Bruce Springsteen for Dummies

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Oggi Bruce suona a Napoli.
Facciamo gli auguri ai fortunati in attesa, che si stanno guadagnando “Who’ll stop the rain”

Bruce Springsteen è tornato in Europa con le consuete scalette della madonna riservate alla Scandinavia, e presto sarà di nuovo in Italia, a Napoli (23 maggio), Padova (31),  Milano (3 giugno) e Roma (13 luglio).

I Piccoli Lettori che mi seguono dall’inizio sanno che il pentagramma, nel logo, è per Bruce, come anche i lettori estemporanei possono dedurre dalla rilevanza che il suo nome ha nel tag-cloud.

Quale massima esperta qua dentro (sai che forza, siamo in dodici: sei orientisti, cinque sartine e io, che non sono un cazzo) e alla luce degli imbarazzanti chiarimenti che alcuni di voi mi hanno chiesto, mi sento in dovere di rivelarvi alcune Grandi Verità sul celeberrimo rocker americano e il suo universo, così potrete anche voi andare in giro a fare gli espertoni.

Bruce Springsteen for Dummies

 

Chi è Bruce Springsteen

Sembra un argomento scontato, ma non lo è.
Wikipedia potrà dirvi facilmente che è un musicista americano, autore di numerose canzoni famose, con un fedele stuolo di fan.
Più chiaramente: Bruce Springsteen è un dio.
Egli presenta, infatti, alcune inconfondibili caratteristiche della divinità:

1. Ha origini avvolte nella leggenda

Sebbene abbia un prosaico certificato di nascita, ciascuna cultura lo interpreta come vuole, dando origine alle più diverse convinzioni.
Le remote ascendenze campane della mamma Adele (nata negli Stati Uniti), ne fanno, per gli abitanti del Bel Paese, un paisà a tutti gli effetti; anche gli irlandesi possono vantare un “legame speciale”, grazie alle origini paterne, cosa che, invece, gli olandesi  – in teoria ugualmente titolati – pare non facciano.

2. Ha creato un universo

L’attività demiurgica di Springsteen è duplice: egli ha dapprima creato un universo diegetico attraverso le sue canzoni, popolate di personaggi realistici, protagonisti di storie dalla solida struttura narrativa, quindi, attraverso la loro diffusione, ha creato per moltissime persone un livello di realtà intermedio, in cui la vita quotidiana è intessuta di riferimenti alla produzione di Springsteen e può essere descritta ed interpretata in funzione di essa.

3. Ha un popolo di fedeli

Mi pare evidente.

4. Ha un popolo eletto

Anche questo è, a detta di tutti, evidente; molto meno evidente è quale esso sia.
Ciascun pubblico, o quasi, infatti, ritiene di essere il prediletto.
Personalmente, mi pare innegabile la predilezione per il pubblico svedese, e forse scandinavo in generale, al quale riserva sempre sorprese speciali, come l’esecuzioni di brani preziosi (sul concetto e la misura del valore di un brano torneremo in seguito) e pre-show acustici.
Intenso è anche il feeling con gli irlandesi, ma la stragrande maggioranza dei connazionali vi dirà che ha una passione per l’Italia.
È noto che soggiorna sul lago di Como (americani!), è stato paparazzato in gondola con Patti Scialfa alcuni anni fa – e, prima ancora, era stato affacciandosi al balcone di un albergo romano che non aveva più potuto nascondere la relazione con lei – e ha avuto parole di ammirazione per la bellezza di Roma; durante il tour di Devils and Dust, però, quando ha più volte dovuto chiedere al pubblico di un’esibizione acustica e intimista di piantarla con quei cazzo i flash e di fare casino, io ho avuto l’impressione che ci avrebbe preso a sberle a uno ad uno, se avesse potuto, ma di certo, oggi, la massa adorante che inneggia festosa a qualsiasi scoreggia faccia sul palco di San Siro gli dà grande soddisfazione.
L’energia di un concerto in Spagna è difficilmente eguagliabile, mentre non si può non andare sul sicuro scommettendo su una scaletta memorabile in uno show parigino.
Insomma, se proprio non siete tedeschi, Bruce vi ama.

