![CDATA[Gioco a punti di Lorenzo]]></category>
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<li><a href='http://www.larrycette.com/parla-con-elja-2/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Parla con élja | Fonetica, le vocali [2]'>Parla con élja | Fonetica, le vocali [2]</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo opportuna verifica, accogliamo le correzioni di <a title="Il blog di Markogts, cos'altro, se no?" href="http://markogts.blogspot.com" target="_blank">Markogts</a>, che nominiamo volontario per la revisione dei contenuti sull&#8217;uso della lingua.<br />
Per la partecipazione e l&#8217;interesse dimostrati, e per la responsabilità che gli appioppo, gli assegno 5 punti senza colpo ferire (Tra qualche giorno ricapitolerò il regolamento del gioco a punti &#8220;di Lorenzo&#8221;, ora non ne ho voglia).</p>
<p>Con riferimento al <a title="Non lo hai ancora letto? Recupera immediatamente!" href="http://www.larrycette.com/parla-con-elja-2/" target="_blank">precedente</a> post della serie &#8220;Parla con élja&#8221;, facciamo presente che:</p>
<p><strong>In triestino non esiste distinzione tra frutto e albero</strong>: è tutto maschile. Perciò, se qualcuno vi offre un pero, state tranquilli: non sta cercando di impalarvi.<br />
Fa eccezione l&#8217;arancia, che è femminile e si chiama naranza (z sorda).<br />
Sui nomi della frutta ci soffermeremo a suo tempo.</p>
<p><strong>Le ore sono contate a vanvera: </strong>ovvero prendono &#8211; come in  serbo-croato &#8211; il verbo singolare anche se sono plurali. Solo che il serbo-croato ha un suo (discutibile) criterio, il triestino lo fa così, solo per non rischiare di esprimersi correttamente. Osserviamo:<br />
“La scusi, che ora xe?” Il numero del soggetto concorda con il numero del predicato.<br />
Ma anche: “che ore xe”, con il soggetto al plurale e il verbo al singolare.</p>
<p>I Croati dicono (come i Serbi, i Montenegrini, i Kosovari, i Bosniaci, gli Erzegovini, i Vojvodni e forse anche qualche altra popolazione dei balcani ben decisa a distinguersi dalle altre, ma che dovrà rassegnarsi al fatto di avere almeno la lingua in comune):<br />
&#8220;Koliko je sati&#8221; con il verbo al singolare e il genitivo plurale (irregolare, deduciamo, dato che tutti sappiamo che il genitivo plurale in croato è per tutti i generi <em>-a</em>). Ma anche se fosse un genitivo singolare, la tragedia si consuma nella risposta:<br />
Sada <strong>je</strong> jedan <strong>sat</strong> = ora è l&#8217;una<br />
Sada <strong>su</strong> tri <strong>sata = </strong>sono le tre<br />
Sada <strong>je</strong> deset <strong>sati</strong> = sono le dieci</p>
<p>Avete capito? No? È normale, vuol dire che siete sani di mente.<br />
Tenete presente che <em>sat</em> è un sostantivo maschile che non prende l&#8217;allungamento al plurale (cioè non diventa <em>satovi</em>, a meno che non significhi &#8220;orologi&#8221;).<br />
Tenete presente che in croato si conta con il genitivo partitivo (cioè non &#8220;ho cinque uova&#8221;, bensì &#8220;ho cinque di uova&#8221;).<br />
Tenete presente che il maschile al genitovo singolare fa -a e al genitivo plurale fa -a, ma evidentemente ogni tanto può fare anche -i.<br />
Tenete presente che per quanto io sia cialtrona, le succitate espressioni sono tutte morfologicamente corrette e non ci sono errori di <em>battiruta</em>!</p>
<p>DIECI PUNTI al primo che osservando gli esempi è in grado di enunciare completamente la regola per dire l&#8217;ora in croato (serbo, montenegrino, bosniaco&#8230;).<br />
Fossi in voi comincerei a pensarci e cercherei di rispondere <em>prima </em>che Fed torni da Mostar!</p>


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		<title>Parla con élja. Un&#8217;introduzione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 18:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AUDIOPOST! Clicca sul link per ascoltare il post: Larrycette_Parla_con_élja001 Il confine tra lingua e dialetto è da sempre oggetto di controversie. A molti dialetti piace farsi chiamare &#8220;lingua&#8221;, a molte lingue piace distinguersi al loro interno. La definizione che preferisco è che &#8220;una lingua è un dialetto con un esercito e una marina&#8221;, che la [...]


