L’orienteering è un gioco di culo (Komenda, Slovenia, 27 aprile – Campionato FVG 2013)

Bentornati!
A ben guardare, sarebbe più appropriato che foste voi, Piccoli Lettori, a dire “bentornata” a me, ma l’importante è che siamo tutti qua, il che, dopo la gara di sabato, non è affatto scontato.

Spreco una riga per fare i miei complimenti alla Giraffa, la cui iniziativa benefica ha avuto ancor più successo che negli scorsi anni, e per ringraziare i Piccoli Lettori che hanno promosso l’iniziativa e/o hanno cercato di partecipare. Le creazioni della Giraffa hanno fatto sold-out più rapidamente di Springsteen, ma i triestini che non riescono a farsi una ragione del non essere riusciti ad accaparrarsi uno dei suoi incantevoli manufatti possono consolarsi alla fiera di  BioEst, dove la Giraffa sarà presente presso lo stand della cooperativa sociale Torrenuvola.

Ma si diceva della gara di sabato 27 aprile a Komenda…

 


Komenda, Slovenia, 27 aprile – Campionato FVG 2013

Partiamo da Trieste in formazione inedita, con la vedova di mio padre (aka mia madre) seduta dietro, che – essendo venuta a trovarci – si deve sorbire anche la gara di orienteering.
Povera donna, ho pena di lei.
Già alle gare di orienteering uno si rompe i coglioni se gioca, figuriamoci aspettando in macchina. È vero che, a un certo punto del percorso, avrei dato un rene per essere di nuovo quella che aspetta in macchina (quale punto? La parte fettucciata per andare in partenza), ma anche due ore nel niente con una legnaia a sinistra e un fosso a destra non sono una bella cosa da augurare.

Prima di giungere sul luogo della gara, facciamo una sosta in paese per bere un caffè e, soprattutto, approfittare di un vero cesso in muratura, ché si sa che io non ho molto feeling con i cessi chimici, e ancor meno ne ho con i cespugli. È il cesso più buio e labirintico del mondo, in pratica la mia più intensa performance orientistica la faccio qua, tra i gradini dietro il bancone, il corridoio con pianta a svastica e le stanzette senza luce. Trovata la tazza grazie al forte odore di Anitra WC che emanava, devo decidere se chiudermi nel loculo, senza una speranza che sia una di centrare il water, o pisciare con la porta aperta davanti alla finestra dell’antibagno, che dà sul giardino dove c’è gente che beve il cappuccino.

Io ho tanti difetti, ma non il pudore, perciò, alla bisogna, sarei capacissima di calarmi le braghe davanti al Camp Nou gremito di spettatori, ma ho anche profondo rispetto dell’alimentazione, perciò, prendo le misure e chiudo la porta. Un lungo secondo di paura, poi il rumore mi dice che sto imbroccando la tazza e non me la sto facendo nelle braghe.
Ci dirigiamo al ritrovo con rinnovata fiducia nella mia capacità di valutare le distanze a occhio, tanto preziosa in gara.

Non vi tormento con la menata della gara lanterna per lanterna, ma voglio condividere con voi le profonde riflessioni che la gara di Komenda ha scaturito in me: l’orienteering è un gioco di culo.

Ho avuto, infatti, grandi soddisfazioni dalla carta, che, dopo il primo punto, ha iniziato a corrispondere perfettamente al paesaggio intorno a me.
Questo, come ormai sapete, non significa necessariamente che la zona fosse egregiamente cartografata, anzi: ci induce a pensare che sia stata cartografata da un guercio senza alcuna competenza della simbologia, il quale, però, ha fatalmente segnato le cose in modo conforme alle mie aspettative. Poiché, però, nessuno degli altri partecipanti si è lamentato – anzi, mi pare di aver addirittura colto apprezzamenti – possiamo dedurne che la carta era giusta, io non ho capito un cazzo come al mio solito, ma ho avuto culo.

Ho avuto culo anche con la posizione di buona parte delle lanterne, che erano in salita, direzione nella quale, ho scoperto, ho meno difficoltà.
Sventuratamente, le restanti lanterne erano in discesa, direzione nella quale ho difficoltà insormontabili. Come sempre, quindi, mi sono seduta e ho cercato di rovinare a valle il più lentamente possibile, tanto per non infilzarmi gli organi vitali con qualche ramo caduto, il che – per carità – sarebbe molto orientistico, ma mi scoccerebbe alquanto. Soprattutto in questo senso, l’orienteering è un gioco di culo.

Mi è piaciuto il percorso (nei limiti in cui può piacere una gara di orienteering, si intende), ma me lo sono menato a fare tutte quelle discese.
Inoltre, il bosco, spettacolare a colpo d’occhio, era – come ogni bosco – pieno di insidie, che in questo caso consistevano in radici affioranti, nelle quali sono inciampata una media di sei volte a lanterna (“così impari a non tirare su i piedi!”), bachi che pendono dalle foglie all’altezza della mia faccia, rami spezzati, alberi abbattuti (sistematicamente sulla mia strada), rovi e sterpaglie (anche a causa della mia inedita tendenza a infilarmi nei verdi-tre, senza nessuna motivazione apparente).

A gara finita, sento il Previdente Presidente commentare che è un terreno simile a quelli che si trovano in Trentino. Alè! Dopo le carsiche e rocciose doline triestine inframmezzate da muretti a secco, che proprio non fanno per me, e i fangosi valloncelli udinesi, nei quali, pure, non rendo come dovrei, ecco che scopro che c’è, al mondo, un’altra provincia con il terreno sbagliato. Croce sopra.
A meno di non innamorarmi della leggendaria faggeta di Monte Livata, che sta all’orienteering in Italia come il montaggio analogico sta alla corazzata Potemkin, sono sempre più convinta che, per le mie caratteristiche atletiche, il terreno ideale sia una pista da sci: fondo soffice, vista aperta, vegetazione scarsa e non maligna, microforme del terreno zero paletta, dislivello solo positivo.

In attesa che qualche società illuminata organizzi una gara adeguata alle mie capacità, o che a Zzi passi questa assurda fissa dell’orienteering, l’unica chance che ho di punzonare il finish con gli incisivi ancora attaccati risiede nei miei – utilissimi – culi.

Meno male che, poi, siamo andati a mangiare.

[Sapete che potete anche lasciare commenti su i-Tunes? E allora perché non lo fate?]

 

5 thoughts on “L’orienteering è un gioco di culo (Komenda, Slovenia, 27 aprile – Campionato FVG 2013)

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