Orienteering | XXX MOV ✄

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Che secondo me sta per: “XXX [irripetibile], minchia odio Venezia”.
Lo dico perché ho perso.

A orienteering normalmente non si “perde”: uno vince e gli altri no; il che non è esattamente come – dico per dire – prenderle due a zero dal Cagliari, è piuttosto l’amara constatazione di non essersi preparati abbastanza e di non essere all’altezza della competizione.
Di queste cose, solitamente, mi me ne battô ô belin int’i scöggi.
Vale a dire: non ho un animo sportivo, non mi interessa affatto il mio risultato o il mio miglioramento atletico.
Lo faccio perché Zzi si diverte e io mi ostino a voler capire cosa ci sia di tanto entusiasmante, con lo spirito di quella che assaggia il risotto al nero di seppia:
già lo sa che una cosa con quell’aspetto lì non può piacerle veramente, ma spera in una rivelazione improbabile.

Venezia è diverso.
Venezia è una figata.
Venezia è la gara dalla quale suggerirei di cominciare per provare l’orienteering [se mai fossi talmente fuori di me da suggerire di provare l’orienteering].

Insomma, Venezia è il morso del vampiro: fatta una volta, diventi un orientista tuo malgrado.

Venezia è la gara che più di altre dà modo a quelli che hanno testa di rifarsi su quelli che hanno gambe, che poi è lo spirito dell’orienteering. Per quanto “quelli bravi” filino via come DeLorean, io l’orientista medio me lo immagino come uno che alle medie, a ginnastica, lo prendevan tutti per il culo, e ora vive il suo riscatto grazie all’astuzia. Apro una parentesi che porterà milioni di iscritti alla FISO: questo ragionamento potrebbe essere valido fino alla mia generazione. Ora l’orienteering è più di moda nelle scuole e sono molti i partecipanti adolescenti, tutti svegli e atletici.
E ora i miei piccoli lettori si domanderanno: hepperchémmài questa parentesi dovrebbe portare nuovi iscritti? Per il messaggio tra le righe, che è “non è più come dieci anni fa: adesso è pieno di figa, appena maggiorenne!!!”

Tornando alla gara di Venezia [e comunque sia detto che sono carini anche i maschietti, specie quelli del CCR di Roma e il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società], il tessuto urbano della città rende la gara sufficientemente tecnica da favorire i bravi lettori di cartina, poiché non solo non è facile individuare nel dedalo di vicoli e canali la scelta di percorso migliore, ma occorre anche valutare rapidamente quanto il percorso scelto sia corribile. Ovvero: lo sanno tutti che per andare da Architettura all’arsenale si fa San Polo – Rialto – San Marco – Rive, ma quanto veloce si può andare scansando turisti, cani dei turisti, passerelle dell’acqua alta, gente che bivacca sulle passerelle dell’acqua alta, ambulanti, distese di borsette degli ambulanti, espositori di cartoline, e fumatori di sigaro? [ndr – È statisticamente provato che ogni concorrente di orienteering incontra durante ogni gara in centro storico almeno un fumatore di sigaro, in genere appostato dietro un angolo e pronto a soffiarti il fumo in faccia non appena passi ansando con la bocca spalancata. Io e il secondo classificato nazionale nella categoria M18, vanto della nostra società, riteniamo che siano disposti lungo il percorso dalla FISO stessa. Probabilmente le categorie più basse incontrano fumatori di pipa, gli esordienti di banali sigarette].

L’impossibilità di tenere una velocità costante e i numerosi ponti, rendono la gara piuttosto impegnativa dal punto di vista atletico, quindi interessante anche per veri atleti, ma non proibitiva né pericolosa come certe gare in bosco in cui o sei agile o cadi nel burrone.

E poi la cartina è precisa, il percorso è tracciato bene, ci sono sempre un sacco di scelte che si possono fare, non ci sono tratti noiosi…insomma, bisogna proprio essere pippa-pippa per arrivare quartultima.