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<li><a href='http://www.larrycette.com/le-mie-ultime-vittime-introduzione-1/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le mie ultime vittime, introduzione [1]'>Le mie ultime vittime, introduzione [1]</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>AUDIOPOST!</strong></span><br />
Clicca sul link per ascoltare il post: <a href="http://www.larrycette.com/wp-content/uploads/2010/05/Larrycette_Parla_con_élja001.mp3">Larrycette_Parla_con_élja001</a></p>
<p>Il confine tra lingua e dialetto è da sempre oggetto di controversie.<br />
A molti dialetti piace farsi chiamare &#8220;lingua&#8221;, a molte lingue piace distinguersi al loro interno.</p>
<p>La definizione che preferisco è che &#8220;una lingua è un dialetto con un esercito e una marina&#8221;, che la dice lunga sull&#8217;arbitrarietà del prestigio assegnato ad una parlata (Max Weinrich. Weinrich, bestie, non Weinberg!).</p>
<p>Un criterio oggettivo tipicamente diffuso per valutare se una parlata è la varietà di una lingua (o, meglio,  se due dialetti sono due varietà di una stessa parlata, indipendentemente dal fatto che sia essa assurta a lingua ufficiale) è quello della reciproca comprensione.<br />
Funziona con l&#8217;Inglese di Londra e quello di Los Angeles.<br />
Funziona con il Tedesco di Berlino e di Berna.<br />
Funziona &#8211; per quanto ce la mettano tutta a sostenere il contrario &#8211; con il Serbo &#8211; Croato di Belgrado e di Banja Luka.<br />
È uno dei motivi per cui si dice che il Friulano e il Sardo siano lingue.<br />
Permette comunque di giustificare il rapporto imbarazzante tra Genovese e Portoghese con la storia  dell&#8217;eccezione che conferma la regola.</p>
<p>Insomma, per quanto campanilisti ci si sforzi di essere, per quanto la cadenza locale possa essere di ostacolo sulle prime, per quanto alcuni vocaboli differiscano, in linea di massima, con un po&#8217; di impegno, di orecchio e tanta pazienza dell&#8217;interlocutore, all&#8217;interno dei confini nazionali ci si comprende sempre.<br />
Proprio perché &#8211; però &#8211; oggettivamente, di primo acchito, ciascuna parlata locale può risultare di difficile comprensione ad un forestiero, esiste la lingua ufficiale. Grazie ad essa tutti coloro che appartengono alla stessa nazionalità o che condividono un territorio possono interagire. Sociologicamente parlando, la lingua e il suo uso è un formidabile fattore di coesione e &#8211; contemporaneamente &#8211; un mezzo di implacabile categorizzazione della popolazione.</p>
<p>Uno straniero che parla la lingua della terra che lo ha accolto si integra meglio nel nuovo tessuto sociale e spesso è proprio la dimestichezza con la nuova lingua a determinare la qualità della nuova vita.</p>
<p>Il Triestino &#8211; pur essendo un dialetto di comprensione piuttosto facile per un parlante italiano &#8211; fa una selezione spietata.</p>
<p>Subdolo, è più facilmente comprensibile a livello fonologico [per esempio io del friulano non distinguo neanche dove finisce una parola e comincia quella successiva] e morfo-sintattico, ma solo in apparenza semantico.<br />
Il Triestino usa significanti dell&#8217;italiano in relazione a significati imprevedibili.</p>
<p>Se dovete a tutti i costi integrarvi nel tessuto sociale del capoluogo giuliano ecco una piccola guida di sopravvivenza quotidiana.</p>
<p>Alcuni degli argomenti che affronteremo:</p>
<p>1)  La fonetica:<br />
&#8230;..1.1: Sette vocali e neanche una al posto giusto<br />
&#8230;..1.2: Tra tutti i posti che ci sono per articolare la L, proprio questo qui?</p>
<p>2) Il genere dei sostantivi: l&#8221;autobus è diventato femminile perché è tram-sessuale?</p>
<p>3) Significati imprevedibili: meno male che Frege è già morto, altrimenti sarebbe <em>andato insieme</em> sentendo certe espressioni</p>
<p>&#8230;e &#8211; naturalmente &#8211; molto altro ancora.<br />
Mi raccomando, applicatevi perché alla fine interrogo.</p>


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		<title>Detto non detto</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 06:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose da Larry]]></category>
		<category><![CDATA[Triestinità]]></category>

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		<description><![CDATA[Per mia immensa fortuna, il mio ruolo in edicola mi porta molto poco a contatto con il pubblico: per lo più vengo lasciata a imprecare contro &#8220;Il Sistema&#8221;, &#8220;La Sorte Avversa&#8221; e &#8220;Il Destino Cinico e Baro&#8221;, segretamente rinchiusa &#8211; non avendo a disposizione un attico &#8211; in una stanza appartata [un giorno inizierò a [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div>Per mia immensa fortuna, il mio ruolo in edicola mi porta molto  poco a contatto con il pubblico: per lo più vengo lasciata a imprecare  contro &#8220;Il Sistema&#8221;, &#8220;La Sorte Avversa&#8221; e &#8220;Il Destino Cinico e Baro&#8221;,  segretamente rinchiusa &#8211; non avendo a disposizione un attico &#8211; in una stanza appartata [un giorno inizierò a ricevere corrispondenza indirizzata a Bertha Mason].<br />
Per ovvie ragioni di marketing, estetica e buona creanza  è CP il  ragazzo immagine della baracca.</div>
<div>Il Destino Cinico e Baro, tuttavia, fa sì che i mattacchioni mi  raggiungano anche nell&#8217;ala ovest.</div>
<div></div>
<div>Ore nove e cinque di un triste venerdì senza CP:</div>
<div></div>
<div><em>Dgleeeeeih</em> [non fa <em>drin</em> il nostro telefono, palatalizza  completamente le consonanti e arretra leggermente la vocale: fa <em>Dgleeeeih</em>]</div>
<div></div>
<div>- <em>Edicola</em>, buongiorno</div>
<div>- Seeeh, buongiòrno, mi volessi solo saver se  xè arrivado il  volume che g&#8217;avevo ordinado.</div>
<div>- Non saprei, come si chiama?</div>
<div>- Alòra, el titolo xè&#8230;</div>
<div>- No, scusi, vorrei sapere il suo nome per favore</div>
<div>- Xyz</div>
<div>- Vado a vedere, resti in linea, per favore</div>
<div>&#8230;</div>
<div>- Pronto</div>
<div>- Eh!</div>