5.  Ha un culto cui bisogna essere iniziati

Come diventa evidente a un concerto, i fan di Springsteen compiono un preciso rituale al suo cospetto. Più volte paragonata ad una messa, un’esibizione dal vivo vede Springsteen  officiante di un rito che coinvolge attivamente il pubblico, che diventa parte attiva della funzione, non mero “spettatore”.

6. Esaudisce le preghiere

Ci vogliono costanza, impegno, dedizione, perseveranza, spirito di sacrificio e fede, ma alla fine Bruce concede quel che gli si chiede.
A Vienna, nel concerto dello scorso leg del tour di Wrecking Ball, dopo che lo abbiamo perseguitato per cinque date e dopo che aveva finalmente raccolto il nostro “cartello” a Praga, senza, però, eseguire il brano, Springsteen ha suonato Racing in the Street su nostra richiesta (c’è anche la prova video).
Ha manifestamente scartato la mia richiesta di Zero and Blind Terry, ma io persevero, e se non dovesse suonarmela mai, vuol dire che egli sa cose che io non comprendo.

7. Fa miracoli

Suonare e dimenarsi come un ossesso sul palco per tre ore di fila tre volte alla settimana alla tenera età di sessantatré anni, per me, rientra a tutti gli effetti nel paranormale.
Un’altra cosa che la scienza non può spiegare, di cui Bruce Sprinsgteen è la causa diretta, è il fatto che, in previsione del tour, io mi prepari atleticamente per sostenere l’impegno fisico del concerto, e lo faccia di buon grado. Mettete una manciata di lanterne tra me e la transenna, e il Trofeo Tre Regioni torna in FVG.

 

Cosa fa Bruce Springsteen

Il musicista, ma non è questa la risposta più corretta.
Springsteen fa concerti, Springsteen è Springsteen quando è sul palco: il mito Springsteen è nato per via delle esibizioni dal vivo e si rinnova sempre più forte di concerto in concerto. Gli album sono belli (non tutti, okay…. diciamo “i primi album sono belli”), ma pensare di conoscere Bruce ascoltandolo sul disco equivale a dire di conoscere Venezia avendola vista in cartolina.
Esistono due categorie di persone al mondo: quelli che adorano Bruce Springsteen e quelli che non l’hanno mai visto dal vivo.

 

Come si va a un concerto di Springsteen

Assumiamo di aver deciso a quale concerto recarci; prendere questa decisione, infatti, è un processo doloroso e travagliato, in cui concorrono troppe variabili per poterlo sviscerare con dovizia [sull’argomento si veda Morozzi “Accecati dalla Luce”, Fernandel, 2004; Pravato, “Opinioni di un fan”, “Have Boss will travel” FucineMute, 2009-2012 (varie uscite); Larrycette, “Wrecking Ball Tour” e precedenti; et al.].
È di recente pubblicazione una guida turistica alle città toccate dal leg 2013 del tour europeo di Wrecking ball, dal suggestivo titolo Queuing in Europe.

Raramente i concerti di Springsteen si tengono sotto casa e, anche nell’eventualità in cui ciò si verifichi (a me è già capitato due volte, sono perseguitata), un concerto non è mai sufficiente, ed è necessario affrontare lunghi viaggi per assistere ad almeno un altro paio di essi.
Ad un concerto di Springsteen è indispensabile avere con sé

– biglietto di ingresso

Si acquista mesi e mesi prima, ormai generalmente in rete, prima ancora di sapere se sarà possibile assentarsi nel periodo del concerto per i giorni necessari, se i trasporti permetteranno di raggiungere il luogo ove esso si terrà, se si avranno i soldi per l’albergo, se il clima permetterà di dormire all’adiaccio e altri trascurabili dettagli. Il fan di Springsteen fa incetta di biglietti di concerti non appena essi vengono messi in vendita, certo che, poi, a tutto troverà una soluzione. I biglietti di concerti ai quali proprio non ci si potrà recare, poi, sono preziosa merce di scambio attraverso la quale procurarsi altri biglietti, per altri concerti altrove.

– generi di conforto

Il bagaglio deve essere minimale, per non ingombrare e per non diventare un fardello, ma poiché l’attesa può essere lunga diverse ore (se non giorni), un po’ d’acqua, di cibo e qualcosa da leggere possono salvare la vita.
Dotazione immancabile degli ultimi anni è lo smartphone, grazie al quale gli spettatori twittano in diretta la scaletta e le foto del concerto. Data la necessità di conservarlo carico per lo show, non vi sarà d’aiuto per far passare le lunghe ore di coda.

