Un tranquillo weekend dell’orrore – secondo tempo: la pochette

Oggi andiamo in onda con un portfolio di immagini ridotto e riciclato perché ho riversato tutta la mia creatività in un più prestigioso ed importante progetto.
*******
Dopo una lauta colazione, durante la quale ho cercato di infliggere una perdita decisiva alla torta di mele di marmo, senza, tuttavia, scalfirne sensibilmente le difese, sabato 9 novembre mi sono messa di buona lena alla macchina da cucire, decisa a realizzare qualcosa di degno per il compleanno della nostra maestra di sloveno e per l’imminente mercatino della TartaNrughe (a proposito: domenica siamo di nuovo al banchetto. Triestini, accorrete!).

Alle nove e mezza ho approntato il tavolo della sala con tutto il necessario per cucire un sacchettino e una pochette.
La mia postazione si compone di:
– piano da taglio (regalo di CP) 60 x 45 perfettamente dritto
– piano da taglio (primo comprato) 60 x 45 rovinato dal calore, che funge da base per la macchina
– macchina da cucire elettrica
– righello e squadrette varie
– rotella, forbici e altri utensili per il taglio
– cassetta di legno comprata a Cracovia contenente fili, bottoni, cerniere e passamaneria varia
– puntaspilli con spilli comuni e spilli guatayaba (se non ve li ricordate, non perdete il prossimo numero di “piece de resistence”)
– computer portatile a distanza di sicurezza con internet aperto sui tutorial della Giraffa

Alle dieci meno un quarto mi sto domandando chi me lo stia facendo fare e perché non posso semplicemente comprare qualcosa sul negozio Etsy della Giraffa, risparmiando tempo e facendo senz’altro una figura più bella.

Certa di avere un futuro nell’alta sartoria, non mi do per vinta e mi accingo a seguire scrupolosamente le istruzioni della mia amica maculata.
Speriamo che vada meglio dell’ultima volta che l’ho fatto.

 

Tentativo di cucire un sacchetto di stoffa.

Le istruzioni della Giraffa sono a prova di idiota, ma io devo trovarmi, nella scala evolutiva, leggermente al di sotto dell’idiota, perché già in passato avevo cercato di realizzare questo sacchetto, con un risultato disastroso.
Forse le istruzioni non erano precise – diranno subito i miei accondiscendenti piccoli lettori.
Lo erano, fidatevi, lo erano; non solo la Giraffa, ma stuoli di sartine in erba, con questo tutorial, realizzano incantevoli sacchetti multiuso; solo io non ci sono riuscita.
Evidentemente non ho tagliato dritto, o ho tagliato male, oppure ho cucito storto… fatto sta che mi era venuta fuori una cosa tutta sbilenca, con il fondo infinitamente più piccolo dell’esterno, per cui mi sono ritrovata con un sacchetto coibentato grande come uno zaino da scout, in cui stava sì e no un’albicocca: minima capacità per il massimo ingombro, un affare!

È, dunque, con estrema cautela e rispetto che mi approccio a questa creazione, memore del recente fallimento.
Sto ancora più attenta a tagliare, sto ancora più attenta a cucire, sto ancora più attenta ad appaiare. Non è male. Non è perfetto come quelli che fa la Giraffa, ma non manifesta difetti evidenti.
Peccato che – non avendo avuto la minima fiducia nella buona riuscita dell’impresa – io abbia usato delle stoffe di merda e l’insieme faccia sonoramente cagare. Per giustizia: prese singolarmente, le stoffe che ho usato sono abbastanza carine, ma erano avanzi di altri progetti, e non erano fatte per stare l’una con l’altra.
Il loro accostamento si è rivelato particolarmente infelice e ha finito con lo svilire tutto l’insieme.

Poiché la mia opera sarà comunque messa in vendita al mercatino delle TartaNrughe, non ve la mostro, affinché non siate prevenuti verso di essa.
Magari vi piace.
Magari è una bellezza e sono io che non capisco l’arte moderna…

 

Tentativo di cucire una pochette

Galvanizzata dal risultato, dopo pranzo mi sono dedicata alla realizzazione di un astuccio per la nostra maestra di sloveno, che il 10 novembre ha compiuto 21 anni.
Ho le stoffe, ho l’imbottitura, ho perfino la cerniera in tinta, alla faccia di chi dice che mi mancano sempre gli ingredienti!
procedo spedita e sicura fra i vari passaggi.
Due rettangoli di stoffa per l’esterno – ce l’ho!
Due rettangoli di stoffa per l’interno – ce l’ho!
Due rettangoli di imbottita – ce l’ho! È una palla tagliarla, è difficoltoso e lungo, ma “ce l’ho”!
Ah-Ah!

Spillare gli strati – spillati!
Controllare che siano voltati con i versi giusti – lo sono! Sono un genio della sartoria!
Cerniera di un colore intonato – ce l’ho
Attaccare la cerniera a un blocco – … E merda.

