Dodicesima cena regionale: il Lazio. Primo piatto: pasta alla carbonara (un po’ alla giuliana)

Noi italiani giustamente inorridiamo quando vediamo che all’estero propinano piatti con nomi italofoni che non rispecchiano le nostre tradizioni culinarie o alla vista di  – peggio ancora – raccapriccianti “rivisitazioni” più o meno volontarie dei grandi classici della nostra cucina (a tal proposito, l’account vi toglierà quella poca fiducia nell’umanità che vi è rimasta).
Eppure, ci facciamo qualcosa di simile a vicenda, quando riproduciamo alla cazzomanaggia qualche caposaldo della cucina di altre zone.

Come vada fatta una pizza a regola d’arte, lo sappiamo tutti – da Aosta a Lecce, isole comprese – e ciò che ci impedisce di fare una margherita doc, spesso, è la mancanza di materie prime selezionate o degli strumenti adatti, ma sulla teoria siamo ferrati. Anche sulle lasagne al forno non si scantina, né si combinano troppi guai con i tortellini.
Già con il risotto alla milanese si assiste a variazioni sul tema che fanno tremare le vene nei polsi ai meneghini, col pesto alla genovese succedono cose turpi.

La carbonara è un altro di quei piatti che, per via delle sue bontà e semplicità, da un lato, e della limitata diffusione degli ingredienti tipici, dall’altro, destinato a un’immensa popolarità e, al tempo stesso, ad essere vittima dei più atroci e reiterati scempi. Uno di essi è opera mia.

Dodicesima cena regionale: il Lazio.

Primo piatto: spaghetti alla carbonara (alla giuliana)

Eppure Pillow era stata cristallina.
In questo post spiega in modo chiaro, brillante, esaustivo, ma soprattutto breve, come fare una carbonara come Dio comanda.

Io l’ho delusa su tutta la linea.
Ovviamente non mi sono rifatta al manuale del Corsera, avendo a disposizione l’oracolo in persona, solo che ho fatto la spesa a memoria e… ehm… mi ricordavo diverse le parole dell’oracolo.
Esse riecheggiano come una maledizione sulle immagini di questo post, a sottolinearne l’inadeguatezza.

 

Ingredienti per la carbonara come Pillow comanda

Pasta corta
uovo: “uno a testa e la metà in albumi”
pepe a mulinello
guanciale
parmigiano reggiano

 

Ingredienti che ho messo io nella carbonara

Spaghetti
uovo uno a testa, di cui la metà solo tuorlo (mi piace dire le cose in modo diverso)
pepe a mulinello
(udite, udite) guanciale
pecorino romano che ce l’ho ancora in frigo e sono passati sei mesi.

 

Procedimento

di disarmante semplicità, eppure ugualmente disatteso

L’unica cosa che rispetto della procedura di Pillow è il dosaggio delle uova e il trattamento del guanciale, che avevo miracolosamente trovato nella macelleria slovena.

Faccio bollire l’acqua, e cuocio gli spaghetti, cosa che confido siate tutti capaci a fare, ma che ugualmente vi mostro, per non lasciare inutilizzate le dozzine di foto che scatto mentre cucino.

Intanto, sbatacchio le uova con il pepe e il formaggio, ma non esattamento in una boule di vetro

 

Pensando di fare una figata recuperando gli ingredienti del territorio, avevo girato tutta Trieste per trovare un pezzetto di pecorino romano.
Quando, giunta a casa, ho riletto la ricetta di Pillow, non ho avuto cuore di non impiegarlo e ce l’ho messo lo stesso.
Ho preso mentalmente nota di leggere le ricette prima di fare la spesa, ma non l’ho ancora fatto, da quella volta.

Sto molto attenta a non metterne troppo per non incappare nell’infame effetto dell’infame riso all’infame cantonese.

Al contempo, lascio andare il guanciale in padella da solo

Per entrare meglio nel mood, canticchio “Io sono qui, sono venuto a suonare, sono venuto a danzare, e di nascosto ad amare”.
[Inutile che ora diciate “Paolo Conte”, non vi regalo più un cazzo, sono ancora arrabbiata perché ci avete messo troppo].

 

Quando gli spaghetti sono giunti a cottura, li scolo, li trasferisco nella padella del guanciale sotto la quale avevo spento il fuoco [“si è spento il fuoco e chi lo ha spento sei tu”, è una ricetta canterina] e rimescolo bene, prima di aggiungere la crema pepata di uovo e pecorino

Solo che la padella in cui ho fatto sudare il guanciale si rivela troppo piccola, e non riesco a mescolare.

Ho usato il wok, ma non è bastato.

Il wok è quell’utensile da cucina infame, che quando lo vedi usato dagli altri ti sembra praticissimo e indispensabile, che dopo che lo hai messo in lista nozze, lui per anni ti guarda beffardo dallo stipetto della cucina che riempie da solo, e che quando lo usi si rivela ingombrante come il padellone di Camogli e capiente come il bicchiere del Martini di Barbie reginetta degli Alcolisti Anonimi, perché nel suo stupido microculo non rigiri neanche un uovo al tegamino.

Trasferisco tutto in una gigantesca insalatiera di metallo, che ha la capacità di arroventarsi in due secondi e mezzo, e aggiungo la crema pepata di uovo e pecorino in questa fase

 

Ho visto gatti allontanarsi schifati da piatti di pasta più invitanti di questi spaghetti alla carbonara, ma alla fine, una volta messi nei piatti del servizio buono, sulla tovaglia buona, sul tavolo in sala da pranzo, anche questi sono sembrati mangiabili

Be’, sì, insomma… per uno appena venuto fuori da quaranta giorni nel bosco di Golubnjak, intendo.

3 thoughts on “Dodicesima cena regionale: il Lazio. Primo piatto: pasta alla carbonara (un po’ alla giuliana)

  1. Giulio GMDB

    Io sono sempre stato fantasioso e non mi piacciono le ricette seguite alla lettera senza mai cambiare nulla… Dovresti vedere come faccio io la carbonara: di base c’è solo che si usa la pasta e l’uovo ma poi tutto il resto cambia a seconda di cosa trovo in frigo :-)

  2. Larry Post author

    Il frigo è sempre quello che fa del pedissequo seguire lo spartito della ricetta una grande improvvisazione jazz.

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