Mercoledì, 07 Maggio 2008
La vita di una coppia di sposi non è fatta solo di viaggi, specie da quando la metà pesante pesa anche sul bilancio familiare..

Va ora in onda una nuova puntata della sitcom “Casa Honeymooners”

Nelle puntate precedenti:

Dopo aver forgiato il mio carattere a mezzo di pesanti improperi come chitarrista, il Maestro Obi Wan Puppobi  mi riconosce qualità culinarie, e mi fregia del titolo di Regina della Frolla, incoronandomi con un diadema di burro.

Con il petto gonfio d’orgoglio mi dedico al forno con tutta me stessa, ma una pecca rimane nella mia produzione:

La Pizza

Non importa quanto attentamente io mi dedichi a farla [my best was never good enough]: sempre faccio del mio meglio e sempre una chiavica produco.

E sempre la produrrò.

L’episodio di oggi si intitola “Cose che capitano solo a noi”

Larry è al pc che chatta su msn, ascolta la musica, tormenta la Vigje, disegna magliette, scrive sul blog… insomma, le solite cose che si fanno mentre si cerca lavoro. Da tempo, per tamponare l’emorragia del conto in banca, si dedica a diverse attività, come dare ripetizioni, correggere bozze, vendere Olio 31 e dare lezioni di cucina. Vuoi perché non sono molte le persone che hanno bisogno di farsi insegnare a cucinare, vuoi perché quelle poche trovano qualcuno che mostra loro come si fa senza volere denaro in cambio, vuoi perché c’è la crisi e uno non va certo a prendere lezioni da una sciamannata che ha come unica referenza la stazza di una baleniera e l’opinione del chitarrista-più-polemico-del-mondo, quest’ultima attività, proprio, non riesce a decollare.

A un tratto, riceve un’e-mail di Zzi che le dice che ha trovato un cliente per le lezioni di cucina.
Ottimo!
È un collega, anzi, un superiore, Zzi si è accordato per un rimborso spese.
Va bene.
È uno dei superiori di Taiwan, ci sarà il problema dell’inglese-incomprensibile, ma ci penserà Zzi a fare da interprete.

Viene a vedere come si fa la pizza
Merda!

Larry e Zzi passano il fine settimana (tranne la domenica mattina delle B: Bonjovi&Bicicletta, in cui la seconda è la punizione per la prima) a fare prove su prove di impasti di pizza, esperimenti e tentativi incrociando infinite variabili fra cui:

– lievito : istantaneo, secco, di birra, sciolto in acqua tiepida, sciolto lentamente, sciolto bruscamente, tenuto al caldo, tenuto in braccio, coccolato come un neonato

– acqua: temperatura, provenienza rubinetto, provenienza bottiglia, marca, sali minerali e gas disciolti alla sorgente

– forno: temperatura, livello della placca, distribuzione del calore, ventilato, non ventilato, alimentazione (“è elettrico, ma possiamo tenerlo spento e metterci a bruciare le cassette della frutta”)

– farina (marca, provenienza, stoccaggio, umidità relativa, sacchettificio che ha prodotto l’imballo, età e segno zodiacale della persona che ce l’ha venduta)

Alla fine, in preda alla disperazione più totale (e avendo già incassato e speso il rimborso spese), Larry compie il gesto estremo.

Sa che non c’è più nulla da fare, è inutile agonizzare oltre, mettiamo fine a questa farsa e affrontiamo la realtà.

“Pronto, ciao, sì, bene, sì….senti un po’, com’è esattamente che la fai, te, la pizza, MAMMA?”

Senza mancare di sottolineare con il consueto disprezzo che il soggetto della frase è la seconda persona singolare, quindi “tu” e non “te”, complemento oggetto,  e che il complemento oggetto è già espresso da “la pizza” e quindi il pronome “la” è del tutto pleonastico, e che non serve esprimersi sempre con subordinate oggettive, quando  il concetto emerge nella sola principale “come prepari la pizza (tu), mamma?”, Madredilarry rovescia parte del suo sapere nella figlia (ma il segreto per fare una buona pizza lo tiene per sè), esprime qualche altra critica non necessaria e sparisce dalla scena.

Provata dalla conversazione, ma rinfrancata dal constatare che sta facendo tutto secondo la Procedura, Larry è pronta per affrontare la serata.

L’appuntamento è a casa Larryezzi alle 18,30. Larry e Zzi, si fanno coraggio con una dose di Zampolli e volano a casa ad approntare la cucina. Ci sarà anche un altro collega di Zzi, la giovane vittima designata di ogni iniziativa dell’uno. I Cinesi ci hanno copiato anche Fantozzi e Filini.

Alle 18,50 Phi-Lin telefona perchè nonostante la spiegazione, la piantina, la descrizione e la foto del palazzo si è perso, ma adesso sta posteggiando e arrivano. Alle 19,10 millanta di essere sotto casa, ma di non trovare il portone.

Zzi si mette le scarpe, scende in strada e li trova dietro l’angolo, che vanno su e giù come due pacman impazziti, per la strada sbagliata, in cerca del civico 1, a chilometri dalla macchina, posteggiata in una delle strade più in salita della città e relativamente lontano dalla meta.

Non sono ancora entrati che iniziano con gli inchini, poi cercano di togliersi le scarpe, mi distraggo un attimo e Phi-Lin si fionda nella mia cucina, si tira sule maniche e mi tocca tutti i giocattoli. Se resisto all’impulso di infornarlo adesso, è fatta.

Fan-to-shi è tanto bravo, se ne sta da una parte, fa i complimenti per la casa e si tiene le manine dietro la schiena. Si capisce perfino quello che dice.