Biancheria intima – ce l’ho!
Pantaloni – ce li ho!
Maglia – ce l’ho!
Scarpe – ce l’ho!
Giacca – ce l’ho!
I-pod – ce l’ho!
Chiavi di casa per rientrare – ce le ho!
Soldi per andare a comprare il filo del colore adatto per cucire la cerniera e tutto il resto della pochette, che non ho – presi!
In missione!

Ovviamente il piano prevede di andare alla merceria sotto casa, e chissenefrega se non è tanto fornita: mi occorre un filo lilla, in alternativa un rosa o un viola ragionevolmente simili andranno bene.
Cromaticamente parlando, sono a malapena più evoluta di un maschio: vedo qualche sfumatura di azzurro (avio, celeste, turchese) e di rosa (antico, shocking, pallido); ho una passione per il rosso e ho imparato a distinguerne le principali declinazioni (rubino, amaranto, corallo, ciliegia, Ferrari), ma più in là di così non vado. La pesca è un frutto e il salmone è un pesce. Malva, glicine e pervinca potrebbero essere fiori, ma non sono affari miei.

È sabato pomeriggio, di conseguenza la merceria sotto casa – come ogni bottega triestina che si rispetti – è chiusa.
Di merceria in merceria arrivo in centro, faccio sei ore di fila perché tutta Trieste è rimasta senza fili e non ha trovato un’altra merceria aperta e torno a casa infrangendo il muro del suono. Tragicamente, l’eccellente prestazione non è stata registrata, e lo sforzo ha – com’era prevedibile – compromesso irrimediabilmente la mia resa alla gara di Conegliano l’indomani.

Torno a casa decisa a cucire.
non ho il piedino per attaccare le cerniere. Più probabilmente: ce l’ho, ma non lo riconosco.
Faccio tutto con il piedino da zig-zag e spero in Dio, che per noi atei significa partire piuttosto sfiduciati.
La cucitura sul secondo fianco della cerniera è troppo distante dal centro, rispetto alla prima.
Decido di rifarla, cercando di stare più vicina al centro, in modo che le cuciture siano simmetriche.
Pinzo male la stoffa e devo disfare tutta la seconda cucitura; scopro che disfare le cuciture dalle cerniere è piacevole come avere le briciole in letto.
Tutto sommato le cuciture non sono così asimmetriche.
Procedo nell’assemblaggio.
Faccio le alette; in apparenza sono identiche; le colloco al loro posto e spillo.
Un lago di sangue.
Vado a riempirmi le mani di cerotti per non sgocciolare sulla pochette.
La cerniera è troppo corta e per cucire i lati corti badando di chiuderla al loro interno, butto via un sacco di margine; il risultato non è malvagio, ma di sicuro non è questo che doveva succedere.
Soffietti, a noi cinque!
Il soffietto con l’imbottita è sempre stato la mia bestia nera.
Già io con i soffietti non ho proprio un bellissimo rapporto… credo dipenda dalla mia relazione conflittuale con gli angoli…
Fare i soffietti su una stoffa con dell’imbottitura è impossibile, non c’è verso di metterla in forma, e quando sembra in forma, in realtà è storta, così si finisce per fare quattro soffietti diversi e ci si ritrova con un astuccio sbilenco.
Segno.
Spillo.
Incerotto.
Cucio.
Taglio.
Mi ritrovo in una nube di imbottitura che sembra che abbia fatto la lotta greco-romana con la gallina di Banderas.
Sorfilo con lo zig-zag.
La macchina soccombe all’imbottitura.
Muoio spolmonata per soffiare via i pelucchi dagli ingranaggi.
Quando ero fuori, ho anche cercato di andare a comprare una bomboletta di aria compressa per questo scopo, ma – indovinate un po’? – il negozio era chiuso.

Finito.
Risvolto.
Grazie al cielo, la pochette non è sbilenca (Cielo un cazzo, sono le otto di sera, sono stata scrupolosa e devota nel realizzarla).
C’è, ugualmente, qualcosa che non va.
Intanto, le alette sono tutt’altro che uguali, e poi è troppo bassa.
Non è una trousse, non è un astuccio.
Ha una forma strana, come di porta-videocassette.
È certamente un oggetto che la nostra maestra non ha, e tuttavia non riesce a sembrarmi indispensabile.

Non è brutto e neanche mal fatto.
Posso regalarlo senza fare brutta figura e senza mettere in imbarazzo chi lo riceve…
… ma siamo anni luce dalla grazia delle creazioni della Giraffa, sono le otto di sera, non ho combinato un cazzo tutto il giorno se non menarmelo alla macchina da cucire, ho la sala che è un cesso perché ci sono fili, resti della gallina di Banderas e sfrido di stoffa dappertutto, la cena è un miraggio e domani mattina ci alziamo all’alba per andare a Conegliano.
L’anno prossimo, etsy e camminare, che non ho più l’età, né la bontà d’animo, né la faccia da culo per fare un regalo “con le mie manine”, e pensandoci bene, senza voler togliere niente a nessuno, devi proprio essere una persona importante affinché io prenda un ago in mano per te, giacché potendo scegliere, ti darei più volentieri un rene.

2 thoughts on “Un tranquillo weekend dell’orrore – secondo tempo: la pochette

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *