Gostilna Skok – Štorje (pri Sežani)

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Slovenija! Mojia, draga  Slovenija.
Magico paese in cui per due euro ti danno mezzo litro di birra, per giunta discreta.

Grazie a un’importante gara di trail-o – Come sarebbe a dire “cos’è il trail-o?”, Piccoli Lettori? Non vorrete dirmi che non vi ho mai parlato del trail-o? E figuratevi com’è emozionante, se a confronto l’orienteering normale mi par degno di nota!

Grazie a un’importante gara di trail-o – stavo dicendo – svoltasi a Repen in concomitanza con la gara di corsa orientamento dello scandalo, abbiamo avuto il piacere – ma che dico? – il privilegio di ospitare rem per un paio di giorni.

Dovete sapere che rem è l’ospite ideale.
Non che altri amici che abbiamo potuto ospitare non lo fossero, ma rem è una specie di ninja: mette la sveglia un minuto dopo la tua, così non rischia di svegliarti con essa, e, quando tu arrivi in cucina, lo trovi lavato e sbarbato, che ha già rassettato il bagno, lasciandolo più in ordine di come lo ha trovato (per comprendere l’eccezionalità della cosa, si veda la cartografia di casa Larry e Zzi in questo vecchio post).
Egli usa sicuramente un rasoio laser, perché neanche in quattro serie di CSI si riuscirebbe a recuperare un pelo della sua barba dal lavandino.
È anche un po’ Mago Merlino, perché gira con uno zainetto grande come quello di una bambina di sette anni, nel quale fa entrare il necessario per star fuori di casa svariati giorni, in piena osservanza di igiene e decoro.
Poi tira fuori dal suddetto zainetto di Poochie una camicia sportiva perfettamente stirata e piegata, la indossa, se la liscia un po’ addosso e sembra Indiana Jones uscito dalla tintoria. Quando lo rimarchi, risponde con nonchalance che in effetti è un po’ il difetto delle gare di orienteering l’essere circostanze in cui si va sempre in tenuta molto casual, e che gli dispiace non essersi potuto portare niente di più fine.

Mavaffanculova’, che io son qua davanti a un armadio spalancato sulla mia inadeguatezza e non ho niente da mettermi semplicemente perché io non sono adatta ad essere messa dentro nessun vestito, ché mi è tutto troppo piccolo da una parte, troppo largo dall’altra, troppo storto, troppo stretto, troppo grosso, troppo attillato, troppo infagottante, troppo corto di maniche, troppo corto di orlo, troppo rosso, troppo qualsiasi cosa, perché sono troppa io, e anche se ho un guardaroba degno di una diva di Hollywood vado in giro come se avessi pescato a caso i vestiti dalla cesta della Caritas.

Ma stavamo parlando della Gostilna Skok a Štorje, vicino Sežana (pri Sežani), dove siamo andati a cena con il nostro amico e la Regina della Bussola, disgraziatamente orfani del suo Principe Consorte.

Questo è un piccolo bonus a proposito di Hollywood e di orientisti (sempre per la serie “lo S:

Cliccate di seguito se eravate arrivati qui pensando che volessi parlare della trattoria!

 

Gostilna Skok – Štorje (pri Sežani)

Sotto una pioggia battente, che almeno mi permette di sfoggiare i miei ricercatissimi trombini [triestino per “stivali di gomma da pioggia”; è un idioma del belino, ma cazzo se ci sanno fare con la sintesi], andiamo a prendere la Regina della Bussola, che sfoggia un giacchino avvitato grigio scuro su jeans aderenti di foggia classica, che valorizzano la sua perfetta silouhette. Sembra Grace Kelly.
Zzi, come al solito, è vestito da triestino in gita, ovvero abbigliamento sportivo da vela regolato per una temperatura di almeno quindici gradi superiore a quella reale.
Io ho l’impermeabile rosso: praticamente il Gabibbo.

Il menu è infinito, ma a ben guardare si tratta delle stesse tre o quattro pietanze riproposte in tutte le varianti possibili: ci sono quattro tipi di pasta e quattro tipi di condimenti, che danno luogo a sedici righe nella pagina dei primi piatti.
Le stesse pietanze, servite in un porzione più ridotta, costituiscono le sedici righe che compongono gli “antipasti caldi”; poiché, infatti, la pasta non è il piatto nazionale sloveno, ma per ovvie ragioni di prossimità è molto diffusa, specie nella regione Primorje, viene spesso assimilata agli antipasti. E già così abbiamo scritto due pagine.

Un’altra pagina si riempie proponendo cinque tipi di fettine di carne (manzo, vitello, maiale, pollo, tacchino) in quattro classiche preparazioni (ai ferri, fritto, ai funghi, al gorgonzola/formaggio), e siamo a venti righe.
Con i “piatti pronti” (gulasch, arrosto di maiale, arrosto di manzo, spezzatino…) e un paio di declinazioni della salsiccia si realizza una quarta pagina.