Il problema della comunicazione, in effetti, è dato dal fatto che avendo a lungo risieduto in Italia, conoscono diverse espressioni della nostra lingua; siccome il barbaro invasore pensa che io sia scema (e abbia le cosce grosse, ma questa è un’altra storia, ed è vero) cerca di farmi comprendere quello che dice utilizzando il maggior numero di vocaboli italiani che può.

Ma belin: ti parlo in inglese? Capisci quello che dico? Ha un senso logico? Rispondimi – lentamente – in inglese.
Chiamalo “yeast”, perchè se mi dici “ìzt” posso fare uno sforzo e capire che è “yeast”, ma se mi dici “l’ iha- i- soh” non me lo posso sognare che è “lievito”. Ho acceso l’interruttore dell’inglese, già la luce è fioca, vienimi incontro,  non giochicchiare con il pulsante “switch on/switch off”, se no si fulmina la lampadina!

Non sapendo che cacchio dire, decido di mettere in fila una sequela di ovvietà, sperando che la convinzione nell’esporle sopperisca alla loro carenza di pregnanza – al liceo ha sempre funzionato.

Larry (traduzione dall’Inglese): la salsa di pomodoro non deve essere versata sulla pizza direttamente dalla bottiglia

Phi-Lin: ….

Fan-to-shi (libera traduzione dal Cinese di Taiwan): Ah! Ecco perché la tua pizza fa schifo. Mona!

Larry: la mettete in un pentolino con un cucchiaio d’olio, un cucchiaino di sale, una punta di zucchero e la lasciate andare qualche minuto.

Phi-Lin: Sale? Bisogna metterci il sale?

Larry (Belin, ma ti stupisci del sale e non dello zucchero? Ma sei sciroccato veramente, allora stupisciti del pomodoro, già che ci sei) –  Strange, but true, neh?

 

Sono due le procedure che bisogna mostrare al barbaro invasore, una che richiede un’ora di lievitazione, l’altra che ne prevede due e mezza.

Durante queste attese apprendo che a Fan-to-shi non piace la pizza. Non che non gli piaccia quella che Phi-Lin prepara e gli infligge settimanalmente; proprio non gli piace la pizza, l’ha provata anche in pizzeria e non gli va.
Che buona idea ha avuto Phi-Lin a portarselo dietro anche questa sera, anziché lasciarlo tranquillo a casa, chissà com’era contento quando ha saputo che si andava a mangiar la pizza!

Ad ogni modo, pur non capendo il cinese, dall’intonazione e dagli sguardi giurerei che ogni volta che Fan-to-shi si rivolge a Phi-Lin nella loro lingua, ricopra dei peggiori insulti lui e la sua stirpe tutta.

Tra un’infornata e l’altra passano interminabili minuti, che impieghiamo in conversazioni di cui io comprendo sì e no, impegnandomi al massimo, il 70% e per il resto annuisco inebetita. È comunque più di quello che capisco di mio suocero, quindi applico la stessa strategia.

Sventuratamente, ciò fa credere al barbaro invasore che io comprenda senza difficoltà, egli acquista fiducia e smette di parlare piano. La mia comprensione precipita al sette per cento, ma continuo ad annuire inebetita; il culmine viene raggiunto con la descrizione del sistema previdenziale di Singapore.
Mi è tutt’ora oscuro perché parlassimo proprio di Singapore.

Allo scoccare della mezzanotte, il barbaro invasore e la sua vittima portatile fanno su le loro cose (tra cui mezza pizza) e fuggono via, dopo aver mangiato:

– Pizza preparata con la pasta che Phi-Lin si è portato da casa (o dall’ufficio, pare che impastasse alla scrivania, ma non ho avuto il coraggio di approfondire, e non ho voluto prestare attenzione alle graffette sotto denti);
– Pizza preparata secondo il metodo di Madredilarry;
– Pizza preparata secondo il metodo della ricetta che Phi-Lin voleva che gli mostrassi;
– Focaccia di Recco;

La Focaccia di Recco merita una menzione a parte, perché è stata preparata sotto nostro espresso desiderio, sia perchè a Zzi viene benissimo (io non muovo un dito), sia perché volevamo offrire al povero Fan-to-shi un’alternativa che speravamo preferisse, avendo egli orgogliosamente declinato ogni offerta di altri alimenti.

Fan-to-shi ha molto apprezzato il tentativo, ma ha trovato la Foh-kat-shia talmente salata da non riuscire a finirla. Invece a Phi-Lin sembra che la Po-ka-chew sia piaciuta molto e non vorrei essere Fan-to-shi la prossima volta che Phi-Lin decide di fargli assaggiare i suoi esperimenti gastronomici.

Va detto che la pizza migliore mangiata è stata, ovviamente, quella che Phi Lin si è portato da casa, perché la pizza di Larry è una chiavica, e sempre lo sarà.

postato da: RedHeadedLarry alle ore 14:02 | Permalink commenti (3)

Commenti

#1 07 Maggio 2008 – 17:54
ma ha pagato almeno il filippino?
la prossima volta dammi il redirect nella mail che si risparmia il dubbio atroce di venirci o no..
utente anonimo

 

#2 07 Maggio 2008 – 17:55
ma almeno ha pagato il filippino?
la prossima volta metti il redirect nella mail che si risparmia il dubbio atroce di venirci o meno..
utente anonimo

 

#3 07 Maggio 2008 – 17:56
e se vuoi te lo dico una terza volta trovandoti termini sempre diversi..
utente anonimo
Share Button
Per la newsletter gratis