<div>- Mi spiace, non è ancora arrivato niente, ma dovremmo avere una  consegna in giornata, se mi lascia il suo numero se c&#8217;è il libro la  chiamo.</div>
<div>- No, ma lo g&#8217;avè, lo g&#8217;ha il giovanotto, el me g&#8217;aveva dito che &#8216;l  me ciamava, ma no me g&#8217;ha ciamà&#8221;</div>
<div>- &#8230;perché il libro non è arrivato, la chiamiamo quando arriva</div>
<div>- Ah, ah, bon bon. Alora la me ciama lei?</div>
<div>- Sì&#8230;quando&#8230;arriva&#8230;il libro.</div>
<div>- Ah benon, grazie. / Click</div>
<div>- [al nulla] Arrivederci</div>
<div></div>
<div>Ma <strong>prima</strong>, alle nove meno cinque dello stesso triste venerdì senza CP perché quello stronzo del mio collega non ha  inserito la segreteria:</div>
<div></div>
<div><em>Dgleeeeeih</em></div>
<div>- Edicola, buongiorno.</div>
<div><strong>- Sì, alòra, mi volevo solo un&#8217;informaziòn, a mi me servissi una  cartina grande de Trieste da apénder.</strong></div>
<div>Invito i miei piccoli lettori ad analizzare il testo prodotto dalla  gentile signora che ha subito portato letizia nella mia mattina.</div>
<div>1) <em>&#8216;ntant bon dì</em>.</div>
<div>2) Ce l&#8217;hai un nome? Usalo.</div>
<div>3) E quindi?</div>
<div>Dove sta la richiesta? Il parlante dice che necessita di  un&#8217;informazione, ma poi non pone alcuna alcuna domanda, neppure  indiretta.<br />
In seguito afferma di aver potenzialmente [si noti che in  triestino condizionale e congiuntivo si scambiano sistematicamente i  morfemi] bisogno di una cartina di Trieste di grandi dimensioni, da  appendere [informazione, quest'ultima, superflua].</div>
<div>E allora?</div>
<div>Perché mi telefona per dirmelo?</div>
<div>Vuol forse implicare &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Buongiorno</span>, <span style="text-decoration: underline;">sono Pincopallina</span>, <span style="text-decoration: underline;">per  favore</span> vorrei sapere se commercializzate cartine geografiche  grandi, tra cui almeno una raffigurante Trieste, al cui acquisto sarei  interessata&#8221;?</div>
<div>Non lo so, non me lo ha detto.</div>
<div>Ha implicato e &#8211; per giunta &#8211; lo ha  fatto in Triestino, dialetto spesso molto pregnante, ma dallo stile talvolta troppo asciutto per alcune conversazioni.</div>
<div></div>
<div>Ho risposto: &#8220;Mi spiace, non posso aiutarla!&#8221;</div>
<div>Lei avrà inteso: &#8220;Sono spiacente perché non trattiamo cartine  geografiche di Trieste grandi da appendere e non sono in grado di soddisfare la sua esigenza&#8221;.</div>
<div>Ma io implicavo: &#8220;I suoi problemi di lingua, espressione ed  educazione sono apparentemente troppo radicati, ampi e complessi affinché possa  risolverli un&#8217;edicolante!&#8221;</div>
<p>A onor del vero, il Triestino avrebbe offerto, in questo caso, una risposta sintetica, ma capace di esprimere tutta la gamma di concetti nella testa del parlante:<br />
&#8220;<strong><em>Rànzite!</em></strong>&#8221;</p>
<p>A scuola non te lo dicono, ma è evidente che Grice era triestino.</p>
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<div>Per mia immensa fortuna, il mio ruolo in edicola mi porta molto  poco a contatto con il pubblico, per lo più vengo lasciata a imprecare  contro &#8220;Il Sistema&#8221;, &#8220;La Sorte Avversa&#8221; e &#8220;Il Destino Cinico e Baro&#8221;,  segretamente rinchiusa nell&#8217;ala ovest.<br />
Per ovvie ragioni di marketing, estetica e buona creanza  è CP il  ragazzo immagine della baracca.</div>
<div></div>
<div>Il Destino Cinico e Baro, tuttavia, fa sì che la triestinaggine mi  raggiunga anche qui.</div>
<div></div>
<div>Ore nove e cinque di un triste venerdì senza CP:</div>
<div></div>
<div>&#8220;Dgleeeeeih&#8221; [non fa DRIN il nostro telefono, palatalizza  completamente le consonanti e arretra leggermente la vocale: fa  "Dgleeeeih"]</div>
<div></div>
<div>- &lt;&lt;Edicola&gt;&gt;, buongiorno</div>
<div>- Sìììì, buongiòrno, mi volessi solo saver se i xe arrivado il  volume che g&#8217;avevo ordinado.</div>
<div>- Non saprei, come si chiama?</div>
<div>- Alòra, el titolo xè&#8230;</div>
<div>- No, scusi, vorrei sapere il suo nome per favore</div>
<div>- Xyz</div>
<div>- Vado a vedere, resti in linea, per favore</div>
<div>&#8230;</div>
<div>- Pronto</div>
<div>- Eh!</div>
<div>- Mi spiace, non è ancora arrivato niente, ma dovremmo avere una  consegna in giornata, se mi lascia il suo numero se c&#8217;è il libro la  chiamo.</div>
<div>- No, ma lo g&#8217;avè, lo g&#8217;ha il giovanotto, el me g&#8217;aveva dito che &#8216;l  me ciamava, ma no me g&#8217;ha ciamà&#8221;</div>
<div>- &#8230;perché il libro non è arrivato, la chiamiamo quando arriva</div>
<div>- Ah, ah, bon bon. Alora la me ciama lei?</div>
<div>- Sì&#8230;quando&#8230;arriva&#8230;il libro.</div>
<div>- Ah benon, grazie. / Click</div>
<div>- [al nulla] Arrivederci</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Ma prima, alle nove meno cinque perché <em>qualcuno</em> non ha  inserito la segreteria:</div>
<div></div>
<div>&#8220;Dgleeeeeih&#8221;</div>
<div>- Edicola, buongiorno.</div>
<div><strong>- Sì, alòra, mi volevo solo un&#8217;informaziòn, a mi me servissi una  cartina grande de Trieste da apénder.</strong></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Invito i miei piccoli lettori ad analizzare il testo prodotto dalla  gentile signora che ha subito portato letizia nella mia mattina.</div>
<div>1) <em>&#8216;ntant bon dì</em>.</div>
<div>2) Ce l&#8217;hai un nome? Usalo.</div>
<div>3) E quindi?</div>
<div>Dove sta la richiesta? Il parlante dice che necessita di  un&#8217;informazione, ma poi non pone alcuna alcuna domanda, neppure  indiretta.<br />
In seguito afferma di aver potenzialmente [si noti che in  triestino condizionale e congiuntivo si scambiano sistematicamente i  morfemi] bisogno di una cartina di Trieste di grandi dimensioni, da  appendere [informazione, quest'ultima, superflua].</div>
<div>E allora?</div>
<div>Perché mi telefona per dirmelo?</div>
