La prima prova del trittico della Valsugana si svolge nella pineta di Marter, amena località poco distante dal lago di Levico.
Per noi è la seconda giornata di soggiorno in trentino e ci siamo spostati in un albergo a Caldonazzo. Dopo aver passato la mattina nella mondana Pergine e aver ceduto allo shopping più glamour, acquistando 6 matasse di lana in offerta speciale dal banchetto ambulante di una signora che, dopo essersi sincerata che io non fossi del posto, mi ha parlato sempre e solo in dialetto, consumiamo il pasto dell’atleta nelle migliori condizioni: un tocco di treccia Mochena su una panchina al freddo.
La treccia mochena, però, è una prelibatezza sopraffina, che può essere mangiata anche sulle Ande e non rimane mai sullo stomaco, tanto è buona. È una perversa via di mezzo tra il figottino e lo struccolo di mirtilli. Essa è, infatti, un giaciglio di sfoglia dove attendono di essere sopresi mirtilli e crema pasticcera. È tanto buona. Tanto.
Giunti sul posto della gara, Zzi si veste da atleta della nostra giovane, ma rispettabile società, io, coraggiosa, mi tolgo la cintura di sicurezza.
Non scenderò dalla macchina fino al suo ritorno, ma Cri sarà così gentile da venire a parlarmi, anche perché stavo acquistando un’aura da scrittore pazzo, a furia di percuotere forsennatamente la tastiera del computer sulle ginocchia: vista da fuori, dovevo sembrare una squilibrata che si immagina di battere a macchina.
Dopo circa un’ora e mezza dal minuto di partenza di Zzi, mi agito e faccio per scendere dalla macchina, decisa ad avventurarmi nel bosco a cercarlo, già figurandomenlo rantolante di dolore in fondo a una dolina (di cui – lo ricordiamo – il terreno della Valsugana è costellato). Per fortuna Cri, dalla sua posizione sopraelevata di vedetta (è in piedi all’esterno del veicolo) lo avvista in avvicinamento e mi evita gesti scellerati, come toccare il prato con la punta delle scarpe. Scopro con somma soddisfazione che Zzi non era in gara da novanta minuti, ero io che ero convinta che fosse partito trenta minuti prima del previsto.
Fìu.

La sua performance, comunque, non è stata particolarmente brillante, ma siamo entrambi felici del fatto che sia tornato, sia tutto intero e non abbia dato asilo a letali animaletti sul suo corpo.
La mappa e il percorso sono consultabili nell’apposito post su larryetsitalia.net.

Grazie a Marco con la C(ri), scopriamo l’identità misteriosa del nostro piccolo lettore Dario, che ci scrutava nell’ombra forte del fatto che siamo un tantino identificabili. È un pennellone con la faccia da sconvolto, abilissimo nel trovare occasioni di farsi male. Gli orbitano attorno due minorenni, che temo abbia messo al mondo lui, per la cui incolumità sono molto in pena.
Ve beh, tutto sommato poteva andarmi peggio…poteva capitarmi un altro rem, invece sembra uno simpatico.

La scelta migliore, tornando alle gare, Zzi la compie sulla seconda prova, la notturna: rinuncia in partenza e mi porta a cena in posticino delizioso (jazz a parte).

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