– la richiesta

Da un po’ di anni a questa parte, Springsteen ha preso la simpatica abitudine di eseguire, durante i suoi concerti, alcuni brani a richiesta. Il pubblico, specie quello delle prime file, si reca allora ai concerti portando con sé cartelli su cui sono scritti i titoli delle canzoni che si brama ascoltare.
Le modalità per richiedere un brano diventano via via più fantasiose: si va dal caro, vecchio pezzo di cartone con la scritta a pennarello, ai collage con le foto di neonati per i quali il brano sarebbe richiesto, alle insegne luminose con la scritta che scorre (che vorrei tanto sapere come cazzo fanno a passare il controllo-sicurezza), agli striscioni stampati professionalmente, agli oggetti-rebus (un fenicottero gonfiabile, un pacco-regalo), al mazzo di carte da cui farlo pescare.

Il mazzo di carte è un’idea geniale; lo dico perché è mia.
Inizialmente avevo sottoposto la mia richiesta su un normale cartoncino Bristol arancione, ma ero stata snobbata. Sono, quindi, passata a uno striscione plastificato (in casa: ho ancora DC-Fix su tutto il parquet della sala) recante, da un lato, il titolo della canzone a caratteri cubitali, in modo che lo potesse vedere anche un sessantenne al buio, dall’altro testo e accorti della stessa, consapevole che la mia richiesta non fosse proprio una hit e sospettando che il suo stesso compositore non ne ricordasse l’esistenza.

Poi la folgorazione: un mazzo di carte da cui pescare. Certo, sono molto piccole, ma se riusciamo a conquistare la prima fila, se conosco il mio pollo, sono una cosa abbastanza originale da attirarlo.
Siccome sono furba come una volpe, ho pensato bene di scrivere la stessa canzone su tutte le carte, per essere certa che la pescasse. Poiché Zzi non era convintissimo del fatto che l’avrebbe suonata, e poiché saremmo stati comunque felici se ne avesse suonate anche altre, su una piccola percentuale di carte erano stati scritti altri titoli.

Il piano ha funzionato in larga parte.
Siamo riusciti più di una volta a conquistare la prima fila – sebbene laterale – grazie ad un astuto stratagemma: ci siamo messi in fila giorni prima, così il nostro turno di entrare è arrivato molto presto. È così che si fa: non si passa davanti, abbiamo tutti pagato gli stessi soldi e stiamo tutti consumando giorni di ferie; chi può andare in fila prima e si sbatte a stare in coda, si merita di guardarsi il concerto col mento sul palco, senza che gli passi davanti il primo stronzo che gira.
Il pollo si è comportato esattamente come avevo previsto e, alla vista delle carte, è stato attirato divertito.
Il pollo, però, è stato più volpe di me, perché anziché pescare una carta e suonare la canzone che c’era scritta sopra, mi ha portato via di mano tutte le carte e ha scelto quale tenere (una aggiunta per puro scrupolo), scartando quella che volevo io.

 

Cosa chiedere a Springsteen

Quale che sia la modalità con cui avete deciso di presentare la vostra richiesta, la cosa importante è una sola: non chiedete vaccate.
Ho visto gente chiedere Waiting. È uno sbaglio.

Ciascuno ha i propri gusti ed è mia intenzione rispettarli, anche se sono cattivi (cioè, se non coincidono con i miei), ma ci sono alcune canzoni oggettivamente migliori di altre. Springsteen lo sa, infatti le centellina.
La rarità di una canzone non è direttamente proporzionale alla sua qualità: Real man – grazie a Dio – è molto rara, ma non è una vetta della produzione springsteeniana; dall’altro lato, Born to run  – cascasse una bagascia in mare – viene eseguita tutte le sere ed è un capolavoro, per molti addirittura la migliore, a mio avviso forse la più bella canzone d’amore mai scritta.