<div>Vuol forse implicare &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Buongiorno</span>, <span style="text-decoration: underline;">sono Pincopallina</span>, <span style="text-decoration: underline;">per  favore</span> vorrei sapere se commercializzate cartine geografiche  grandi, tra cui almeno una raffigurante Trieste, al cui acquisto sarei  interessata&#8221;?</div>
<div></div>
<div>Non lo so, non me lo ha detto. Ha implicato e &#8211; per giunta &#8211; lo ha  fatto in triestino.</div>
<div></div>
<div>Ho risposto: &#8220;Mi spiace, non posso aiutarla!&#8221;</div>
<div></div>
<div>Lei avrà inteso: &#8220;Sono spiacente perché non trattiamo cartine  geografiche di Trieste grandi da appendere&#8221;</div>
<p>Ma io implicavo: &#8220;I suoi problemi di lingua, espressione ed  educazione sono apparentemente troppo radicati e complessi perché possa  risolverli un&#8217;edicolante!&#8221;</p></div>


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		<title>C&#8217;è sempre una prima volta, o &#8220;La Rigojanci&#8221; [part trì]</title>
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		<comments>http://www.larrycette.com/rigojanci-tre/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 03:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Larrycette]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette dolci]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette Triestine]]></category>
		<category><![CDATA[Triestinità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Secondo tempo supplementare:</p>
<p>Nel frattempo, la cioccopanna bollita è ancora a temperatura stromboliana. Come fare?<br />
Idea! Prendo tutto il ghiaccio che ho nel freezer e lo metto in una bacinella, ci poso dentro  il contenitore della cioccopanna bollita e mescolo rapidamente affinché perda presto calore. Non basta.<br />
Che fare? Mica posso metterlo in frigo, se lo metto in frigo a 60 gradi poi prendo il frigo e lo butto via. E poi bisogna mescolare affinché perda calore, mica posso entrare in frigo.</p>
<p>Entrare in frigo no, ma uscire in poggiolo sì, per fortuna ci sono due gradi.<br />
Non so esattamente come siano andate le cose, ma a un certo punto mi sono trovata con il recipiente appoggiato allo stenditoio, mescolando rapidamente e saggiando la temperatura con l&#8217;indice ogni cinque raffiche di bora.<br />
Mettere l&#8217;indice nel liquido caldo credo che sia ciò che mi ha tenuto in vita.</p>
<p>Bisogna ora montare la cioccopanna.<br />
Bisogna anche togliere la base cotta dalla carta, tagliarla, pulire la cucina che è diventata una stalla e fondere altro cioccolato, sempre sul fonello-accendino.</p>
<p>Ingegnosa come McGiver, costruisco un marchingegno di rara pericolosità, mettendo lo sbattitore elettrico in bilico sul bordo del contenitore e lasciandolo lì, acceso e in funzione.<br />
Se si ribalta ho cioccopanna ovunque, e non ho più né tempo né ingredienti per ricominciare.<br />
Dev&#8217;essere questo che gli Inglesi chiamano <em>sudden death</em> [o <em>golden goal</em>, dipende per chi tifi, se per me o per lo sbattitore]<br />
Non devo allontanarmi dallo sbattitore.<br />
Di conseguenza lo lascio da solo e mi occupo della cucina.</p>
<p>Dio ci tiene molto al dolce di compleanno di Zzi e contro ogni legge della fisica lo sbattitore lavora da solo, come un Kitchen Aid artigianale.</p>
<p>Spalmo la mousse semifredda &#8211; ops! Scusate, volevo dire &#8220;lo speciale ripieno cremoso della rigojanci&#8221; &#8211; sulla &#8220;speciale base sottile della rigojanci&#8221; e copro con &#8220;lo speciale strato superiore della rigojanci&#8221;, su cui stendo &#8220;la speciale copertura fluida della rigojanci&#8221; [il cioccolato precedentemente fuso su una candela].<br />
Nota per i posteri: prima si stende il cioccolato fuso sulla copertura e una volta che questa si è nuovamente raffreddata la si dispone sul ripieno. Altrimenti il calore del cioccolato passa attraverso la copertura, raggiunge il ripieno e il tutto si affloscia assumendo l&#8217;aspetto di un grosso Kinder Fetta al Latte.</p>
<p>Schiaffo tutto in frigo prima che diventi pane carasau. Vedo Zzi tra mezz&#8217;ora a venti minuti da casa e devo ancora fermarmi a comprare il regalo. Se trovo la sciarpa che devo portare alla Giraffa e che &#8211; dannazione &#8211; un minuto fa era qui  [dove cazzo è finita, sono tre giorni che non la muovo dalla libreria per non scordarla] posso anche farcela.<br />
Eccola.</p>
<p>Fletto i muscoli e sono nel vuoto.</p>


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		<title>C&#8217;è sempre una prima volta, o &#8220;La Rigojanci&#8221; [part ciù]</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 20:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->I convenevoli con &#8216;lbonazzo hanno richiesto un&#8217;ottantina di minuti, la sosta al supermercato altri dieci.<br />
Al novantesimo sono stremata, ma la vera partita deve ancora cominciare.</p>
<p>Primo tempo supplementare:</p>
<p>Per preparare il ripieno occorre fal bollire mezzo litro di panna con 150gr di cioccolato fondente fuso e 50gr di zucchero e far raffreddare completamente il composto.<br />
Inizio a fondere il cioccolato a bagnomaria.<br />
Fornello grande: l&#8217;acqua bolle troppo vigorosamente, trabocca e mi spegne il fuoco, che non si accende più.<br />
Niente panico, fornello medio uno: l&#8217;acqua bolle piano, metto un ditino nel cioccolato per vedere se si intenerisce, l&#8217;acqua trabocca e mi spiegne il fuoco, che non si accende più.<br />
Niente panico, fornello medio due: l&#8217;acqua bolle piano, metto un ditino nel cioccolato per vedere se si intenerisce, l&#8217;acqua trabocca e mi spiegne il fuoco, che non si accende più [eccheccazzo].<br />
Sudori freddi, ultimo fornello, quello piccolo della caffettiera, l&#8217;acqua non bolle, il cioccolato si scioglie a preghiere. E intanto il tempo passa.<br />
Nel frattempo cerco di far esplodere la cucina facendo uscire il gas da un fornello e incendiandolo con l&#8217;accendino, nella speranza che il fuoco asciughi gli augelli adiacenti, permettendomi così di recuperare il fornello. Non funziona, in compenso si manifestano affascinanti palle di fuoco a venti centimetri dal fornello. Decido che le mie sopracciglia mi piacciono e la smetto di giocare alla piccola suicida.<br />
