Sangue. Sudore. Lacrime. Extrem-or 2010, 17-19 Luglio, circa Krajna Vas [1]

Soprattutto sudore.

Nella ridente cornice della steppa slovena battuta dal sole e dal vento, molto è stato il sudore versato dai temerari atleti giunti da ogni dove per sfidarsi sulle carte della Lipica Open a metà Luglio, sprezzanti dei quaranta gradi. Del resto, se uno arriva dalla Scozia o dalla Nuova Zelanda, non è che ci si possa aspettare che rinunci a gareggiare perché “è un po’ caldino, oggi”.

Il sangue è quello di MadameK, che si arrabatta lungo la strada prima dell’inizio della prima tappa e si presenta in partenza ferita e contusa come dopo una tre giorni in Boemia.

Le lacrime sono le mie, che per tutto il fine settimana mi sono dovuta alzare alle sei [le sei, piccoli lettori, dico le sei, ovvero quell’ora che esiste solo a Capodanno e in pochi altri giorni particolari e che, comunque, mai segue una dormita, bensì solo la precede] per salutare Zzi che andava alle gare. Il sabato sono stoicamente rimasta in piedi a trafficare, avendo alcune cose da sbrigare [come ritirare il cappotto di lana dal pulisecco – dove ha fatto l’ennesimo trattamento antitarme efficace come una crema gonfiatette – prima che lo regalassero ai nomadi], mentre la domenica ho contribuito attivamente a non surriscaldare il pianeta riducendo al minimo le mie funzioni vitali fino alle nove del mattino.
Io non dormo mai di giorno: o medito [in genere sul divano o in macchina], o salvo il pianeta dal surriscaldamento globale andando in letargo [per questo va bene anche il letto].

Partecipano alla gara, con somma sorpresa di tutti, anche due atleti italiani che non fanno parte della nostra giovane, ma rispettabile, società, che invece avrebbe dovuto essere – stando alle liste di partenza ufficiali – l’unica rappresentante del tricolore a questa manifestazione, che invece gode di grande considerazione all’estero. Insomma: già pregustavo di potermi vantare da queste pagine di aver piazzato tutti i nostri atleti “primi fra gli italiani” nelle rispettive categorie, e invece sono arrivati il mio piccolo lettore Rem e Lucy Van Pelt a rompermi le uova nel paniere.
In compenso, però, la presenza di ospiti italiani mi fornisce il pretesto di rilevare una rapida campionatura dell’offerta gastronomica della zona.

La gara di sabato si svolge su questa cartina:
http://www.larryetsitalia.net/2010/06/03/lipica-open-09-03-2008-ma/
o almeno credo. Ad ogni modo, ci assomiglia molto, la cartina ufficiale dell’Extrem-or 2010 will be soon available .

Come al solito Zzi si perde alla seconda lanterna, poi fa una discreta gara, ma il risultato, ormai, è andato in vacca. In compenso le zecche, dalle vacche saltano tutte addosso a lui.
I coniugi K – nonostante il caldo e le ferite – si difendono bene e il Celere Capellone fa come sempre valere le sue doti atletiche.
Fine della rappresentanza della nostra giovane, ma rispettabile, società; gli altri sono in ferie, in casa coi piedi a bagno e il ventilatore in faccia o naufragati nell’Adriatico. Oppure sono abbastanza sani di mente da non fare una tre giorni dal nome scoraggiante in piena estate, in piena campagna. C’è qualcuno tra voi che la farebbe?

Lucy, che deve aver equivocato e interpretato l’espressione “extrem-“ come un aggettivo che qualificasse il tipo di gara e non le condizioni meteo in cui si è costretti a gareggiare, opta per vivere e soprassiede.
Rem, che è snello e scattante come una lucertola e deve avere la stessa temperatura del sangue, pare che manco sudi e si piazza bene. Quanto bene non si sa perché le classifiche verranno pubblicate “later”.