Brodi e zuppe sono relegati in calce alla pagina dei piatti freddi (e intanto siamo a quota cinque), ma in fondo al menu non mancano contorni e dessert (sei e sette) e le bevande (otto).

Per semplificare l’esistenza all’avventore novizio e toglierlo dall’imbarazzo della scelta, sul tavolo campeggia la proposta di stagione: fettuccine ai funghi, bistecca di puledro con contorno di patate in tecia e sedano cotto, rollata di zucca.

Decido che sarò coerente con il mio mantra che “la pasta non mi piace” e scarto le fettuccine (che, pure, con il condimento di funghi mi tentano molto).
Assecondo il mio feticcio per le zuppe e opto per la jota, senza salsiccia (tre euro, non sarà una spesa avventata?).
Rem mi viene dietro, la Regina della Bussola si lascia tentare dalle fettuccine e Zzi manda in vacca il bilancio familiare ordinando la jota con la salsiccia: cinque euro e venti; poi non date la colpa a me se non ci possiamo permettere di andare alla cinque giorni del Belgio!

Gustiamo i nostri primi piatti con soddisfazione; quando la conversazione vira sull’orienteering, io mi immergo nella zuppa fino alle orecchie e ne riemergo solo quando l’argomento si fa più gossipparo. Visto l’ambiente, immaginate voi che notizie piccanti ci possano essere… Dopo una ventina di minuti, infatti, hanno dovuto mandare una squadra di sommozzatori per tirarmi fuori dalla minestra.

Come tutti sapete, sono una ragazza d’appetito, e sono molti i secondi che mi tentano: le salsicce caserecce con i crauti, l’arrosto di vitello, il gulasch, lo yak in crosta di ciccioli fritto nello strutto di tricheco… le genuine pietanze della tradizione che mi piacciono tanto, insomma!
Rem no.
Rem è attratto dalla fettina di carne di puledro con contorno di sedano.

Eh, va be’, cazzi suoi, lascia che sia attratto – diranno subito i miei piccoli lettori, concordi con le vocine nella mia testa.
Non è così semplice.
Prima che una sua creatura (amo ricordare, che, mediaticamente parlando, in ambito orientistico, io sto a rem come la Cuccarini sta a Pippo Baudo), sono una sua cieca supporter, una vera madellina, direbbero alcuni.
Siccome il mio mentore è un anoressico del cazzo e cerca qualcuno con cui dividere il puledro e i funghi ai ferri, per assaggiare entrambi senza consumarne porzioni intere, io mi sacrifico sul suo altare e accetto di fare a metà con lui. Peccato che non ci sia nessun altro disposto a fare a metà con me di un’altra cosa, quindi finisco con il mangiare solo metà secondo (i funghi ai ferri erano pochissimi,  sei porzioni non avrebbero sfamato un puffo), peraltro relativamente leggero.
Mi attacco alla birra e al pane, e me ne batto il culo che sono carboidrati a cena: o così, o qualcuno dei commensali viene cosparso d’olio e divorato in pinzimonio, crudo come sta.

La rivelazione è il sedano cotto.
Già: io sono un’appassionata del sedano, ma siccome a Zzi non piace, non faccio largo uso. Questo è, in realtà, sedanorapa: gusto sedano, consistenza patata.
Ok, forse la consistenza è quella della rapa, ma non avendo mai mangiato rape in vita mia, non posso dirlo; la patata non è dissimile, comunque. In ogni caso, è sublime (ma bisogna essere dei fan del sedano).

Del fare a metà con rem mi piace che condividiamo l’amore per la divisione precisa.
Nonostante io sia un’ingorda, ho un forte codice d’onore che fa sì che io faccia metà esatte delle porzioni, poiché mi immedesimo nel mio socio e vivo la frustrazione che vivrebbe il prossimo se ricevesse una parte più scarsa; allo stesso modo, sarei troppo frustrata dal tenere per me la parte più scarsa per non dividere in modo da avere la maggior quantità possibile.
Opero le divisioni in modo equivalente anche dal punto di vista qualitativo: una fetta di torta si divide longitudinalmente, in modo che entrambi ricevano le stesse quantità di punta e bordo; la pizza si taglia lungo il diametro che lascia la stessa quantità di bruciaticcio su ambedue le semicirconferenze e via dicendo, salvo note, dichiarate preferenze opposte, che accontentano ugualmente entrambi. Pur non essendo così attaccato al cibo, rem è un preciso per principio e so che posso fidarmi ad occhi chiusi delle sue spartizioni.

Aderisco, quindi, anche alla divisione del dolce, che permette ad entrambi di mangiare una fetta di strucolo di zucca e una di strucolo di noci. Poiché, in questo caso, due mezzi fanno un intero, non ho nulla da recriminare sulla scelta della divisione.
Anche i dolci sono buoni, ruspanti quanto basta.
Solo, nel piattino dello strucolo di zucca c’è una salsina, in quello dello strucolo di noci, ovviamente, no.
Non vi dico lo psicodramma per dividere equamente la salsina.

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