Faccio bollire il cioccolato nella panna&#8230;.sulle prime è una stracciatella e penso che resterà per sempre separato, inspiegabilmente, però, dopo ore e ore che mescolo, diventa omogeneo.<br />
Lo travaso subito in un recipiente freddo e mi dedico alla base.<br />
Faccio il pan di spagna al cioccolato con 3 uova, mezz&#8217;etto di farina, 30gr di cacao in polvere  e 30gr di zucchero, solo che monto a parte le chiare. Sono talmente disperata che le monto con lo sbattitore per fare prima, ma rinnegherò per sempre questa scelta.<br />
Spalmo la diarrea di nutria sulla placca da forno foderata di carta e cuocio a 200 per dieci minuti.</p>


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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 22:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il compleanno di Zzi ho voluto preparargli il suo dolce preferito, che non avevo mai preparato prima di ieri: la Rigojanci. La rigojanci è l&#8217;unico dolce triestino che possono mangiare anche gli italiani [o qualunque altro gruppo etnico/sociale] senza restarne uccisi. Infatti è una ricetta ungherese. È simile ad un semifreddo al cioccolato con [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il compleanno di <a title="Lo Zziblog" href="http://www.larryetsitalia.com/" target="_blank">Zzi</a> ho voluto preparargli il suo dolce preferito, che non avevo mai preparato prima di ieri:</p>
<p>la Rigojanci.</p>
<p>La rigojanci è l&#8217;unico dolce triestino che possono mangiare anche gli italiani [o qualunque altro gruppo etnico/sociale] senza restarne uccisi.<br />
Infatti è una ricetta ungherese.<br />
È simile ad un semifreddo al cioccolato con una base di pan di spagna al cioccolato, ma &#8211; si sa &#8211; niente di ciò che è triestino è uguale a qualcosa di preesistente: tutto è unico ed esclusivo, perciò guai a dire che la rigojanci è un semifreddo tra due strati di pan di spagna.<br />
Di conseguenza, immagino che su wikipedia sia in corso una discussione per la cancellazione di <a title="Wikipedia dice che la rigojanci è un semifreddo tra due strati di pan di spagna, ma che ne sanno loro?" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rigo_Jancsi" target="_blank">questa pagina</a> sovversiva e mendace.<br />
Il dolce è stato inventato dal violinista Rigò Jancsi, che sedusse e sposò una ricchissima ereditiera americana, che per lui lasciò il marito, un principe belga.<br />
Ciò spiega perchél dolce sia noto tutto il mondo come &#8220;rigò jancsi&#8221; ; ma il Triestino traslittera i prestiti come il serbo [in cui non esiste il weekend, bensì il vikend] e nella <em>mezzaluna òstile </em>- licenza poetica &#8211; tra le risorgive del Timavo e il Rio Ospo questo dolce si chiama, e si scrive, come si pronuncia.</p>
<p>Non è difficile da fare, non ci vuole neanche troppo tempo.<br />
È che io ne ho avuto proprio poco, indicativamente dalle 14, ora un cui sono solitamente libera da impegni lavorativi, alle 18, ora in cui dovevo al più tardi uscire di casa.<br />
&#8220;Quattro ore&#8221;, diranno subito i miei piccoli lettori, &#8220;non sono mica poche&#8221;. No, ma non abbiamo fatto i conti con &#8216;lbonazzo.</p>
<p>&#8216;lbonazzo è un educato e piacevolissimo ragazzo friulano [lapalissiano], studente di architettura e fortunato neomoroso di Bellefossette, la giovane sorella di Elisa.<br />
Quando Bellefossette l&#8217;ha incontrato, probabilmente perché ancora alle prime fasi della conoscenza e per esigenze di sintesi, ne ha inizialmente solo descritto l&#8217;aspetto estetico; dai pochi tratti forniti, Elisa ed io abbiamo concluso che fosse un bonazzo e, poiché all&#8217;epoca ancora ne ignoravamo il nome, ci riferivamo a lui come a &#8220;&#8216;lbonazzo&#8221; [con l'articolo eliso attaccato], così ho pensato che potesse essere un gradito soprannome. Per niente sessista, oltretutto.<br />
Ad ogni modo, detto da una che potrebbe esse sua madre, è un soprannome meritato.</p>
<p>È un biondo occhiazzurrato coi denti dritti come un attore  americano, ma non con la faccia da bamboccetto tipo &#8211; che ne so &#8211; Tobey Maguire in <em>Spiderman</em>, più scanzonato, tipo William Holden, ma con lo sguardo più furbo, alla Bruce Willis, ma non così figliodiputtana, più posato, più affidabile, tipo Matt Damon, ma non in <em>Dogma</em>, più in <em>Salvate il soldato Ryan,</em> ma con uno sguardo più sereno, tipo Val Kilmer, ma con l&#8217;aria meno arrogante, tipo Mark Hamill; prima di diventare un cavaliere Jedi, però, non esageriamo!<br />
Diciamo come il principe Filippo della <em>Bella addormentata nel bosco</em>, per brevità.</p>
<p>&#8216;lbonazzo ed io non ci siamo mai incontrati prima; io sono molto curiosa, e voglio conoscerlo un po&#8217;. Lui mi sgama subito, ma si concede paziente, tirando fuori tutto il repertorio da &#8220;primo incontro con un parente della morosa&#8221;. È ben vestito, parla con garbo, ha molti argomenti, simula interesse per qualsiasi puttanata io dica [ne dico tante anche nella vita normale], accenna appena al suo rapporto con Bellefossette, giusto per sottolineare le sue buone intenzioni, ma non mette in piazza gli aspetti personali, elegante e discreto come un vero principe. Insiste e riesce nel pagarmi il caffè.</p>
<p>Meno male che anche la più piccola delle due figlie dell&#8217;<a title="Guarda che belle le opere della mamma di Elisa!" href="http://www.rosannacautero.com/opere.html" target="_blank">Artista Ceramista</a> ha trovato un buon partito!</p>


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		<title>Bar Cafénoir/Caffè Orizzonte, via Bellini, Trieste</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Bar a Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Triestinità]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa abbiamo deciso di interrogare il Cafè noir di via Bellini, Trieste, altrimenti noto come il Caffè Orizzonte di via Bellini, Trieste La verità è che ha cambiato gestione da poco e ha ancora entrambe le insegne, così io non so quale sia il nome attuale perché non ricordo quale fosse il precedente. [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa abbiamo deciso di interrogare il</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Cafè noir di via Bellini, Trieste,</span></strong></p>