Finalmente entro in scena anche io, perché è l’ora della pappa. Affronto la canicola e mi reco sull’altipiano senza neanche l’ausilio di un veicolo a benzina [Che donna sono! Che eroina! Molto di più di una donna qualsiasi!] e portiamo gli ospiti a mangiare in un posticino tipico noto al Celere Capellone, rinomato per la produzione di formaggi; i formaggi sono un alimento ideale per chi, come la Van Pelt, preferibilmente non mangia carne di mammifero o uccello, ma ha bisogno di proteine e minerali per far fronte al dispendio energetico della gara. Il luogo com’è? Un giardino in leggera collina con una bella vista sul paesaggio bucolico e un po’ di preziosa arietta che ci invita, fiaccati dalla gara, dal caldo e dai continui attacchi delle farfalle killer, ad abbandonarci al relax. Anche il vino, devo dire, contribuisce non poco al congiungimento delle palpebre.
Noi carnivori possiamo godere anche dei salumi: crudo, salame, salame di pecora, pancetta, cotto arrosto con il cren, come ogni in osmica/agriturismo del carso che si rispetti. Qui è possibile gustare anche dei piatti caldi, quel giorno la proposta era un’estiva porzina con patate in tecia, invitante, senza dubbio, ma troppo ardita perfino per noi. La porzina è la porchetta [ci sono – credo – altre regioni che la chiamano “porcina”]; le patate in tecia sono l’emblema della triestinità in cucina: si tratta di patate al tegame fatte insaporire con cipolla e pancetta [leggere, tipica espressione della fresca cucina mediterranea che così limpidamente si esprime un po’ in tutto il nord dell’Adriatico, dove è anche possibile gustare pietanze al limite della macrobiotica come il baccalà mantecato, il gulasch e la gibanica], la cui caratteristica precipua sta nella procedura di preparazione, che prevede espressamente che si attacchino al fondo della padella e bruciacchino. Mescolate di quando in quando, alla fine si presentano come un purè grossolano in cui si ravvisano pezzi di cipolle, pancetta e crosticine secche di patata bruciata. Raccontate così fan schifo, ma a mangiarle sono buone; esprimono, proprio grazie al procedimento necessario per realizzarle, la vera anima di Trieste, alla va’ là e po’ bon, e sono ideali per la massaia che è stata a Barcola tutto il giorno e a fare babezi con le amiche e ora non può prestare attenzione ai fornelli, ma deve sommariamente rigovernare mentre le patate si cucinano da sole [bruciando qua e là].

Il vino è il caro elisir del carso: non fine, non “buono”, ma tremendamente territoriale, rinfrancante e piacevole; lo beve persino Rem, che non è amante del genere.
La scelta dei dolci che offrono a noi è sorprendentemente ampia: strudel di fichi, di pesche e fichi, crostata con la marmellata e crostata con ricotta e noci. Fa più caldo che a Tangeri e se fossimo minimamente evoluti declineremmo la proposta, ma siamo al livello dell’uomo di Neanderthal [non Lucy, naturalmente] e non ci facciamo mancare neanche queste delizie.
I lombardi fremono per andare alla spiaggia, io sono una persona ospitale e di compagnia, ma non sono una martire, e ci separiamo.

La sera li conduciamo in un breve giro in città dove mostriamo frettolosamente loro le nostre principali attrazioni turistiche e più tardi li portiamo a cena da Krizman a Tublje. È una birreria-trattoria che abbiamo scoperto da poco, la cui specialità è la porchetta allo spiedo. “L’ideale per chi non mangia carne! Bel colpo!” diranno subito i miei piccoli lettori. Concordo, ma qui la scelta di pietanze è ampia, alcuni sono a base di pesce, altri di verdure e c’è anche una discreta proposta di primi piatti. Insomma, si mangia di tutto gustando la birra della casa: sulla carta è un piano perfetto. Se non che i nostri eroi giungono solo verso le dieci di sera sul posto, dove tutto è niente, e c’è da ritenersi fortunati se sono rimasti un avanzo di porchetta, del rostbeef  e un piatto di gnocchi. Per fortuna ci sono gli gnocchi…oltretutto, ricordo che Elisa li aveva trovati buoni: sospiro di sollievo. Quando arriva il piatto fumante si consuma la tragedia nell’imbarazzo generale: sono palesemente conditi con il gulasch. Per un po’ facciamo tutti finta di non accorgercene, Lucy compresa, e ciascuno nel suo cuoricino pensa “È tofu! È sicuramente tofu, per il quale la Slovenia è famosa in tutto il mondo…c’è anche il celebre tofu di Celje, da un paio d’anni presidio slow food”. Poi Rem non si tiene più e fa notare l’ovvio, credo con l’intento di far digiunare l’amica e mangiarsi i suoi gnocchi, ma il suo tentativo fallisce perché la Van Pelt non è una fondamentalista vegetariana e li mangia lo stesso, limitandosi a scartare i pezzi di carne, che – l’avrete capito – comunque non restano nel piatto.

Noi altri spazzoliamo la porchetta, le patate e l’ajvar con metodo e disciplina.
Ci scambiamo sguardi complici e quando vengono a ritirare i piatti, con la speranza mal celata di rimandarci a casa, chiediamo in coro il dolcino.
Optiamo per strudel di mirtilli, servito a temperatura stromboliana, e “sposa ubriaca”, che ci spiegano essere una torta al cioccolato con crema e panna. La avremmo scelta solo per il nome. In realtà non c’è la crema, ma uno strato di budino al cioccolato che nel complesso la fa sembrare un bunet con la panna, ma non è niente male. Niente che tolga le scarpe e le calze alle femmine – cosa che, invece, i presupposti lasciavano sperare – ma niente male davvero. Soprattutto, ha il pregio di essere riproducibile, perfettibile e riproponibile a casa per stupire gli ospiti [che mai si aspetterebbero la panna sul bunet].