A parte i casi estremi, però, Bruce sa benissimo quali sono le canzoni più belle e più amate, e le dosa sapientemente; lo scorso anno a Firenze ha gettato nella più cupa disperazione tutti coloro che non hanno assistito a quella serata (e fatto perdere la ragione ai fortunati che c’erano), suonando Be true, Trapped, Prove it all night, Burning love e – soprattutto – Backstreets la stessa sera.
Personalmente, sono sopravvissuta al dispiacere solo ricordando di essere stata presente al concerto di Vienna nel 2009, quando eseguì Proud Mary e Jersey Girl, entrambe finora mai più suonate in Europa.

Lo spettatore responsabile dovrebbe richiedere Zero and blind… – ehm, scusate, volevo dire – … una canzone con i seguenti…

requisiti ideali:

essere pubblicata o composta prima del 1984, per dare modo anche alla seconda generazione di fan di ascoltare qualcosa che difficilmente potrebbero ascoltare dal vivo altrimenti; inoltre, praticamente tutta la produzione precedente le Olimpiadi di Los Angeles è di elevata qualità (I’m a rocker fa eccezione).

non essere mainstream: siamo capaci tutti a chiedere Thunder Road, ma tanto Thunder Road viene suonata una sera sì e una sera no e, per sentire Thunder Road (lo capisco, anche io voglio sentire Thunder Road, piace a tutti Thunder Road, è come la pizza), di solito è sufficiente assistere ad un concerto solo, due se proprio capiti nella serata strana. Non si spreca una richiesta per qualcosa che verrebbe, con buone probabilità, suonato comunque.

non essere troppo rara: chiedere Wings for wheels è una richiesta persa in partenza, tanto Bruce non si ricorda la (lieve) differenza che intercorre fra essa e Thunder Road. 

– trovare un minimo di approvazione fra il pubblico: quello che a Stoccolma ha chiesto Surprise Surprise, lo avrei strangolato con le mie mani. Inoltre, è più probabile che si venga aiutati a rendere visibile il proprio cartello, se su di esso c’è scritto Incident o Racing, piuttosto che I’m a coward; in questo ultimo caso, è probabile che ve lo facciano ingoiare.

– provenire dal primo CD del cofanetto Tracks, pubblicato nel 1999. Sono tutti brani risalenti ai primi anni Settanta (ottime annate), per lo più del tutto sconosciuti a Springsteen – che non li suona da quarant’anni – e alla maggior parte dei suoi fan, noti solo ai feticisti del genere.
Un’elevata concentrazione delle mie canzoni preferite è pubblicata sul quel primo volume, perciò, a meno che non andiate a beccare proprio quella sacra menata di Linda let me be the one, mi fate contenta, e vedrete che resterete soddisfatti.
In particolare, suggerisco di chiedere (in quest’ordine di priorità): Zero and blind Terry, Santa Ana, Hearts of stone, So young and in love, Seaside bar song, Thundercrack, Give the girl a kiss.
Quest’ultimo punto è vagamente in contraddizione con il terzo, ma siccome stiamo parlando di pezzi che piacciono a me, possiamo fare un’eccezione.

 

Per non sbagliare e per iniziare (o almeno per conversare)

Se è la prima volta che andate a vedere Springsteen, se non avete idea della sua produzione, ma volete chiedere qualcosa di bello e, al tempo stesso, fare bella figura con i fan di lunga data intorno a voi, ecco di seguito alcuni titoli chiedendo i quali non sbaglierete di certo; sono anche risposte plausibili alla domanda “a te cosa piace?”, nonché un ottimo punto di partenza per non arrivare al concerto completamente digiuni.

– Qualcosa di sentimentale

Bruce è un uomo sensibile e romantico, ma non è un melenso. Soprattutto, è un narratore, quindi le canzoni “sentimentali” raramente si riducono a “sei bella, ti amo”, ma sono vere e proprie storie, solitamente struggenti.
Incident on 57th street, Racing in the street, Fourth of July, Asbury Park (Sandy) (nota solo con il sottotitolo, se la chiamate “4th of July”, vi sgamano subito che siete dei parvenue). Di minore impatto, ma non trascurabili Drive all night (ok, non particolarmente narrativa, ma sfido chiunque a resistere ad un uomo disposto a guidare tutta la notte per comprare un paio di scarpe), I’m on fire (narrativa un cazzo, ma come sbornia ormonale è irresistibile), Thougher than the rest, I wish I were blind, Back in your arms. Forma il poker con i primi tre titoli citati la suprema Backstreets.