<p>altrimenti noto come il</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Caffè Orizzonte di via Bellini, Trieste</span></strong></p>
<p>La verità è che ha cambiato gestione da poco e ha ancora entrambe le insegne, così io non so quale sia il nome attuale perché non ricordo quale fosse il precedente.</p>
<p>L&#8217;interno è come lo ricordavo, in tota larrish look arancione e marrone.<br />
Prendiamo posto ad un tavolo minuscolo, contornato ad un lato da sedie e dall&#8217;altro da un divanetto pieno di cuscini, spodestati i quali, sprofondiamo col mento sul tavolo.</p>
<p>L&#8217;ambiente è tranquillo, il barista compare presto a prendere le ordinazioni.<br />
Non c&#8217;è un listino, ma non è questo un bar alla moda dove le persone vanno per farsi vedere, è più un posto dove la gente entra perché ha sete, freddo, voglia di caffè o di far la pipì.</p>
<p>Ordiniamo senza menarcelo e io chiedo uno spritz perché sono si e no le cinque del pomeriggio e la cosa più trasgressiva che ordinano i miei commensali è un succo d&#8217;ananas: non mi va di fare la figura dell&#8217;alcolizzata. Non la prima volta.</p>
<p>Lo spritz non è memorabile, ma è fatto bene.<br />
Ci raggiungono nel frattempo LaMinaccia e un suo nuovo amico partenopeo.</p>
<p>Partenopeo è a Trieste da solo tre mesi, e ha già tanti aneddoti da raccontare.<br />
La città e i suoi abitanti, in effetti, sono una miniera di spunti.<br />
Il più ovvio è il caffè.<br />
Prendere un caffè denuncia subito la non triestinità dell&#8217;avventore. Un italiano chiede un caffè, eventualmente un macchiato, specificando caldo o freddo se è proprio un rompiballe. Prima delle otto consumano un cappuccino o un lattemacchiato, sempre se sono rompiballe.</p>
<p>Il triestino chiede un nero, un capo, un capo in bi [chiaro o scuro], un goccia [caldo o freddo].<br />
Ma il bello non è la varietà: è la [non]corrispondenza.</p>
<p>Possiamo accettare di chiamare solo nero l&#8217;espresso [anche se essere corretti dal barista quando chiediamo "un caffè" è onestamente troppo] e imparare che il goccia è il caffè macchiato.<br />
Ma &#8220;capo&#8221; è il diminutivo di cappuccino, che però viene servito in tazza piccola e &#8211; di fatto &#8211; è un caffè macchiato fino all&#8217;orlo [e chiunque dica il contrario è un triestino]; in bi è servito in bicchiere.<br />
Il problema si presenta quando uno vuole un cappuccino vero, chiede un cappuccino e gli arriva questa porzione micragnosa. Se Nanni Loy fosse stato Triestino non avrebbe avuto abbastanza spazio per intingere il cornetto.<br />
Avrebbe &#8211; obietteranno i miei piccoli lettori alabardati &#8211; dovuto chiede un caffèlatte.<br />
Già perché ora il delirio di pidocchiosità triestino esplode. Dopo aver ridotto le dosi del cappuccino, riducono anche quelle del caffèlatte e ne danno 250ml, ovvero la tazza da cappuccino.<br />
Non si sa come si faccia ad avere un caffèlatte, forse bisogna chiedere una caraffa, pare che nessuno abbia mai osato chiedere tanto, oppure è ancora là che cerca di spiegarsi col barista e la nomenclatura non è stata codificata.</p>
<p>Ad ogni modo, questo bar è un posto cosmopolita, i gestori sono garbati e parlano italiano.<br />
Io gli spacco un bicchiere perché sono impercettibilmente goffa e loro non battono ciglio.<br />
Gli stuzzichini sono scarsetti, ma, ripeto non è un bar da aperitivi.</p>
<p>Perciò non lo classifichiamo, non finché non mi viene voglia di andare lì a non bere un vodka russian.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Due ricche porzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:10:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avrete notato [altrimenti notatelo adesso], che da qualche giorno la lista dei link in basso a destra si sta &#8211; finalmente &#8211; allungando. Oggi intendo portare la vostra attenzione su &#8220;Due ricche porzioni&#8221;. Può non sembrare una mossa astuta, questa di promuovere il blog di un altro: con tutta la fatica che ci è voluta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrete notato [altrimenti notatelo adesso], che da qualche giorno la lista dei link in basso a destra si sta &#8211; finalmente &#8211; allungando.</p>
<p>Oggi intendo portare la vostra attenzione su &#8220;Due ricche porzioni&#8221;.<br />
Può non sembrare una mossa astuta, questa di promuovere il blog di un altro: con tutta la fatica che ci è voluta a radunare il mio manipolo di Piccoli Lettori, invitarli ad andare a leggere altre pagine è un po&#8217; un&#8217;autorete, ma io ho cieca fiducia nella fedeltà dei miei Piccoli Lettori [ e se i miei lettori mi abbandoneranno, non sarà certo perché io ho mostrato loro questo nuovo fantastico blog, che prima o poi avrebbero scoperto anche da soli].</p>
<p>Si tratta di un blog sul &#8220;mangiare&#8221;, cioè sul nutrirsi con la massima resa per il minimo sforzo.<br />
È dedicato a chi conosce e apprezza la buona cucina, ma non se la può &#8211; per ragioni principalmente di tempo che di denaro &#8211; permettere tutti i giorni.<br />
È l&#8217;altra faccia della cucina, ovvero quella fatta con le minestrine in busta e le pietanze surgelate, di cui si farebbe volentieri a meno, ma che spesso è necessaria, raccontata con il brillante caustico umorismo da&#8230;<br />
&#8230;.</p>
<p><a title="Due ricche porzioni: un blog apparecchiato per uno" href="http://duericcheporzioni.wordpress.com/" target="_blank">L&#8217;ex vegetariano di via Imbriani</a></p>
<p>Compie oggi un mese il suo<em> blog apparecchiato per uno</em> &#8220;<a href="http://duericcheporzioni.wordpress.com/">Due ricche porzioni</a>&#8221; e io, tempestiva come sempre, vi invito caldamente a leggerlo e frequentarlo.<br />
Dopo <em>Larrycette</em>, naturalmente.</p>