Durante il viaggio di ritorno sento il bisogno di meditare sul destino del mondo, perciò non so riferire di cosa si sia parlato. So che anche Lucy ha meditato un po’, immagino che gli altri due parlassero di cartine….se avessero parlato di figa mi sarei svegliata, credetemi, perciò non ci siamo persi niente.

….Segue….

13 thoughts on “Sangue. Sudore. Lacrime. Extrem-or 2010, 17-19 Luglio, circa Krajna Vas [1]

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  2. rem

    agli amici dell’erebus che passeranno qua a fiumi in queste giornate calde…

    so che ‘snello e scattante’ non mi si addice
    so che ‘beve vino’ non mi si addice
    so che Rem con la maiuscola non si è mai visto…
    ma vi ggiuro che quel Rem sono veramente io

    anche perché l’ajvar l’ho mangiato praticamente tutto io, e ho anche finito qualche piatto degli altri
    (e qua mi si riconosce)

    giuro su Leopippo Manfredi Aufenstausen

  3. cri

    sono una tua assidua lettrice mai intervenuta prima nel blog,

    ma dopo aver riso fino alle lacrime ed essermi feticosamente ripresa,

    direi che il concetto espresso in “patate in tecia”,

    nel fantasioso immaginario triestino,

    è secondo solo a quello espresso in “brodo de bechi” …

  4. Larry Post author

    Orpo [come dicono i triestini]!
    Ma sei vera?
    Sarai mica uno scherzo?….forse sei uno scherzo…

    Perché non mi pare che ci conosciamo di persona; magari sì e ho bisogno di più indizi, ma mi sa di no…
    Sei un’orientista? Sei una crocetta? Sei una sartina? Sei una consulente Just? Sei un’impiegata del comune? Sei un’impiegata di una biblioteca e/o dell’università? Sei una collega di Zzi? Sei un’amica dell’Ex vegetariano di via Imbriani? Sei un’edile [ing. o arch.]? Sei una celta? Sei una rocchettara? Sei una veneziana [non una tapparella, intendo una del giro di Fed]?. Non voglio farmi gli affari tuoi, ma mi sembra paranormale che tu sia passata di qua senza conoscermi una volta per caso e sia pure tornata…
    Ne sono onoratissima! Di più, ne sono commossa!!!
    Ti do un punto solo perché esisti.
    [tono struggente] Torna, ti prego, non ci lasciare

  5. cri

    Non avrei mai immaginato di suscitare tutto questo entusiasmo!!
    Felicissima di aver guadagnato un punto così “a gratis”…
    Sono più o meno le stesse domande che mi sono posta la prima volta
    che sono capitata sul tuo blog (grazie ad una soffiata) non moltissimo tempo fa..
    Comunque bazzico il mondo dell’orienteering…
    Non ti preoccupare, non ti lascerò (tono consolatorio e commosso)…

  6. cri

    questa conversazione sta diventando un pò troppo intima…
    ma siamo gli unici a non essere in ferie???
    mah…stilosa…faccio fetica a considerare una tuta da orienteering stilosa
    …specialmente dopo una gara..

    ok rem, con il colore ci siamo, forse larry ti darà un punto,
    di questi tempi mi sembra mooolto generosa!!

  7. rem

    ma io sono sempre in ferie :-)

    cri, se quindi ho capito bene, e sei la mia orientista triestina preferita (presenti esclusi, chiaro, e prima di conoscere i Gaja) colei che mi ha provato che si dice ascènzorè, preparati ad un assalto di Larry

    devi sapere che Larry è molto aggressive nell’ori-mercato anche con i foresti, figurati con te
    una triestina sempre a podio, simpatica, culturalmente interessante, che pur essendo triestina corre per una società non dico oltre Timavo, non dico oltre Tagliamento, ma addirittura oltre Lamon

    cri, insomma, preparati all’assalto del Gaja… :-)

  8. markogts

    Faccio la spia. (Visto il livello dei concorrenti al gioco a punti, ormai, posso solo puntare su slealtà e scorrettezza per ingraziarmi l’arbitra)

    A noi Zzi disse: “Ci troviamo alle 7:10 al quadrivio?”

    Al che io e madame K, che almeno in parte condividiamo le tue opinioni sulle “sei”, tentammo di trattare. Ma Zzi fu irremovibile. Il suo commento lapidario fu: “Ok, allora voi venite per conto vostro dati i vostri ritmi.”

    Ma la grande soddisfazione venne il giorno seguente. Noi ci svegliammo alle 7, alle 7:30 eravamo per strada e alle 8:15 eravamo al parcheggio della gara: parcheggio deserto, gli organizzatori stavano ancora sbadigliando, unica auto, la bianca Porta-celeri-capelloni con proprietario e Zzi che si guardavano intorno come mucche al pascolo. Tra le nostre risa sguaiate, scoprimmo che avevano avuto un’oretta buona a disposizione per stringersi i lacci delle scarpe…

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