– Qualcosa di spiazzante

Una delle peculiarità di Springsteen è quella di scrivere storie struggenti o drammatiche accompagnandole con musiche tutto sommato pimpanti. Non fatevi ingannare da brani come For you (suicidio), The promised land (desiderio di riscatto, si deduce da una condizione di fallimento), Bobby Jean (abbandono), Glory days (rimpianto), Hungry Heart (insoddisfazione), Loose ends (rottura), Gipsy biker (lutto). Anche Human touch non scherza.

– Qualcosa di leggero

Per quanto improbabile appaia, Springsteen ha scritto anche canzoni leggere (poche), in cui non muore nessuno, nessuno viene lasciato, perde il lavoro o subisce perdite di sorta; ad esempio Does this bus stops at the 82nd street, Thundercrack, Spirit in the night, Seaside bar song, Sherry darling, Ramrod, Give the girl a kiss, Where the bands are.

– Qualcosa di epico

Tutto Born to run. Tutto Darkness. Lost in the flood, Atlantic city, Downbound train.

– Qualcosa di Springsteen

Se di Bruce Springsteen avete l’immagine del rocker duro e puro e lo andate a sentire perché siete convinti che sia “quello di Born in the USA“, supereranno le vostre aspettative canzoni come Because the night (sorpresa, è di Springsteen!), Badlands, Born to run, Prove it all night, Growin’up, Rosalita, Thunder Road, This hard land, My love will not let you down; volendo proprio ammettere che c’è vita dopo il 1985, Murder Inc.Land of hope and dreamsRadio Nowhere e Wrecking Ball, ma giusto per far vedere che siete aggiornati.
The River è deprimente, ma va saputa.

Potete approfondire la progressione delle scalette dei concerti seguendo il blog springsteenbootlegcollection.com, dove imparerete anche molto altro.

Dopodomani, finalmente, Bruce conterà fino a quattro per la prima data in Italia, nella città dove quidici anni fa suonò da un balcone Tanderò.
Voi che ci fate ancora lì? 

13 thoughts on “Bruce Springsteen for Dummies

  1. Cristiano

    Aggiungerei Iceman tra le richieste. Il condizionale è cortesia..
    P.S. Firenze ha portato bene, confermo, spero che Padova faccia altrettanto quest’anno..

  2. Larry Post author

    Speriamo!
    Intanto la scaletta di Napoli non era pazzesca (a mio avviso), il che alza le chance che la scaletta-memorabile-italiana-2013 sia suonata a Padova, ma farei meglio a non dire niente per scaramanzia.
    Speriamo che non si trascini la Patti, soprattutto…

    PS: Bentornato!

  3. Cristiano

    Scaletta ruffiana, oserei dire. Ma così doveva essere..
    Tendo ad essere un potente talismano, dunque confido che la mia presenza padovana giovi a tutti coloro che tra una settimana esatta si troveranno all’Euganeo (..è lecito, ma non necessario, qualsiasi gesto apotropaico).
    Comunque mi accontenterei di un trittico Backstreet-Candy’s Room-Jungleland (gesti apotropaici caldeggiati).

    P.S. Bentornato…
    P.P.S. …Bruce!
    P.P.P.S. Bentornata Pit-Lottery!

    Teniamoci aggiornati

  4. Pillow

    Non sono una particolare devota, ma mi rendo conto che Egli è un superlativo assoluto. Detto ciò, che non fregava una fava a nessuno, dichiaro che con oggi ho smesso di elgegrti a lavoro: non posso esplodere in alte risa in mezzo a questi cravattoni!

  5. Otti

    “siamo in dodici: sei orientisti, cinque sartine e io, che non sono un cazzo”
    Ok, esco e non torno mai più.

  6. Larry Post author

    …ok…

    Ma no, scema, dove vai?
    Tu sei una coautrice, sei indispensabile.
    E poi, hai attaccato almeno un bottone in vita tua? Hai anche solo avvolto il filo allentato intorno al bottone con le dita per non perderlo per la strada? E allora sei una sartina, per giunta più esperta di me.

  7. Larry Post author

    @Pillow – No, è chiaro che sei prezzolata da mio marito; il quale, noto con piacere, paga puntualmente il 27.

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