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		<title>Parla con Larry: &#8220;Domanda da 5 punti sulle fave&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni di un cuoco]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico [con clamoroso ritardo] la lettera della nostra Piccola Lettrice Elisa, chi sa la risposta becca cinque punti. Considerando che Elisa è in testa alla classifica e, ponendo la domanda, non risponderà, direi che l&#8217;occasione è ghiotta. Salve Larry. Novembre, mese autunnale di ricorrenze cattoliche tristi. Ma a Trieste, da decenni, prima ancora che arrivasse [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico [con clamoroso ritardo] la lettera della nostra Piccola Lettrice Elisa, chi sa la risposta becca cinque punti.<br />
Considerando che Elisa è in testa alla classifica e, ponendo la domanda, non risponderà, direi che l&#8217;occasione è ghiotta.</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>Salve Larry.<br />
Novembre, mese autunnale di ricorrenze cattoliche tristi. Ma a Trieste, da decenni, prima ancora che arrivasse l&#8217;ondata &#8220;dolcetto o scherzetto&#8221; la festività del 1 novembre è da sempre stata accompagnata dalle dolcissime favette. Da &#8220;furlani&#8221; profani, qualche giorno fa in ufficio si è discusso sul perchè questi deliziosi dolcetti, nononostante appaiano nelle tinte del rosa fragola, marrone cacao e bianco vaniglia, presentino stesso gusto.<br />
E qui, cara Larry, stavolta tocca a te: 5 punti se mi spieghi perchè le favette si presentino nei tre colori rosa bianco marrone. Nello specifico: se scelgo una favetta marrone mi aspetto un retrogusto di cacao, se ne scelgo una rosa pregusto un&#8217;aroma di sherry, stesso concetto per la vaniglia. Trattandosi di ingredienti utilizzati non per aromatizzare, ma per colorare, perchè gli avi triestini non hanno scelto il viola, il verde e l&#8217;arancione?<br />
Semplice curiosità dei &#8220;sottopensieri&#8221;.</em></p>
<p>La risposta di Larry è NON LO SO.<br />
Odio le fave triestine [a parte quella che ho sposato, chiaro, ma è una battuta volgare, perciò dimenticatela].<br />
Le detesto perché cambia il colore, ma non il gusto.<br />
Sono dolci e basta, sanno di zucchero e a malapena di mandorla, ma troppo poco.<br />
E poi sono vuote.<br />
Come in tutti i dolci triestini, c&#8217;è il bidone.<br />
Vi vendono questo sacchetto costosissimo di gnocchetti colorati [completamente amminchia, come osserva giustamente Elisa], voi ne prendente uno, lo annusate e forse &#8211; dico forse &#8211; la suggestione vi fa indovinare un vago aroma di mandorla. Pensate allora di affondare i premolari in un tripudio di marzapane che frutterà miliardi al vostro dentista. E invece no.<br />
Un cazzo.<br />
È un guscio vuoto.<br />
Dentro non c&#8217;è niente, la prima volta che ne ho mangiata una ho guardato la cavità, ho guardato Zzi, ho guardato la cavità, ho guardato Zzi e ho detto: &#8220;ho trovato quella difettosa&#8221;.<br />
Oltetutto, al palato sono vagamente sabbiose, sfarinano, fanno lo scrub alle gengive.<br />
E, dolcezza a parte, non sanno di un cazzo.<br />
Il che &#8211; se vi state domandando di che figura retorica si tratti questa volta- per una fava è proprio un ossimoro.</p>


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		<title>Orienteering &#124; Sprint race nel parco di San Giovanni, Trieste</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Larry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Orienteering]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giorno prima del XXX MOV, la giovane, ma rispettabile, società sportiva Gaja di Gropada ha organizzato una apprezzatissima gara sprint nel parco di San Giovanni. Per i Triestini: al manicomio; i Piccoli Lettori si risparmino le ironie sul nesso orienteering-salute mentale. Con la scusa che l&#8217;indomani c&#8217;è il MOV, io la sfango e mi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno prima del <a title="Non sai cos'è-eh??? Ma dove vivi?" href="http://www.larrycette.com/xxx-mov" target="_blank">XXX MOV</a>, la giovane, ma rispettabile, società sportiva Gaja di Gropada ha organizzato una apprezzatissima gara sprint nel parco di San Giovanni.<br />
Per i Triestini: al manicomio; i Piccoli Lettori si risparmino le ironie sul nesso orienteering-salute mentale.</p>
<p>Con la scusa che l&#8217;indomani c&#8217;è il MOV, io la sfango e mi limito a dare il mio contributo a livello organizzativo, rinunciando <em>a malincuore</em>, a gareggiare.<br />
Dato il piazzamento al MOV, dubito che l&#8217;anno prossimo la scusa tenga.</p>
<p>La gara inizia alle 12.<br />
Il nostro previdente presidente ci convoca sul luogo del misfatto alle 8,30.<br />
Insieme a Zzi e me, tutti gli atleti della società sono coinvolti e l&#8217;operosissimo previdente presidente ci assegna i compiti [peraltro già concordati durante le riunioni]. Sommariamente parlando, le femminucce &#8211; più intellettuali &#8211; sono assegnate alla segreteria, i maschietti &#8211; più aitanti &#8211; vanno in giro a disporre le indicazioni stradali e allestiscono le stazioni di partenza e arrivo.<br />
Indovinate chi fa eccezione.</p>
<p>Con il mio manipolo di scagnozzi, composto da Zzi, Markoconlacappa, e il futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, in men che non si dica distribuiamo cartelli e segnali in tutto il quartiere, efficienti come la troupe di Scherzi a Parte.<br />
Io e il futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, abbiamo anche il tempo di andare a comprare un adattatore per la corrente al Brico, approfittando per fare un giro di perlustrazione e fare congetture sull&#8217;identità del buontempone che ha già girato i cartelli.<br />
In questi casi la strategia migliore è lasciarli come sono. Sicuramente passerà un altro buontempone che, pensando di fare un dispetto, rimetterà il cartello com&#8217;era originariamente, giusto in tempo per l&#8217;arrivo dei partecipanti.<br />
Ad ogni modo, sono sicura che il mandante sia la vecchia alla fermata del 35.</p>
