… Segue

Le lanterne successive alla quarta non sono difficili, ma sono divertenti e danno una certa soddisfazione: non mi perdo, non le dimentico, sono dove mi aspetto che siano, non sono in cima a salite impervie. Non chiedo di meglio.


A parte l’essere andata lunga di un paio di passi (ma davvero un paio, inevitabili alla velocità forsennata alla quale correvo), la scelta per la settima è – a mio incontestabile parere – da manuale. Già il fatto di aver notato l’esistenza della minuscola strada a cerchietti fa di me l’orientista dell’anno, indipendentemente dall’opportunità della scelta di percorrerla.

È una strada davvero piccola e, non essendo particolarmente brava a immaginare l’aspetto del mondo osservando la carta, non sono subito sicura di averla imbroccata. Certo, non poteva essere altrove e molti particolari corrispondono, tuttavia non vedo, a colpo d’occhio, la strada allargarsi in cerchietti, e la cosa mi turba un poco. Una coppia di turisti piantata a mezzo metro dalla lanterna che si sbraccia come se stesse facendo atterrare un F16 mi restituisce qualche speranza, la raggiungo ancora un po’ titubante e punzono. Ringrazio nell’idioma locale, ma col fiatone sembra che dia loro una risposta alla Ghedini. Me ne rendo conto e fuggo a gambe levate in direzione del fiume.

Le prossime tratte sono fatte per correre, ma io no, e sebbene proceda più veloce che posso, vedo le formichine affiancarmi e superarmi.
La nona lanterna è collocata su un albero in un giardino leggermente rialzato rispetto al piano strada – diciamo 70/90 centimetri – e io mi sporgo per cercare di punzonare da sotto, ma ho le braccia troppo corte. Valuto di attendere il passaggio di un atleta per chiedergli di punzonare con la mia si-card, ma non c’è nessuno all’orizzonte e compio l’immane sforzo di fare quattro gradini.

Stremata, riparto per la decima lanterna, che pare lontanissima.
Da qui, lo sgurz mi coglie.
Non che fosse stata chissà che bella gara, ma dopo la dieci la sputtano definitivamente.

Sebbene io non sia un fenomeno della matematica, sono praticamente certa che dopo il 10 debba venire l’11. Non che possa giurarci, ovviamente, ma potrei addirittura scommetterci una modesta somma. Eppure, dalla decima lanterna, il segmento conduce alla quattordicesima. Pur non essendo un portento, con le lingue ci acchiappo un po’ di più che con la scienza dei numeri e faccio una prova per verificare la successione dei numeri naturali. Dopo il ten c’è l’eleven, dopo lo zehn c’è l’elf, dopo il deset c’è lo jedanaest, dopo il dexe c’è l’onze, dopo il dis c’è l’ondis. Anche in sloveno – e quando faremo i numeri ne converrete con me – dopo il deset c’è enaest.

Azzardo l’ipotesi di un errore di stampa e proseguo lungo il segmento. Scoprirò, a posteriori, che il regolamento dice che nel dubbio comanda il numero. Ignorando il regolamento, nel dubbio proseguo per la strada che ho già intrapreso e che mi pare più razionale, e faccio rotta per la 14.

(… Continua)

 

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