<p>Inizia la gara e subito ci incasiniamo col cronometro [parlo sempre di me e del futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, quelli nel camper con i dispositivi elettronici per stilare la classifica non hanno avuto nessun problema e i tempi degli atleti sono stati registrati correttamente]. Trattasi di un dispositivo apparentemente semplice, ma infido, dotato di quattro pulsanti. È collegato ad una apposita scrivente simile ad una piccola calcolatrice col rullo, solo priva di numeri; basta schiacciare ogni volta che arriva un concorrente &#8211; ci spiega il Cartografo &#8211; e sul rullo esce il tempo. Facile.<br />
Dovete sapere che per un orientista il Cartografo è una specie di divinità. L&#8217;orientista vede il mondo come il Cartografo lo ha inteso, nel senso meno metafisico della frase, ovvero, se il Cartografo disegna un sasso più significativo all&#8217;interno di una sassaia carsica tralasciandone altri [anche perché se no il carso è tutto una grossa patacca nera], l&#8217;orientista in comunione con il Cartografo <em>vede</em> spiccare quel sasso.<br />
Perciò, per l&#8217;orientista la parola del Cartografo è il Verbo.<br />
Ma non per il cronometro, che nelle prove a vuoto non si comporta come dovrebbe. Corro a interrogare il Cartografo il quale, benigno, rivela a noi neofiti che il tasto da schiacciare è <em>l&#8217;altro</em>. E noi pirla che schiacciavamo dove c&#8217;era scritto &#8220;print&#8221;; ecco l&#8217;ennesima dimostrazione di come un orientista sia smarrito senza la guida del Cartografo.</p>
<p>Facciamo appena in tempo per registrare il tempo d&#8217;arrivo del primo concorrente, ma dal secondo in poi ridistribuisco i compiti [arrogandomi una superiorità che non ho] e assegno la parte elettronica al futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, mentre io mi limito a tenere nota dell&#8217;ordine d&#8217;arrivo dei pettorali, badando che gli atleti me li restituiscano e ripongano le cartine nelle buste delle rispettive società. Dopo un quarto d&#8217;ora ho l&#8217;esaurimento nervoso perché tutti cercano di scappare tenendosi cartina e pettorale e provo a fare cambio, ma il futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, è un giovane astuto e non ci casca.<br />
Oltretutto è molto impegnato perché è arrivata una rossa, sua compagna di scuola, che prova per la prima volta e si dice preoccupata. Siamo chiaramente davanti alla famosa strategia da rimorchio, detta &#8220;della femmina imbranata&#8221;, solo che l&#8217;orienteering non è il biliardo, che puoi strusciarti con la scusa di fartelo spiegare, quindi la manovra è un po&#8217; meno efficace di come la giovane doveva essersela immaginata.<br />
Ad ogni modo, il futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, è un galantuomo e non approfitta, del resto non ne ha bisogno perché ha già convinto la rossa a iscriversi alla nostra giovane, ma rispettabile, società [essere orientisti conviene: se sei maschio, becchi un casino; se sei femmina anche, e non sono neanche bastardi!].<br />
Poi il futuro secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, sparisce dai paraggi, per ricomparire dopo poco sotto il traguardo, con in tasca il secondo posto nazionale, come se niente fosse.<br />
A momenti anche lui si imberta il pettorale; non so cosa scatti nella testa dell&#8217;orientista all&#8217;arrivo.<br />
Tutti sanno che il pettorale si restituisce, perché non è che le società possono stamparne di nuovi ogni volta che organizzano una gara, e che la cartina va riposta nel sacchetto per garantire che i concorrenti non ancora partiti non abbiano anticipazioni sul percorso.<br />
Ciò non ostante, al responsabile d&#8217;arrivo è esposta una gamma smodatamente ampia di strategie per filare via senza riconsegnare niente.<br />
La più diffusa è il &#8220;fare normale&#8221;: si guardano attorno come se non c&#8217;entrassero niente e si dirigono verso un parente immaginario che i più arditi iniziano a salutare. Molto gettonata anche la tattica della &#8220;donna invisibile&#8221;: mi passano a fianco mentre chiedo a gran voce la restituzione degli oggetti, ignorandomi bellamente, e se mi ci paro davanti manco mi scansano.</p>
<p>Dopo aver reso le cartine con malcelata riluttanza, gli orientisti si dirigono al ristoro. Rifocillati, tornano all&#8217;arrivo &#8211; peraltro affollandolo mentre tu cerchi di intravedere tra la folla il numero di pettorale di quello che sta arrivando e di bloccare quelli che cercano di raggiungere la transenna dietro di te tenedo il numero addosso, come un poliziotto della Florida con i profughi cubani sulla spiaggia &#8211; e iniziano a domandare come cinquenni impazziti &#8220;posso riprendermi la cartina?&#8221;.<br />
&#8220;Eh, ancora no, aspettiamo che siano partiti tutti&#8221;.<br />
&#8220;Ma io non la faccio vedere a nessuno&#8221;<br />
&#8220;Lungi da me dubitare &#8211; centoquarantasei &#8211; ma ho detto di no a tutti &#8211; che numero&#8230;? Ottantotto! &#8211; aspett&#8230; &#8211; Scusi! La mappa nel sacchetto e il pettorale nella cassetta! Grazie &#8211; No, dicevo, aspettiamo che siano almeno partiti tutti, poi potrete prenderle.&#8221;<br />
&#8220;Ah, va bene.&#8221;<br />
&#8230;&#8230;<br />
&#8230;.&#8221;Posso riprendermi la cartina adesso?&#8221;<br />
&#8220;Eh, no, ancora no&#8221;<br />
&#8220;Mh. E adesso?&#8221;</p>
<p>Al terzo passaggio di canzoni prese a caso da <em>The River</em> opportunamente offerto da Radio Fragola [la sola cosa che mi ha tenuta in vita], la gara ha fine.<br />
A me risultano due dispersi, ma mi tranquillizzo quando accertiamo che non sono neppure partiti.</p>
<p>Orientisticamente parlando, la gara è stata molto apprezzata. Ho origliato molti commenti positivi e perfino Tenani ha fatto i complimenti al nostro previdente presidente.<br />
Tenani è un po&#8217; il Cannavaro dell&#8217;orienteering, solo che non esulta ogni volta che si mette il deodorante.<br />
Larrysticamente parlando ho avuto il nescione tutto il giorno e quando m&#8217;han detto che per regolamento FISO una stessa società non può organizzare una gara nazionale per due anni consecutivi, ci ho un po&#8217; patito, perché al centonovantaseiesimo arrivo c&#8217;avevo anche preso la mano!</p>


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